Lezioni di storia del pensiero economico
Definizioni di politica economica
Economia: Oikos Nomos
- 1615 A. Montchretien, Traicté de l'économie politique
- 1664 T. Mun, England's Treasure by Foreign Trade
- 1776 A. Smith, Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations
- 1817 D. Ricardo, Principles of Economy and Taxation
- 1844 J.S. Mill, Essay on Some Unsettled Questions of Political Economy
- 1867 K. Marx, Das Kapital: Kritik der Politischen Oekonomie
- 1871 W.S. Jevons, Theory of Political Economy
- 1890 A. Marshall, Principles of Economics
- 1896 V. Pareto, Cours d'économie politique
- 1918 G. Cassel, Theoritische Sozialokonomie
- 1932 L. Robbins, An Essay on the Nature and Significance of Economic Science
I mercantilisti
- 1664 Mun, England's Treasure by Foreign Trade
- 1690 Petty, Political Arithmetick
- 1691 North, Discourses upon Trade
- 1692 Locke, Some Consideration of Consequences of the Lowering of Interest, and Raising the Value of Money
- 1699 Davenant, Essay on the Probable Methods of Making a People Gainers in the Balance of Trade
- 1705 Law, Money and Trade Considered, with a Proposal for Supplying the Nation with Money
- 1734 Melon, Essai Politique sur le Commerce
- 1752 Hume, Political Discourses
- 1755 Cantillon, Essai sur la Nature du Commerce en Général
- 1765 Genovesi, Lezioni di Commercio
- 1613 Serra, Breve trattato delle cause che possono far abbondare i regni d'oro e d'argento dove non sono miniere
- Quesnay 1758-1759, Tableau Économique
- 1757 Grains (voce Encyclopédie)
- 1767 Maximes Générales Agricole
- Quesnay - Dupont de Nemours 1767, Physiocratie, ou Constitution Naturelle du Gouvernement le Plus Avantageux au Genre Humain
- Mirabeau 1756-60, L'Ami des Hommes
- 1763 Philosophie Rurale
- Le Mercier de la Rivière 1767, L'Ordre Naturel et Essentiel des Sociétés Politiques
- Turgot 1766, Réflexions sur la Formation et la Distribution des Richesses
- "Éphémérides du Citoyen" 1765-1772 (Baudeau, poi Dupont de Nemours)
- "Journal de l'Agriculture" 1765-1774 (Dupont de Nemours)
- Galiani 1770, Dialogues sur le Commerce des Bleds
L'argomento della storia del pensiero economico è l'analisi dell'evoluzione delle idee economiche e del pensiero economico in età moderna, cioè fino a quando l'economia si afferma come scienza fino ad arrivare a Keynes, ultimo grande economista.
In un corso generale non avanzato sarebbe soltanto una complicazione parlare della situazione del pensiero economico oggi, tra le tantissime scuole che ci sono e fra le tante varianti in cui la scienza economica, la economia politica "political economy" (come si chiama a partire dal 700) si suddivide.
Oggi ci sono tante branchie economiche che fino ad un certo punto della storia erano tutte dentro la scienza economica. E questo processo che è in atto, la scomparsa infondo di una economia politica in generale, la sua suddivisione in tantissime branchie, ci fa capire la difficoltà che si avrebbe a fare una sintesi delle scuole di pensiero economico oggi.
Questa è una prima ragione. Ma c'è n'è anche un'altra e cioè è impossibile capire il monetarismo di Milton Friedman (economista della scuola di Chicago, contemporaneo) senza sapere cos'è il monetarismo dei mercantilisti del 500 e del 600.
Dare un quadro esaustivo della scienza economica contemporanea oggi è impossibile in un corso generale come questo. Il nostro obiettivo è capire come le idee economiche si sono evolute nel corso dei secoli e si è arrivati alla situazione attuale, non soltanto la parcellizzazione e separazione in tante branchie della originaria economia politica generale, ma come si è arrivati ad una crisi della scienza economica.
La scienza economica viene fondata come scienza da Adam Smith, grande economista scozzese che nel 1776 pubblica Inqury into the Nature and Causes of Wealth of Nations; è definito come il fondatore dell'economia come scienza alla pari della fisica, della chimica, delle scienze naturali, delle scienze cosiddette dure. Questa è l'ambizione di Adam Smith e degli economisti che verranno dopo di lui. L'economia come scienza a partire dal 1776. Oggi, dopo due secoli o quasi, ci troviamo di fronte alla fine di un ciclo storico iniziatosi con Adam Smith. Probabilmente quella idea di scienza economica da lui fondata oggi è in grave crisi. La scienza economica, pertanto, può dirsi arrivata al capolinea.
