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Storia dell'arte, corso monografico

Gentile da Fabriano e il gotico internazionale

Gentile da Fabriano è la personalità fondamentale, uno snodo principale per la comprensione del gotico internazionale. Visconti, mercanti, Papa sono le committenze più alte del momento. È uno dei grandi pittori-orafi con Simone Martini, Michelino da Besozzo e Pisanello.

Esempi: Polittico di valle Romita (Pinacoteca di Brera) ritrovato in un eremo, ma dipinto a Venezia (vede infatti retaggi bizantini); ma soprattutto l’Adorazione dei magi per Palla Strozzi; nella predella sotto una scena con uno dei primissimi notturni con l'annunciazione e Gesù bambino.

È famoso per l'interesse per gli agenti atmosferici, per la luce e in generale il naturalismo; la decorazione della cornice dove vediamo decorazioni con fiori con un grado di naturalismo eccezionale. Fondamentale è osservare ogni singolo dettaglio.

Il gotico internazionale: un fenomeno osmotico

Il gotico internazionale è un fenomeno osmotico, sovraregionale, che tiene unita tutta l'Europa, in particolare delle grandi corti. Cronologicamente si colloca tra gli anni 70 del 1300 e la prima metà del 1400, anche se in realtà in molte zone inizia prima (Francia, Italia settentrionale) e perdura per tutto il 1400. A Firenze, ad esempio, abbiamo una fiammata che sparisce e nascerà subito il Rinascimento.

In Europa è una sorta di interruzione delle tradizioni locali per affermarsi un linguaggio con tratti comuni a diverse latitudini, con osmosi linguistica, ma che non nega le peculiarità. È uno dei periodi più neri dal punto di vista storico europeo, anche se non sembra sia rappresentato in arte, siamo reduci dalla peste nera del 1348 che ha decimato la popolazione europea e ha innescato molte epidemie che invaderanno successivamente l’Europa.

Dal punto di vista sociale abbiamo la crisi del Papato e dell'Impero, le due istituzioni che da Carlo in poi furono fondanti. Ora il centro imperiale è Praga, ma il suo valore non è completo, ci sono molti baroni che insidiano e dilagano i particolarismi. Abbiamo la cattività avignonese che crea scompiglio generale, torna a Roma e abbiamo lo scisma che si chiude negli anni 10 del 1400.

I modelli di vita che ressero, come la cavalleria feudale, esiste ancora, ma solo nominalmente. Abbiamo poi la guerra dei cento anni, la prima combattuta con l'artiglieria. La società è fortemente gerarchizzata con la nobiltà arroccata nelle sue prerogative che mostra un lusso che non si era mai visto prima (lo si vede nelle opere e si capiscono le committenze).

Ci sono tanti tumulti e lotte sociali, ma si forma anche la classe dominante dell’epoca successiva, i borghesi, grandi committenti tardo-gotici. Classe trainante nell’Europa continentale e in nord Italia, meno nel meridione. Enrico Castelnuovo dice che si tratta di un’arte bifronte, una faccia medievale che guarda indietro e l’altra che punta alla modernità con la scoperta di un realismo e di ricerca di paesaggio e natura uniche.

Esempi di opere nel gotico internazionale

Esempi: Le tre riches heures: è una pagina del libro di preghiere di Jean de Berry con il calendario (aprile). In Francia, un po’ fuori dai grandi circuiti (non lavora per il re), maestro delle ore di Roan, la dicotomia di volontà di irrealismo, eleganza, raffinatezza e adesione al realismo quasi brutale convive nella stessa pagina (mese di novembre); c’è Cristo che è descritto nella sua realtà brutale, è un corpo livido davvero realistico e sopra Giovanni e la Vergine svenuta, figure raffinatissime.

Gli orafi sono i più richiesti, non è un’arte minore tanto da essere più pagati dei pittori. Nelle tende dei signori della guerra troviamo degli arazzi per sentirsi a casa, uno degli esempi delle “arti minori”, fondamentali per gli sfondi e per la gamma cromatica del tempo. Purtroppo non resta molto perché essendo in oro erano le prime cose che venivano prese per riavere denaro e per pagare per esempio le guerre.

Oggettino in oro lavorato con perle e smaltato, tecnica dello smalto en-ronde-bosse. Si dice che ci sia anche in area lombarda, ma non è così, è francese dell’ultimo quarto del 1300 e nasce da una evoluzione di una tecnica nata a Siena dello smalto translucido (inizio 300). La nuova può essere steso su elementi tridimensionali, quella senese era solo su placchette. Si graffia la superficie dorata e si stendeva lo smalto che veniva cotto. I colori sono il verde, il bianco latte, il blu zaffiro (blue du roi), il rosso (rouge claire) che lascia trasparire la luce dell’oro.

