RAPPORTI TRA LE ARTI NEGLI ANNI CINQUANTA: LA QUESTIONE
DELL’INTEGRAZIONE CON L’ARCHITETTURA
IL BAUHAUS
Istituto superiore di istruzione artistica, fondato a Weimar nel
1919 da W. Gropius per promuovere, in risposta alle esigenze
che già dalla fine dell’Ottocento avevano dato vita ai movimenti
Arts and crafts e Deutscher Werkbund, un nuovo metodo
educativo in grado di superare l’antinomia arte-artigianato,
finalizzato all’integrazione tra arte e industria e all’unità e
armonia tra le diverse attività artistiche. L’obiettivo principale era
quello di conciliare creazione artistica e metodo artigianale con L’edificio del Bauhaus a Dessau, 1926
la produzione industriale, unendo cioè il valore estetico di un
oggetto, la sua bellezza, con la componente tecnica e
funzionale.
Nonostante il successo ottenuto, il Bauhaus fu osteggiato dagli ambienti più
conservatori e fu costretto a concludere la sua attività a Weimar (1925).
Riaprì a Dessau, finanziato dal Comune, e nel 1926 gli fu riconosciuto il titolo
di Hochschule für Gestaltung (istituto superiore di figurazione), la nuova
sede fu progettata da Gropius.
ALCUNI PERSONAGGI DEL BAUHAUS
Alexander "Xanti" Schawinsky (Basilea, 904 – Locarno, 1979) è stato un designer, fotografo e
pittore svizzero.
Dopo aver studiato architettura e pittura partecipa all'esperienza del Bauhaus a Dessau: qui si
distingue in particolare negli allestimenti teatrali e perfeziona gli studi fotografici e tipografici.
Nel 1933 si trasferisce a Milano, iniziando una collaborazione con lo Studio Boggeri, in cui nel giro
di poco tempo risulta essere una "presenza decisiva" per l'apporto alla realizzazione di celebri
campagne pubblicitarie. Pubblicità sui pieghevoli di Motta e soprattutto della Olivetti: per la casa
eporediese risultano innovativi i lavori in cui applica il fotomontaggio.
Produce un’arte astratta,
Oskar Schlemmer (Stoccarda, 1888 – Baden-Baden, 1943) è stato un pittore e scultore tedesco.
Fin dal tempo della sua fondazione, aderì al Bauhaus e fu dirigente della sezione di cultura e
teatro. Il suo Triadisches Ballet, con originali invenzioni meccaniche di sapore surrealista, ebbe
vivo successo e molte ripercussioni nella scenografia teatrale tedesca che egli aveva cercato di
riformare per dare pieno risalto alla purezza della figura umana.
In pittura, partito da una sintassi cubista, sviluppò uno stile tra classico e purista analogo a quello
della Scuola di Parigi e trovò la più felice simbiosi di architettura-pittura nei dipinti murali detti
appunto Mauerbild; nell'ultimo decennio della sua attività approdò ad un rigoroso astrattismo
purista. L’architettura non è solo una pagina bianca su cui stendere la decorazione, ma va intesa
nella sua totalità, la decorazione deve essere estratta dall’intervento artistico e diventa esse stessa
architettura.
Herbert Bayer (Haag am Hausruck, 1900 – Montecito, 1985) è stato un
artista e grafico austriaco.
Bayer fu apprendista in un laboratorio a Linz, dopo aver lasciato il
laboratorio per intraprendere gli studi alla Colonia degli artisti di Darmstadt,
iniziò a nutrire interesse per il Bauhaus di Walter Gropius. Dopo aver
studiato per quattro anni al Bauhaus sotto la supervisione di Vasilij
Kandinskij, Gropius lo nominò direttore dei settori stampa e pubblicità.
Nell'ottica di un minimalismo riduttivo, Bayer sviluppò uno stile visuale
brusco, essenziale.
Rudolf Johannes Paris (1896-1973), è stato un critico e storico dell’arte.
