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Negli anni 30, con l’aumento delle masse migratorie ( a causa delle persecuzioni hitleriane) si

provocò una rivolta araba, guidata dal mufti al-Husseini, con massiccio appoggio dell’opinione

pubblica araba.

Gli inglesi si tirarono indietro, per paura di non poter godere dei vantaggi sugli interessi petroliferi

degli arabi, provocando un gran risentimento degli ebrei.

LIBIA

Formalmente sì, era parte dell’impero coloniale italiano, che era già debole precedentemente alla prima

guerra mondiale. Si reggeva sulla Senussiya, una confraternita mistica con ferme idee politiche, che durante

l’epoca fascista si rifugiò al Cairo, legando con gli inglesi per sconfiggere appunto gli italiani (1922).

Nonostante gli sforzi dell’Italia di ridurre il paese a colonia di popolamento, la vena indipendentista di Omar

al-Mukhtar si fece avanti, a capo dei libici; ma la repressione fu inevitabile→inoltre quello dell’Italia era un

colonialismo razzista e paternalista.

Nel 1943, con la sconfitta delle truppe italo-tedesche, nella battaglia di El-Alamein, gli inglesi avanzarono

dall’Egitto, verso la terra libica per liberarla dalla dominazione italiana→Tripolitania e Cirenaica sotto gli

inglesi; Fezzan ai francesi.

Nel 1950, al-Sanusi fu proclamato re. Nel 1951 invece fu proclamata l’indipendenza. Lo Stato si presentava

sotto il modello federale, sotto la tutela prima degli inglesi poi degli americani, che misero loro basi militari

in terre libiche. La scoperta del petrolio (1955) non cambiò l’arretratezza di una monarchia religiosa

conservatrice.

Nel periodo del nasserismo, e, quindi, delle agitazioni progressiste del mondo arabo, la Libia inferse un

colpo di stato di Ufficiali Liberi guidati da Gheddafi, abbattendo la monarchia.

Una sorta di via di mezzo tra democrazia capitalistica e socialismo sovietico→jamahiriyya: repubblica delle

masse senza partiti, né organi costituzionali; una piramide di rappresentanti dal basso fino al Congresso

generale del popolo

Non solo, Gheddafi profetizzava un’Islam che si scontrava con la dottrina tradizionale, andando contro gli

ulama: la Sunna non può considerarsi valida, per l’imprecisione e la bassa percentuale di affidabilità

dell’esser stata tramandata nel tempo: solo il Corano è universale.

La politica estera incassò una serie di insuccessi e di scelte poco supportate dal leader stesso, che acquisì

presto una cattiva fama, all’interno del gruppo dei dirigenti arabi [finanziatore del terrorismo internazionale

e acerrimo nemico dell’Occidente]. Così fu colpita da dure sanzioni internazionali e nel 1986 Reagan ordinò

una rappresaglia. Gheddafi se la scampò, ma da allora la Libia perde le sue idee di protagonismo e diventa

uno dei paesi più benestanti del mondo arabo.

ARABIA SAUDITA

Abbiamo assistito nei primi decenni alla sconfitta dei wahhabiti sauditi con Muhammad Ali. La casata risale

a galla alla fine del secolo, con l’emiro Abd al-Aziz Saud, con continue vittorie: a partire dal 1902, diviene

prima signore del Najd e poi del Hijaz. Così nel 1932 proclamò la costituzione del regno dell’Arabia Saudita,

che nel 1933 si prese anche le terre dell’Asir (dai zayditi dello Yemen).

Ideologia di stato il wahabismo, intorno al quale costruì un progetto politico-religioso, supportato da

guerrieri motivati, gli Ikhwan (Fratelli) [anche se verrà poi sciolto] e dai mutawwaa, esperti del rituale e dei

fondamenti religiosi dell’Islam.

