Presentazioni in PowerPoint e appunti in aula
Prof. Galli 2007/08
Quando inizia il Medioevo?
- 313, editto di Milano (Costantino concede libertà di culto ai cristiani)
- 476, caduta dell’Impero Romano d’Occidente (Romolo Augustolo è deposto da Odoacre, re degli Eruli)
- 800, Incoronazione imperiale di Carlo Magno a Roma la notte di Natale
Per la storia dell'arte, la data più significativa è il 568, che coincide con l’invasione dei Longobardi che conquistano l’Italia (non scorreria) e quindi con l’interruzione della tradizione classica che porta alla fine dell’arte antica. Questo perché i Longobardi introducono una nuova arte che soppianta quella precedente.
In passato c’erano già state delle crisi (con i primi segnali di perdita di valori ellenistici), ma l’antico continuava a vivere, non era mai stato cancellato. Ma quali erano questi primi segnali? Quando si comincia a cercare un linguaggio diverso rispetto a quello della tradizione greca?
La crisi dell'arte antica
L’arco di Costantino (305-337)
(Roma, adiacente al Colosseo) (312-315) fu eretto per celebrare la Battaglia di Ponte Milvio (312) (sconfitto Massenzio – angelo che mostra la croce a Costantino e gli dice di metterla sulle bandiere perché con questo segno vincerai) e il decennale di regno dell’imperatore (315). L’opera fa uso di materiali vari e preziosi (in origine c’erano lastre di porfido egiziano –viola– attorno ai rilievi tondi), quasi tutti di reimpiego: non solo statue e rilievi vengono da precedenti monumenti imperiali, ma perfino le colonne e il cornicione sono di spoglio (qualcuno che la stessa struttura muraria appartenga a un precedente arco di Adriano).
Le statue dei barbari prigionieri, i grandi rilievi all’interno del fornice maggiore e sui lati brevi dell’attico vengono dal Foro di Traiano (inizio II secolo); i tondi fra le colonne con scene di caccia e di sacrificio sono tipici prodotti di gusto neoattico del tempo di Adriano (117-138); i rilievi sui lati lunghi dell’attico sono di Marco Aurelio o di Commodo (seconda metà II secolo). Del tempo di Costantino sono i fregi piccoli sopra i fornici minori, con le vicende della sua contesa con Massenzio avvenuta nel 315.
Arco offerto dal senato romano all’Imperatore. Le croci sulle bandiere nella parte dedicata alla battaglia di Ponte Milvio riguardano la conversione che l’imperatore ebbe vicino alla sua morte. I rilievi costantiniani sono sulla base delle colonne, il fregio orizzontale che corre lungo tutti i lati sopra l’arco con la storia di Costantino e due dischi sui lati corti. Gli altri 8 dischi appartengono al periodo di Adriano (117-138). I rilievi a sviluppo verticale in alto sono di Marco Aurelio (161-180). A Traiano (98-117) si ricollegano le statue dei prigionieri Daci e i rilievi all’interno del fornice maggiore.
I ritratti degli imperatori passati, che furono tutti molto apprezzati dal popolo, vennero però sostituiti dalle immagini di Costantino che voleva porre come loro erede diretto. Le ipotesi del perché siano stati utilizzati rilievi precedenti sono diverse, come la fretta di terminare il monumento (semplicistica). I tondi di Adriano (scene di caccia al cinghiale e scene di sacrificio – ancora non cristiano perché sono scene pagane) sono appoggiati sopra il fregio di Costantino (Adlocutio – parla al popolo romano). Da notare è il contrasto stupefacente tra i tondi di Adriano e la scena della munificenza dopo la vittoria di Massenzio (Costantino ricompensa i generali e i personaggi della sua cerchia dopo la vittoria).
In Adriano troviamo i segni della tradizione antica:
- Recupero bellezza classica, panneggi classici naturali e proporzioni ellenistiche,
- Volute ad arco a tutto sesto,
- Grande naturalismo sullo sfondo,
- Le figure sono staccate, plasticismo denso,
- La scena si svolge al di fuori di un edificio e vicino ad un bosco, lo si capisce perché si vede un albero.
Se confrontiamo questo rilievo con quello del cavaliere di Costantino possiamo notare che:
- Non abbiamo nessuna allusione al contesto di spazio dove il cavaliere si trovi,
- Il cavallo frammentario e in scorcio verso di noi,
- Le proporzioni sono rattrappite (la testa è grande mentre il corpo è corto),
- Non c’è più la ricerca di bellezza, ma di una schematicità essenziale e meno complessa anche dal punto di vista tecnico,
- Struttura anticlassica, schiacciata sul fondo.
