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Chiesa di S. Maria delle Grazie al Calcinaio

La Chiesa di S. Maria delle Grazie al Calcinaio (Cortona in Toscana 1485-1515) di Francesco di Giorgio Martini si rifà alla chiesa precedente, con lo stesso schema, facciata templare semplice, recinti, pianta a navata unica, volta a botte e cupola. La volta a botte si ripete in transetto e coro. Il modulo si ripete, struttura longitudinale. Recinti anche all’interno. Parete scavata, nicchie nel muro. Strano ordine architettonico “atelescopio”, poi cornici che ritmano lo spazio. La cupola è ottagonale. Scavo delle pareti. Una navata affiancata da due cappelle laterali con un transetto e una cupola. Principi architettonici della proporzione e della prospettiva, riprende Alberti e Brunelleschi.

Basilica di S. Maria delle Carceri

La Basilica di S. Maria delle Carceri (Prato in Toscana 1484-1506) di Giuliano da Sangallo (1445-1516) presenta una semplificazione, pianta a croce greca con 4 volte a botte concluse con la cupola. Abbiamo volte a botte, grande cupola centrale e Cappella Pazzi. L’espansione ai lati con volte a botte della cappella de’ Pazzi di Brunelleschi suggerisce a Giuliano da Sangallo un’analoga espansione anche secondo l’asse in profondità dando luogo ad un impianto a croce. Altro referente per la concezione di questa fabbrica è la Chiesa di S. Sebastiano a Mantova. Il rivestimento adotta la bicromia tipica dell'architettura pratese. Il rivestimento geometrico esterno a fasce di marmo verde crea un telaio geometrico fittizio, supplementare, in concorrenza con quello degli ordini architettonici sovrapposti (lesene lisce). L'ordine inferiore suggerisce un classico telaio sorretto da slanciate lesene binate sugli spigoli, che doveva essere riprodotto nell'ordine superiore per concludersi con un timpano; questo sistema è sottolineato da fasce in serpentino verde che suddividono gli spazi centrali intorno alle porte con timpano. La cupoletta, di tipo brunelleschiano, sorge da un attico quadrato, con tamburo forato da dodici occhi, e copertura conica coronata dalla elegante lanterna. All’interno tutti gli spigoli sono segnati da una serie di membrature in pietra serena (lesene angolari con preziosi capitelli, sormontate da trabeazione e cornici a sottolineare la volta) che formano (come all'esterno) un telaio autonomo oltre il quale le nitide pareti intonacate perdono consistenza, dilatando visivamente lo spazio.

Chiesa di S. Sebastiano

La Chiesa di S. Sebastiano (Vallepiatta in Toscana 1493) di Francesco di Giorgio Martini ha l'impianto a croce greca, sormontata da una cupola a tamburo cilindrico. La facciata a capanna, rimasta incompiuta, è edificata in mattoni ad eccezione del portale costituito da una cornice architravata in travertino.

Chiesa di Santa Maria presso S. Satiro

La Chiesa di Santa Maria (S. Satiro a Milano 1482) di Donato Bramante è celebre per ospitare il cosiddetto finto coro bramantesco, capolavoro della pittura prospettica. La cupola si presenta a forma conica con copertura a tamburo, si pensa ispirata alla chiesa di San Bernardino di Urbino. Pianta a croce commissa a cui è mancante il braccio superiore, che non fu possibile realizzare per mancanza di spazio: tale "problema" fu ovviato con la realizzazione del celebre finto coro di Donato Bramante con la realizzazione di rilievi e modanature in cotto successivamente dipinti a formare una fuga prospettica che simulasse in 97 centimetri di profondità uno spazio pari ai bracci del transetto di 9,7 metri. Il finto coro presenta uno spartito decorativo con volta a botte a cassettoni composta da tre arcate in maniera identica all'aula e termina nell'illusione prospettica in una controfacciata nelle cui parti laterali sono presenti due nicchie coronate da conchiglie, mentre nella lunetta è affrescato. Le pareti sono decorate con nicchie. L'aula è divisa in tre navate, con la centrale più larga rispetto a quelle laterali, mentre il transetto è diviso in due navate, di cui quella verso via Falcone più larga: in entrambi i casi le navate maggiori presentano una copertura a botte decorata con lacunari e rosoni dipinti. L'aula è scandita da tre campate che poggiano su pilastri a croce con capitello corinzio.