→sedimentarizzazione dei beduini nomadi (tradimento nei confronti dell’Islam)

→patrimonializzazione dello stato (un’elite dirigente formata da membri della famiglia)

Dopo la sua morte (1953), salì al trono Faysal, nel 1964, il figlio più idoneo. Con Faysal si assiste alla

trasformazione in uno stato moderno, senza alcuna liberalizzazione né politica né ideologica. Da “custode

dei luoghi santi” mirava a farsi leader e portavoce del mondo arabo; e si servì della Lega mondiale

musulmana e dell’Organizzazione della conferenza islamica, per distribuire la sua supremazia.

Nel 1975 venne interrotto il processo da lui avviato; Faysal viene assassinato ed i suoi successori non si

dimostreranno così capaci quanto lui.

Nel 1979 ci fu un assalto alla sacra moschea della Mecca da un commando terrorista: volevano rovesciare il

regime saudita[→l’haram bagnata dal sangue dei musulmani]: si denunciava il regima di tradire i principi

dell’islam.

Dopo questo avvenimento, seguì la diminuzione delle rendite petrolifere →negli anni 70 i paesi del Golfo si

arricchirono a seguito della guerra del Kippur, che portò alla ribalta il greggio degli arabi.

Nel frattempo nel 1982 sale al potere re Fahd.

Le reazioni del regime:

- enfatizza il proprio ruolo religioso

- concessioni politiche

- consolidamento del rapporto con l’Europa e con gli Stati Uniti

[Proteste al consenso di costruire e mantenere basi militari in Arabia Saudita nel 1991, dopo la gueera del

Golfo]. Dal 1996 la situazione passa nelle mani del fratellastro Abdallah, che si è proposto come mediatore

sul piano internazionale e, nel tempo, alimentò le tendenze più estremiste.

LA RIVOLUZIONE NELLO YEMEN

Alla metà del 900, lo Yemen del Nord era ancora in mano ai Muwakkiliti e quello del Sud (Aden) in mano ai

britannici.

Nacque anche qui un movimento nazionalista che tentò due colpi di stato, nel 1948, e nel 1955 prima di

avere successo nel 1962.

Nel 1970 il paese diventa una repubblica. Si erano scontrati da una parte gli Ufficiali Liberi, con a capo

Abdallah al-Sallal e dall’altra l’imam Muhammad al-Badr, ma nulla è come sembra: perché subito nasser

intervenne in difesa degli yemeniti e l’Arabia Saudita si schierò invece a favore di al-Badr.

→guerra civile: interesse più ampio

→l’aiuto egiziano non fu decisivo sul piano militare, ma fu decisivo dal punto di vista ideale. Gli egiziani si

ritirarono, indeboliti dalla guerra dei 6 giorni, in più Nasser aveva ben oltre preoccupazioni. Ma i nazionalisti

non demorsero ed ebbero la meglio.

Il primo presidente della repubblica araba yemenita fu al-Iryani ed il modello di riferimento era quello

egiziano, con la prevalenza dell’esercito sulla società.

Lo Yemen del Nord e quello del Sud si sono riunificati nel 1990: apertura democratica; e apertura ad

un’economia capitalistica.

Il nasserismo lo ha portato a diventare una repubblica, ma il modello che supporterà la repubblica sarà il

mainstream.

DOPO LA II GUEERA MONDIALE

Nuove prospettive: Francia e Gran Bretagna in declino

Stati Uniti e Unione Sovietica, i nuovi attori

↘guerra fredda→Patto di Baghdad (1955): firmarono Turchia e Iraq, poi si aggiunsero Iran e Pakistan;

benedetto dalla Gran Bretagna e dagli USA; divise il mondo arabo in due fazioni (hashimiti e non), visto che

paesi come l’Egitto non vollero aderirvi.

L’affermazione del nazionalismo arabo è connessa all’acquisizione dell’indipendenza della SIRIA(1946).

