Università degli Studi di Bologna
Scuola di Economia, Management e Statistica
Corso di laurea in Economia e finanza - 0893
Insegnamento: 01424 - STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO
Docente: Prof. Stefano Zamagni
Tesina per l’integrazione di n. 2 CFU
Studente: Maglione Domenico - Matr. 0000705004
La teoria economica contemporanea:
La sintesi neoclassica
Università degli Studi di Bologna
Scuola di Economia, Management e Statistica
Corso di laurea in Economia e finanza - 0893
Insegnamento: 01424 - STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO
Docente: Prof. Stefano Zamagni
Tesina per l’integrazione di n. 2 CFUStudente: Maglione Domenico - Matr. 0000705004
La teoria economica contemporanea:
La sintesi neoclassica
Storia del Pensiero Economico:
La teoria economica contemporanea: la sintesi neoclassica
Indice
- Introduzione ....................................................................................pg. 3
- Nascita della ‘Sintesi’..................................................................pg. 4
- Salari e prezzi.................................................................................pg. 6
- La funzione del consumo.........................................................pg.16
- La domanda di moneta e l’inflazione.................................. pg.18
- La crescita........................................................................................pg.23
- Considerazioni conclusive..................................................... pg.26
- Riferimenti.......................................................................................pg.27
Storia del Pensiero Economico:
La teoria economica contemporanea: la sintesi neoclassica
Introduzione
L’opera di John Maynard Keynes (1883-1946) ha esercitato un influsso profondo sul pensiero economico del Novecento, suscitando dibattiti e polemiche. Moderato, sostenitore della libertà di impresa e dell’economia di mercato era convinto che il sistema del suo tempo fosse sul punto di crollare, a causa dell’instabilità e della sfiducia indotte dalla grande depressione del 1929 e dall’avanzata dei regimi totalitari (stalinismo e nazismo). Keynes pensava anche che la stessa spinta propulsiva del capitalismo si fosse esaurita, e che ciò avrebbe provocato nel lungo periodo una tendenza al ristagno. L’unica via praticabile era dunque quella di una profonda revisione del capitalismo, che ne correggesse i difetti pur non alterandone la struttura fondamentale. Secondo Keynes i limiti più grandi erano dati dall’apparente incapacità del sistema di assicurare la piena occupazione e dal persistere di forti diseguaglianze nella distribuzione del reddito. L’uso dello strumento fiscale aveva in parte consentito di rimuovere disparità troppo accentuate, tuttavia le misure redistributive adottate erano state eccessivamente prudenti. Il suo modello poteva dimostrare che tali prescrizioni di politica economica erano errate, in quanto una maggiore propensione al risparmio (in una situazione di sottoccupazione delle risorse) costituiva un ostacolo, non un incentivo allo sviluppo. Negli anni ’30 il problema era costituito dal persistere di alti livelli di disoccupazione; il rimedio fornito da Keynes era di ridurre drasticamente e in modo permanente il tasso di interesse, e – qualora ciò si fosse rivelato insufficiente – ricorrere a forme di socializzazione degli investimenti e di cooperazione tra il settore pubblico e quello privato. Pur con queste ritocchi tuttavia, l’economia di mercato continuava comunque ad essere il sistema di gran lunga preferibile, in quanto implicava un’allocazione efficiente delle risorse disponibili e di distribuzione del reddito. Il mercato e l’iniziativa individuale
Storia del Pensiero Economico:
La teoria economica contemporanea: la sintesi neoclassica
costituivano inoltre la migliore salvaguardia della libertà personale. Alcune delle sue tesi furono talmente in conflitto con le teorie neoclassiche che fu coniato il termine di “Eresia Keynesiana”. Da una parte quelli che credono che nel lungo periodo il sistema economico esistente sia in grado di raggiungere l’equilibrio autonomamente, dall’altra coloro che rigettano l’idea che il sistema economico corrente sia in grado di aggiustarsi automaticamente in modo significativo. E’ questa, quella degli eretici, la parte dalla quale si schiera Keynes. Eretico non marxista, Keynes è sgradito sia agli ortodossi che ai marxisti. I primi gli rimproverano di mettere in discussione “le leggi dell’economia”, i secondi perché il suo modello non è orientato all’emancipazione politica e sociale degli operai e dei salariati in genere.
Nascita della Sintesi
‘The general theory of employment, interest and money’, di Keynes (1936) ha avuto un impatto rivoluzionario nel contesto della teoria neoclassica dominante all’epoca. Nonostante la portata ri
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