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Seconda parte, Storia dell'arte medievale Appunti scolastici Premium

Appunti delle lezioni e sintesi delle diapositive del secondo modulo proiettate per l'esame di Storia dell'arte medievale del professor De Marchi su:
Lezione uno: genesi e sviluppo del gotico nel 1200, lezione due: Benedetto Antelami , la cultura federiciana e Nicola pisano, lezione tre: gli allievi di Nicola pisano, lezione quattro: la pittura nel 1200 e la questione greca, lezione cinque-la crocifissione... Vedi di più

Esame di Storia dell'arte medievale docente Prof. A. De Marchi

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ESTRATTO DOCUMENTO

E' la raffigurazione frontale di Maria in trono col bimbo, (odeghetria o glicofilusa) con i santi ed angeli attorno. Anche questo tipo

di pala è visibile elle storie di San Francesco ad Assisi di Giotto, che la rappresenta accanto alla croce, issata sul tramezzo.

MAESTA' (Duccio 1285) Intagliata su legni diversi, senso illusionistico, presenta modanatura complessa. C'è attenzione per i

dettagli microarchitettonici.

MAESTA' DI GIOTTO: la luce arriva da destra, a sinistra il trono è più scorciata. Era destinata ad una lettura non frontale.

“Dipinse Giotto a’ frati Umiliati d’Ognissanti di Firenze una cappella e quattro tavole; e fra l’altre, in una la Nostra Donna con

molti angeli intorno e col figliuolo in braccio, ed un Crocifisso grande in legno (…) nel tramezzo di detta chiesa era una tavolina

a tempera, stata dipinta da Giotto con infinita diligenza, dentro la quale era la morte di Nostra Donna con gli Apostoli intorno, e

con un Cristo che in braccio l’anima di lei riceveva”

(Giorgio Vasari)

MAESTA' RUCELLAI DI DUCCIO: fa parte di un polittico opistorafo. La struttura era goticissima con pinnacoli e tabernacoli.

da Santa Maria Novella, tramezzo, commissione della compagnia dei laudesi, (1285)

 LEZIONE SETTE: IL RINNOVAMENTO DELLA PITTURA DA CIMABUE A DUCCIO

Nel 1200 si assiste a una profonda mutazione nel campo artistico, ma soprattutto in quello pittorico. La pittura cambia, passando

dall'essere una rappresentazione bidimensionale alla scoperta della tridimensionalità. Scultura e pittura, in questo periodo, non si

muovono in accordo, essendo la prima legata all'Europa, e la seconda all'Oriente bizantino, in una fedeltà al prototipo che Vasari

chiama "maniera greca". Il cambiamento nella pittura, che culminerà con Giotto, non è tuttavia indipendente dalla filosofia: prima

del 1200 spopolavano le filosofie neoplatoniche, dove il mondo sensibile era visto come mimesis dell'archetipo ideale, quindi

come illusorio e degno di essere rappresentato in modo stilizzato, nella sua veste di simbolo tangibile di un'idea ben più alta. Con

la Scolastica, ma soprattutto con Guglielmo di Occham il mondo sensibile viene rivalutato, essendo, secondo il monaco, gli

archetipi semplici nomi, mentre l'esperienza del regno mondano è quella che fa progredire le conoscenze.

LA PARABOLA ARTISTICA DI CIMABUE (PSEUDONIMO DI CENNI DI PEPO)

E' abbastanza difficile ricostruire la vita di Cimabue, dal momento che abbiamo pochissime testimonianze: una fonte è Dante, che

lo indica come un grande artista nel Purgatorio, ma ormai "Ha Giotto il grido", ed anche Vasari ne parla come di un Giotto

mancato,tutta la sua storia è infatti caratterizzata dal rapporto con Giotto, di cui forse fu maestro. La sua arte è molto espressiva,

ispirata alla pittura greca, molto colorata. Sicuramente è il primo grande rinnovatore della pittura italiana, il primo che vede una

tensione verso il nuovo. Quando l'artista arriva a Firenze, la scena è dominata da Coppo di Marcovaldo, (autore della "Madonna di

Santa Maria Maggiore" piuttosto bizantineggiante), e da Meliore (autore della Madonna con Bambino, caratterizzata dal

linearismo acceso e dai toni più accarezzati. Il labbro superiore di Gesù è a forma di accento circonflesso, presenta la crisografia).

CROCE DI AREZZO(1265): Cimabue si ispira alla croce di Giunta Pisano, che gli suggerisce le luminescenze, e il senso del

ritmo, mentre i cassoni ai lati sono decorati come una stoffa. Risalente agli anni '60 del 1200, la testa ha uno storcimento più

accentuato, è meno incassata rispetto a Giunta. I pettorali sono più gonfi, i volti dei dolenti più marcati. Il perizoma è decorato con

la crisografia, le ombre sul volto sono più aggressive, la pittura è sfumata e cangiante, il volto sembra una maschera teatrale.

L'anatomia è nettamente definita, sembra quasi di poter "smontare" il corpo di Gesù in diversi pezzi .La capigliatura è stilizzata, la

mano di Maria sembra graffiarsi, anche la su veste è crisografata. San Giovanni ha la mano sulla guancia (segno di dolore per la

statuaria greca).

CROCE DI FIRENZE (1280): gravemente danneggiata dall'alluvione del 1966, fu commissionata dai Francescani di Santa croce.

Il corpo non dà più l'idea di poter essere spezzato e ricomposto, la linea è spezzata, per enfatizzare il dolore, è un esempio di

Christus patiens, la testa è molto incassata, le superfici sono più soffici. Il perizoma è trasparente, i capelli sono meno stilizzati. Le

pieghe del perizoma confluiscono le une nelle altre, per dar il senso di aderenza. E' un'opera antibizantina, perché non ama la linea

retta. Il volto è deformato, ma meno rispetto alla croce di Arezzo, la barba si confonde col volto. Nei dolenti l'andamento è

tremolante, limita la crisografia alle decorazioni marginali. Un'altra innovazione, oltre all'accentuazione del chiaroscuro, è

l'emancipazione dal modello bizantino delle braccia, i cui muscoli erano nettamente divisi e stilizzati tramite due linee, mentre in

questa Croce i muscoli fluiscono l'uno dentro l'altro.

MAESTA' DEL LOUVRE(1280): fatta per la chiesa di San Francesco a Pisa nel 1280, c'è il tema dell'Odeghetria, il Bimbo è

ieratico. Il trono ligneo della Vergine è bizantineggiante, trono molto in voga al Nord Italia. Al centro, in basso, c'è un arco

trilobato. Il piede degli Angeli non poggia sulla pedana, stanno reggendo il trono mentre "decollano".I piedi sono sfalsati, come

se fossero su gradini diversi. Gli Angeli hanno le penne superiori scure, le remiganti colorate e sfumate. Il volto di Maria è

malinconico, la testa è coperta dal mafòrion. Gesù ha in mano un rotolo, gioca sulla simmetria per dare corpo alle figure. Il lembo

della tunichetta del Bimbo , retto da Maria, è bidimensionale.

MAESTA' DI SANTA TRINITA(1290/1300): il trono è frontale, le pedane hanno una lunatura, cerca di rendere la doratura e le

gemme del trono ligneo, gli Angeli hanno le silhouette "risucchiate"". La principale novità di questa pala è il maggior senso

tridimensionale del trono di Maria, che crea un vero e proprio palcoscenico al di sotto del quale si apre un loggiato che per un

effetto illusionistico appare al centro come un'esedra: qui trovano posto i busti di Geremia, Abramo, Davide e Isaia che sembrano

affacciarsi in uno spazio realisticamente definito. Più tendenti alla disposizione in profondità sono anche le figure degli angeli ai

lati del trono. Le espressioni sono anche più dolci, come nel mosaico del Duomo di Pisa, per cui si pensa che sia verosimile

collocare l'opera in un periodo in cui Giotto era già attivo e le sue novità influenzavano anche il maestro.

ASSISI: ci lavora negli anni intorno al 1280, mentre le vetrate erano state decorate intorno al 1250. Lavora nel transetto, dopo la

mano del Maestro Oltramontano, che tende a francesizzare la basilica, inserendo le ghimperghe, da cui sembrano affacciarsi gli

Angeli, tendenza cui Cimabue risponde con una decorazione fortemente latina. Nella tribuna ci sono le Storie di Maria, nella parte

destra le storie di San Pietro e San Paolo, nella sinistra gli Angeli. Inserisce i MODIGLIONI, mensole scorciate, e dipinge sugli

zoccoli. Nella veste di decoratore dipinge motivi floreali o geometrici sui costoloni. Nell'altar maggiore c'è la volta con le

gerarchie angeliche, nella navata la deesis e i dottori della chiesa (questi ad opera di Giotto).

CROCIFISSIONE: gravemente danneggiata, nel transetto sinistro, vediamo gli Angeli che compiono gesti di disperazione davanti

a Gesù. Vediamo il perizoma, che doveva tradizionalmente cadere a sinistra, svolazzare a destra. Nella vela dell'evangelista Marco

è rappresentata, per la prima volta nella storia della pittura, la città di Roma. Si distinguono edifici come il Pantheon o Castel

Sant'Angelo.

APOCALISSE: transetto sinistro con molti animali fantastici. I Vegliardi fanno un vortice, mentre gli Angeli hanno una

disposizione più geometrica. , ma sono raffigurati in volo, con la veste che svolazza e si assottiglia. In alto c'è la mandorla con

l'agnello mistico.

CONGEDO DELLA VERGINE: materasso disteso, la Madonna ha un'espressione dolce, il nimbo di San Paolo si inserisce fra un

arco e l'altro della cornice.

TRANSITO DELLA VERGINE: molto rovinata, nimbi dorati, scena molto affollata.

ASSUNZIONE: Maria è nella mandorla, retta da quattro Angeli, con Gesù, come la sposa del Cantico dei Cantici. Le ali degli

Angeli presentano una vasta policromia, i nimbi sono punzonati.

VERGINE IN GLORIA CON CRISTO: sono entrambi seduti su un trono, che sembra troppo grande per tutti e due, ai lati ci sono

i Santi.

LA SCUOLA DI CIMABUE: i suoi migliori allievi sono MANFREDINO DA PISTOIA (autore della maiestas di San

Bartolomeo in Pantano, con un trono visionario, decorato con fasci colorati e a forma di mandorla, sorretto dagli Angeli.

JACOPO TORRITI: lavora principalmente in ambiente romano, ad esempio dipinge il Sancta Sanctorum, con Niccolò III che

offre il Sancta Sanctorum a Dio fra i santi Paolo e Pietro (di cui rappresenta anche la Crocifissione) dove usa colori eleganti. Il suo

capolavoro è il mosaico absidale di Santa Maria Maggiore a Roma, un mosaico absidale con Incoronazione della Vergine, Morte

della Vergine, Annunciazione, Natività di Cristo, Epifania e Purificazione delle Vergine (1292-1295)dove c'è pittoricismo e

sontuosità. L'incoronazione della Vergine è particolarmente interessante, rappresentata in un tondo attorniato da Angeli e

attorniata da girali. Alle sue Maestà si ispira Vigoroso da Siena, che dipinge un polittico con Odeghetria e santi e sante.

DUCCIO DI BUONINSEGNA

MAESTA' DI SANTA MARIA NOVELLA (FI-1285): non è un allievo di Cimabue, però lo prende come modello. Le cosce degli

angeli traspaiono dal vestito, è più preziosa e più naturalistica di quella di Cimabue. Il trono sembra ricoperto da stoffe preziose.

