Estratto del documento

Tre evoluzioni

Cultura: uomo

Rispetto ai nostri antenati scimpanzé e a tutti gli altri animali, l’uomo ha la prerogativa di poter accedere a una nuova forma di evoluzione, cioè all’evoluzione culturale. Infatti, biologicamente l’uomo e lo scimpanzé differiscono soltanto del 2,6/2,8%, mentre per il restante 97,4% sono identici; le uniche differenze riguardano il modo di procurarsi il cibo, di proteggersi dal freddo: si tratta di differenze di tipo culturale. Ma la cultura non è stata fin da sempre una sua prerogativa, in quanto l’uomo si è “costruito” nel corso del tempo, cioè si è reso capace, attraverso una serie di tappe e di condizioni, di accedere alla dimensione culturale. Gli altri animali non hanno sviluppato una cultura in modo analogo a quanto ha fatto l’uomo: le scimmie, ad esempio, non hanno mai acceso un fuoco e, più in generale, nessun animale è in grado di controllarlo, di addomesticarlo.

Evoluzione cosmologica

Intorno al 1930 si passa da un universo statico a un universo in evoluzione e si consolida quella che resterà la concezione evolutiva della realtà: il paradigma scientifico dominante della nostra epoca, cioè la cosiddetta 'Big Bang'. Un’evoluzione che è anzitutto cosmologica e che si fa partire dal Big Bang, cioè dall’esplosione originaria della singolarità iniziale da cui si è creato l’universo; per la prima volta si afferma che il mondo non è eterno e che, nel lontano passato, esso era completamente differente da quello attuale. L’uomo non è esistito nel passato, anzi, se compariamo la storia dell’universo con quella della specie umana il paragone ci compensa di umiliazione: esso ha all’incirca 14.7 miliardi di anni, valore scoperto da Planck attraverso la fotografia della radiazione cosmica di fondo all’epoca iniziale dell’universo. Nella prima metà del Novecento la scienza compie dei cambiamenti di paradigma portentosi e grandiosi che non sconvolgono semplicemente l’immagine del mondo, ma la stessa concezione dell’uomo e perfino di Dio.

Tre umiliazioni

La nascita della stessa scienza significò un’umiliazione per l’uomo, ma Freud parla di ben tre umiliazioni, cioè quella astronomica, quella biologica e quella psicoanalitica. Il copernicanesimo determinò un’umiliazione perché negò che tutti gli astri esercitassero la loro azione in funzione della Terra, affermando che essi non erano alle dipendenze della Terra e tantomeno dell’uomo, mentre secondo la vecchia immagine dell’universo l’uomo si trovava al centro e tutto era fatto in funzione di lui. La seconda umiliazione fu quella biologica: se dapprima l’uomo si sentiva figlio di angeli, di divinità, modellato dagli dei, con Darwin a questa nobile discendenza viene sostituita la rozza derivazione dalle scimmie. La psicanalisi, infine, ha offerto la terza umiliazione: se prima gli uomini credevano di poter dominare le loro passioni con la ragione, di essere padroni in casa propria, ora essi venivano considerati succubi di un inconscio in cui si agitavano pulsioni e desideri innominabili che, se bloccati, potevano creare patologie e riesplodere in qualche modo.

Umiliazione temporale e cibernetica

Intorno al 1770 vennero rinvenute delle conchiglie pietrificate all’interno di strati rocciosi sulle pareti dei monti, a profondità di alcuni chilometri; da allora si cominciò a pensare che la superficie della Terra non fosse stata sempre uguale a quella attuale: forse i monti erano dapprima sommersi dall’acqua marina e via via sono emersi. Ma questi fenomeni potevano durare milioni di anni, pertanto la cronologia biblica, che datava l’età del mondo dai 4000 ai 6000 anni, entrò irrimediabilmente in crisi. Anche questa scoperta suggeriva che gli uomini non dovevano essere poi così essenziali alla terra: si trattò di una umiliazione temporale. Infine, con l’avvento di progetti di intelligenza artificiale si aprì la possibilità di realizzare macchine in grado di pensare forse anche meglio dell’uomo: se fino al ‘900 la prerogativa umana veniva ritenuta l’essere una sostanza capace di pensare, da allora l’uomo subì anche una umiliazione cibernetica.

