Storia del teatro e dello spettacolo
Vedremo nelle nostre lezioni un teatro incentrato nel periodo contemporaneo, andremo a parlare del Teatro dell'Elfo, che ha appena festeggiato il 40esimo anno di vita. Noi faremmo una prova scritta. Il programma contiene due libri:
Programma di studio
- Teatro l’Elfo Puccini. D’arte contemporanea 73/2013. Scritta da Alessia Rondelli, Silvia Tisano, Alberto Bentoglio. Questo libro racconta la vita di questo teatro, è in uscita e verrà presentato a Novembre, probabilmente lo potremmo avere anche prima e le pagine sono sufficienti per la preparazione.
- Teatro negli anni 70 scritto da Carlo Fontana, attraverso alcune recensioni. Il resto richiesto dall'esame sarà visto in aula.
Quadro generale del Teatro dell'Elfo
Nasce nel 1973, una giovane compagnia si ritrova a Milano decidendo di fare teatro di creare un’associazione culturale il cui scopo è quello di mettersi sul palcoscenico e comunicare col pubblico. Ricordiamo qualche nome: Elio De Capitani, Cristina Crippa, Ferdinando Bruni, Gabriele Salvatores, noto soprattutto per la sua fama cinematografica. Questi ragazzi fanno tutto con poco, probabilmente con i nostri stessi mezzi se ci dovessimo cimentare in un'opera del genere.
Cristina Crippa viene dalla scuola di teatro, uno medicina e un'architettura, molti non hanno mai fatto teatro e non insieme. C’è un’ideologia o idea di stare insieme che è un'idea di condividere degli ideali, ad esempio credere che il teatro possa influire sulla società, che attraverso questo si possa comunicare con gli altri e che non sia solo un momento digestivo, in un momento molto particolare per la storia di Italia e per la storia di Milano.
La voglia di comunicare con i giovani credendo che il teatro possa incidere sulla società, che parlando dal palcoscenico si possa cambiare ciò che ci sta attorno. Provano nelle cantine, a casa di amici. Sono altri luoghi dove i giovani dell’Elfo vanno a chiedere spazi alternativi dove potersi preparare ed esibire, come i centri sociali, luoghi alternativi alla cultura locale, in questi posti si fa anche spettacolo, sono anche i luoghi pubblici, piazze, sale e luoghi inappropriati come vecchi casolari o capannoni.
Questo gioco ha successo, in quanto questi giovani iniziano ad avere un successo crescente, ad essere seguiti da giovani coetanei, ma anche dal pubblico che a volte diserta la sala teatrale più titolata, per andare a vedere questo gruppo che propone delle rappresentazioni accolte da una grande attenzione. Attraverso un passaparola tra gli anni 73 o 74 la compagnia inizia a prendere spessore, ma che cosa facevano sul palcoscenico?
- Fanno dei testi che si inseriscono in un concetto di teatro festa, spettacoli che trovano con il pubblico un contratto diretto, e vanno a mettere in scena dei testi propri che assemblano loro stessi che trattano delle opere di vari generi, ad esempio abbiamo: 1789: Scene dalla rivoluzione Francese. È uno spettacolo che creano e propongono con un elemento che rimarrà fisso che è quello musicale. Si creano momenti di coesione sociale molto importanti per la Milano dell’epoca.
La partenza di questo teatro è una partenza alternativa o differente che si svolge in luoghi non teatrali, fatta da giovani l’uno diverso dall’altro, con temi diversi ma che avrà una presa pazzesca, con circa 200 mila spettatori. E questo gruppo si inserisce nella città di Milano, città difficile, attraversata da grandissimi problemi sociali, che avrebbe dato ospitalità ad una serie di movimenti politici, molto difficile.
