variabile economica che non si riesce ad inserire nello schema dell'equilibrio generale.
Moneta =
MERCANTILISMO E PRECLASSICI – 1600
Il è una dottrina che si fonda sul
mercantilismo principio di ricchezza intesa come possedimento
Nel mercantilismo l'economia era prevalentemente di tipo artigianale o
d'oro e d'argento.
commerciale, e quindi diversa da quella odierna. Lo Stato si arricchisce quando l' oro e l'argento
aumentano nelle sue casse. La banca centrale (istituita poi nel 1800) nasce in questo periodo, per
risolvere i problemi di indebitamento dello Stato e poteva assumere le seguenti organizzazioni:
accentramento in un organismo statale
• attribuzione di un monopolio a un ente privato assoggettato a controlli pubblici
• decentramento a una molteplicità di enti privati in concorrenza
•
Nel corso degli anni si è propenso per l'attribuzione del monopolio dell'emissione della moneta ad
un ente privato assoggettato a controlli pubblici, al fine di responsabilizzare questo tipo di ente che
doveva comunque trovare un accordo con lo Stato. Le banche centrali erano, inoltre, viste come
fonte di approvvigionamento per le casse dello Stato, in quanto potevano vendere titoli di debito
pubblico. La banca centrale è quindi un soggetto per metà privato e per metà pubblico, in quanto gli
azionisti sono le banche commerciali.
Si affermano inoltre il mercato della borsa, come forma alternativa di finanziamento per le imprese
(oltre al credito bancario).
La dottrina mercantilistica assume come il ruolo dello stato e del mercato al fine di
priorità
arricchirsi, ed in questo modo garantire e mantenere la (economica, militare,
sicurezza nazionale
politica) → relazione welfare/potere.
Il nel tentativo di generare un
mercantilismo promuove le esportazioni e limita le importazioni,
surplus negli scambi e creare così ricchezza e potere. Il potere era percepito in termini di guadagno
o perdita di lingotti in quanto la ricchezza era costituita dall'oro. Essendo le risorse limitate, gli stati
competono tra di loro per assicurarsene il dominio. Questa è una prospettiva di tipo realista.
Per assicurare i surplus della bilancia commerciale, strumento fondamentale era il Le
colonialismo.
colonie rappresentavano, infatti, un mercato esclusivo e garantito per le esportazioni per le imprese
del paese colonizzatore, una fonte di materie prime, di beni e di forza lavoro a buon mercato.
Gli scambi tra i paesi determinavano la distribuzione dell'oro. Questi scambi erano, ovviamente,
influenzati dai prezzi interni. Ogni nuova scoperta d'oro avrebbe incrementato i prezzi del paese in
cui si trovava la miniera, ma ciò avrebbe fatto defluire l'oro.
Nel mercantilismo i bullionisti sostenevano l'importanza di detenere moneta. Per il mercante oro e
argento definivano la ricchezza privata e nazionale. Bullion (lingotto) era una misura standard di
oro e la quantità d'oro posseduta definiva il potere sulle risorse e sul lavoro.
La dottrina mercantilistica utilizzava l'interpretazione dell'equazione degli scambi (poi teoria
quantitativa) ---> MV = PT, ossia quantità di moneta per la sua velocità di circolazione = livello dei
prezzi per il volume degli scambi. Credendo erroneamente che un aumento di M era indotto da una
maggiore domanda di scambi, T. Nel corso del 1700 ci si accorge che un aumento di M causa
inflazione.
Con il trascorrere del tempo il concetto di ricchezza inizia a cambiare: non solo valuta
Il surplus commerciale indica il successo di un paese, ma
accumulata, ma anche merci prodotte.
ora è dato anche dalle esportazioni dei prodotti manufatti e non solo dalle derrate agricole o materie
prime. Può essere, inoltre, conveniente esportare oro se ciò crea un mercato per le esportazioni dei
prodotti nazionali. Diventa, ora, cruciale importare a basso prezzo sia per risparmia sui costi di
produzione, sia per poter vendere a prezzi inferiori allargando così le quote di mercato. L'accento si
sposta sulla competitività delle merci in chiave di riduzione dei costi e dei prezzi.
