Storia del pensiero economico – Prof. Serafini
Lezione 10
Benvenuti, in questa lezione nella quale trattiamo di Thomas Robert Malthus e le teorie della popolazione, ci riferiamo principalmente alla concezione, appunto, della popolazione ed dell'economia, anche in senso dinamico, caratteristica di questo autore, che fu un pastore anglicano fin dal finire del '700, e in particolare dal 1798 quando uscì la sua principale opera in ambito demografico. Egli quindi è molto famoso per la sua concezione della popolazione ma tramite anche le pubblicazioni successive del 1815 e del 1820, riuscì ad affermarsi in vari settori, fra i quali appunto oltre la demografia, quello dell'economia.
Egli quindi analizzò seri aspetti della popolazione, che gli aspetti economici, in stretta relazione e in chiave anche dinamica, quindi non focalizzando l'attenzione esclusivamente sulla quantificazione del valore di scambio, ma anche sulla loro modifica nel tempo, ancorché sembra effettivamente assente nella sua riflessione, il ruolo giocato dal progresso tecnico, cioè dall'incremento della produttività che permette anche un incremento della produzione per unità di tempo. Questo lo si vede principalmente proprio dalla sua concezione della popolazione.
Allora, egli si focalizzò, focalizzò la propria attenzione sugli aspetti demografici elaborando una concezione piuttosto pessimistica circa l'evoluzione possibile della popolazione, della ricchezza diciamo di cui si sarebbe potuto appropriare una determinata popolazione che avrebbe potuto creare, perché? Perché egli sostenne sostanzialmente che al crescere dei mezzi di sostentamento, la popolazione tende ad aumentare il numero di figli, aumentando il numero di figli tende a ricadere la disponibilità di cibo pro-capite, e quindi ecco che un incremento della popolazione causato da un miglioramento delle condizioni economiche, determina poi nel tempo un ripiombare delle condizioni economiche pro-capite a livello precedente.
Qui abbiamo una concezione demografica strettamente connessa con quella economica, e anzi sembrerebbe dipendente da quella economica, tutta via Malthus basò la propria concezione della popolazione, la espresse prima di quella economica, sulla base della raccolta di dati che poi si rivelò in realtà imprecisa, ma anche caratteristica soltanto di un determinato territorio dal quale venivano raccolti i dati, cioè quelli degli Stati Uniti d'America di fine '700, che appunto era caratteristico di un momento particolare, cioè quello dell'afflusso di popolazione verso il nuovo mondo, verso gli Stati Uniti d'America dall'Europa, ma anche appunto, per un determinato periodo di tempo, quindi anche però con dati imprecisi.
Tuttavia, la sua concezione è famosissima, e divide la progressione, quindi la modalità di aumento in termini matematici della popolazione, rispetto alla modalità di aumento della ricchezza economica, e stabilisce che le due, quindi la popolazione e la ricchezza economica, avrebbero una progressione esprimibile in termini matematici in maniera assolutamente differente, perché mentre la popolazione crescerebbe, lasciata libera, quindi senza particolari freni, mediante una progressione geometrica, la capacità di soddisfare le necessità di cibo perciò la ricchezza economica, crescerebbe secondo una produzione aritmetica. Questo che significa? Significa per gli studi matematici che mentre la prima progressione geometrica è molto più grande, cioè di volta in volta cresce a ritmi più elevati (caratteristica della popolazione) quella caratteristica invece della disponibilità di cibo, crescerebbe soltanto in progressione aritmetica, quindi con tassi più bassi, più contenuti.
Allora, identificando queste due caratteristiche, come se fossero ovviamente immanenti, quindi come se fossero delle caratteristiche per ogni popolazione, in ogni luogo, in ogni sistema economico, cosa che ovviamente non è, e che abbiamo visto abbondantemente non essersi verificato in nessuna parte del mondo, però identificando queste due concezioni, egli ha poi facilità nel sostenere che anche il livello dei salari nel lungo termine, nel lungo periodo, si sarebbe comunque mantenuto a un livello di sussistenza in termini di potere di acquisto, perché anche incrementando il salario dei lavoratori, questi avrebbero avuto più figli e quindi i figli facenti parte della stessa non classe, diciamo così, lui si espresse in realtà non in termini di classe quanto in termini di ceto, cioè di disponibilità economiche, sarebbero ritornati allo stesso livello precedente di incremento dei salari.