Fu commissionata dalla confraternita dei Laudesi, nel 1285. Le pieghe dell'abito di Maria cadono "a piombo", il bambino è

benedicente, posto nella stessa posizione della Maestà di Cimabue. Gli Angeli hanno le guance rosse, i loro nimbi hanno

crisografie raffinate. Per le decorazioni utilizza i punzoni. Le capigliature degli angeli sono raffinate, e bizantineggianti, con

nastrini nei capelli che svolazzano. Il trono è un pastiche fra stile bizantino e gotico (trifore). Nei clipei della cornice ci sono i volti

dei Santi e dei profeti, ispirato alla pittura compendiaria. Bellissimo anche l'abito di Maria, un mantello blu con stelle, e la veste

del piccolo Gesù, bianca e dorata.

MADONNA DI CREVOLE: dipinto nel 1283/84, gestualità nuova, il bimbo pinza col pollice il velo di Maria. Il volume traspare

dalla vesticciola della di Gesù. Tono malinconico, due angeli entrano nella cornice, affacciandosi. Da giovane è sperimentale, poi,

forse per reagire alla rivoluzione giottesca, diventa più conservatore. Proviene dalla Pieve di Santa Cecilia a Crevole e che è oggi

esposta al Museo dell'Opera del Duomo a Siena, si nota una maggiore divergenza rispetto allo stile di Cimabue. La Madonna ha

un volto più dolce e raffinato, pur non tradendo un'espressione che rimane ancora seria e profonda. Permane il naso a patatina del

piccolo che si lascia però andare anche ad un gesto affettuoso verso la madre.

MADONNA DEI FRANCESCANI: (1286) molto piccola, e anche abbastanza rovinata, è un' Odeghetria, che solleva il lembo

della veste per proteggere i francescani, genuflessi ritmicamente davanti a lei. Lo sfondo è un drappo verde sostenuto dagli

Angeli. La veste della Vergine riprende la Maestà di Santa Maria novella, con manto blu bordato oro e stelle.

MADONNA DI BERNA (1288): ripropone il tema della Maestà, qua con un drappo rosso dietro il trono e Angeli che sorreggono

il trono eretti e non nel gesto di sollevarlo. Il mantello della Vergine è sempre il solito.

MADONNA STOCLET: piccola pala con Maria che tiene in braccio Gesù che gioca col suo velo.

VETRATA DEL DUOMO DI SIENA: l'asse centrale ha in ordine l'Incoronazione, la Gloria e la sepoltura di Maria, ci sono i

quattro evangelisti negli angoli, e in mezzo i Santi protettori di Siena. Il trono è marmoreo.

Biccherna del 1484 con veduta dell’interno del Duomo il pulpito di Nicola è mascherato da un

MAESTA' DI SIENA: (1308/1311)

telo nero con la Balzana al fondo la Maestà coperta da un baldacchino, il “cappello”. Commissionata da Jacopo de'Marescotti,

responsabile dell' Opera del Duomo, è una celebrazione della Madonna, protettrice di Siena. Si dice che Duccio si fece pagare

tantissimo, e che l'aspettativa per quest'opera era tale che il trasporto dalla bottega di Duccio al Duomo fu seguito da un corteo. E

frontale, gli angeli si appoggiano sul trono marmoreo. Intorno a lei c'è una serie di personaggi, i santi sono uno sopra l'altro ed in

primo piano ci sono i Santi legati a Siena. Maria è seduta elegantemente, col portamento regale, ed è molto naturale, sebbene le

sue proporzioni sovrastino la composizione..Nel retro ci sono le storie di Gesù. Ha un andamento curioso: le prime sequenze sono

la cornice della Maestà, e rappresentano le storie di Maria e l'infanzia di Gesù, mentre sul retro vediamo i fatti accaduti a Gesù

adulto. La scala cromatica è incentrata sui rosa e sugli azzurri. Sulla base del trono c'è un'iscrizione: "O Santa Madre di Dio, sii

fonte di tranquillità per Siena, sii vita per Duccio poiché ti ha dipinto così"

L'andamento è singolare: per prime le storie dell'infanzia di Gesù (Annunciazione disputa al tempio) in basso sulla parte

anteriore, poi le storie della vita pubblica di Gesù , in basso sul tergo, poi le storie della Passione, sul corpo del tergo e le storie di

Gesù risorto in alto sul tergo, fino alle storie della morte di Maria, in alto sul davanti.

LAVANDA DEI PIEDI: stanza vista di scorcio, con soffitto a cassettoni, attenzione al dettaglio, sia per i sandali slacciati che per

il drappo sull'asta. Gli apostoli sono tutti "ammassati" su una panca.

DISPUTA COI DOTTORI: Maria e Giuseppe sono a sinistra, Gesù è in mezzo ai dottori, il pavimento è a cosmatesche, visione di

scorcio del loggiato.

ANNUNCIAZIONE: l'angelo è meno violento rispetto al solito, entra quasi di soppiatto nella stanza di Maria.

TENTAZIONE AL TEMPIO: Gesù e il Diavolo sono sulla terrazza di un edificio poligonale di cui si vede l'interno. Scorcio col

sottinsù.

TENTAZIONE SUL MONTE: coloriture delicate dei castelli fra le rocce.

GUARIGIONE DEL CIECO NATO: veduta di una città medievale, Gesù, gli Apostoli e il cieco sono in primo piano.

CROCEFISSIONE: la Madonna sviene, croci molto alte, compianto degli angeli.

CONGEDO DELLA VERGINE: Maria è sdraiata, come nella Natività, accanto le sono gli Apostoli, in una stanza con loggia.

AFFRESCO DEL PALAZZO COMUNALE DI SIENA (1314): rappresenta la presa del castello di Giuncarico, rovinato dai

graffi, testimonianza della posizione del mappamondo eseguito da Lorenzetti.

 LEZIONE OTTO: CENTRALITA' DI ASSISI E ORIGINE DELLA RIVOLUZIONE GIOTTESCA

LA BASILICA DI SAN FRANCESCO AD ASSISI (1228/1253):

LA DECORAZIONE(1288/1292): essa iniziò dalle vetrate, opera di maestranze tedesche e francesi, abili nel trasportare in Italia il

modello gotico, su cui vengono rappresentate le Storie dell' Antico e del Nuovo testamento. Nel frattempo nel transetto destro

opera il cosiddetto MAESTRO OLTRAMONTANO, autore di pitture ormai rovinate e di uno pseudotriforio, ovvero una galleria

non praticabile, molto francesizzante, al di là della quale sono rappresentati gli Apostoli. A lui subentrò Cimabue, autore di una

crocifissione, quattro scene mariane e una maiestas Domini con Gesù e Maria in trono fra gli Evangelisti (nei pennacchi ci sono le

vedute delle città da loro convertite: Roma, Efeso, Corinto, Gerusalemme) le sue pitture hanno subito grandi alterazioni per via

della biacca e della tempera.

AFFRESCHI DI ASSISI (1277/1292): ci sono cinque campate nella navata, le cui volte sono decorate o col motivo del cielo

stellato, o con le rappresentazioni degli Evangelisti (prima), della Deesis (terza) e dei dottori della chiesa (quinta). Essendo la

chiesa a navata unica, per la decorazione di essa Giotto elabora un finto loggiato, all'interno del qual c'è la narrazione in 28

immagini della vita di San Francesco, con scorci audaci, forti aggettanti e il sottinsù. La paternità di Giotto, messa più volte in

dubbio, è confermata da Vasari e Ghiberti. Nel registro superiore troviamo gli affreschi dell'Antico testamento, a sinistra il Nuovo,

).

con andamento bustrofedico( sotto La prima scena delle "Storie di San Francesco" fu l'ultima ad essere dipinta per motivi

tecnici (c'erano le impalcature in quella parte della basilica). I motivi di ornato sono quelli tipicamente romani (da ricordare che

Assisi era una chiesa sotto la diretta influenza papale) come le cosmatesche, usate da Arnolfo di Cambio e Cimabue. Da notare è

la rivoluzione spaziale che Giotto introduce, impostando i riquadri in base all'architettura della chiesa.

1- ISACCO RESPINGE ESAU': (1290/1292) eseguito con affreschi a giornate, notiamo l'invenzione della scatola spaziale,

ovvero uno spazio a forma di parallelepipedo scorciato da destra. Gli scorci sono sperimentali, le pieghe degli abiti metalliche,

come quelle di Cimabue, la posizione di Isacco è quella del romano a banchetto. La gestualità è di ampio respiro, vediamo Esaù

(un tentativo di volto a 3/4) porgere al padre un piatto di lenticchie, mentre Giacobbe sta scappando da una porticina sullo sfondo.

Isacco è cieco, ha la sclerotide rovesciata, ma si muove solennemente. Essendo il ritmo così lento alcuni hanno ipotizzato che la

paternità dell'immagine sia di un "Maestro di Isacco" forse Arnolfo di Cambio, mettendo in dubbio la più accettata paternità

giottesca.

2- COMPIANTO SUL CRISTO MORTO: il primo piano è ribaltato, e vediamo gli Apostoli, Maria e Maddalena attorno al corpo

di Gesù, mentre dietro ci sono tre coppie che fanno da quinte. La rappresentazione del corpo di Gesù sdraiato è molto naturale,

con le gambe che si abbandonano, purtroppo l' affresco è rovinato e appare verde. Le facce però si sono salvate, e sono molto

espressive, in un dolore composto.

3-PENTECOSTE E ASCENSIONE: in controfacciata, ci sono molti personaggi, l'architettura, scorciata con suggestioni sia

paleocristiane che gotiche (ispirata a quelle arnolfiane), è in entrambe sullo sfondo. Alcune figure sono viste di schiena, le

mensole risaltano l'aggettante.

LE STORIE DI SAN FRANCESCO: ispirate alla Legenda maior (1260/63) di Bonaventura da Bagnoregio, commissionate da Fra

Giovanni da Morrovalle, capo dell'ordine dei Francescani, sono raggruppate a tre a tre sulle campate, e sono le più grandi

rappresentazioni del ciclo di affreschi.. La disomogeneità è causata perlopiù dalle diverse botteghe che aiutavano Giotto.

4- FRANCESCO PARLA CON DIO NELLA CHIESA DI SAN DAMIANO: nell'episodio Francesco è ancora un laico, e sta

davanti a una croce col Cristus Triumphans. L'interno della chiesa, la cui rovina è evidente, è molto luminoso. Presenza di un

recinto in opus sectile.

5- FRANCESCO SI SPOGLIA DEI SUOI ABITI: drammatico, Francesco cerca di capire la rabbia del padre, Bernardone, che

viene trattenuto da un amico. Le architetture sono semplificate.

6- SOGNO E PREDICA DAVANTI A INNOCENZO III: Innocenzo sogna Francesco che solleva la Chiesa, e vediamo

un'architettura raffinata e il Santo in atteggiamento "atletico" che solleva la costruzione, col volto di 3/4. Nella CONFERMA

DELLA REGOLA vediamo Francesco andare dal Papa per far approvare la sua regola. Innocenzo III è seduto su un trono

scorciato, in un edificio sontuoso, con nicchie e drappi colorati..

7- FRANCESCO ASCENDE AL CIELO: è su un carro luminoso, infuocato, e i Frati lo vedono ascendere, rosso e reso luminoso

dalla luce divina.

