Storia del pensiero economico
Il mercantilismo
Il mercantilismo (o sistema del commercio) nasce dopo la fine del Medioevo e all'inizio dell'epoca moderna ed è caratterizzato da regole seguite nel governo della vita economica da parte degli uomini di stato. Tali regole non sono più determinate da criteri religiosi come nel Medioevo, ma da ragioni di stato, basate sulle situazioni di fatto. Il mercantilismo può essere definito come una "politica del governo dell'economia adottata all'interno di un’organizzazione istituzionale caratterizzata dall’assolutismo politico e da processi decisionali a favore dell’ordine sociale dominante e a danno degli altri ordini. Si cercava infatti di supportare gli uomini di stato impegnati a massimizzare le posizioni di potenza del principe.
L'epoca in cui nasce il mercantilismo è caratterizzata dall'affermazione dell'individualismo, a sua volta affermato dall'umanesimo e dal rinascimento, nei quali si riconosce, grazie a Frate Luca Pacioli (1445 – 1510), la nascita della partita doppia e della razionalità economica che costituirà il paradigma esplicativo della moderna scienza economica.
Con il mercantilismo lo stato feudale basato sull’economia naturale viene sostituito dallo stato assoluto basato invece su un’economia monetaria centralizzata e su una bilancia commerciale strutturalmente favorevole (due pilastri), ovvero sul denaro e l’attività commerciale. Gli uomini di stato (i consiglieri del principe) si basavano infatti sul motto "il denaro è il nervo dello stato" e cercavano di trarre continui flussi di moneta che si pensava esprimesse il potere dello stato. Così la potenza dello stato costituiva il paradigma esplicativo e qualificante dell’economia.
Autori
Alcuni autori del mercantilismo includono Bodin (1530 – 1596), Bartoli, De Montchrétien, Kelley, Genovesi (1713 – 1769) e Steuart. Le caratteristiche di tali autori sono la prevalente mancanza di sistemazione dei loro contributi sulla base di un principio unitario, la preminenza data ai principi normativi e la concezione di un sistema economico onnicomprensivo organicamente inteso. Steuart è il più grande sistematore dei principi del mercantilismo, nonostante in quell'epoca emergessero le idee dei fisiocratici.
Il sistema del mercantilismo si indebolì con l'individualismo che si affermò nella morale, nella politica e nell'economia, dal razionalismo e dall'empirismo della filosofia inglese, e ciò comportò dei mutamenti anche nei problemi della vita materiale. I proprietari dei suoli agricoli e gli addetti alle attività commerciali iniziarono a criticare l'introduzione dello stato assoluto e cercarono di tutelare i propri interessi attraverso delle precise istanze politiche. Tutto ciò contribuì a creare le precondizioni per lo svolgersi della rivoluzione industriale in Inghilterra e della Rivoluzione del 1789 in Francia.
Gli autori Petty e De Mandeville parteciparono alla diffusione dell'idea che l'interesse personale producesse ricchezza anche per la comunità oltre che per i singoli individui, per cui lo stato avrebbe dovuto riconoscere e proteggere i diritti di proprietà e la garanzia del rispetto degli obblighi contrattuali.
Petty (1623 – 1687) affermava che bisognava sostituire i ragionamenti speculativi con argomentazioni più rigorose basate su numero, peso e misura; da qui ne deriva il nome di "aritmetica quantitativa" che Petty volle attribuire alla nuova scienza economica.
De Mandeville (1670 – 1733) affermò che il benessere pubblico sarebbe stato meglio perseguito lasciando ai singoli individui la libertà di soddisfare i propri vizi (come per esempio l'egoismo) e che il risparmio e la moderazione erano poco utili. Tale teoria fu ripresa anche da Keynes.
La fisiocrazia
Nacque in Francia come critica al mercantilismo; il motto dei fisiocratici era "dalla natura, il diritto, l'ordine e la legge". Questi avevano una visione del processo di formazione del prodotto sociale e della sua distribuzione tra le diverse categorie produttive. Il problema comune ai fisiocratici era quindi la descrizione del fenomeno dell'accumulazione e della formazione del prodotto netto e della sua distribuzione tra coloro che partecipavano individualmente alla sua formazione.