Evoluzione biologica

Secondo Darwin, tutti gli organismi viventi derivano da un ceppo originario, in quanto non sono stati creati da Dio all’inizio della creazione, ma sono il risultato di un lento e continuo processo di trasformazione. Queste trasformazioni fanno parte di un processo evolutivo dovuto alla riproduzione: ogni organismo vivente deriva da un altro organismo vivente. Perché sia possibile un’evoluzione biologica sono pertanto necessarie mutazioni genetiche: nella riproduzione il genitore non trasmette al figlio una struttura identica a sé, il riprodotto non è una fotocopia esatta del genitore, ma presenta sempre delle piccole imperfezioni, cioè delle piccole variazioni. L’altra condizione perché da un processo di riproduzione possa emergere una grande varietà di strutture viventi è la selezione naturale, cioè l’azione esercitata dall’ambiente su quella piccola differenziazione che distingue il patrimonio genetico del genitore da quello del figlio.

Eugenetica

La principale conseguenza del discorso darwiniano è questa: la vita è qualcosa di plasmabile, di plastico e l’eugenetica classica scaturì da questa idea. Con lo scopo di migliorare la razza umana, la comunità scientifica e in modo particolare Francis Galton, cugino dello stesso Darwin, propose un progetto di eugenetica, che prese successivamente il nome di eugenetica classica. Si agiva attraverso il controllo della riproduzione in modo tale da far sì che il portatore di caratteri disgenici, cioè che non aveva una dotazione ereditaria molto gradevole, non si riproducesse: in tal modo si cercava di evitare la degenerazione della razza. A questo scopo, in paesi come gli Stati Uniti, la Svizzera e la Svezia fu introdotto il certificato di sana e robusta costituzione, in vigore fino al 1963, che veniva considerato necessario per sposarsi; la sua ripetuta violazione poteva portare alla castrazione.

Evoluzione culturale

Per quanto riguarda la specie umana è scattato un terzo tipo di evoluzione, chiamata anche “evoluzione esosomatica”, che non riguarda più l’aspetto somatico (il soma) ma i comportamenti, (le modalità di alimentazione, di reperimento del cibo, di organizzazione, etc.). Mentre nel campo della biologia il cuore dell’evoluzione è il DNA, il gene, qui a riprodursi sono i “memi”, cioè il ceppo di idee, di comportamenti, di modelli; mentre nell’evoluzione biologica è l’organismo a doversi adattare all’ambiente per non morire, in quella culturale c’è il tentativo di adattare l’ambiente all’organismo. In questo caso la trasmissione delle informazioni non è di tipo verticale (uno a uno, genitore:figlio), bensì è una trasmissione orizzontale (uno:molti), in quanto un’idea, uno stile di vita, un comportamento può essere trasmesso a una grande varietà di persone. Come nell’evoluzione genetica, anche in questo caso l’insorgere di sbagliati comportamenti comporta una selezione dei modelli da trasmettere: un modello culturale che comporta malattie e quant’altro di negativo a livello biologico viene vagliato dalla selezione culturale. A differenza di quella biologica, nell’evoluzione culturale una mutazione vantaggiosa pone le condizioni per altre mutazioni vantaggiose; inoltre, essa procede a una velocità di gran lunga superiore rispetto all’evoluzione biologica: mentre quella presenta lunghi momenti di stagnazione, in quanto è l’organismo ad essere sottoposto al vaglio della selezione naturale, questa deve adattare l’ambiente all’uomo e può arrivare al punto di adattarlo talmente bene da non consentirgli più alcuna pressione selettiva sull’uomo.

Biotecnologie

Intorno agli anni 60, per la prima volta nella storia, una rivoluzione ha incrociato le due evoluzioni: con l’avvento delle biotecnologie la tecnica dell’uomo si è inserita nel processo dell’evoluzione biologica, arrivando al punto da poterla controllare, guidare e modificare in alcuni momenti attraverso tecniche del DNA ricombinante. In linea di principio potremmo arrivare a produrre nuove creature: queste conoscenze sono state impiegate, ad esempio, nel tentativo di produrre un uomo-maiale, cioè un maialino avente le caratteristiche genetiche dell’uomo, utile ai cosiddetti ‘xenotrapianti’, cioè per avere a disposizione organi da trapiantare nel caso che i malati ne abbiano bisogno con scarsi problemi di rigetto. Con l’avvento delle biotecnologie è già possibile pensare che, se ci sarà evoluzione della specie umana, questa non sarà più un’evoluzione meramente biologica ma sarà un’evoluzione tecnologica, cioè guidata dalla tecnica; l’evoluzione culturale farà sì che l’evoluzione biologica si trasformi in un’evoluzione tecnologica.

