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Riassunto esame Storia del pensiero economico, prof. Privitera

Riassunto per l'esame di Storia del pensiero economico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del pensiero economico: teorie dei maggiori economisti della storia. con analisi dei seguenti argomenti: il mercantilismo, la fisiocrazia, la teoria classica, la critica della teoria classica, la teoria neoclassica,... Vedi di più

Esame di Storia del pensiero economico docente Prof. G. Privitera

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in caso di eccesso di offerta. Al nuovo prezzo del banditore gli agenti correggono le loro precedenti

scelte inviandogli nuove proposte di offerta e di domanda. Questa procedura si ripete continuamente

senza che avvengano degli scambi effettivi finchè non si sarà raggiunto l’equilibrio, cioè quando il

prezzo del banditore originerà un’offerta globale equivalente alla domanda globale.

L’equilibrio del mercato di concorrenza illustrato da Walras riguarda quindi due classi di elementi: la

classe di elementi che consentono agli agenti di impostare i loro calcoli razionali, e la classe degli

elementi che esprimono i caratteri strutturali del mercato di concorrenza.

Gli agenti per assumere le loro decisioni razionali hanno bisogno:

A) Di un sistema di preferenze individuali;

B) Di un sistema di prezzi di equilibrio, che siano il risultato dell’ interazione di tutti gli agenti presenti

in tutti i mercati parziali del mercato generale (funzione parametrica dei prezzi);

C) Della conoscenza delle risorse a disposizione, compresa quella in cui sono disponibili le

alternative, sia dal lato dell’offerta che della domanda.

Il mercato perché sia di concorrenza implica che:

1) Il numero degli agenti presenti nel mercato sia sufficientemente grande (ipotesi della

n

dimensione atomistica degli agenti);

2) Tutti gli agenti nel soddisfare i loro interessi siano dotati di un “paniere” di risorse tendenzialmente

paritario, perché nessun agente con il proprio comportamento possa influenzare quello dei

restanti (n-1) agenti (ipotesi dell’indipendenza e dell’autonomia degli agenti);

3) Tutti gli agenti siano dotati in modo uguale di tutte le informazioni che occorrono per effettuare il

loro calcolo razionale (ipotesi della disponibilità di una conoscenza illimitata);

4) Tutte le risorse di cui gli agenti sono dotati e tutti i risultati o esiti che possono essere perseguiti

con il loro impiego siano infinitamente divisibili (ipotesi della divisibilità delle risorse e dei risultati);

5) I risultati finali cui ogni agente può pervenire siano compatibili con i risultati finali cui possono

pervenire gli altri agenti; essi inoltre devono essere univocamente determinabili (ipotesi

dell’esistenza di una soluzione economicamente significativa del calcolo razionale);

6) Tutte le alternative di costo e di risultato siano, rispettivamente, infinitamente sostituibili le une con

le altre, o trasformabili le une nelle altre, secondo rapporti univocamente determinati (ipotesi di

un’infinita elasticità dei tassi di sostituzione dal lato della domanda, e dei tassi di trasformazione

del lato dell’offerta);

7) Tutti gli agenti, dal lato del consumo e dal lato della produzione, siano liberi di entrare e uscire dal

mercato in ogni settore produttivo all’interno del quale operano, autonomamente, gli agenti in

quanto produttori o consumatori (ipotesi della libertà di entrata e di uscita dal mercato in ogni

settore produttivo in cui è organicamente scomponibile l’intera base produttiva di un sistema

sociale);

8) Tutti gli agenti valutino autonomamente i loro esiti sulla base della massimizzazione del risultato o

della minimizzazione del costo (ipotesi dell’autosufficienza o della completezza del mercato

competitivo rispetto al quadro istituzionale politico nel quale il mercato opera). comportamenti

Quando il mercato ha tutte queste caratteristiche gli agenti possono effettuare dei

razionali attraverso l’apprendimento dei prezzi di equilibrio ed il coordinamento delle decisioni. La

consiste nell’effettuare dei comportamenti su una base informativa illimitata poiché il

razionalità

comportamento del banditore assicura tutte le informazioni di cui gli agenti hanno bisogno.

L’apprendimento è il processo generato dall’interazione tra gli agenti e il banditore; esso consente

agli agenti di apprendere, cooperando sul mercato, i prezzi di equilibrio dei beni offerti e domandati. Il

consiste nel fatto che quando i prezzi dei beni sono di equilibrio, gli obiettivi di vendita

coordinamento

e di acquisto perseguiti dai compratori e dai venditori sono tutti realizzati.

La configurazione di equilibrio del mercato di Walras consente di comprenderne il ruolo che consiste

nell’attivazione, attraverso la figura retorica del banditore, di un processo impersonale che permette

agli agenti di usare razionalmente le loro risorse per la soddisfazione dei propri interessi e il

perseguimento degli obiettivi. All’interno del mercato il valore dei prezzi di equilibrio non viene

determinato da un soggetto, ma è ottenuto attraverso un processo impersonale ad opera della mano

invisibile del banditore, che permette a tutti gli agenti consumatori e produttori di conoscere le

informazioni di cui hanno bisogno.

La validità operativa di questa teoria però è legata alla continua presenza dei caratteri strutturali del

mercato di concorrenza. L’aumento della complessità dei sistemi economici favorì la nascita di alcuni

pensieri che si identificano nell’opera “Economia della concorrenza imperfetta” di CHIAMBERLIN

(1899 – 1967) e ROBINSON (1903 – 1983), con la quale si cerca di spiegare la razionalità del

comportamento di scelta fuori dal mercato competitivo.

