Facoltà di architettura
C. di L. in Scienze della Pianificazione Territoriale, Urbanistica, Paesaggistica e Ambientale
Storia dell’architettura – a.a. 2011/2012 – Anno di corso: 3° - Prof. Arch. Ettore Sessa
Il palazzo delle poste di Palermo
L'allievo: Hermes Egidio Pituccio
La critica negativa lo definisce con ingenua incompetenza “il Palazzaccio”, ritenuto un “tipico esempio di Architettura del Regime” legato più agli aspetti del costume che alla storia dell'architettura. La Città di Palermo si distingue per aver avuto il privilegio di possedere, tra i cinquanta edifici postali realizzati durante il ventennio fascista, il più grandioso.
L'edificio si estende su un'area di circa 5.100 mq. con una compatta planimetria articolata simmetricamente su due cortili; lo sviluppo massimo in altezza del volume edilizio è di 24 m. (quattro piani più attico). Il prospetto sulla Via Roma si impone per quel carattere monumentale che gli attribuisce il colonnato incassato al centro della facciata e costituito da dieci colonne, senza basi né capitelli, enfatizzate dall'ampia scalinata a sua volta affiancata da due vasche rettangolari, rivestite interamente in mosaico azzurro.
Un modello vero (scala 1:1) della gigantesca colonna del porticato venne realizzato durante la fase dei lavori ed esposta, per una visione al pubblico, allo Spasimo. Esaltante doveva apparire il simbolo del fascio che, col suo ostentato verticalismo (30 m. di altezza), come una grande scultura in marmi rossi e grigi, affiancava un tempo sulla destra il prospetto del palazzo; oggi, su quel lato, è sorta una moderna ala di uffici.
Il lungo portico di accesso al palazzo, coperto da una volta a botte e aperto da arcate verso l'esterno, evoca effettivamente suggestioni e memorie dell'architettura romana nei suoi tipici elementi costruttivi. Tuttavia, lo straniamento contestuale e temporale ne accentuano una interpretazione in chiave metafisica dechirichiana.
Il grande salone centrale per il pubblico è coperto da un'ampia monumentale volta a crociera di 14 m., anche questa di romana memoria se si pensa alle coperture delle grandi aule termali; tuttavia, la volta è alleggerita dai tre finestroni semicircolari che consentono l'illuminazione diurna dell'ambiente.
Questo è rivestito in marmi diversi: neri e rossi nelle pareti, gialli e neri a comparti nel pavimento; mentre al centro dell'ambiente c'è un grande bancone-fontana in marmi rossi e neri e mosaico azzurro. All'interno, il vorticoso succedersi delle rampe elicoidali trova una enfatizzazione dinamica, di gusto futurista, nel cromatismo acceso d
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