[Digitare qui]
Sviluppo urbano dal III sec d. C. al Rinascimento.
A partire dal III secolo d.C a causa della crisi economico-monetaria dovuta
all’indebolimento (e poi alla caduta) dell’Impero Romano si verificò un progressivo
processo di de-urbanizzazione; molti si allontanarono dalle città e si stabilirono in
aree rurali, i restanti cittadini invece si ritirarono all’interno delle mura cittadine
(facendo sì che queste assumessero un carattere fortificato/difensivo). Nel corso
dell’Alto Medioevo i centri urbani si svilupparono intorno alle sedi Vescovili (il
vescovo era inteso come protettore della città) e ebbero organizzazione feudale. La
ripresa economica avvenuta anche grazie all’Impero di Carlo Magno tra il VII e il IX
secolo consentì la ripresa delle città, italiane (Repubbliche marinare) prima che
europee; tra il X e l’XI secolo il fenomeno ebbe diffusione omogenea in Europa, fino
a scardinare il sistema feudale e rendere le città centro politico nel XII secolo. Le
estreme conseguenze di questo processo portarono alla nascita di entità autonome sia
dal potere imperiale che da quello papale, intenzionate a prendere il controllo del
contado in Nord Italia; i “Comuni”, tra il XII e il XIII secolo.
Nel XIII e nel IV secolo l’aumento demografico fece sì che la maggior parte delle
città ampliasse la propria cerchia muraria che rimase, solitamente invariata fino al
XVIII-XIX secolo.
Fasi:
III-V secolo: città fortificate, cinte da mura.
V-IX secolo: la popolazione si distribuisce prevalentemente in aree rurali: grandi
territori, al centro dei quali sorgono le strutture amministrative (la cattedrale;
l’abbazia- potere ecclesiastico- e il castello –potere laico, concesso ai vassalli
dall’impero centrale).
IX-XI secolo: Le città invece ricominciano ad essere un centro politico-economico
dopo lo spostamento delle sedi Vescovili all’interno delle mura.
XII-XIII secolo: i centri sorgono in posizioni strategiche dal punto di vista
mercantile e si articolano intorno a una o più piazza, attorno alle quali erano disposti
edifici adibiti a funzioni politiche o religiose; i centri urbani erano collegati tra loro
attraverso strade che attraversavano il contado accanto alle quali sorgevano gli
impianti degli Ordini Mercantili. Le città di nuova formazione: sorgono per volontà
dell’Impero in luoghi nei quali è necessario aumentare il controllo esercitato sulle
campagne:
forma regolare
• cinte da mura
• impianto ippodameo, in modo da garantire lotti regolari (come centuriazioni
• romane)
si articolano intorno a due piazze: una, di maggiori dimensioni e
• porticata(dove si svolge anche il mercato), attorno alla quale si collocano gli
edifici pubblici/amministrativi e una più piccola dove sorge la cattedrale. 1
[Digitare qui]
Rinascimento.
Introduzione:
Si intende per Rinascimento il movimento di rinnovamento culturale, basato sul
profondo studio dell’antichità (romana, non greca) e delle sue forme artistiche, che
ha inizio a Firenze nel XV secolo( anche se già Giotto e Petrarca, artisti del XIV,
iniziarono ad ispirarsi nuovamente a modelli antichi). L’architettura è l’ultima tra le
arti a prender parte a tale filone che caratterizzerà la storia dell’architettura per quasi
due secoli, fino alla morte di Michelangelo (1564). Nonostante sia possibile
identificare alcune periodizzazioni all’interno di tale lasso di tempo e distinguere le
diverse declinazioni del movimento in ambito regionale (differenti tecniche
costruttive, materiali etc; ma soprattutto varietà nella committenza- comunale,
imperiale, religiosa-); è corretto affermare che il Rinascimento, in ambito
architettonico, risulta unificato dall’obiettivo di sfruttare l’architettura come
strumento per l’affermazione del potere e la propaganda (come Impero Romano).
