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ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA (IV sec. -601

d.C)

La fede cristiana ebbe diffusione lenta e graduale, fino all’inizio del III

secolo i credenti cristiani non sentirono la necessità di costruire luoghi

appositamente preposti allo svolgimento dei riti religiosi né, in alcuni

luoghi, ne ebbero la possibilità a causa delle persecuzioni. Fino al 200

dunque i fedeli usavano incontrarsi all’interno delle case private

(solitamente nella stanza del tablinium, la più ampia). A partire da questa

data iniziarono a comparire i primi edifici costruiti specificatamente per

ospitare i riti che ebbero comunque, in origine, conformazione simile a

quella delle abitazioni, si parla infatti di Domus Ecclesiae. Iniziarono a

diffondersi anche le catacombe e i marthyria (piccoli edifici

commemorativi sui luoghi in cui, secondo la tradizione, era avvenuto il

martirio del santo).

La conclusione dell’architettura paleocristiana è databile nel 601, con la

morte di Gregorio Magno

Caratteristiche architettura paleocristiana:

 Utilizzo materiale di spoglio

 Poca attenzione all’aspetto esterno e ricchezza della decorazione

interna

 Volumi semplici

Tipologie architettura paleocristiana:

 Domus ecclesiae

 Catacombe: spazi ipogei adibiti al culto dei morti, costruite lungo le

vie consolari. Concetto di inumazione (seppellimento del cadavere

sottoterra).

 Basilica cristiana: dopo l’editto di Milano nel 314 d.C., quando

Costantino riconobbe al cattolicesimo una posizione ufficiale, i

cristiani, essendo ormai aumentati grandemente di numero ed

avendo definito ed ampliato la loro liturgia, iniziarono a sentire la

necessità di avere uno spazio sacro. Decisero di rifarsi alla Basilica

romana. Esistono altre ipotesi riguardo all’origine della Basilica

cristiana, ma sono poco accreditate.

Le basiliche romane non presentano uno schema unitario

(presenza/assenza di abside, variabilità numero di navate). Le

caratteristiche comuni sono:

 Impianto longitudinale con entrata sul lato corto (per

canalizzare l’attenzione verso l’altare)

 Travatura lignea a vista come copertura (capriata)

 Fascia di claristorio (posta al quarto ordine di una basilica,

serve per far entrare la luce)

 Una o tre navate

 Posizionate al di fuori delle cinte murarie (non ancora viste di

buon occhio)

 Nartece/atrio (per i catecumeni, persone non ancora

battezzate)

 Transetto (consente alla basilica una forma a croce)

 Abside orientato verso est (l’edificio è dunque orientato)

 Battistero

 Martyria: piccoli edifici commemorativi sui luoghi in cui, secondo la

tradizione, era avvenuto il martirio del santo. La forma di Martyria,

in occidente, risulta di piccole dimensioni con pianta crociforme,

annesso alle basiliche.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA, ROMA:

San Giovanni in Laterano, Roma: fatta costruire da Costantino come sua

personale dotazione alla comunità cristiana (non fu chiesto il permesso al

Senato, anche per questa ragione fu fatta costruire all’esterno delle mura

Aureliane). Presenta 5 navate in cui le due esterne non si prolungano fino

alla parete dell’abside. Le navate sono separate da colonne libere in cui

quelle più interne sono 19x2 e sorreggono una trabeazione, mentre

quelle collocate più esternamente sono 42 in totale

e sorreggono archi. Non ha transetto (aggiunto in

epoca medievale), l’abside gettante è rivolto verso

ovest.

È annesso un battistero ottagonale, fatto ampliare

nel corso del secolo successivo e aggiunta della

cupola (prima copertura lignea). E’ preceduto da un

nartece ovale ed è organizzato internamente su

due ordini. Le colonne dei primo ordine sono in

porfido rosso con capitello composito, le colonne

del secondo sono in marmo con capitello

composito. Il deambulatorio è coperto da una volta

a botte, la struttura da travature lignee. Presenta

tamburo finestrato.

San Pietro, Roma: la basilica paleocristiana di

San Pietro, demolita nel ‘500, sorgeva in parte

sulle fondamenta del circo di Nerone (per questa

ragione non è orientata) e sul luogo della tomba

di San Pietro. Per questa ragione viene

considerata non soltanto basilica ma anche

marthyrium. A ciò è dovuta la presenza del corpo

trasversale (il transetto, che si diffonderà in tutta

Roma) che insieme all’abside doveva costituire

uno spazio separato dell’aula per la riunione dei

fedeli (navata centrale e transetto sono separati

da un grande arco trionfale). La basilica si

compone di 5 navate divise da file di colonne

trabeate. La basilica era preceduta da un grande

atrio porticato. La copertura era lignea.

Mausoleo di Costantina (S. Costanza), Roma: edificato nel 350 presenta

uno spazio circolare coperto da una cupola, esternamente nascosta da un

tiburio (struttura esterna che copre la superficie curva della cupola) e

presenta un tamburo con 12 grandi aperture e sorretto da arcate su 12

colonne binate di ordine composito. La sala circolare è circondata da un

buio deambulatorio, coperto a botte. Sono presenti nicchie di forma

alternata semicircolare e rettangolare in spessore di muro. E’ preceduta

da un nartece biabsidato.

Santa Sabina sull’Aventino: pianta semplice a tre navate, con abside

terminale, di cui quella centrale molto alta. Costruita in laterizio. L’alto

claristorio è finestrato in cui le finestre sono posizionate in

corrispondenza degli intercolumni, più 3 finestre che si aprono

sull’abside. Le navate laterali non presentano finestre. Le tre navate

comunicano con nartece e atrio solo attraverso porte. Le colonne, che

sorreggono archi, risultano essere di spoglio.