Cantillon (1680 – 1734) fu il primo a descrivere il circuito economico della distribuzione del prodotto netto. Egli raggruppò gli agenti economici in tre categorie: 1) proprietari, 2) salariati, 3) imprenditori. Tutti gli agenti vivono del prodotto della terra, dalla quale gli imprenditori ricavano tre rendite: 1) rendita reale, corrisposta ai proprietari che costituiscono l'ordine nobiliare; 2) corrisposta, al livello del loro mantenimento, ai salariati che costituiscono l'ordine della plebe; 3) considerata la remunerazione degli imprenditori che costituiscono l'ordine borghese.
Quesnay (1694 – 1774) riprese l'idea di circolazione della ricchezza di Cantillon nel suo Tableau économico. Egli affermò che la ricchezza di un sistema economico nasce dal settore agricolo e non dalla sua circolazione tra i diversi ordini sociali; non bisogna quindi soffermarsi sulla distribuzione del prodotto netto ma sulla sua produzione, per cui è sul prodotto netto che deve incidere la tassazione. Il miglioramento del guadagno fiscale può derivare solo da un aumento della produzione da realizzare con l'eliminazione delle rigidità relative alla suddivisione del corpo sociale in severi ordini.
Turgot (1727 – 1781) ricostruisce il pensiero dei fisiocratici approfondendo i meccanismi automatici che dipendono dall'incontro tra domanda e offerta dei beni prodotti e dalla formazione dei loro prezzi.
La teoria classica
È la prima raccolta teorica costruita per la descrizione, la spiegazione e la previsione dei fatti economici.
Smith
La teoria classica fondata da Smith si basa su sei ipotesi tratte dal "libro della natura".
- Ipotesi della numerosità dei soggetti: I soggetti operanti all'interno del mercato sono numerosi;
- Ipotesi della libertà naturale (o ipotesi del laissez-faire Gournay): I soggetti sono liberi di soddisfare attraverso il mercato i propri interessi (o di perseguire i propri obiettivi) come meglio ritengono opportuno;
- Ipotesi della completezza e dell'autonomia dalle istituzioni politiche del mercato: I soggetti costituiscono l'unica fonte delle risorse delle quali hanno bisogno, senza alcun supporto delle istituzioni politiche (stato), considerate fonti di sprechi e causa del basso ritmo di espansione delle risorse e disposizione;
- Ipotesi dell'equilibrio concorrenziale: I soggetti perseguono il soddisfacimento dei loro interessi (o il perseguimento dei loro obiettivi) attraverso la concorrenza, che orienta la produzione in termini di efficienza verso forme ottimali di consumo e di produzione;
- Ipotesi della mano invisibile: Tutti i piani per la soddisfazione degli interessi (o per il perseguimento degli obiettivi) contrastanti dei soggetti in concorrenza tra loro sono coordinati dal mercato;
- Ipotesi del valore-lavoro: Il valore dei beni prodotti e consumati è uguale al valore del lavoro in essi incorporato, oppure (il che è lo stesso) al valore dei beni consumati per la sussistenza della forza-lavoro per il tempo necessario per la loro produzione.
Con la teoria classica si ha l'affermazione dell' individualismo metodologico nel senso che il comportamento di scelta all'interno del mercato è ricondotto alla razionalità e alla responsabilità dei singoli soggetti in esso operanti. Per la teoria classica, e in particolare per Smith, le forze che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del sistema economico sono:
- L'accrescimento della popolazione: è una variabile endogena (interna), infatti in un sistema economico in crescita e sviluppo la produzione si espande, migliorano le condizioni di vita dei singoli soggetti e aumenta la popolazione, che concorre così ad espandere il mercato e con esso anche la produzione;
- L'espansione del mercato e l'aumento della divisione del lavoro: poiché la crescita e lo sviluppo comportano l'allargamento e l'approfondimento del mercato, maggiori sono la crescita e lo sviluppo e maggiori sono l'allargamento e l'approfondimento del mercato e di conseguenza lo sarà anche l’aumento della divisione del lavoro, la quale rendendo la produzione più efficiente concorre a determinarne un aumento;
- L'accumulazione del capitale: per sorreggere la crescita e lo sviluppo del sistema economico occorre allargare lo stock delle risorse a disposizione da utilizzare per l’occupazione di nuovo lavoro, che in futuro concorrerà all’aumento della produzione;
- Il risparmio: è la grande fonte dell'aumento di capitale; il risparmio dipende solo da atti di scelta dei singoli soggetti che in base alla concorrenza e alle valutazioni individuali sono spinti ad aumentare il capitale a loro disposizione.