I “PERFEZIONATORI” :

LA SCUOLA AUSTRIACA :

WIESER (1851 – 1926) perfezionò il pensiero di Menger rendendolo, fino all’avvento di Böhm-

Bawerk, il punto di riferimento teorico di tutta la scuola.

BŐHM-BAWERK (1851 – 1914) invece attraverso dei seminari (frequentati anche da Mises e

Schumpeter) dominò all’interno della scuola sino agli inizi del 1900. Egli pubblicò “La conclusione del

sistema marxiano” nel quale criticò la teoria classica e in particolare il pensiero di Marx sul valore-

lavoro e la sua incapacità di trasformare il valore dei beni in prezzi di mercato. Il contributo della

scuola austriaca si unì alla corrente principale della teoria neoclassica, soprattutto dopo il

trasferimento nel 1931 di Hayek (altro grande esponente della scuola austriaca) in Inghilterra dove

insegnò economia alla London School of Economics.

LA SCUOLA INGLESE:

Marshall (1842 – 1924) adottò il metodo degli ; assieme a Pigou fondò l’economia

equilibri parziali

che riguardava lo studio delle situazioni in cui gli automatismi di mercato cessano di

del benessere

produrre gli effetti positivi che da essi ci si attende, cioè i fallimenti di mercato.

Pigou (1877 – 1959) rilevò invece la distinzione tra e

costi di produzione privati costi di produzione

egli affermò che mentre le attività produttive a rendimenti decrescenti tendono ad assumere

sociali;

scale di produzione maggiori di quanto sarebbe socialmente desiderabile, le attività a rendimenti

crescenti tendono ad assumere scale di produzione minori di quanto sarebbe socialmente

conveniente. Tale differente andamento implica per Pigou la necessità di introdurre tasse e sussidi

che limitino l’espansione delle attività produttive a rendimenti decrescenti e stimolino invece

l’espansione di quelle a rendimenti crescenti, sino a quando i costi privati e i costi sociali di

produzione siano identici, costituendo così una situazione di equilibrio economico generale.

Marshall critica Pigou sostenendo che la sua teoria è di natura statica e in questo modo rileva solo

l’aumento dei costi dovuti all’aumento dell’attività produttiva. L’analisi dinamica di Marshall invece

rileva la variazione dei costi che si svolgono nel tempo in funzione del progresso tecnico e su queste

basi afferma l’irreversibilità della curva di offerta di lungo periodo secondo cui le economie acquisite

attraverso il progresso tecnico sono destinate a conservarsi anche se il livello di produzione dovesse

diminuire.

LA SCUOLA ITALIANA:

Pareto (1848 – 1923) contribuì a formulare il concetto di utilità non più in termini cardinali come

voleva l’utilitarismo, ma in essa infatti non viene più definita come quantità

termini ordinali;

osservabile e misurabile. Il fondamento dell’utilità viene individuato nel comportamento di scelta dei

singoli operatori in base al rispetto di determinati vincoli di coerenza. Pareto valuta il benessere

sociale formulando il criterio di ottimalità paretiana secondo cui una data distribuzione delle risorse

tra i soggetti che compongono il sistema economico è ottimale quando è impossibile migliorare il

benessere di un soggetto senza peggiorare quello di un altro soggetto. Tale criterio consentirà nel

1939 a Hicks, un economista della London School of Economics, di rifondare la teoria della domanda

su basi ordinaliste.

Barone (1859 – 1924) invece dimostrò la possibilità teorica di realizzare un’organizzazione efficiente

della produzione in un’economia socialista.

LA SCUOLA SVEDESE:

Il principale esponente è Wicksell (1851 – 1926) e la sua opera principale fu “Lezioni di economia

politica”. Nella maggior parte delle interpretazioni della teoria quantitativa le variazioni del livello dei

prezzi venivano fatte dipendere dalle corrispondenti variazioni della quantità di moneta in

circolazione. Wicksell spiega i legami esistenti tra le variazioni della quantità di moneta in

circolazione e le decisioni di produzione degli investimenti introducendo l’ipotesi che, in assenza di

disturbi esterni, le variazioni del livello dei prezzi sono determinate dalla divergenza tra il tasso di

interesse bancario e il tasso di rendimento atteso sui beni capitali di nuova produzione. Per Wicksell

è quindi la quantità di moneta che si adatta alle variazioni del livello generale dei prezzi e che

influenza la propensione ad investire degli imprenditori. Per mantenere l’equilibrio tra il tasso di

interesse bancario ed il tasso di rendimento atteso sui beni capitali di nuova produzione le banche

possono aumentare il tasso di interesse in periodi di inflazione e diminuirlo in periodi di deflazione.

LA SCUOLA AMERICANA:

Gli esponenti sono Clark, Fisher, Wald e Debreu.

Clark (1847 – 1938) nella sua opera principale “La distribuzione del reddito” formula la teoria della

distribuzione basata sul concetto di produttività marginale, secondo cui la distribuzione del prodotto

sociale tra i diversi fattori produttivi è determinata in proporzione al contributo che ognuno di essi

porta alla sua produzione, per cui la parte di prodotto assegnata a ciascun fattore produttivo assume

la natura di remunerazione. Sostenendo quindi che la distribuzione del prodotto avviene secondo

regole che applicano lo stesso criterio per le diverse categorie remunerative delle produttività dei

fattori produttivi impiegati e per tutti soggetti, implicitamente sostiene che tutte le remunerazioni

possono indirettamente essere ricondotte alle remunerazioni del fattore produttivo lavoro.