San Paolo fuori le mura: su modello di San Pietro, anch’essa costruita

sulla tomba di un apostolo, San Paolo. Venne ricostruita nel 1800 dopo un

incendio. Presenta 5 navate con abside terminale e transetto. Le navate

sono separate tra loro da archi su colonne. Mentre la navata principale e

il transetto sono separati tra loro da un grande arco trionfale.

Santa Maria Maggiore: edificata durante il papato di Sisto III (metà del V

secolo) il quale promosse un rinascimento classicista. La basilica presenta

3 navate separate da colonne ioniche che sorreggono una trabeazione

classica. L’abside è inquadrato in un arco trionfale. Le finestre, decorate

con fregi in stucco classicheggianti, sono riquadrate da pilastri.

Santo Stefano Rotondo: pianta circolare definita da tre cerchi concentrici,

quello più interno è definito da colonne trabeate, di ordine ionico, che

sorreggono il tamburo della cupola. Gli altri due anelli sono meno alti e

nell’ultimo è definita una croce greca.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA: GERUSALEMME

Santo Sepolcro: basilica a 5 navate con grande atrio d’ingresso, sul luogo

della crocifissione. L’edificio a pianta circolare annesso è in memoria del

luogo della resurrezione

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA: MILANO

Centro spirituale occidentale durante il periodo di Sant’Ambrogio. 4

chiese Ambrosiane: Sant’Ambrogio, dedicato ai martiri, San Simpliciano,

dedicato alle vergini, San Nazaro, dedicato agli apostoli, San Dionigi,

dedicato ai profeti. A Milano troviamo anche le basiliche di San Lorenzo e

Santa Tecla.

San Lorenzo: risalente al IV-V secolo, San Lorenzo presenta una pianta

centrale a doppio anello (struttura tipica degli edifici imperiali quali le

terme). L’atrio è preceduto da un colonnato (colonne di San Lorenzo) con

trabeazione che si incurva a formare un arco, si ha così un richiamo al

potere imperiale. Agli angoli del corpo centrale presenta 4 torri che

inquadrano il tamburo e fungono da contrafforti per sorreggere la volta a

padiglione che copre lo spazio centrale. Sui tre

lati della basilica si addossano 3 cappelle

ottagonali, rispettivamente ai santi: Ippolito,

Aquilino e Sisto. La cappella di Sant’Aquilino è

articolata in nicchie su due piani con copertura

costituita da una volta a spicchi in mattoni. È

rivestita in opus sectile, mentre le volte a

copertura delle nicchie presentano mosaici.

San Nazaro: L’attuale basilica

incorpora le masse murario della

chiesa degli apostoli fondata da

Sant’Ambrogio, devastata da un

incendio nel XI secolo. La pianta a

forma di croce richiama l’Apostoleion

costantiniano. Muratura in mattoni

con arcate cieche. Al suo interno sono

custodite le reliquie di San Nazaro e

degli apostoli Andrea, Giovanni e Tommaso.

Sant’Ambrogio:

Fase paleocristiana: basilica dei martiri fondata dallo stesso S. Ambrogio

nel IV secolo. Impianto longitudinale, tre navate, atrio di accesso, non

presenta transetto.

San Simpliciano:

Fase paleocristiana: fondata come basilica delle Vergini da Sant’Ambrogio

nel IV secolo. Si trovava molto al di fuori delle mura cittadine ma su uno

dei principali accessi della città.. Era circondato da un portico su tre lati e

presentava un piccolo transetto.

Nel sacello vennero posizionate le reliquie dei danti portate da San

Simpliciano, al tempo non era annesso alla basilica ma aveva un ingresso

indipendente. Le sue fondazioni, realizzate in muratura a sacco, si trovano

attualmente a quota -1.20m, la muratura a vista era in opus spicatum,

mentre il pavimento in cocciopesto (laterizio sbriciolato e legante). Le

coperture vennero rifatte in età longobarda.

ARCHITETTURA BIZANTINA

Va dal 324, con la fondazione di Costantinopoli, al 1453 con la caduta di

Costantinopoli.

Chiesa dei Santi Apostoli, Costantinopoli: costruita nel IV secolo

all’interno della cinta muraria della città. Chiesa oramai non più esistente.

Aveva un impianto a croce greca con il braccio di ingresso più allungato

rispetto agli altri. Presentava un tamburo finestrato con copertura conica.

Al suo interno vi era il mausoleo dell’imperatore insieme al martyrium

dedicato agli apostoli.

Santa Sofia, Costantinopoli (attuale Istanbul): Chiesa promossa da

Giustiniano nel 532. Si presenta come uno spazio unitario, un cubo

sormontato da una cupola centrale di grandi

dimensioni e finestrata (46 finestre), sorretta da

pennacchi sferici. La cupola è contraffortata da

due semicupole laterali, che presentano a loro

volta due esedre. Il nartece e il deambulatorio

sono invece coperti da volte a crociera.

Nel 557 la cupola crollò a causa di un

terremoto.

Santi Sergio e Bacco, Costantinopoli: iniziata

nei primi anni dell’impero di Giustiniano,

presenta pianta ottagonale, circondata da un deambulatorio a galleria

con esedre, su due ordini di colonne che sorreggono archi. È coperta da

una cupola a padiglione (fusi piani e concavi). Rivestimento in laterizio.

Presenta nartece e abside.

ARCHITETTURA RAVENNANTE

Ravenna fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente dal 400 al 751 (con

Onorio, Galla Placidia e Valentiniano anche politica, poi solo culturale),

grazie alla sua posizione geografia, al centro tra oriente ed occidente, e

grazie al grande porto di classe (dove Augusto aveva giù stabilito la flotta

imperiale, trasferita poi dal 330 a Costantinopoli).

