Storia dell'arte classica: l'età arcaica
VI secolo a.C. (600-480 a.C.)
Contesto storico
- Atene soppianta Corinto come principale centro produttivo ed esportatore; durante il VI secolo la politica ateniese vede il susseguirsi delle figure di Solone, mediatore delle tensioni sociali; Pisistrato (561, 549, al governo tra il 534-528), sotto il cui governo si attua un incremento dell'agricoltura, dell'artigianato, degli interventi edilizi e si costituisce la flotta; Ippia, Ipparco (ucciso dai tirannicidi Armodio e Aristogitone); Clistene, fautore di un rinnovamento politico e costituzionale. Cessa il governo oligarchico e nasce la democrazia ateniese (fine VI secolo).
- Sparta acquisisce un ruolo egemone nel Peloponneso con la formazione della lega peloponnesiaca; fino alla metà del VI secolo la città mantiene importanza commerciale con la produzione di ceramiche e bronzi distribuiti in tutto l'occidente.
- Corinto mantiene un ruolo di primo piano nella politica e nel commercio, anche dopo la caduta dei Cipselidi; controllo dei mercati della Grecia settentrionale e di quelli magnogreci e sicelioti.
- Crisi nelle città della Ionia a causa del potere sempre più forte del regno persiano.
Arte durante l'età arcaica
- Nell'età arcaica si consolidano le conquiste del periodo orientalizzante.
- Prosegue l'influsso orientale, ma con un maggiore spirito selettivo.
- Con il diffondersi delle condizioni generali di benessere (legate alle politiche economiche dei tiranni con relativo incremento dell'artigianato e del commercio), aumenta il prestigio delle classi artigianali; dopo i nomi mitici (Dedalo) si affermano le prime grandi personalità artistiche, che firmano le loro opere.
- Si stabilizzano gli ordini architettonici e nascono alcuni fra i maggiori templi del mondo antico; si attua una perfetta connessione tra lo spazio chiuso del naos e il recinto aperto della peristasi fino alla definizione di un canone proporzionale di lunghezza, larghezza e altezza dell'edificio.
- Si creano tipi fissi per la figura umana (kouros, kore).
- Nasce la ceramica attica a figure nere e rosse (che affianca la grande pittura e ne costituisce una testimonianza fondamentale).
La scultura
Partendo dalle realizzazioni monumentali già sperimentate nel secolo precedente, si focalizza sempre più l'attenzione nella resa del corpo umano nello spazio. Le rappresentazioni di figure umane diventano elemento ricorrente nello spazio dei santuari (come ex voto) e come coronamento di tombe. Si creano i tipi fissi del kouros e della kore.
- Lo schema compositivo del kouros era già noto, ma l'elemento innovativo rispetto alle sperimentazioni dell'età orientalizzante sta nella grande diffusione del tipo scultoreo in quanto corrispondente all'ideale eroico della società aristocratica dell'epoca e ne incarna i valori di bellezza, giovinezza e coraggio. Il kouros è sempre raffigurato come un atleta, in contrasto con la ricercatezza della acconciatura, sempre particolarmente elaborata, indicativa della connotazione aristocratica del personaggio, la sua ricchezza, la sua appartenenza alla società civile colta ed educata.
- Anche la kore è portatrice dei valori positivi della polis: è la figura della sposa e dunque emblema dell'ideale dell'oikos. Rispetto al kouros, la kore è sempre riccamente vestita, spesso ingioiellata, ma proprio come il kouros, è stante, frontale, immobile ed eternamente giovane. L'abito tipico che segue la moda ionica è il chitone, un vestito aderente di stoffa leggera a pieghe fitte e sottili, accompagnato da un mantello di stoffa più pesante, che copre le spalle. La pettinatura è sempre particolarmente elaborata.
Si evidenziano scuole regionali (attica, peloponnesiaca, cicladica, ionica).
Esempi di scultura
"Kouros de Sunion"
Santuario di Poseidone (600-590 a.C.)
È ancora costituito secondo l'ordinamento additivo delle membra, anche se manca il netto stacco tra busto e gambe, spesso marcato dalla cintura. Il kouros porta avanti la gamba sinistra, ma il passo è appena accennato, perché il peso del corpo è ugualmente distribuito in entrambe le gambe. Lo studio anatomico evidenzia i muscoli principali del corpo, sottomessi ad una rigida simmetria. La resa della testa è invece in netto contrasto con il busto, dettagliatamente definita, essa presenta un volto ovale con grandi occhi a mandorla dal taglio netto, le labbra sono leggermente curvate dando origine al famoso sorriso arcaico, caratteristica che connota l'inteso stile artistico. Nel complesso, la statua si presenta meno naturalistica rispetto alla statuaria egiziana che, seppure temporalmente precedente, era stilisticamente più avanzata. L'orecchio, reso come elemento decorativo, è esemplato a componenti architettoniche.
"Testa del Dypilon"
(600 a.C.)
Lo stile è ancora legato alle dimensioni geometriche del blocco, con i suoi quattro piani distinti; i tratti anatomici sono riservati al lato frontale, i capelli in quello posteriore; i profili sono appiattiti, e le grande orecchie a voluta decisamente arretrate, come fossero due ornamenti dei capelli.
"Kouroi gemelli"
(580 a.C.)