Fisher (1867 – 1947) nella sua opera principale “The Purchasing Power of Money” formulò l’

equazione degli scambi che in futuro ispirò il monetarismo. L’equazione degli scambi (o equazione

quantitativa) è data da P = MV / Q dove P è il livello medio generale dei prezzi, M è la quantità di

moneta in circolazione, V la sua velocità di circolazione e Q il livello di attività economica.

Con Wald (1902 – 1950) e Debreu (1921 - /) la teoria dell’equilibrio economico generale è

considerata nel suo aspetto formale per arrivare alla dimostrazione che il problema economico posto

al suo interno ammette una soluzione e che tale soluzione esiste ed è stabile. La teoria dell’equilibrio

economico generale viene però considerata come un puro problema matematico rendendola

indipendente dal suo significato economico.

Samuélson (1915 - /) determinò, assieme a Walras e Pareto, lo “scollamento” della teoria economica

dalla realtà per cui tutti gli elementi che sono considerati come dati fattuali portano gli economisti a

considerarli estranei al loro dominio.

Popper (1902 – 1994) criticava tale pensiero affermando che induceva a pensare che una cosa

astratta possa essere concreta.

LA TEORIA DEI GIOCHI :

I primi a formulare la teoria dei giochi furono Neumann (1903 – 1957) e Morgenstern (1902 – 1976);

tale teoria è considerata l’estensione della teoria delle decisioni al caso in cui il comportamento

strategico dei giocatori (agenti individuali) è interdipendente con quello degli altri. Nonostante tale

teoria abbia dei limiti consente un’approfondita conoscenza del funzionamento delle istituzioni

economiche, come per esempio il mercato competitivo, che può essere rappresentato in termini di

gioco cooperativo. Il comportamento individuale fuori dal mercato di concorrenza sarebbe di natura

strategica poiché per una decisione razionale si dovrebbe considerare l’interazione tra le decisioni

dei singoli soggetti. Quando il mercato non è competitivo e perciò gli operatori non sono cooperativi,

il loro comportamento strategico conduce il mercato ad assumere una configurazione di equilibrio di

Nash ovvero una configurazione costituita da un insieme di strategie (una per ogni operatore) scelte

da ogni soggetto tra le alternative strategiche a disposizione. Dati gli insiemi delle strategie dei

restanti operatori, ogni operatore sceglie dal proprio insieme la strategia ottima con la quale

massimizza la propria posizione. Quando si ha una configurazione di equilibrio di Nash, perciò, ogni

operatore, date le strategie degli altri operatori, massimizza la propria posizione quando arriva ad

una posizione per cui non ha alcun interesse a modificarla solo per un verso, per mancanza di

informazioni, o per mancanza di fiducia reciproca tra tutti gli operatori.

IL DIBATTITO SUL CALCOLO ECONOMICO NEL SOCIALISMO :

La critica di Marx verso le istituzioni capitaliste fu riproposta nella teoria neoclassica dopo la

Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Dopo tale Rivoluzione infatti gli economisti socialisti ritenevano che

attraverso la rimozione del mercato si potevano rimuovere anche i disordini che derivavano dal

funzionamento del modo di produzione capitalistico. La proprietà pubblica dei mezzi di produzione

all’interno del modo socialista di produzione comporta però l’insorgenza del problema dell’uso

razionale dei fattori produttivi. Per risolvere tale problema ci fu un fra gli autori Pareto,

dibattito

Barone, Mises, Cassel, Lange, Dobb e Hayek.

prima fase del dibattito, fondata sul pensiero di Pareto, Barone, Mises (1881 – 1973) e Cassel

La

(1866 – 1945), è legata alla dimostrazione del problema del calcolo economico in termini di risultato

finale, dal lato del consumo e della produzione, senza riuscire allo stesso tempo ad estendere tale

problema anche al modello organizzativo socialista del sistema economico del metodo dei

tatonnementes di Walras per risolvere il problema del calcolo economico in termini di processo.

La seconda fase del dibattito è indirizzata, soprattutto da parte degli autori socialisti e in particolare

Lange (1904 – 1965), a dimostrare la non possibilità di sostituire, per effettuare il calcolo economico

in termini di processo, il sistema dei prezzi col quale recuperare la funzione parametrica dei prezzi e

l’operatività del vincolo di bilancio che il quadro istituzionale pubblico del mercato non poteva

soddisfare.

La terza fase del dibattito è caratterizzata, grazie a Hayek (1899 – 1992), dalla dimostrazione della

fondatezza dell’idea secondo cui anche all’interno dell’economia socialista è possibile arrivare

all’acquisizione di un sistema dei prezzi col quale rendere operativi la funzione parametrica dei prezzi

e il vincolo di bilancio.

La quarta fase del dibattito, soprattutto grazie a Lange, descrive il processo che, quasi come avviene

all’interno di un modello organizzativo del mercato individualistico, dovrebbe consentire la risoluzione

del calcolo economico anche all’interno di un sistema socialista.

quinta fase (ed ultima) del dibattito è indirizzata, dopo aver preso coscienza sul fatto che

La

l’economia socialista aveva esiti diversi da quelli attesi, a riformare i sistemi socialisti storicamente

affermati, attraverso riforme che avviassero una loro omologazione ai sistemi individualistici.

