Mercantilismo
Le prime teorie mercantilistiche apparvero tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Il mercantilismo è una politica di governo che si fonda sul commercio internazionale nel quale la bilancia commerciale doveva essere ottima (esportazioni > importazioni). Il pensiero si sviluppò grazie ai mercanti i quali erano anche teorici. La ricchezza nazionale dipendeva dalle riserve di metallo e dalla produzione. Venivano acquistate merci orientali (spezie) per poi rivenderle a prezzi inferiori in Europa.
I bullionisti erano coloro che sostenevano che il commercio con l’estero fosse fonte di arricchimento del paese dovuto all’afflusso di metallo. La ricchezza nazionale veniva misurata anche dalle quantità di riserve di valuta internazionale a disposizione dello stato. Il passaggio da bullionismo a mercantilismo avvenne nel 1600 ad opera del mercante Thomas Mun. Egli distinse la ricchezza naturale (composta dai beni primari, prevalentemente di sussistenza) dalla ricchezza artificiale (che consiste nelle nostre produzioni e nel commercio industriale nei confronti delle merci straniere).
Il mercantilismo in senso stretto si afferma nel XVII secolo. Il paese per incoraggiare le esportazioni e disincentivare le importazioni pratica tasse, dazi e tariffe. Importante fu era importare materie prime ed esportare prodotti finiti. Jean Bodin fu un mercantilista che criticava l’opinione che l’aumento dei prezzi dipendeva dalla tosatura delle monete (ovvero dalla erosione ad opera di mercanti disonesti o dello stesso sovrano). Per lui l’aumento dei prezzi dipendeva dall’aumento dell’offerta di oro e argento, dalla prevalenza di monopoli che impediscono ai prezzi di scendere, dall’eccesso di spesa pubblica, dai saccheggi che riducono l’offerta di merci. Secondo J. Locke l’attività economica dipende dalla quantità di moneta e dalla sua velocità di circolazione.
I mercantilisti vogliono che il governo metta un limite superiore legale al tasso d’interesse dal momento che i mercanti-imprenditori hanno bisogno di prendere denaro in prestito per investire. Il profitto di alienazione è il guadagno del commerciante intelligente quando compra beni a basso prezzo e li vende ad un prezzo più alto. Secondo D. Hume è impossibile per un’economia avere una bilancia commerciale sempre attiva. Mun e Hume contribuiscono a fondare la teoria quantitativa della moneta dove MV=PT (M=moneta, V=volte in cui cambia mano, P=prezzo medio dei beni, T=volume totale degli scambi). Secondo Thomas Gresham la moneta cattiva (che ha determinato l’inflazione) espelle quella buona.
Critiche al mercantilismo
Charles Davenant (1656-1714) fu un inglese esperto in materia finanziaria. Scrisse An essay on the East-India Trade nel quale sostiene il libero commercio estero, è favorevole alla bilancia commerciale positiva, privilegia l’afflusso di valuta internazionale, propende per minori tassi d’interesse (in Inghilterra scenderà dal 10 al 4%). Sir Dudley North (1641-1691) è favorevole al libero scambio e pensa che il tasso d’interesse non possa essere fissato per legge. Esso dipende da chi chiede denaro in prestito e da chi offre denaro in prestito ed è influenzato dal commercio.
John Locke (1632-1704) sostiene che il tasso d’interesse non può essere fissato per legge (infatti critica l’abbassamento dal 6 al 4%) perché dipende dalla quantità di denaro in circolazione e dal livello di attività economica del paese. Egli menziona la parola scarsità come la causa principale del prezzo. Egli inoltre distingue il valore d’uso (valore che il bene assume quando viene utilizzato, non regola il prezzo) dal valore di scambio (valore che il bene assume quando viene scambiato) (Es. aria acqua). Nonostante le critiche di questi autori il mercantilismo continuò a dominare ma, la definizione di ricchezza non fu più legata ai metalli preziosi ma alla produzione ed alla possibilità di aumentare la capacità produttiva.
William Petty (1623-1687) scrive l’aritmetica politica e introduce il concetto di prodotto netto o sovrappiù (dato dalla differenza tra quello che si ottiene e la quantità utilizzata per produrre) e di divisione del lavoro. Egli non rigettò mai le linee politiche dei mercantilisti anche se la sua teoria era piuttosto diversa. Petty distingue prezzo naturale (che indica il valore corrispondente al lavoro impiegato nella produzione), prezzo politico (che consiste nei mezzi specifici richiesti nell’effettivo processo di produzione di una merce) e prezzo corrente (che è espressione del prezzo politico in termini della merce usata come unità di misura). Il sovrappiù spetta al proprietario terriero come rendita. Egli sosteneva che un surplus in agricoltura era una condizione necessaria per la nascita di altre attività.