 400-450: capitale con Onorio, Galla Placidia e Valentiniano (età di

onofrio)

 490-527: residenza della corte degli Ostrogoti (età degli ostrogoti)

 527-751: conquista di Giustiniano, Ravenna entra a far parte

dell’Impero Romano d’Oriente come capitale dei domani bizantini in

Italia (è un esarcato) fino alla conquista dei Longobardi (età di

Giustiniano)

Chiesa ravennante ad impianto basilicale:

 Ricca decorazione musiva interna, semplicità degli esterni (murature

a sacco in laterizio)

 Lunga navata centrale fiancheggiata da navate minori

 Preceduta da atrio o nartece

 Claristorio (alte murature sopra gli archi)

 Colonne che sorreggono gli archi

 Copertura a capriate lignee (eccetto catino absidale)

Battistero ottagonale (evoluzione del mausoleo):

 Ricca decorazione interna, semplicità esterna

 Nicchie interne alternate semicircolari rettangolari

 Galleria finestrata al secondo ordine

 Copertura voltata (padiglione o ombrello)

Età di Onofrio (400-450):

Mausoleo di Galla Placidia: costruito nel 424, annesso poi alla chiesa di

Santa Croce (vi si accede dal lato ovest del nartece di quest’ultima).

Presenta un impianto centrale a croce greca, con un braccio allungato.

L’incrocio tra i bracci è coperto da una cupola ribassata, nascosta

esteriormente da un tiburio con tetto ad embrici romane (tegole in

laterizio). Nei 3 bracci troviamo 3 cappelle coperte da volte a botte. Tutte

le volte presentano decorazioni a mosaico.

San Giovanni Evangelista: 3 navate, abside finestrato ai lati del quale

troviamo due locali con funzione liturgica (diaconicon e prothesis).

Finestre semicircolari allungate. Le navate sono diaframmate da colonne,

con capitelli di spoglio, che sorreggono arcate. Tra capitello e arcata

troviamo il pulvino (elemento troncopiramidale, sintesi della

trabeazione).

Età degli Ostrogoti:

Basilica di Sant’Apollinare Nuovo: è composta da 3 navate in cui la

navata centrale termina in un abside semicircolare all’interno e

poligonale all’esterno; i due spazi sono diaframmati da un arco trionfale.

In origine la travatura era lignea, successivamente soffitto a cassettoni. Le

navate sono separate da colonne, con capitello composito, sovrastato da

pulvino, che sorreggono arcate. Al di sopra di quest’ultime si nota un

grande fregio decorato con mosaici, sovrastato da una pseudo

trabeazione.

Mausoleo di Teodorico: edificio dodecagonale disposto su due piani,

l’inferiore a forma di croce greca, quello superiore è circolare.

Completamente costruito in pietra, la copertura in particolare è costituita

da un elemento monolitico (formato da un solo blocco di pietra) con

decorazione a tenaglia (forse anche per permettere il sollevamento del

monolite stesso).

Età di Giustiniano:

San Vitale: costruita su modello

su modello di Santi Sergio e

Bacco, risulta essere essa stessa

un modello per la Cappella

Palatina. Presenta un impianto

centrale ottagonale, preceduta

da un nartece biabsidato

tangente ad uno degli angoli (e

non al lato come più consueto).

Struttura a doppio involucro, si

sviluppa in due ordini,

deambulatorio e galleria

all’ordine superiore. Presenta una cupola ad 8

spicchi. Interno rivestito in opus sectile.

Sant’Apollinare in classe: è composta da 3 navate con abside terminale

semicircolare all’interno e poligonale all’esterno. L’abside è fiancheggiato

da due locali, il diaconicon e il protheris. Le navate sono separate da

colonne di ordine corinzio con pulvino che sorreggono archi. Non

presenta transetto ed ha una copertura lignea.

ARCHITETTURA CAROLINGIA E OTTONIANA

Dopo il disfacimento dell’Impero Romano d’Occidente (476) ci fu un

periodo di disgregazione che però favorì l’incontro tra la cultura tardo

antica, paleocristiana e bizantina con altre (es. Longobardi ecc…). Tra

questi identifichiamo i seguenti filoni architettonici:

 Architettura Longobarda: VI sec. – fine VIII sec. Italia

 Architettura Merovingia: VI sec. – fine VIII sec. Francia

 Architettura Visigota: V sec. – fine VIII sec. Spagna

 Architettura Carolingia: 751. Europa

 Architettura Ottoniana: X sec. – XII sec. Germania e Nord Italia

ARCHITETTURA LONGOBARDA (568-774)

568- Arrivo dei Longobardi in Italia

569- Conversione al cristianesimo (presa di Milano)

751- Conquista di Ravenna da parte di Astolfo

774- Carlo Magno sconfigge i Longobardi.

Santa Maria in Valle, Cividale dei Friuli: piccole dimensioni, spazio a

doppio involucro. Presenta colonne binate e trabeate che sorreggono

archi nel colonnato più interno.

Basilica di San Salvatore, Brescia: 3 navate, archi su colonne. Realizzata

con materiali di spoglio

ARCHITETTURA VISIGOTA

V sec. – 711 in Spagna.

 Accurata tecnica muraria (tradizione romana) con opus quadratum

 Modeste dimensioni

 Schema longitudinale o a croce.

Es. di architettura visigota sono San Pedro della Nave e Santa Maria de

Naranco.