Willi Baumeister (Stoccarda, 1889 – Stoccarda, 1955) è stato un pittore e
tipografo tedesco.
Artista che risente dell’astrattismo.
Wassily Kandinsky (Mosca, 1866- Francia, 1944)è stato un grande
pittore russo, considerato il primo artista ad aver dipinto opere
completamente astratte. Nelle sue opere utilizzava il colore seguendo
stili e tecniche all’epoca ancora in larga parte inesplorate. Artista
astrattista, late diventa spazio che diventa architettura, la grammatica
dell’astrattismo corrisponde all’uso di figure geometriche e il richiamo
ai geroglifici.
Nella Sala della musica nasconde l’angolo architettonico.
“L’arte apre lo spazio all’immaginazione astratta in una scatola”.
Queste tendenze fanno eco nell’ambiente milanese.
BAR CRAJA
Il bar fu progettato da Baldessari, l’architetto “innesta sulle radici futuriste ed espressioniste, la più
seria esperienza del lessico razionale”: l’ambiente interno è strutturato sulla base di un rigoroso
assetto geometrico di linee e piani ortogonali che convergevano in un ideale punto di fuga
prospettico nella fontana in metalli nichelati di Fausto Melotti, collocata nella parete di fondo di
fronte all’ingresso. Mentre Marcello Nizzoli realizza per la vetrina centrale un manichino di disegno
futurista realizzato in lamiera di alluminio colorata e sdoppiato in due figure in modo da garantirne
la visuale sia dall’interno che dall’esterno.
Alla definizione dell’assetto spaziale contribuiscono inoltre l’accostamento di piani colorati e l’uso
dei nuovi materiali (metalli, cristalli, smalti, opaline), il disegno del pavimento, con tesserine di
ceramica bianca e verde e con liste nero lucido per le squadrature, riprende la stessa matrice
geometrica a campiture ortogonali del soffitto luminoso in opalina bianca e squadratura rossa.
L’uso del colore si ritrova anche nei diversi tipi di rivestimenti
parietali: il legno lucido, l’opalina grigia e il marmo verde cipollino
apuano. Dietro a questo progetto c’era la scuola del Bauhaus.
Negli anni ’30 era il luogo di ritrovo per giovani artisti e letterati e un luogo di
scambio, per esempio qui si incontrano Terragni e Fontana per il progetto di un
bassorilievo.
Al centro si trova una fontana, senz’acqua, di Fausto Melotti, la caduta di Icaro.
Era legato alla Galleria del Milione, la galleria di fronte alla Pinacoteca di Brera
diretta da Virginio Ghiringhelli.
Luogo di esposizione fu ovviamente la V Triennale del 1933, diretta da Gio Ponti, IlSalone d’Onore
fu gestito da De Chirico, Achille Funi e Massimo Campigli, gli artisti si ritrovano a lavorare su una
dimensione nuova, quella del muro.
Altro luogo d’esposizione divenne il Parco Sempione dove si
trovano le case per gli artisti.
M. Pagano con Leone Lodi, Padiglione d’ingresso nel parco Sempione,
1936
P.Portaluppi, BBPR, “Casa del sabato per gli sposi”, 1933, V Triennale
E’ un’architettura in cui prevale il razionalismo, è costituita da un ambiente circoli dove al centro è
collocata una scala che porta al solarium. Anche Lucio Fontana fu coinvolto, ne
realizzò l’insegna, crea un’opera figurativa dove rappresenta gli amanti sul
cemento colorandolo, intorno lascia un bordo bianco da sfondo.
L. Fontana, Gli amanti,
cemento colorato
L.Figini, G.Pollini, “Villa-studio per un artista”, 1933, V Triennale
Per i progetto della villa studio collaborano anche Fausto Melotti che realizza
il “cavallo pompeiano”, Lucio Fontana che realizza “la bagnante nera” , una
provocazione, e Angelo Del Bon che realizza all’esterno dei graffiti “Figure
d’estate”, riprendendo i Fauves.