[Anche se sono precedenti gli ideali del panarabismo e del nazionalismo arabo]

L’organizzazione politica portavoce fu il Bath, Partito della rinascita araba socialista, costituito nel 1946 a

Damasco da due insegnanti ed intellettuali: si fondava su i principi di unità, libertà e socialismo. Gli stati

arabi compongono un’unica nazione, investita di una missione universale: promuovere lo sviluppo e

favorire la concordia tra gli stati. Lo scopo è quello di lottare contro il colonialismo e di unire tutti i popoli

arabi. La Siria si dimostrò un po’ scettica in un primo momento [Dopo l’indipendenza ci fu un primo

governo di Shukri al-Quwwatli caduto nel 1948 dopo il conflitto arabo-israeliano. Poi fino al 1958, ci fu una

sorta di precarietà istituzionale con numerosi colpi di stato].

Ma quando poi emerse la potenza dell’Egitto di Nasser, in Siria si alzarono favorevoli consensi all’unione,

ovviamente principalmente dal partito del Bath.

Shukri al-Quwwatli torna al potere nel 1954, con un governo di sinistra. Nasser era appena uscito vittorioso

nel 1956, quando al-Quwwatli avanzo idee esplicite di unione dei due paesi. Ma il capo egiziano,

preoccupato dalle debolezze del sistema politico siriano, chiedeva la fusione totale.

I siriani cedono e nel 1958 si proclama la RAU Repubblica araba unita. →un fallimento:

1) l’Egitto pretese di avvalersi di un ruolo assoluto;

2) Nasser impose le sue scelte e direttive, non curante delle condizioni locali;

3) Il Bath fu sciolto, e vennero imposte iniziative di spinta socialista (come nazionalizzazione delle

imprese, controllo statale dell’economia, espropriazione delle grandi proprietà agricole)

4) Nasser epurò l’esercito ed inviò un proconsole a Damasco→duro controllo poliziesco in Siria.

Ostilità e risentimento nella borghesia siriana.

Nel 1961 un colpo di stato installava un nuovo governo, tagliando i legami con l’Egitto.

La Siria ricade nella sua confusa vita politica fino alla rivoluzione del Bath del 1963. Il governo del Bath

divenne più radicale nella sua ideologia, ostile a Nasser e identificava in Israele il nemico da sconfiggere con

una sorta di guerra di liberazione del popolo arabo.

Nuove rivalità smembrarono il Bath, e nel 1966 un ennesimo colpo di stato portò al potere la sinistra con

Atassi come presidente del Consiglio e Assad ministro della Difesa.

↘Nuova fase del Bath→Neo-Bath:

- Maggior rilevanza alle minoranze religiose

- Trasformazione dei dirigenti

- Cambio di alleanze

- Occasione di una secolarizzazione del potere

- Inserimento delle idee socialiste nel più vasto ambito delle rivoluzioni anti-imperialiste del Terzo

mondo

- Netto contrasto con i sionisti; più inclinazioni verso i sovietici nelle strategie di potere durante la

guerra fredda.

LA SIRIA DOPO LA GUERRA DEI 6 GIORNI

Due fazioni vigevano, una incentrata sul predominio del Bath, una incentrata sull’impegno militare in

politica. La prima a capo di Salah al-Jadid; la seconda a capo di Hafez Assad.

La svolta arrivò nel 1970 con la presa del potere di Assad, presto eletto alla presidenza. Particolarmente

fragile a livello istituzionale, ma sul piano interno consolidò la sua posizione ed il potere del suo gruppo

religioso-tribale (Alawiti).

Funzionò negli anni 70, ma quando le basi delle ricchezze cominciarono a mostrare segni di cedimento, il

governo virò in senso autoritario il proprio potere, accrescendo il carisma del presidente [Brutale in questo

senso, brutale l’atteggiamento verso i Fratelli Musulmani].

In politica estera fu perdente: partecipando alla guerra del 1973 e poi ad intervenire alla guerra civile

libanese nel 1976. Si diresse verso lIran khomeinista: l’asse sciita partiva dal Libano meridionale (Hizballah),

fino a Teheran.