Palazzo della Signoria di Jesi

Il Palazzo della Signoria di Jesi (Jesi nelle Marche 1486-98) di Francesco di Giorgio Martini è un parallelepipedo con tre facciate in laterizio, di cui una principale, si alza su due piani divisi da cornicioni-marcapiano con un doppio ordine di finestre crociate "alla guelfa" munite di cornici in pietra finemente scolpite; un cornicione di coronamento ad archetti ciechi completa il sottotetto. Nel 1551 il palazzo era stato completato con una slanciata torre a tre ordini merlati e cupola finale che poi crollò. L'interno del palazzo è tutto incentrato sul cortile rettangolare con portico terreno e due ordini di logge di 14 campate. Ogni piano si presenta diverso dall'altro nell'impiego dei materiali. Il primo ordine di logge in pietra d'Istria e il secondo loggiato, mai terminato, con pali di legno di rovere. Il lato d'ingresso e quello simmetrico frontale presentano tre campate ciascuno, di cui quelle centrali, più larghe delle altre, sono coronate da archi ribassati; gli altri hanno quattro campate ciascuno con archi a tutto sesto. Di particolare raffinatezza risulta il secondo ordine (primo loggiato), composto da agili colonne in pietra d'Istria con capitelli corinzi che sorreggono le volte a crociera del loggiato. Il cortile è circondato per tre lati dalle sale del palazzo e apre il suo lato occidentale direttamente sulla facciata principale. Nei contrapposti lati nord e sud sono incastonate in portali rinascimentali due scale a rampa rettilinea che portano ai piani superiori.

Villa Medicea

La Villa Medicea (Poggio a Caiano in Toscana 1480-85) di Giuliano da Sangallo per Lorenzo dei Medici (Lorenzo il Magnifico) è una villa suburbana che presenta un tema decisivo per le ville, pronao templare nella facciata, per dare importanza ad un edificio privato. Tema sviluppato poi da Palladio. La villa sorge su un grande podio coperture con volte a crociera, troviamo l’edificio e la scala realizzata successivamente, balaustra per dividere lo spazio ed una certa altezza. Tutti gli spazi di servizio. Due corti di abitazione collegati dal salone. Pronao, capitello, cappelle ceramiche, salone voltato a botte che collega i due elementi. I temi che saranno poi ripresi in moltissime ville sono la compenetrazione tra interno ed esterno mediante filtri come le logge, distribuzione simmetrica degli ambienti attorno a una salone centrale (spazio "centrifugo"), posizione dominante nel paesaggio, recupero consapevole di elementi architettonici classici (come la volta a botte e il frontone di tempio ionico in facciata). Il fregio in terracotta invetriata in tricromia (bianco, blu e verde) potrebbe rappresentare la scelta delle anime secondo il mito platonico. In ogni caso è chiara la natura di espressione del complesso clima iniziatico, relativo al circolo filosofico di Lorenzo, attraverso una serie di figure allegoriche, di evocativo classicismo. Al primo piano il salone Leone X, posto al centro dell'edificio, la decorazione della volta ad affresco.

Porta di San Pietro

La Porta di San Pietro (Roma 1439-45) di Filarete presenta battenti bronzei del portale centrale della basilica di San Pietro in Vaticano. Ogni battente è diviso in tre riquadri sovrapposti. Rappresenta in un riquadro il Martirio di San Pietro. Questi battenti furono una novità all’epoca perché egli abbandonò lo schema tradizionale a formelle ed usò pannelli più grandi, ispirati a porte bronzee antiche come quelle del Pantheon che però non erano figurate.

Papa Niccolò V

Papa Niccolò V (Tommaso Parentuccelli di Sarzana 1447-1455), papa-umanista, impresse un decisivo sviluppo all'Umanesimo. Si circondò di umanisti e si fece trasportare dalla passione per l'antichità. Il Piano di riassetto della città di Roma (il "piano nicolino") verteva essenzialmente su cinque punti fondamentali:

  • Rafforzamento delle mura;
  • Ripristino delle forniture d'acqua;
  • Risistemazione del Borgo;
  • Restauro o ricostruzione delle quaranta chiese presenti in città e ampliamento della Basilica di San Pietro;
  • Ristrutturazione del Palazzo Apostolico.

Niccolò V si spinse fino a far abbattere parti dell'antica basilica, e apportò alcune modifiche. L'intento era quello di ottenere una cittadella religiosa sul colle Vaticano, esterna alla città laica che aveva il suo fulcro attorno al Campidoglio. A causa della brevità del suo pontificato, l'ambizioso progetto non poté essere portato a termine, però il pontefice fece convergere in città artisti di più scuole (soprattutto toscani e lombardi), che avevano in comune l'interesse per l'antichità e il fascino verso le vestigia romane.