In un primo periodo le opere rinascimentali, seppur commissionate da ristretti gruppi
sociali detentori della ricchezza e del potere, sono pensate per essere fruite dall’intera
comunità (è il caso del Duomo di Firenze e dello Spetale degli Innocenti,
commissionati dall’oligarchia imprenditoriale fiorentina); in una fase successiva
invece (a partire dall’epoca della tirannia illuminata di Cosimo de Medici) l’opera
architettonica rinascimentale diverrà instrumentum regni e con questa stessa funzione
sarà esportata non solo da Firenze agli altri Comuni italiani, ma anche in Europa
(nascenti monarchie nazionali). Il riavvicinamento ai modelli classici determina,
logicamente, anche una ripresa degli studi sulla natura, sulla sua proporzionalità e sul
ruolo dell’uomo all’interno del sistema-natura. Iniziano gli sforzi dei trattatisti sia di
rendere l’architettura un argomento di interesse per i colti letterati, in modo da
nobilitarla e in un certo senso “avvicinarla” ai committenti (Leon Battista Alberti
scriverà il de Architectura in latino e senza illustrazioni); sia di codificare gli ordini
architettonici, ritenuti principi ordinatori dello spazio, mezzi per tradurre le leggi e le
proporzioni dello spazio nell’architettura. Rivoluzionari furono gli studi sulla
prospettiva sia in ambito pittorico che per la progettazione architettonica (in quanto è
così possibile prefigurare l’aspetto all’occhio di un osservatore di un progetto e
quindi stabilire i rapporti di proporzionalità tra elementi posti a distanza l’uno
dall’altro).
La ripresa dell’antico non si configura unicamente come mimesi dello stesso; gli
architetti rinascimentali operano un attento studio dell’architettura antica e le loro
opere sono spesso realizzate con tecniche costruttive adoperate in epoca romana,
oppure contengono “citazioni” o elementi di spoglio. 2
[Digitare qui]
Filippo Brunelleschi ( 1377-1446)
Brunelleschi presenta capacità poliedriche, formatosi come orafo, lavora anche come
scultore, oltre ad essere un luminare dell’architettura, campo nel quale dimostra di
essere in grado di risolvere complessi problemi tecnico-strutturali (come nel caso
della cupola di S. Maria del Fiore)- capacità probabilmente in parte innata e in parte
dovuta al suo soggiorno a Roma e all’attento studio delle tecniche costruttive degli
antichi-.
1401: concorre come orafo per una formella, raffigurante il sacrificio di Isacco, con
Ghiberti (Firenze)
1402-1406: vive a Roma con Donatello- scavi e rilievi ma in ambito prevalentemente
scultoreo
1406-1418: ancora a Roma (ma senza Donatello) inizia a coltivare l’interesse per
l’architettura
1418: torna a Firenze per partecipare al concorso per la copertura di S. Maria del
Fiore
1420: è chiamato per la cupola di S. Maria del Fiore ma sotto la supervisione di
Ghiberti (allontanato poi nel corso del cantiere)
Inizialmente la storiografia dava di Brunelleschi un’interpretazione evoluzionistica,
identificando nella sua opera due momenti distinti: una prima fase in cui l’architetto
risulta ancora legato alle forme tardo gotiche e una seconda in cui ha inizio la sua
sperimentazione classicista (e quindi rinascimentale); attualmente Brunelleschi è
interpretato come un personaggio teso ad un’ unica costante ricerca, che lo ha
gradualmente condotto a divenire uno dei principali esponenti del Rinascimento
fiorentino.
Modelli: (secondo la biografia di Tuccio Manetti)
Tecniche costruttive e simmetrie degli antichi (senza avere con questi un
• rapporto mimetico)
Eredità medioevale
• Continuità con la tradizione architettonica fiorentina
•
Elementi architettonici:
Colonne e paraste (ordine completo)
• Trabeazione tripartita
• Archi su colonne (con parasta aggiuntiva a sorreggere la trabeazione tangente
• all’estradosso degli archi/ oppure architrave ripiegata a formare gli archi) 3
[Digitare qui] Spedale degli Innocenti, Firenze
Partito alla romana
• Volta a vela (che consente di rispettare il modulo cubico)
• Superfici intonacate
• Bicromia dei materiali
•
Cupola di Santa Maria del Fiore (Opera simbolo dell’inzio del Rinascimento):
Dopo gli ingrandimenti del duomo operata da F. Tolenti, la commessa di concorso era
quella di coprire con una cupola di 43 mt circa di luce.
Soluzione: la soluzione proposta da Brunelleschi è una volta a padiglione su tamburo
ottagonale finestrato, composta da due gusci (tra i quali è presente un
camminamento): il guscio esterno è autoportante, sorretto da 8 arcate ogivali; il
guscio interno invece è composto da mattoni a spina pesce (ripresa dell’ opus
spicatum romano) disposti a spirale, che creano l’illusione di una cupola di rotazione.
Altro punto di forza: le centine lignee furono costruite a partire dal piano di imposta e
non dal pavimento).