ARCHITETTURA CAROLINGIA

751 in tutta Europa

732- Carlo Magno ferma l’avanzata araba nella battaglia di Poitiers

774- Carlo Magno conquista l’Italia

800, 25 dicembre- Carlo Magno viene incoronato Imperatore dal papa

843- Trattato di Verdun: Carlo Magno divide l’impero tra Lotario (Italia),

Ludovico (Germania) e Carlo il Calvo (Francia)

Rinascimento Carolingio:

L’intento di Carlo Magno è quello di ricostruire un impero unico,

seguendo le impronte e raggiungendo la gloria di quello romano,

avvalendosi anche dell’appoggio della chiesa e del papato (ormai

diventato di grande influenza su tutto il mondo occidentale).

 Impianto politico-amministrativo su quello romano

 Riforma del sistema d’istruzione (nascita scuola per la formazione di

persone in grado di trasmettere la cultura classica e svolgere servizi

utili all’apparato statale) e nascita degli scriptoria (copiatura di

volumi da parte di amanuensi)

 Promozione della cultura classica attraverso la letteratura (uomini di

cultura come Alcuino, Eginardo e Paolo Diacono)

 Processo di unificazione linguistica attraverso il latino

 Arte e architettura vengono concepiti come strumenti di

propaganda.

Caratteristiche architettura carolingia:

 Committenza prevalentemente imperiale e papale

 Recupero della tradizione classica romana (arco a tutto sesto,

importanza conferita alle masse murarie ed elementi decorativi)

 Studio degli edifici antichi e del trattato Vitruviano (de Architettura)

 Individuazione dei modelli della tardo antichità (vista come

momento di fusione della romanità con il cristianesimo)

 Importanza dei monasteri benedettini per la diffusione dei caratteri

architettonici carolingi.

 Westwerk: corpo occidentale alla chiesa, simmetrico al transetto

costituito da un blocco centrale a più piani affiancato da due torri

scalari che consentivano l’accesso alla loggia posta al secondo piano

riservata all’imperatore e alla sua corte durante le funzioni religiose.

Aveva il carattere di una fortezza e simboleggiava l’impero a

protezione della chiesa romana.

 Unificazione liturgica basata sul rito romano.

Palazzo di Aquisgrana di Carlo Magno: della grande residenza imperiale si

è salvata dalla distruzione soltanto la Cappella Palatina. Fu disegnata

dall’architetto Odo di Metz, presenta un impianto centrale a doppio

involucro con la particolarità di avere uno spazio interno ottagonale

mentre quello esterno presenta un raddoppiamento dei lati, generato dal

sistema di copertura con volte a crociera del deambulatorio, lo spazio

esterno ha quindi 16 lati. Nella parte occidentale della cappella si trova un

corpo a 3 torri (due contengono i corpi scalari) a cui si contrappone un

coro di ridotte dimensioni di forma quadrata. La volta a padiglione è

camuffata all’esterno da un tiburio. L’alzato della cappella si sviluppa su

due ordini: il primo è rivestito in opus sectile, il secondo ordine è

composto da arcate all’interno delle quali troviamo 2 colonne (richiamo

alle finestre termali). Abbiamo delle analogie con San Vitale a Ravenna (i

materiali di colonne e lastre di marmo provengono infatti da Ravenna).

Complesso Abbaziale di Torhalle: partito alla romana, triplice fornice

(richiamo all’arco di trionfo), rivestimento in marmo (uso romano).

San Pietro a Civate: impianto biabsidato preceduto da un nartece

emiciclico, al quale si accede attraverso una scalinata.

ACHITETTURA OTTONIANA

Architettura europea del periodo della Dinastia degli Ottoni (Sacro

Romano Impero Germanico) che va da metà del X secolo all’ XI secolo:

 Ottone I: 962-973

 Ottone II: 973-983

 Ottone III: 983-1002

 Enrico di Sassonia: 1002-1024

Interessa in particolar modo Germania e Nord Italia. Coesistono

committenza imperiale, locale, vescovile e di monaci e abati (riforma

cluniacense). Vi è un influenza bizantina scaturita tra il matrimonio tra

Ottone II e la principessa Bizantina Teofano.

Chiesa di San Michele, Haldesheim: progettata da San Bernardo presenta

un impianto longitudinale a tre navate con transetto e westwerk. La

navata centrale ha copertura piana ed è separata da quelle laterali con un

sistema di colonne e pilastri alternati, entrambi sostengono archi su

colonne (pilastro-colonna-colonna-pilastro). Presenta un alta fascia di

claristorio.

Santa Maria in Campidoglio, Colonia: su modello di San Fedele a Como

ha un impianto a croce greca triabsidato. La navata principale è coperta a

tetto mentre le due navate laterali invece sono coperte con volte a

crociera. Transetto e coro hanno volte a botte tranne nel deambulatorio

in cui risultano volte a crociera. Troviamo un’artcolazione planimetrica

degli spazi.

Chiesa abbaziale di Cluny II: chiesa commissionata da monaci

benedettini. Presenta impianto longitudinale a tre navate che terminano

in altrettanti absidi (per consentire lo svolgimento di più messe

contemporaneamente). All’incrocio tra transetto e corpo longitudinale si

tagliava probabilmente, un alto campanile.

