Estratto del documento

Appunti del secondo parziale di storia del pensiero economico

Anno 2015/2016

Prof. Massimo Fornasari
Economia e commercio / Economia e gestione aziendale
Università di Forlì - UNIBO

Dopo la crisi della teoria del valore-lavoro di Ricardo

Si svilupparono tre tipi di risposte:

  • Scuola storica tedesca: il cui più grande esponente, Friederich List, adottando un approccio induttivo (alto-basso), rigetta la teoria di Ricardo, la teoria dei vantaggi comparati e il liberalismo.
  • Anticipatori dei marginalisti: antiriccardiani in Inghilterra, Cournot in Francia e Von Thünen-Gossen in Germania. Tutti rigettano le teorie riccardiane (in particolar modo la teoria del valore) adottando un approccio soggettivo, intendendo il capitalismo come un sistema economico armonico in grado di conciliare gli obiettivi delle diverse classi sociali; non vi è quindi lotta di classe perché non vi sono le classi sociali (visione classica).
  • Karl Marx

Critica all'economia classica

Nato nel 1818 in Germania, aderisce al Hegelismo, il quale influenzerà profondamente il suo pensiero. Nel 1844 incontra Engel con il quale scrisse il manifesto del Partito Comunista quattro anni dopo. Si trasferirà poi a Londra dove scrisse "Il Capitale" e trascorrerà gli ultimi suoi anni di vita.

Elementi di fondo del pensiero di Marx

  • Idealismo hegeliano: dalla filosofia hegeliana riprende il metodo dialettico tesi-antitesi-sintesi che gli permette di storicizzare il metodo capitalistico e di individuare la transitorietà. Il metodo hegeliano è fortemente astratto (la storia è frutto dell'idea), questo viene capovolto da Marx: la logica hegeliana altro non è che la moderna società di mercato dominata dalla logica personale. Marx effettua un rovesciamento per scoprire il nocciolo razionale entro il guscio mistico.
  • Socialismo utopistico: una critica al sistema capitalista di tutta Europa. Si ergono i difensori dei ceti più poveri.
    • In Francia:
      • Saint-Simon: paladino della “società industriale” orientata dallo Stato, nell’interesse dei lavoratori.
      • Fourier: ispirò la fondazione di comunità comuniste negli Stati Uniti d’America.
      • Pierre-Joseph Proudhon: abolizione eccessi proprietà privata, rifiuto dello statalismo, auto-regolamentazione sociale, no lotta di classe, credito gratuito per facilitare forme di accumulazione nella classe lavoratrice.
    • In Inghilterra:
      • Robert Owen: paladino della Cooperazione, associazionismo e sindacalismo.
      • Socialisti Ricardiani: Thomas Hodgskin e W. Thompson utilizzano la teoria Ricardiana del valore per dimostrare lo sfruttamento del lavoro, rifiuto della legge di Say.

Critica all'economia classica (continua)

Marx elabora tre errori di fondo causati dall'astoricità e l'astrattismo (i classici ragionano come se il capitalismo esistesse da sempre) dell'analisi classica:

  • Incapacità di cogliere la vera natura del profitto e del capitale: il profitto deriva dallo sfruttamento del lavoro e ci si pone solo il problema di calcolarlo, non di capire da dove deriva.
  • Non si distingue la dimensione tecnologica da quella sociale del capitale: il capitale è prima di tutto un qualcosa di sociale mentre i capitalisti lo considerano solo come un mezzo di produzione.
  • Incapacità di cogliere lo sfruttamento del lavoro: il lavoro è alla base del lavoro stesso mentre i classici prediligono il capitale, qui hanno origine le asimmetrie.

La prima grande opera di Marx è: Genesi delle categorie economiche (L'ideologia tedesca): l’analisi marxista ha come oggetto la genesi delle categorie economiche. Lo scopo è definire la produzione come l'espressione di una forma sociale storicamente determinata (modo di produzione), ovvero, a ogni sistema corrisponde un modo di produzione in cui il lavoro ha una posizione diversa. Ogni modo di produzione si caratterizza per: tecnologia - classi sociali - relazioni tra le classi. Nella sua introduzione, Marx sostiene che quando le classi sociali non sono più idonee alle forze di produzione si origina una rivoluzione sociale (es. Rivoluzione Francese).

Errore dei capitalisti

Non hanno compreso la natura del capitalismo: non sanno distinguere tra Lavoro e Forza lavoro:

  • Il lavoro è il modo attraverso il quale l'uomo si realizza.
  • La forza lavoro è la capacità umana di produrre lavoro che nei sistemi capitalistici viene considerata alla stregua di qualsiasi altra merce.