8- PROVA DI FRONTE AL SULTANO: il Sultano gli fa fare la prova del fuoco per dimostrare l'esistenza di un Dio che non sia

Allah. Vediamo un'architettura raffinata, la capacità di uniformare il particolare all'universale. Il trono del sultano ha dei leoni

dorati, ripresi probabilmente dall'oreficeria senese coeva.

9-PRESEPE DI GRECCIO: vario e vasto, vediamo l'interno di una basilica coeva, col pulpito. Le figure sono tubolari, il ciborio è

arnolfiano. Vediamo l'interno di una chiesa coeva anche nella RICOGNIZIONE DELLE STIGMATE.

10- PREDICA DAVANTI A ONORIO III: idea di un prospetto, archi ad ogiva, tre campate, trono a cosmatesca. Il blu suggerisce

la profondità spaziale.

11-FRANCESCO APPARE AL CAPITOLO DI ARLES: la sala capitolare è scorciata, si nota la tettoia lignea del cortile, la

scatola spaziale è aperta, effetto di chiaroscuro raffinato, grandiosità della figura di Francesco, che ricalca una croce, gioco

cromatico con i sai.

12-OMAGGIO DELL'UOMO SEMPLICE: è la famosa prima scena, con un profilo molto raffinato. Da confrontare con la

Madonna col Bimbo, in controfacciata. Un uomo si toglie il mantello per non far passeggiare il Santo sulla terra. Edificio con

rosone e colonne e uno simile ai palazzi comunali sullo sfondo.

13- STIGMATE DI SAN FRANCESCO: il Santo è inginocchiato in un panorama roccioso, con una cappella sotto di lui.

L'Angelo appare in un tripudio di ali colorate, sullo sfondo c'è un poggio con alberi.

LA DECORAZIONE DELLA BASILICA INFERIORE:il primo nome che abbiamo è quello del Maestro di San Francesco, i cui

lavori furono fortemente danneggiati dall'apertura delle cappelle. Ci resta una struggente "Predica agli uccelli". I suoi affreschi

erano ispirati alla "Vita secunda", biografia di San Francesco richiesta dal Papa a Tommaso da celano, uno dei più cari amici del

Santo. Gli affreschi erano quindi anteriori al 1266, anno in cui il papato decretò che la biografia di Bonaventura era l'unica

ufficiale. Giotto lavorò nella cosiddetta "Cappella della Maddalena" dove dipinse storie sia di lei che di Marta e Lazzaro. Nelle

vele della volta che sovrasta il transetto, poi, c'erano le "Allegorie". Nel transetto Nord ci sono le raffigurazioni dei Miracoli Post

Mortem del Santo, e le storie dell'infanzia di Gesù, ad opera di un parente di Giotto, Stefano Fiorentino. C'è una Crocifissione ed

una deposizione ad opera di Pietro Lorenzetti e, nella cappella di Santo Stanislao, le storie di questo santo eseguite da Puccio

Capanna, un pittore locale, concentrato sul naturalismo.

CROCIFISSO DI SANTA MARIA NOVELLA: (1288/1290) la paternità del manufatto è documentata da un documento di

lascito, dove il defunto donava una cospicua somma per mantenere il lume sempre acceso "Di fronte alla Maestà di Duccio e alla

Croce di Giotto". Molto innovativa sia per la posizione di Gesù, col volto scorciato di 3/4 e la ciocca e il perizoma che cadono a

piombo. Le palpebre sono rigonfie dal dolore sofferto , pende naturalmente verso la croce, è un corpo abbandonato, la massa di

capelli ricade in avanti.

Da confrontare con la TAVOLA DI S.GIORGIO ALLA COSTA: presenta un taglio metallico delle ciocche degli Angeli, la cui

stola è giustapposta bidimensionalmente, la Madonna è Odeghetria. Secondo alcuni studiosi la prima tavola dipinta

indipendentemente da Giotto, che potrebbe essere anteriore agli affreschi di Assisi. Per altri,invece, si tratterebbe di un'opera

successiva al cantiere di Assisi ed anche alla Croce di Santa Maria Novella. Questa opera mostra una solida resa della volumetria

dei personaggi le cui attitudini sono più naturali che in passato; il trono è inserito in una prospettiva centrale, formando quasi una

"nicchia" architettonica, che suggerisce un senso della profondità.

TAVOLA CON LE STIGMATE DI SAN FRANCESCO(1295): creata per i Francescani di Pisa, la tavola è ora conservata al

Louvre, ed è firmata "opus Iocti florentini". Nessuna scena, sia la ricezione delle stigmate sia le tre in basso (predica al papa,

predica agli uccelli, conferma della regola) sono copiate da Assisi, bensì parafrasate, ed infatti questa tavola può essere vista come

una conferma della paternità di Giotto degli affreschi d'Assisi.

LA SCUOLA DI GIOTTO: i primi allievi sono gli Umbri, che vengono a contatto con la sua arte ad Assisi, che è un vero e

proprio centro sperimentale. Fra i più famosi ricordiamo l'"Espressionista di Santa Chiara", il "Maestro del Farneto" autore di una

pala con al centro la Glykofilousa e le Storie della Passione sullo sfondo, ed il "Maestro di Cesi, autore di un dossale del 1308,

con la Madonna che ha il velo aperto, in braccio il Bimbo e dietro angeli e santi. Fa anche il cosiddetto "Trittico della Stella" per

le monache del monastero di Spoleto, che rappresenta le storie di Maria, con architetture complesse, al centro ci sono la Madonna

e Gesù nella mandorla stellata. Il Maestro di Cesi riprende molti dettagli dall'opera di Giotto ad Assisi, sia per quanto riguarda le

architetture, sia per quanto riguarda i movimenti. Anche molti miniatori riprendono le intuizioni giottesche,soprattutto per quanto

riguarda l'illusorietà dello spazio e gli spazi creati col tromp -l'oil, come il maestro lombardo nel messale di Roberto Visconti.

L'ispirazione giottesca corre in tutta Italia: da Napoli, dove un pittore riprende suggestioni giottesche nella Resurrezione di

Lazzaro, a Brescia dove si copiano soprattutto le croci dipinte.

PIETRO CAVALLINI: deve molta della sua fama ad un articolo uscito sulla "Domenica del Sole 24 ore" del 1997, dove i critici

Zanardi e Zeri pensavano che fosse lui, e non Giotto l'autore degli affreschi della basilica superiore di Assisi, a causa della

somiglianza fra i volti dipinti da entrambi. Il suo capolavoro è il "Giudizio universale" di Santa Cecilia a Roma (1295) dove si

ispira a Torriti per le pieghe. La qualità delle sue opera, tuttavia, non è così elevata da far supporre che sia stato lui il "motore"

della rivoluzione di Assisi. La composizione è grandiosa, ispirata all'arte bizantina, ricca di chiaroscuri. Le sue figure non

occupano dei volumi, i volti sono regali ed iterati. Vediamo la Vergine con mantello e veste, ed aureola punzonata, dal volto

molto dolce. Gesù è nella mandorla, con angeli intorno, i quali presentano piume policrome. Nella sua versione di "Isacco

respinge Esaù" la figura è molle, non sostenuta. Era anche l'autore, insieme ad Arnolfo di cambio, del sepolcro di Bonifacio VIII,

ma lavorò anche ad altri sepolcri, come quello di Matteo d'Acquasparta in Santa Maria in Aracoeli, oppure il mosaico sulla tomba

di Bertoldo Stefaneschi. Lavora a Napoli, dove fa dei clipei con San Giacomo e San Filippo nella cappella di Sant'Aspreno. In

Santa Maria in Trastevere a Roma, invece, fa un ciclo di mosaici(1290/1295) con la Natività della Vergine, molto ispirata a

Giotto, con la levatrice che sente la temperatura dell'acqua, e poi l'Annunciazione, dove la Madonna è in un trono molto elaborato,

che vorrebbe ricordare il marmo bianco e l'opus sectile. La paura è resa col gesto di portarsi una mano al petto, l'Angelo fa il gesto

della benedizione. La purificazione di Maria è invece ripresa dalla Cappella degli Scrovegni a Padova, così come il Giudizio

Finale.

 LEZIONE NOVE: LA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI E LE SCUOLE REGIONALI.

ORATORIO DEGLI SCROVEGNI (1303-1305) non è la sua prima opera a Padova aveva già dipinto un ciclo astrologico al

palazzo della ragione. L'erezione di questa cappella è legata all'espiazione del peccato di usura del padre del committente, come

vuole la leggenda, ma poteva essere anche un modo per affermare il proprio prestigio in città. L'oratorio è dedicato a Santa Maria

Annunziata e fu innalzato accanto all'omonima chiesa, causando diversi malumori. L'aula è unica, la volta è a botte, e c'è un a

scarsella in basso, una trifora sulla controfacciata e sei monofore. Nel presbiterio, voltato a crociera, ci sono le tombe di Enrico

Scrovegni e di sua moglie. Ci sono fasce ed incorniciature marmoree ma non usa la cosmatesca. Lo zoccolo non presenta i classici

finti tendaggi, ma specchiature marmoree, dove si alternano i 7 vizi e le 7 virtù. La raffigurazione è su 3 registri e il superiore

sfonda la linea d'imposta della volta, per alzare illusoriamente il soffitto. In controfacciata si fa ritrarre Enrico Scrovegni mentre

offre al cielo un modellino della cappella, accolto da 3 angeli. La sequenza decorativa inizia con l'annunciazione e prosegue in

senso elicoidale, nel primo livello ci sono le storie di Anna e Gioachino (destra) e di Maria (sinistra), nel secondo quelle

dell'infanzia, della vita pubblica di Gesù, nel terzo quelle della passione. Sull'arco ci sono due trompe l'oeil che sfondano la parete

basando l'illusione sul punto di vista dell'asse visivo (coretti prospettici) e sulla volta ci sono dei medaglioni con la Madonna e il

Bambino e i Profeti, mentre sulle fasce divisorie ci sono medaglioni polilobati con storie dell'antico testamento.

GIUSTIZIA: è a sinistra incarnata da una donna possente e matronale, inserita in uno spazio gotico. Sotto c'è un finto bassorilievo

sugli effetti del buon governo, a sinistra c'era un orafo (forse il padre di Giotto) vittima di una damnatio memorie (il senso è che la

giustizia premia chi è operoso).

CARITA' E INVIDIA: concretezza fisica, rappresentazione non convenzionale della carità, la gestualità dell'invidia è rabbiosa e

scattante, quella della carità fluida. Proust cita la carità nella "Recerche" mentre offre il cuore a Gesù.

ANNUNCIAZIONE: Maria è salda, si inginocchia con decisione, porta le mani al petto in segno di accoglienza. E' di profilo nel

volto, di 3/4 nel busto. Lo spazio è una scatola, l'aureola è scorciata e c'è una cortina annodata sulla colonna.

GIOACCHINO VIENE CACCIATO DAL TEMPIO: è la prima scena, approfondisce di più le architetture perché i riquadri sono

più piccoli rispetto ad Assisi.

L'ANGELO APPARE A GIOACCHINO NEL DESERTO: il corpo dell'uomo emerge da sotto la veste, c'è una capanna sullo

sfondo ed erbe e arbusti che spuntano dal terreno, il che fa capire che siamo nel deserto. L'angelo plana su Gioacchino.