Scoccimarro, Zanini, Midena, “Casa dell’aviatore”, 1933, V Triennale
Al posto del box per la macchina, viene realizzato il posteggio per l’elicottero.
Lucio Fontana, gruppo scultoreo della Vittoria, Sala della Vittoria, arch. Persico,
Nizzoli, VI Triennale.
La scultura doveva rappresentare l’Italia che avanza, finisce poi per rappresentare la
Vittoria dell’Italia sull’Etiopia. La stanza è buia, illuminata solo dalla luce artificiale per
esaltare il bianco delle sculture. Architettura e scultura vivono nello stesso ambiente,
la scultura è astratta, le dimensioni sono fantasmatiche, perdita di peso e di volume.
BBPR con Fausto Melotti, Sala della coerenza, 1936
Realizza dodici sculture metafisiche che rappresentano l’uomo che
rimane sempre uguale, costante, nel tempo. Solo sette rimasero intatte,
le altre distrutte dai bombardamenti, quelle rimaste sono state nominate i
sette Savi conservati a PAC (padiglione arte contemporanea)
Carlo Cattaneo, Mario Radice, composizione astratta-fontana
Non erano sculture monumentali, ma astratte, una composizione di sfere
e cerchi.
Radice realizza una decorazione astratta anche per la casa del fascio 1936, rappresentando la
sagoma di Mussolini.
Lucio Fontana, Medusa, 1940 mosaico, VII Triennale, Atrio d’ingresso
Oro e Nero, usa una tecnica egizia, il mosaico applicato alla scultura, è
visibile da entrambi i fronti.
Fontana per il palazzo dei fascio realizzò un’opera in gesso colorato.
L.Fontana, Volo di Vittoria, 1938, gesso colorato;
Sacrario dei martiri, arch. Zanuso, Albricci, Tevarotto;
al palazzo del fascio, oggi caserma della polizia, arch. Piero Portaluppi
Massimio Campigli, decorazione del Liviano,
università di Padova, 1939-40
Arch. Gio Ponti
Nel particolare dell’affresco sono ritratti la
moglie Giuditta, il rettore, l’architetto e il
pittore.
L'Esposizione Internazionale «Arts et Techniques dans la Vie moderne» si tenne a Parigi nel
1937. Architetto G. Pagano,
mosaico di Sironi,
L’ialia corporativa, oggi
nel Palazzo dei
giornali, Milano.
Padiglione galleggiante italia, Arch. BBPR,
scultore Lucio Fontana, bassorilievo in
gesso colorato, I marinai che salpano,
1937, opere distrutte
Il tema della sintesi delle arti fu ripreso nel dopoguerra nei CIAM; L’VIII Triennale, 1947,
sperimentazione sul quartiere QT8 a Milano.
Il tema è il realismo sociale, l’arte deve seguire le coscienze, l’arte rappresenta dei temi sociali e
non astratti, vengono donati dei quadri da inserire nelle case.
L’architetto è Bottoni, ma collabora con numerosi artisti.
G.Mucchi, arredamento del soggiorno dimostrativo di un alloggio
prefabbricato, VIII Triennale, 1947, Palazzo dell’arte.
Si trovano le opere di Aldo Brizzi, Bruno Cassarini, Giuseppe
Fumagalli, una scultura di Genni Mucchi, quadri di Ennio Morlotti,
Anna Nascimbene-Tallone, Antonia Ramponi e dello stesso Mucchi.
Temi sociali in continuità con la problematica del realismo
espressionista vicina all’ ”uomo di strada”.
B. Munari, Macchina inutile, 1945
Al contrario, sempre nella stessa occasione espositiva, erano ospitate negli
arredamenti dimostrativi dell’alloggio 1, architetto C.Villa, opero di Ettore Sottsass
e Bruno Munari; nell’alloggio 4, arch. C. Cicconcelli e M.Sacripanti, una macchina
inutile di Munari, segno evidente di una presenza di tendenza aperte a un dialogo
internazionale in senso concertista, di suggestioni geometriche nello spaio
É un’opera astratta, sono giochi di rettangoli liberi nello spazio.