La rottura con la tradizione classica compare proprio qui su questo arco, ma da dove arriva questo modo diverso di scolpire, questo linguaggio diverso? A Roma si fatica a trovare qualche precedente, allargando lo sguardo troviamo qualche cosa a Venezia.
I Tetrarchi di Piazza San Marco
La Tetrarchia
È Diocleziano, imperatore (di origine dalmata) dal 284, a creare il sistema della Tetrarchia: due augusti (Diocleziano e Massimiano) governano assieme a due cesari (Costanzo, detto Cloro per il pallore) e Galerio. Nell’anno 305, secondo l’impegno preso, i due Augusti cedono il posto ai due Cesari. Il passaggio pacifico però non funziona e si apre subito una sanguinosa lotta per il potere che terminerà solo il 28 ottobre 312, con la definitiva vittoria al Ponte Milvio, alle porte di Roma, di Costantino (figlio Costanzo) sull’ultimo dei pretendenti, Massenzio (figlio di Massimiano).
- Murati ad angolo, angolo che guarda il palazzo ducale,
- 4 ritratti di imperatori,
- Tetrarchi = forma di governo introdotta da Diocleziano alla fine del III secolo. Parcellizza il potere all’interno dell’impero dividendolo con un altro Augusto e due Cesari. L’impero è così diviso in quattro parti ed è controllato meglio.
- Opere molto famose, in origine poste davanti a pilastri due frammenti con alle spalle ancora sfondo di porfido.
- Sono di porfido,
- Grande preziosità, stilisticamente sorprendente senza il naturalismo classico
- 4 sovrani senza fisionomia riconoscibile, 4 volte lo stesso corpo che si abbracciano due a due senza individualità significato politico: 4 espressioni di un unico potere (concordia tra i 4, un augusto e un cesare).
- Proporzioni, lineamenti e panneggi = linguaggio no tradizione del nostro paese.
- Non sono opere realizzate per Roma.
- Grandi discussioni su origine: a Venezia sono arrivati nel 1204 di Costantinopoli, IV Crociata capeggiata dai veneziani che sacco conquista e saccheggia Costantinopoli - bottino ricchissimo.
È certo perché, nel corso di uno scavo a Istanbul (Costantinopoli) è stato trovato il piede mancante nel 1960.
Non ci stavano dall’origine perché Costantinopoli capitale è dal 330 e quindi non esisteva ancora. Probabile allora che siano stati realizzati in Egitto sul monte Sinai dove c’è una cava di porfido.
- Prima dell’arco di Costantino.
- Gusto per l’astratto che ritroveremo nell’arco di Costantino.
La spiegazione per l’introduzione a Roma di uno stile così nuovo e diverso rispetto alla tradizione è proprio l’idea di immissione di stile che appartenevano alle province orientali dell’impero. Lo stile classico non aveva conquistato tutte le regioni dell’impero.
Due esempi:
- Rilievo funerario di un uomo che abitava a Palmira in Siria. Personaggio togato come vuole la tradizione romana, ma stilisticamente è diverso da come lo avrebbero rappresentato a Roma. La toga è un insieme di striature parallele in cui la testa assume un’importanza maggiore, gli occhi sono sbarrati e tentano di dialogare con noi (espressività data dagli occhi sproporzionati), le proporzioni sono compatte. È presente il concetto gerarchico nella figura della figlia più piccola rispetto all’uomo.
- (Genere diverso) Dipinto ritrovato in un oasi in Egitto. È dipinto funerario, un sudario disposto nel sepolcro sopra la figura del defunto. Ritratto naturalistico, classico con le immagini delle divinità del culto egiziano che riporta a millenni prima.
In Egitto, in Siria, in Pannonia e in Tracia; le regione al confine dell’impero il linguaggio classico non aveva vinto, ma anzi aveva sempre dovuto tenere conto delle tradizioni precedenti. Introduzione nella capitale di stili che arrivano dalle province del impero in concomitanza con l’arrivo degli imperatori che arrivavano dalle province dell’impero (comandanti delle legioni che si trovavano nelle lande più lontane da Roma con gusti e sensibilità artistiche diverse dalla classe senatoria romana).
Kitzinger = idea che l’interruzione della tradizione classica a Roma fu dovuta dall’arrivo dell’arte delle province dell’impero.
Rilievi di Costantino (IV secolo)
Adlocutio:
- Composizione simmetrica con l’imperatore Costantino al centro su una pedana.
- Popolo ai lati.
- Due archi = fori imperiali.
- Due statue ai lati della pedana (Marco Aurelio e Adriano).
- Non c’è profondità, quelli davanti in piedi quelli dietro solo la testa. Schematizzazione e semplificazione della scena con la perdita di naturalezza e naturalismo.