ANNUNCIO A SANT'ANNA: di nuovo la scatola spaziale, l'angelo trapassa la parete, nel sottoscala c'è un'ancella che fila.

Sensazione di "domesticità" data dalla minuziosità della descrizione degli arredi. Anna ha una concretezza terrena, il mantello

segna pieghe profonde. L'ancella ha la stessa mestizia di Anna, le pieghe della veste sono molto naturali. L'Angelo passa

attraverso la parete.

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI MARIA: è visto dal punto opposto rispetto alla scena di Gioacchino, presenza di figure di

spalle (servo con cesto, due astanti).

NATIVITA':capannuccia su sfondo roccioso, la pittura azzurra era a secco, i pastori sono di spalle e Giuseppe dorme. Sopra la

capanna ci sono gli Angeli. Maria mette premurosamente il Bimbo a dormire nella mangiatoia.

EPIFANIA: il Re Magio bacia il piede a Gesù, la capannuccia è la stessa di prima.

PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU': il bimbo si divincola dalle braccia di Simeone, cercando Maria.

NOZZE DI CANA: l'oste è grasso e sorseggia il vino, un servo fa la mescita, un altro taglia il pane. Effetto di penombra, le

pennellate sono larghe e colorate sui volti, scorci verso destra.

BATTESIMO DI GESU': imponenza scultorea vesti raffinate. Dio è sfuggente scorciato di sotto in su.

GESU' E CAIFA: scatola innestata sulla cornice non centralizzata. La scena è quasi notturna, le persiane sono chiuse. Da notare la

resa del soffitto.

COMPIANTO: sperone d roccia come ad Assisi sullo sfondo, le donne sono molto patetiche, girate di spalle. San Giovanni urla

con le braccia tese, il panneggio scende. Sopra gli angeli si disperano, i colori sono tenui. La Madonna abbraccia Gesù guancia a

guancia, le espressioni di dolore sono riprese dal sarcofago antico che raffigurava la morte di Meleagro. Crisografia nei dettagli

delle vesti.

ASCENSIONE: il colore è più caldo, le nubi rosate. gli angeli additano a Maria, di 3/4, la condizione attuale del figlio. Le ombre

sono grigie come se Gesù, attorniato di luce dorata, stesse invecchiando. La madonna ha le rughe e l'espressione stanca

dell'anzianità. L'aureola è decorata con righe come nella basilica di Assisi.

PENTECOSTE: scatola in angolo, trifore scorciate. Lo spirito santo scende sugli apostoli sottoforma di raggi rossi, ed è proprio la

scala cromatica di questa tonalità che permea il dipinto.

NOLI ME TANGERE: rocce diafane e trasparenti, osservazione complessa della profondità. Gesto imperioso ma dolce di Gesù,

mentre la Maddalena cerca di allungare le braccia.

GIUDIZIO UNIVERSALE: in controfacciata, conclusione ideale del ciclo di storie, in seguito la redenzione dell'umanità grazie al

sacrificio di Gesù e alla lotta fra Virtù e Vizi. Viene proposto uno spazio concavo, formato dai seggi, ma la mandorla è

bidimensionale. Mantiene la gerarchia. A sinistra stanno i Salvati, felici, a destra si apre la voragine infernale con un Diavolo

ispirato a quello del battistero fiorentino. In alto ci sono le gerarchie angeliche.

GIOTTO A RIMINI E LA SUA SCUOLA: GIOVANNI, PIETRO, GIULIANO.

Lavora per la chiesa dei Francescani poi distrutta per far spazio al tempio Malatestiano.

CAPPELLA DI SAN NICOLA DI ASSISI (1294/1297) Appartiene alla famiglia Orsini, fa un trittico per la tomba di

Giangaetano. Al centro c'è l'Odeghetria, ai cui lati si affacciano San Francesco e San Paolo. Lo sfondo è dorato e lo spazio è

scandito da tre archi, due a tutto sesto e uno a sesto acuto.

GIULIANO DA RIMINI: usa molto le specchiature nel suo DOSSALE D' URBANIA, diverse ed innovative, nel suo polittico ci

sono stoffe, colonne tortili, e trifore nonché la valorizzazione dell'intarsio.

CROCIFISSO: Giotto lo fece per il tempio malatestiano di Rimini: la croce è mutila mancano i dolenti, la corporeità è

estremizzata. Fu però d'ispirazione a molti artisti del luogo: come Giovanni da Rimini, che riprese la posizione di Gesù, oppure

PIERO DA RIMINI (1310), che fece una croce per Urbania, con effetto più realistico del suo collega, ma ci sono residui

bizantini. Invece di privilegiare le forme rettangolari usa le stelle a sette punte.

GIOVANNI DA RIMINI: è autore di un dittico con storie di Gesù e di un affresco in Sant'Agostino con la purificazione di Maria,

dove riprende la scatola spaziale da Giotto, alzando di molto le architetture. Affresca anche la distruzione del tempio di Artemide

ad Efeso, con le persone là dentro per la celebrazione che sfuggono impaurite.

PURIFICAZIONE DI MARIA (1305): panneggio ben distinto, un'ancella se ne va, fuori c'è Giuseppe, il tono è aulico e solenne.

PIETRO DA RIMINI

ULTIMA CENA A POMPOSA (1317): tavola rotonda, simmetria, panneggi fascianti e pieghe simmetriche. Presenza di scodelle

e utensili da cucina sul tavolo.

CAPPELLA DI SAN NICOLA NELLA CHIESA DI SAN TOLENTINO(320): Nicola è un monaco agostiniano, patrono di

questa cappella. In alto ci sono le storie di Cristo, in basso i miracoli. Ovunque ci sono figurine inginocchiate, forse i finanziatori.

Prendiamo in analisi le Nozze di Cana: con gli osti che travasano il vino e gli invitati che mangiano tranquillamente ai tavoli.

DEPOSIZIONE DEL LOUVRE (1330): Le figure sono grandiose, dilatate, la raffigurazione si svuota, il corpo di Gesù sembra

uno stelo, ha difficoltà ad assimilare la lingua giottesca. Punzona i nimbi, ha un realismo manierato.

I BOLOGNESI

La scuola bolognese ha un giottismo indiretto, la raffigurazione è quasi narrativa.

PSEUDO-IACOPINO(1335/1340): fa il polittico della purificazione di Maria (1335/1340) in alto Maria stringe il corpo morto di

Gesù. SAN GREGORIO MAGNO: ispirato alla miniatura bolognese sviluppata per i testi universitari di diritto. La cassapanca è

molto raffinata, il tono è aneddotico, c'è una grande sapienza pittorica. Vediamo un frate che lo chiama, scostando la cortina. Per il

convento domenicano femminile di santa Maria Nuova dipinge un paliotto con le storie della Vergine, dove al centro c'è la

dormitio, in basso, e l'incoronazione, in alto. Vediamo nella Disputa coi Dottori, Gesù sul trono, in alto, e poi in basso a destra,

con Maria che lo abbraccia. Fra i dottori sono presenti anche degli arabi.

L'ILLUSTRATORE: miniatura con Santa Caterina d'Alessandria, è la santa prediletta per illustrare i testi giuridici, perché era

molto colta. E' rappresentato il suo sposalizio mistico con Dio, lei sviene e Gesù bambino, in collo a Maria (che ha l'aspetto di una

massaia bolognese coeva), le mette l'anello al dito. DISPUTA GESU' E DOTTORI: il bimbo è sul trono, l'assetto è gotico, a

sinistra i dottori scartabellano libri, a destra Maria e Giuseppe riabbracciano il figlio.

VITALE DA BOLOGNA: il più grande pittore del '300 nella zona, durante la peste nera, va a Udine.

TAVOLA CON SAN GIORGIO (1335/1340) Firmata con un ologramma disegnato sul cavallo stesso. Giorgio si avventa, la

mantella è svolazzante e uccide il drago, mentre la principessa si affaccia timorosa.

POLITTICO CON STORIE DI SANT'ANTONIO ABAT(1340)E: utilizza le diagonali. Nella prima scena Antonio scappa dal

convento di Patrasso. Nella seconde risana una fonte avvelenata, nella terza è rappresentato il suo corteo funebre, dove Sofia, la

figlia indemoniata dell'Imperatore, rinsavisce.

MADONNA DEI DENTI(1345): toni più gentili, molto preziosa, centro di un trittico. Il volto di Maria, ha la forma di mandorla

appuntita, porta il velo francese.

ANNUNCIAZIONE E NATIVITA' (1345): dall'oratorio di Mezzarotta era in controfacciata. La natività è molto teatrale,

Giuseppe rovescia l'acqua nella bacinella.

PALA CON INCORONAZIONE DELLA VERGINE(1355) al Louvre, vediamo Gesù, vestito di rosa, che incorona la madre,

mentre intorno a lui stanno Santi e Angeli. Il trono ha due grandi cuscini rossi e un drappo dorato, da cui fanno capolino degli

Angeli.

IMAGO PIETATIS (1340): Dietro Gesù ci sono san Cristoforo e San Benedetto.

FLAGELLAZIONE (1349/1350): affresco udinese molto corrotto, vediamo solo la parte inferiore e la cattiveria dei carnefici.

 LEZIONE DIECI LA PITTURA A FIRENZE NEL 1300

GIOTTO POLITTICO DI BADIA (1295) Architettura gotica,i personaggi sono a mezzo busto e sembrano affacciarsi da un

balcone. S. Pietro ha un volto malinconico, la stola è bidimensionale e gira attorno al corpo, le chiavi che ha in mano sono molto

E’ stato recentemente

grandi. restaurato. Le narici di Pietro hanno uno scorcio perfetto. Cfr col Santo Vescovo rappresentato ad

in entrambi l’espressione è corrucciata.

Assisi nella cappella di San Nicola; architetture giottesche, al centro c’è la

MAESTRO DI SANTA CECILIA (1305) tavola omonima, nelle storie, piccole, ci sono

Santa in trono. Il modo di costruire gli spazi è ancora rocambolesco, soprattutto il modo di sedersi della Santa. Il maestro fu

sopravvalutato perchè gli fu attribuitala tavola di S.M. della porta, e veniva visto come un deuteragonista di Giotto. Fa parte della

1° generazione di post-giotteschi che accolgono i suoi metodi, ma li stravolgono. Le ombre sono fumose, usa il profilo.

Importanza dei colori rosati e blu.

– MAESTA’ DI OGNISSANTI (1300/1302) “manifesto” della novità giottesca. E’ una tavola cuspidata, legata alla

GIOTTO

pittura del ‘200. E’ presente la gerarchia, con Maria e Gesù che sovrastano gli altri, le gambe sono scorciate, vi cade il panneggio.

Fa trasparire il seno di Maria, come il corpo di Gesù da sotto le vesti. Le pieghe sono increspate. Gli angeli sono ammassati, le

fiancate del trono sono traforate, il trono è ornato da cosmatesche. Il trono ha uno scorcio da sx, la fiancata di dx è meno visibile:

il trono quindi è scorciato (era pensata per essere vista da sinistra). Due angeli offrono alla Vergine vasi con rose e gigli. Fra le

gambe della Vergine c’è un panneggio. L’angelo di sx riceve la luce dal davanti; quello di dx da dietro. Le ali sono sfumate,

cadono una davanti e una dietro i piedi. Il trono somiglia a una cappelletta gotica, di cui il rosone è il nimbo di Maria

CAPPELLA DELLA MADDALENA (ASSISI 1308)E’ nella basilica inferiore, commissionata dal vescovo di Assisi, Tebaldo

C’è un respiro più ampio per quanto riguarda il paesaggio, più

Pontano. Le cappelle sono sorrette da contrafforti semicircolari.

approfondito. Ci sono grandi lastre cosmatesche, e questo è il motivo d’ornato predominante, le cornici degli affreschi rispettano

l'architettura, ed ospitano le storie della maddalena e di Marta.