WILLIAM PETTY
Contribuì al superamento del mercantilismo classico introducendo la nozione di divisione del
di sovrappiù, sottolineando il ruolo della tecnologia. Petty vide nel capitale non sono una
lavoro,
grandezza finanziaria, ma anche l'insieme dei prodotti impiegati all'interno dei processi di
produzione, determinando il passaggio da ricchezza intesa come commercio a ricchezza generata
dal lavoro, da ricchezza finanziaria a ricchezza reale. Da qui la visione dell'aumento della ricchezza
legata all'organizzazione della produzione più che alle relazioni commerciali. In surplus è inteso
come un modo per aumentare l'attività economica e l' occupazione.
NAZIONALISMO ECONOMICO
Rappresenta un'evoluzione del mercantilismo. Il nazionalismo economico si concentrò sullo
sviluppo interno, ossia sulla produzione. E' quindi una reazione al liberalismo economico. La Gran
Bretagna si arricchiva liberalizzando, gli stati tedeschi e gli USA si concentravano sulla propria
indipendenza adottando politiche economiche nazionalistiche.
Hamilton e List furono i rappresentanti del nazionalismo, e quindi del protezionismo economico.
Hamilton sosteneva la protezione delle industrie nascenti e la necessità di sussidi per favorire i
prodotti USA all'interno e all'esterno e per questo non fu favorevole alle limitazioni sulle
importazioni.
List sostenne che il potere produttivo andava promosso attraverso l'istruzione, la tecnologia e
l'industria. La capacità produttiva era più importante della ricchezza.
E' l'istituzione Stato a farsi carico di promuovere i prodotti nazionali. Se non posso proteggere i
prodotti nazionali, posso utilizzare la promozione commerciale come parte della politica estera.
JOHN LAW
Propose di utilizzare le disponibilità monetarie e la politica monetaria come mezzi per dirigere gli
affari economici di un paese. Si stacco dalla concezione del mercantilismo, trattando la moneta
cartacea e il credito come strumenti più efficaci per gli scambi di quanto non lo fosse la
Law attribuiva alla ma si distanziò dall'idea che solo
moneta metallica. moneta un potere attivo,
un'eccedenza delle esportazioni fosse in grado di assicurare una consistente riserva metallica. Qui
assunsero un ruolo attivo le banche, le quali, secondo Law, non dovevano limitarsi al trasferimento
di moneta, ma alla creazione della stessa. Le banche dovevano emettere carta moneta convertibile in
moneta metallica, anticipando la funzione delle banche centrali odierne. Law respinse l'idea che la
moneta avesse un ruolo immaginario, in quanto il valore di una cosa, quindi anche della moneta, era
dato dall'uso cui essa viene destinata.
RICHARD CANTILLON
Cantillon Effect: gli effetti di un aumento dell'offerta di moneta dipendono da chi riceve l'aumento e
dalla loro domanda relativa di beni.
se la moneta finisce ai capitalisti/imprenditori, la loro domanda di liquidità diminuisce e così il
•
tasso di interesse
se la moneta finisce ai proprietari terrieri, questi spenderanno in consumi che, alimentando la
•
domanda, accresceranno il tasso di interesse.
FISIOCRAZIA – 1700
Visione del sovrappiù → stessa dei classici
La principale proposizione della fisiocrazia era la suddivisione della società in tre classi sociali:
contadini
• proprietarie terrieri
• artigiani
•
Solo i contadini potevano considerarsi produttivi in quanto solo la terra era in grado di produrre
sovrappiù. Il lavoro industriale, incapace di produrre tale sovrappiù, era considerato sterile. I
proprietari terrieri si limitavano a spendere le rendite ricevute dalla classe agricola, e ad anticipare i
capitali necessari per l'avvio e il mantenimento della produzione. Quest'ultima percorreva un flusso
circolare di un anno, in corrispondenza ad un solo raccolto. Al termine di ogni ciclo, il raccolto
compensava i costi sostenuti garantendo le risorse per avviare un nuovo ciclo produttivo. Il sistema
era, quindi, chiuso e la aveva l'esclusiva
moneta funzione di intermediario al fine di garantire gli
Non poteva che esservi questa visione, in base al contesto storico ed economico del tempo.
scambi.
Con i fisiocratici nasce il principio del laissez-faire (e quindi l'idea del libero mercato).
Gli obiettivi politici dei fisiocrati erano:
sostituire una complessa tassazione con un'imposta unica
• liberalizzare il commercio del grano
• emulare l'agricoltura inglese
•
DAVID HUME
La teoria monetaria di Hume si fonda principalmente su due aspetti
uno squilibrio commerciale fa si che la moneta metallica
meccanismo del flusso d'oro:
•
affluisca o defluisca da un determinato paese, provocando una variazione del livello dei prezzi che
modifica la competitività di un paese, la quale a sua volta corregge l'iniziale squilibrio commerciale.