La diffusione del gotico internazionale

Gli artisti e le opere circolano, ma ciò non basta ad esplicare questa grande omogeneità europea. Si torna quindi indietro ad Avignone dove con il giottismo e il linearismo francese si dà vita ad un linguaggio meticcio che crea una base linguistica comune. Ad Avignone il papato resta per 70 anni, il periodo della cattività vede una prima fase un po’ caotica e poi negli anni 30 e 40 del 300 riqualificazione della città per ospitare il papato (vicino alla Provenza e all’Italia). I cardinali si portano dietro anche i loro artisti, che sono per la maggior parte italiani, ma abbiamo anche i cardinali francesi che si formano che hanno ovviamente i loro artisti di fiducia. Dopo un primo periodo di osservazione reciproca tra artisti italiani e francesi avviene una fusione e da qui nasce il gotico internazionale, base omogenea di linguaggio europeo. Da qui poi nasce la cultura delle diverse “parlate” del gotico internazionale.

Il più famoso è Martini, meno famoso, ma meraviglioso è il maestro del codice di san Giorgio (name piece): fiorentino che è uno dei primi che approda ad Avignone. Committente: cardinale Stefaneschi (è uno dei più grandi del primo 300 italiano) e suo artista prediletto è questo maestro; dittico del bargello. Il senso della spazialità non è passiva alla cultura giottesca, è precoce, ha grande propensione per il naturalismo [vedi stagno e animaletti nello sfondo] (Giotto è essenziale, spaziale, ma non ha grado di ricerca naturalistica, ciò è tipico senese).

Per esempio è committente del polittico Stefaneschi di Giotto. Stefaneschi era cardinale di san Giorgio al Velabro, ecco il perché dell’opera più famosa. Simone Martini invece va nel 1336 ad Avignone e con tutta la sua bottega sta per 8 anni (Donato, il fratello, Lippo Lemmi e altri senesi). Lavora molto per opere di grande formato, ma non solo. Viene da Siena e perciò è amato dalla committenza avignonese, la sua francesità è palese.

Abbiamo delle sinopie con l’arriccio decorato, erano per il portale della chiesa di Notre-Dame de Doms ad Avignone. C’è la Madonna dell’umiltà seduta sul prato e un committente inginocchiato (Stefaneschi), iconografia inventata da lui. Abbiamo analisi naturalistica straordinaria che i francesi poco conoscevano, ma anche eleganza.

Miniatura dei codici privati di Petrarca, codice di Virgilio. Gli viene rubato, ma poi ritrovato e restituito e per celebrare ciò Simone ne minia la pagina introduttiva. Lavora quasi su un monocromo, pochi sono i colori. L’iconografia ha Virgilio sdraiato su uni sfondo che sembra laccato (non sembra dipinto, gioca molto sul monocromo, poche sono le note di colore) nel boschetto delle muse con tre alberi che ricordano le tre opere di Virgilio. Viene svelato da Servio che scosta una tenda e lo indica ad Enea (allusione a Eneide), sotto un contadino che pota e un pastore con pecore che alludono a Georgiche e Bucoliche. È molto particolare come iconografia. Poi lo stile è quello della punta di pennello, ma con un naturalismo davvero ben reso.

La cultura francese e Jean Pucelle

Passiamo alla cultura francese che ha come più alto maestro Jean Pucelle. Jean Pucelle è il più grande artista francese del primo quarto del 300 (muore nel 1334), è precoce. È miniatore attivo per i re di Francia, conosce la cultura italiana, ma portatore assoluto anche dei modelli linearistici francesi che anima le figure e che le definisce.

Abbiamo un libro a monocromo ed è ora al Metropolitan Museum di New York, libretto di adorazioni della moglie di Carlo 4 di Francia, è un libro d’ore, è realizzato a monocromo. Era così prezioso che nell’inventario che ricorda i beni della regina è riconosciuto come libretto di adorazioni che miniò Pucelle (bastava il nome per indicare la qualità dell’opera).

Alla metà del 300 sul suolo avignonese il tutto si fonde insieme. Matteo Giovanetti affresca la maggioranza degli ambienti del palazzo dei Papi, è un italiano, ma che vive ad Avignone e la sua cultura è martiniana (è lui che affresca la maggior parte dei luoghi dei papi come la sala delle udienze e cappella di san Marziale). Cultura volumetrica, spaziale e raffinata di Simone si fonde con le istanze più francesi, senza avere prevalenze, si forma quel linguaggio meticcio.

