La grande stagione inventiva della Roma Barocca nella seconda metà del 600 va a finire, benché si continui
a costruire moltissimo ci sono alcune città in cui si procede per sperimentazioni.
Un esempio di ciò è Guarino Guarini (Modena, 1624 – Milano, 1683)a Torino.
1639 entra nell’ordine dei Teatini
Si reca Roma studiando oltre all’archeologia matematica letteratura e filosofia, quindi con un retaggio
culturale molto ampio.
1647 torna a Modena dove insegna filosofia
1655 si trova a Messina, qui entra in contatto con l’arch. Normanna che è un’architettura con delle cupole
molto complesse.
Viaggia Tantissimo: Francia, Portogallo e Spagna, vendendo anche in contatto con l’architettura islamica
studiando questo sistema complesso delle cupole.
Oltre allo studio dell’astronomia, matematica e delle scienze in generale il Guarini studia le architetture dal
vivo soprattutto quelle del medioevo.
1666 è chiamato dai Savoia a Torino
Alcune opere che fa a Messina vengono distrutte con il terremoto del 1908, e l’esperienza più significativa
che ci rimane è quella proprio delle architetture costruite a Torino per i Savoia e cioè: La Cappella della
sacra sindone, la chiesa di San Lorenzo e Palazzo Carignano.
Perché proprio in Piemonte?
Tra il XVII e il XVIII sec. Il Piemonte ha una solida struttura economica e politica per una serie di ragioni:
- Il Piemonte si pone come stato cuscinetto a cerniera tra la potenza francese e l’impero austriaco la
quale era diventata una potenza in quanto aveva fermato l’avanzata turco-islamica difendo quindi
l’Europa cristiana diventando cosi’ un riferimento per tutto il continente.
- Nel 1563 Emanule di Filiberto trasferisce la corte a Torino
Quindi Torino necessita di una ristrutturazione generale anche in campo urbanistico in previsione di un
accrescimento demografico dovendosi confrontarsi nel ruolo di nuova capitale.
Lo stato Sabauda si dota di strumenti legislativi idonei che anticipano le moderne leggi urbanistiche di oggi.
disegno del 1690, Domenico Chiapasio
Questa è la pianta di Torino del 1690 da un disegno di Domenico Chiapasio in cui emerge il carattere di una
città fortificata con enormi bastioni e la famosa cittadella sulla sinistra in basso il piano di ingrandimento
della citta si muove sulla scia del vecchi cassero e decumano essendo la città di fondazione romana, l’unica
eccezione è questo taglio che parte dal vecchi castello e va verso il ponte del Po’, per il resto conserva un
impianto a scacchiera.
Gli interventi del Guarini si concentrano nel cuore della città ossia nella piazza quadrata del vecchio castello
in alto ci sono i grandi cortili del palazzo reale e attaccato c’è il duomo.
Il primo appena arriva a Torino è continuare un cantiere che era stato già aperto ed era stato affidato a
Castellamonte
- Cappella della Sacra Sindone
Luogo: Torino, tra la cattedrale e la reggia sabauda;
Data: 1667 (A. Castellamonte), 1668-1694 (G. Guarini);
Progettista: Guarino Guarini (Modena, 1624 – Milano, 1683);
Committente: La famiglia Savoia;
Programma funzionale: la realizzazione di una cappella destinata a conservare la reliquia del lenzuolo
che si credeva era stato a contatto con il Cristo e ciè la Sacra Sindone, la quale era stata affidata ai
Savoia che ne andavano fieri per questo;
Risposta progettuale: Guarini introduce, in un
disegno perfettamente normale, tre vestiboli
circolari nello spazio principale, cilindrico
caratterizzato da rigore geometrico e fantasia
decorativa, la cappella, si sviluppa su una
pianta circolare. La cupola, con una particolare
struttura elicoidale, una sorta di torciglione,
poggia su un tamburo molto alto, alleggerito
da sei finestroni ad arco, e sale con un
movimento circolare, fino alla sommità,che si
apre in una stella a dodici punte.
Obiettivamente la cupola non è molto alta, ma
vista dal pavimento della cappella, pare
molto più alta di quanto lo sia. Questa
impressione è
rafforzata dall’uso oculato del colore. Il
contrasto tra il marmo nero di Frabosa e la
doratura sotto e il grigio della cupola
sembra risultare dallo sfumare dei valori
tonali a grande distanza. Ma questo tono
oscuro prepara in alto la meravigliosa
pioggia di luce filtrante dall’incastellatura,
dai finestroni, dalla lanterna, dove l’effetto
a cannocchiale rovesciato della
progressione prospettica suggeriva una
distanza ben maggiore di quella reale. Per
sorreggere la “cupola” inventò un nuovo
sistema: una struttura, estremamente
complessa, di archi che vanno a formare un
cono, detta ad “archi aggettanti”. Essa è
costituita da un’incestellatura esile, di
pianta esagonale, composta dal succedersi di sei piani di cavalletti laterizi e lapidei, traforati,con
all’esterno do
-
Storia dell'architettura moderna e contemporanea
-
Storia dell'architettura moderna e contemporanea
-
Storia dell'architettura moderna e contemporanea - Settecento
-
Storia dell'Arte moderna - Domande