Boisguilbert (1646-1714) fu un precursore del liberismo economico di Quesnay e Smith. Egli intende la ricchezza vera come una gioia completa, come lo stato di benessere e descrive la società secondo lo schema della divisione sociale del lavoro. Egli riafferma che in una società organizzata sul principio di divisione del lavoro il ruolo dell’agricoltura è importante dal momento che i beni di lusso possono essere prodotti e venduti se vi è un sovrappiù di beni salario. Secondo l’autore gli scambi devono avvenire secondo prezzi corretti, ossia in proporzione l’uno rispetto all’altro. Parla anche di prezzi in proporzione alle spese sostenute durante la produzione delle merci dal momento che il costo di produzione fissa il livello minimo per il prezzo di mercato.
Egli non condivide il punto di vista dei mercantilisti secondo cui in uno scambio ci sono sempre i perdenti e i vincitori, quindi la circolazione delle merci non deve essere sotto il controllo di pochi mercanti potenti. Dal momento che i frutti dell’agricoltura permettono l’esistenza di tutte le altre attività nella sua discussione sul sistema fiscale egli osserva che le spese agricole devono essere esentate dalla tassazione. Gli elementi a base della crisi sono:
- Tassazione dell’agricoltura
- Eccessivo guadagno di uno dei due scambisti, poiché uno dei due potrebbe impoverirsi e lasciare la propria attività
- Eccessiva spesa di beni di lusso.
Richard Cantillon (1696-1734) è un precursore dell’economia politica classica. Egli definì la ricchezza come un insieme di nutrimenti, comodità e agi della vita, ovvero beni e servizi necessari per sopravvivere e per rendere la vita piacevole. Le fonti originarie della ricchezza sono per lui terra e lavoro. La ricchezza viene distribuita in salario (destinato ai lavoratori) e rendita (destinata ai proprietari terrieri o ai signori dello Stato). Il lavoro dell’autore è legato a quello di Petty, anch’egli non rifiuta completamente le politiche mercantiliste e sostiene che le persone impiegate nella produzione delle sussistenze mantengano l’intera popolazione rendendo possibile la produzione di altri beni.
Egli sottolinea il ruolo dell’imprenditore e dei profitti. Scrive Leggi sulla natura del commercio in generale. Egli distingue il prezzo di mercato dal valore di un prodotto (teoria del valore-terra). Il valore intrinseco di una merce dipende dai costi materiali sostenuti nella sua produzione, ossia la quantità di terra e lavoro entrati nella sua produzione. Il prezzo di mercato dipende dalla quantità di un prodotto o di una merce offerti in vendita, in proporzione alla domanda o al numero degli acquirenti. Quindi domanda effettiva e offerta determinano il prezzo di mercato di un prodotto.
Cantillon descrive il coltivatore come un vero e proprio imprenditore moderno che organizza la produzione e se ne assume i rischi. Egli dice che il valore della produzione agricola inizialmente spetta al coltivatore per poi essere diviso in tre rendite: la prima pagata in contanti al proprietario della terra, la seconda copre le spese di mezzi di produzione, materie prime e salari, la terza spetta al coltivatore. Il prodotto sociale si divide in profitto, salario, rendita (teoria della distribuzione). Il coltivatore deve avere un profitto per i rischi sostenuti e per l’incertezza dell’attività imprenditoriale. I rischi possono anche derivare dalla difficoltà di vendere i prodotti e talvolta Cantillon associa l’attività dei coltivatori a quella dei commercianti. I salari sono costituiti da prodotti agricoli e sono gli unici mezzi di produzione originari oltre alle materie prime. Infine per l’autore il commercio estero rimane un modo essenziale per aumentare la ricchezza nazionale e il metallo prezioso è la misura della ricchezza di una nazione.
