Evoluzione del pensiero economico
Il corso riguarda l'evoluzione del pensiero economico nel corso del tempo a partire dal 1700 circa. Gli altri corsi affrontano specifiche aree del pensiero economico senza dare una prospettiva storica, ma solo affrontando la teoria mainstream più diffusa tra gli economisti; l'obiettivo del corso è esaminare anche le altre.
Cambiamenti storici nel capitalismo
Il capitalismo di libera concorrenza in vigore in precedenza, negli anni '30 affronta il grande crollo. Ma non era la prima crisi del capitalismo, la prima era una negli anni '70 dell'Ottocento. Grande cambiamento: teorie di Keynes. Joan Robinson scrive che la crisi degli anni '30 è la prima crisi della teoria economica. Anni '60-'70: c'è la seconda crisi della teoria economica dovuta alla stagflazione. Grande cambiamento: crisi del keynesismo e ritorno alle teorie neoclassiche (teorie monetariste, nuova teoria neoclassica e reazione dei keynesisti). Crisi del 2008 (o grande crisi finanziaria, o grande recessione): terza crisi della teoria economica. Dovrebbe rinascere una nuova teoria economica diversa dalle economie mainstream che non hanno funzionato.
Pensiero economico e dibattito teorico
Le idee del passato non sono archeologia, ma il pensiero economico è sempre stato un dibattito tra:
- Individualismo neoclassico: il comportamento individuale viene ricostruito sull'assunzione che esso sia totalmente libero e indipendente (la macroeconomia deve essere micro-fondata).
- Teoria macrosociale: il comportamento dell'individuo viene individuato in quanto coerente con il suo comportamento sociale generale (micro è dedotta da macro), come per Smith, Ricardo e Marx.
L'evoluzione del pensiero economico ha fatto sì che si seguisse l'impostazione neoclassica.
Importanza dello studio storico
Perché si deve cominciare con un corso di tipo storico in corso di economia? Tesi continuista (neoclassici e mainstream). Esiste una continuità nell'evoluzione del pensiero economico. Questa continuità fa sì che si escludano le proposizioni false e si accumulino le proposizioni vere. Questo processo è studiato dalla storia del pensiero economico. Questo corso è ridondante perché l'importante sono le preposizioni vere rimanenti che si studiano in altri corsi.
Tesi e approcci economici
Tesi discontinuista o competitiva fa riferimento alle idee di Thomas Kuhn (storico della scienza) che ha osservato che per lunghi periodi di tempo vivono in una fase "normale" in cui fanno riferimento a un determinato "paradigma" accettato da tutti. All'interno di questa scienza normale però si accumulano delle anomalie teoriche e essa si distanzia dai fatti fino a che è troppo. A questo punto la scienza può entrare in una fase rivoluzionaria in cui la scienza normale è contestata da un nuovo paradigma. Non basta la crisi del vecchio paradigma, servono anche nuove idee condivise da alcuni. Es. Tempo normale in cui il paradigma era la teoria di Ricardo, messa in crisi dal socialismo ricardiano, da coloro che sviluppano e radicalizzano le teorie ricardiane.
Terzo approccio (storico): Quando si studiano autori del passato vanno studiati nel loro contesto, mettendoli in relazione al dibattito culturale del tempo. Se no si rischia di fraintendere ciò che intendevano. Es. La teoria di Smith viene molto letta attraverso il filtro critico di Ricardo e di Marx, ma di base lui era un filosofo morale e quando lui scriveva di economia, stava in realtà scrivendo di filosofia morale.
Quarto approccio (nostro): Ha un punto di contatto con gli altri metodi, in particolare con il primo, cioè interrogare le teorie del passato con le domande del presente in quanto al momento si sono rivelate crisi teoriche in tutte le scuole del passato.
Domande
- Perché studia la storia del pensiero economico?
- Qual è il dibattito principale?
- Quali sono gli approcci allo studio della materia?
Una teoria economica si dice tale in senso proprio se è autonoma in se stessa. Perché questa nasce solo in epoca borghese (=epoca dominata dal capitale)? I primi temi economici sono stati trattati già prima del 1700, da teorici greci e da filosofi, politici e teorici cattolici. Prima del 1700 i discorsi economici stavano dentro altre discipline (teologia, politica, filosofia, morale). Le teorie economiche nascono con il capitale.