Evoluzione del Teatro dell'Elfo
Quindi il fatto che questi giovani fossero riusciti ad affermarsi in una città difficile è sicuramente una caratteristica importante. Si fanno pubblicità grazie anche alle Radio Libere e sono tra i fondatori di Radio Popolare. Questi giovani hanno acquisito una dignità artistica, questo comporta il fatto che subito dopo il 1975 si pone il problema della necessità di trovare un modo per stare insieme, sia dal punto fiscale e amministrativo, nasce quindi la Cooperativa del Teatro dell’Elfo, e viene fondata dagli stessi autori che facevano parte della compagnia.
Nel 1979 il comune, accortosi di questi giovani, da loro una sala privata, ma gestita dal comune che è in Via Ciro Menotti, questa sala era un ex cinema, nasce effettivamente il Teatro dell’Elfo. Gli anni 80 vedono una stabilità di questo teatro e una grandissima produzione di spettacoli, la compagnia viene arricchita da molte nuove entrate, e i vecchi soci rimangono sempre gli stessi tranne uno che si allontana dal teatro per spostarsi nel cinema: il celeberrimo Salvatores. Oltre alla rappresentazione di autori e opere vede nascere delle iniziative che allargano le loro prospettive, creando Milano Oltre nel 1986 che si occupa di Danza, Danza contemporanea e moderna.
Festival fatto in collaborazione con il teatro di Porta Romana che ormai non esiste, questa collaborazione fa nascere Milano oltre ma anche qualcosa di più, nel 1992 le due cooperative si uniscono per dare luogo ad una nuova forma teatrale, più allargata che si chiama Teatri di Thalia o D’Italia, è un gioco Thalia era la musa della satira e della musica.
Negli anni 90 aumenta la propria produzione perché ha due sale, sono gli anni di una doppia produzione sempre ottenendo dei risultati molto positivi fino a quando per ragioni di proprietà quella sala del teatro di Porta Romana viene dichiarata inagibile e viene indicata come una sala da demolire, è così che Il Teatro di Thalia si ritrova ad organizzare teatri in un’unica sede, il problema diventa grave e viene dibattuto dal comune e dalla regione anche a livello ministeriale.
Si cerca una sala teatrale provvisoria, ma soprattutto attraverso Fiorenzo Grassi che inizia a porsi il problema di trovare una sala che possa ospitare la produzione dell’Elfo e che possa ospitare tutto il pubblico che è cresciuto esponenzialmente. Nel frattempo la produzione e l’attività dell’Elfo è cresciuto fino a che nel 2000 si giunge ad una nuova soluzione, molto difficile ma che ebbe i suoi risultati. Il comune mise a disposizione una vecchissima sala di un teatro in Corso Buenos Aires, il comune investe molto e attraverso Grassi si viene a creare una grande multisala, che adesso si chiama Elfo Puccini esattamente viene inaugurata nel marzo del 2010 di un Teatro dei maggiori di tutta Europa, questo crea un cambio di attività in quanto tre sale aperte ogni sera al pubblico generano un impegno molto grosso e diverso, in questo caso nella sala Elfo Puccini verranno esposte le maggiori opere.
Vi è una sala più piccola adibita ad ospiti, spettacoli esteri che vengono ospitati, molto tradizionali, a volte spettacoli di ricerca e sperimentazione. C’è una sala di cento posti molto piccola aperta a spettacoli musicali. L’unica indicazione per gli anni dal 2010 ad adesso è che cambia dal punto della società la struttura dell’Elfo, nel 2011 la Cooperativa del Teatro dell’Elfo prende la qualifica di impresa sociale, rimanendo cooperativa.
Impresa sociale
Si tratta di un cambiamento sostanziale molto importante, la cooperativa è composta da un gruppo di persone che possono avere degli utili (fondi, soldi), è un'attività for profit, ma si sa che i gruppi teatrali non guadagnano mentre i fondi e i ricavi devono essere rinvestiti nella produzione del teatro, nel creare dei laboratori nel fare attività legate al cinema e alla danza, ma non possiamo utilizzarlo for profit. 1/10/13 Indirizzo email per biglietti alla scala Valentina.trovato@gmail.com Titolo dell’Opera: Don Carlo di Giuseppe Verdi 12/10/13 ore 19:30 costo biglietti 11 Aida Ore 19:39 Costo 11 o 20 euro Balletto La storia di Manon 7/11 ore: 20 costo: 10 a 14 euro.