David Hume (1711-1776) ha una cultura umanistica. Egli esprime la teoria dei quattro stadi ovvero caccia, pastorizia, agricoltura, commercio. Nello stadio della caccia le persone si mantengono sfruttando la natura e le sue risorse; non vi è divisione del lavoro e proprietà privata; ciascuno è allo stesso tempo guerriero e cacciatore; il metodo di scambio è il baratto; la popolazione non aumenta ed il capitale è costituito dagli strumenti di produzione che ciascuno sa foggiare secondo le proprie abilità; l’organizzazione sociale si fonda sul consumo delle tribù; il capo è responsabile delle leggi e della tradizione orale. (Es. Indiani d’America).
Nello stadio della pastorizia l’attività economica prevalente è la riproduzione animale; la ricchezza delle tribù dipende dalla dimensione delle mandrie; la divisione del lavoro è limitata; la società è nomade e le mandrie sono la proprietà comune. (Es. tribù Asia Centrale). Nello stadio dell’agricoltura la coltivazione della terra è la fonte principale di mezzi di sussistenza e della ricchezza e quindi la società non è più nomade; le tecniche di produzione sono più raffinate e può esserci un sovrappiù; si sviluppano fiere e mercati nelle città; la divisione sociale del lavoro è articolata in artigiani e commercianti; il sovrano è al centro della società e del potere; esiste la proprietà della terra e la popolazione può aumentare grazie all’eccedenza agricola.
Nello stadio commerciale domina lo scambio di prodotto manufatti; la divisione del lavoro è sempre più complessa; nascono i contratti e le fonti di ricchezza sono tecnologia, produttività e accumulazione di capitale; la legge regola la vita degli individui; all’aristocrazia terriera si affianca la borghesia. Questi stadi descrivono come la società si evolva nel tempo e non sia statica. L’opera più importante è Trattati sulla natura umana. Nei discorsi politici tratta del denaro, dell’interesse, del commercio e della bilancia commerciale; critica il mercantilismo e sostiene il principio dell’utilità marginale decrescente; ricerca il commercio libero; usa la teoria quantitativa della moneta; la ricchezza è data dalla quantità di beni e lavoro disponibile in un paese; i prezzi delle merci sono proporzionali all’abbondanza di moneta.
La teoria quantitativa della moneta viene usata nell’analisi del commercio internazionale; l’eccedenza della bilancia commerciale porta un afflusso di moneta che, però, fa lievitare il livello dei prezzi e dei salari diminuendo la competitività dei prodotti nazionali. In condizione di equilibrio i prezzi sono in proporzione alla moneta e non vi è eccedenza commerciale. Hume sostiene che il tasso d’interesse dipende da domanda e offerta di credito e dai profitti nel commercio. Il commercio porta beneficio a tutti i paesi che scambiano e i poveri traggono beneficio dalla ricchezza dei loro vicini.
Fisiocrazia
La fisiocrazia si oppone al mercantilismo e si sviluppa nel XVIII secolo in Francia tra il 1750-1780. Dà il colpo finale alla visione mercantilistica che la ricchezza sia costituita dai metalli preziosi e soprattutto che una bilancia commerciale positiva sia la fonte della ricchezza nazionale. Essa è il governo della natura basata sull’agricoltura nella quale viene esaltato il liberismo economico. Può essere considerata come una vera e propria scuola fisiocratica in senso proprio essendo gli autori collegati fra loro e non risalenti ad epoche diverse come accadeva nel mercantilismo.
Per i fisiocratici la ricchezza deriva dalla terra. Vi è il desiderio di riformare l’agricoltura francese, la quale utilizzava tecniche di lavorazione antiche ed era molto arretrata, sul modello capitalistico inglese in modo da favorire il processo di crescita economica. Bisognava riformare il commercio secondo un ordine naturale, cioè leggi create dalla natura per il governo della società umana, le quali però implicavano, secondo i fisiocratici, proprietà privata e libertà dell’individuo di perseguire i propri interessi. Quest’ordine non viene ostacolato dagli uomini perché sono loro a volerlo. La fisiocrazia individua tre classi sociali:
- Agricoltori produzione agricola (gli unici che per i fisiocratici producevano ricchezza)
- Proprietari classe aristocratica, clero (coloro che non lavorano ma ricevono esclusivamente la rendita)
- Lavoratori sterili (tutti gli altri lavori non riconducibili alla terra e che secondo i fisiocratici non producevano prodotto netto da reinvestire nuovamente in agricoltura).