Il capitale secondo le varie scuole di pensiero
- Per il mainstream: strumento della produzione;
- Per altri autori (Schumpeter, Keynes): la moneta, come potere d'acquisto;
- Per Marx: separazione tra condizione soggettiva e condizione oggettiva della produzione.
Condizione soggettiva: i lavoratori, soggetti umani portatori di una capacità lavorativa (forza lavoro) che quando viene usata diventa lavoro vivo. Condizione oggettiva: terra e mezzi di produzione.
Configurazioni di lavoro nella storia
Guardando alla storia si possono individuare tre configurazioni di lavoro:
- Schiavistico: prevalente nel mondo greco-romano.
- Servile: prevalente nel mondo feudale. Forme signorili del lavoro rappresentano la subordinazione personale di certe persone (schiavi o servi) ad altri (padroni o signori).
Gli schiavi sono visti come cose, ma in ogni caso per vivere era necessario che anche a loro fossero dati dei mezzi di sussistenza. I servi sono considerati esseri umani (e anche per un motivo religioso sono considerati eguali davanti a Dio, ma non sulla terra) quindi il servo lavora per il signore (o sul terreno del signore o del proprio). In queste configurazioni esiste già un sovrappiù = tutto quello che rimane di ciò che è stato prodotto al netto sia dei mezzi di produzione oggettivi, sia mezzi di sussistenza per i lavoratori. In ogni caso il sovrappiù va ai signori che consumano praticamente interamente il sovrappiù. Come si giustifica questo consumo? Perché la classe dominante può NON lavorare (che aveva accezione negativa)? Il consumo non ha un fine in se stesso, è una semplice condizione materiale per l'esplicazione di attività considerate degne di un essere umano (cultura, guerra, NON il lavoro). La produzione ha un rapporto di subordinazione rispetto al consumo. Il consumo stesso ha una posizione subordinata rispetto a ciò che veramente conta al di là del consumo materiale. Tutta la vicenda economica (produzione e consumo) è subordinato ad altro. Anche il discorso economico deve essere subordinato ad altro (etica, religione, politica ecc) e la teoria economica non può nascere in senso proprio.
Configurazione di lavoro salariato
Salariato: non c'è più una dipendenza personale. I capitalisti e i salariati sono eguali anche su questa terra davanti al diritto e sono liberi. Nella pratica si crea una separazione tra condizione soggettiva e oggettiva del lavoro (che prima non c'era) che ha delle conseguenze. Questa separazione si verifica storicamente con le enclosures e con la fine della possibilità di certe persone di poter utilizzare le terre comuni. Nasce una parte della società nullatenente, mentre un'altra parte della società che possedeva sia la terra, sia dei mezzi di produzione (separazione tra condizione soggettiva e oggettiva). I capitalisti hanno bisogno della condizione soggettiva e la ottengono attraverso dei contratti con i proletari che mettono a disposizione la propria forza lavoro per un tempo limitato (se fosse illimitato si tornerebbe a una società schiavistica).
Si crea un ciclo: il capitalista ottiene questa forza lavoro anticipando moneta (salario monetario, capitale monetario) al lavoratore. Il capitalista che ha anche la condizione soggettiva, può ora utilizzare terra e mezzi di produzione. Dal processo di produzione esce un prodotto, quindi la ricchezza si accresce. Ma questo prodotto è del capitalista, che lo venderà sul mercato dei prodotti contro altro denaro. Questo caso si dice circolazione capitalistica: il ciclo parte e torna al mercato monetario (denaro-merce-denaro). Esiste poi una circolazione semplice (merce-denaro-merce) teorizzata da Marx che consiste nel produrre merce, venderla e ricavare denaro, ma al solo fine di ottenere altre merci diverse. Ma nella circolazione capitalistica, non essendoci una differenza qualitativa tra ciò che si mette e ciò che si ottiene, si deve avere una differenza quantitativa (denaro, merce, + denaro). Si ha un surplus con una forma monetaria: c'è un plusvalore che diventa plusdenaro (come individuato dai classici e spiegato da Marx). Il capitalista consuma una parte di questo plusdenaro, ma una parte decide di reinvestirla per produrre ancora di più. Il capitalista finalizza il processo produttivo all'accrescimento della ricchezza, quindi il capitale aumenta nel tempo (si accumula). Il consumo del capitalista è un consumo produttivo, perché rientra nel ciclo della produzione, mentre il consumo delle vecchie classi dominanti era improduttivo, perché ne usciva definitivamente. Il consumo diventa un momento interno della produzione attraverso l'investimento del sovrappiù nella produzione stessa, quindi il processo economico ha la propria giustificazione in se stesso, e non dipende quindi da altro. Non dipendendo più da altro inizia a diventare oggetto di studio in se stesso, ma solo nel 1700. Si parla di era mercantilistica per indicare un periodo di due secoli (1500-1600) che precede il capitalismo che inizia nel 1700. Questo periodo inizia con la scoperta dell’America del 1492 e con essa l’enorme crescita del commercio internazionale tra Europa, Africa e America.
