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Domande storia del pensiero economico

Modulo 1

  • Indicate brevemente gli aspetti che caratterizzano i diversi approcci alla storia del pensiero economico e sottolineatene i limiti.
  • Esponete la dottrina del giusto prezzo secondo l’economia tomistica mettendola in relazione ai principi della giustizia distributiva e commutativa.
  • Illustrate i motivi in base ai quali la scolastica condannava il prestito ad interesse ed indicate i fattori che indussero San Tommaso ad attenuarne la riprovazione.
  • Analizzate brevemente l’approccio teorico dei mercantilisti alle questioni monetarie.
  • In che modo i bullonasti affrontarono la questione della bilancia del commercio?
  • In cosa consisteva la teoria del prezzo-flusso monetario enunciata da D.Hume alla metà del '700 (alla base del Gold Standard).
  • W.Petty fu il primo esponente del cosiddetto mercantilismo baconiano: in che modo affrontò il problema del valore?
  • Secondo Marx, Petty fu il primo economista a formulare la teoria del plusvalore, come si giustifica questa affermazione?
  • In Mandeville la corrente individualistica edonistica trovò uno dei suoi principali esponenti: quali concetti Mandeville mise in luce nella Favola delle Api?
  • In Cantileno è enunciata per la prima volta in forma coerente una teoria del ciclo economico: quali elementi principali la costituivano?
  • La visione di Cantileno della moneta e del credito appare estremamente moderna e anticipatrice della teoria del moltiplicatore monetario. Discutete questa affermazione.
  • Quali principi ispirarono il cameratismo tedesco, definito anche come scienza dell’amministrazione dello stato?
  • Fernando Galliani fu il primo prestigioso rappresentante della scuola napoletana; in “della moneta” espose la sua concezione dell’economia civile. Su quali principi si reggeva?
  • Esponete sinteticamente il funzionamento del “tableau économique” di Quesnay.
  • La teoria dei sentimenti morali di Smith è alla base della sua successiva riflessione economica: in cosa consistevano questi “sentimenti”?
  • Quali elementi teorici contribuiscono a definire la teoria del valore-lavoro di Smith?
  • Cosa intende Smith per prezzo naturale e in quale rapporto esso sta con i prezzi di mercato?
  • La legge di Say e la critica di Sismondi.
  • La teoria della rendita differenziale in Ricardo è esposta facendo ricorso al cosiddetto modello grano. Per quale motivo e cosa si proponeva di dimostrare con quella teoria Ricardo?
  • Analizzare le differenze teoriche tra la teoria del valore-lavoro Smithiana e quella Ricardiana.
  • In cosa consiste il concetto di valore assoluto e per quale motivo Ricardo lo volle introdurre nella sua riflessione teorica?

Principali approcci alla SPE

Così come esistono diverse definizioni di SPE, esistono anche diversi approcci alla disciplina: fondamentalmente ne esistono 3 che condizionano il modo in cui si sono svolte le cose:

Approccio cumulativo

Gli storici neoclassici che utilizzano questo approccio ritengono che la scienza economica sia cresciuta per gradi attraverso un processo di cumulazione di nuove verità le quali, una volta emerse, rendono obsolete le precedenti teorie. È un approccio che esclude l’idea di discontinuità alla quale contrappone quella di stratificazione. La conseguenza di questo approccio è il ritenere la SPE sia inutile poiché il presente contiene tutto il passato.

Approccio rivoluzionista o competitivo

A differenza dell’approccio cumulativo, questo ammette cesure e rivoluzioni. L'ispiratore di questo approccio è Thomas Kuhn, storico della scienza che ha influenzato in maniera rilevante l'economia. Egli introduce 5 fasi che descrivono come nel corso della storia si possono presentare spaccature:

  • Fase 0: periodo pre-pragamatico: non esistono teorie dominanti
  • Fase 1: accettazione del paradigma: nel corso del tempo diventa il paradigma dominante
  • Fase 2: scienza normale: il paradigma diventa la scienza da seguire e non contraddetta
  • Fase 3: nascita di anomalie: iniziano le prime discrepanze collegate alla scoperta che quel paradigma non può spiegare tutto
  • Fase 4: crisi del paradigma: le discrepanze danno vita alla crisi del modello dominante
  • Fase 5: rivoluzione scientifica: l’insieme di discrepanze danno luogo ad una rivoluzione

È un circolo vizioso, la storia riprenderà sempre da capo. I pregi di questo approccio consistono nell'accettazione di teorie diverse o alternative, delle quali i punti di forza e/o di debolezza saranno in grado di determinare il prevalere o il superamento del paradigma dominante.