ARCHITETTURA ROMANICA

Caratteristiche generali:

 XI-XII secolo

 Fenomeno europeo, ma diversamente declinato a seconda del

luogo

 Tipi di committenza: imperiale, monastica (ordine benedettino e

riforma cluniacense per abbazie, priorati e monasteri), comunale

(chiese plebane e vescovi costruttori)

 Grande mobilità di artisti, abati e vescovi, e fedeli con pellegrinaggi

e crociate

 Fusione di elementi orientali e occidentali

 Architettura coperta interamente da sistemi voltati (in alcune zone

si ha un ritardo nell’utilizzo della volta)

 Necessità di consentire tutte le celebrazioni religiose (grandi chiese

lungo le vie di pellegrinaggio / apparati decorativi con scopo

didattico)

Elementi architettonici:

 Sistemi voltati (arco a tutto sesto)

 Importanza statica del pilastro rispetto alla parete (per sorreggere le

volte – a formare una campata)

 Tiburio

 Transetto (poco diffuso in Italia)

 Cripta (luogo in cui conservare /venerare le reliquie) può essere

completamente interrata o fuoriuscire determinando un

innalzamento dell’altare maggiore

 Massa muraria articolata con gallerie, lesene, archetti pensili

 Rigore geometrico (quadrati, cubi)

 Intento narrativo dell’apparato decorativo (sculture, mosaici, dipinti

ecc…)

 Riferimenti a precisi modelli (es. tardoantichità)

 Personalizzazione degli artisti (es. Lanfranco e Willigelmo nel Duomo

di Modena)

Struttura delle chiese: suddivisione in campate (termine usato per

definire lo spazio tra un elemento potante ed un altro), ogni campata è

coperta da una volta a crociera della navata centrale e da due nelle

laterali, per cui notiamo l’alternarsi di pilastri più massicci a pilastri più

esili o colonne (sistema alternato). Questa alternanza serve anche per

evitare a monotonia della navata e serve soprattutto a rinforzarla. Altro

elemento strutturale, in quanto serve a reggere le spinte delle volte a

crociera della navata centrale, è il matroneo, un loggiato percorribile sulla

navata principale. Tuttavia un tempo si pensava che la sua funzione fosse

quella di essere uno spazio riservato alle donne, infatti il termine deriva

da “matroneum” ovvero “luogo riservato alle donne. Esso occlude il

claristorio determinando una mancanza di aperture e quindi di luce (sarà

sintetizzato con l’arco rampante nell’architettura gotica).

Modelli:

 Santo Sepolcro: impianto circolare a doppio involucro (Duomo

Vecchio a Brescia, S. Giovanni al Sepolcro a Brindisi, Saint Benigne a

Digione, San Lorenzo a Mantova, San Tomè ad Almenno San

Bartolomeo)

 Cluny II: croce latina triabsidata (Santa Reparata a Firenze, Duomo

di Catania)

 Sant’Ambrogio, Milano: sistema alternato, assenza di transetto e

facciata a capanna che nasconde l’altezza delle navate (Duomo di

Modena, San Zeno a Verona)

 Battistero di San Giovanni: pianta ottagonale a doppio involucro su

due ordini, preceduta da nartece ovale (Battistero di Agliate,

Battistero di Cremona, Battistero di Parma)

Duomo di Spira, Germania: chiesa a tre navate composta da transetto,

abside e sistema alternato. Inizialmente presentava una copertura

piana lignea della navata centrale, il rifacimento della chiesa nel 1080

vede la comparsa di volte a crociera nervate con 6 campate ed un

raddoppiamento di esse nelle navate laterali. I muri che racchiudevano

questa navata erano scanditi da una serie di archi ciechi e pilastri

molto ravvicinati che raggiungevano il soffitto, forati da enormi

finestroni (grande presenza di luce, eredità tardo-antica).

Saint Etienne, Caen, Normandia: fondata da Guglielmo il

Conquistatore tra il 1068 e il 1081. Presenta un impianto longitudinale

a tre navate con abside terminale articolato da cori. Inizialmente

presentava una copertura piana lignea, oggi a crociera. L’impianto

statico-strutturale è composto da pilastri con semicolonne addossate

che nella lavata centrale salgono fino alla copertura. La chiesa si

compone infine di matroneo e fascia di claristorio davanti al quale

corre un ballatoio.

ROMANICO ITALIANO

Romanico Lombardo:

 Difficoltà di datazione

 Identificato da Porter nel 1919

 Non limitato ai confini regionali

 La committenza richiede soprattutto edifici religiosi quali abbazie,

basiliche, cattedrali, duomo e battisteri

 Maestri Comasini: maestri specializzati nelle costruzioni murarie

Carattaristiche:

 Edifici voltati (volta a botte a botte, volta a crociera e volta a

crociera costolonata) tranne a Como che si presenta ancora con

coperture lignee.

 Campata

 Sistema alternato

 Poche aperture

 Pilastri

 Struttura muraria significativa

 Tiburio

 Facciata a capanna

San Michele, Pavia: datata i primi anni del XII secolo e conclusa entro il

1155 (incoronazione di Federico Barbarossa). Segue il modello di sant’

Ambrogio, quindi impianto longitudinale ma con transetto (coperto da

volte a botte) e privo di portico. Nelle navate abbiamo un susseguirsi di

campate che seguono un sistema alternato (volte a crociera). Presenti

matroneo, cripta e tiburio, quest’ultimo a copertura della cupola

ottagona sovrastante l’incrocio tra corpo longitudinale e transetto. La

facciata, a capanna, è tripartita da pilastri a fascio (il pilastro appare

composto da un insieme di colonnette sottili).

San Fedele, Como: corpo longitudinale a 3 navate, la parte presbiteriale

presenta una forma centrale triloba (si rifà al modello del San Lorenzo di

Milano). La copertura è lignea nella navata centrale (campate

rettangolari), mentre le navate laterali sono coperte con volte a crociera e

l’incrocio tra transetto e corpo longitudinale è coperto da una cupola

ottagona. Presenza di matronei.