- Rispetto alla capacità che mette in mostra il corpo sottostante, naturalezza di pieghe, qui abbiamo una semplificazione che fa incidere allo scultore una serie di solchi paralleli che rendono il tutto astratto.
- Teste grandi, goffe e sgraziate, senza la bellezza ideale della rappresentazione classica.
La munificenza dell’imperatore:
- Simmetrico.
- Imperatore sul trono al centro.
- Si perde il senso di naturalezza organica del corpo con gesti rigidi e legnosi.
Ritratti degli imperatori
315-330 circa. Testa di Costantino, bronzo (Roma, Musei Capitolini)
- Opera enorme ed impressionante, ricca di significato storico.
- Appartiene alla più antica collezione museale del mondo (1471, papa Sisto IV della Rovere dona alla città di Roma per venire esposte in Campidoglio 4 opere in bronzo considerate i simboli della città di Roma; per la prima volta collocate in posizione pubblica e quindi fruibili dalla gente) come anche il Marco Aurelio (al centro della piazza), la Lupa capitolina, i frammenti di questa statua colossale di Costantino e lo Spinario (ragazzo che si toglie la spina dal piede).
- Testa che ci sorprende per questo curioso equilibrio tra naturalismo e astrazione che prevale sul naturalismo.
- Dimensione spropositata degli occhi spalancati con pupille grandissimi e catalizzano l’osservatore dandogli solennità, immagine divina.
- Sguardo metafisico, divino, mistico.
- Maestà dell’imperatore con cui cadono i tratti fisionomici e si arriva alla divinizzazione.
- Capelli divisi in ciocche, calotta, rigidi, come se si potessero sfilare dalla testa.
- Aspetto ieratico, solenne come i tetrarchi.
320 circa. Testa di Costantino (dall’acrolito della Basilica di Massenzio)
- Marmo (2,5m) in origine 20 metri.
- Acrolito = estremità di pietra, costruzione con struttura in mattoni rivestita di stucco e mattoni ma con le parti che escono dall’abito in marmo.
- Interno della basilica di Massenzio.
- Testa con stessi caratteri di prima: occhi ipnotici, innaturali, sovrumani, lineamenti astratti e poco realistici.
- Capigliatura con propria autonomia, come cuffia.
Basilica di Massenzio
Fondata da Massenzio agli inizi del IV secolo, fu terminata da Costantino dopo la vittoria di Ponte Milvio del 312. È la più grande basilica pubblica di Roma. Progettata con ingresso su un lato corto e abside su quello opposto (entro cui sedeva un colossale acròlito dell’Imperatore, cioè statua con “estremità di pietra” -il resto era legno, parte dipinto e parte coperto di abiti veri-), fu modificata in corso d’opera perché affacciasse sulla via dei cortei trionfali: fu quindi eretto un protiro su enormi colonne di porfido su un lato lungo (sud).
La funzione della Basilica civile romana era molto mutata nei secoli: in origine era stata poco più che un Foro coperto, con funzioni commerciali e giudiziarie, ora era una sorta di scrario delle immagini degli Imperatori, che vi apparivano in statue gigantesche, più icone di culto che sculture di significato politico. È possibile che appartenessero all’acròlito costantiniano della Basilica di Massenzio i frammenti giganti dei Musei Capitolini. Dell’edificio resta comunque il solo lato nord (lungo). La struttura in laterizio era originariamente decorata all’interno da preziose coperture di marmi fatti venire dalla Grecia e illuminata da ampissimi finestroni.
Tendenza alla sacralizzazione senza ripensamenti con ritratti imperiali dal IV fino al VI secolo con ritratti sempre più generici e dove prevale la perdita di personalità specifica.
Costanzo II?
- (340-350 circa) Bocca e guance carnose, occhi e capigliatura astratta.
Valentiniano II (375-392)
- Diadema con due giri di perle e pietra preziosa al centro.
Arcadio (395-400 circa)
- Quasi marziano, poco umano.
Arianna? (474-515)
- Non si è sicuri, più attenzione alla corona.
Inizialmente riuscivamo a riconoscere gli imperatori, ma poi resta solo l’idea di maestà come maschere. L’imperatore è una carica, un’idea. La perdita di personalità ha un caso famoso: il colosso di Barletta.