La fine del dibattito è valsa perciò a dimostrare che nella prospettiva dell’individualismo metodologico

la richiesta della proprietà pubblica dei mezzi di produzione era solo un “mero feticcio” [ feticcio: ciò

che desta sommo interesse e desiderio spesso fanatico in una pluralità di persone] , si è trattato

perciò di una valutazione basata su una deduzione infondata. Il dibattito tuttavia ha un merito poiché

ha dimostrato che la struttura capitalistica del sistema economico non ammette alterazioni, pena il

suo stravolgimento.

LA CRITICA DELLA TEORIA NEOCLASSICA :

La critica alla “meccanica economica razionale” di Walras e Pareto è una critica interna perché

sostiene la sua incapacità di considerare tutte le caratteristiche dei fatti economici e il ruolo del

contenuto istituzionale e politico all’interno del quale questi fatti si manifestano, ma è anche una

critica esterna poiché sostiene la sua incapacità di considerare tutti gli aspetti evolutivi dei fatti

economici. Gli autori che hanno contribuito a queste due critiche sono Simon, Hayek, Buchanan,

Tullock, Keynes e Schumpeter. Tali economisti che criticano la “meccanica economica razionale”

respingono l’ipotesi della razionalità illimitata dell’uomo economico razionale (homo e

economicus)

quella dell’autosufficienza e della completezza del mercato di concorrenza rispetto agli assetti

istituzionali politici all’interno dei quali esso funziona.

CRITICA DELLA RAZIONALITA’ ILLIMITATA DELL’HOMO ECONOMICUS :

Nella teoria neoclassica le leggi economiche sono collegate al comportamento dell’homo

economicus: questo è una figura dotata di capacità decisionale infallibile e il suo comportamento può

essere oggetto di previsione. La teoria economica può quindi essere chiamata anche teoria

dell’uomo economico razionale.

Gli economisti Hollis e Nell definiscono l’homo economicus come una figura che, se esiste,

massimizza in modo spietato ciò che persegue; non si sa ciò che compra ma quando i prezzi

diminuiscono cambia le sue preferenze oppure acquista di più.

L’homo economicus ha due ruoli:

1) Collega le leggi ed i modelli ai fatti: il suo comportamento è oggetto di previsione ed è il sostegno

delle variabili economiche. Egli non sbaglia mai una decisione, non ignora un cambiamento di

prezzo, non sopravvaluta il breve periodo e non si preoccupa di tutto ciò che non è quantificabile.

2) E’ una sorta di alternativa alla teoria economica, le cui previsioni se non fossero riferite ad una

figura infallibile sarebbero inevitabilmente destinate ad un sicuro fallimento.

L’homo economicus non è un uomo reale poiché il comportamento di un agente reale per essere

descritto deve essere fondato su abitudini comportamentali consolidate, proprie del gruppo sociale di

cui l’agente fa parte. Il concetto di degli economisti neoclassici va quindi sostituito

razionalità illimitata

con quello più debole di propria della scienza del comportamento

razionalità modellata (o limitata)

umano.

Il comportamento economico “condiviso” all’interno di un gruppo sociale è quindi razionale solo se è

compatibile col concetto di razionalità basato su abitudini comportamentali proprie del gruppo stesso,

mentre il comportamento economico di un singolo agente appartenente a questo gruppo sarebbe

razionale solo se adattasse alla razionalità modellata del gruppo.

CRITICA DELL’AUTOSUFFICIENZA E DELLA COMPLETEZZA ISTITUZIONALE DEL MERCATO

DI CONCORRENZA :

Hayek sosteneva che il funzionamento del mercato di concorrenza avviene per via degli automatismi

impersonali descritti da Walras e Pareto ma anche per la formazione impersonale di assetti

istituzionali privati o politici che si consolidano spontaneamente.

Buchanan invece sosteneva che questo avviene per via degli automatismi impersonali ma anche per

la formazione responsabile di assetti istituzionali privati e politici che si consolidano con un contratto

originario.

L’insieme degli assetti istituzionali politici forma l’organizzazione statuale all’interno della quale è

racchiuso il sistema sociale degli uomini. L’istituzionalismo può essere interpretato in senso

spontaneistico o in senso contrattualista.

L’interpretazione in senso spontaneistico è il fondamento istituzionale del liberalismo politico nella

prospettiva della teoria liberale dello Stato di diritto, cui corrisponde a livello economico l’ideologia del

“laissezfarrismo”. Tale interpretazione non ammette l’idea che gli agenti possano essere dotati di

razionalità illimitata; la razionalità è caratterizzata da forti limitazioni conoscitive, gli agenti perciò

sviluppano competenze, abilità ed esperienze all’interno di un ordine spontaneo. Di conseguenza il

mercato non è completo e autosufficiente, per operare ha infatti bisogno del sostegno delle istituzioni

politiche che hanno un ruolo integrativo e di supporto per la funzione parametrica dei prezzi.