RESURREZIONE DI LAZZARO: lo sguardo si dirige verso la mano isolata di Gesù, troneggiante. Espressività più accesa. Il

l’aureola è scorciata. Lettura

volto di Gesù è di profilo ascensionale.

MADDALENA E ZOSIMO: lei è nel deserto, nuda e penitente, e lui le porge una veste.

NOLI ME TANGERE: ampiezza del paesaggio, le figure sono più lontane rispetto a Padova, ma c’è molta vegetazione. Rilievo

dell’intonaco, Gesù è attorniato da una mandorla di raggi. Gli affreschi sono datati 1308; c’è un documento in cui Giotto chiede di

saldare un debito a un suo assistente. Ci sono dei medaglioni con dei personaggi biblici, per esempio Lazzaro, che ha occhi gonfi

Lavora al ciclo dell’infanzia di Gesù nel transetto di dx

ed è molto pallido. della basilica inferiore. Nel medaglione con Gesù

benedicente lui fa il gesto dell’eunte, è illuminato da una porticina posteriore. Dipinge i miracoli post mortem del Signore.

PRESENTAZIONE AL TEMPIO (1313): ombreggiature ricche di colore, chiarezza espressiva, volontà di abitare lo spazio. La

penombra si addensa verso l’abside. Gli abiti hanno un effetto cangiante.

DISPUTA FRA I DOTTORI: architettura complessa, pilastri e decorazioni a cosmatesche. Senso cromatico molto ricco, a sx

Maria e Giuseppe arrivano a reclamare Gesù.

CROCEFISSIONE: nel transetto destro speculare a quella di Cimabue sopra. Ha i tratti del volto affilati, le labbra sono aperte,

disegna le frustate e gli ematomi con la pittura rosso scuro. Dietro a San Francesco, che si protende verso Gesù, ci sono i

committenti: Maria cade a terra, sorretta dalle pie donne.

POLITTICO STEFANESCHI: commissionato dal cardinale omonimo per San Pietro. Al centro c’è Gesù in maestà, ai lati c’è il

martirio di Pietro e Paolo. Dietro c’è San Pietro in cattedra e altri santi col cardinale che offre il modellino.

MAESTRO DEL CODICE DI SAN GIORGIO: è un miniatore ma dipinge anche tavole, lavora ad una CROCEFISSIONE su

fondo oro, dove la posizione di Gesù ricorda quella del Cristo di Giotto. Il codice da cui l'artista prende il nome gli fu

commissionato dal cardinale Jacopo Stefaneschi. Nel codice vediamo nel bas de page Giorgio balza sul drago, con mantello

svolazzante, a dx c’è la principessa.

MAESTRO DI FIGLINE: compianto su Cristo (1325/1330) lui lavora molto a Santa Croce, fa un’altra Croce dipinta,. Nella

gioco con la linea, è molto antigiottesco. Il corpo di Gesù è macilento e smagrito. Sullo sfondo c’è una

tavola del compianto c'è il

croce a tao , Maria sviene non aggraziatamente, segno di VERO dolore.

CROCE DI SANTA CROCE: (1320): in restauro, il bacino è arretrato, il corpo macilento, violenza gotica. Il perizoma è molto

panneggiato. Stilizzazione nei motivi decorativi. Le ciocche dei capelli sono quasi come degli uncini. Accanto al corpo di Gesù ci

sono dei cassoni con clipei di santi. Si ispira parzialmente alla posizione del corpo di Gesù voluta da Giotto

MAESTA’ (1320): non è scorciato di sotto in su, ma lateralmente. Il trono è marmoreo, assai bizantineggiante. Gli spessori della

pedana sono deformati. Il alto 2 angeli, sessuati, si scambiano un fiore (amor cortese). Carni pallide, luminose.

BUONAMICO BUFFALMACCO: dipinge il trionfo della Morte per il camposanto di Pisa (1335), furono danneggiati gravemente

durante la seconda guerra mondiale. Ispirato alla predicazione di Domenico Cavalca, i temi allegorizzanti portano alla

comprensione del messaggio: la celebrazione della vita contemplativa. Ricchezza della descrizione, sembra un arazzo, molto

antigiottesco, perché ammassa le scene le une sulle altre. Il Giudizio universale è molto violento, solo in apparente ordine, in

realtà pue qua le scene sono per nuclei. Gli Angeli prendono per i capelli o per le vesti i dannati e li buttano giù. Vediamo i

Gaudenti in un giardino, che discorrono amorevolmente fra di loro, mentre la Morte, sottoforma di peste, sta arrivando a loro. C'è

l'incontro fra i tre vivi e i tre morti, molto patetico, a sfondo rosso. Vediamo un particolare dei dannati ammassati gli uni agli altri,

che gli Angeli attaccano.

CAPPELLE BARDI E PERUZZI (1320/1325) le cappelle erano 4, la prima ad essere eseguita è la Bardi, dedicata a San

Francesco. Nella Peruzzi, dedicata a San Giovanni, sono state fatte indagini con gli ultravioletti. La narrazione è quasi un fregio

continuo. attirare lo sguardo nel mezzo. Sullo sfondo c’è una città

SAN GIOVANNI RESUSCITA DRUSIANA(peruzzi): vuoto per

medievale. In ginocchio ci sono due figure che lo supplicano. La veste di Drusiana ha pieghe accidentate. I volti delle persone, che

lo guardano con speranza, sono molto espressivi.

SANTO: ambientato in una chiesa a Efeso, spaccata nel punto dove l’angelo afferra il Santo, alcuni degli

ASCENSIONE DEL

astanti sono spaventati, uno cade a terra, presenza di raggi dorati. L'Angelo prende per mano San Giovanni.

si mescola dolcezza e severità. “Annunciata” da un riquadro con le Stigmate di

CAPPELLA BARDI(1325): pacatezza dei volti,

San Francesco: egli ha una posizione particolare rispetto ad Assisi, è più aperto verso l'esterno, il Crocifisso è più grande e

maestoso, la parete resta sempre rocciosa.

SAN FRANCESCO AL CAPITOLO DI ARLES: architetture frontali, geometrie pure e frontali. Dominio del tono medio,

aperture nude, essenziali, quasi modanate. Calotte e tonsure dei monaci viste di scorcio.

in alto c’è l’animula che ascende al cielo. Usa poche

ESEQUIE DI SAN FRANCESCO: senso processionale, gesti non estremi,

pennellate

CFR ASCENSIONE DI SAN GIOVANNI- TADDEO GADDI:Castello di Poppi. Il Santo è risucchiato da un alone di luce,

parafrasa e rielabora diverse invenzioni giottesche. Taddeo decora la cappella BARONCELLI (1328/1330). Essa è in fondo al

ANNUNCIATA: Maria è seduta, aspetta l’angelo,

transetto dx, dentro di esse è il polittico con le storie di Maria di Giotto.

nell'arco ci sono clipei con Virtù: vediamo la Prudenza intenta in calcoli astronomici. FORMELLE PER ARMADIO DI SANTA

CROCE (1335/1340): formelle multiformi, riprende Andrea Pisano, considerato uno scultore “giottesco”. Andrea fa delle formelle

per le porte del Battistero, dove nobilita la pittura e la scultura, ponendole in allegoria.

AI PASTORI: tour de force di luce artificiale essa è fredda, giallo/rosata. Costruzione “a quinta”, molto bella la resa

ANNUNCIO

degli animali, dolci e realistici. PRESENTAZIONE AL TEMPIO DELLA VERGINE: idea della scatola spaziale, predomina il

rosa. Cfr miniatura del Duca di Berry, fortemente ispirata al disegno dell'affresco, ora al Louvre..

OPERE DI TADDEO GADDI: lui è forse l'allievo che riprende più pedissequamente Giotto, sia nella Maestà, di cui riprende

specularmente la posizione, le pieghe della veste e dell'abito, sia nelle STIGMATE DI SAN FRANCESCO, dove cambia solo

l'apparizione di Gesù, evidenziando la croce, per riprendere con colori più tenui l'esatta composizione giottesca.

SPOSALIZIO DI MARIA: tono festoso, ricchezza dei dettagli, uccellini danzano sui rami. Tutti gli allievi di Giotto fanno

ricerche, mantenendo lo spirito del maestro. Architettura gotica sullo sfondo a destra, altri pretendenti rompono il bastoncino coi

piedi.

MASO DI BANCO- SCENA DI GIUDIZIO (1340): è sempre in Santa Croce, nella cappella dei confessori., in una lunetta nella

Ciclo con storie di San Silvestro e Costantino. Nel “Giudizio” la valle di Josafat è deserta, ci sono

tomba di Gualtiero de'Bardi.

Gesù e gli angeli e basta.

SILVESTRO RESUSCITA DUE SACERDOTI PAGANI: architetture astratte, i 2 non avevano saputo sconfiggere il drago. La

pittura è intrisa di colore. Si parte da dati realistici, poi si astrae. Vediamo la figura di Silvestro reiterata due volte. Dipinge anche

un Sogno di Costantino per la cappella Bardi di Mangona (1340) dove si nota lo stupore della figura che sta entrando nella camera

di Costantino.

1348 anno della peste nera, che ebbe ripercussioni sulle arti figurative, che portò ad una raffigurazione meno realistica. I grandi

pittori sono morti, le scuole fanno pittura accademica, di imitazione.

ORCAGNA (ANDREA DI CIONE) POLITTICO DELLA CAPPELLA STROZZI (Santa Maria Novella 1365): vediamo Maria e

presentano San Tommaso D’Aquino a Gesù, c’è

San Giovanni che in Maiestas dentro una mandorla sorretta da angeli. Non

ambiente né architettura.

NARDO DI CIONE: fratello di Orcagna, esegue un polittico per santa Maria degli Angeli: al centro vediamo la Trinità, con un

enorme Dio, Gesù crocifisso e la colomba, mentre ai lati stanno San Benedetto e San Giovanni evangelista. E' più realistico, più

dolce e sfumato.

GIOVANNI DEL BIONDO:polittico Cavalcanti dalla sagrestia di Santa Maria Novella,Annunciazione e santi. L'architettura è

molto complessa, ci sono i volti di Santi e sante fino in cima, occupano tutti i pinnacoli. I santi sono tutti ammassati.

GIOTTINO: ovvero Tommaso di Stefano, pittore dal «dipingere dolcissimo e tanto unito» è caratterizzato dal senso di razionalità

plastica.

PIETA’ DI SAN REMIGIO(1350):rappresenta un compianto, con la Madonna che abbraccia pateticamente il figlio. Riprende

l’ultimo Giotto, solennità nei gesti, donatrici in ginocchio, i Santi pongono le mani sulle loro teste. Lo sfondo è dorato, mancano le

decorazioni architettoniche.

GIOVANNI DA MILANO: 1355 È un'opera che coinvolge l'osservatore grazie a soluzioni tecniche inedite: una su tutte la resa

materica delle lacrime in rilievo sui volti dei protagonisti e la Vergine che posa la mano sul costato di Cristo Vediamo i nimbi

punzonati.