A teatro a Milano negli anni 70
La Milano negli anni 70 non era molto differente dalla Milano di oggi c’erano due grandi istituzioni, il teatro alla Scala ed era l’istituzione teatrale per eccellenza, la cui propensione era per l’opera e la danza, un teatro oggetto di forti contestazioni alla fine degli anni 60. Proprio nella Scala i 68ttini trovarono modo di contestar la società dell’epoca, contestando le grandi produzioni, in quanto i cittadini milanesi chiesero che ci fosse un teatro destinato ai milanesi e non solo ad una classe privilegiata.
Nel 1972 era stato diretto da un uomo Paolo Grassi il quale era venuto via dal “Piccolo Teatro” per modificare il ruolo della Scala. La seconda grande istituzione milanese è il “Piccolo Teatro di Milano” fondato nel 1947 da due signori, Giorgio Strehler e Paolo Grassi, fede socialista, usciti appena dalla guerra, il piccolo teatro è il primo ad essere pubblico a Milano ma anche in Italia, stabile ed è tutt’ora l’istituzione centrale della nostra città. Il teatro non sarà più gestito da un regista, ma le collaborazioni che si possano autogestire, questo pensiero promosso da Paolo Grassi non fu mai accettato da Strehler il quale se ne andò per un breve periodo a Roma, per poi tornare alla guida del piccolo teatro.
Giorgio Strehler fu uno degli uomini di teatro più celebri del novecento uomo di grande cultura teatrale solo non voleva rinunciare al ruolo di regista, inoltre artisticamente era il numero uno. Il piccolo teatro era anche un punto di riferimento per la sperimentazione sociale per i modi nuovi che venivano in quegli anni messi in cantiere per cercare di allargare il teatro a tutte le fasce sociali.
In questo periodo i centri teatrali vengono guidati da Paolo Grassi che ancora non era andato alla Scala e metti in cantiere molte iniziative che caratterizzeranno il piccolo teatro per i decenni successivi.
Sperimentazioni di Grassi
Grassi parla di Decentramento, la Milano degli anni 70 era composta da un centro e da un dormitorio, cantieri nati da un abusivismo pazzesco, nel nulla, non c’erano neanche luoghi di cultura. Grassi vuole cambiare tutto ciò e portò le stesse produzioni che si potevano guardare nel centro della città, non si distingueva la popolazione per classe sociale. Spettacoli di grande livello portati in scena da grandi attori, e propone con molta fatica una qualità altissima e fa in modo che in questi tendoni possano essere ospitati altri eventi sociali e civili.
Le regioni negli anni 70 non esistevano ancora all’epoca quindi si ospitano solamente assemblee di quartiere e anche spettacoli che non sono del piccolo, ma organizzati da giovani come nel 1979 dagli attori dell’Elfo, ovvero il tendone ospita giovani astri del teatro. La politica di prezzi questi spettacoli costano poco, biglietto di ingresso ridotto, fruibili da tutti, ovvero da la possibilità a tutti di accedere ad uno spettacolo, si parla veramente di un teatro d’arte per tutti. Questa frase non l’avevano inventata i giovani ragazzi dell’Elfo l’avevano inventata nel 1947 Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Ecco che questo teatro per tutti è un movimento culturale molto forte.
Il piccolo di quegli anni era un teatro che sperimentava molto che metteva in scena spettacoli originali che dava molto spazio ai giovani, uno dei giovani artisti che si formarono a Milano fu Patrice Chereau. Non a caso l’idea del nome ELFI sono delle creature dispettose, creature un po’ malefiche, un aspetto di inquietudine, non è un personaggio positivo, Elfi perché sono creativi per proporre cose nuove adatti quindi per rappresentare il movimento dei giovani Elfi di Milano.
I punti di riferimento che i giovani dell’Elfo hanno sono collegati all’imprese culturali date dal Piccolo teatro creato da Paolo Grassi il quale voleva tre principi: decentramento, alla politica dei prezzi e apertura ai giovani.
