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Tecniche e materiali costruttivi

La storiografia è riuscita ad ottenere informazioni riguardo le tecniche e i materiali utilizzati anticamente soprattutto attraverso raffigurazioni (dipinti, affreschi, bassorilievi ecc.) e scritti. Gli architetti antichi non avevano certezze scientifiche riguardo materiali e tecniche costruttive ma soltanto conoscenze empiriche, non era dunque raro che si procedesse per tentativi.

Primi sistemi costruttivi

  • Sistema trilitico: l'elemento orizzontale, detto trave, è soggetto a flessione. Le sue fibre tendono a comprimersi nella parte superiore e a tendersi nella parte inferiore. I due elementi verticali, detti pilastri, per effetto della forza peso verticale, scaricata ai due estremi della trave, sono soggetti a compressione semplice: le loro fibre tendono a schiacciarsi uniformemente.
  • Arco a tutto sesto: l'arco è costituito da un insieme di conci (o mattoni), in modo tale da reggersi per reciproco contrasto. Un' evoluzione è l'arco a sesto acuto che permette di diminuire la spinta sugli appoggi in modo tale che il peso verticale cada più vicino al baricentro dei piedritti. Per disegnare un arco a sesto di quinto acuto si divide il diametro in 5 parti uguali e si traccia con il compasso una curvatura con apertura pari a 4/5 del diametro.

Sistemi voltati

Tutti i sistemi voltati furono ideati ed ebbero diffusione in epoca romana ed erano realizzati in calcestruzzo gettato (con l'aiuto di centine lignee) oppure con un sistema di tubi fittili (come riscontrato a Pompei). La centina è una struttura lignea di sostegno, sulla quale saranno posati i conci. Verrà rimossa quando il calcestruzzo avrà fatto completamente presa. I tubi fittili verranno usati a Pompei come vere e proprie centine.

  • Volta a botte: si tratta di un arco a tutto sesto (o sesto acuto, ribassato o policentrico) traslato lungo un asse. Utilizzo: è molto utilizzato nell'architettura Romana (es. Arco di trionfo). Pro: possibile coprire spazi di qualsiasi lunghezza. Contro: difficoltà nell'aprire finestre (Volta a botte lunettata). Varianti:
    • Volta a botte conica, usata per coprire spazi di pianta tetraconca come ad esempio negli anfiteatri romani (per permettere l'inclinazione della cavea).
    • Volta a botte lunettata, ottenuta dall'intersezione di due volte a botte con diametro differente. L'unghia della volta con diametro minore viene posta lungo la volta principale ottenendo così un'apertura: la lunetta.
  • Volta a crociera: è una volta composta ed è formata da 4 unghie. Pro: possibile coprire spazi di qualsiasi dimensione, purché a pianta quadrata, e avere aperture. Sistemi d'appoggio puntuali. Contro: difficoltà ad aprire spazi rettangolari. (Sarà possibile coprire spazi rettangolari con l'invenzione gotica della volta a crociera ogivale, le cui unghie sono a sesto acuto). Varianti:
    • Volta ad ombrello, se presenza anziché 4 unghie, 8/12/16. Può apparire stellata o lunettata. (Nelle chiese gotiche può presentarsi una mezza volta per la chiusura dell'abside).
  • Volta a padiglione: è una volta composta e formata da 4 (8/12/16) fusi. Utilizzo: es. Cupola del Brunelleschi in Santa Maria del Fiore a Firenze. Pro: possibile coprire grandi spazi. Contro: sorretta da muri portanti, poche aperture. Varianti:
    • Volta a schifo, volta a padiglione sezionata da un piano.
  • Volta a vela: Sistema di rivoluzione in cui un arco viene ruotato intorno ad un punto formando semisfera a base quadrata. Pro: poggia su quattro sistemi puntuali e, non essendo presenti costoloni, ha la superficie interna liscia.
  • Cupola: volta a vela sezionata orizzontalmente. Si dice estradossata perché l'estradosso non è nascosto da una copertura a falde ma è visibile. È un sistema di rivoluzione. Utilizzo: utile per coprire lo spazio di intersezione tra navata e transetto. Pro: l'intradosso può essere liscio o cassettonato. Contro: Esigenza di avere un tamburo cilindrico (usato per aumentare l'entrata della luce attraverso aperture) ed elementi di raccordo (pennacchi). Varianti:
    • (In età barocca si vedrà la comparsa di cupole a pianta ellittica).