Palazzo Capranica

Il Palazzo Capranica (1447-1451 Roma) è la residenza privata del Cardinale Capranica, presenta una torre angolare a pianta quadrata, con una loggia all'ultimo piano, che si apre con due finestre ad arco su entrambi i lati. Al piano terra portali marmorei con architrave. Al primo piano vi è una serie di finestre: tre bifore gotiche e tre rinascimentali guelfe crociate. Al secondo piano invece, cinque di sei finestre sono murate.

Palazzo di Venezia

Il Palazzo di Venezia (Roma 1455-67) di Francesco del Borgo, per il Cardinale Pietro Barbo di Venezia, poi Papa Paolo II, venne costruito inglobando edifici precedenti, era articolato su due corpi di fabbrica: il Palazzetto, e il corpo principale di ampiezza pressoché doppia. All'angolo sulla piazza faceva da cerniera tra le due facciate l'alta "Torre della Biscia". Grande volta a botte d’ingresso. Ingresso con volta a botte all’antica. Il vestibolo con volta a lacunari registra il primo esempio di utilizzo nell'architettura moderna del getto di calcestruzzo all'antica, su centine e casseforme, ripreso dal Pantheon o dalla basilica di Massenzio. Elementi medievali, merli. Aveva cominciato un portico che gira con il tabularium. Nel cortile del Palazzetto si trovano elementi ripresi dall'architettura romana, combinati però senza rigore filologico, privilegiando la funzionalità all'aderenza rigida al modello. Si ispira al Colosseo negli ordini architettonici sovrapposti e nel cornicione con fregio a mensole. Nel cortile si ebbe inoltre un tentativo di soluzione al problema della conformazione dell'angolo, dove alle esili colonne si sostituiscono robusti pilastri; l'elemento angolare è così formato da un pilastro ad L. La loggetta nel cortile principale riprende in maniera fedele lo schema del paramento esterno del Colosseo con ordini sovrapposti e semicolonne addossate sui pilastri tra gli archi.

Basilica di S. Aurea

La Basilica di S. Aurea (Ostia 1483) di Baccio Pontelli ha un'unica navata, copertura a capriate lignee, rosone e bifore sulla facciata. Abside introdotta da un arco trionfale. Affresco di Melozzo da Forlì rappresentante Papa Sisto IV (Francesco della Rovere) che nomina Bartolomeo Platina prefetto della Biblioteca Vaticana (1490). Nel 1471 avvenne la donazione dei bronzi del Laterano e dei nuovi ritrovamenti: nascita dei Musei Capitolini.

Chiesa di San Pietro in Montorio

La Chiesa di San Pietro in Montorio (Roma 1481) di Baccio Pontelli. “Visse ne' medesimi tempi et abitò Roma al tempo di papa Sisto Quarto, Baccio Pintelli fiorentino, il qual per la buona pratica che ebbe nelle cose d'architettura, meritò che il detto Papa in ogni sua impresa di fabriche se ne servisse.” G. Vasari. Affermano molti che il disegno della chiesa a San Piero a Montorio in Roma fu di mano di Baccio, ma io non posso dire con verità d'avere trovato che così sia. Il progetto è attribuito da alcuni a Baccio Pontelli (ma il Vasari, che cita la notizia, se ne dice incerto). Nel primo cortile del convento vi è il cosiddetto tempietto del Bramante, monumento celebrativo di piccole dimensioni, sopraelevato e periptero, dedicato al martirio di San Pietro.

Palazzo della Cancelleria

Il Palazzo della Cancelleria o Riario (Roma 1480) forse di Bramante o Baccio Pontelli, nel quale vengono ripresi temi di Urbino. Facciata principale di dimensioni colossali, ingloba una chiesa. Riprende il tema bugnato con più ordini architettonici, organizza lesene binate, usa il ritmo trionfale, l’arco con cornice, lo stesso ritmo lo troviamo sopra, è in travertino. Decorazioni degli elementi “grottesche” dopo lo studio delle rovine sottoterra, di grotte antiche decorate. Lateralmente facciata in mattoni a vista con ordine non più binato. All’interno cortile di Bramante con pilastro ad L all’angolo, arcate con colonne libere, angolo più forte. “Servì Bramante, ne' suoi principii, per sotto architettore di papa Alessandro VI alla fonte di Trastevere e parimente a quella che si fece in sulla piazza di S. Pietro; trovossi ancora, essendo cresciuto in reputazione, con altri eccellenti architettori, alla resoluzione di gran parte del palazzo di S. Giorgio e della chiesa di S. Lorenzo in Damaso fatto fare da Raffaello Riario cardinale di S. Giorgio vicino a Campo di Fiore; che quantunque si sia poi fatto meglio, fu non di meno, et è ancora per la grandezza sua, tenuta comoda e magnifica abitazione, e di questa fabbrica fu esecutore uno Antonio Montecavallo.” Cortile poi ripreso in altri palazzi come Palazzo Baldassini, Palazzo Farnese e Palazzo Borghese.