Quindi ecco che la sua concezione fu pessimistica, nel senso che anche in caso di redistribuzione delle risorse a favore dei lavoratori, questi lavoratori avrebbero poi procreato in maniera aggiuntiva rispetto al periodo precedente, incremento dei salari e quindi avrebbero rideterminato una discesa dei salari reali, e quindi di nuovo una discesa del potere d'acquisto, e quindi lo stabilirsi nel lungo periodo dei salari a livello di sussistenza, che in realtà può essere inteso in questo caso sopravvivenza, cioè a livello minimo per poter sopravvivere, mentre sussistenza ha anche una componente storica.
In questo caso quindi si innesta il problema economico, perché? Allora quale dovrebbe essere una politica se vogliamo, distributiva dei redditi? Beh, qualunque politica si attuasse, chiaramente si ritornerebbe sempre alla stessa distribuzione precedente, perché se è determinante la modalità di progressione geometrica della popolazione, e aritmetica della capacità di soddisfare le necessità di cibo, chiaramente qualsiasi politica di redistribuzione delle risorse, magari da chi è più ricco a chi è più povero, avrebbe determinato questo comportamento per la masse dei poveri che avrebbero aumentato il numero di figli, e quindi li avrebbe riportati ad una riduzione della propria ricchezza pro-capite.
Allora è chiaro che in questa diciamo impostazione, si vede anche una certa tensione verso una non modifica dei comportamenti naturali, perché la natura avrebbe avuto poi la meglio nel riportare le modificazioni indotte dall'economia, al loro normale, naturale sviluppo. Però si vede anche quale può essere una concezione, diciamo così, contraria alla redistribuzione, perché invece allora, la sorgente, già da un po' insomma, rivoluzione industriale che portava si, da un lato l'incremento della capacità di soddisfazione delle necessità di cibo, ma dall'altro anche un pauperismo generalizzato, cioè cominciavano ad esserci, ovviamente, forme di impoverimento generalizzato dei lavoratori, ecco che in ogni caso anche un incremento dei salari avrebbe poi rideterminato una riduzione degli stessi salari in termini reali.
Allora dato che invece si riteneva nella società, che una redistribuzione dovesse essere in qualche misura a portata proprio per dar modo alle popolazione, non solo di non peggiorare, ma di migliorare il proprio livello, questa tesi si opponeva, perché diceva no, e allora che cosa si sarebbe dovuto fare? Ma nulla, tuttavia questa tesi in realtà giustificava anche l'esistenza delle rendite, cioè giustificava anche l'esistenza delle rendite, cioè non soltanto dei lavoratori poveri, ma anche della parte del ricavato delle vendite dei rischi, che avrebbero dovuto dare a coloro che campavano di rendita, perché? Perché invece quella parte della popolazione non si sarebbe comportata in quel modo, allora ecco che la concezione demografica pessimistica indicava che la popolazione proprio, avrebbe avuto dei comportamenti in termini di prolificità, assai differenti rispetto a quelli della parte più ricca.
E allora che cosa succede? Che più cibo, uguale più figli, uguale più poveri, allora i ricchi, invece disponendo di mezzi i quali la proprietà della terra che gli garantivano una rendita, non comportandosi in questo modo, avrebbero permesso anche, e qui veniamo al collegamento economico, un sostegno alla domanda effettiva, cioè che cosa? La domanda effettivamente espressa nell'acquisto di merci.
È qua allora arriviamo al collegamento con l'economia politica; infatti se da un lato Malthus individuava una progressione geometrica, il necessario incremento della popolazione e una progressione aritmetica, il necessario incremento delle capacità di soddisfazione delle necessità di cibo, dall'altro questo comportamento naturale avveniva negli strati più poveri della popolazione, mentre negli strati più ricchi, i ricchi anche aumentando la propria capacità di soddisfazione di bisogni, cioè i propri redditi, quindi le rendite, perché allora ovviamente c'era una grossa coincidenza come oggi del resto in parte, fra coloro i quali possiedono le terre e coloro i quali sono ricchi, ecco, la parte più ricca non si comportava da un punto di vista demografico nello stesso modo della parte più povera, e quindi un aumento della loro ricchezza avrebbe invece favorito che cosa? Un aumento della domanda, e quindi anche un aumento della ricchezza prodotta.
