Storia dell'architettura contemporanea
Che cos'è l'architettura?
Ognuno nella sua attività progettuale dà una sua idea di architettura, è interessante però vedere le definizioni di architettura date nell'epoca contemporanea. La necessità di dare una definizione è dovuta proprio al concetto di crisi, che innesta un processo che porta tutti gli architetti dell'età contemporanea a riflettere sul loro operato.
Definizioni di architettura
Possiamo vedere due definizioni opposte di architettura:
- N. Prevsner in pieno movimento moderno, nel 1942, si interroga su perché e quando è nato il movimento moderno. Secondo lui, si tratta del momento in cui la storia dell'architettura diventa un peso di cui liberarsi. Si chiede perché c'è questa cesura e quando nasce. Il ragionare su questo momento di crisi lo porta a riflettere su cos'è l’architettura: "Una tettoia per biciclette è un edificio. La cattedrale di Lincoln è un'opera di architettura. Tutte o quasi le strutture che delimitano uno spazio in misura sufficiente ad un essere umano per muovercisi, sono un edificio; il termine di architettura conviene soltanto a edifici concepiti in vista di un effetto estetico." La storia dell'architettura comincia nelle caverne, quando l'uomo comincia ad usarlo come spazio residenziale è architettura, è uno spazio. Secondo questo principio di Bruno Zeni, il tempio non è architettura perché non è abitale.
- William Morris (inventa l'industrial design), scrive che l'architettura è l'insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre, in vista delle necessità umane. Quindi non ha scopo estetico, anche l'agricoltura è architettura. Lo è quindi anche la definizione dello spazio residenziale in tutti i suoi aspetti, dal cucchiaio alla casa. L'architetto deve essere capace di operare a tutte le scale, dall'industrial design fino all'urbanistica.
Daniel Libeskind
Esempio: Museo ebraico di Berlino è costretto a chiarire attraverso la sua opera progettuale il suo rapporto con la storia, la tradizione e la memoria. Dice che l'architettura riguarda sempre la memoria, non è un esercizio formale di struttura (mettere insieme pieni e vuoti), bisogna saper comunicare attraverso il linguaggio dell'architettura. La storia deve essere presa in considerazione seriamente, in questo caso è un aspetto fondamentale. La tradizione è la modalità della pratica della memoria.
Il rapporto tra storia e critica
È importante il rapporto tra storia e critica: fino a poco tempo fa erano due concetti separati. È grazie a Manfredo Tafuri che questi due concetti hanno cominciato a fondersi. Lui dice che la critica in sé non esiste, la storia ha di per sé un atteggiamento critico. Ci si occupa di come un’opera di architettura si inserisca nel proprio tempo.
Che cos'è la storia?
- La storia è una disciplina autonoma che ha un proprio status disciplinare, delle proprie metodologie e degli oggetti di indagini, è un modo di guardare e di indagare. La storia è fatta di domande, non è un deposito di fatti.
- La storia non può che essere infinitamente inesatta, non si arriverà mai a definire perfettamente ciò che è successo, si può solo girare attorno alle cose per rispondere alla domanda iniziale.
- La storia non può essere oggettiva, le stesse cose si possono raccontare in maniera diversa a seconda del target, della finalità e della cultura dello storico.
Se ci sono tutte queste questioni da affrontare, il primo compito è restituire la lontananza dei fatti e di misurare il tempo che ci distanzia da un avvenimento: bisogna partire da una serie di riflessioni che nel corso del tempo sono avvenute. I fatti giungono a noi già selezionati attraverso la storia, e la storia stessa condiziona la nostra visione delle cose. Quello che giunge a noi subisce due selezioni:
- Quella del tempo
- Quella degli uomini
Storia della città
È la storia delle trasformazioni fisiche. Che differenza c'è tra la storia della città e la storia dell'urbanistica? Il fatto che ci sia una distinzione è esito dell'invenzione dell'urbanistica alla fine dell'800. Prima di questa invenzione c’è la storia della città, si parla quindi di trasformazioni a scala urbana non pianificate, è più un ambito di studi che una disciplina. La storia dell'urbanistica nasce proprio dall'invenzione di questa disciplina: pone al centro il piano, la propria riflessione il progetto del futuro, un progetto complessivo che distingue l'urbanistico dalla pianificazione urbana.