L’interpretazione in senso contrattualista invece è il fondamento istituzionale del liberalismo politico

nella prospettiva della teoria liberal-democratica dello Stato di diritto, cui corrisponde a livello

economico l’ideologia del “welfarismo”. Anche questa interpretazione ammette una razionalità limitata

degli agenti ed assegna alle istituzioni politiche un ruolo di supporto e di integrazione alla funzione

parametrica dei prezzi. Considera inoltre la possibilità che, in condizioni particolari dove manca uno o

più caratteri propri del mercato competitivo, il mercato possa fallire non permettendo così ai prezzi di

svolgere la loro funzione parametrica. Quando ciò accade è perché nel mercato si presentano

l’indivisibilità, l’inappropriabilità e l’incertezza, che condizionano i processi decisionali degli agenti

impedendo così al sistema economico di arrivare ad una situazione di equilibrio ottimale.

LA NUOVA ECONOMIA DEL BENESSERE :

Nelle teorie degli autori neoclassici, soprattutto in quella di Pigou, non si era parlato del modo in cui

mettere insieme il benessere dei singoli soggetti, ma ci si limitava a pensare che tale benessere

per somma secondo cui la

derivi dalla somma dei benessere individuali. Ciò implicava l’ordinamento

valutazione degli stati sociali alternativi di benessere poteva essere effettuata con la somma delle

utilità individuali associate a ciascuno degli stati alternativi considerati. Tale ordinamento però non

consente la giusta relazione che deve esistere a livello macroeconomico tra del

equilibrio walrasiano

sistema economico (impiego delle risorse a disposizione degli individui compatibile con la

massimizzazione della posizione di ognuno) e (impossibilità di migliorare la

ottimalità paretiana

posizione di un solo individuo senza peggiorare la posizione degli altri).

Fu Bergson (1914 – 2003) che nel 1937 formulò la relazione che deve esistere tra equilibrio

walrasiano e ottimalità paretiana. Nacque così, grazie a Bergson e Arrow (1921 - /) la nuova

basata su due proposizioni fondamentali:

economia del benessere

1) Prima proposizione: afferma che ad un equilibrio walrasiano del sistema economico non

corrisponde alcuna ottimalità paretiana socialmente rilevante;

2) Seconda proposizione: afferma che, data una qualsiasi configurazione di ottimalità paretiana, è

sempre possibile, a certe condizioni, trovare una distribuzione iniziale delle risorse tra i singoli

soggetti, tale che l’equilibrio walrasiano dell’impiego di queste risorse corrisponda alla configurazione

di ottimalità paretiana stabilita.

Con queste due proposizioni occorreva determinare in che modo si potesse individuare una

distribuzione iniziale delle risorse tra i singoli soggetti che consentisse di far corrispondere

all’equilibrio walrasiano del loro impiego una configurazione di ottimalità paretiana socialmente

rilevante. Tale ricerca portò l’analisi economica a far nascere diverse teorie come la teoria dei beni

pubblici, la teoria delle scelte sociali, la teoria delle asimmetrie formative e la teoria della regolazione,

il cui insieme realizzerà una nuova disciplina chiamata economia pubblica.

I FALLIMENTI DEL MERCATO DI CONCORRENZA :

I fallimenti del mercato di concorrenza accadono quando compaiono i caratteri dell’indivisibilità, della

e dell’incertezza, che condizionano i processi decisionali degli agenti individuali.

inappropriabilità

L’indivisibilità compare quando i beni e i servizi che costituiscono il “contenuto” della domanda e

dell’offerta individuali perdono il carattere dell’intercognizione e dell’interrelazione disgiunta sino ad

assumere quello proprio dei beni e servizi pubblici, che sono dotati di intercognizione e interrelazione

congiunta, la quale implica una domanda ed un’offerta uguali di tali beni e servizi per tutti gli agenti.

L’inappropriabilità compare quando nel mercato di concorrenza l’indivisibilità di determinate risorse o

risultati non consente agli agenti di soddisfare i propri interessi in modo determinato, per cui per

evitare gli effetti della indeterminazione del loro risultato atteso devono variare, quando è possibile, la

composizione della loro domanda o della loro offerta. In questo modo però gli agenti subiscono la

conseguenza negativa dello conseguito dal risultato atteso

piazzamento del risultato

(inappropriabilità del risultato).

L’incertezza compare quando la posizione finale sul mercato di concorrenza di ciascun agente

dipende non solo dalle risorse impiegate ma anche dallo stato delle condizioni endogene ed esogene

che gli agenti a livello individuale non possono dominare. Ciò accade quando il processo

del mercato

di interrelazione generalizzato risente dei di alcuni agenti (free-riding)

comportamenti opportunistici

oppure dei del mercato competitivo di altri (moral

comportamenti disinteressati alla razionalità

hazard).

Ogni volta che compare una o più cause del fallimento del mercato di concorrenza si determinano

situazioni che hanno natura di la cui produzione e distribuzione creano la

bene e servizio pubblico,

necessità che le decisioni dei singoli agenti siano prese all’interno delle istituzioni politiche (settore

pubblico) i cui comportamenti sono oggetto di studio dell’economia sociale, detta anche economia del

analizzata in particolar modo dall’economista Coase (1910 - /).

non-mercato,

LA CRITICA DI KEYNES ALLA LOGICA DI FUNZIONAMENTO DEL MERCATO COMPETITIVO :