Conquista della tecnica

«In principio era il piede»: con questa espressione Steven Pinker fa coincidere l’inizio dell’evoluzione culturale con la conquista della posizione eretta da parte dell’uomo, che gli ha consentito di liberare gli arti superiori, di trasportare e manipolare oggetti; ma essa, pur essendo una condizione necessaria, non è sufficiente a far entrare l’uomo nella dimensione tecnica. Infatti, la tecnica non è semplice e pura manipolazione: ogni strumento, artefatto è in realtà un mente-fatto, cioè un prodotto della mente. Se nessun’altra specie è riuscita a controllare il fuoco è perché per farlo non sono sufficienti le mani, ma serve anche una buona dotazione mentale, una capacità di previsione e di progettazione. Il mito di Prometeo, alla base delle spiegazioni classiche, ci sembra del tutto inaccettabile: secondo il mito la conquista della tecnica da parte dell’uomo si spiegherebbe a partire da una carenza istintuale di fondo, spiegazione insufficiente per spiegare come l’uomo sia divenuto homo faber.

Immaginazione

Quando viene realizzato un determinato strumento, esso è configurato per compiere una determinata funzione in situazioni in cui non è stato ancora utilizzato: nella mente dev’essere avvenuta un’irruzione della dimensione futura, che può essere soltanto immaginata. Quindi, l’uomo accede alla dimensione culturale non per una carenza, ma forse per un eccesso di dotazione, perché ha un grande cervello; la realizzazione tecnica è l’oggettivazione di un oggetto di pensiero, di un prodotto della propria mente e non di semplice manipolazione. Per oggettivare ciò che ci passa in mente abbiamo bisogno di due strumenti, la tecnica e la comunicazione linguistica, senza i quali ogni mente sarebbe un’isola, una monade impenetrabile rispetto all’altro. Il vantaggio della comunicazione linguistica sta nel poter parlare di cose inesistenti: noi immaginiamo dei mondi completamente diversi da quello che il nostro apparato percettivo ci ha fornito. Possiamo comparare il mondo visto dai nostri sensi con il mondo possibile che abbiamo immaginato, del resto non sorgerebbe mai un dubbio se non immaginassimo mondi alternativi a questo: la cultura nasce proprio dal desiderio di dare una risposta a questi interrogativi, a cui si possono dare tante risposte possibili e perciò tante sono state le diverse culture originatesi.

Differenze culturali

Se guardiamo la storia dal punto di vista dell’evoluzione culturale notiamo che tutte le civiltà hanno compiuto gli stessi passi fondamentali: da una situazione tribale sono tutte arrivate a civiltà più complesse, all’agricoltura e all’allevamento, alla metallurgia, tutte hanno stabilito sistemi giuridici e religiosi. Secondo alcuni, tutte le società hanno raggiunto gli stessi risultati in situazioni completamente autonome perché gli uomini sono accomunati dagli stessi bisogni, da una stessa natura; non ci sarebbero tante evoluzioni culturali ma un’unica evoluzione culturale in cui le innovazioni sono state fatte ora nell’una, ora nell’altra civiltà. Secondo altri, l’evoluzione procede per innovazioni singole, casuali e se risultano vantaggiose vengono poi diffuse e accettate in tutte le altre civiltà. Comunque sia andata, l’evoluzione culturale è proceduta attraverso alcune tappe fondamentali, come il passaggio all’agricoltura e all’allevamento.

Rivoluzione agricola

Da animali a dei

Il libro scritto da Harari è una descrizione dell’evoluzione esosomatica: si descrive il percorso, lo sviluppo della nostra civiltà, che porta l’uomo ad essere una divinità, il cui attributo fondamentale è l’immortalità.

Rivoluzione agricola

La cosiddetta “transizione neolitica” è una tappa fondamentale nell’evoluzione culturale dell’uomo in quanto risolveva il problema primario della conservazione del cibo: da quel momento in poi non si era costretti a mangiare quando c’era disponibilità di cibo, ma soltanto quando veniva fame. Da una soddisfazione dei bisogni attraverso la caccia e la raccolta, tra i 10 e i 12000 anni fa si passò sistematicamente a soddisfare i propri bisogni attraverso l’agricoltura e l’allevamento: per quasi un milione di anni, la durata del Paleolitico, l’uomo fu un cacciatore-raccoglitore; rispetto ad un periodo così lungo, possiamo ritenere questa rivoluzione abbastanza recente. Non si sa esattamente come siano avvenute le cose, ma è comunque necessario considerare il cambiamento di paradigma avvenuto a livello concettuale.

