Storia dell'arte contemporanea
La rottura con la tradizione
Nel XX secolo si sono verificati tanti mutamenti, e con grande rapidità si sono succeduti, soprattutto nel campo della pittura, scultura e architettura. Sino al 1789, periodo della rivoluzione francese, il soggetto dell'opera d'arte generalmente era di carattere storico, religioso o mitologico.
L'arte moderna nasce nel momento in cui l'artista sceglie un soggetto e lo elabora in modo personale. Come ad esempio: Van Gogh, userà il colore così come lo si vede nella realtà, Seurat che compirà sperimentazioni scientifiche con il colore, o come Kandinsky che abbandona totalmente il soggetto figurativo e riempie lo spazio di colori e forme per esprimere emozioni e sensazioni; questi per citarne alcuni...
L'artista entra in gioco personalmente, elaborando gli elementi del dipinto secondo un principio individuale. Gli artisti spesso si riunivano in gruppi per esporre i loro lavori, discuterne e talvolta qualcuno dava un nome al lavoro comune e nasceva così il "movimento", alcuni legati ancora al passato, altri col passato hanno voluto rompere.
Il cubismo
Premessa al cubismo
Nel corso dei secoli, i pittori hanno costantemente cercato di risolvere il problema di come rappresentare su una superficie piana una realtà tridimensionale. Ricordiamo che, nel XV secolo, si ricorreva alle regole della prospettiva, in modo che in primo piano i soggetti risultassero più grandi di quelli sullo sfondo. Nel XIX secolo, Paul Cézanne tenta una nuova strada. Studia il paesaggio con attenzione, individuando l'aspetto volumetrico di case, alberi, montagne, osservandole non da un unico punto di vista, ma come accade nel normale processo visivo, per cui l'occhio non è mai immobile. In seguito Cézanne riordina le forme e gli oggetti, ottenendo una visione completa dell'intero paesaggio (esempio: La montagna di Sainte Victoire - 1886). Questo significava abbandonare il tradizionale concetto di prospettiva.
Nel 1904, venne organizzata a Parigi, una grande mostra di Cézanne, suscitando scalpore tra i contemporanei e incoraggiando i giovani pittori a tentare nuove strade. In contemporanea venivano esposte le opere di Vincent Van Gogh e di Paul Gauguin, che stimolarono gli artisti a riesplorare l'arte primitiva, l'arte africana e le pitture preistoriche presenti nelle caverne. Quindi i manufatti primitivi divennero fonte di ispirazione per gli artisti.
Il cubismo e i suoi protagonisti
Il primo artista a rivolgersi al passato preistorico è lo spagnolo, Pablo Picasso. Convinto che la cultura europea fosse ormai matura per comprendere e valorizzare la semplicità e la potenza dell'arte africana. I suoi esperimenti possono essere divisi in due periodi: il periodo blu dove esprime la durezza della povertà, e il periodo rosa ispirato ad un mondo più sereno e, prevalentemente alla vita del circo, anche se ancora sembra prevalere una certa malinconia.
Nel 1907 creò un quadro che fece scalpore: le famose Demoiselles d'Avignon; il quadro divenne il prototipo della pittura cubista. Si tratta di cinque figure, composte da segmenti del corpo femminile e riprese secondo angoli visivi differenti, risultando distorte e completamente appiattite. L'effetto voluto è che ogni singolo elemento stia su un unico livello. La donna a sinistra ha una posizione tipica delle figure dell'antico Egitto, le altre due centrali richiamano l'arte primitiva Iberica, mentre le due sulla destra hanno i volti simili a maschere africane.
Quando George Braque vide per la prima volta le Demoiselles d'Avignon, ne rimase profondamente colpito, e partendo dal pensiero di Cézanne dipinse Case all'Estaque, affidando al colore la costruzione delle forme che, invece di essere dipinte come se la luce provenisse da un'unica fonte, vengono illuminate individualmente. Sia Braque che Picasso, avevano sostituito la tradizionale prospettiva, con uno spazio meno profondo, che spingeva in primo piano le figure e gli oggetti della composizione.
Il cubismo possiamo dividerlo in tre fasi:
- Prima fase (1907-1909): L'abilità dell'artista consiste nel far scomparire ogni interesse per il soggetto. Viene annullata la profondità e gli elementi spinti in avanti. Le figure semplificate e ridotte a forme geometriche riprese da più punti di vista.
- Seconda fase, Cubismo analitico (1909-1911): Spazio e oggetti sono ridotti a solidi geometrici, collocati sulla tela senza alcun rilievo, il colore viene eliminato e la tavolozza s'incupisce nei toni nero, grigio, marrone, ocra. Una volta scelto il tema viene scomposto in tante piccole parti dando l'illusione di essere visibile simultaneamente da ogni lato.