Esempio: Howard e la città giardino. L'urbanistica è un insieme di strumenti e tecniche, è una scienza che ha un lato progettuale: parametri, norme giuridiche ecc. Storia dell’urbanistica: storia delle trasformazioni fisiche progettate con un piano.
Architettura contemporanea
Cosa distingue l'architettura contemporanea da quella precedente? Succede qualcosa ad un certo momento che è bene distinguere e che ha obbligato non solo gli storici dell'architettura ma gli storici in senso lato a compiere un'operazione di periodizzazione. Periodizzare vuol dire suddividere l'oggetto di studio in parti che siano tra di loro coerenti, che posso studiare autonomamente agli altri perché riguardano storie, problemi e questioni diverse dal periodo che precede.
Kennet Frampton: bisogna stabilire un punto d'inizio. Nel mondo anglosassone l'architettura moderna è quella contemporanea, per noi moderna è quella barocca e rinascimentale e quella contemporanea è successiva.
William Curtis: dice che questo è un problema che è stato affrontato in diverso modo dai diversi storici: ci sono diverse ipotesi con inizi diversi a seconda di come io considero la natura dell'architettura moderna.
- Da Pevsner, Zevi, Benevolo a Frampton: rivendicano il ruolo fondamentale dell'innovazione: quindi con la rivoluzione industriale. La necessità di nuove infrastrutture, nuovi materiali e la possibilità di fare cose in fabbrica cambiano il concetto di architettura.
- Watkin ne trova la continuità con la tradizione classicista.
- Tafuri e Dal Co invece dicono che c'è una rottura fondamentale ma che avviene con l’invenzione dell'art nouveau, non è più la storia ma la natura a guidare il progettista (Es Gaudí)
- Pevsner mette enfasi sulle basi sociali e morali: inizia quindi con William Morris, non quando c'è una innovazione economica e tecnologica ma quando gli architetti si pongono la domanda della responsabilità sociale dell'architettura
Oggi non esiste un'idea condivisa da tutti gli storici dell’architettura, bisogna evitare ogni selezione a priori. Lo storico guarda sempre la storia dal suo punto di vista, non possiamo immedesimarci negli architetti, siamo calati nei problemi dell'età contemporanea e vediamo filtrata la storia. Dobbiamo chiederci quindi a cosa serve la storia calata nella contemporaneità. Frampton dice che quanto più scrupolosamente guardo l'inizio dell'età contemporanea tanto più indietro sembra trovarsi. La storia dell'architettura contemporanea comincia quando il classicismo entra in crisi, si può arrivare fino quindi al Rinascimento. L'idea di Brunelleschi entra in crisi già con Brunelleschi, l'idea degli ordini architettonici crea già problemi. Lui stesso che inventa questo meccanismo progettuale ne indica i limiti.
Il classicismo entra in crisi davanti ai cambiamenti innestati dalla rivoluzione industriale. In questo momento attorno alla seconda metà dell'800 ci sono delle innovazioni tecniche e la fondazione della prima scuola di Ingegneria. Le innovazioni tecniche sono portate dalla rivoluzione industriale che non ha niente a che fare con l'architettura.
Frampton definisce questo momento in cui ci sono le prime contraddizioni tra l'architettura e il mondo come: la crisi dell'ordine dell’architettura.
La crisi dell'ordine architettonico
Nella seconda metà del 700 Biraghi la definisce: Con il termine ordine indica il sistema dell’architettura, oltre che la crisi dell'ordine architettonico. Ciò coincide con l'illuminismo e la rivoluzione industriale. Quando in Inghilterra si sviluppa la rivoluzione industriale che interessa tutta la società, dal capitalista al contadino, contemporaneamente si sviluppa in Francia la nascita dell’illuminismo. Sono entrambi fenomeni di rottura: la rivoluzione rompe con il sistema rurale, l’illuminismo rompe con la tradizione.