Approccio mesologico-relativista

(Mesologia: branca della biologia che studia l’ambiente degli organismi). Questo approccio, che verrà adottato durante il nostro corso, mette in luce come le idee e le teorie economiche riflettano la realtà storicamente determinata. Le teorie economiche rispondono ad una domanda politica, che cerca basi scientifiche alle soluzioni che essa propone per i problemi contingenti della propria epoca.

Dottrina del giusto prezzo secondo l’economia tomistica

Il primo filone che viene tradizionalmente identificato nella SPE è quello della prima scolastica, filosofia che si afferma durante il periodo del basso medioevo. I filosofi scolastici operano una grande opera di assimilazione e mediazione culturale tra l’Aristotelismo e la tradizione cristiana attraverso la traduzione in latino di codici che erano stati conservati presso gli arabi.

La teoria del giusto prezzo riflette un pensiero teorico che Tommaso d’Aquino, frate dell’ordine francescano, riporta nella “Summa teologica”, opera del 1268 che raccoglie una serie di sue riflessioni. Questa teoria sostiene che ogni bene ha una sua proprietà intrinseca (bonitas intrinseca) e che il giusto prezzo sia il prezzo che prevale in un dato momento, ovvero il prezzo corrente che si risolve nella “communis aestimatio” (valore ottenuto in assenza di monopolio) e che assicura lo scambio tra equivalenti.

Il giusto prezzo è dunque, per San Tommaso, quella proprietà intrinseca dei beni che garantisce i principi di giustizia commutativa e giustizia distributiva. La giustizia commutativa fa infatti riferimento al principio della reciprocità tra individui all’interno di una comunità ed è affidata al mercato nel quale si deve effettuare lo scambio tra individui alla pari; la giustizia distributiva assicura invece il principio dell’immutabilità dell’ordinamento sociale: prima e dopo lo scambio le posizioni degli individui devono rimanere inalterate.

Questa teoria è responsabilità principale delle istituzioni poiché il mercato, se lasciato a sé stesso, tende a provocare uno squilibrio tra il prezzo effettivo ed il giusto prezzo dei beni causando incertezza e disordine. L’obiettivo era dunque quello di creare un mercato regolamentato in cui produttore e consumatore sono tutelati, di mantenere l’ordine sociale e di conservare l’assetto della società prevalente, che, all’epoca, era dominato in maniera contrastata dalla Chiesa Romana.

Motivi condanna prestito ad interesse e fattori che indussero San Tommaso ad attenuarne la riprovazione

Il primo filone che viene tradizionalmente identificato nella SPE è quello della prima scolastica, filosofia che si afferma durante il periodo del basso medioevo. I filosofi scolastici operano una grande opera di assimilazione e mediazione culturale tra l’Aristotelismo e la tradizione cristiana attraverso la traduzione in latino di codici che erano stati conservati presso gli arabi. I principali protagonisti di questa opera di traduzione furono Alberto Magno e, in particolare, il suo allievo Tommaso d’Aquino.

Nell’ambito di un’economia pienamente monetaria, con la quale San Tommaso e gli scolastici si confrontano, occorre definire il valore della moneta. La moneta era considerata dalla Chiesa romana un bene a fecondità semplice, cioè un bene che si consumava con l’uso, non dotato quindi di valore intrinseco, ma munito di solo valore convenzionale imposto dalle autorità per agevolare gli scambi. Quindi, come tutti i beni a fecondità semplice, non poteva far nascere su di essa diritti d’uso e interessi: “pecunia pecuniam non parit”.