MADONNA CON BIMBO E SANTI: per l'abbazia degli Umiliati a Milano, affresca quest'Odeghetria in Trono, con santi e un

angelo. Colori tenui, panneggio del vestito raffinato.

MADONNA COL BIMBO (1370): fatta per San Bartolo in Tuto a Scandicci, vediamo Gesù in piedi che le accarezza la guancia.

Per Santa Croce dipinge in Sagrestia,la cappella Guidalotti-Rinuccini, con storie della Vergine e della Maddalena e la cena in casa

di Levi(c.1365), mentre nella volta c'è Gesù benedicente e gli evangelisti.. Nella cena vediamo un tavolo apparecchiato, con la

Maddalena che tocca i piedi di Gesù. Vediamo i servitori che si avvicendano nel servire e dei Demoni sul tetto della casa. Nella

Cacciata di Gioachino dal tempio, vediamo la ripresa delle architetture giottesche. Ancora nella Natività della Vergine i col ori

sono chiari, vediamo donne vestite alla moda del 1300 prendersi cura della piccola e le nutrici preparare il bagno.

PIETA': la Madonna è molto più grande rispetto a Gesù, il cui corpo 2scivola" sulle gambe della madre, i nimbi sono punzonati.

CRISTO IN PIETA': Maria e Maddalena reggono in piedi il corpo.

 LEZIONE UNDICI: IL RUOLO DI SIENA NEL 1300

oreficeria. E’ uno dei centri più aperti verso

Siena è un centro di avanguardia per quanto riguarda l' la Francia e il gotico. A Siena

compare la tecnica dello smalto traslucido. Si incide le lastre di argento e si riempiono di pasta vitrea, che acquista colore più che

va in profondità.

RELIQUIARIO CON STORIE D SAN GALGANO: il cavallo ha una forza e un naturalismo eccezionali.

RELIQUIARIO PER IL CORPORALE (1336/1339) ORVIETO: fatte da Ugolino Vieri, gli smalti sono dei medaglioni inseriti,

comunque i panneggi sono oticissimi, la plastica si ispira all’opera di Giovanni Pisano, il reliquiario è piccolo. Duccio da Mannaia

esegue un calice smaltato per Assisi con questa tecnica. Il reliquiario del corporale si ispira nella forma alla facciata del Duomo di

Orvieto. I portali vengono decorati con bassorilievi che sembrano stoffe, ad opera di Lorenzo Maitani, chiamato anche “Maestro

sottile”. Eleganza, giochi di trasparenza, bassorilievi separati da tralci d'acanto, vediamo la Natività con la Madonna classicamente

sdraiata e la Nascita di Eva, col corpo di Adamo ricurvo.

– lavora sia a Pisa che a Siena poi a Firenze,

TINO DI CAMAINO TOMBA DEL CARDINALE PEREONI (1315/1316)l’autore

famoso soprattutto per la scultura privata di monumenti dedicatori e funerari. In basso ci sono le 4 virtù, cariatidi che reggono un

sarcofago con le storie di Gesù. Sopra c’è la “camera funebre” e una lanterna. In alto gli angeli portano in cielo l’animula. Negli

squarci delle finestre si affacciano i Santi , che fanno capolino. San Giorgio fa penzolare la testa del drago. I Santi vescovi hanno

l’aria altezzosa.

SIMONE MARTINI-MAESTA' DI SIENA (1315/1321): affresco commissionatogli per ornare la Sala del Mappamondo a Siena,

nel palazzo pubblico. La cornice è composta da clipei con santi e clipei con l'iterazione dello stemma di Siena. Al centro, su un

trono gotico e sotto al baldacchino, c'è la Madonna odeghetria, che tiene in braccio Gesù, il quale ha una vera pergamena in mano

con un messaggio sull'amministrazione della giustizia cittadina. Ai lati del trono si apre la sacra conversazione, con angeli e santi.

L'affresco è stato fatto in due momenti distanti: il primo precedentemente al soggiorno assisiate di martini, il secondo dopo.

Tecnica mista, con affresco, tempera, pergamena, vetro e oro. Umanizza Maria, i santi sono meno rigidi

MARTINI-AFFRESCHI DELLA CAPPELLA DI SAN MARTINO (1317) commissionati dal Cardinale Gentile Partino,

rappresentano le storie di San Martino: lo vediamo sotto un baldacchino gotico mentre accoglie in cielo il committente, morto

prima di veder finita la cappella, che indossa il saio. Vediamo la formella con l'investitura del santo, dove un attendente gli sta

assicurando la spada alla cinta, quando Martino alza gli occhi al cielo e prega, Scena con molti personaggi, soprattutto musici, con

aria festosa. Vediamo ancora il Sogno di San Martino, accanto al cui letto, con copriletto a quadretti, si avvicendano Gesù e i

Santi. Notiamo gli angli che coprono le braccia al santo infreddolito perché aveva dato a un povero il suo mantello, mentre sta

consacrando l'ostia. Nell'affresco con la morte del santo vediamo un'architettura gotica e un' architrave che separa la

composizione, sotto il compianto degli uomini, sopra gli Angeli pronti ad accoglierlo. Le esequie del santo, ricche di dettagli,

riprendono la disputa coi dottori di Giotto a Assisi. Negli squarci delle finestre rappresenta i Santi, fra cui i santi vescovi,

dall'espressione altezzosa.

PALA CON SAN LUDOVICO CHE INCONTRA ROBERTO D’ANGIO’ (1317) dipinta per la chiesa di San Lorenzo Maggiore,

è ben divisa tra predella e pala. La seconda rappresenta San Ludovico, che era un Angiò che aveva rinunciato al trono per farsi

francescano. La mano dx regge una corona, che pone sulla testa del fratello Roberto, come a legittimarne il regno. Vesti preziose,

cornice con i gigli angioini (per cui Simone dipinge). Vediamo Ludovico portare la mitra, era infatti vescovo di Tolosa, ed essere

incoronato dagli Angeli (gloria celeste). Il ritratto di Roberto è uno dei primi della storia.

IL CASTELLO DI MONTEMASSI E GUIDORICCIO DA FOGLIANO(1329): nella sala del mappamondo , dovevano essere i

diversi castelli conquistati nell’area del senese. Martini fu pagato per andarli a vedere, volevano che fosse molto realistico.

PALADI SANT'ANSANO: doveva far parte di un ciclo con annunciazione- natività- purificazione di Maria. Si fa aiutare da

angelo e Sant’Antonio di

Filippo Memmi, suo cognato. Il mantello di Maria si è scurito, Maria e Santa Massima sono di Memmi,

Martini. Usa punzonature, al centro c’è un vasetto di gigli che imita il rame. E’ messo di sbieco, con le 2 anse. Nel cuspide

vediamo una nuvola con angeli e colomba che vola verso Maria. Simone è molto più dettagliato, colora molto di più le piume e fa

il mantello dell'angelo a quadretti. La mano della Madonna è su un libro aperto, le vesti hanno bordi d'oro.

MARTINI AD AVIGNONE: la corte è frequentata da committenti come Jacopo Stefaneschi e intellettuali come il Petrarca.

PALA CON RIMPROVERO A GESU’(1342): consistenza delle carni, la Madonna sta leggendo, Giuseppe è incurvato sul piccolo

Gesù.

MADONNA DELL’UMILTA’: seduta sola per terra, con Gesù in braccio e un angelo a destra. Commissionata dal cardinale

Stefaneschi, era a Notre dame de Domes.

POLITTICO ORSINI: altarolo pieghevole a soffietto, commissione del cardinale Napoleone Orsini ad Avignone, ( 1336-1338).

Rappresenta la storia della passione, vediamo l'andata al Calvario, molto patetica (urlo della Maddalena), si ispira alle miniature

francesi. Ne troviamo una rappresentazione assai simile nel Tres Riches Heures del duca di Berry.

ALLEGORIA VIRGILIANA (1338/40) Eseguita per Petrarca. Il pastore è l'allegoria delle Bucoliche, il contadino delle

Georgiche, il soldato dell'Eneide. Servio, linguista e commentatore, scosta il velo e indica Virgilio. C'è una scritta in due cartigli:

Come Mantova diede i natali a Virgilio, che questi temi finse con i versi, così Siena a Simone, che li dipinse con la sua mano.

TAVOLA CON CADUTA DEGLI ANGELI: il disegno è di Simone, la realizzazione di Memmi. I diavoli cadono a casaccio.

Vediamo gli angeli che li colpiscono con spade, nel cuspide c'è Dio. Miniatura simile del duca di Berry.

PIETRO LORENZETTI - STORIE DELLA PASSIONE, BASILICA INFERIORE (1317/1322). Situata nel transetto sinistro. La

prima scena è l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, con un classicismo espressivo. In primo piano c'è Giuda, messo di profilo. Ritmo

concitato, forte espressività. Sviluppa un senso spaziale molto forte. Presenza di dettagli allegorici attenzione "ossessiva" per la

linea e i particolari. Figure più robuste e forti di Simone. "L'ultima cena" è ambientata in un edificio ottagonale, scorciato, con i

servi che fanno leccare i piatti al cane e al gatto. "Cattura" luna bronzea, tono argenteo, i personaggi si rigirano perché non

vedono. "Crocefissione" croce gigante, omaggio a Cimabue, gli angeli riprendono Giotto, Maria sviene: "Deposizione"

rielaborazione dei temi canonici.

POLITTICO DELLA PIEVE (AR) (1320/1324) : commissione ghibellina, il mantello di Maria è colorato. Sopra la Madonna con

Bambino c'è un'annunciazione, con colonne tortili bianche, l'angelo ha un forte gesto prensile.

NATIVITA' DI MARIA (1342): esaeguita per l'altare di San Savino nel duomo di Siena. Pala mutila, manca dei 2 santi ai lati; usa

uno spazio vasto e complesso. La stanza dov'è Gioacchino dà su una corte uguale a quella del palazzo pubblico di Siena. Maria

sgambetta prima di entrare nella tinozza. Sant'Anna ha il corpo che emerge dalla tunica. Accanto alla sala centrale, con la camera

di Anna, sta Gioachino e un uomo, in attesa della notizia della nascita, comunicatagli da un servo.

AMBROGIO LORENZETTI - PALA CON LA PURIFICAZIONE DI MARIA (1442) : nel 1430 si trasferisce a Firenze,

pavimento scorciato, uso delle colonne. Pavimento decorato ad opus sectile, come l'altare, volte a crociera viste di scorcio.

Simeone ha un'espressione molto severa mentre prende in braccio il bambino, la sacerdotessa Anna ha in mano un cartiglio.

AMBROGIO LORENZETTI - MADONNA COL BIMBO: glykofilousa, i volti sono attaccati, Maria dà un bacio al figlio, aureole

crisografate.