Vi è quindi una alienazione del lavoro, una scissione (manoscritti economico-filosofici):

  • Il lavoro non appartiene al lavoratore e il frutto del lavoro gli viene sottratto dal capitalista.
  • Nel lavoro, il lavoratore non appartiene a se stesso ma ad un altro, il capitalista.

La causa dell’alienazione è la proprietà privata dei mezzi di produzione, grazie alla quale il capitalista può espropriare l’operaio del suo lavoro e dalla sua umanità. Ed è proprio a partire dal lavoro che Marx arriva a definire il plusvalore:

L’acquirente della forza-lavoro è il capitalista, egli paga il valore di scambio (salario) della merce forza-lavoro per appropriarsi del suo valore d’uso (impiego della forza-lavoro). (Il valore di scambio della merce forza-lavoro è il salario e il valore d’uso della forza-lavoro è dato dal suo impiego nel processo produttivo). Tale impiego è efficace solo se valore di scambio delle merci generate è maggiore al valore di scambio della forza-lavoro e delle altre merci impiegate. La differenza tra il valore di scambio della forza-lavoro ed il valore che il capitalista ricava dal suo uso costituisce il plus-valore, un qualcosa per il quale il lavoratore non è retribuito, questo è poi approfondito da Marx, secondo cui è alla base dei rapporti asimmetrici.

Come si caratterizza il plusvalore?

  • Plusvalore assoluto: forma di estrazione del plusvalore tipico del sistema inglese, derivante dall'uso intensivo della forza lavoro (es. 12h al giorno).
  • Plusvalore relativo: aumento della produttività del lavoro a parità di ore.

Il capitale: le fasi di creazione del plusvalore sono due:

  • Processo di circolazione: M-D-M (merce-denaro-merce) trasforma la merce in denaro e con questa acquista maggiore merce (plusvalore commerciale).
  • Processo di produzione: D-M-D' (denaro-merce-denaro) il denaro acquisisce la merce forza-lavoro che gli permette di ottenere denaro maggiore. Il capitale è un valore che, grazie allo sfruttamento del lavoro, prende via, via le sembianze di denaro, merci, altre merci, altro denaro, ecc., in un movimento di accumulazione a spirale senza fine. (processo di accumulazione del denaro).

Il capitolo senz'altro più importante de Il Capitale è senz'altro il 24: Che cosa genera l'accumulazione del capitale? Che cosa genera l'accumulazione originaria?

Nell’economia politica quest’accumulazione originaria fa all’incirca la stessa parte del peccato originale nella teologia. Adamo dette un morso alla mela e con ciò il peccato colpì il genere umano. Il rapporto capitalistico ha come presupposto la separazione fra i lavoratori e la proprietà delle condizioni di realizzazione del lavoro. Una volta autonoma, la produzione capitalistica non solo mantiene quella separazione, ma la riproduce su scala sempre crescente. Il processo che crea il rapporto capitalistico non può dunque essere null’altro che il processo di separazione dalla proprietà delle proprie condizioni di lavoro, processo che da una parte trasforma in capitale i mezzi sociali di sussistenza e di produzione, dall’altra trasforma i produttori diretti in operai salariati: dunque la cosiddetta accumulazione originaria non è altro che il processo storico di separazione del produttore dai mezzi di produzione (separazione dei mezzi di produzione).

Tornando al plusvalore, come si caratterizza?

  • Plusvalore assoluto: forma di estrazione del plusvalore tipico del sistema inglese, derivante dall'uso intensivo della forza lavoro (es. 12h al giorno).
  • Plusvalore relativo: aumento della produttività del lavoro a parità di ore.

Nel capitale, il tutto viene confermato dalle equazioni marxiane:

  • Pv: plusvalore
  • V: capitale variabile (forza lavoro)
  • C: capitale fisso (mezzi di produzione)

È in particolar modo con quest'ultima formula (pv/c +1) che individua una contraddizione al capitalismo: per ottenere un saggio di plusvalore più alto il capitalista accresce la composizione organica del capitale, ma ciò determina una caduta tendenziale del saggio di profitto (+V = + PV MA - Saggio del pv), inoltre, l’agire di ogni capitalista per il proprio interesse, conduce ad una generalizzata caduta dei profitti.

La tendenziale caduta del tasso di profitto è una delle “leggi di movimento” del sistema capitalista, essa è contrastata da: una riduzione dei costi di produzione e dal raggiungimento di economie di scala o oligopolio/monopoli.