Cambio di paradigma

Nell’epoca della caccia e della raccolta l’immagine del mondo che prevaleva era quella di tipo animistico: la terra era immaginata come un grande organismo dotato di desideri, aspirazioni, volontà, in grado di dialogare con gli altri organismi; perciò, non si riteneva opportuno zappare o arare, perché ciò significava ferirla. Per piantare dei semi si deve aver previsto, con una buona dose di affidabilità, il processo innescato dai semi gettati sotto terra; questo presuppone che il corso della natura non proceda in maniera arbitraria ma che si ripeti con una regolarità tale da far sì che i nostri progetti siano di successo. La natura viene quindi immaginata come un insieme di processi regolato, la terra come un elemento passivo e l’agricoltore come l’elemento attivo: con l’avvento dell’agricoltura vengono introdotte così delle nuove dicotomie, assenti nel mondo animistico.

Religione

Il problema principale dell’agricoltore era quello di avere qualcuno che avrebbe garantito il corso uniforme della natura, in modo tale che gettando il seme si fosse sicuri di avere il frutto; l’introduzione degli dèi, di una mitologia, si spiegherebbe dunque all’interno del passaggio dal caotico all’ordinato, cioè a partire dall’esigenza di dare ordine all’informe. Infatti, le prime teogonie erano anche cosmogonie: la narrazione delle vicende degli dèi era la narrazione di una struttura ordinata, di un ordinamento dei processi naturali. Il corso degli eventi dipendeva dalle divinità e a queste si facevano atti di ringraziamento affinché mantenessero il regolare ritmo ciclico delle stagioni. Non a caso, quasi tutte le religioni erano eliolatriche, a dimostrazione della stretta connessione all’agricoltura, che dipende essenzialmente dal sole.

L’elemento unificatore dell’umanità, insieme al denaro, agli dei e agli imperi sono religioni. Se dovessimo individuare le grandi religioni del nostro tempo, per Harari, possiamo classificare tre tipi di religioni: un umanesimo liberale, un umanesimo socialista e un umanesimo evoluzionista; tutte e tre affermano che l’umanità possiede una natura e una dignità tale che gode di uno statuto privilegiato rispetto a tutti gli altri animali; nell’umanesimo liberale la qualità umana è individualistica: ogni individuo gode di questo statuto privilegiato, intrinseco ad ognuno, per cui il comandamento che discende da questa concezione è proteggere il nucleo centrale e la libertà di ciascun singolo, cioè la protezione della libertà individuale; il secondo afferma che lo statuto privilegiato della qualità umana, anziché risiedere nell’individuo, sta nella collettività e il supremo comandamento è proteggere l’uguaglianza della specie umana; infine l’umanesimo evoluzionista, che caratterizza il nostro attuale orizzonte culturale, afferma che la qualità umana è qualcosa di mutevole, gli umani possono degenerare in subumani o evolversi verso i superuomini. Se il Progetto Gilgamesh si realizzasse sparirebbero gli altri miti: ormai, la sua realizzabilità si presenta come il nuovo comandamento, la nuova religione dell’umanità.

Miti

Le forze che consentirono i grandi processi di urbanizzazione, la costruzione di complesse strutture sociali, che sfociavano in imperi, sistemi giuridici e in tutte quelle realtà che necessitavano della cooperazione di migliaia e migliaia di persone, furono i miti. Tuttavia il mito, almeno in certe forme, può essere eroso: almeno nella visione della natura la mitologia può essere addirittura abbandonata. Dal punto di vista ontologico, infatti, la consistenza del mito è quella di essere pura immaginazione, non ha un fondamento ontologico; tuttavia, il collante delle società, degli imperi è una comunanza di credenze basilari che induce a comportamenti uniformi e compatibili, a forme di collaborazione non imposte con la forza, ma dovute alla forza delle credenze mitologiche. Quello che emerge, uno dei dati più eclatanti secondo Harari, è che le nostre società sono costrutti immaginari, la conseguenza di finzioni. Tanto il Codice di Hammurabi quanto la Dichiarazione d’indipendenza americana pretendono di essere fondati sulla volontà degli dei.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 25
Storia della scienza e della tecnica, Intero Corso - Lino Conti Pag. 1 Storia della scienza e della tecnica, Intero Corso - Lino Conti Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della scienza e della tecnica, Intero Corso - Lino Conti Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della scienza e della tecnica, Intero Corso - Lino Conti Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della scienza e della tecnica, Intero Corso - Lino Conti Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 25.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della scienza e della tecnica, Intero Corso - Lino Conti Pag. 21
1 su 25
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/05 Storia della scienza e delle tecniche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pexolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero scientifico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Conti Lino.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community