AMBROGIO LORENZETTI- ALLEGORIE ED EFFETTI DEL BUONO E DEL CATTIVO GOVERNO IN CITTA' E NEL

CONTADO(1337/39) situato nel palazzo comunale di Siena, nella sala della Pace, accanto a quella del mappamondo. Il tema è la

giustizia e il bene comune, a cui va subordinato l'interesse personale. La cornice è composta da motivi fitomorfi e da cosmatesche,

con medaglioni con la personificazione dei Pianeti e delle stagioni. L'affresco tocca il culmine del realismo trecentesco, sebbene le

linee prospettiche portino spesso l'occhio a guardare un punto di vista diverso da quello naturale. La parete di fondo è occupata

dall'allegoria del buon governo, con la Giustizia che cattura la nostra attenzione, mentre al centro sta un vegliardo (il bene

comune) vestito di bianco e nero, i colori di Siena. Ai suoi piedi stanno i figli di Remo, fondatori della città, e sul capo svolazzano

le virtù teologali, accanto a lui le cardinali con la Pace e la Magnanimità. Sulla parete sinistra stanno gli effetti del cattivo

governo, con demoni che attorniano il Tiranno, attorniato dai vizi. La città mostra omicidi, furti e violenze, mentre sul con tado

vola il terrore. Sulla parete destra vediamo invece gli effetti del buon governo, con la città che brulica di persone, con una danza

di nove fanciulle (muse/governo dei nove).L'affresco è un documento di costume, soprattutto nel "contado": ci sono cacciatori,

contadini, tutti in scala prospettica. Nella città sono descritti i lavori. Ci sono allegorie delle stagioni.

 LEZIONE TREDICI: VENEZIA, MUNDUS ALTER

Il panorama veneziano nel periodo si pone in contrasto con la Toscana, con cui rivaleggia nella pittura su tavola, che esportano

all'estero sfruttando la rete adriatica e le vie dell'Italia settentrionale. Le pale hanno caratteristiche bizantineggianti: crisografie,

unione di intaglio ligneo e pittura. Il termine "Mundus alter" viene utilizzato da Petrarca, il quale ebbe rapporti col doge Andrea

Dandolo, che vorrebbe commissionargli le "Storie di Venezia", per definire la sospensione di questa città fra l'oriente e

l'occidente, in un'arte non eclettica, ma osmotica. Venezia si pone ora come città santuario, volendo rivaleggiare con

Gerusalemme, ogni chiesa, dopo il 1200, ha la sua reliquia, mentre San Marco vuole essere un sancta sanctorum. Durante la

crociata del 1204 molti corpi vengono rubati e portati a Venezia (San Marco, Sant'Isidoro, la cui traslatio è rappresentata

nell'omonima cappella in San Marco, nel mosaico vediamo la raffinatezza del sudario, le onde del mare stilizzate, grafismi

marcati). Durante il gotico internazionale, Venezia si conferma come capitale artistica, circolano là le proposte d'Oltralpe e della

Boemia,

La basilica di San Marco viene ampliata, alla base della cui decorazione musiva resta un certo conservatorismo di base,

mescolando cristalli, tessere e pietre preziose, che caratterizzano gli ultimi mosaici, che iniziano a dialogare con la pittura coeva

(battesimo di Cristo, oratorio degli Scrovegni).

ORAZIONE NELL'ORTO (XIII secolo): nella navata destra, dettagli più naturalistici, le espressioni facciali sono molto più

naturali rispetto ai primi mosaici.

APPARITIO(transetto destro): invenzione miracolosa del corpo di San Marco in un pilastro del transetto destro. Vediamo la

processione di persone di diverse classi sociali, i ritratti sono bidimensionali, la basilica è vista di scorcio dall'interno e poi è pure

rappresentato l'esterno.

CATINO DEL PORTALE DI SANT'ALIPIO(XIII secolo): mosaico dalla forte policromia, rappresentala traslazione del corpo di

san Marco, rappresentando la chiesa dall'esterno.

Continuano ad essere amate le icone, come quella lignea del castello di Montegalda (Vicenza) con sfondo oro a mosaico,

rappresentante la deposizione, con figure statiche, molto "Greche", senza forte espressione di dolore.

PAOLO VENEZIANO- TAVOLA CON SAN DONATO, IL PODESTA' DONATO MEMMI E SUA MOGLIE: elaborata per la

chiesa di san Donato a Murano, questa tavola agiografica fu tagliata nella parte superiore in età barocca, il bassorilievo ha aspetti

bizantineggianti, i volti invece sono goticheggianti,e più naturali. I committenti sono piccolissimi, nella parte inferiore.

MAESTRO VENEZIANO (CENTRO) E PAOLO VENEZIANO (ANTE)- TAVOLA CON STORIE DI CRISTO:destinata a

Trieste, che ama ancora molto i bizantinismi. In questa pala Paolo Veneziano rende omaggio ai mosaici di San Marco, presenta

una pittura stilizzata, ma quasi neoellenistica con grumi di colore. Nell'Orazione nell'Orto riprende fedelmente il modello

marciano.

MAESTRO DELL'INCORONAZIONE-INCORONAZIONE DI MARIA(1324): forse l'artefice è Martino Veneziano, padre di

Paolo, vediamo vesti panneggiate e crisografate, in un insieme di pittura e scultura (del legno, che presenta trafori virtuosistici). Il

trono ha la valva, non c'è una chiarezza della costruzione, il drappo ricopre sia Maria che Gesù, in una grandiosità artificiale. La

sfera celeste raggiata è un recupero dell'arte paleocristiana, in riferimento alla gloria Celeste, i gesti sono lenti, solenni, ci sono

dorature a missione.

MAESTRO DELL'INCORONAZIONE-DOSSALE DEL BEATO BEMBO: per Dignano in Istria, al centro c'è il Beato, ai lati i

suoi miracoli. Vediamo un senso ornato più divagante ed elementi architettonici tridimensionali, con un realismo impensabile se

non alla luce del lavoro di Giotto. Lui però dissimula questo dialogo col maestro fiorentino, cercando una propria identità. Il tema

dell'incoronazione e della dormitio di Maria è molto amato, e conseguentemente iterato, a Venezia.

PAOLO VENEZIANO POLITTICO DI SANTA CHIARA(1335): alla galleria dell'accademia a Venezia, è un polittico raffinato,

a tre registri, i virtuosismi lignei sono esuberanti, cornice traforata all'interno e alleggerita. Vediamo un'acquisita sensibilità alle

proposte gotiche, le decorazioni lignee ricordano un loggiato, le figure sono stagliate sul drappo d'onore, risoluzione aerea,

immateriale esibizione di decori a missione, gesti lenti e solenni. I cori angelici hanno gusto cromatico assortito, in una sinfonia di

colori. Da confrontare con l'incoronazione di Vitale da Bologna, che presenta una Vergine avvolta da un manto crisografato, in

posizione secondaria rispetto al figlio.

Anche Paolo Veneziano cerca un'ispirazione nel lavoro di Giotto,. come è evidente osservando le sue tavole giovanili: in

Gioacchino viene cacciato dal tempio riprende l'architettura giottesca, ma modifica la posa dei personaggi, e le carni, scurendole.

La scena risulta obliqua, un po’ schiacciata sul piano. Stessa cosa per "la presentazione al tempio della vergine".

PAOLO VENEZIANO- DORMITIO VIRGINIS (1333): fatta per Vicenza, per la chiesa di san Lorenzo, le figure sono disposte

simmetricamente, Crtisto è nella mandorla, ispirazioni al linguaggio di Duccio e Giotto, la sua pittura è monumentale. Accanto

alla scena centrale, dove vediamo in alto Gesù che ascende al cielo con l'animula di Maria, vediamo i francescani San Francesco e

Sant'Antonio da Padova, resi con sapiente pittoricismo, con saio semplice, ma nimbo punzonato.

PAOLO VENEZIANO- LUNETTA DELLA TOMBA DEL DOGE CONTARINI: è in Santa Maria de'Frari, dove Francesco

dandolo, il Doge, e la Dogaressa Elisabetta Contarini, sono presentati a maria in trono con Gesù dai loro santi omonimi. La

Madonna ha il manto azzurro tempestato di gigli, che risalta sulle pur ricche vesti dei dogi.

PAOLO VENEZIANO: COPERTA DELLA PALA D'ORO: questa copertura nascondeva la pala nei giorni feriali, i volti sono

minuti e i corpi allineati, ispirato anche al gotico francese e all'opera giottesca 8soprattutto nelle storie di San marco nel registro

inferiore. La parte superiore si poteva piegare in avanti, e le storie di San marco sono corrispondenti alle caratteristiche dei

personaggi rappresentati (Martirio di San Marco, Imago pietatis)ci sono molti scorci nel registro inferiore, effetti artificiosi (nave

dei crociati che entra in una gola fra le rocce). Nella formella con l'Apparitio si nota l'amore dei veneziani per i Marmi, con cui

ricoprono l'interno di san marco.

MARCO ROMANO- GRUPPO DELL'ANNUNCIAZIONE: dovevano essere posti sopra le colonne. resa dei sentimenti molto

forte, la Vergine guarda affettuosamente l'Angelo, resa della sodezza delle carni, e del panneggio, l'Angelo ha le labbra schiuse,

panneggiato.

PAOLO VENEZIANO: MADONNA CON BAMBINO-CESENA (1347): sembra un'amplificazione di quella della tomba

Dandolo-Contarini, con mantello crisografato, con gigli, e in braccio il bambino. Dal trono marmoreo fanno capolino gli angeli.

PAOLO VENEZIANO E FIGLIO-POLITTICO DI SANSEVERINO (MARCHE): le figure sono molto slanciate, esili e filiformi,

la cornice bizantina si ingentilisce, eleganza "martiniana",gusto per la superficie e il cangiante.

PALAZZO DUCALE: alleggerito , svuotato dal doppio ordine di logge, notiamo l'elaborazione a traforo, archi inflessi, carenati,

di ispirazione islamica. Quadrilobi inscritti in clipei, intarsi marmorei di varie tonalità di rosa per formare un grossa decorazione a

carpet.. I capitelli traforati, ad opera di Filippo Calendario, rappresentano vari temi inscritti in foglie d'acanto: la superbia,

Aristotele detta le leggi, mentre nelle sculture angolari ci sono temi biblici, come l'ebbrezza di Noè e il Peccato originale, o il

Giudizio di Salomone(irruenza plastica).

LORENZO VENEZIANO-POLITTICO LION (1357/1359): Nel Polittico Lion (1357, Venezia, Gallerie dell'Accademia) la

severità delle figure appare già temperata dalla luminosità dei toni. nel riquadro centrale vediamo l'Annunciazione e Dio Padre,

mentre ai lati vari santi e sante.

LORENZO VENEZIANO-POLITTICO :rappresenta le storie di San Pietro, smembrato tra il Museo Correr di Venezia (la parte

centrale con La consegna delle chiavi a S. Pietro) e gli Staatliche Museen di Berlino (la predella con cinque scomparti), dove

l'artista raggiunge un'acuta espressività con i vivacissimi effetti creati dalle figurette nervose e guizzanti contro paesaggi fantastici.

LORENZO VENEZIANO-POLITTICO dell'annunciazione: si vede dove manca la cornice, colori vivi, rotondità delle carni.

LORENZO VENEZIANO-MADONNA CON BIMBO: fatta per San francesco a Rieti, vediamo Maria seduta in trono con Gesù

bambino, con in mano una rosa, sotto la loggia che ricorda una cappella.

LORENZO VENEZIANO-POLITTICO: al centro c'è l'Odeghetria, ai lati c'è Santa Caterina d'Alessandria, rappresentata nel

momento del martirio e Santa Lucia.

LORENZO VENEZIANO-POLITTICO CON MORTE DELLA VERGINE: 1366 molti tabernacoli e dorature con riccioli, colori

forti. : dal polittico dell’altare maggiore di San Giacomo

LORENZO VENEZIANO-POLITTICO a BOLOGNA, chiesa degli

agostiniani, ricostruzione con incoronazione di Maria e coro angelico in alto.