Le due statue gemelle rinvenute del santuario di Delfi sono state da tempo identificate come Kleobis e Biton, i due fratelli che, secondo la leggenda riportata da Erodoto, dopo aver tirato al posto dei buoi che non erano ritornati dai campi, il carro della madre, sacerdotessa di Hera, fino al santuario di Argo, furono ricompensati dagli dei con il privilegio di una morte dolce all'interno del luogo sacro. I giovani, secondo Erodoto, si addormentarono per sempre, gli Argivi dedicarono le loro statue a Delfi. Le iscrizioni su plinti, una delle quali riporta la firma dell'autore, Polymedes di Argo, non sono perfettamente leggibili. I due kouroi riflettono il canone stilistico che privilegia la solidità della struttura corporea, costituita da volumi geometrici, e la lavorazione per piani paralleli. Rispetto ai modelli attici, la struttura corporea è massiccia e solida, con le proporzioni tipiche dell'area dorica. Anche il volto dei due gemelli è segnato dal sorriso arcaico. Il volto e l'acconciatura sono ancora vicini al modello dedalico.
"Kouros di Kroisos"
(530-520 a.C.)
Il gigantismo dei primi kouri, lascia ora il posto a dimensioni più prossime a quelle reali: è l'uomo che si presenta al cospetto della divinità o lascia il suo ricordo sulla tomba. Così il Kroisos rinvenuto ad Anavyssos, in Attica, interpella direttamente il passante: "Fermati e piangi presso il monumento del defunto Kroisos, che Ares rabbioso un giorno ha ucciso mentre combatteva nelle prime file", recita l'iscrizione alla base della statua. Ma non vi è nulla nella statua che ricorda Kroisos come guerriero; il giovane è nudo, al culmine della giovinezza e della forza, con membra possenti, il volto aperto, luminoso, e capelli sapientemente acconciati. Siamo ancora una volta di fronte alla celebrazione della "bella morte", la morte eroica di omerica memoria. Dal punto di vista stilistico, la statua ha abbandonato i modelli geometrici in favore di una concezione più organica e unitaria, che fonde le varie parti del corpo in una forma solida.
"Moschophoros"
(dopo il 566 a.C.)
Il corpo fu rinvenuto sull'Acropoli di Atene negli scavi a sud-est dell'Acropoli nella cosiddetta colmata persiana, ovvero il terrapieno in cui erano stati sepolti tutti i resti dei monumenti distrutti dai Persiani nel 480 a.C. In questa scultura viene rappresentato un uomo, probabilmente lo stesso offerente, che porta sulle spalle un vitello. Ai piedi di questa scultura si legge: "Rhombos, figlio di Palos ha dedicato". L'occasione della dedica fatta ad Atena è incerta: potrebbe trattarsi del vincitore di una gara che aveva come premio un vitello o di un sacrificio in onore della dea. La figura originariamente era policroma, con occhi di pasta vitrea, avorio e osso. Il viso dell'uomo presenta il cosiddetto "sorriso arcaico" (utile per l'arrotondamento degli occhi e della bocca) e lo sguardo diritto, opposto allo sguardo abbassato del vitello. Il corpo robusto, dalle membra realisticamente contratte, è fasciato da un mantello attillato che racchiude e delinea la figura senza nasconderne la tensione muscolare. La disposizione chiastica delle braccia del giovane e del vitello sulle sue spalle contribuisce a serrare il rapporto tra le due figure. La struttura prevalentemente cubica del kouros greco sembra qui per la prima volta smorzarsi in una accentuata volontà di lavorazione a tutto tondo.
"Cavaliere Rampin"
(540 a.C.)
Il Cavaliere Rampin è una statua equestre arcaica in marmo, divisa in due pezzi: al momento del ritrovamento la statua viene smembrata, corpo e resti del cavallo si trovano nel Museo dell'Acropoli ad Atene, la testa (che ad Atene è un calco) si trova invece nel Louvre di Parigi. È l'unico esempio conservato di scultura equestre dell'arte greca arcaica. La statua presenta tracce di policromia. Il cavaliere evidenzia diverse caratteristiche tipiche del kouros attico, a partire dai kouroi del Sounion come le spalle larghe, i fianchi dritti e rigidi, la vita alta e stretta, ma è definito entro una migliore resa anatomica, soprattutto nel petto ampio e nella schiena resa più plasticamente, piuttosto che basandosi su effetti lineari. Il corpo è definito semplicemente ed è in contrasto con la decoratività della barba e dell'acconciatura. La vitalità del fanciullo appare nuova, con una maggiore naturalezza data dal dorso incurvato leggermente verso il cavallo e soprattutto dalla torsione della testa che diverrà tipica in seguito per questo tipo di statua. La nudità eroica a cavallo testimonia il notevole livello sociale del giovane rappresentato, visibile anche dalla ricca e dettagliata acconciatura, dai particolari miniaturistici, che contrasta con la levigatezza del corpo.
"Kore del Peplo"
(540-530 a.C.)
Tra le opere attribuite allo stesso autore del Cavaliere Rampin, la Kore del Peplo, che presenta lo stesso contrasto tra la schematicità e geometricità del corpo, con la vivacità plastica del volto, dai tratti anatomici fini e delicati. La fanciulla indossa un Kitone finemente pieghettato, e un pesante peplo che compre completamente il corpo senza nasconderne la tensione. Al colore una volta presente, era affidata tutta l'elaborata decorazione del pelo che rendeva la scultura estremamente vivace e ricca.
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Storia dell'arte greca
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Storia dell'arte classica - età geometrica
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Appunti Archeologia e storia dell'arte greca e romana - parte p