Ciò ebbe, però, un risvolto negativo, associando il nome di Assad al “protettore del terrorismo”. Ad Assad,

successe il figlio Bashar nel 2000. Ed la Siria appare oggi uno dei paesi più fragili nell’area mediorientale.

LIBANO

La guerra civile scoppia nel 1975 (e si chiuderà nel 1989):

comunità sciita da una parte, la più povera, chiedeva maggiori diritti

cristiani maroniti-Falange (organizzazione militare parafascista)

guerriglieri palestinesi, stanziatisi nel paese per attaccare Israele

I maroniti erano contro i palestinesi, che invece trovarono consensi tra gli sciiti e gli altri musulmani e si

allearono con la Siria contro Israele

1975 scontri in tutto il paese

1976 intervento della Siria; perdita d’indipendenza politica; presidente imposto, massacro nel campo

profughi di Tell el-Zatar

1977-78 separazione di Beirut in cristiani e musulmani

1979 il maggiore Haddad, cristiano-greco, dichiara il Libano meridionale uno stato indipendente, retto da

Israele

1982 Israele invase il Libano mer. (Pace di Galilea) [→nascita di un’organizzazione sciita militante, Hizballah

“Partito di Dio”: molto vicino allo sciismo iraniano, mirava a costituire uno stato islamico; (khomeinista) a

difesa degli oppressi, lotta contro Israele; martiri contro obiettivi militari].

L’azione di Hizballah indusse Israele a dichiarare il disimpegno. E la guerra civile si spense nel 1989 a Taif

(Arabia Saudita) i vertici politici libanesi posero fine al conflitto.

Il compromesso: la maggioranza musulmana conservava la vecchia costituzione con a capo un cristiano

maronita con poteri, però, più ristretti e ponendo maggior equilibrio tra i sunniti e sciiti.

1989-2004 Il Libano ha ripreso una vita normale. Hizballah diventa un partito di governo; la Siria conservava

ancora truppe nel territorio libanese, coltivando alleanza con Hizballah.

2005 L’ex ministro Rafiq Hariri (ostile alla Siria) venne assassinato a Beirut: l’accaduto venne attribuito ai

6

servizi segreti siriani→La Siria ritira le truppe

2006 l’invasione israeliana pone di nuovo il paese in una precarietà; Israele voleva colpire Hizballah e

preparò un’offensiva, con l’appoggio degli Stati Uniti, sperando di colpire anche la Siria, ma fu sconfitto,

visto che Hizballah nel frattempo guadagnava sempre più terreno tra le masse della società araba, anche

sunnita, tacciandosi come “eroe della resistenza all’aggressività dello stato ebraico”.

6 La Siria, dopo gli accaduti del 2001, rientrava nel cosiddetto “asse del male”.

IRAQ

La monarchia hashimita, con Faysal prima, e Ghazi poi, tentò di liberarsi dal controllo britannico e di

compattare maggiormente la società. Ottenne sì l’indipendenza nel 1932, ma il primo ministro Nuri al-Said

stipulò un accordo con la Gran Bretagna, alla quale consentiva di utilizzare le strutture e le basi militari

irachene, lasciandogli pieno controllo dell’esercito.

Questa figura, Nuri al-Said, dominerà la scena prima e dopo la II guerra mondiale. Egli governò in modo

spesso autocratico, ma incentrò il potere dell’Iraq sulle consuete alleanze claniche e sul “trasformismo”

parlamentare.

Un paese compromesso inoltre dallo scontento sciita, a causa del sistema settario religioso in cui i sunniti

detenevano il potere, nonostante numericamente inferiori; e, non ultimo, il separatismo curdo. La politica

estera mirava a favorire la crescita dell’egemonia hashimita in collisione con Egitto e Arabia Saudita. Non ci

7

si meraviglia, quindi, del disinteresse per gli affari della Palestina dopo il primo conflitto del 1948 .