Le politiche mercantilistiche destinate a produrre un avanzo commerciale risulterebbero, quindi,
controproducenti in quanto il saldo positivo, allargando la base monetaria, farebbe aumentare il
livello dei prezzi riducendo le esportazioni e favorendo le importazioni, eliminando in questo modo
l'avanzo iniziale;
le possono avere effetti
variazioni della quantità di moneta diversi nel breve e nel lungo
• Si può distinguere tra breve e lungo periodo in quanto i prezzi ci mettono del tempo a
periodo.
reagire alle variazioni della base monetaria. Nel breve periodo un aumento dell'offerta di moneta
potrebbe stimolare l'attività economica perché i prezzi aumenterebbero più velocemente dei costi,
ma a lungo termine ciò rappresenterebbe solo un aumento del livello dei prezzi. Le variazioni dei
prezzi dipendono, inoltre, dalle aspettative della collettività.
trattò la che permette di acquistare beni,
Hume moneta come un mezzo di circolazione e non
Hume non considera soltanto la moneta metallica, ma anche la
come una merce. moneta cartacea
la quale, essendo un titolo, deve essere garantita da una qualche autorità.
CLASSICI
I classici equiparavano, invece, la ad una Il veniva
moneta merce. valore della moneta
ed
determinato dal suo prezzo, il prezzo della moneta doveva rispecchiare il costo di
Ogni movimento dei prezzi, quale risultato dei cambiamenti dei costi di
produzione della stessa.
produzione delle merci, ha un effetto conseguente sulla quantità di moneta. Una volta stabilito il
prezzo di tutte le merci, conosco la quantità di moneta di cui avrò bisogno per l'acquisto di queste.
ADAM SMITH
Traspone le leggi esatte delle scienze naturali all'economia.
L'ordine naturale è l'insieme delle relazioni tra gli individui regolate da leggi oggettive meccaniche.
L'ordine positivo non deve contrastare con l'ordine naturale.
Smith non considera l'egoismo umano come un elemento disgregatore della società, ma lo ritiene,
anzi, un elemento di ordine e di sviluppo. Gli individui servono l'ordine collettivo in quanto guidati
dal proprio interesse personale. Smith basa quindi l'economia sul principio del self interest, ossia
sull'egoismo individuale come caratteristica dell'ordine naturale, enfatizzando il teorema della mano
invisibile del mercato che garantisce che tutti si comportino correttamente.
Per Smith è importante la divisione del lavoro, ossia il processo mediante il quale una particolare
operazione produttiva viene suddivisa in un certo numero di operazioni separate, ognuna realizzata
da individui diversi, in quanto essa è in grado di aumentare l'abilità del lavoratore, di ridurre i tempi
d'ozio ed incentivare la ricerca tecnologica. Le grandi scale produttive, conseguenza di ciò,
garantiscono lo sviluppo delle nazioni, ed è proprio l'illimitatezza dei bisogni e la conseguente
estensione del mercato a limitare la divisione del lavoro, giacché essa risulta possibile solo quando
si può produrre per un mercato sufficientemente esteso o in espansione.
Secondo Smith è operante nella società capitalistica un la divisione del
meccanismo cumulativo:
lavoro innesca il ma è l'accumulazione che Smith
processo di crescita, del capitale lo alimenta.
distinse il capitale fisso, inteso come frutto del lavoro immobilizzato (impianti, attrezzature, edifici)
dal capitale circolante inteso come capitale non immobilizzato, liquido, che permette di retribuire il
fattore lavoro tramite il fondo salari.
La ricchezza viene prodotta e redistribuita (produzione = reddito).
Teoria della distribuzione del reddito → vi sono presenti tre classi sociali: capitalisti, lavoratori,
proprietari terrieri (capitale, lavoro, terra). Queste si distinguono tra loro sia per il tipo di requisiti
produttivi che possiedono, sia per il modo in cui spendono i loro redditi. I proprietari terrieri, che
non possiedono capitale produttivo, hanno una propensione al risparmio nulla e non contribuiscono,
quindi, alla crescita. I lavoratori possiedono solo il lavoro e, vivendo di un reddito di sussistenza,
non contribuiscono alla crescita, ma alla produzione. Sono i capitalisti che contribuiscono alla
crescita tramite la loro elevata propensione al risparmio. E' solo il risparmio a garantire
L'interesse della nazione coincide perciò con l'interesse della classe borghese, cui i
l'investimento.
capitalisti appartengono.