- Terza fase, Cubismo sintetico (1911-1916): L'oggetto dopo essere stato analizzato e frantumato, viene ricomposto sinteticamente per essere quanto meno riconoscibile. In questo periodo i cubisti prediligono dipingere nature morte, violini, bottiglie, bicchieri e giornali sempre appiattiti sulla superficie del quadro. Inoltre recuperano i colori persi nel periodo analitico.
Perché i cubisti reagiscono così violentemente al concetto di pittura come illusione? Sarà perché l'artista cercava una propria affermazione personale, oppure perché la pittura cubista non vuole limitarsi a rappresentare gli oggetti per come sono nella realtà ma vuole indagare a fondo più di quanto non faccia quella tradizionalista. È evidente che da un quadro cubista riceviamo meno informazioni rispetto ad un quadro tradizionale. Molti filosofi e artisti però sostengono che a una minore rappresentazione corrisponda una maggiore verità perché ciò che viene mostrato potrebbe nascondere altri significati. Da ribadire che il loro principale obiettivo era la perdita di significato del soggetto.
Altri pittori che seguiranno il cubismo
Juan Gris: organizza la struttura del dipinto prima ancora di inserire oggetti riconoscibili. Nei suoi quadri spesso inserisce elementi come numeri, lettere, pezzi di carta o di giornale, usando la tecnica del collage e rifiutando le tecniche tradizionali (chitarra sopra una sedia, 1913).
Robert Delaunay (Robèr Delonè): dipinge accostando piccole macchie di colori accostati tra loro. Tecnica chiamata divisionismo. Il suo cubismo viene definito orfico (Orfeo, personaggio della mitologia greca legata alla musica) per il dinamismo con cui si accostano i colori come si accostano le note musicali in sequenza. La sua arte influenzata dalle idee di Paul Klee abbandonerà il cubismo per far parte dell'astrattismo (la tour rouge, 1911 - ritmo infinito, 1934).
Il fauvisme
I fauves sono un piccolo gruppo di pittori attivi a Parigi all'inizio del secolo. Il nome che significa "belve" venne dato in occasione della mostra al Salon d'Automne nel 1905. La personalità dominante del gruppo fu Henri Matisse. Ciò che li accomunava era l'uso di colori puri e brillanti. Sperimenterà diversi stili, ma dal 1905 verrà influenzato dalla luce e dai colori della Francia del sud.
L'obiettivo di Matisse era quello di utilizzare il colore in modo scorretto, provocatorio dal tono sempre violento e brillante, in cui il colore diventa spazio, luce, elemento decorativo. Un chiaro esempio ne è Il Ritratto della signora Matisse, 1905. La figura è molto intensa e allo stesso tempo calma, ma la cosa che risalta subito all'occhio è un "tratto verde lungo il viso". Se eliminassimo questo tratto verde, il volto potrebbe apparire incompleto. Inoltre il tratto verde equilibria le due metà del volto, e gli intensi occhi e sopracciglia, che senza di essa sarebbero eccessivi. Infine questo continuo presentarsi, nell'insieme, dei colori rosso e verde, elimina ogni senso di profondità, portando tutti gli elementi sulla superficie del quadro.
Negli anni Cinquanta, quando l'artrite gli impedirà di dipingere si dedicò ai PAPIERS DÉCOUPÉS, perfezionando il processo di semplificazione del soggetto. Sono come delle sculture, abbandona i pennelli e con la forbice ritaglia carte colorate. L'effetto è immediato malgrado la semplicità del mezzo. La Chiocciola è uno di questi dove i colori si sovrappongono disobbedendo alle regole.
L'espressionismo
Nell'espressionismo, il soggetto sono gli stati d'animo, rappresentati con tale enfasi da distorcere la normale rappresentazione delle cose. È una avanguardia tipica dei paesi nord-europei, un modo di rappresentare ricorrente, quasi che l'atmosfera di quei luoghi inducesse sentimenti di insicurezza e paura. Un chiaro esempio di pittura espressionista ne è il quadro di Edvard Munch, Il grido (1893) che esprime la disperazione più totale. La figura umana, presente in primo piano, viene privata di ogni sostanza, ondeggia e si piega sotto il peso delle emozioni.
Anche il contesto, il cielo, l'acqua ondeggiano, e la diagonale del ponte, convoglia l'occhio verso la bocca spalancata nell'urlo. Sebbene ci siano altre persone sul ponte, l'atmosfera è di terrificante isolamento. Munch così vuole esprimere che non vi è scampo all'esistere, ma solo l'insopportabile sofferenza che ne deriva. Munch, norvegese, era ossessionato dalla morte; qui illustra una sensazione anche peggiore.
Già nel XVIII sec. gli artisti di provenienza tedesca, delusi dalla mancata unificazione del paese, e frustrati nel loro spirito patriottico, si rifugiarono nel più intimo mondo dell'immaginazione, un'atmosfera romantica in cui il passaggio...
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