Operare attraverso la combinazione di tali forze che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo produce un sistema sociale destinato ad avanzare per un tempo indefinito, secondo ritmi che allontanano ogni possibile forma di stato stazionario. L'idea di una crescita e di uno sviluppo continui di Smith ha generato nei suoi successori un crescente pessimismo determinato prevalentemente dagli esiti che l'evoluzione del sistema sociale in Inghilterra ha avuto passando dall'epoca precedente alla rivoluzione industriale a quella successiva, caratterizzata da profondi disagi e squilibri sociali.
Malthus
(1772 – 1823) La sua teoria è caratterizzata da un forte pessimismo; nel "Saggio sul principio della popolazione" racchiude tutto il suo pessimismo basandolo su due progressioni: 1) la popolazione, anche se controllata, tende a raddoppiarsi ogni 25 anni, aumentando secondo una progressione geometrica; 2) la disponibilità delle risorse a disposizione di una data popolazione tende a crescere secondo una progressione aritmetica.
L'operare delle due progressioni nel tempo genera una situazione insostenibile nel sistema sociale per cui la popolazione non è più un elemento che sostiene la crescita e lo sviluppo bensì diventa un fattore di crisi. Malthus afferma che i controlli preventivi volti a diminuire il tasso di natalità non hanno nessuna influenza sul comportamento sessuale dei soggetti e l'unica possibilità di contenere l'espansione della popolazione passa attraverso dei controlli repressivi volti ad aumentare il tasso di mortalità, attivati con la diffusione dei disagi sociali generati dall'evoluzione del sistema sociale. Il pessimismo di Malthus risulta però infondato poiché, nonostante la sua teoria si basi sulle effettive condizioni del suo tempo, egli trascura le numerose opportunità che rendeva possibili la rivoluzione industriale.
Ricardo
(1772 – 1834) Ricardo si preoccupa (a differenza di Smith) del problema del valore dei beni prodotti, dei corrispondenti prezzi e della distribuzione del prodotto sociale tra tutti i soggetti che partecipano alla produzione. Egli non riesce a trasformare il costo dei beni prodotti in prezzi poiché l'utilità dei beni, che misura la loro capacità di soddisfare gli interessi e di perseguire gli obiettivi dei soggetti che operano nel mercato, e quindi indispensabile perché tali beni abbiano un valore di scambio, non può essere collegata al loro valore reale che, invece, è correlato alla quantità del lavoro necessario per la loro produzione (teoria del valore-lavoro).
La teoria ricardiana riprende il pessimismo di Malthus e riguarda la produzione e la distribuzione del prodotto sociale tra tutti i soggetti che partecipano alla sua formazione.
- La popolazione si espande ogni volta che i salari (remunerazione del lavoro) si portano al di sopra del livello di sussistenza;
- La produzione dei beni è soggetta a rendimenti decrescenti al crescere della popolazione;
- La rendita di un dato lotto di terra (remunerazione dei proprietari della terra) equivale alla differenza tra i beni prodotti da una data quantità di lavoro occupata in quel terreno ed i beni prodotti dalla stessa quantità di lavoro occupata nel terreno meno fertile mantenuto in produzione;
- I capitalisti (proprietari dei beni - salario anticipati ai lavoratori per il tempo di produzione) tendono ad aumentare l'accumulazione del loro capitale se il capitale anticipato è remunerato da un adeguato profitto;
- Il processo espansivo della produzione continua fino a quando le rendite (che remunerano i proprietari della terra) sono così alte che i salari (che remunerano la forza-lavoro) sono al livello di sussistenza e i profitti (che remunerano i proprietari del capitale anticipato per il tempo di produzione) sono così bassi da non riuscire più a spingere i capitalisti a trovare convenienza ad espandere il loro capitale;
- Il sistema sociale giunge inevitabilmente ad una forma di stato stazionario poiché dal momento che i salari sono al livello di sussistenza, la popolazione cessa di crescere, mentre, dal momento che i profitti sono bassi, i capitalisti cessano di aumentare il loro capitale. Tale stato stazionario può cessare solo dopo un cambiamento esterno (ad esempio dopo un miglioramento dei metodi di produzione).