Per il funzionamento di questo sistema è necessario che la moneta venga utilizzata esclusivamente per le transazioni. Francois Quesnay (1694-1774) fu un fisiocratico la cui opera più importante fu il Tableau économique. La ricchezza viene intesa come un flusso annuale di prodotti il cui valore costituisce la produzione nazionale e non più come uno stock. Per misurare la produzione annuale si usa il cosiddetto prezzo di prima mano, ovvero il prezzo stabilito nel primo atto di scambio tra coltivatori e commercianti. Questa distingue il prezzo di mercato (determinato il giorno dopo) dal prezzo fondamentale (ossia il valore dei prodotti nel lungo periodo).
Le spese degli agricoltori consistono in anticipazioni, costituiti dal capitale, ovvero i mezzi di produzione che devono essere anticipati per portare avanti il processo di produzione; le anticipazioni annuali sono costituite da salari e materie prime; le anticipazioni originarie sono gli strumenti della produzione (anticipazioni a lungo termine). Il Tableau économique descrive la società divisa in tre classi: la classe produttiva, costituita da imprenditori agricoli e contadini, che creano il sovrappiù; la classe sterile composta da artigiani, operai e commercianti (attività manifatturiera, sterile dal momento che trasforma i prodotti senza accrescerne il valore); la classe aristocratica, costituita da nobili, clero, proprietari terrieri e sovrano, che si appropriano del sovrappiù.
Sono produttive le attività che generano un surplus oltre le spese di produzione. Perché siano produttive devono appartenere al settore agricolo nel quale bisogna investire parecchio. Infine Quesnay è con Smith il fondatore dell’economia politica classica basata sul concetto di sovrappiù e di riproduzione. Entrambi vedono l’accumulazione di capitale e l’aumento della produttività del lavoro la maggiore fonte di ricchezza. Robert J. Turgot fu un economista di orientamento fisiocratico anche se molti non lo considerano tale dal momento che dissente su molte tesi fisiocratiche.
Anche lui, come gli altri fisiocratici, pensa che un sovrappiù in agricoltura consenta la divisione del lavoro e la specializzazione delle attività. Egli rigetta la definizione di lavoratore sterile perché sembra essere un giudizio morale dispregiativo, secondo lui anche i lavori lontani dalla terra possono produrre qualcosa anche se comunque, essendo fisiocratico, pensa che la ricchezza dipenda dall’agricoltura. Egli distingue la figura dell’imprenditore o coltivatore-capitalista, ovvero coloro che investono e che organizzano la produzione, da quella dei dipendenti.
Anche Turgot come Quesnay immagine tre classi sociali dove le persone che lavorano nell’industria sono mantenute da quelle occupate nell’agricoltura, ma le loro attività non sono considerate sterili. Teoria della distribuzione: Turgot distingue il sovrappiù di un paese dal capitale impiegato nella produzione; il prodotto totale è diviso in due parti, una destinata alla riproduzione dell’anno seguente, l’altra disponibile o libera, ovvero il prodotto netto che il coltivatore dà al proprietario sotto forma di rendita.
La produttività della terra non è dovuta alla natura, ma ad una tecnologia appropriata usata nella coltivazione. Il capitale è costituito da un insieme fisico di mezzi di produzione. Esso è un potere d’acquisto che può essere impiegato in differenti attività (acquisto terreno, acquisto mezzi di produzione, dato in prestito contro interesse). I rendimenti per tutte queste diverse attività saranno diversi. Legge dei rendimenti in agricoltura: il progresso tecnico e maggior capitale consentono l’aumento della produzione al livello più alto possibile; oltre questo punto il prodotto aumenterà ancora, ma molto meno progressivamente fino a fermarsi. Perciò in agricoltura si hanno prima rendimenti crescenti e successivamente decrescenti.
Teoria del valore: in alcuni aspetti può apparire simile a quella di Quesnay ed in altri simile a quella dell’economia neoclassica. Il prezzo corrente è il prezzo medio tra quello di domanda e quello di offerta (simile a Quesnay). Il prezzo fondamentale è riconducibile a quanto il bene costi al lavoratore (salari, materie prime, profitto), esclusa la rendita (come Quesnay). C’è un equilibrio tra le due nozioni di prezzo. Il valore venale tende ad avvicinarsi al valore fondamentale. Il valore estimativo esprime il grado di apprezzamento che il soggetto economico attribuisce ai beni che desidera. Il valore apprezzativo sembra identificarsi come un precedente alla nozione di valore basata sull’utilità.