Questa posizione di condanna del prestito ad interesse si afferma a partire dai primi anni dopo Cristo con la filosofia patristica: appellandosi a quello che diceva la Bibbia essi condannavano l’uso del prestito. Questa impostazione classica arriva fino a San Tommaso il quale, pur accettando questa posizione, compie un primo passo in avanti rispetto al suo parziale superamento: se prima era considerata solo come un mezzo di scambio di valore sterile, egli aggiunge che è anche “misura del valore delle cose”. Dunque, se la moneta assume anche questa funzione, Tommaso la ritiene utile a soddisfare i bisogni di consumo e, pertanto, il prestito per le transazioni commerciali diventa lecito anche se non poteva comunque dar luogo ad interessi.

Negli anni successivi, con lo sviluppo dei commerci, verrà poi adottato un atteggiamento più aperto e meno ostile nei confronti del prestito ad interesse: la chiesa romana cattolica inizia ad adeguarsi al mutamento delle condizioni economiche decidendo di trovare una serie di giustificazioni particolari e ben regolate del prestito ad usura. In particolare, il denaro poteva essere prestato in tre situazioni:

  • Damnum emergens: poteva essere corrisposto interesse come compenso di una perdita accertata o di un ritardo nel rimborso del prestito;
  • Periculum sortis: poteva essere concesso interesse come compenso per il rischio commerciale, ovvero derivante dall'esercizio dell’attività produttiva;
  • Lucrum cessans: l'interesse poteva essere concesso come compenso del mancato guadagno derivante da possibili investimenti alternativi (è un embrione del concetto di costo-opportunità del capitale).

Keynes riterrà assurda la posizione assunta dalla chiesa nei confronti del prestito ad interesse in quanto sosterrà che la legislazione sull’usura serviva solo per evitare di far schizzare in alto i tassi di interesse, mantenendo il controllo delle dinamiche della società medievale e pagando il compromesso di rallentare di fatto lo sviluppo economico.

Approccio dei mercantilisti riguardo la questione della moneta

Durante il periodo mercantilista l’economia politica, che perde la sua connotazione iniziale legata all’etica, diventa funzionale agli affari dello Stato. In realtà, non è mai esistita una scuola di pensiero che si autodefinisse mercantilista, ma fu piuttosto un termine coniato “ex post” per indicare un insieme di idee che prevalsero tra il 1500 ed il 1750 legate da elementi ed obiettivi comuni come la propensione al protezionismo o il tentativo di rafforzamento del potere dello stato territoriale.

La prima fase di questo periodo viene definita con il termine “bullionismo”: i bullionisti erano in genere mercanti o funzionari della corona che perseguivano l’accumulo di oro come mezzo per consolidare il potere del sovrano. Da un punto di vista teorico in questi anni si sono susseguite diverse teorie monetarie: il fattore fondamentale secondo gli scrittori mercantilisti dipendeva dallo scostamento del tasso di cambio ufficiale (= valore nominale stabilito dalle autorità) rispetto alla parità metallica (=quantità di oro e argento) contenuta nella moneta. Questo scostamento era causa di una sottovalutazione della stessa, la quale quindi, secondo la “legge di Gresham” tende a fuggire all’estero. Già precedentemente Nicolas d’Oresme era pervenuto a questa legge, ma la sua esplicitazione si deve a Gresham dalla quale prende il nome: in sintesi essa ritiene che se in un paese circolano due monete di pari valore nominale ma con diverso contenuto di oro e argento, gli individui tenderanno ad utilizzare negli scambi interni la moneta “cattiva” (che contiene minor quantità di metallo prezioso) mentre la moneta “buona” viene tesaurizzata o utilizzata solo per i pagamenti con l’estero e tende quindi a sparire dalla circolazione. —> “la moneta cattiva scaccia quella buona”.

Successivamente, in concomitanza con la cosiddetta “rivoluzione dei prezzi” cinquecentesca, i mercantilisti iniziano a esaminare le cause di questo repentino aumento dei prezzi. La più grande intuizione si deve ai frati gesuiti della seconda scolastica dell’università di Salamanca i quali abbozzano una teoria che lega l’andamento dei prezzi a quello della circolazione monetaria, teoria che verrà espressa sotto forma di equazione da Fisher a partire dalla metà del ‘500: MV=PT. Secondo questa, che verrà definita come “teoria quantitativa della moneta” il prezzo è direttamente proporzionale al rapporto tra la quantità di moneta in circolazione e il numero di transazioni.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandra_M di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fornasari Massimo.
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