Sant’Ambrogio, Milano:

Fase paleocristiana: basilica dei martiri fondata dallo stesso S. Ambrogio

nel IV secolo. Impianto longitudinale, tre navate, atrio di accesso, non

presenta transetto.

Fase Romanica: venne mantenuto l’impianto planimetrico della basilica

paleocristiana ed anche l’atrio d’accesso. Fu ricostruita a partire

dall’abside, edificando le campate autoportanti una alla volta (in modo da

poter riutilizzare le stesse centine). Le tre navate sono suddivise in 4

campate (l’ultima contiene la volta a padiglione su base ellittica), sono

organizzate secondo il

sistema alternato. Le volte

a crociera sono costolonate

ed ogni elemento della

copertura ricade su un

elemento verticale. Al di

sopra delle navate laterali

troviamo un alto matroneo

(che ha la funzione di

contraffortare le spinte

delle volte della navata centrale), ciò impedisce però l’apertura di

finestre, presenti infatti solo in facciata, sul tiburio e sull’abside. La

struttura è realizzata in laterizio (con pochi inserti in pietra

bianca/ceramica), non è chiaro però se l’intento fosse quello di lasciarlo a

vista. La facciata a capanna di apre in 3 archi, richiamando le tre fornici

degli archi di trionfo, sopra di essi un loggiato. La basilica è affiancata da

due torri, quella dei Canonici e quella dei Monaci. È presente un tiburio

tipico dell’architettura lombarda, affinchè i carichi accidentali non gravino

sulla volta. Esso è a base ottagonale e si sviluppa su due livelli di gallerie al

di sopra dei quali troviamo una fascia di archetti pensili (file di piccoli

archi ciechi). Di particolare interesse è il porticato in gerarchia degli ordini

architettonici che presenta alcune colonne a tronco d’albero.

San Simpliciano:

Fase paleocristiana: fondata come basilica delle Vergini da Sant’Ambrogio

nel IV secolo. Si trovava molto al di fuori delle mura cittadine ma su uno

dei principali accessi della città. Era circondato da un portico su tre lati e

presentava un piccolo transetto.

Nel sacello vennero posizionate le reliquie dei santi portate da San

Simpliciano, al tempo non era annesso alla basilica ma aveva un ingresso

indipendente. Le sue fondazioni, realizzate in muratura a sacco, si trovano

attualmente a quota -1.20m, la muratura a vista era in opus spicatum,

mentre il pavimento in cocciopesto (laterizio sbriciolato e legante). Le

coperture vennero rifatte in età longobarda.

Fase romanica: Intorno al 1196 iniziò la

ristrutturazione romanica della basilica, fu inserito

un sistema di volte e poi fu ampliato, bipartito il

transetto. Furono ristrutturati l’abside e il catino

absidale, probabilmente le finestre invece non

furono modificate. Abbiamo una sequenza di

campate tutte uguali coperte da volte a crociera

costolonate (formate da archi ogivali). È assente il

matroneo. L’intersezione tra il corpo longitudinale

e il transetto è coperta da una volta a padiglione

su tamburo quadrato.

Sant’Abbondio, Como: è una chiesa benedettina, riedificata e consacrata

nel 1095. Presenta impianto longitudinale a 5 navate, priva di transetto.

Presenta 4 cappelle, non denunciate esternamente, ai lati di un lungo

coro fiancheggiato da due torri. La chiesa, priva di matronei, è coperta

con volte a crociera solo nella zona presbiteriale e nella prima campata

della navata centrale verso l’ingresso, il resto presenta una copertura

lignea. La facciata in origine era preceduta da un atrio a due piani che

impiegava la larghezza di 3 navate.

Romanico Veneto:

Ci sono molte diversità tra la città di Venezia (dove troviamo pochi sistemi

voltati a causa dell’instabilità del terreno paludoso) e le zone provinciali.

Quest’ultime sono più legate a caratteristiche lombarde ed emiliane; a

Venezia troviamo invece una fusione di architettura bizantina (es. San

Marco), ravennante (semplicità esterna) e paleocristiana (archi su

colonne, copertura lignea).

San Marco, Venezia: (1063-1094) realizzata da architetti bizantini e

maestranze locali su modello della chiesa dei

Santi Apostoli a Costantinopoli. Ha impianto

centrale a croce greca con 5 cupole

estradossate (una all’incrocio tra i 4 bracci, e

le altre 4 sui bracci). La cupola centrale risulta

finestrata su modello di S. Sofia di

Costantinopoli, tutte le cupole sono

contraffortate da volte a botte. Il braccio

d’ingresso è circondato da un nartece su 3 lati

e la parte presbiteriale termina di 3 absidi

(quello centrale è gettante, i laterali in

spessore di muro).

San Zeno, Verona: impianto longitudinale a

tre navate con campate a ritmo alternato e lungo coro

posteriore. Non presenta il matroneo ma un claristorio

paleocristiano. Sotto l’altare si trova una vasta cripta. La

copertura è lignea a carena. La facciata è realizzata con marmi

locali bianchi e rossi, l’ingresso è preceduto da un protiro

(piccolo portico a cuspide posto a protezione e copertura

dell’ingresso principale) con colonne libere su leoni stilofori

(animale in marmo che regge la colonna di un protiro). Nella

facciata si aprono lesene e bifore poco profonde. L’apparato

scultoreo ha intento narrativo-didattico.