È proprio a partire da questa legge del movimento che Marx ne elabora tre successive leggi del movimento:

  1. Miseria crescente della classe operaia dovuta al maggior impiego di capitale fisso.
  2. Crisi cicliche, le quali vengono risolte solo temporaneamente dall'utilizzo di maggior capitale fisso, ma così facendo non si fa altro che aumentare la gravità di quella successive e ridurre l'importanza del capitale variabile.
  3. Questo porta inasprirsi della concorrenza che si risolve con crisi cicliche di sovrapproduzione tipiche del capitalismo e creazione di monopoli.

L’insieme delle leggi di movimento del capitalismo ne provocano, in Marx, la crisi finale del capitalismo. Il sistema che dovrebbe prendere il posto del capitalismo è il Socialismo, ovvero la collettivizzazione dei mezzi di produzione — infatti risolve proprio quello che era il peccato originale del capitalismo: la separazione dei mezzi di produzione.

Marx tenta di dimostrare anche dal punto di vista algebrico lo sfruttamento della forza lavoro (rapporti asimmetrici) ma deve risolvere il problema della trasformazione del valore in prezzo. Per fare questo:

Secondo Marx le merci si scambiano ai prezzi di produzione e non secondo i loro valori di produzione; (ponendo r = saggio di profitto medio) abbiamo quindi che:

  • Valore di produzione = c + v + pv
  • Prezzo di produzione = (c + v)(1+r)

Per Marx, prezzi di scambio e valori di produzione divergono a causa della diversa composizione di capitale fisso e variabile (c/v). Tutto avrebbe dovuto coincidere come nel modello a tre settori. La soluzione nel calcolo dei prezzi è individuata da un passaggio indiretto, prima calcolo il saggio di profitto medio in valore lavoro e da questo arrivo ai prezzi!

Saggio di plus-valore = pv/v = 100%

Saggio di profitto medio = r = pv/v / (c/v)+1 = 100/ [240/60]+1 = 100/5= 20%

Calcolato r Marx determina PP applicandolo ai valori di produzione dando così luogo alla trasformazione dei valori in prezzi. Così facendo Marx crede di avere individuato algebricamente che il lavoratore sia privato del suo surplus da lui stesso prodotto. Ma vi è una criticità della soluzione marxiana: Marx applica il saggio del profitto medio ai valori degli input (C e V) non ai loro prezzi (output) ma ai loro valori (input) (come se gli input fossero pagati in base ai valori invece che ai prezzi di produzione), ma nelle equazioni viste i prezzi di produzione vengono definiti solo per valutare gli output del processo produttivo, ma non anche gli input.

I precursori del marginalismo e la sintesi milliana

A partire da una diversa definizione del valore inizia a delinearsi una differenza tra utilità assoluta e marginale che determina il potere del consumatore.

In Inghilterra: Più in generale: rifiuto della teoria del valore – lavoro trasformata dai socialisti ricardiani in arma politica.

  • Samuel Baley: contesta l’idea ricardiana di valore assoluto; esistono solo valori relativi, il valore di un bene dipende dalla valutazione del soggetto.
  • Nassau W. Senior: il valore di un bene dipende tanto dalle condizioni dell’offerta quanto da quelle della domanda. In questo caso il parametro fondamentale è l’utilità dei beni.

In Francia:

  • Cournot: matematico, individua la curva della funzione della domanda, decrescente all'aumentare del prezzo.
  • Jules Dupuit: inizia a valutare le opere pubbliche in termini di utilità marginale decrescente.

In Germania:

  • Heinrich von Thünen: elabora il modello di localizzazione che spiega la diversità dei costi di produzione dei prodotti agricoli rispetto alla circolazione geografica; conclusione: le colture più intensive sono più vicine al mercato.
  • Gossen: elabora due principi ripresi poi dai marginalisti: legge dell’utilità marginale decrescente e equimarginalità (massimizzo la mia utilità allocando le risorse in modo da ottenere la stessa utilità dall'ultima unità di moneta spesa per ciascuna merce).