L.Fontana, scultura astratta, 1935 per Casa Ghiringhelli,
piazzale Lagosta, Arch. Terragni e Lingeri.
É il primo esempio a Milano di un intervento astratto, usa la
linea continua, obliqua in movimento costante, realizza
forme geometriche.
Il Movimento per l'arte concreta, o MAC, è un movimento artistico fondato
a Milano nel 1948 da Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari, Gianni
Monnet, con il fine di promuovere l'arte non figurativa, ed in particolare un
tipo di astrattismo libero da ogni imitazione e riferimento con il mondo
esterno, di orientamento prevalentemente geometrico.
Il nome del movimento si rifà ad una accezione del termine "concreto",
introdotto inizialmente negli anni trenta da Kandinskij. Il concretismo si
oppone, quindi, oltre che alla figurazione, anche all'astrazione cosiddetta
“lirica”. L’arte astratta, astraggono dalla natura e sintetizzano; l’arte concreta
è un’invenzione di forme che si concrettizzano nell’artista, senza riferimenti
alla realtà. Dopo la guerra si vuole far conoscere cosa si l’arte astratta.
Lanfranco Bombelli Tiravanti, copertina del catalogo della mostra Arte
astratta e concreta, Palazzo Reale, 1947
Allestimento della mostra del Mac,
la sala degli italiani.
Sono presenti le sculture di Ettore Sozza e al muro sono
appesi quadri astratti di Richard Lohse
R. Lohse, concrezione II, 1946
Ritmo di linee verticali e di quadrati
allineati orizzontalmente, disposti e
raggruppati in quattro posizioni.
L’animazione del sistema avviene
mediante la variazione dei colori, delle
linee e dei quadrati. Si alternano nero, rosso, giallo
e un’unica striscia verde su sfondo bianco.
Riferimento alle teorie di Mondrian.
Max Bill
G. Vantongerloo, Varianti, 1939, opera in mostra al Palazzo Reale Arte
Astratta e Concreta, 1947.
É un esempio di assoluta fusione di forma e superficie, di ritmica
differenza di linee colorate con accenti su fondo bianco deriva dal suo
interessamento per la geometria non Euclide e per i suoi concetti
matematici di relatività. Deriva dalle immagini osservate al microscopio.
Max Bill
P. Lingeri, L.Zuccoli, casa 11 piani,
1951 progetto per interni della casa
11 piani, 1950
Sono presenti decorazioni di Gianni Dova,
piccole piastrelle in ceramica.
Si ritrovano inoltre pannelli di tesserino in ceramica del pittore Crippa e altri
due pannelli di pinti su ceramica e poi cotti di A. Soldati.
R. Crippa, geometrico, 1950, olio su tavola, Dova, composizione geometrica, 1950, Galleria
collezione Poleschi arte Cafiso, Milano
La Vittoria di Marino Marini,
1932, in una fotografia di Mario
De Biasi 1951
Ritrovata sul Monte Stella.
P. Bottoni, padiglione delle mostra, 1951 con
decorazioni astratte in piastrelle in ceramica e
con l’Acquaiolo di Leone Lodi, 1933 per la V Triennale
Era presente anche un’altra scultura di A. Martini,
La principessa, 1928
Sempre collocata nell’area circostante il padiglione.
L. Veronesi, simulazioni di alberature sul Monte Stella, 1951
Coesistevano opere di qualsiasi stile.
M. Zanuso, R.Menghi, casa di Via Senato 11, 1947
L.Fontana, bassorilievi
Sono collocati nello spazio di collegamento
tra le parti dei due edifici e segnano il
marcapiano in ceramica. Sono a metà tra
l’astrattismo e il figurativismo, sono colorati e
rappresentano lo spazilismo.