C'è una grande diatriba tra economisti, qualcuno addirittura liberale come Sergio Ricossa che ha scritto nel 1996 Maledetti Economisti: le idiozie di una scienza inesistente in cui se la prendeva con la sua stessa scienza. Faceva capolino l'idea per lo stesso Ricossa che era un grande economista liberale e che credeva nell'economia come scienza economica liberale, faceva capolino l'idea che in realtà questa non fosse mai stata una scienza allo stesso titolo della chimica e della fisica ma avesse avuto un carattere particolare rispetto alle altre. Anche il processo di matematicizzazione dell'economia è stato un grande sforzo di chi ha voluto rendere l'economia politica una scienza a tutti gli effetti con la formalizzazione matematica. L'avviso di Ricossa è il pensiero prevalente tra gli economisti, che stanno abbandonando il terreno della mera formalizzazione.
Ebbene oggi questo punto di vista è ormai superato e la storia del pensiero economico ci aiuta a capire perché la scienza economica è in crisi. Anche gli errori degli economisti del passato si spiegano. (vedremo quando parleremo degli economisti fisiocratici dal greco "phsis", natura, e Kratizios (??) dominare).
I fisiocratici: Dominio della natura, potere della terra, questi grandi economisti francesi della seconda metà del 700 ritenevano che solo l'agricoltura (quasi agli albori della rivoluzione industriale in Inghilterra) fosse il settore economico produttivo di un surplus che loro chiamavano prodotto netto. Un avanzo, un'eccedenza fondamentale che è al centro dello sviluppo economico, del processo di accumulazione delle risorse e del capitale. Cosa chiaramente errata e Smith lo dimostrerà, dicendo che è nell'industria dove si hanno quei maggiori aumenti di produttività il settore in cui si crea il surplus, le eccedenze che Smith chiama "profitto".
E allora possiamo dire che è inutile studiare i fisiocratici? No. Ci sono ragioni profonde del loro rigore mentale che riportano a questa scelta che noi oggi vediamo sbagliata. Lo storico studia anche gli errori dei passati economisti e cerca di comprendere perché questi errori sono stati fatti in un quadro di evoluzione storica e delle idee economiche. Per capire il carattere storico della disciplina e delle idee economiche diamo una carrellata degli economisti di cui parleremo in maniera particolareggiata scegliendo un punto della teoria economica: la definizione di scienza economica ovvero l'idea che hanno i vari economisti nel corso dei secoli della loro scienza economica e cioè di economia politica. L'evoluzione dai mercantilisti e prima ancora OIKOS NOMOS.
- Gruppo OIKOS NOMOS – economia nella tradizione classica
- Gruppo mercantilisti – A. Montchrétien 1615 Traicté de l'économie politique; T. Mun 1664 England's Treasure by Foreign Trade
- Gruppo classico inglese di Adam Smith, quella che appunto vuole fondare l'economia come scienza
- Gruppo marginalisti – grande rivoluzione nella scienza economica, il marginalismo soppianta le teorie di Smith e della scuola classica inglese
- Gruppo finale – L. Robbins ma si vuole indicare con questo grande economista inglese gli anni del Keynesismo, gli anni '30
L'ultima definizione che in generale troviamo di economia politica è quella di Robbins nel quarto blocco di economisti. Utilizziamo un termine più scientifico che ci viene offerto da un epistemologo, cioè da uno studioso di filosofia e della scienza, della fisica e della chimica. Thomas Khun che scrisse prima e pubblicò poi nel 1962 The Structure of Scientific Revolutions, Chicago University Press, Chicago, tr. it della II ed. La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Torino, Einaudi,1979 (traduzione italiana). Khun ci suggerisce un termine che non ci fa adoperare i blocchi degli economisti e il passaggio da uno all'altro ma introduce un concetto importantissimo nella scienza e anche nella scienza economica cioè il concetto di Paradigma.