Ordini architettonici

L'ordine architettonico è un sistema di elementi morfologicamente determinati legati da reciproci rapporti sintattici a formare un'unità organica. Gli ordini architettonici furono codificati attraverso un processo di astrazione nato dall'attenta osservazione del mondo antico attraverso trattati volti a superare le ambiguità generate dal testo Vitruviano che non presentava illustrazioni:

  • Sebastiano Serlio, IV Libro, 1537
  • Vignola, La regola delli 5 ordini d'architettura, 1560
  • Palladio, I quattro libri dell'architettura, 1567

Gli ordini architettonici riconosciuti nel '500 furono: tuscano, dorico, ionico, corinzio, composito. A questi fu poi aggiunto il dorico arcaico riscoperto nel '700 nei siti archeologici della Magna Grecia. L'unità di misura utilizzata per definire le proporzioni degli ordini architettonici è interna agli stessi e si identifica con il diametro di base. Ogni elemento dell'ordine si forma su un ricorrente tripartizione:

  • Piedistallo: -base-dado-cornice
  • Colonna: -base attica (toro, scozia, toro)-fustocapitello (abaco, echino, collarino)
  • Trabeazione: -architrave-fregio-cornice

Ordine dorico arcaico: caratterizzato da un fusto particolarmente massiccio e dall'assenza di base, il fusto della colonna poggia infatti direttamente sullo stilobate (Templi Paestum).

Ordine toscano: L'altezza della colonna è pari a 7 volte il diametro di base. Il fregio non presenta decorazioni. Il capitello è composto unicamente da abaco, echino e collarino. La base è a singolo toro e il piedistallo formato da base, dado e cornice.

Ordine dorico: l'altezza della colonna è pari a 8 volte il diametro di base. La trabeazione è costituita da un architrave liscia, un fregio composto da un'alternanza di metope e trifigli, al di sotto dei quali troviamo le gocce, ed a una cornice. Inoltre al di sotto della cornice troviamo i mutoli. Il fusto è rastremato, cioè va restringendosi verso l'alto (più entasis, per eliminare l'effetto di rigidità). Il capitello dorico si distingue da quello toscano per la presenza di anelli sotto l'echino, abbiamo dunque abaco, echino, tre anelli (o anuli o listelli) e collarino. La base è quella attica (composta da: plinto, toro, listello, scozia, listello, toro superiore).

Ordine ionico: La colonna risulta essere più slanciata, l'altezza infatti equivale a 9 volte il diametro di base. La trabeazione è composta da un architrave suddivisa in più fasce con diverse modanature, da una cornice con più elementi aggettanti, dentelli e un fregio (può essere decorato). L'elemento caratterizzante è il capitello e soprattutto le volute in esso contenute. Troviamo due varianti del capitello ionico: il capitello arcaico, ha in pianta, forma quadrangolare e presenta volute su due lati (anteriore e posteriore) e balaustrini sugli altri due; la seconda variante prevede una pianta tetraconca e presenta volute su tutte le viste. In ambedue le soluzioni troviamo un elemento floreale nell'intradosso tra le due volute sottostante ad una decorazione ad ovuli e lancette, sull'echino. La base è composta da plinto, scozia, listello, astragalo (oppure due), listello, scozia, toro.

Ordine corinzio: la colonna corinzia ha altezza pari a 10 volte il diametro di base. La trabeazione presenta fregio, dentelli e modanature, mentre, al di sotto della cornice, negli angoli, troviamo una doppia voluta (modanature). Il capitello ha pianta tetraconca ed è caratterizzato da piccole volute sugli angoli che sovrastano foglie di acanto. La base è a doppio astragalo, composta quindi da: plinto, toro, listello, scozia, listello, 2 astragali, listello, toro superiore. Anche il dado del piedistallo presenta modanature.

Ordine composito: La colonna composita rispetta le stesse proporzioni della colonna corinzia. La trabeazione si compone di architrave, fregio che può essere pulvinato (teoria di Palladio), e cornice con dentelli, modiglioni e gocciolatoio. Il capitello a pianta tetraconca presenta tutti gli elementi del capitello ionico, abbiamo infatti sia le volute che le modanature ad ovuli e lancette, al di sotto dei quali troviamo le foglie d'acanto tipiche dell'ordine corinzio. La base può essere sia attica, sia a doppio astragalo.

Grecia antica

  • Età arcaica (VII metà – V sec. a.C.) -> Nascita poleis, utilizzo della pietra, struttura del tempio.
  • Età classica (metà V sec. – 323 a.C.)
  • Età ellenistica (323 – 31 a.C.)