Era mercantilista
I protagonisti di questo commercio sono le emergenti grandi potenze europee: Portogallo, D, Inghilterra, Francia e Olanda. Emerge una nuova figura politica detta “stato nazione” organizzato in monarchia assoluta, che sostituisce il regime feudale. Cambia dunque la classe dominante che prima era composta dai signori feudali e ora dalla borghesia mercantile. Essa finanzia gli stati nazione e chiede politiche che favoriscano il loro commercio. Alcuni di questi commercianti cercheranno anche di iniziare dei processi di produzione che si possono definire proto-capitalisti. = non sono una corrente teorica riconosciuta già allora, ma sono una molteplicità di autori che avevano idee anche significativamente diverse tra loro. Il termine mercantilismo è stato attribuito a questi autori da studiosi molto successivi.
I mercantilisti, però, erano unificati dal fatto che consideravano la ricchezza come un concetto statico, uno stock limitato e non accrescibile, perché identificato con i metalli preziosi. L'idea era aumentare la ricchezza a livello nazionale conquistando anche militarmente la ricchezza di altri stati. Il proprio benessere è conquistato a danno dei vicini (“beggar thy neighbour”), non è possibile ottenere un profitto dalla produzione: chi lo ottiene lo ottiene solo sul mercato vendendo più caro e acquistando a costo più basso (teoria del profitto upon alienation). Tutti i mercantilisti dunque pensavano che ci dovesse essere attenzione sulla bilancia dei pagamenti e che le esportazioni dovessero essere maggiori delle importazioni. Essendo un sistema che deve essere bilanciato il cui saldo deve essere 0, se si ha un avanzo da una parte lo si deve compensare con un disavanzo di un'altra componente.
Per questo motivo nel 1500 i mercantilisti propongono politiche che favoriscono l'afflusso di capitale attraverso i tassi di interesse alti (fase del bullionismo). Nel 1600 l'accento si sposta dalla bilancia finanziaria a quella commerciale effettiva delle esportazioni/importazioni: politiche che mettono dazi e a livello di esportazione tenere bassi i salari (anche per aumentare la forza lavoro spingendo a lavorare anche donne e bambini). A fine 1600/inizio 1700 al fine di sostenere il flusso di esportazioni che diventa più elevato conviene aumentare l’offerta di manufatti.
Produzione artigianale e capitalistica
La produzione di beni era storicamente stata di tipo artigianale. Fase del lavoro a domicilio: comincia ad esserci una situazione in cui l’artigiano produce attraverso materie prime fornitegli dal mercante e poi dà il prodotto al mercante che lo vende. Fase in cui questo processo si approfondisce perché il mercante fornisce anche i mezzi di produzione. Fase in cui il luogo di produzione diventa l’opificio e il mercante inizia ad acquistare e a organizzare il lavoro dei dipendenti (che diventano lavoratori salariati). Il mercante manifatturiero è diventato quindi un capitalista.
Grande inflazione e mercantilisti
All’inizio del 500 in Europa emerge un processo inflazionistico chiamato “La grande inflazione”. In realtà alcuni studi hanno rivelato che fosse un’inflazione al tasso del 2%, ma era così sconvolgente per il tempo perché nella storia precedente (e anche in realtà dopo, fino a prima della prima guerra mondiale) l’andamento dei prezzi era in riduzione grazie all’aumento della produttività. Jean Bodin (teorico e filosofo politico) sviluppa una spiegazione a questa inflazione nel 1568, che è forse il primo esempio di teoria quantitativa della moneta. Sostiene che dopo le grandi conquiste e grandi quantità di oro e metalli preziosi sono affluiti in Spagna e Portogallo. Ciò determina un aumento della moneta circolante, che fa aumentare la domanda per consumi a cui, però, non corrisponde un aumento dell’offerta di beni. È ciò determina un’inflazione in Spagna. Visto che i prezzi in Spagna sono più alti di quelli all’estero, i beni spagnoli diventano meno convenienti dei beni esteri. La Spagna ha un disavanzo nella bilancia dei pagamenti che deve quindi saldare in oro. L’oro quindi si sposta verso paesi che hanno un avanzo commerciale verso la Spagna (Francia, Inghilterra ecc.) e questo fa diffondere il processo inflazionistico a questi paesi.