Scultura fuori contesto, non nata per Barletta. Imperatore tardo antico. 12 ipotesi diverse. Secondo la tradizione (attestata dal XVII secolo) sarebbe giunta a Barletta col naufragio di una nave veneziana di ritorno dalla IV crociata nel 1204. Tuttavia il recente restauro tenderebbe ad escludere una prolungata permanenza in mare. Un’altra versione dei fatti trae spunto dal racconto del francescano Tommaso da Pavia (1279), secondo il quale nel 1231-1232 una statua colossale fu trovata in uno scavo a Ravenna condotto da Federico II: si è supposto possa essere questa e che l’imperatore l’abbia fatta trasportare in Puglia. La prima notizia certa sull’esistenza dell’opera a Barletta è del 1309, quando i Domenicani di Manfredonia ottennero da Carlo II d'Angiò il permesso di asportare e fondere gli arti della statua per farne delle campane per la loro chiesa. Verso la metà del Quattrocento la statua, rifatte le gambe e le braccia dallo scultore Fabio Alfano di Napoli in forma molto differente dallo stile originale, venne posta nella sua attuale collocazione sotto il Sedile del Popolo, una loggia edificata sulla parete orientale della Basilica del Santo Sepolcro e abbattuta nel 1925.
Altra tesi: Federico II di Svevia → recuperata un’immagine di imperatore da Ravenna e portata in Puglia.
Inizi di arte cristiana
All’inizio dell’arte cristiana non ha uno stile differente da quello pagano. Sono i soggetti che sono differenti. Anche le botteghe lavorano sia per committenze pagane e committenze cristiane. L’arte cristiana si sviluppa nel corso del III secolo. Prima ci sono simboli, ma non produzione figurativa questo per le persecuzioni e perché i Cristiani credono che Dio non è figurabile come Ebrei e Musulmani.
La cessazione delle persecuzioni contro i cristiani voluta dall’imperatore Gallieno nel 260, inaugura per le comunità cristiane un periodo di pace che si prolungherà fino alla fine del secolo. Il cristianesimo si diffonde così nell'esercito, nelle alte cariche dell'amministrazione e nella cerchia stessa dell'imperatore.
Giona, Cleveland, Museum of Art. Seconda metà del III secolo
- Profeta Giona che sta nel corpo della balena (pesce cane) → rappresentazione della resurrezione come Cristo.
- Inserito nella tradizione ellenistica e nelle botteghe romane di quel periodo dove venivano prodotte rappresentazioni cristiane e allo stesso tempo pagane nello stesso stile.
- Scultura in marmo.
Sarcofago cristiano con Storie di Cristo e di San Pietro
Roma, Museo Lateranense. Primi decenni del IV secolo
Nei sarcofagi del IV secolo esordisce la nuova iconografia cristiana: Cristo è per lo più imberbe, non è mai rappresentata la Crocifissione né i tormenti della Passione, la Madonna ha scarsissimo peso, abbondano le figure di oranti a braccia aperte e tra le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento molte fanno riferimento per metafora alla Resurrezione (Giona, Daniele tra i leoni, ma anche la Resurrezione di Lazzaro etc...). Immagine ricorrente è poi quella del Cristo come Buon Pastore: questo è il soggetto di una delle rarissime statue paleocristiane a tutto tondo, Musei Vaticani. Al centro l’anima della defunta.
Simile all’arco di Costantino tanto che si pensa che siano stati gli stessi artisti a farlo. Non c’è sfondo né profondità. Pieghe incise, scalfite. Tutti si muovono con eloquenza legnosa e spigolosa, non naturalistica. Particolare di un soldato che arresta San Pietro identico al soldato dell’arco di Costantino.
I primi sarcofagi cristiani portano gli episodi senza pause. Episodio di Cana. Cieco rappresentato piccolo rispetto a Gesù che lo guarisce. A destra moltiplicazione dei pani e dei pesci, resurrezione di Lazzaro e Maddalena che piange. Adorazione dei Magi. Estremamente primitiva. I sarcofagi cristiani successivi a questo, quindi nel corso del IV secolo, assistiamo all’ascesa del cristianesimo con Costantino (rende nel 313 ammissibile la religione cristiana nell'impero) e Teodosio (religione unica di stato il cristianesimo) abbandonano lo stile degli inizi nei quali ritorna lo stile classico degli anni passati.
Sarcofago cristiano (340-350 circa). Roma, Musei Vaticani
- Tipologia nuova che non apparteneva ai sarcofagi classici, prima non si usava dividere le scene in due fasce (particolarità del IV secolo)
- Tipologia che rende più monumentale e sviluppato in altezza destinato solo ad un’elite. Costosi.
- Più episodi che si affollano tra nuovo e vecchio testamento. Scelte perché interessanti per il committente. In questo caso una coppia rappresentati nel loculo al centro del registro superiore.
- Sopra: estrema sinistra Adamo ed Eva con albero in mezzo.
- La guarigione del cieco.
- Gallo + San Pietro che si tocca il labbro → tradimento.
- Daniele nella fossa dei leoni (giovane nudo al centro).
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Storia dell'arte medievale
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Storia dell'arte medievale - Costantinopoli
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