Cos'è il paradigma? Lo dice nelle prime pagine introduttive del suo libro: "Con tale termine voglio indicare conquiste scientifiche universalmente riconosciute le quali per un certo periodo forniscono un modello rivoluzione accettabili a tutti coloro che praticano un certo campo di ricerca. Il paradigma di una certa scienza (fisica, chimica ma anche l'economia) è un complesso di postulati generali di teorie generalissime che in un certo periodo egemonizzano tutta la comunità scientifica dei fisici e nel nostro caso degli economisti. Dopo Smith, Ricardo e dei classici inglesi tutti gli economisti si adeguarono all'impostazione Smithiana e Ricardiana cioè adottarono quel Paradigma. Diventò maggioritario quel modo di guardare alla scienza economica. L'ottica generale con cui si guardava ai problemi economici diventò da mercantilista che era, primo paradigma (Monthretien), Mhun, al paradigma della scuola classica inglese con Smith, Ricardo Mill e Marx.
Poi soppiantato questo paradigma classico si afferma un nuovo paradigma fra gli economisti: il paradigma marginalista cioè tutti gli economisti dopo un paio di decenni 1871 e 1890 di grande dibattito vince il nuovo paradigma e la nuova ottica e cioè quella Marginalista. (questa ottica è quella che troviamo nei manuali quando si fa la distinzione tra microeconomia e macroeconomia, di derivazione Keynesiana mentre invece il Marginalismo rappresenta una rivoluzione che fa guardare i problemi economici dal lato dell'Homo Oeconomicus, cioè la logica individualistica del Robinson Crusoe e è l'esempio che fa uno dei primi marginalisti S. Jevons nel 1871 Theory of Political Economy in cui citando il romanzo di Daniel Defoe "Robinson Crusoe" in cui il Robinson è solo nell'isoletta si trova con una gran fame e una voglia di soddisfare i suoi bisogni e con la sola forza del suo lavoro e delle sue braccia e si dà a lavorare fin quando non cadrà sazio perché lavorando egli riesce a cacciare, a pescare e si sfama, gli finisce la fame e si addormenta avendo dunque soddisfatto i suoi bisogni. Ecco la logica dell'uomo solo sull'isoletta con dei suoi bisogni con dei mezzi delle risorse scarse che deve impiegare per soddisfare i suoi bisogni e come ragionerà secondo i marginalisti questo individuo? come Robinson che lavora, e man mano che la pancia gli si riempie il bisogno scema e quindi il lavoro non gli va più bene. Il costo del lavoro che fa diventa inutile. È il principio della decrescenza dell'utilità al margine. Quindi impiego da Jevons in poi della matematica e dell'analisi infinitesimale.
Per Smith fino a Marx non era affatto così, essi non ipotizzavano neppure una logica individualistica dell'Homo Oeconomicus. È chiaro che è molto importante in questa lezione vedere i momenti rivoluzionari, cioè fino a che un paradigma si afferma, si generalizza in tutta la comunità scientifica attorno a cui c'è un grande dibattito, di cambiamento, di scontro. Fino a che un punto di vista generale vince, si afferma come paradigma in tutta la comunità scientifica. La sostanza storica che a noi interessa è questa successione storica secolare di paradigmi della scienza economica.
Per fare una carrellata sufficiente a spiegare la successione degli economisti dobbiamo tener presente di un problema e cioè la definizione di economia politica. L'immagine che ebbero gli economisti dal Cinquecento fino a Keynes della loro scienza e la definizione dell'economia politica. I contenuti della definizione di scienza economica cambiano a seconda che cambiano i paradigmi.