Nicolò di Pietro: Madonna col Bambino e donatore Vulciano Belgarzone (1394) Venezia, Gallerie dell’Accademia: il committente

è piccolo, Maria è grande, in trono, con drappo rosso e Bimbo in braccio.

ESEMPI DI TECNICA: Cerchia di Paolo Veneziano: Madonna col Bambino (c. 1330), ingessatura continua sotto la cornice,

sporcature di pennello Simone Martini, polittico, part. della predella: San Tommaso d’Aquino e Sant’Agostino (1319-1320)

carpenteria more toscano, la cornice era solidale al fondo, inchiodata ed incollata.

 LEZIONE TREDICI: L'ARTE NELLE CORTI DEL NORD ITALIA

Architettura francescana a Padova e Verona: corti che verranno inglobate poi da Venezia. Le corti che emergono nel 400,

Mantova e Ferrara, nel 300 hanno un ruolo di secondo piano. Questi signori, giunti al potere grazie alla finezza politica e alla

ricchezza derivata spesso dai commerci o dall'attività bancaria, devono inventarsi un glorioso passato, e ingraziarsi la Chiesa, ed è

per questo che finanziano soprattutto gli ordini mendicanti, vicini sia al popolo che al volere di Roma.

BASILICA DEL SANTO (PD) Riprende San Marco a Venezia nella struttura, nel transetto sx c'è l'arca con la tomba del Santo.

Si può confrontare con San Fermo a Verona (1314): chiesa un tempo benedettina, poi sotto i francescani, che la riprendono e

ampliano. E' su due livelli, era a 3 navate, la fanno ad aula unica, con copertura a carena, lignea. I lavori furono pagati da

Guglielmo Castelbarco, signore della Val Logarina (Rovigo-Verona), amico di Cangrande. Nell'iscrizione mette in risalto il suo

mecenatismo.

Nella navata opera il giottesco MAESTRO DEL REDENTORE (1320) che rappresenta Guglielmo col modellino in mano, mentre

lo offre ad un frate. C'è una dedica : " Questo poverello Daniele ti offre, o Cristo, le vetrate, la pittura, la navata, il coro e molte

altre cose. Accetta, o Dio santo, i piccoli doni che questo padre mio [scil. Fra Daniele Gusmerio] dà a te Cristo coi soldi di me

Guglielmo.

ANNUNCIAZIONE E CRISTO: il Maestro affresca un Cristo redentore in una finestra tamponata, con ai lati un'Annunciazione,

dove l'Angelo fa un gesto di saluto e la Madonna porta le braccia al petto, impaurita.

DOSSALE DI SANTA CATERINA(1320) eseguito per Verona dal maestro, è ieratico e pragmatico, con Santa Caterina, vestita

di rosso, che accarezza il Gesù sul trono. C'è un' espressività forte.

CICLO DI ARCO: (1330) nella rocca dell'Arco raffigura un ciclo di scene profane e di piacere. Vediamo due fanciulle giocare a

dama.

TOMBA DI GUGLIELMO CASTELBARCO (1320):sarcofago posto davanti alla chiesa di Santa Anastasia, eseguito

dall'omonimo maestro, prima le Arche pubbliche, aniconiche, erano solo a Bologna, per i dottori dell'Università. Il "Maestro"

autore dell'arca rappresenta il defunto. Sopra c'è il ciborio.

ARCHE SCALIGERE(1330/1335): fatte davanti alla loro parrocchia, Santa Maria Antica, la prima è quella di Cangrande. Il ben

più debole Mastino, curò molto di più l'immagine rispetto all'antenato. Nella statua equestre di Cangrande, la gualdrappa del

cavallo era molto decorata. Nel GISANT, rappresentazione del corpo, è raffigurato sempre come un guerriero.

STATUA EQUESTRE DI CANSIGNORIO: il cavaliere è realistico. Sui cibori e nei timpani di tutte le arche, ci sono scene della

Bibbia. Vediamo il Peccato Originale, con l'albero che fa da colonna col serpente avvolto intorno e i due progenitori sotto l'albero,

oppure Caino e Abele, con Caino che impugna l'arma e Abele a terra, morto. "Ebrezza di Noè": lui è nudo, dorme, viene schernito

dai figli. L'arca di Cansignorio, goticissima, a cupola e piena di pinnacoli, fu eseguita da Bonino da Campione, a cui si rivolge

Bernabò Visconti, che sposò una Scaligeri. Lui si fa erigere un grande monumento (1360), messo in San Giovanni in Conca, dove

è rappresentato su un cavallo, che incede fieramente, con una base finemente decorata. L'opera è molto dettagliata, le colonne

sono scolpite e decorate finemente.

TOMMASO DA MODENA: Lavora a Treviso, la "Marca gioiosa", famosa per la sua prosperità mercantile. La società era un vero

melting pot. Tommaso viene da una famiglia di notai, è molto colto, arriva là per la peste del 1348. Viene ingaggiato per decorare

la sala capitolare dei Domenicani. Nel 1352 ritrae Alberto Magno, Niccolò da Rouen e tutti i grandi frati, i quali sono tutti in

studioli. Dipinge per gli Agostiniani di Santa Margherita il CICLO DI SANT'ORSOLA. Il segno disgregativo è continuo, come

vediamo nel Congedo dalle compagne, dove un'amica abbraccia la santa. Sperimenta le ombre, come nel San Girolamo dello

studio (1355) usa piccoli dettagli (fogli) la figura è grandiosa, frontale., col cappello in prospettiva, ma non avulsa dallo spazio: lo

sfondo è occupato da un tendaggio rosso con motivi cruciformi. IMAGO PIETAS (1360) molto delicata, vediamo Gesù che si

raccoglie in se stesso. Va a lavorare anche a Praga alla corte di Carlo IV. A Milano c'è l'importante corte dei Visconti. Là lavorano

Giovanni di Balduccio, Stefano Fiorentino e Giottino.

GIOVANNI DI BALDUCCIO-ARCA MONUMENTALE DI SAN PIETRO (1335/1340): ci sono delle virtù telamoni. Ha un

gusto cortese, usa trasparenze sottili., elimina il tema della camera funebre, alza un grande tabernacolo/lanterna.

ABBAZIA DEGLI UMILIATI, MAESTRO DEL 1349: abbazia presso Milano, vediamo un affresco in lunetta con la Madonna

con Bimbo e Santi. Il giottismo è aggiornato. Colori cangianti, carni arrossate. Di nuovo la Madonna è in un trono/ cappella, con

le parti laterali traforate.

OUVRAGE DE LOMBARDIE(1200/1320): si diffondono i libri con temi cortesi e profani, le cui miniature riguardano

soprattutto il ciclo arturiano. Vediamo in un bas de page il duello fra Palamede e Bleoberis, che sta disarcionando l'avversario. Un

miniatore famoso è il Maestro di Guiron, famoso per i bas de page. Un altro è il Maestro de Lancelot, che dipinge il ciclo

arturiano per un codice commissionato da Bernabò Visconti: alcune immagini sono " Morholt e Brunoro lasciano la Douloreuse

Garde" con fanciulle che osservano la partenza dei cavalieri dal castello, oppure "Re Artù gioca a scacchi con Faramon, mentre

un paggio consegna un messaggio a Blioberis de Gaunes" e ancora "Percival banchetta con Satana vestito da donna" dove i due

mangiano sotto un baldacchino rosa con bei dettagli. Rappresentazione bidimensionale. Nascono gli OFFIZIOLI o LIBRI D'ORE,

con i salmi da cantare nelle varie ore della giornata. Nascono nel 1200, ma passano presto dall'essere ad appannaggio dei monaci,

ad essere un elemento prezioso per i nobili. "Natività" ambientata a Milano (Tono attualizzante) modo di toccare il pennello quasi

puntinista. "Sabato" Dio assegna il Paradiso terrestre ad Adamo ed Eva. Il Paradiso Terrestre è uno pseudo laboratorio, i colori

sono chiarissimi, gli animali sono esotici. Moda delle vesti strascicate (Santa Dorotea). Ci sono anche diversi testi di medicina

come il tacuinum sanitatis, con la miniatura dell' "ACQUA ORDEI" ovvero l' orzata, di cui se ne descrivono le proprietà. Il

cavaliere e la dama hanno abiti alla moda e scarpette a punta, sono in un'architettura gotica.

GIOVANNINO DE' GRASSI: Nel suo taccuino (1390) disegna l'incontro fra due donne, di cui una suona l'arpa. Fa le ombre col

puntinismo.

PADOVA CHIESA DEGLI EREMITANI (1355/1360): affreschi ad opera di Guariento D'Arpo, rappresenta la vestizione di

Sant'Agostino, c'è il tono colto delle immagini giottesche, nello zoccolo sono raffigurati i pianeti e le virtù. Chiesa vista di scorcio.

CAPPELLA CAVALLI - SANT'ANASTASIA (1370): ad opera di Altichiero è rappresentata la famiglia Cavalli davanti alla

Vergine. I Cavalli sono rappresentati con un folto entourage, è quasi una scena di udienza. Si presentano armati di tutto pun to.

Fastigio architettonico.

CAPPELLA DI SAN GIACOMO-BASILICA DEL SANTO-PADOVA (1378/79): "sogno di Carlo Magno, concilio e presa di

Pamplona. " Sempre ad opera dei Altichiero sono quasi cavalleresche. Veduta a volo di uccello, cromatismo giottesco (colori

saturi). San Giacomo scatena il terremoto per buttare giù Pamplona. "Crocefissione" molto popolosa, non ci sono i ladroni, senso

della carne, senso cromatico. Il pianto delle pie donne è accompagnato da quello di 2 bimbi. Molto teatrale, da kolossal

cinematografico.

JACOPO AVANZI: riprende le architetture di Altichiero, architetture che verranno copiate oltralpe grazie ai taccuini. Nella

cappella di San Giacomo a Padova(1376/77) le lunette sono dipinte da lui, come quella in cui San Giacomo battezza il mago

Ermogene, ambientata in un'architettura gotica, con il mago che esce al centro della scena per ricevere il Battesimo o l' affollato

Martirio del Santo o le esequie del santo, dove il corpo iene introdotto nel sepolcro goticheggiante, con un angelo su una barca a

sinistra.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti delle lezioni e sintesi delle diapositive del secondo modulo proiettate per l'esame di Storia dell'arte medievale del professor De Marchi su:
Lezione uno: genesi e sviluppo del gotico nel 1200, lezione due: Benedetto Antelami , la cultura federiciana e Nicola pisano, lezione tre: gli allievi di Nicola pisano, lezione quattro: la pittura nel 1200 e la questione greca, lezione cinque-la crocifissione e la deposizione, lezione sei- la pala d'altare, lezione sette: il rinnovamento della pittura da Cimabue a Duccio, lezione otto: centralità di Assisi e origine della rivoluzione giottesca, la basilica di san Francesco ad Assisi (1228/1253), lezione nove: la cappella degli Scrovegni e le scuole regionali, lezione dieci la pittura a Firenze nel 1300, lezione undici: il ruolo di Siena nel 1300, lezione tredici: Venezia, mundus alter ,lezione tredici: l'arte nelle corti del nord italia, lezione quattordici- il gotico internazionale (1370/1450), lezione quindici: Gentile da Fabriano e Pisanello.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e tutela dei beni archeologici, artistici e librari
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tardis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof De Marchi Andrea.

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