Claude Perrault viene messo in crisi dai parametri vitruviani, egli sente la necessità di rifondare su nuove basi l'architettura. Il valore delle regole classiche non era mai stato messo in dubbio prima. La prima cosa che entra in crisi è proprio la venustas: la bellezza non è più derivata da simmetria, proporzione e armonia ma dal contrario di questi termini. Questi principi che non erano mai stati messi in dubbio vengono ribaltati e vengono posti come valori i loro contrari. Non la proporzione sublime, ma il pittoresco che è la mancanza di proporzione che ispira nell'osservatore un senso estetico. Non armonia e simmetrica ma il pittoresco che è la negazione di questi termini.
Discontinuità
A partire dalla metà del diciottesimo secolo viene messa in discussione la continuità metodologica con l'età classica aperta con il rinascimento, è una perdita di fiducia nella tradizione rinascimentale e nelle teorie che l'avevano supportata. I rinascimentali vedevano l'antichità come l'antichità romana: non gli erano arrivati trattati di architettura della Grecia e non potevano visitare le rovine di questa. Molti visitatori ora arrivano dalla Grecia e gli italiani conoscono un'antichità diversa e gli sviluppi diversi che ha preso nel tempo. Ciò porta ad una visione relativistica della storia: viene rivalutato il gotico. Diversi periodi potevano venire visti con pari valore a quello dato fino ad allora solo all'architettura antica romana. Viene a mancare l'idea di un unico punto di riferimento: l’antico. Il neoclassicismo mette in crisi l'antico come unico punto di riferimento, si crea un vuoto in cui si inseriscono una serie di dittature stilistiche temporanee, nessuna delle quali dotata di forza sufficiente a passare negli anni.
Un aspetto importante è la cultura illuminista che introduce nel dibattito artistico il concetto cartesiano di dubbio sistematico per poter rifondare la filosofia su basi che non fossero dovute alla tradizione, l’illuminismo dice che il sottoporre a verifica tutto doveva essere la base per la rifondazione della cultura occidentale. L’illuminismo si basa su alcuni principi, uno è quello di Rousseau: dice che la cultura ha distrutto l'originaria innocenza dell’uomo. In crisi non c’è solo la tradizione e l'economia ma proprio la modalità di stare in società: lui ridefinisce la modalità dello stare insieme, cos'è la società. A partire da questo concetto si rifonda l'architettura. Il principio di dubbio sistematico ha portato alla creazione dell'Enciclopedia, che metteva sotto critica l'intero scibile umano.
La caduta dell’unico punto di riferimento è dovuto anche al fatto che si scoprono nuove fonti dell’antichità allora sconosciute con la nascita dell’archeologia. Avvengono una serie di scoperte come Pompei, Ercolano, e Villa Adriana a Tivoli che allora erano sconosciute. Il fatto che si scoprano delle città fino ad allora sconosciute porta ad avere un’idea dell’antico completamente diversa. Scoprire le domus di Pompei intatte fa vedere che erano completamente affrescate mentre la storia aveva fatto arrivare come fonte solo le rovine ormai prive di decori. Si inizia a ricostruire mentalmente un mondo diverso, non romano puro ma con delle influenze barbariche. Nasce tutto un genere artistico che è il quadro di ricostruzione dell'antichità che è una serie di diversi modelli.
Un fattore decisivo di questo studio dell’antico lo fanno le accademie straniere a Roma che erano enti culturali di insegnamento accademico che ospitavano gli studenti che arrivavano dalle singole nazioni e che avevano come studio l'antica Roma. Fanno nuove campagne archeologiche e capiscono che l’antichità è ancora tanto grandiosa nel periodo tardo imperiale che era stato sottovalutato (come per esempio lo studio delle terme). Queste ricostruzioni degli studenti danno esito a della pubblicazione di raccolte archeologiche, libri che hanno una vasta risonanza in tutta Europa portando materie inedite dando nuovi spunti di progettazione.
Contemporaneamente si sviluppa un altro atteggiamento estetico che considera le rovine non come modello per l'architettura come faceva Brunelleschi. Con Goethe nasce la poetica della rovina: non è più esclusivamente una fonte di dati scientifici sull'architettura del passato ma ispira un sentimento in quanto rovina e questo è il sentimento della nostalgia di un mondo che non esiste più. Questo nella mentalità dell’uomo europeo è un straordinario cambiamento: c’era stata l’utopia di ricreare il mondo antico che con Goethe diventa utopia fallita, un fallimento culturale: la società occidentale non è riuscita a far rivivere lo splendore antico.