Donato Bramante

Donato Bramante (Fermignano vicino Urbino 1444-1514 Roma): Nel dipinto Scuola di Atene di Raffaello, egli rappresenta Euclide con le fattezze di Bramante, suo amico. Donato Bramante nasce vicino a Urbino. Seguitando Brunelleschi inventò la pura architettura. Gli si riconosce un ruolo fondamentale in questo nuovo linguaggio rinascimentale. Egli codifica l’uso delle regole degli ordini architettonici. Opera a Roma. Fa i primi affreschi a Bergamo, è pittore di architetture. Roma, con Papa Giulio II e Bramante diventa Caput Mundi. Papa Giulio II restituisce a Roma la sua importanza economicamente e militarmente. Afferma Roma come centro di aggregazione degli Stati Italiani. Il prestigio avviene anche dalla ripresa della Roma antica, sulle monete “Giulius Pontifex Maxus”, ripresa della Roma classica antica.

Papa Giulio II dà vita a due progetti di estrema ambizione: la Nuova Basilica di S.Pietro e la costruzione di un enorme cortile che doveva riprendere le ville dei grandi imperatori romani. Giulio II per questo sceglie Bramante che diventa architetto del Papa e del suo successore Leone X. S. Pietro sarà conclusa però dopo la sua morte, tutti i suoi cantieri durano molto. Nel 1527 finisce la supremazia di Roma con l’invasione, il Sacco di Roma, dai Lanzichenecchi. Tutto si interrompe. Bramante elabora una lingua universale. Finora il linguaggio rinascimentale era fatto di dialetti (Firenze, Pisa, Urbino). Lui trova regole universali e le insegna ai suoi allievi, e ciò si diffonde nel tardo 1500 in Europa sostituendo il gotico, e diventando il linguaggio rinascimentale delle corti più prestigiose. Sebastiano Serlio, suo allievo, scrive un trattato e si diffonde il linguaggio, basato su una ripresa filologica dell’uso dell’ordine architettonico e dell’uso della proporzione di tutte le parti. È chiamata la “Grande maniera”. Restaurazione di S. Pietro, sulla moneta, segna la rottura con la tradizione basilicale. Si demolisce la vecchia. Si riprende l’idea del Pantheon. Bramante da Urbino, corte raffinata ed intellettuale, Raffaello pure legato a lui lo raggiunge. Bramante lavora al cantiere del Palazzo Ducale di Urbino (Cappella del Perdono), si afferma come pittore architetto.

A Milano abbiamo un’incisione del suo primo progetto “Incisione Prevedari”, dal nome dell’incisore, è un’incisione su lastra di ottone del 1481 realizzata su disegno di Bramante, consapevole ripresa del linguaggio brunelleschiano. È una pianta “quicums” (croce inscritta in un quadrato). Al centro cupola, spazi secondari voltati diversamente. Legame sintattico tra gli ordini architettonici. Si tratta di una visione architettonica rappresentante il grandioso interno di edificio all'antica, quasi in rovina, con membrature possenti. Struttura formata da celle tridimensionali, la parete piana è negata, gli archi appoggiano all'antica su pilastri e non colonne, la costruzione è intesa come organismo "vivente". Uso di archi su pilastri e non su colonne. Bramante lavora con Leonardo da Vinci. Milano ha importanza con gli Sforza. Egli progetta il Duomo di Pavia (1488) struttura centrica ottagonale, sintesi di pianta centrale e longitudinale che anticipa le ricerche tipologiche intorno alla basilica di San Pietro a Roma. Grandiosa cupola ottagonale in muratura. Si sviluppa su tre navate, le navate laterali sono affiancate da cappelle semicircolari. L'interno, di purissime linee architettoniche rinascimentali, restituisce una impressione di grande imponenza, amplificata dalla luminosità dei bianchissimi rivestimenti in marmo. La pianta è costituita da una croce greca a quattro bracci uguali; il braccio d'ingresso, a ovest, risulta composto da tre campate mentre i due bracci del transetto, a nord e a sud, e quello del presbiterio, a est, sono composti da due sole campate e si concludono con un'ampia abside semicircolare, avente profondità pari alla terza campata del braccio d'ingresso. La cupola si ispira alla cupola del duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, di cui riprende la struttura composta da due calotte in muratura.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Consoli Gian Paolo.
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