Questo lato del collegamento economico, fra domanda effettiva e offerta, in un certo senso è rivoluzionario, rispetto alle concezioni precedenti, perché mentre prima si pensava, e anche si pensava con la legge si Sayie, e come questa si presenta con la teoria economica, mentre allora si credeva che l'offerta determinasse ovviamente la disponibilità di cibo, e quindi anche la capacità di soddisfazione, se questa era vero, però era vero pure che una distribuzione differente delle risorse all'interno della popolazione, sotto forma di redditi da spendere, avrebbe determinato una differente domanda effettiva, e quindi un offerta successivamente all'espressione della domanda, quindi ecco che questo principio fu molto apprezzato da John Maynard Keynes nella prima parte del '900, quindi più di un secolo successivo, proprio perché si legava l'offerta alla domanda, come dipendente anche dalla domanda effettiva, e non soltanto dalla sua capacità di organizzare e di produrre, ma anche di organizzare e produrre le merci sulla base della domanda effettivamente espressa dal mercato.
Quindi ecco questa è una grossa importante caratteristica, e il merito anche gli fu riconosciuto da John Maynard Keyes. Quindi da un punto di vista della crescita della popolazione, il pessimismo e l'atteggiamento anche moralistico quindi nei confronto dei poveri, i quali non appena arricchiti avrebbero generato più figli, è evidente in Malthus, però un aspetto positivo lo si ritrovò anche nella sua capacità di identificare come uno stimolo alla crescita della produzione potesse arrivare dalla crescita della domanda effettiva.
C'era però, diciamo, una particolarità ulteriore nel pensiero di Malthus per quanto riguarda la popolazione, due tipologie di freni che egli identificò a questa progressione geometrica dell'accrescimento della popolazione, i freni repressivi e i freni preventivi. I freni repressivi erano riconducibili all'operare di guerre, carestie e pestilenze, quelli preventivi riconducibili ovviamente alla contraccezione, al concubinato, oppure alla castità e alla dilazione dell'età matrimoniale. Il moralismo qui è evidente, non soltanto con l'accezione negativa con la quale si intende oggi la parola moralista, ma anche per quanto riguarda diciamo una induzione dei comportamenti, ma anche per quanto riguarda la concezione che oggi noi sappiamo di come le guerre, le carestie e le pestilenze influiscano sulla popolazione.
Diciamo quindi che dal punto di vista della libertà di movimento della popolazione, egli fu pessimista, ritenendo che la progressione geometrica avrebbe comunque trionfato, però identificò anche dei possibili freni in quelli repressivi e quelli preventivi, per evitare che questo accrescimento della popolazione, soprattutto dei poveri, impedisse, appunto, il loro arricchimento pro capite. Nella lezione successiva tratteremo invece anche degli aspetti più tecnici per quanto riguarda ad esempio il valore espresso nei principi di economia politica di Malthus, e alcune ambiguità nel rapporto, proprio all'interno del valore fra il lavoro comandato e la domanda e offerta come meccanismo di determinazione del valore delle merci.
Lezione 11
Benvenuti, in questa seconda parte sulla lezione su Thomas Robert Malthus, e le teorie della popolazione, affrontiamo in realtà la parte successiva alle teorie della popolazione, affrontata da questo autore, e con particolare attenzione alla parte economica, quindi a quanto egli stesso scrisse nei propri principi di economica politica, stabilendo una sorta di superamento di una concezione tipica ad esempio di Adam Smith, di collegamento stretto di produzione e quantità di lavoro erogato presente in ogni merce, per poter stabilire il prezzo relativo di ciascuna merce, quindi relativo rispetto a tutte le altre, e anche le concezioni del rapporto fra la domanda e offerta che come abbiamo già modo di dire, furono particolarmente apprezzate da John Maynard Keynes, e anche il collegamento fra queste concezioni, e diciamo così, il rapporto fra le classi all'interno di un sistema economico, quindi il rapporto fra, ad esempio, i redditieri precettori di rendita, derivante dal possesso della terra, dalla proprietà della terra, e i poveri intesi come i lavoratori, e i produttori intesi quindi come imprenditori.