Una forma di situazione del mercato di concorrenza con natura di bene e servizio pubblico è quella

collegata alla critica di Keynes (1883 – 1946) alla teoria dell’equilibrio economico generale. Keynes

dimostrò la possibilità che la disoccupazione dei fattori produttivi, ed in particolare la disoccupazione

del lavoro, potesse derivare dal fallimento del mercato competitivo. Egli sosteneva che all’interno del

mercato di concorrenza non si realizza automaticamente il completo impiego di tutti i fattori produttivi

disponibili; se il pieno impiego non viene realizzato significa che non è possibile ottenere il massimo

livello di produzione, ovvero il massimo livello del prodotto o reddito potenziale, che è il presupposto

per assicurare al sistema economico una configurazione di ottimo paretiano. Il livello di occupazione,

nel breve periodo, dipende dal livello del reddito che a sua volta dipende dal volume degli

investimenti e della propensione marginale al consumo. Keynes sostiene che il reddito effettivo può

essere inferiore al reddito potenziale (e che quindi l’occupazione effettiva può essere inferiore al

pieno impiego) perché se la propensione marginale al consumo è bassa (perché gli agenti quando

hanno un aumento di reddito tendono a risparmiare piuttosto che a consumare) le imprese, se

prevedono una domanda e dei profitti decrescenti, tenderanno a diminuire gli investimenti. Di

conseguenza una bassa propensione marginale al consumo e ad investire possono generare un

livello del reddito inferiore a quello potenziale, per cui sino a quando ciò si verifica il mercato di

concorrenza tende a fallire e a creare disoccupazione, creando così una configurazione di equilibrio

In questo caso occorrerà prendere decisioni che possono stabilite solo all’interno

di sottoccupazione.

del non-mercato.

LA TEORIA ECONOMICA DELL’AMBIENTE :

Questa teoria studia le modalità di utilizzazione delle risorse naturali, dotate di capacità di

rigenerazione attraverso processi biogeochimici ma minacciate da esaurimento quando il ritmo col

quale vengono utilizzate supera il ritmo di rigenerazione. Gli economisti classici affermavano che

l’utilizzazione delle risorse naturali avveniva secondo ritmi compatibili con la loro rigenerazione, e

poiché sostenevano che tali risorse erano illimitatamente disponibili, le consideravano come beni

liberi la cui utilizzazione comportava solo la considerazione del costo relativo alla loro utilizzazione.

Negli anni Sessanta del XIX secolo l’esaurimento delle risorse naturali veniva percepito come una

conseguenza dell’aumento della popolazione mondiale e del livello di attività dei sistemi economici

maggiormente sviluppati. Gli autori Boulding (1910 – 1993) e Georgescu-Roegen (1906 – 1994)

analizzarono la necessità di rendere compatibili tra loro i ritmi di utilizzazione delle risorse naturali

con quelli di rigenerazione. Essi dimostrarono infatti che tali risorse, in presenza delle condizioni di

operatività dell’economia mondiale, sono destinate a subire una crescente pressione che può essere

rimossa solo con la soluzione di un problema che richiede il riferimento a istituzioni alternative al

mercato di concorrenza.

LA TEORIA ECONOMICA DELL’INFORMAZIONE :

Questa teoria studia i comportamenti necessari a ridurre le conseguenze negative create

dall’incertezza dovuta alla disinformazione sugli esiti del comportamento di scelta dei singoli soggetti,

e le conseguenze negative generate dal funzionamento del mercato di concorrenza relative alla

presenza di squilibri nella distribuzione dell’informazione tra i soggetti che operano al suo interno. Gli

autori che si sono occupati di questo problema che può determinare il fallimento del mercato sono

Arrow, Akerlof (1940 - /), Sappington e Stiglitz (1943 - /). Arrow e Akerlof evidenziano come gli

squilibri dell’informazione possono creare problemi al e alla

moral hazard selezione avversa.

Sappington e Stiglitz invece analizzano le procedure di regolazione con le quali eliminare o

comunque contenere le cause di fallimento del settore pubblico; queste sono riconducibili alla

discrezionalità del comportamento degli operatori pubblici e privati, che spesso con l’incertezza

condizionano i processi decisionali del settore pubblico (o settore del non-mercato).

7) ECONOMIA PUBBLICA, BENI COLLETTIVI E SCELTE SOCIALI :

Quando si è in presenza di beni e servizi pubblici le decisioni vengono prese all’interno di un contesto

alternativo al mercato di concorrenza, cioè nel settore pubblico, che segue regole diverse da quelle

del mercato di concorrenza, sia per la determinazione del costo di produzione e distribuzione dei beni

e servizi pubblici (spesa pubblica), sia per la determinazione delle quantità da produrre e distribuire.

IL PROBLEMA DELL’OTTIMIZZAZIONE DELLA SPESA PUBBLICA :

Gli economisti che si sono occupati del problema della spesa pubblica (tassazione) sono Samuelson,

De Viti De Marco (1858 – 1943), Wicksell e Musgrave (1910 - /). La spesa pubblica è connessa con

la produzione e la distribuzione dei beni e dei servizi pubblici, diversi da quelli privati. Samuelson

infatti affermò che per i beni e servizi privati, che coincidono con gli ordinari beni e servizi (X , … ,X )

1 n

i

= x ,

e che possono essere distribuiti tra i diversi consumatori (1, … , s), vale la condizione X ∑

j j

mentre per i beni e servizi pubblici (X , … ,X ), che sono distribuiti tra gli stessi consumatori, vale

n+1 n+m i

contemporaneamente e per ogni bene e servizio pubblico la relazione X = X .