Smith distingue, inoltre, il lavoro produttivo, ossia quello che produce un output finale maggiore
degli input utilizzati (il lavoro era il fattore produttivo per eccellenza), e il lavoro improduttivo che
consiste negli investimenti errati che non creeranno nuova ricchezza. Il lavoro produttivo è perciò
indispensabile per sostenere l'accumulazione, mentre quello improduttivo no.
Teoria del valore → I classici non sono in grado di stabilire un prezzo adatto a remunerare tutti i
fattori produttivi. Il valore del bene è determinato dal suo prezzo. Una merce ha valore se essa è
Smith
il prodotto del lavoro umano: il valore del bene è pari al lavoro che riesce a comandare.
vede che la misura del lavoro comandato non coincide con la grandezza del lavoro contenuto nelle
merci. Questo potrebbe verificarsi solo nelle società primitive, ma non in quelle capitalistiche. Il
lavoro comandato da una merce deve essere superiore alla quantità di lavoro impiegata per
produrla: solo così potrò avere accumulazione del capitale.
Smith differenzia il prezzo di mercato ed il prezzo naturale. Il primo dipende da domanda ed offerta
e rappresenta il prezzo effettivo di una merce. Il secondo è il prezzo che consente di pagare i
capitalisti, i proprietari terrieri ed i lavoratori, ossia i fattori che contribuiscono alla produzione, ai
saggi normali di retribuzione. Il prezzo naturale è il prezzo attorno a cui ruotano i prezzi delle
merci. La concorrenza dovrebbe portare alla coincidenza dei due prezzi. In questa concezione il
mercato è in grado di autoregolarsi: ciascuno è condotto da una mano invisibile.
In condizioni di equilibrio concorrenziale:
la produzione consente di offrire quelle merci che i consumatori domandano
• i metodi produttivi scelti sono quelli più efficienti
• le merci vengono vendute al prezzo più basso possibile
•
Il limite di questa visione è che Smith non riuscì mai a dimostrare che l'equilibrio esiste, né provo
che esso è unico e stabile.
Teoria del commercio internazionale → Smith considerava il commercio internazionale un mezzo
per ampliare il mercato e perciò la divisione del lavoro. Ciò si basava sulla teoria del vantaggio
assoluto che prevedeva l'assunzione che la produzione di una determinata merce avrebbe avuto
luogo dove essere risulta più a buon mercato. Diversa dalla teoria dei vantaggi comparati che
assume che un paese si specializza nella produzione di beni dove ha vantaggio comparato. Il
commercio internazionale dovrebbe essere considerato come un mezzo per collocare la produzione
eccedente, in questo modo posso continuare a produrre sovrappiù esportando.
LEGGE DI SAY (LEGGE DEGLI SBOCCHI)
La produzione crea la propria domanda di altri prodotti: il motivo per cui i produttori desiderano
vendere il loro prodotto è il desiderio di acquistare altri beni. Essi non vogliono ottenere denaro fine
a se stesso. La legge di Say può essere intesa in due sensi:
di Say → la somma di tutti gli eccessi di domanda deve essere uguale a zero (tutti i
–Identità
mercati settoriali sono costantemente in equilibrio), ed una sovrapproduzione generale (eccesso di
offerta di tutti i beni) risulta perciò impossibile
di Say → benché possa verificarsi temporaneamente una sovrapproduzione generale,
–Uguaglianza
c'è una tendenza all'equilibrio, in cui l'eccesso di domanda di moneta è zero (ci possono essere
squilibri temporanei, ma complessivamente il tutto è in equilibrio)
Quale che sia il livello della produzione, il valore della domanda non può essere inferiore ed è
quindi esattamente uguale al valore dell'offerta. I fenomeni di sovrapproduzione parziale vengono
sistematicamente corretti dai movimenti dei prezzi relativi. Ciò equivale a dire che l'offerta crea la
propria domanda.
SMITH E LA MONETA
Dottrina delle cambiali reali → un aumento della moneta in circolazione non produce alcun effetto
inflazionistico a condizione che la moneta sia prestata solo per operazioni commerciali reali. In
questo caso, la creazione di moneta soddisferebbe i bisogni reali del commercio. Secondo Smith il
risparmio è speso al pari del consumo, i risparmi vengono tramutati in investimenti e non
tesaurizzati. Smith negava che una sovrapproduzione generale potesse generare una crisi.
Smith approfondì inoltre, il ruol
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