→Nel 1958 un colpo di stato degli Ufficiali Liberi abbatté la monarchia e mise al potere il generale Kassem

(sia Nuri al-Said che Faysal II morirono in battaglia).

DITTATURA MILITARE: in sostanza non ci furono mutamenti della situazione sociale. Kassem era un

nazionalista, in posizione opposta al suo secondo, il colonnello Abd al-Salam Arif (filonasseriano). Ambiva al

controllo sul Golfo Persico (rivendicando anche il Kuwait).

Avversari i nasseriani, i comunisti, il Bath.

1963 assassinio di Kassem dai baathisti che, però, non seppero sostenere la situazione, sfruttata invece a

pieno da al-Salam Arif: prima e dopo, con il fratello, si assistette al recupero del potere autoritario militare,

tornando ad ambire nuovamente ad un nazionalismo iracheno.

Il governo, indebolito dalla guerra con il Kurdistan, e dalle sollevazioni interne, non riuscì a resistere al

colpo di stato baathista nel 1968: salì al potere Ahmad Hasan al-Bakr, dietro il quale crebbe ed emerse la

figura di Saddam Husayn, segretario generale del partito del Bath. Il capo baathista confermò il carattere

secolare, ma lo rese più militarizzato ed avviò riforme in campo economico e sociale. Accrebbe il

predominio sunnita e ruppe i rapporti con l’Egitto e la Siria.

8

Nel 1979 Saddam divenne presidente: si liberò degli avversari politici ed avviò un governo autocratico e

personalistico; intransigente verso curdi e sciiti; regime militarizzato.

Nel 1980 attaccò l’Iran khomeinista, mirando ai pozzi di petrolio iraniani ed a diventare il padrone assoluto

9

della Mezzaluna Fertile e del Golfo. La guerra durò otto anni , Khomeini fu obbligato a malincuore a firmare

la pace nel 1988.

Con le stesse mire strategiche, invase il Kuwait nel 1990, ma in questo caso gli Stati Uniti intervennero a

favore dell’Arabia Saudita, preoccupata delle strategie espansionistiche petrolifere egemoniche del capo

iracheno. Accorsero anche dall’Egitto, dalla Siria a fianco dell’Arabia Saudita per combattere il dittatore

sconfitto nel 1991. Tutti i paesi schierati contro l’Iraq, poiché aveva violato le regole del diritto

internazionale; ma, nonostante ciò, il presidente Bush non volle infierire maggiormente ed il regime di

Saddam sopravvisse, anche se presto le rivalità interne si riattivarono, rendendo il paese ancor più fragile di

quanto non lo fosse prima.

7 Come in Egitto, non si riuscì ad installare una riforma politica né una riforma sociale autentiche e la soluzione militare

sembrò l’unica strada percorribile.

8 Il suo ruolo divenne sempre più importante, grazie anche agli appoggi familiari e tribali; al controllo del partito, al

controllo della politica petrolifera irachena.

9 Saddam fu anche supportato dagli USA, proprio quando sembrava che stessero crollando le forze militari.

LA NAHDA ED IL MOVIMENTO SALAFITA

Il termine “rinascita, risorgimento” allude a una realtà molto composita di atteggiamenti mentali e di

espressioni politiche e sociali frutto dell'effervescenza della cultura e dell'intellettualità arabo-islamiche

mentre l'impero ottomano languiva e poi definitivamente si spegneva, e mentre le potenze europee si

disputavano l'egemonia nel Medio Oriente (fine 1800). Mirava alla modernizzazione dell’Islam e si espresse

in campi diversi:

-pubblico-

-sociale-

-politico-

-filosofico/culturale-

A livello pubblico: il grande sviluppo del giornalismo a partire dalla metà del XIX sec., soprattutto con

giornalisti arabi di origine siro – libanese che emigravano verso il Cairo , centro della stampa araba. In

Egitto, venne fondata la prima biblioteca nazionale del mondo arabo e agli inizi del XX sec. nascevano le

prime università moderne al Cairo e ad Istanbul.