Domande sui concetti economici
- Quando una teoria economica si dice tale?
- Cosa è il capitale per le varie scuole di pensiero?
- Quali sono le prime due configurazioni di lavoro e perché con queste non nasce la scienza economica?
- Perché la scienza economica nasce con la configurazione di lavoro salariato?
- Quando è e chi sono i protagonisti dell’era mercantilista?
- Chi erano i “mercantilisti”?
- Qual è la considerazione comune tra loro?
- Come e perché cambia la produzione?
- Cosa è la Grande Inflazione?
- Come e da chi è spiegata?
Fisiocratici e ordine naturale
I fisiocratici a differenza dei mercantilisti sono riconosciuti come un'unica scuola già a quel tempo e non successivamente. Si facevano chiamare “les économistes”. La produttività nel nord capitalista era più elevata che nelle campagne meridionali. I fisiocratici definiscono la manifattura e il commercio come sterili mentre l’agricoltura capitalistica come produttiva. La società è retta da un ordine naturale di leggi necessarie che reggono la produzione e la circolazione delle merci. Naturale nel senso che l’ordine si imporrà automaticamente a tutti se gli uomini non lo ostacolano. In più essendo naturale si intende con ottimo (pensiero ripreso dai neoclassici).
Questo si nota anche dagli scritti dei fisiocratici che ipotizzano che l’ordine naturale si sia già esteso all’economia capitalistica e che quindi l’agricoltura proceda già in modo ottimale.
Concetto base dei fisiocratici
Qual è il concetto base dei fisiocratici? Il “produit net” o prodotto netto o sovrappiù = quanto della produzione sociale eccede la reintegrazione di quanto è stato impiegato nel processo produttivo. L’impostazione dei fisiocratici è opposta a quella dei mercantilisti: la ricchezza non è uno stock ma un flusso che circola nel sistema.
Domande dei fisiocratici
L’agricoltura è l’origine perché è l’unica che crea il prodotto netto. Infatti i fisiocratici intendono il prodotto netto non in termini di valore ma in termini materiali. Infatti essi mettono a confronto non il valore prodotto e impiegato, ma le COSE prodotte e impiegate. Ma perché si possa individuare il sovrappiù soltanto se le cose prodotte e impiegate sono le stesse. Questa è l’interpretazione di Karl Marx, ma non tutta la letteratura la esprimono così. Secondo Marx, visto che i fisiocratici non avevano una teoria del valore, non si può pensarla se non così. Anche il nome fisiocratici richiama questa tesi di base dei fisiocratici. Sono i proprietari fondiari ad ottenere il sovrappiù nella forma della rendita dati i loro investimenti nell’agricoltura. Questa rendita fondiaria viene prevalentemente consumata (anche se i fisiocratici ammettono la possibilità di investimenti in capitale sia circolante, sia rigido). La rilevazione è nella sola agricoltura ed è una misurazione quantitativa. Ciò che lo rivela di più l’approccio dei fisiocratici è il tableau économique presentato dal massimo esponente Francois Quesnay. Ha un approccio a classi in termini macro-sociali. Ci sono 3 classi: si studiano i processi di produzione e:
- Proprietari fondiari: percettori di rendita e consumo non come una serie di atti individuali di scambi, sostituiti ai grandi atti di scambio tra le classi sociali.
- Lavoratori agricoli salariati o affittuari.
- Lavoratori manifatturieri improduttivi e salariati.
L’idea che il tableau économique abbia fatto epoca nella storia della scienza economica è ripresa dall’autore citando Marx. Marx sostiene infatti che i pensatori successivi abbiano fatto enormi passi avanti dal punto di vista economico, ma abbiano perso completamente la capacità di rappresentare il sistema di riproduzione in uno schema come il tableau économique.
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