Emilia dell’Emilia Romagna:

 Influenze lombarde

 Uso prevalente del mattone sebbene esistano casi di rivestimenti

lapidei molto accurati

 Tre livelli nell’alzato interno (primo ordine, matroneo, claristorio)

Duomo di Modena, San Geminiano: Cantiere iniziato

da Lanfranco nel 1099 con scultore Wiligelmo, ha un

impianto longitudinale con interno su tre livelli (primo

ordine, matroneo, claristorio) e l’altare risulta rialzato

dalla cripta. La chiesa non presenta transetto e le sue

campate sono organizzate con il sistema alternato. La

copertura originariamente era lignea, nel 1400 si vedrà

la costruzione di volte. La facciata è tripartita da

elementi verticali, attraversata orizzontalmente da

galleria, rosone (costruzione del 1200) e protiro.

Romanico Toscano:

 Rivestimenti lapidei molto accurati (bicromia o policromia)

 Nelle scultura c’è un riferimento all’antichità classica

 Navate suddivise da archi su colonne

 Copertura lignea

 Nuovo tipo di facciata organizzata per piani orizzontali con gallerie

cieche, archetti pensili e arcatelle (arcate cieche). Quest’ultime, di

origine lombarda, diventano elementi ripetuti che scandiscono

linearmente la superficie muraria.

I principali centri d’interesse sono Lucca, Pisa e Firenze.

Duomo di Pisa: iniziato nel 1063 da Buscheto dopo la vittoria di Palermo

sugli arabi, consacrato nel 1118. Segue il modello delle basiliche romane:

con cupola ogivale su pianta ellittica (inizialmente estradossata, poi

rivestita nel 1300); è delimitato da archi trasversali ogivali e ponti che

danno continuità ai matronei collegando quelli delle navate con quelli

presbiteriali; transetto; in origine copertura lignea. Nel 1100 grazie

all’intervento di Rainaldo, il duomo venne allungato di tre campate, e li si

creò una nuova facciata con arcate cieche su lesene, raddoppiate

nell’ordine superiore trabeato e replicate sulla parte della nave

principale.

Il duomo fa parte di un complesso che comprende anche un campanile e

un Battistero. Quest’ultimo è a pianta circolare con un deambulatorio

creato da 8 archi su colonne con pilastri bicromati nella galleria che

affaccia sul vano centrale, coperto a cono.

San Miniato al Monte, Firenze: venne riedificata dal 1018 al 1063.

Impianto longitudinale con navata centrale doppia rispetto alle 2 laterali.

Presenta campate con sistema alternato (pilastro-colonna-colonna-

pilastro) con pilastri cruciformi e archi su colonne. Il presbiterio risulta

rialzato dalla cripta sottostante. La copertura è a capriate lignee. In

facciata troviamo 5 archi su colonne sormontati da una trabeazione su cui

è impostato il corpo più stretto della nave maggiore, scandito da 4 lesene

con al centro la finestra a timpano

Battistero di San Giovanni, Firenze: pianta ottagona con 4 ingressi e

abside rettangolare. Primo ordine con colonne libere, secondo ordine

scandito con lesene in cui si aprono bifore, entrambi gli ordini presentano

una trabeazione classica. Bicromismo (marmo bianco/verde) ed

organizzazione geometrica di elementi orizzontali e verticali.

Romanico del Lazio:

 Forte tradizione paleocristiana (pianta basilicale con abside)

 Presbiterio rialzato

 Pavimentazioni decorate con mosaici (cosmatechi)

 Copertura lignea

San Pietro, Toscania: impianto basilicale, con fascia di claristorio, navate

diaframmate da archi su colonne libere e copertura lignea.

Romanico Pugliese:

 Influenze normanne (facciata con doppia torre)

 Influenze bizantine

 Influenze longobarde

San Nicola, Bari: Iniziato nel 1087 quando arrivarono le reliquie di S.

Nicola di Mira. Impianto longitudinale a tre navate con 3 absidi terminali

non denunciati all’esterno, transetto rialzato su cripta. Presenta 3 ordini.

Archi su colonne bifore disposte trasversalmente, copertura lignea. La

facciata è affiancata da due torri e presenta un protiro d’ingresso.

Duomo di Trani: Tre piani (primo ordine, matroneo con trifore e

claristorio) con cripta che rialza tutto il piano del Duomo, accessibile

quindi con una doppia scalinata in facciata. Archi su colonne binate

disposte trasversalmente e copertura lignea. La facciata con rosone è

affiancata da una torre.

GOTICO

La parola “gotico” deriva dalla considerazione che i critici e gli artisti

italiani avevano di tale movimento artistico; un’arte “barbarica” (<<dei

goti>> da qui gotico) in contrapposizione con le proporzioni della

tradizione, quindi dell’architettura romana. Il fenomeno si diffuse tra il XII

e il XIII secolo in tutta Europa, specialmente in Francia; fu poi ripreso nel

XIII secolo in Italia. Il gotico si configura, secondo la critica, come un

naturale sviluppo del romanico, come risoluzione dei problemi costruttivi

che lo avevano caratterizzato (es. campata rettangolare/scarsità di

aperture).

Caratteristiche generali:

 Movimento europeo, differentemente caratterizzato in ogni area

 Grandi cantieri (spesso finanziati dalla comunità, per orgoglio civico)

 Tendenza al vericalismo, sia perché consentito dalle nuove

tecnologie, sia per innalzarsi verso l’alto (in Italia non si sente

questo bisogno)

Novità strutturali:

Gli obbiettivi che gli architetti progotici si posero furono: eliminare il

ritmo alternato, quindi introdurre la campata rettangolare e ridurre la

massa muraria, adottando sistemi strutturali puntuali, al fine di

consentire l’apertura di più finestre (coperte poi da vetrate decorate, con

scopo didascalico). Infine ridurre tempi e costi di cantiere. Questo fu

possibile attraverso l’utilizzo di 3 elementi: l’arco ogivale, gli archi

rampanti e le guglie e piramidi.