A livello sociale: alla ribalta in primo luogo il mondo femminile e il ruolo della donna. Vennero fondati i

primi movimenti femministi egiziani e pubblicate alcune riviste con lo scopo di dare maggior attenzione sul

piano sociale alle donne. Portavoce del movimento femminista egiziano Huda Sharawi.

A livello politico: concetti importanti era quello di nazione-patria e quello di libertà. Senso di patria, usato

dalla stampa ottomana, è legato all’idea di patriottismo che si incontra tra i teorici del panarabismo o

nazionalismo arabo (Siria luogo in cui nacque il nazionalismo arabo). La questione della libertà riguarda: la

libertà individuale, bene da salvaguardare e promuovere; liberta religiosa, in cui le religioni sono i veicoli

necessari per coltivare principi etici e morali.

A livello filosofico e culturale: necessita di separare la religione dalla scienza , secolarismo. Si imputava

all’Islam di confondere la fede con la politica e quindi bisognava affermare nel mondo arabo: scienza

giustizia e libertà. Una ricerca di autenticità e recupero delle proprie radici [Significativo il dibattito apertosi

intorno alla figura del filosofo Averroé, esponente del pensiero islamico]. La nahda era un vasto movimento

di grande vivacità spirituale che modernizzò non solo il pensiero arabo , ma anche le società arabe e

islamiche gettando le basi culturali delle attuali società mediorientali.

Opposta la tendenza all’islamizzazione della modernità: movimento secondo cui l’ideologia islamica

rispecchiasse già una modernità, senza dover subire cambiamento alcuno.

Taha Husyan, un rappresentante tipico della nahda, sosteneva che la celebre produzione poetica attribuita

alla rivelazione del Profeta e fondamento della stessa lingua e letteratura arabe, era una forgery successiva.

Questa ideologia era sorretta dal trittico Jamal al-Din Afghani, considerato padre della salafiyya,

Muhammad Abduh e Rashid Rida, entrambi discepoli del primo e teorici dell’ideologia.

I tre salafiti gettarono le basi del riformismo islamico.

LA FRATELLANZA MUSULMANA

Nel 1928 in Egitto Hasan al-Banna, un insegnante elementare, fondò la Fratellanza Musulmana,

prospettando:

-rinnovamento dell’Islam dal punto di vista spirituale-

-profonda trasformazione della società islamica-

-politicizzazione dell’islam stesso-

(aspirava a ricostituire il califfato non più esistente)

Conquistarono presto il consenso popolare, visto che intervenivano nel sociale, svolgendo quelle funzioni

che magari sfuggivano allo stato.

Erano tradizionalisti, ma non integralisti [→Durante la II guerra mondiale, si aprì all’interno

un’organizzazione militante che sfuggiva al controllo della guida; commettendo diversi attentati, accusati

ad al-Banna, motivo per cui fu poi bandita l’organizzazione. Ucciso il primo ministro, la polizia uccise per

vendetta al-Banna. Ma erano ormai ramificati nelle società e continuarono a svolgere il ruolo che avevano

in Egitto come altrove nell’intero mondo arabo].

GUERRA DEI SEI GIORNI 1967

Evento che si pone come spartiacque della storia del Medio Oriente 5 giugno 1967

Nasser blocca lo stretto di Tihran, cercando di bloccare l’accesso. Israele attacca.

Israele distrugge l’aviazione egiziana ed infligge una dura offensiva contro l’Egitto, la Siria e la Giordania.

L’esercito arrivo presto al canale di Suez, occupando il Sinai e Gaza, il Golan (Damasco a tiro) e Cisgiordania

e Gerusalemme. Il 10 giugno gli arabi si vedevano inaspettatamente sconfitti.