Autore anche delle tribune morte, contrafforti della volta. 4
[Digitare qui]
Loggia Spedale degli Innocenti:
Campate di matrice cubica, più il mezzo cubo costituito dalla volta a vela;
• l’anomalia costituita dalle due campate laterali, che risultano più larghe e
soprattutto tamponate, accentua la profondità della facciata, accrescendo la
visione prospettica dell’intera piazza
Archi a tutto sesto su colonne (altezza pari all’interasse); le arcate sono
• costituite da un architrave tripartita ripiegata
Capitelli pseudo-corinzio sovrastati da cornice
• Paraste laterali scanalate e rudentate che sorreggono l’architrave
• Finestre timpanate in asse con gli archi (al secondo ordine)
• Bicromia/ differenza di materiali per rimarcare la struttura portante
•
Sagrestia Vecchia di San
Lorenzo:
Modello per la cappella
• Portinari (s. Eustorgio)
Internamente è intonacata,
• ma gli elementi che
richiamano la struttura
(paraste, trabeazione etc)
sono in pietra grigia, ciò al
fine di provocare una
smaterealizzazione del
muro bianco.
San Lorenzo: 5
[Digitare qui] Cappella Pazzi:
Lo sforzo di
• Brunelleschi è
quello di
ridurre a centralità uno spazio di pianta
rettangolare; l’impianto della Cappella Pazzi
si presenta come un’elaborazione di quello
della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, al
quale si aggiungono due spazi laterali di
forma rettangolare e coperti a botte.
Santo Spirito: 6
[Digitare qui] tre navate, di cui la centrale doppia (anche transetto)
• perfetto rapporto tra gli elementi (modulo cubico navate
• laterali)
“deambulatorio perimetrale”
• Cappelle semicircolari (oggi in spessore di muro, un
• tempo estradossate. In opere successive come S. Maria
degli Angeli e le “tribune morte” di S. Maria del Fiore
sono in spessore di muro)
Leon Battista Alberti (1402-1472):
Leon Battista Alberti con il trattato “de re aedificatoria” , pubblicato nel
1480,(in dieci libri, su modello del trattato vituviano) persegue l’obiettivo
di delineare la figura dell’architetto, descrivendolo non più come un
‘capomastro’ secondo l’accezione medioevale, bensì come un’intellettuale
che non opera sul cantiere ma fornisce unicamente l’idea di progetto;
anche al fine di avvicinare l’architettura all’ambiente degli intellettuali
umanisti (nonché committenti), proprio per questa ragione il trattato è
scritto interamente in lingua latina e privo di illustrazioni. Tratta inoltre i
principi fondamentali dell’architetettura, reinterpretandoli, introducendo
concetti come la concinnitas (ovvero il proporzionamento e la
concatenazione di tutte le parti di un progetto, dagli aspetti più generali ai
dettagli) e la necessità di tendere ad eguagliare la perfezione della natura e
di riprendere le tipologie antiche.
Palazzo Rucellai: 7
[Digitare qui]
La difficoltà è quella di definire quali siano gli elementi da applicare alla
facciata del palazzo civile ( unico precedente palazzo Medici, Michelozzo)
Richiami alla romanità Influenza di Palazzo
Medici, Michelozzo
Partito alla romana
Opus reticolatum (anche se semplicemente Bugnato degradante
disegnato sull’intonaco del basamento)
Cornice con mensole all’ultimo livello, come Cornice sporgente
quella al di sopra della fascia d’attico del
Colosseo
Tempio Malatestiano, Rimini
Progettato intorno al 1450 per Sigismondo Malatesta che intendeva
trasformare il mausoleo di famiglia (impianto gotico longitudinale a
navata unica) in Chiesa dedicata a S. Francesco; il progetto di Alberti
non sarà portato a termine e l’unica fonte dalla quale sia possibile
ricavare il prospetto dell’edificio è la moneta coniata in
occasione della posa della prima pietra.
Cupola emisferica copertura del corpo
• circolare sul fondo, su modello di quella
del Pantheon
In facciata: grande finestra centrale,
• affiancata da due volute e apertura di tre
fornici di ingresso (come archi di
trionfo)
Santa Maria Novella:
Anche in questo caso Alberti si trova ad affrontare le preesistenze gotiche
della chiesa e sceglie di : 8
[Digitare qui] lasciare l’assetto preesistente della facciata nella parte bassa;
• con l’aggiunta degli ordini architettonici (paraste,
caratteristiche delle successive opere di Alberti)
attentamente proporzionali l’uno all’atro
(secondo un modulo quadrato)
Rispettare la bicromia dei materiali
• tipicamente fiorentina
Incorniciare il rosone con un elemento
• rettangolare tripartito, affiancato da volute.