Due categorie di altri teatri
- Sale del teatro di tradizione: rappresentazioni dove venivano mostrati spettacoli molto celebri di celebri autori come Pirandello, Goldoni, da attori di grande rilievo. Alcune sale sono ancora in piedi ai giorni nostri come il teatro nuovo in piazza San Babila o l'Exelsior.
- Teatri adibiti all’ambito di ricerca e sperimentazione, sale teatrale che mettevano in opera spettacoli non tradizionali, di avanguardia molto vicini ai giovani dell’epoca.
Dobbiamo ricordare che la Milano dell’epoca era un centro di sviluppo e rivoluzione sociale pazzesco testimoniato da vari elementi. Un esempio dell’elemento catalizzatore dell’aspetto politico e culturale è Dario Fo. Carmelo Bene: Rileggeva i grandi classici attraverso la sua voce, per sperimentare nuove forme attraverso l’esposizione di lunghi e grandiosi monologhi. Teatri Liberi o anche i centri sociali ospitavano questi spettacoli.
In questi luoghi non si faceva solamente teatro ma si facevano diverse attività culturali come il dibattito, le assemblee, la musica, questa era allegata a questa tipologia di teatro, come testimoniato anche dall’Elfo. I giovani non vedevano soltanto le cose che circolavano in Italia, soprattutto verso due esempi stranieri, questi sono:
- Germania di una Berlino che adesso non esiste più, quella del muro che dava una particolarità alla cultura, anche la musica e l’arte, era un'isola dove si mischiavano moltissime cose un opera famosa era Shaubune mandata in opera nel primo teatro pubblico di Berlino, diretto da Peter Stean ed era un teatro molto vicino a quell’idea di Teatro d’arte per tutti che aveva contribuito alla fondazione del piccolo, un vero e proprio teatro Democratico, teatro come vero servizio pubblico.
- Parigi: In particolare un tipo di teatro che è molto vicino a quell’idea di teatro festa di cui abbiamo accennato a lezione precedente di una signora Arianne Mnouchine. Quale è stato lo spettacolo più importante di questo teatro? 1789, spettacolo che fu inoltre portato a Milano da Paolo Grassi.
02/10/2013 Ospiti: Rino de Pace, fondatore di Milano Oltre. Elisa Guzzo Baccarino metà degli anni Ottanta, 1985. Si scriveva manualmente, non c'erano le mail, erano i primi anni in cui si usava il fax e apparivano le prime videocassette. Proporre progetti artistici che fossero diversi dal panorama consueto della città di Milano era molto difficile, bisognava viaggiare. Due teatri, il teatro dell’Elfo e quello di Porta Romana, si facevano concorrenza sul piano della produzione teatrale per emergere e per acquisire prestigiosità. Volevano offrire alla città di Milano qualcosa di diverso.
I due teatri hanno deciso di dare vita ad un’alleanza per il progetto OLTRE per vedere oltre il normale, oltre il consueto, per arricchire il proprio sapere culturale e per offrire qualcosa alla città di Milano, una città che si stava svegliando. Primo esempio di due entità culturali in antitesi che si mettono insieme per costituire un progetto. Il contributo del comune di Milano riconosciuto a Milano Oltre corrisponde a circa 4 milioni di vecchie lire. C'erano altri enti, la regione Lombardia, la provincia di Milano.
Festival che coincideva con la Milano da bere. Si sentiva per la prima volta parlare della contaminazione, una parola usata dal festival come manifesto perché tra le arti stava succedendo qualcosa che mischiava espressioni artistiche molto diverse (danza, scultura, pittura, ecc.). C'è stata una prima edizione che ha raccolto a Milano alcuni nomi che hanno poi segnato e sono diventati dei maestri della danza contemporanea e della Milano d’avanguardia. Milano Oltre voleva proporre cose nuove, non solo teatro di prova ma anche forme di spettacolo che raccoglievano all’interno delle possibilità di comunicazioni diverse.
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