n+j n+j

LA PRESENZA DI EFFETTI ESTERNI NEL PROCESSO DI OTTIMIZZAZIONE DELLA SPESA

PUBBLICA :

All’interno di una struttura istituzionale a decisioni decentrate (in cui opera la concorrenza dal lato del

consumo e della produzione) è impossibile determinare la struttura ottimale della spesa pubblica in

base alla teoria dell’utilità come per i beni e servizi privati. Per i beni e servizi privati infatti è possibile

applicare l’ordinaria procedura di formazione dei prezzi poiché nel loro consumo non vi sono effetti

esterni; per i beni e servizi pubblici invece tale procedura non può essere applicata. Gli autori

Musgrave e Samuelson sostenevano l’interpretazione dell’economia pubblica in termini di scambio

volontario (propria della produzione e distribuzione dei beni e servizi privati) ma escludevano che

all’interno di una struttura istituzionale a decisioni decentrate potesse essere applicata la teoria

dell’utilità marginale per la determinazione della struttura ottimale della spesa pubblica. Per

Musgrave quindi non esiste una soluzione di mercato per la determinazione della struttura ottimale

della spesa pubblica; Samuelson invece era un po’ più flessibile e sosteneva che poteva esistere una

soluzione a questo problema ma che bisognava trovare un automatismo che rivelasse le preferenze

tendendo conto della natura particolare dei beni e servizi pubblici.

Tiebout invece credeva che il pensiero di Musgrave e Samuelson fosse troppo rigido in quanto

ritenessero i consumatori quasi “prigionieri” di un settore pubblico che cerca di stabilire il bisogno di

beni e servizi pubblici per tutti i consumatori, gravandoli con ciò di un carico di prezzi-tasse

indipendentemente da ogni loro valutazione soggettiva dell’utilità che deriva dal loro consumo. Ciò

significherebbe ipotizzare che il processo di produzione dei beni e servizi pubblici si adatterebbe

automaticamente alle preferenze dei consumatori e che i bisogni connessi con la spesa pubblica

siano predeterminati. Così, dato il budget pubblico corrente, il problema della determinazione

ottimale della spesa pubblica potrebbe essere risolto sulla base di un criterio politico che esprima la

capacità contributiva dei singoli consumatori.

La razionalizzazione delle entrate e della spesa del settore pubblico implicherebbe:

1) L’obbligo per tutti i consumatori di rivelare correttamente le loro preferenze;

2) La possibilità da parte del settore pubblico di riuscire a soddisfare le preferenze dei consumatori

nello stesso modo in cui sarebbero soddisfatte dal mercato dei beni e servizi privati;

3) L’imposizione per tutti i consumatori di un carico conseguente di prezzi-tasse.

Per Tiebout (1924 – 1968) invece esiste una struttura istituzionale a decisioni decentrate alternativa a

quella considerata da Samuelson, all’interno della quale la soluzione per la determinazione della

struttura ottimale della spesa pubblica esiste, e può essere trovata gestendo la spesa pubblica su

basi locali e non centrali, attraverso la attivata col “voto dei piedi”.

concorrenza istituzionale

DEFINIZIONE DI BENI E SERVIZI PUBBLICI :

Il consumo di determinati beni e servizi pubblici da parte di un soggetto non sacrifica il consumo degli

stessi beni e servizi di un qualunque altro soggetto, e il consumo di quei beni e servizi pubblici è

diverso dal consumo di una qualsiasi quantità di beni e servizi privati poiché esistono degli effetti

esterni che rendono interdipendenti le posizioni dei soggetti del sistema sociale.

I beni e servizi privati sono riferiti a soggetti che possono attuare comportamenti compatibili con quelli

attuati da ogni altro soggetto per soddisfare i propri bisogni. L’appartenenza a gruppi sociali informali

(non organizzati) può comportare che i singoli soggetti agiscano al di fuori delle regole comuni che,

quando esistono, assumono la natura di beni e servizi pubblici poiché sono costituite da

precondizioni dei comportamenti individuali privati. Tali precondizioni (come per esempio per la

difesa, la sanità o l’istruzione) originano dei problemi collegati con la produzione, il consumo e la

copertura del costo di tutti i beni e servizi pubblici.

Nel caso invece di un gruppo organizzato un insieme di soggetti, su basi contrattuali, soddisfano i

loro bisogni individuali attraverso il soddisfacimento di un particolare bisogno comune e con la stessa

priorità per tutti i soggetti che appartengono al gruppo.

Il bisogno di soddisfare le precondizioni è un bisogno volontariamente condizionato poiché può

essere perseguito solo con la collaborazione di tutti i soggetti; è quindi una sorta di cooperazione

dove ognuno ha interesse a soddisfare il proprio bisogno ma anche l’interesse che questo sia

soddisfatto nella stessa misura da tutti gli altri soggetti de gruppo organizzato. I beni e servizi

strumentali quindi non possono essere frazionati in unità delle quali ogni soggetto può disporre in via

esclusiva, e sono quindi indivisibili.