Simone Martini e il suo impatto

Cosa succede invece quando un francese guarda la cultura italiana? Un esempio di quelli francesi (ne abbiamo pochi): Simone Martini con san Ludovico da Tolosa che si trova a Capodimonte a Napoli con uno dei più importanti ritratti di un vivente in una pala d’altare (uno dei primi). Giovanni secondo il buono, in contemporaneo di Matteo Giovannetti, è un artista che ha in mente i ritratti di Martini diventando sensibile ai valori di volume mantenendo però i suoi tratti francesi.

I due punti di riferimento culturali a cui tutta l’Europa guarda sono la Francia e l’Impero. Il periodo che a noi interessa è quello che va dagli anni 80/90 del 300 fino agli anni venti del secolo successivo. In Francia abbiamo i regni di Carlo 5 il saggio fino al 1380 e Carlo 6 fino al 1420. Carlo 5 è il prototipo del mecenate, committente, collezionista di tutto il gotico internazionale, diventando punto di riferimento (questioni di emulazione) di tutti gli altri monarchi, principi. È difensore degli artisti e sono da lui stipendiati. Spesso gli dà un titolo per stipendiarli e farli essere liberi. Siamo all’inizio della storia del collezionismo.

Alla sua corte artisti francesi con tutte le aperture italiane del caso avignonese (come Pucelle), ma anche moltissimi fiamminghi. Dal 1351 (grande ordinanza) le porte di Parigi sono aperte agli artisti, non ci sono vincoli di nazionalità o corporazione e così abbiamo grandi spostamenti da quell’area. L’altro motivo è che il fratello, Filippo l’ardito, ottiene in eredità le Fiandre e il suo ducato (Borgogna con sede a Digione) diventa luogo di attività quasi esclusiva dei fiamminghi.

I grandi committenti e la loro influenza

Jean de Berry (più grande committente che si conosca nel 400 e commissiona anche opere lombarde) e Filippo l’ardito diventano gli altri grandi patrocinatori. Negli anni dopo Carlo 5 si ha Carlo 6 che però ha la Francia in mano solo nominalmente. È chiamato Carlo il folle perché soffre di schizofrenia e i due veri possessori sono i due mecenati e Parigi diventa città principale artistica.

Negli anni 70 del 300 cosa significa essere francese se pur con la conoscenza dell’italianità avignonese della volumetria? Si osservi il Paramento di Narbona, striscia di seta (2 metri e 80) che viene dalla chiesa di Saint Juste a Narbona che conservava anche la tomba di Filippo 3 (Carlo era quindi devoto a questa chiesa). Doveva far parte dei paramenti sacri per una cappella per la settimana santa. Finge un’architettura gotica con delle arcate ogivale con ai lati le storie della passione, al centro la crocifissione, in alto Isaia e la chiesa e David e la sinagoga, sotto inginocchiati re Carlo 5 e la moglie Giovanna di Borbone (i due committenti).

Il nome dell’artista non è certo, ma si pensa che sia Jean d’Orleans. La tecnica è raffinatissima, la linea sinuosa e morbida e movimentata è quella di Pucelle, che ha allo stesso tempo l’idea di volume e spazio. Manca l’attenzione della natura, ma perizia nella tecnica dello sfumato (dove deve battere la luce c’è la seta quasi pulita).

[Gentile è stato in passato convogliato nel grande mito del Rinascimento italiano e quindi pur essendo assolutamente alla pari di Masaccio e gli altri grandi dell’epoca è sempre stato ritenuto un gradino più sotto. Riportandolo, come è giusto che sia, ad un livello europeo del gotico internazionale, Gentile si rivela uno dei grandi, perfettamente in linea al suo periodo storico].

Invece degli stessi anni una miniatura fiamminga. È una Bibbia donata a Carlo 5 da un cortigiano (Jean de Vodetar), si conserva all’Aia ed è ed 1371 da Jean de Bruges (dalla città della Fiandra Bruges). Il naturalismo è forte, la barba non perfettamente rasa, il pizzetto, i capelli, lo sfumato, le figure non sono ancora profondamente fiamminghe, ma danno l’idea dello stile. Il frontespizio della Bibbia donata anche è reso benissimo nel suo volume.

Sull’inizio del 400 i due stili si fondono e abbiamo un’arte estremamente raffinata, ma che guarda alla perfezione naturalistica (arte franco-fiamminga). Carlo 6 anche se mentalmente instabile e non regnante rimane un grande committente. I più grandi lasciti sono gli esempi di oreficeria.