E sormontato da timpano triangolare (come
Pantheon).
Opere mantovane:
San Sebastiano:
Costruzione iniziata intorno al 1460
Impianto (come sepolcrale romano)
•
centrale a croce greca
un atrio a portico murario con l’aspetto di
•
un tempio, dato sia dal frontone (insolitamente
interrotto dalla finestra) che dalle paraste
(originariamente 6, poi ridotte a quattro).
Sant’ Andrea: 9
[Digitare qui] Impianto longitudinale a croce latina
• Navata unica (volontà di concentrare
•
interamente l’attenzione sull’altare maggiore,
dove sono custodite le reliquie del santo)
affiancata da spazi laterali, apparentemente
scavati nella massa muraria (vd punto 2), che
sono scanditi sul fronte della navata da due
ordini corinzi concatenati
Coperta con una volta a botte, più
•
“eterna” di una copertura lignea (come
S.Lorenzo e S. Spirito) e conforme a modelli di
antichi edifici ad aula unica quali la Basilica di
Massenzio; la difficoltà è quella di realizzare una
volta le cui spinte non siano concentrate su elementi puntuali, ma
uniformemente diffuse per tutta l’estensione: le coperture delle
cappelle laterali e i loro sostegni perimetrali contraffortano la volta e
le cappelle minori fungono addirittura da giganteschi pilastri cavi
(modello S. Marco).
Anche all’esterno sono
• rispettate le stesse proporzioni
degli ordini interni, la facciata
si presenta come la sintesi in
piano di un tempio (timpano e
trabeazione) e di un un arco di
trionfo (grande fornice, partito
alla romana)
Palazzo ducale di Urbino (Opera
simbolo del Rinascimento maturo):
Il palazzo fu realizzato grazie al lavoro combinato di diversi architetti rinomati
dell’epoca, su commissione (e seguendo le precise indicazioni) del duca e conte di
Urbino Federico da Monfeltro a metà del XV secolo. 10
[Digitare qui] Primo architetto è il dalmata Luciano
Laurana al quale è attribuibile il grande
cortile: Elemento distributivo e
•
organizzatore dell’intera struttura.
Si articola su due ordini
•
sovrapposti, perfettamente proporzionati l’uno
all’altro (1° ordine archi su colonne libere, 2°
ordine paraste che incorniciano finestre).
Particolare il raccordo d’angolo
•
dove abbiamo due colonne di ordine minore e
due paraste di ordine maggiore che sorreggono
la trabeazione tangente l’estradosso degli archi
(su modello di Brunelleschi)
Il palazzo sarà portato a compimento da
Francesco di Giorgio Martini; svariati artisti
tra cui Piero della Francesca (che portò a termine
le ricerche sulla prospettiva avviate da
Brunelleschi) si occuparono dell’apparato
decorativo.
SEGUACI DI BRUNELLESCHI:
Michelozzo (1396- 1472):
E’ allievo prima di Ghiberti e in seguito di Donatello; diviene principale
architetto di Cosimo de’ Medici per il quale realizza:
Biblioteca per il convento di S. Marco: 3 navate, la centrale è uno spazio
• di passaggio per cui è meno
ampia e coperta a botte; le
laterali, adibite alla lettura, più
ampie e coperte da volte a
crociera.
Ampie finestre
• Stile di Brunelleschi
• (intonaco\pietra per la struttura;
proporzioni tra gli ordini) 11
[Digitare qui]
Ville: Michelozzo realizza il passaggio da villa-castello a vera e propria villa,
rendendo i residui elementi militari (torri, merlature, etc) elementi puramente
formali.
Palazzo per Cosimo de’ Medici: primo palazzo rinascimentale fiorentino
(1444) riprende la tradizione del bugnato (palazzi
• fiorentini 300eschi) , che però risulta
molto marcato e sporgente al primo
ordine risulta quasi impercettibile al terzo.
2° e 3° ordine, finestre bifore
• Finestre ad edicola di Michelangelo
• tamponano la loggia del progetto
originale
Cornice aggettante per accentuantuare la
• visione volumetrica dell’edificio.
Giuliano da San Gallo (1443-1516):
Architetto di Lorenzo de’ Medici, poi della famiglia della Rovere e dunque di Papa
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Dal 400 al 700: Appunti di Storia dell'Arte Moderna
-
storia dell architettura 400 700
-
Storia dell'architettura moderna e contemporanea - Quattrocento
-
Riassunto esame Storia dell'Architettura Italiana - DAL '400 al '750, prof. Bulgarelli