Appunti delle lezioni su Caravaggio
Lezione uno: Chi è Caravaggio?
Caravaggio vive in un periodo post-umanista, le fonti del primo decennio del 1600 lo indicano come un uomo dicendo che lui “seguiva la Natura” ricettivo, passionale, drammatico, che guardava alla natura per ispirarsi. Van Maren attraverso la copia, e cercando la similitudine. Il carattere tumultuoso ha portato i critici a rinchiudere l’arte di Caravaggio sotto l’etichetta di “realismo”, come se fosse un anticipatore del realismo ottocentesco, ma non è così.
Roberto Longhi, in un testo del 1968, indica Caravaggio come realista, perché la realtà è rappresentata dal popolo, dipendente dai bisogni della carne, incapace di andare oltre la sensibilità, e dalla semplicità, con cui Caravaggio si identificava. Vede Caravaggio come un pittore contrapposto all’umanesimo fiorentino, indicandolo come squisitamente lombardo, con uno stile incentrato sulla semplicità e dall’abilità nel cambiare le ambientazioni. La contrapposizione con Firenze starebbe nell’uso della semplicità e del mito rispettivamente.
In quest’ottica, il Bacco diventa un “assonnato e torbido garzone romanesco”, la postura è impacciata, suscitando facilmente un motteggio trans tiberino. La Maddalena Pamphili si trasforma così in una triste popolana che si asciuga i capelli al sole, mentre il concerto diventa un’occasione per dei semplici ragazzi di nutrire il desiderio che provano gli uni per gli altri.
L’interpretazione di Longhi viene messa in crisi da Calvesi nel 1990, anno cruciale perché poco prima era caduto il muro di Berlino, e i vari regimi marxisti, ma anche il capitalismo inizia a entrare in crisi. Calvesi crede che l’artista si ispiri si alla cronaca e alla vita del tempo, che fu effettivamente un realista, perché si ispirava alla verità del dato, ma non per questo disdegnava il mito, la storia e la cultura, semplicemente li attualizzava. Ritiene inoltre che la sua pittura sia una sintesi fra dato naturale e sentimento, unito dall’elaborazione intellettuale. Caravaggio è dunque caratterizzato da un modus vivendi “concordante discordante”, nel senso che spesso in lui gli opposti si attraggono e convivono: uomo violento e dolcissimo, burbero e sensibile. Il suo “noscere ipsum” e la sua humanitas gli sono dati dal dialogo con gli altri, soprattutto gli amici, che cerca di coinvolgere nel suo lavoro facendoli posare come modelli, i quali, secondo Calvesi, non sono “garzoni”, bensì un IDEALE. È come se la musica e l’amore aprissero queste figure all’incontro e al godimento della reciproca compagnia.
È certo che Caravaggio usasse sempre gli stessi modelli: vediamo un ragazzino presente in molti quadri (David, Isacco, Amore Giustiniani, Martirio di San Matteo) e due donne: Fillide Melandroni (Giuditta, Santa Caterina, Maria Maddalena) e Lena (Madonna dei Palafrenieri, Madonna di Loreto). Una prova della dipendenza artistica di Caravaggio dai suoi amici è che dopo il 1606, quando fugge da Roma, la sua pittura cambia. Il fotografo Van Gloeden, vissuto a cavallo fra XIX e XX secolo, si ispirerà a certe pose fatte assumere da Caravaggio ai suoi modelli e le riprodurrà in foto di giovani siciliani, abbigliati alla greca, alcuni con foglie d’edera nei capelli.
Bacco malato (1593-94, Roma, Galleria Borghese)
È l’autoritratto di Caravaggio, con gli occhi il dio cerca il contatto con chi guarda, è al limite di due situazioni, mentali e ambientali. L’ambiente, in primis, è interno, tenebroso e insieme luminoso. Bacco ha occhiaie profonde, notiamo che sta superando la malattia attraverso i sensi, rappresentati dall’uva; lo sguardo è dolce, guarda lo spettatore e si offre, mostrando la spalla. Si pone, quindi, sul limite fra tenebre e luce. Abbraccia se stesso, nella torsione. Nel dipinto sono presenti due pesche, la forma delle quali ricorda un cuore; se un cuore fosse quello di Caravaggio, che si scopre “sciogliendo la giubba più segreta” ovvero il cuore, e un altro quello dello spettatore. L'oscurità rappresenta la malattia, la luce la salute, e lui passa velocemente dall'una all'altra. La corona d'edera rappresenta l'arte, gli occhi l'interiorità. Lucrezio, nel "De rerum natura" dice che Epicuro si pone davanti alla luce in chiave etica. L'aria è "atra", nera, se piena di atomi grossi, mentre quella "candens" è fatta di atomi piccolini. Nel passaggio fra aria scura e chiara si passa, in senso aristotelico, dalla potenza all'atto. Bacco si apre fiducioso, e Caravaggio si rappresenta come uno che approda alla luce, venendo dall'oscurità. Il senso di amore è profondamente interiore, l'uva rappresenta il mezzo tramite cui i due cuori (le pesche) si uniscono. L'edera, secondo Virgilio, è la pianta che dipana la discordia. È l'immagine di un nascente poeta che trova se stesso.