Gli Stati Uniti, indeboliti e mal visti dall’opinione popolare mondiale per la guerra in Vietnam, e, sotto il

presidente Johnson, ostili all’arabismo progressista, affiancano la guerra di Israele.

Prima grande conseguenza fu la crisi del nasserismo: Nasser, incapace di poter sostenere una vera e propria

guerra, mise in atto una “guerra d’attrito”, ovvero intervenendo con continui e limitati scontri sulle

postazioni israeliane a Suez.

La sconfitta, inoltre, indusse a rivede il progetto nazional-socialista, incarnato nella persona di Nasser, ma

che riguardava l’intero mondo arabo: costringendo gli arabi tutti a rivedere le basi della loro cultura

d’origine.

Ma il retaggio di gran lunga maggiore fu senz’altro la perdita di territori per il popolo palestinese. I

palestinesi erano emigrati in Girodania, dove costituivano una sorta di contro-potere e, dunque, Hussein,

assorto da una certa preoccupazione, decide di eliminare il pericolo palestinese in Giordania→Settembre

Nero 1970, assalendo le roccaforti.

Quindi questi palestinesi migrano ancora, questa volta verso il Libano. Nel frattempo, Nasser, dopo un

ultimo tentativo di ricongiunzione, con esito negativo, morì nello stesso anno, dopo, però, aver dato il suo

appoggio, nel 1964, alla nascita di un’organizzazione estremista opposta ad Israele, l’OLP, Organizzazione

per la liberazione della Palestina. Il primo segretario non aveva particolare predisposizioni politiche, ma, dal

1968, emerse la figura carismatica di Yasser Arafat, che portò alle alte vette l’azione estremista

dell’organizzazione. Convinto nella lotta armata contro Israele, il sogno palestinese si rispecchiava

soprattutto in due articoli dello statuto dell’OLP: il 15 enunciava “di eliminare il sionismo dalla Palestina”; il

21 continuava dicendo “il popolo arabo palestinese, esprimendosi attraverso la rivoluzione armata

palestinese, rifiuta ogni soluzione che non preveda la liberazione di tutta la Palestina”. Questo spiega il

perché si sia passato sopra le tante proposte dei vertici della dirigenza nel trovare qualsivoglia accordo che

evacuasse la lotta armata tra i due schieramenti.

Dall’altra parte, Israele era convinto che si poteva liberare della questione dei palestinesi, soltanto

occupandone le terre, attraverso l’espulsione degli stessi. Israele ha, inoltre, categoricamente rifiutato le

proposte di soluzione della questione, e quando parliamo di proposte, parliamo precisamente dei due piani

Rogers (mediatore americano), in tutta armonia con le decisioni dell’ONU (242).

Ma tornando alla Guerra, dobbiamo aggiungere che essa fu una sconfitta non solo degli arabi, ma anche

dell’Unione Sovietica, che lì aveva appoggiati più che per propria convinzione, per il semplice contrasto con

la potenza di sempre, gli Stati Uniti, che si trovava nell’atra fazione. E senz’altro, il loro appoggio fu minore

in portata rispetto a quello degli Usa per Israele. Messa in un angolo l’Unione Sovietica, l’Egitto cercò di

svincolarsi dal legame con essa: da Johnson in poi, gli Stati Uniti saranno i nuovi burattinai della politica in

Medio Oriente. Una svolta per l’Egitto, che quindi passa dall’altro lato all’interno del conflitto, visto che gli

Stati Uniti appoggeranno sempre Israele, un’occasione per le altre potenze di farsi avanti; altre potenze

come l’Arabia Saudita di Faysal o l’Iraq di Saddam Hussein.

GUERRA ARABO-ISRAELIANA

Situazione allo scoppio del primo conflitto 1948

Organizzazioni paramilitari della destra ebraica diedero inizio ad un’ escalation terrorista, che divennero

sempre più attiviste. La situazione per la Gran Bretagna diventava ingestibile. Nel 1946 Truman si espresse

favorevole alla spartizione dei territori.