Il goldenes Rossel (cavallino d’oro) è sicuramente il più alto lascito. È finito in Baviera per via di matrimoni. L’orafo è Jean de Clerbur ed è documentato alla corte all’inizio degli anni 90 molto vicino alla regina di Francia, la moglie di Carlo. Si pensa per questo che sia lui l’artista perché l’opera è pagata dalla regina e viene donato per strenna al marito in un periodo di grave malattia. Abbiamo la vergine in lamina d’oro sbalzato su un prato, sotto tre bambini (san Giovanni battista, san Giovanni evangelista e Santa Caterina che prende l’anello da Cristo  sposalizio mistico).

Lo scudiero del re con l’emblema del re di Francia che lo attende tenendo il prezioso cavallo bardato d’oro per le briglie. L’iconografia è particolare. Il re aspetta che termini la visione mistica per prenderlo a cavallo. È un capolavoro per perizia, per stato di conservazione. Abbiamo gli smalti raffinatissimi, con la gamma cromatica che sarà tipica della successiva francese. La coroncina del re con i puntini bianchi. I fiorellini sbalzati e coperti di smalto, i castoni delle pietre preziose con il buco quindi mai cambiate. Questo effetto è quello che molti pittori cercano di avere sulle loro tavole. C’è una forte emulazione della pittura verso l’oreficeria (lo vedremo a Milano e con Gentile).

Il maestro della piccola pietà rotonda

Negli stessi anni: le due linee che si sentono a Parigi si notano anche nel Maestro della piccola pietà rotonda forse identificabile con Polar de Laom. Il corpus di opere di questo maestro sono quattro opere di piccolo formato. Il diametro è di 22 centimetri, è un piccolo oggetto dipinto sia sulla faccia che sul retro di committenza privata per aiutare la preghiera (i chiodi della croce e sulla fronte la pietà con Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, Maria e Elisabetta). È tutto disegnato con la mediante del punzone battuto sull’oro in modo tale da creare disegni sullo sfondo. Gli effetti di puntinato sono gli stessi della coroncina del re e poi i bordi, quindi la pittura copia l’arte guida dell’oreficeria. Qui vediamo un passo avanti verso un realismo più netto.

Parallelamente a Parigi si opera già in senso fiammingo, possiamo già parlare della corrente franco-fiammingo (inizio del 400). L’arte detta “ars nova” sarà quella di Van Eyck, Van der Weyden e Robert Campain, vediamo un naturalismo epidermico e minuzioso.

Si osservi una pagina di un codice miniato, libro d’ore di Jean le Mengre, nome di un dei più grandi militari di Francia passato alla storia come maresciallo di Boucicaut, nella gerarchia era il livello più alto perché ha in mano le milizie del re di Francia. È anche l’uomo di fiducia del re per le campagne militari, ha molto a che fare con l’Italia perché occupa Genova e ne diventa governatore. Evidentemente quest’opera è miniata in Italia da un artista con eleganza di marca francese, ma si nota un tale amore verso la natura (guarda il tramonto che bagna con la sua luce il paesaggio che diventa oro). Si stagliano le figure di Maria e Giuseppe con gli smalti a ronde-bosse.

Lo stesso artista pochi anni dopo (1412) minia un altro codice che sono i dialoghi di Pierre Salomon che è qui inginocchiato davanti a Carlo 6. La componente della spazialità è sconvolgente, c’è la prospettiva a volo d’uccello, tipica fiamminga. Il baldacchino coperta dai gigli d’oro e le bordature sono davvero ben resi e l’idea meravigliosa della vista del paesaggio fuori. Ci sono anche miniature per Filippo Maria Visconti o grandi mercanti nel nord Europa (i Trenta di Lucca che lavorano nelle Fiandre e in Francia, come da Milano fanno i Borromeo). È probabile che sia Jaques Coene (fiammingo formatosi a Parigi) che a tutti gli effetti è documentato a Parigi come miniatore, pittore e architetto e che per l’Italia riveste un ruolo importante perché nel 1399 gravita su Milano per l’annoso problema del Duomo.

I 3 fratelli Limbour

Originari di Limega (Fiandra) e sono miniatori e orafi. Prima con Filippo l’ardito poi con Jean de Berry e realizzano il più bel codice miniato di tutto il gotico internazionale (le tre riches heures di Jean de Berry). Muoiono anche loro per la peste, la stessa che uccise Jean de Berry. Il mese di febbraio con il passaggio dall’acqua...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/01 Storia dell'arte medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraGenti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rossi Marco.
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