Cattura di Gesù (1602, Dublino, National Gallery of Ireland)
Si ritrae fra la folla, mentre illumina la strada con la lanterna. Si pone in mezzo ai carnefici, ma non è uno di loro, perché non è armato, è come se fosse là per conoscere e per vedere.
I ritratti di Caravaggio (1613 e 1627)
Realizzati da Ottavio Leoni, amico e collaboratore, ne dà due immagini concordanti. Vediamo grandi occhi aperti per conoscere il mondo.
Lezione due: Gli inizi di Caravaggio
La società seicentesca era gerarchica, ma non settoriale: divisa in aristocrazia (frammentata a sua volta e dipendente dagli intellettuali), ricca borghesia e popolo. C’era una continua osmosi fra queste frange: i borghesi colti spesso aprivano le vedute della nobiltà e fungevano da intermediari con il mondo dell’arte e dell’artigianato, i cui migliori membri erano accolti e protetti dai nobili e dal clero.
Il Cardinale Del Monte, ambasciatore di Ferdinando de’ Medici presso la Santa Sede, aveva una forte passione per la musica e per la bellezza, e accoglieva molti giovani talentuosi nel suo palazzo, cercando di riprodurre il “giardino di San Marco”, la scuola promossa dal Magnifico. Nel periodo dal 1593 al 1598 Michele gravitò nella cerchia del Cardinale del Monte, dal ’97 esercita la spada, e viene spesso multato perché portava le armi senza autorizzazione e davanti alla polizia dichiarava di essere un uomo del cardinale del Monte. Per servire Del Monte lascia il suo primo mentore il Cavalier D’Arpino, che non lo teneva in gran considerazione.
In questo primo periodo romano, vien apprezzato per la realizzazione dei dettagli e della luce: ad esempio, nel Bacco, all’interno della caraffa c’è il riflesso di una porta capovolta. Per quanto riguarda la luce i palazzi nobili avevano grandi finestre, con più file di scuri, apribili e regolabili come più serviva. La luce, come nella “Vocazione di San Matteo”, è molto forte, e filtrata. Il documento presente nel Macioce indica che chi non si ferma ad osservare direttamente la natura, tramite la luce, compie una sciocchezza. La luce da la possibilità di guardare il rilievo e conferisce unitarietà alle figure.
In questo periodo Michele ambienta i suoi quadri soprattutto in interni, interni volti a proteggere i protagonisti dei quadri dal mondo esterno. Per quanto riguarda l’ambientazione cronologica, ci aiuta la frutta, spesso estiva ed autunnale. Gli abiti rappresentati sono spesso leggeri e gli ambienti suggeriscono un senso di frescura. Dalle opere di questo primo periodo traspare la dolcezza e la semplicità, sia nei luoghi che nelle figure. Tutti i modelli presentano la camicia slacciata, gli sguardi cercano l’incontro, offrendosi fiduciosamente alla persona, in un senso di libertà dato dalla sicurezza della protezione.
Concerto (1595 ca. New York, Metropolitan Museum of Art)
Rappresenta il momento dell’accordo (a-cordis, cioè unire il cuore) degli strumenti; le figure di questi giovani sono rotonde, dolcemente amorose. Nessuno dei ragazzi ha la barba, i gesti sono calmissimi.
I due soggetti religiosi dipinti in questo periodo, ovvero “Le stigmate di San Francesco” e il “Riposo durante la fuga in Egitto” danno la sensazione di essere sospese nel tempo (Le stigmate sono però ambientate in un paesaggio estivo-autunnale), e comunicano un senso di calma e piacere, provocato soprattutto dalla presenza degli angeli. (quello del “riposo” sottolinea il piacere provato sfregandosi i talloni, per trasporre un piacere spirituale in fisico).
In generale l’arte di questo periodo è divisa in due filoni: quello della pars construens, rappresentata da bacco, dal concerto, è il progetto di paideìa del cardinale Del Monte, la pars destruens, rappresentata dai Bari e dalla Buona Ventura, i rischi a cui i giovani sono sottoposti. Lelio Pellegrini, in un libello sull’educazione rivolto al figlio del suo protettore, cita la pedagogia di Del Monte.