Così nel 1948, allorché la Gran Bretagna annunciò di abbandonare il mandato in Palestina, i sionisti videro

subito l’occasione di creare lo stato israeliano: quindi, in seguito a mesi di agitazione aperta, al ritiro delle

truppe inglesi, viene proclamato lo stato di Israele, riconosciuto dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica.

Scattò subito la dichiarazione di guerra da parte dell’asse arabo-palestinese (Egitto, Siria, Libano, Iraq,

Giordania): giocatasi in Palestina, la guerra viene vinta grandemente dagli israeliani.

Solo il 21% rimaneva alla Palestina: Tel Aviv diveniva capitale temporanea; la Striscia di Gaza passava agli

Egiziani; la Giordania occupava la West Bank e la Gerusalemme araba. I palestinesi riusciranno a riprendersi

dalla nakba (disastro) ed a riorganizzarsi soltanto nel 1959 con l’OLP sotto il controllo di Arafat.

Dopo la Guerra dei sei giorni

In Israele sale al potere il Likud, un partito di destra, i cui maggiori esponenti furono Begin, prima, Shamir,

poi, che mostrava indubbiamente un contrasto maggiore ed ancora più intransigente nei confronti dei

palestinesi. Si formarono partiti di orientamento religioso estremista che non concedevano libera gestione

di manovra all’interno del governo israeliano, il quale pian piano si distaccava dalla laicità che lo aveva da

sempre contraddistinto.

Nel 1982, Begin, con l’appoggio di Sharon, allora ministro della difesa, mosse un’offensiva ai Palestinesi del

Libano, in un’operazione militare chiamata “Pace di Galilea”: doveva essere di breve durata, ma, invece,

arrivarono fino a Beirut e soltanto nel 2000 ritireranno definitivamente le loro truppe. Le mire erano due,

Arafat e l’OLP: non riuscirono nel primo obiettivo, ma l’OLP si spostò a Tunisi.

Prima intifada 1987

La prima intifada scoppiò senza una pianificazione : definita intifada delle pietre, i cui protagonisti erano

appunto giovani e bambini che si opponevano ai carri israeliani lanciandovi contro pietre o armi di fortuna

simili.

La rivolta spianò il terreno ad organizzazioni estremiste, la più importante Hamas [una sorta di emanazione

dell’ideologia della Fratellanza Musulmana, anche se rivisitata nell’attivismo].

Diversi avvenimenti (intifada/guerra del Golfo) inducono il presidente Bush senior ad accelerare i rapporti

di pace→Processo di Oslo, 1993: nasce come tract to, segna il riconoscimento reciproco tra Israele ed OLP

in un trattato ed implica la nascita di un’autorità nazionale palestinese.

Il clima di pace portò ad un accordo tra Israele e Giordania stipulato nel 1994. Ma nello stesso tempo

scatena una rivolta contro Rabin per gli accordi presi→assassinio di Rabin.

Nel frattempo l’OLP, corrotto, rimaneva sempre più nell’ombra di Hamas, che otteneva sempre più ascolto

e consensi popolari, scatenandosi in attentati terroristici (autobus bomber): uno stillicidio che portò nel

1996 il partito laburista di destra a perdere le elezioni. Ma nel 1999 si aprì un altro spiraglio, quando di

nuovo i laburisti salirono al potere con Barak, le cui spinte pacifiste culminarono nei colloqui di Camp David

(2000): offriva il 90% della Cisgiordania ed in più il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di

entrambi gli stati.

Ma Arafat rifiuta, poiché il suo volere riguarda il ritorno in terra da parte dei palestinesi.

Seconda intifada 2000

Il governo di Barak cade e fa spazio a Sharon→passeggiata sulla spianata di Gerusalemme→scatena la

seconda intifada, molto più violenta: poiché, se la prima fu molto popolare, la seconda fu un moto politico

ed armato.


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Medio Oriente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Redaelli Riccardo.

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