Esempio: Palazzo di Diocleziano a Spalato, studio di R. Adam, 1784. Porta alle ricostruzioni odierne dei progetti non realizzati. Quando l'acropoli di Atene inizia ad essere scavata e studiata e pubblicata provoca un terremoto nella coscienza degli architetti europei: era un pezzo di storia che era rimasta esclusa dallo studio dell'antichità. Sul tentativo di passare dalla rovina alla ricostruzione ideale si gioca la crisi dell’architettura moderna.
C'è questo momento di transizione in cui si passa da una mentalità all'altra che si colloca nella seconda metà del settecento e che noi identifichiamo con il nome di Neoclassicismo. Tutto questo inizia con un architetto che si chiama Jacques Germain Soufflot, che nel mondo delle accademie si trova a ragionare in termini nuovi col suo capolavoro: la chiesa di Saint Genevieve.
Egli segue la trafila di formazione dei suoi colleghi: studia all'accademia di Parigi e come tutti i suoi colleghi fa un viaggio a Roma tra il 1731 e il 1738, ospite dell'accademia di Roma. Gli studenti delle accademie vincevano una borsa di studio da pensionati in queste accademie e passavano un certo periodo in Italia facendo il "Gran Tour". Questo era un viaggio di formazione che tutti gli architetti dal '600 in poi fanno per andare a conoscere l'architettura antica, modello per la propria attività professionale.
Soufflot in particolare ha la sua formazione in due momenti diversi, infatti torna nel 1749 per il vero e proprio Gran Tour quando ha già cominciato la sua attività professionale. Spinto da curiosità guarda anche l'architettura romanica e gotica e si concentra sul Duomo di Milano: ne comprende una caratteristica importante per la sua attività: il funzionamento di una cattedrale gotica dove la forma è l'esito della sua struttura, si tratta di una macchina funzionale. Il gotico infatti parte dalla meccanica e in questo edificio è particolarmente evidente.
Quando nel 1751 riceve dal re di Francia l'incarico per costruire una grande chiesa su uno dei colli di Parigi vi mette tutte le conoscenze che ha acquisito in Italia. È la prima chiesa del diciottesimo secolo che si colloca fuori dall'architettura barocca, è un'opera di transizione per questo concetto che lui stesso definisce: il suo tentativo è quello di riunire sotto le più belle forme la leggerezza di costruzione delle chiese gotiche e la purezza e la magnificenza dell'architettura greca, intesa come architettura classica. Vuole unire il concetto strutturale del gotico e le forme dell'architettura classica.
Questo edificio è posto su uno dei colli di Parigi e quindi ha un’importante valenza urbana.
- 1757 progettazione
- 1774 apre il cantiere, la costruzione verrà conclusa dopo la morte dell'architetto
Impianto: Si basa su una pianta a croce greca con una navata centrale e un transetto a tutta altezza con due file di navate laterali. L’impianto centralizzato si conclude con una grande cupola e in più il tutto viene in qualche modo posto in crisi dal fatto di aver inserito il presbiterio su uno dei due rami della croce greca, a cui si aggiungono due campanili e un grande pronao che costituisce l’ingresso della chiesa. Il tutto è dominato da un altissimo tamburo che sorregge un secondo livello di tamburo che a sua volta sorregge la cupola. In questo caso ci sono due sistemi spaziali: la croce greca di impianto classico e la cupola che si alza a tutta altezza e che quindi tende alla verticalità e alla spazialità gotica. Questa compenetrazione tra due sistemi spaziali la vediamo anche in altri aspetti.
La pianta a croce greca è allungata sull'asse principale sia nell’ingresso che nel presbiterio, soprattutto quest’ultimo è stato modificato dalle richieste del clero che fa aggiungere due torri ai lati della parte orientale: il collegio della parrocchia badava più che altro al funzionamento della chiesa che aveva bisogno di due campanili. Questo rende meno pura la geometria dell’edificio.
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