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Palazzo delle poste di Piazza Bologna, Storia dell'architettura antica e moderne Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia dell'architettura antica e moderna per l'esame della professoressa Marandola. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il Palazzo delle Poste di Piazza Bologna di Marco Ridolfi, Localizzazione: Piazza Bologna, Roma, la consegna dei lavori per una questione formale inerente la titolatura della piccola ditta.

Esame di Storia dell'architettura antica e moderna dal corso del docente Prof. M. Marandola

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stellare di piazza Bologna e l’edificio, risolvendo così non soltanto la piazza stessa, ma anche il più ampio

territorio della strada. Facciata e costruzione poste

L’avvento della struttura metallica e di quella in cemento armato, gioca un ruolo fondamentale nel passaggio

dall’architettura tradizionale a quella moderna.

Il fenomeno riguarda anche l’Italia, dove la nuova tecnica si diffonde con particolare rapidità e ampiezza.

Si ebbe però una differenza nella quale la struttura in cemento armato anziché sostituire la muratura si

inserisce gradualmente in un impianto che assume il carattere della costruzione mista, la conseguenza della

continuità che distingue il processo di modernizzazione italiano e che, nell’edilizia in particolare, implica la

persistenza del piccolo cantiere artigianale dove il cemento armato, se realizzato in opera, può inserirsi senza

provocare trasformazioni rilevanti.

Ridolfi riuscì a realizzare un opera che rispettasse lo stile autentico del periodo senza rinunciare a

morbidezza e sinuosità. In pianta si vede un corpo trapezoidale con due ali dalle estremità arrotondate che si

piegano verso l’interno seguendo la morfologia del lotto. L’accesso avviene salendo da un ampia scalinata

protetta da una sottile pensilina curva, in copertura la pensilina rialzata crea un ombra netta che gioca di

contrasto con il rivestimento in travertino.

Nelle poste l’immagine d’insieme è definita dalla parete che avvolge l’edificio, nella facciata principale

verso la piazza.

Non risulta visibile la struttura, nel partito centrale del retro dove vi sono otto grossi telai, disposti

ortogonalmente alla concavità della facciata, in corrispondenza al salone al pubblico, i quali si protraggono

nella copertura del salone dei portalettere con le travi a sbalzo.

Ai due piani superiori i pilastri corrispondono alla facciata posteriore dove sono impostati sul solaio.

Ridolfi dunque pur non avendo l’approvazione della direzione dei lavori si ostinò alla realizzazione di

soluzioni sofisticate all’interno del progetto avendo delle ripercussioni architettoniche di una soluzione

strutturale. Prospetti primo progetto

Alla fine di giugno del 1934, Ridolfi consegnò il richiesto completamento del progetto esecutivo per il

Palazzo. Ma la completezza dei disegni rispondeva solo allo scopo di non interrompere l’iter burocratico. In

realtà in quel momento tutte le soluzioni relative a finiture e dettagli erano ancora in corso di elaborazione.

Come è detto chiaramente nella relazione:

“Dopo che l’architetto aveva alquanto indugiato nel definire il dispositivo della pietra

lavorata per l’esterno delle murature dei prospetti, non potendosi ulteriormente

differire la costruzione dell’edificio, egli fu invitato dai termini del bando di concorso a

compilare il progetto definitivo, secondo i disegni e le modalità a suo tempo concordate.

Il progetto è oramai definito nelle sue varie parti, tranne nei dettagli costruttivi

dell’intero rivestimento in pietra che saranno stabiliti in base al modello al vero

eseguito in cantiere”.

In giugno Ridolfi stava studiando l’originale trama del rivestimento a liste che sarà poi realizzata. Era perciò

già superata la soluzione disegnata nella sezione trasversale e nei prospetti sviluppati in cui il rivestimento

della facciata è formato di lastre rettangolari.

L’originalità del rivestimento rispecchia la dialettica fra tradizione e modernità che caratterizza l’opera di

Ridolfi il cui non userà più rivestimenti lapidei ma metterà a punto una grammatica basata sulla struttura in

vista e sul rustico finito

Il rivestimento lapideo, infatti, non è usato come superficie astratta ma come strato esterno del corpo

murario; e d’altronde anche l’impiego dei materiali in vista sarà sempre subordinato a un intento espressivo e

formalista. L’accanimento con cui Ridolfi persegue l’applicazione delle scelte esecutive e la dimostrazione

tangibile dell’importanza che attribuisce ad esse.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria edile-architettura (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilenia.gargano1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura antica e moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marandola Marzia.

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