Riposo dalla fuga in Egitto (1594-1595, Roma, Galleria Doria Pamphilj)
L’angelo sta suonando il Cantico dei cantici. L’angelo funge da colonna, la parte di Giuseppe è caratterizzata dalla roccia tagliente, quella di Maria dall’erba tenera e da un fiume. Giuseppe si stropiccia i piedi, stanchi per il cammino, ed è seduto su un sacco, mentre Maria riposa, addormentata, in un paesaggio morbido e placido. L’angelo, che sta suonando, è rappresentato di spalle, con un taglio prospettico audace, e ha il sesso scoperto. Ciò sta a significare la purezza, la libertà nella reciproca fiducia. Vediamo la protezione dagli sguardi indiscreti, in un’allegoria del piacere catastematico. Secondo il Professor Gnocchi il quadro rappresenta il momento della fine della fuga, e il fiume sarebbe il Nilo, finalmente raggiunto. Il quadro è diviso orizzontalmente in due porzioni: una da preferire, una da fuggire. La parte dove sta Giuseppe è caratterizzata dalla presenza di sassi appuntiti, collegati al moto, come il carattere degli atomi che tagliano e che rompono. Il sacco e il fiasco indicano una situazione di fuga impaurita e veloce. Nella parte alta ci sono però atomi positivi, come la musica. Orazio, nei Carmi, parla di “ombrosa riva”. Maria, invece, è rappresentata nella quiete, lontana dall’orrore trascorso e immersa nel piacere. Il tema è la fiducia nella pace stabile e nell’amicizia e nell’amore coniugale, unito all’osmosi fra persone e natura. L’Angelo sta suonando il verso 7.6 del “Cantico dei Cantici”, dove si parla della Sposa “amica, sorella, senza macchia”. Maria sta offrendo il suo cuore a Giuseppe, che la ricambia con la musica, a lei dedicata. L’Angelo è il termine di unione fra Dio e Maria, fra Dio e le persone, è inebriato dal piacere, in totale castità.
Lezione tre: Atomi foemina e aspra
L’aspetto pittorico di Caravaggio è propriamente epicureo, e vissuto come qualcosa di totalizzante. L’epicureismo era stato introdotto da Marsilio Ficino, che poi passò al neoplatonismo: il suo “De Voluptate” è considerato imprescindibile per comprendere la filosofia: Lucrezio, nel De Rerum Natura, dice che esistono due tipi di atomi; quelli foeminae, rotondi e quelli asprae. In questa natura c’è anche una differenza etica, fra atomi femminili, che costituiscono oggetti volti all’incontro amichevole con le persone, e gli aspri, che portano alla tarassia, all’eccesso di sensi. Caravaggio era, come riporta Mancini, del tutto disinteressato alla ricchezza, e veniva speso sbeffeggiato perché si vestiva semplicemente. La sua arte è perspiqua nella somiglianza alla natura, attraverso un lucido specchio, faceva arrivare la pittura al cuore, applicando il labor limae. Il suo scopo era quello di far arrivare lo spettatore in medias res. Il senso della pittura di Michele è riscontrabile nel motto oraziano “Si vis me flere, dolendo est primum ipsi”. Le opere che realizza durante il periodo di Del Monte, sono molto sentite da lui, soprattutto quelle che hanno a tema un raffinato piacere, derivato dall’amicizia. I giovani rotondetti che spesso ritrae sono composti da atomi foemina, portano le cose buone dal piano spirituale a quello sensibile, “CONIUNGERE ET IUCUNDE AMPECTERE”.
Il ciclo di pitture del cardinale del Monte, il quale si sentiva un kourotrophon, sono una specie di canzoniere educativo per i giovani, dove si vedono i benefici degli atomi foemina, e i rischi di quelli aspri.
Stigmate di San Francesco (1597, Hardford, Wardsworth Athenaeum)
Il Santo sembra proseguire il tema della fuga in Egitto, perché anche lui sta riposando dopo un grande stress emotivo (volto rilassato, ma pieno di introspezione). Sta portando una mano al petto. C’è un forte senso di dolore nello sguardo del Santo, che guarda verso il luogo dove gli è apparso il Crocifisso, ormai scomparso. Sembra quasi che Cristo l’abbia ferito. Epicuro parla della fede come di religio, un’opinione che si fanno le persone degli dei, che non è altro che la proiezione degli atomi aspri, rendendo necessario proteggere i pensieri profondi. “Tegere commissa” cela il significato epicureo della pittura.
Lezione quattro: Il divino in Caravaggio
Gli Dei pagani che Caravaggio rappresenta sono Bacco (il soggetto), Amore (il soggetto).
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