Stuart Mill

In Inghilterra viene individuato come neoliberista in quanto riprese il pensiero benthamita (individualista-edonista-liberista). Scrisse una famosa sintesi di economia politica il cui obiettivo era riunire i due grandi filoni post-smithiani, teoria del valore-lavoro e equilibrio concorrenziale individualistico. Mill ritiene che il sistema capitalista funzioni come il mulino ad acqua: le leggi della produzione sono leggi naturali mentre quelle della distribuzione sono storicamente determinate. Partendo da questa idea di fondo cerca di attraversare tre grandi temi:

  • Teoria del valore-lavoro (conciliazione con Ricardo)
  • Teoria del fondo salari (Definizione dei salari)
  • Destino del capitalismo (o termina o cambia)

A) Teoria del valore-lavoro

La teoria del valore è impostata in termini ricardiani (ovvero, la quantità di lavoro contenuto nella merci ne determina il valore) con una serie di eccezioni relative ai:

  • Salari (influenzano la determinazione del valore di scambio dei beni, a seconda dei saggi di salario, i quali dipendono dal tipo di lavoro svolto)
  • Profitti (assumono saggi di profitto diversi)
  • Processi di produzione (hanno intensità di capitali diversi)
  • Regimi di tassazione (influenzano i prezzi dei beni)
  • Rendita (più considerata come residuo ma compresa nei costi di produzione)

Queste eccezioni fanno cadere l’ipotesi del lavoro contenuto come misura del valore come visto da Ricardo, l'unica eccezione riconosciuta da Mill riguarda l'Eq. di Lp. con rendimenti costanti (in questo caso Ricardo ha ragione, ma è una situazione surreale).

B) Teoria del Fondo-Salari

Riguarda la relazione tra domanda e offerta, a partire dai salari (w):

w = W/L dove: w = saggio di salario; W = fondo salari (coincide con la domanda di lavoro) L = offerta di lavoro W ed L sono dati nel breve periodo è impossibile per i lavoratori ottenere degli aumenti salariali, tali aumenti possono essere ottenuti solo nel Lp. se W>L (la produttività>crescita demografica). Così facendo Mill arriva a suggerire politiche di tipo malthusiano come l'emigrazione.

Cos'è il profitto? Mill si affianca alle posizioni anti-ricardiane sostenendo che alla creazione del valore delle merci contribuisce anche: il profitto, perché si configura non solo come un reddito ma anche come un premio/interesse, è perciò un reddito residuale che serve a remunerare l'astinenza dal consumo dei capitalisti.

C) Destino del capitalismo

Mill condivide la tesi della caduta tendenziale del tasso di profitto, ma la sua è una visione profondamente ottimista (al contrario di Ricardo). La crescita dell’accumulazione fa aumentare il benessere sociale, rende sempre meno penosa l’astinenza dal consumo determinando l’abbassamento del tasso d’interesse sul capitale. Lo sviluppo economico porterebbe il benessere ad un livello tale da rendere inutile il bisogno di ulteriore accumulazione e facendo infine azzerare il profitto. La società giungerebbe ad uno “stato stazionario”, dove non c’è accumulazione ed il capitale rende un tasso di profitto sarà uguale a zero e il lavoratore si potrà appropriare dell’intero risultato del proprio lavoro. Ecco perché viene definito un socialista temporeggiatore (è inutile aspettare, tanto accadrà).

Il tentativo di Mill fu l'ultimo di recuperare la logica economica classica perché dopodiché avvenne la Rivoluzione marginalista a causa della definitiva affermazione del capitalismo (1860-1870 fino al 1929). Dalla grande depressione (1870-1895) e dalla belle époque (1895-1915) si ha una evoluzione del capitalismo che diventa capitalismo oligopolistico.

Le cose che ci dobbiamo ricordare della rivoluzione marginalista sono tre:

  1. I sei punti fondamentali
  2. Fu davvero una rivoluzione?
  3. Perché ebbe successo?

A. La “Rivoluzione marginalista” in sei punti

  • Spostamento dell’oggetto di studio della scienza economica: il problema diventa l'allocazione efficiente delle risorse e non più il valore, si passa da un aspetto dinamico (dall'equilibrio di lungo periodo) allo statico (problema dell'equilibrio generale).
  • Approccio metodologico basato sull’idea di affrontare ogni problema economico come ricerca dell’ottima allocazione di risorse scarse: il nuovo problema è l'allocazione delle risorse a causa della loro scarsità.
  • Approccio utilitarista: si basa sull'idea che il pensiero umano persegua l'utilità e il piacere, edonismo-egoismo tipici del pensiero benthamita, l'obiettivo è la massimizzazione del benessere individuale.
  • Principio di sostituzione: la possibilità di realizzare...
Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 31
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 1 Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del pensiero economico - Secondo parziale 2015/2016 unibo (Forli) prof. Fornasari - Con Domande e risposte d'esame Voto 30 Pag. 31
1 su 31
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mart.03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fornasari Massimo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community