1. Arco ogivale (arco a sesto acuto): non fu certamente un’invenzione

gotica ma era adoperato in Oriente sin dall’antichità, ma gli architetti

gotici furono in grado di capire tutte le sue potenzialità e sfruttarle al

meglio. La risultante delle spinte generate dal peso dell’arco stesso e

da quello dei carichi gravanti su di esso, cade molto più vicino al

piedritto rispetto a quanto accada per l’arco a tutto sesto, questo

consente alle costruzione gotiche di fare a meno di grandi contrafforti

e usare sistemi ancor più esili. Inoltre l’arco ogivale consente di coprire

con volte a crociera piante di qualsiasi dimensione eliminando così la

campata quadrata e il sistema alternato: si ha quindi la campata

rettangolare. Queste volte a crociera sono spesso costolonate, tali

elementi consentono infatti di incanalare le spinte.

2. L’arco rampante: nascono dalla necessità di controbilanciare le spinte

dell’alta navata centrale riportandole ai contrafforti delle navate

laterali (sostituisce il matroneo romanico)

3. Guglie e piramidi: hanno la funzione di caricare di peso i sistemi

strutturali e garantire, attraverso la loro compressione una maggiore

stabilità degli stessi.

Esiti:

 Scomparsa del matroneo, che si evolve in triforio (galleria superiore

che si affaccia sulla navata centrale) o viene addirittura sintetizzato

in arco rampante

 Sviluppo in altezza (verticalismo – funzione strutturale di guglie e

piramidi)

 Abbondanza di finestrature, svuotamento delle masse murarie.

FASI DEL GOTICO:

1. Protogotico: metà XII secolo – XIII secolo; abbazie cluniacensi e

cistercensi causa della maggior diffusione del gotico in Europa;

troviamo le prime campate rettangolari e i primi archi ogivali

2. Periodo primitivo: ha come edificio simbolo il coro di Saint Denis del

1440 (coro, deambulatorio, cappelle radiali) il quale presenta l’uso

sapiente degli archi ogivali e il consapevole svuotamento delle

masse murarie, ma anche elementi della tradizione precedente

come il westwerk e i capitelli su sostegni verticali (poi rimossi).

(altre costruzioni sono Noyon, Laon, Chartres, Bourges in Francia e il

coro di Canterbury in Inghilterra)

3. Gotico Maturo: XIII secolo, competizione in altezza, volte non più

gettate ma in pietra leggera e attenta decorazione di tutti gli

elementi come, in Francia, la facciata elaborata, il rosone traforato,

la decorazione “a foglie” sempre più complessa e la decorazione a

traforo di archi e balaustre. Troviamo questi elementi nelle

cattedrali di Reims, Amiens e Beauvais. In Inghilterra vediamo la

ricostruzione di Westminster.

4. Gotico “internazionale”:

- gotico rayonnant in Francia

- gotico ornato e gotico perpendicolare in Inghilterra

- tardo gotico in Germania

- stile plateresco in Spagna

- stile manuelino in Portogallo

GOTICO IN ITALIA (1200-1300)

Il gotico non venne del tutto abbracciato dagli architetti italiani, tuttavia

alcuni elementi gotici caratterizzarono l’architettura non sono religiosa

ma anche comunale e ducale.

Caratteristiche gotico italico:

 Non si assiste ad uno svuotamento delle pareti (non si ha quindi uno

spazio “dissolto dalla luce”)

 Non si ricercano altezze elevate

 Non si cerca la continuità nello spazio interno tra parete e coperture

 Utilizzo dell’arco a sesto acuto.

Edifici religiosi:

Duomo di Siena: iniziato nel 1230 ha un impianto particolare che si basa

sulla fusione di uno centrale con uno longitudinale. Non ha un eccessivo

slancio verso l’alto e sia esternamente che internamente presenta

rivestimenti marmorei a strisce bianche e verdi tipiche della tradizione

romanica toscana. L’interno è a tre navate con transetto e cupola

estradossata a 12 lati. Esternamente troviamo un campanile di carattere

romanico. La facciata è divisa in due parti, con una parte inferiore con tre

portali strombati e una parte superiore con 3 cuspidi.

Duomo di Orvieto: impianto longitudinale affiancato da due cappelle, su

commissione di papa Nicolò IV per la costruzione di un Corporale del

miracolo di Bolsena. Il cantiere è di Lorenzo Maitani, il quale decise che

sostituire l’abside semicircolare con uno quadrato e la disposizione della

cappella del Corporale e di San Brizio. La facciata, seppur rispondente alla

logica triangolare tipica delle opere architettoniche gotiche, presenta una

galleria (elemento orizzontale) che ne spezza lo slancio verso l’alto.

Duomo di Firenze (Santa Maria del Fiore): cantiere di Arnolfo Di Cambio.

L’impianto è costituito da pochi elementi: uno spazio longitudinale con 4

campate ampie e quadrate (inizialmente su progetto di Arnolfo erano 3) e

uno spazio centrico a pianta ottagonale circondato da 3 nicchioni che

risolvono alcuni problemi strutturali della grande cupola estradossata ( i

problemi della cupola furono risolti da Brunelleschi nel 1400).

Duomo di S. Petronio, Bologna: chiesa voluta dalla comunità locale, è

priva di transetto (anche se avrebbe dovuto averlo secondo il progetto

originale) e si compone di 5 navate (le cui 2 più esterne trasformate in 10

cappelle). Facciata a salienti incompiuta nonostante il concorso del 1500 a

cui parteciparono tutti i grandi architetti di Europa. Il cantiere fu di

Antonio di Vincenzo.


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Giggicat

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in progettazione dell'architettura
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giggicat di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Repishti Francesco.

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