L.Fontana, maniglia d’ingressi in ceramica, 1947
Opera in ceramica su una porta di vetro, imprime
l’impronta della sua mano, è un connubio tra design e arte.
L
A CERAMICA COME SCULTURA
La ceramica d’artista nel contesto architettonico; muro e materia, concetti chiave dell’informale.
F. Leoncillo, camino, 1947
Stile neobarocco, forma nuova che si espande nello
spazio.
F.Melotti, Pan e le amadriadi, 1948, ceramica
smaltata policroma, camino con bassorilievo che
riprende il tema mitologico. Il fuoco fa da intermediario
ra l’opera e il risultato, cambia il colore, è casuale.
F. Melotti, il canto del fuoco, Orfeo all’infermo, 1951, ceramica smaltata
policroma, appartamento Giuseppe piazzetta Brera, Milano, ara. Brega.
F. Melotti, i simboli delle costellazioni, il
viaggio del marina, 1949-50, Via Brolettto
Appartamento giuseppe, arch. Brega.
L.Fontana, idea per un camino, cavallo
rampante
L. Fontana, camino di casa Borsari,
1949, arch. Osvaldo
Sono rappresentate figure dinamiche,
agitate, come se fossero dei bassorilievi,
al centro c’è il sole. Rppresenta le
battaglie, tema delle forze che si
oppongono.
Birreria Forst, Menotti bancone del bar di mescita con
rivestimento in piastrelle di ceramica a drapping, 1949-50.
Bar Motta, milano, Arco. Brega,
bassorilievo in ceramica di
Melotti, 1948.
Negozio Ricordi, Milano arch. Paolo Clausetti, 1949
F.Melotti, il mito di Amphione,
1949, terracotta, con
connotazioni arcaiche
Negozio Galtrucco, negozio di stoffe, F. Melotti
rilievi a cartoccio ceramica informale a macchie
con statuette eleganti.
Melotti, basi da tavolo.
L. Fontana, bassorilievi in ceramica, Casa in Via Lanzarote, 1951-52, Arch.
Vito e Gustavo Latis.
Forme organiche in ceramica, gres, si
combinano con l’architettura
razionalista. Rappresentano un
immaginario siderale, cosmico,
rappresenta infatti la sua idea di comò.
In quegli anni, girava figure in bianco e
nero della visione del cosmo.
Leoncillo, l’arca di Noè, bassorilievo, 1954, per la Clinica Augusto
Mandel, Roma.
Leoncillo, monumento ai caduti di Albissola, 1955-58
Sulla colonna sono riportare raffigurazioni contadine.
Leoncillo, vento rosso, 1958, Terracotta con ossidi
Leoncillo, Ore d’insonnia, 1958,
terracotta smaltata.
Leoncillo, racconti di notte 1 , 1961
Leoncillo, sommario, 19968
Leoncillo, grande pannello policromo
Per l’Expo di Montreal, 1967
Arch. Leonardo Ricci.
É una scultura che aggredisce l’architettura, la va a
cercare, la rappresenta come se fosse una muffa.
Costantino Nicola, pannello murale per l show-room
Olivetti a NY, grande sandcast,1953
Vedute dello Showroom con i lampadari di Venini.
Sono inoltre visibili gli espositori, il marmo del pavimento
di alta per creare dei piani di esposizione per gli oggetti
della Olivetti.
Pannello murale realizzato con la tecnica del Sandcast,
1953, sono scuture applicate all’architettura. Nicola
lavora con i temi nuragici.
Il sand casting come espressione artistica nasce da
un'intuizione di Costantino Nivola che ha applicato la
tecnica della colata in sabbia, già utilizzata in metallurgia,
alla creazione di pannelli in calcestruzzo con una faccia
decorata da bassorilievi.
U. Milani, evoluzione del suono, gesso
Realizza forme informali, che si disperdono nello spazio.
U. Milani, plastica parietale, 1954, ges
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