Architetture greche

La “Basilica” di Paestum: (530 a.C.) ha la particolarità di essere ennastilo, periptero e doppiamente in antis. La cella del tempio è divisa da una fila di colonne disposte lungo l'asse simmetrica del tempio. Le colonne, di ordine dorico arcaico, prive di base e con un'altezza pari a poco più 4 volte il diametro di base, presenta un entasi molto pronunciata. L'echino è appiattito e sporgente.

Tempio di Poseidone, Paestum: (460 a.C.) esastilo, periptero, doppiamente in antis, con colonne di ordine dorico arcaico. La pianta è allungata con un cella suddivisa da due file di colonne ciascuna composta da due ordini sovrapposti.

Tempio della Concordia, Agrigento: (430 a.C.) esastilo, periptero, doppiamente in antis con colonne di ordine dorico arcaico.

Atene

L'agorà di Atene non nacque seguendo un progetto preciso e geometricamente regolato, ma venne a formarsi nel luogo in cui confluivano le principali strade del VII secolo a.C., furono poi aggiunti alcuni elementi come un alto stoà.

L'acropoli di Atene fu costruita nella prima metà del V secolo a.C. sotto la supervisione di Fidia. Gli edifici dell'acropoli, entrando dai propilei, non risultano allineati secondo alcun asse di simmetria.

  • I propilei: sono considerati il filtro tra interno ed esterno di un recinto sacro. Il complesso d'ingresso dell'acropoli è costituito da tre edifici affiancati. Abbiamo un atrio centrale che conduce all'interno del themenos e due ali laterali (in una delle due troviamo la pinacoteca); gli edifici seguono e si adattano perfettamente all'andamento del terreno. I fronti anteriore e posteriore sono caratterizzati da portici esastili di ordine dorico, mentre all'interno del corpo centrale, forse dovuto al cambio di altezza tra gli spazi, troviamo due file di colonne più slanciate e di ordine ionico. Vengono inoltre utilizzati materiali di diversa colorazione: marmo pentelico bianco e pietra nera di Eleusi.
  • Partenone: tempio dedicato alla dea protettrice della città Athena Parthenos. Costruito nel V secolo dagli architetti Callicrate, Ictino e lo scultore Fidia. Il tempio (30mt x 70mt circa) è ottastilio, periptero, anfiprostilio e di ordine dorico. Le colonne, composte da 17 rocchi, sono alte 6 volte il diametro di base (10,50mt circa). La cella è suddivisa in due ambienti non comunicanti: il naos, orientato ad est, ha impianto longitudinale e presenta un colonnato dorico di doppio ordine lungo tre dei suoi lati (conteneva la statua di Atena); lo spazio minore, il Parthenon, è invece rivolto verso i propilei ed ha forma pressoché quadrata con 4 colonne ioniche a tutta altezza al suo interno. I frontoni furono decorati da Fidia con sculture relative alla nascita di Atena e alla lotta tra la Dea e Poseidone. Le raffigurazioni del fregio continuano anche sulle testate del naos e dell'opistodomo. Molto importanti risultano gli accorgimenti quali il restringersi dell'intercolumnio per risolvere il problema del triglifo d'angolo, e l'incurvatura dello stilobate verso il proprio centro di circa 6cm.
  • Tempio di Atena Nike: (420 a.C.) sorge sullo sperone occidentale dell'acropoli, vicino ai propilei. Il tempio, a base quadrata, è tetrastilo, anfiprostilo, di ordine ionico. Le colonne presentano base attica che viene ripresa anche sulla base della cella. Fonde pronao e cella insieme, il muro è sostituito da pilastri. La copertura è in marmo. La sua realizzazione è attribuibile a Calligrate.
  • Eretteo: si configura come una struttura insolita composta da tre volumi non simmetrici. Il tempio si articola tuttavia su 2 livelli: la parte orientale è costituita da un santuario, caratterizzato fortemente da una loggia di cariatidi, dedicato ad Atena Polaris e sorge sulla cripta dell'antico tempio della Dea e sulle cisterne d'acqua salata di Poseidone; l'area orientale è invece dedicata al culto di Eretteo. Il santuario di Eretteo affaccia su un portico ed un recinto, all'interno del quale cresceva l'ulivo sacro. Tutte le colonne dell'Eretteo sono, benché di differenti dimensioni a seconda della collocazione, di ordine ionico.
  • Tempio di Efesto: sorge ai piedi dell'acropoli ed è esastilo, periptero e doppiamente in antis. Il naos è suddiviso in tre navate.