I mercantilisti
I mercantilisti iniziano ad operare nel '500, dopo la scoperta delle Americhe con l'afflusso di oro e argento dal Sud America in Europa. È qui che viene fuori il tipo di economista mercantilista. Ma quello che gli economisti ereditano dal passato, tutti i secoli precedenti (l'epoca romana, greca antica e medioevale) quando si parlava di economia. Prima di loro cosa si voleva dire con il termine economia? Non quello che intendiamo noi oggi. In greco, Aristotele scriveva Oikos Nomos, economia, Oikos che significa casa e Nomos che significa legge, regola. Quindi con il termine economia in tutta la tradizione classica Aristotelica che arriva fino al 500 degli economisti mercantilisti, con il termine economia, "oikos nomos" si intende la ricerca delle migliori leggi che servono a gestire la casa, a governare la casa, a incrementare il patrimonio familiare, di una casa, di una famiglia e a spendere meglio le uscite di questo patrimonio in maniera razionale. Con delle regole, leggi. Sono le regole del buon governo della Famiglia, della casa. Non come "house" ma come "home", come famiglia, come complesso di persone che fanno parte di un nucleo familiare e contribuiscono alle entrate di questo nucleo e poi alle spese di questa famiglia. Ma i Mercantilisti più tardi saranno portati a vedere questa idea in modo diverso. Accettano l'idea del governo della casa però il primo economista mercantilista A. Moncretien 1615 che ha scritto un libro (che non è un trattato) Traicté de l'Economie Politique. Lo ricordiamo perché è il primo che usa il termine economia politica. È stato indagato sulla sua biografia ed è stato trovato che era un progettista che offre i suoi progetti economici nella Francia della reggenza, cioè morto il re Enrico IV, sua moglie Maria De Medici diventa reggente del Regno di Francia e quindi una folla di postulanti, di progettisti si offrono alla reggente con le loro idee. Moncretien è uno di questi. Formula un progetto per far prosperare l'economia francese in questo libretto, pamphlet Traicté..... Per la prima volta usa il termine economia politica con un significato preciso. La definizione di politica economica di Moncretien: l'economia è la scienza dell'acquisizione della ricchezza. Ma è ancora fermo ad un'idea di economia che risente dell'Oikos Nomos. Acquisizione della ricchezza, sì ma è anche una famiglia. che per prosperare ha bisogno di un'acquisizione crescente di entrate, di ricchezza. Però la definizione di Moncretien apre subito alla rivoluzione mercantilista, anche se in parte la sta già compiendo con questa definizione. Ma ci voleva l'aggancio con una prospettiva molto più ampia ed è quella che fa entrare l'economia politica nella storia della cultura. Dopo la scoperta dell'America, l'afflusso di oro e di argento in Europa, la famosa rivoluzione dei prezzi cioè una prima inflazione nel '500 europeo (Spagna, Francia Inghilterra) e vengono fuori degli studiosi che non sono di professione degli economisti come oggi intendiamo. Sono in genere dei giuristi, dei moralisi, filosofi, consiglieri dei governi (il più famoso di questi sarà il J.B. Colbert presso la corte francese - ministro delle finanze di Luigi IV).
È proprio verso la fine del 600 che viene pubblicato il libro di T. Mun. Attenzione! questo libro era però stato scritto da Mhun già ai primi del 600 e pensato da lui ancora qualche anno primo. Per cui la data non deve confinare i mercantilisti alla fine del 600. NO! sono economisti che cominciano a operare già a metà del 500 come consiglieri dei governi. Ma l'opera di Mhun non può essere non citata, non solo perché Mhun è uno dei più espliciti e chiari economisti mercantilisti inglesi importantissimi, ma è il titolo del suo libro che ci fa capire quanto i mercantilisti del tempo di Mhun hanno fatto un passo avanti notevole, cioè nella definizione di scienza economica.
Stanno abbandonando l'Oikos Nomos, il governo della casa, della famiglia. Per i Mercantilisti l'economia politica è governo, tutti i mercantilisti offrono delle ricette di politica economica ai governi. Quindi delle regole che se si vuol far prosperare lo Stato, i sovrani devono seguire. Ma attenzione, sono regole, nomos non più di Oikos e cioè della famiglia, ma le regole del buon governo di uno Stato, di una Polis. Economia politica = governo non più di un nucleo familiare, ma regole per ben far funzionare un intero Stato, nazione, la città polis. Anche se intende l'intero Stato come Francia, Spagna e Inghilterra. Cioè i primi stati che si configurano come stati assoluti.
Insieme all'afflusso di oro e argento, ciò che motiva i mercantilisti è l'affermazione dello stato moderno assoluto. Sono tutti là insieme al Sovrano a consigliarli quali regole deve seguire nella politica economica per far prosperare quello stato. Ecco il fiorire di una letteratura mercantilista che gira intorno al ruolo nuovo degli economisti come consiglieri dei governi. L'economista è dunque lo studioso che indaga sui fenomeni economici per offrire delle ricette di soluzione di quel problema. L'economia è definita dunque secondo il titolo dell'opera di Mhun che esce nel 1674 "England's Treasure by Foreign Trade", "la ricchezza dell'Inghilterra".
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