Questo perché? Perché egli all'interno dei suoi principi di economia politica, fece per così dire, un passo in avanti, infatti il suo manuale di economia politica divenne il manuale più utilizzato all'interno del mondo anglosassone e non solo, fino ad essere soppiantato soltanto 45 anni dopo circa, dal manuale che avrebbe prodotto successivamente Alfred Marshall, ovvero sul finire dell'800, quindi ecco che per un'ampissima parte, quindi per molti decenni dell'800, questo suo testo, principi di economia politica, hanno costituito un testo fondamentale sul quale si sono formate generazioni di giovani studenti, e quindi sicuramente è un testo che è riuscito a coagulare una serie di elementi presenti nei vari sistemi di pensiero, e farli giungere a maturazione.
Allora, per quanto riguarda le differenti concezioni, possiamo partire in collegamento con quanto detto prima circa la teoria della popolazione, col suo atteggiamento che può essere definito, come abbiamo detto, moralistico nei confronti dei poveri, perché egli riteneva che i poveri, allorquando avessero potuto ottenere un reddito aggiuntivo, quindi un accrescimento del proprio salario, sarebbero andati incontro ad un aumento della popolazione, quindi sostanzialmente avrebbero procreato di più, perché sarebbero stati meglio dal punto di vista vitale, quindi avrebbero potuto mangiare di più, diciamo così, avere delle risorse da destinare anche alla procreazione in misura superiore, e quindi avrebbero creato di nuovo i presupposti per un loro ulteriore impoverimento, questo perché ovviamente avendo più figli il maggior reddito si sarebbe spartito fra un maggior numero di persone all'interno del nucleo famigliare, del percipiente il maggior reddito.
Quindi ecco che questo atteggiamento può essere definito moralistico non tanto per questo, quanto per questo che sarebbe un evento che accadrebbe soltanto per i poveri, mentre per coloro i quali sono percettori di rendita, quindi i proprietari terrieri, questo sarebbe escluso, pertanto un aumento delle rendite non genererebbe un aumento dei figli dei redditieri tale da determinare una rendita pro capite dei ricchi redditieri pari al livello precedente d'innalzamento della rendita. Quindi ecco che c'è un atteggiamento moralistico perché pone attenzione, come abbiamo detto, ai freni repressivi e freni preventivi circa il possibile ampliamento della popolazione, però questo sarebbe accaduto, ampliamento della popolazione, soltanto in una determinata fascia della cittadinanza, diciamo così, cioè dell'insieme della popolazione che lui analizzava, che presupponeva fosse caratteristica del comportamento umano.
Però all'interno di questa visione moralistica c'è un aspetto, come ci siamo già riferiti, che fu apprezzata anche quasi due secoli dopo da John Maynard Keynes, è l'effetto della retroazione della domanda sull'offerta, cioè egli tramite questo atteggiamento moralistico sostanzialmente, cominciò a vedere come la domanda di merci, determinasse l'offerta delle merci stesse, perché i produttori, ovviamente, trovandosi di fronte una domanda accresciuta, avrebbero prodotto di più. Questo oggi, dato le nostre menti successive a John Maynard Keynes, essendo cresciuti in un ambiente sostanzialmente keynesiano, cioè post-keynesiano, post presenza di Keynes e delle sue teorie, è una sorta di constatazione, un dato di fatto, però in realtà per quei tempi non c'era questa convinzione, ma si pensava invece che l'offerta producendo tramite, appunto, il processo produttivo, una ricchezza aggiuntiva, avrebbe permesso un maggior arricchimento, e poi si sarebbe anche riflesso in una maggiore capacità di spesa.
Invece se noi invertiamo il processo, benché il collegamento fra domanda e offerta sia similare ovviamente, invertiamo il processo, cioè il punto di origine, e stabiliamo che un ampliamento della domanda stimola l'ampliamento dell'offerta, che quello possa essere il punto di origine, troviamo appunto un modello di funzionamento dell'economia, soprattutto vicino a quello del principio della domanda effettiva, stabilito poi quasi un secolo dopo da John Maynard Keynes. Diciamo che questo rileva quindi che l'offerta dipende dalla domanda, invece che la domanda dipenda dall'offerta.
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