Polis

Città-stato greca, indipendente (probabilmente da imputare alla conformazione del territorio greco), si sviluppa in età classica (metà V secolo, fino alla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C.). La maggior parte delle polis furono amministrate democraticamente su modello di Atene. La città di piccola estensione era suddivisa in:

  • Acropoli: area sacra della città greca, centro della vita religiosa, solitamente posta su un altura.
  • Agorà: centro della vita economica, sociale (in quanto sede di mercato) e politica (in quanto luogo delle assemblee dei cittadini) della polis greca, solitamente delimitata da stoai (portici). Non necessariamente con assialità e simmetrie, poteva sorgere anche su più piani e più terrazzamenti. Funge da modello per il foro romano.
  • Astù: quartiere residenziale della polis, posto generalmente ai piedi della collina dell'acropoli.

Dal punto di vista urbanistico le più antiche polis presentavano un impianto schematico definito pre-ippodameo, ed erano costituite da platee (strade con orientamento est-ovest) e stenopoi (strade con orientamento nord-sud). Quelle di impianto ippodameo, sperimentato per la prima volta a Mileto intorno al 475 a.C., sono costituite attraverso l'attenta composizione di decumani (orientamento est-ovest) e cardi (orientamento nord-sud). Questo schema, molto più attento e razionale, fu ripreso anche dagli urbanisti romani.

Architettura classica: tipi

  • Teatro: auditorio ricurvo in cui venivano ospitati gli spettacoli teatrali, riti religiosi e assemblee cittadine. I teatri venivano costruiti sfruttando la concavità naturale del terreno. Costituito da: orchestra, all'inizio di forma trapezoidale, successivamente di forma circolare con altare al centro; scena, deposito di scene, attrezzature e costumi, inizialmente posta al livello dell'orchestra, poi innalzata e preceduta da un colonnato; parados, passaggi laterali dai quali gli attori entravano in scena; proscenio, pedana di legno su cui si recitava; cavea con settori e diazoma (i corridoi). Importante è il teatro di Epidauro (24 settori).
  • Bouleuterion: spazio assembleare, con cavea simile a quella del teatro (composta da gradoni di pietra) ma solitamente coperto da una struttura lignea e di forma quadrangolare.
  • Tempio: edificio più rappresentativo dell'architettura greca, presenti in ogni polis e collocato nell'acropoli. Si ispira al Megaron Miceneo. Originariamente era in materiali poveri (legno, mattone, argilla battuta, ecc.), nel VI secolo a.C. venne introdotta la pietra tagliata in blocchi squadrati e ben regolati. Tuttavia si trattava di colonne in pietra con trabeazione lignea; il passaggio da trabeazione lignea a trabeazione in pietra rende le colonne molto più massicce e tozze. Generalmente nel tempio greco troviamo: Naos, o cella è la sala centrale contenente la statua della divinità e inaccessibile per i fedeli; Pronao, portico antecedente la cella; opistodomo, portico antistante la cella. Il tempio poggia sullo stilobate (incurvato di 2,60° per correggere l'effetto ottico che farebbe risultare le colonne tra loro divergenti) il livello più alto del crepidoma. Ci sono diverse tipologie di tempio: prostilo, tempio con portico a colonne sulla facciata anteriore; anfiprostilo, tempio con portico a colonna sia sulla facciata anteriore che su quella posteriore; periptero, tempio con cella circondata da una fila di colonne libere lungo tutti e quattro i lati; diptero, cella circondata da 2 file di colonne libere lungo tutti e quattro i lati; pseudoperiptero, se presenta colonne addossate ai muri; pseudodiptero, pseudoperiptero con l'aggiunta di una fila di colonne libere lungo i quattro lati; in antis, presenta un portico antistante la cella i cui muri perimetrali vengono prolungati nella facciata; in doppio antis, il prolungamento dei muri principali viene frontalmente e posteriormente la cella. In base a quante colonne presenta in facciata un tempio può essere monostilo, tristilo, tetrastilo, pentastilo, esastilo, eptastilo, octastilo, ennastilo.
  • Stadio: il termine indica un luogo dove sedersi, è il luogo dedicato alle gare sportive (olimpiadi), forma a ferro di cavallo allungata.
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giggicat di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Repishti Francesco.
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