Con Ricardo si ha un nuovo concetto di capitale inteso come insieme di beni caratterizzato dalla loro destinazione ultima; occorre infatti distinguere le risorse per l'uso dalle risorse per l'investimento. Le risorse per l'uso sono sempre esistite ma con la teoria classica diventano sinonimo di spreco e consumo; le risorse per l'investimento invece sono un presupposto necessario per l'evoluzione del sistema sociale. Si afferma così il concetto di capitalismo e di capitale secondo cui con il processo di produzione non si possono avere crescita e sviluppo finché le risorse non vengono considerate come risorse da consumare.
Marx
(1818 – 1883) Rappresenta la coscienza critica della teoria classica perché oltre a considerare i disagi e gli squilibri sociali, egli analizza le contraddizioni interne nel sistema teorico classico. Marx pone due critiche nei confronti delle teorie di Smith, Malthus e Ricardo:
- Il sistema economico non funziona all’interno di un presunto stato di natura, poiché i principi di Smith, Malthus e Ricardo derivanti da leggi di natura, in realtà sono solo leggi relative ovvero valide solo per una fase particolare dello sviluppo storico del sistema sociale. Per Marx il continuo sviluppo della produzione è alla base di ogni cambiamento del sistema sociale, poiché man mano che la produzione aumenta essa crea i presupposti per rendere obsoleto l’insieme di istituzioni politiche (all’interno del quale la stessa produzione cresce); in tal modo le istituzioni diventano degli ostacoli per l’ulteriore espansione della produzione. Tale obsolescenza delle istituzioni politiche fa sì che queste vengano sostituite e le modalità con cui viene espresso il contrasto tra l’evoluzione della produzione e l’evoluzione delle istituzioni costituiscono la lotta di classe tra chi è proprietario dei mezzi di produzione capitalistici e chi è proprietario solo dei servizi della propria forza-lavoro. Tale conflitto tra le classi sociali per Marx è la forza centrale dell’evoluzione del sistema sociale.
- - Il lavoro (come per Smith e Ricardo) è l’unica fonte di valore dei beni prodotti; - I servizi della forza lavoro occupata sono compensati con i beni-salario il cui valore è uguale al valore dei servizi resi; - I capitalisti (proprietari dei beni-salario che costituiscono il capitale anticipato per il tempo di produzione) occupano la forza lavoro per un tempo superiore a quello necessario alla sua produzione, perciò essi si appropriano di un plusvalore che misura il livello dello sfruttamento della forza lavoro da parte dei capitalisti; - I capitalisti all’interno del sistema economico sono motivati ad agire solo per massimizzare il plusvalore, impiegando il (quantità di beni-salario anticipati alla forza lavoro occupata) e (quantità di plusvalore accumulata ed investita in attrezzature di capitale fisso produzione); - L’impiego di capitale fisso: A) aumenta la quantità totale dei beni prodotti, B) causa un aumento della disoccupazione tecnologica ed una riduzione del monte-salari, C) comprime il livello del plusvalore essendo questo collegato con l’impiego del capitale variabile, cioè alla quantità di forza lavoro occupata. - L’aumento del capitale fisso impiegato comporta una diminuzione del profitto che porta il sistema economico verso uno stato stazionario irreversibile.
Marx come Smith e Ricardo assume l’ipotesi che il valore dei beni prodotti dipenda dalla quantità di lavoro in essi incorporato, senza riuscire però (come Ricardo) a trasformare la teoria del valore-lavoro in teoria dei prezzi di mercato dei beni prodotti e scambiati. L’analisi di Marx come quella dei suoi predecessori risente degli effetti del paradosso del valore, ovvero dell’impossibilità di spiegare e descrivere il motivo per cui alcuni beni che incorporano una bassa quantità di lavoro hanno un alto livello di utilità, mentre altri beni che incorporano un’alta quantità di lavoro hanno invece un basso livello di utilità.
Say
(1762 – 1832) Ha una visione ottimistica sul funzionamento di un sistema economico fondato sulla concorrenza.
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