LE CONDIZIONI ISTITUZIONALI NECESSARIE PER COINVOLGERE I CONSUMATORI NELLA

SEGNALAZIONE DEI BENI E DEI SERVIZI PUBBLICI DESIDERATI :

In presenza di una distribuzione “corretta” (cioè condivisa) del reddito l’utilità che ogni consumatore

può trarre dalla spesa per il consumo dei beni e servizi pubblici è indipendente dal livello del suo

reddito, per cui ogni soggetto trae dalla spesa del suo reddito l’utilità collegata con il consumo dei

totale di ogni soggetto è quindi data dalla somma

determinati beni e servizi privati e pubblici. L’utilità

di uno (per il consumo dei beni e servizi privati) e uno (per il consumo

due addendi: variabile costante

dei beni e servizi pubblici). La stima dell’utilità totale per i beni e servizi privati all’interno di un

mercato di concorrenza può corrispondere alla metafora del banditore o della mano invisibile; i

consumatori infatti hanno la possibilità di posizionarsi sul mercato in termini ottimali utilizzando la

funzione parametrica. Per i beni e servizi pubblici, invece, i consumatori possono essere coinvolti

solo se all’interno dell’impianto istituzionale di un sistema economico a decisioni decentrate sono

soddisfatte le seguenti condizioni:

1) L’impianto istituzionale deve essere di tipo federale;

2) All’interno dell’impianto istituzionale deve essere adottata una struttura plurifunzionale del budget

pubblico corrente come per Musgrave;

3) Lo Stato garantista deve realizzare, attraverso le tasse e i trasferimenti, una distribuzione

“corretta” del reddito;

4) Lo Stato produttivo deve adottare con il “voto con l’urna” un’ipotesi di produzione, distribuzione e

copertura del costo dei beni e servizi pubblici.

Soddisfatte queste condizioni bisogna però tener conto anche della possibilità che per il consumatore

A il rapporto tra qualità e quantità dei servizi pubblici da produrre e distribuire e il loro costo

(tassazione) coincidano con lo stesso rapporto del consumatore B. Quindi per i beni e servizi pubblici

deve essere assunto uno scambio volontario tra tutti i consumatori del sistema sociale ed il settore

pubblico fondato su un come per Downs (1930 - /), nel senso che tutti i

consenso di intensità

consumatori possono essere d’accordo sulla quantità complessiva dei beni e servizi pubblici da

produrre e distribuire, ma non essere d’accordo sul costo di produzione, ovvero sull’ammontare della

spesa pubblica.

Quando vengono rispettate tutte queste condizioni è possibile risolvere il problema

dell’ottimizzazione della posizione dei consumatori rispetto alla produzione e alla distribuzione dei

beni e servizi pubblici e quello dell’ottimizzazione della spesa pubblica; questo può essere risolto con

procedure che sono quelle della (Tiebout), quelle della

delle concorrenza istituzionale democrazia

(Buchanan e Tullock) e quelle della (Sappington e Stiglitz).

economica regolazione

LE PROCEDURE DI OTTIMIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE E DELLA DISTRIBUZIONE DEI

BENI E DEI SERVIZI PUBBLICI ALTERNATIVA A QUELLA DI MERCATO PER I BENI E SERVIZI

PRIVATI :

A) LA CONCORRENZA ISTITUZIONALE:

Con le procedure della concorrenza istituzionale di Buchanan (1919 -/) e Tullock (1922 - /) si applica

la tesi secondo cui, con riferimento ai beni e servizi pubblici che possono essere prodotti e distribuiti

a livello locale (a livello cioè di unità istituzionali federate), una decisione originaria presa con il “voto

con l’urna” è seguita dalla sua condivisione da parte di tutti i consumatori attraverso l’esercizio del

“voto coi piedi”. Questa forma di voto infatti consente l’entrata e l’uscita dei consumatori da una

determinata unità istituzionale federata, consentendo così ai consumatori di determinare il sistema

delle scelte sociali liberamente e consensualmente condivise da tutti. condizioni e

Tali procedure possono essere applicate quando vengono rispettate le precedenti

quando:

1) I consumatori possono trasferirsi da un’unità istituzionale federata all’altra per soddisfare nel

miglior modo le proprie preferenze;

2) I consumatori conoscono le differenze della spesa pubblica delle diverse unità istituzionali

federate;

3) Esiste un elevato numero di unità istituzionali federate all’interno delle quali i consumatori possono

trasferire la propria residenza;

4) I beni e i servizi pubblici non devono avere effetti esterni attribuibili a particolari unità istituzionali

federate.

Il processo di entrata e di uscita dei consumatori termina quando le variazioni delle residenze

provocano delle modifiche nella quantità dei beni e dei servizi pubblici da produrre e distribuire, e

nella dimensione della spesa pubblica per creare nei consumatori una situazione di indifferenza.

B) LA DEMOCRAZIA ECONOMICA :

Quando le decisioni sui beni e servizi pubblici e sulla spesa pubblica possono essere prese solo a

livello centrale (quindi a livello di unità istituzionale federale), provvedono le procedure della

democrazia economica. Tali procedure applicano la tesi secondo cui il consenso per un determinato

sistema di scelte sociali si realizza con la massimizzazione dei vantaggi che derivano dallo scambio

che si svolge tra tutti i consumatori coinvolti nel processo decisionale col quale sono adottate

politico


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del pensiero economico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del pensiero economico: teorie dei maggiori economisti della storia. con analisi dei seguenti argomenti: il mercantilismo, la fisiocrazia, la teoria classica, la critica della teoria classica, la teoria neoclassica, la critica della teoria neoclassica,economia pubblica, beni collettivi e scelte sociali, i limiti della teoria neoclassica nella spiegazione del fenomeno dello sviluppo e della crescita.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Privitera Giuseppe.

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