Storia delle società islamiche
Le origini dell'Islam
Introduzione: Le società mediorientali prima dell'avvento dell'Islam
La civiltà dell'Islam, benché nata alla Mecca, ebbe i suoi progenitori anche in Palestina, Babilonia e Persepoli. Le società islamiche si svilupparono in un contesto caratterizzato da due fondamentali strutture originarie:
- Organizzazione della società in piccoli gruppi, spesso di natura familiare (sia le comunità di cacciatori e raccoglitori, che nelle popolazioni urbane). Questi gruppi allevavano la prole, combinavano matrimoni e facevano fronte comune verso il mondo esterno.
- Formazioni di unità culturali, religiose e imperiali di dimensioni sempre più ampie. La manifestazione più importante fu quella della Mesopotamia (3500-2400 a.C.), caratterizzata dall'unione di clan, villaggi e altri piccoli gruppi.
Nella formazione della civiltà mesopotamica agirono due forze: la religione e l'impero. I Sumeri (Iraq meridionale) credevano che le loro terre appartenessero agli dei e che fosse loro compito dedicargli un grande tempio dedicato al culto. I sacerdoti erano anche giudici e capi politici. La costruzione di templi e l'esecuzione di rituali rendeva necessario l'intervento di specialisti, così da creare affari economici e politici.
A partire dal 2400 a.C. nuove istituzioni unificanti, il potere sovrano e l'impero sostituirono le città-tempio della Mesopotamia. Il potere sovrano derivava dalle case dei guerrieri (Sumeri), e dai popoli tribali della Mesopotamia settentrionale. Fra il 2700 e il 2500 a.C i re delle città fondarono stati che inglobavano i loro vicini. Verso il 2400 a.C. Sargon di Akkad, il capo delle popolazioni del nord della Mesopotamia, fondò il primo impero del mondo, ma l'impero ebbe vita breve.
Nel periodo che va da Sargon a Hammurabi, sorsero e caddero diversi imperi e il potere sovrano assunse sempre più caratteristiche sacrali. I re divennero essi stessi sacerdoti, mediando tra dei e popolo. Il potere politico sacro divenne uno strumento di unificazione. Il re, circondato da familiari, soldati e servi, si servì di amministratori e governatori per decentrare il potere. I mercanti divennero imprenditori che operavano con capitale proprio, e gli artigiani iniziarono a lavorare per il mercato, così che emerse un’economia di mercato che soppiantò l’economia familiare. Allo stesso modo, si sviluppò l’individualità sociale, che creò i presupposti per liberarsi dall’egemonia del clan e creare una società aperta, e si svilupparono così leggi atte a regolare le relazioni tra i soggetti. Per i popoli dell’antichità quindi, gli imperi erano simbolo di civiltà, la cui funzione era quella di difendersi dai barbari che premevano alle frontiere.
Mentre le comunità e le culture locali hanno costituito un fattore costante nelle società mediorientali, gli imperi si sono progressivamente ingranditi:
- L’impero assiro fuse in un unico stato Iraq, Persia occidentale e Egitto. (911 a.C.-612 a.C.)
- L’impero achemenide incorporò Persia orientale, e tutti i popoli insediati fra il fiume Oxus, il Nilo e i Dardanelli.
- Con la distruzione dell’impero achemenide da parte di Alessandro Magno, il Medio Oriente fu diviso in due imperi: l’Iraq e la Persia agli imperi persiani, mentre l’occidente divenne parte dell’impero romano. (Tardo impero romano=bizantino)
Con l’ampliarsi dell’interazione sociale, le diverse popolazioni giunsero ad accettare gli stessi dei, che si espresse anche in una concezione panteistica di una gerarchia di divinità, preservando così le proprie forme locali di culto. L’unicità di Dio fu predicata inizialmente dai profeti dell’antico Israele e poi nel VII secolo da Zoroastro, dopo anche il cristianesimo e l’Islam la proclamarono. Le fedi monoteistiche professavano credenze simili:
- Giudaismo: vi era un solo Dio che aveva comandato al suo popolo, Israele, di adempiere alla legge sacra e che lo avrebbe giudicato.
- Zoroastrismo: credeva in un dio supremo, Mazda, e il destino del mondo sarebbe stato deciso dalla lotta di Dio contro le forze del male. Compito dell’uomo contribuire alla vittoria di Dio, e per questo sarebbe stato giudicato.
In entrambe vi era la responsabilità etica individuale.
Cristianesimo: Fede nel Dio trino, padre, figlio e spirito santo, dove il figlio (Cristo) ha l’aspirazione fondamentale della liberazione dal male, intrinseca nella natura umana. (impronta etica)
Tutte e tre però condividono il fatto che esista un altro regno, quello di Dio, che è la meta da raggiungere attraverso preghiera e sacrificio. Inoltre erano religioni universali, per cui Dio governava l’intero universo, per cui i credenti sono tutti accomunati dalla comune ricerca della salvezza. Questo comune sentimento creò delle associazioni religiose, come la chiesa cristiana: una gerarchia spirituale e amministrativa in cui la massima autorità apparteneva al capo supremo, che comunicava con i fedeli attraverso una gerarchia organizzata territorialmente. (Papi, vescovi, preti)
Allo stesso modo i zoroastriani istituirono un’organizzazione clericale, i cui capi erano i mobad. La parrocchia esercitava la propria funzione sia nella sfera religiosa ma anche in quella legislativa, economica e familiare, dirigendo la vita collettiva. Vi erano anche le comunità giudaiche fondate sulla combinazione di fede e amministrazione civile, ma non erano organizzate in maniera gerarchica, bensì erano basate su leggi informali tra scuole religiose.
Il Medio Oriente essendo così diviso in Impero Sassanide e Impero Bizantino, corrispondeva a una divisione tra credenza zoroastriana e cristiana, ma erano accomunati da analogie:
- All’interno delle due civiltà, vi erano moltissime piccole comunità, che mantenevano la loro specificità sociale e culturale.
- La religione e l’impero mantenevano stretti legami. Gli imperi sostenevano il culto organizzato delle chiese, in modo tale che queste legittimassero i sovrani.
Con le conquiste arabe del VII secolo si ebbe una trasformazione delle credenze religiose e dell’identità sociale dei popoli in tre fasi:
- La creazione di una nuova comunità in Arabia, una società monoteistica dominata dalla politica centralizzata (Islam= società tribale).
- La conquista di questa nuova comunità del Medio Oriente, creando un impero islamico (primo califfato fino al 945) (Islam= religione di uno stato imperiale).
- Periodo postimperiale/del sultanato (945-1200), i prototipi dell’era del califfato furono trasformati in nuovi tipi di stati e istituzioni islamiche. (valori dell’Islam trasformano le masse dei popoli mediorientali)
La predicazione dell'Islam
L'Arabia
Alla vigilia dell’era islamica l’Arabia era situata ai margini delle società imperiali mediorientali. Le comunità di base erano molto potenti, mentre quelle urbane, religiose e sovrane erano meno sviluppate, caratterizzate da una grande frammentazione politica. L’Arabia era dedita alla pastorizia, (impero=agricolo), ed era pagana. Allo stesso tempo l’Arabia venne fortemente influenzata dalle regioni imperiali, e migrarono lentamente nel Medio Oriente, in particolare nel deserto arabico settentrionale e in Siria. L’Arabia era collegata al resto dalla regione da predicatori itineranti, che introdussero il monoteismo, da mercanti, che diffusero il gusto per i piaceri della vita e da agenti delle politiche imperiali, che agivano politicamente per promuovere i propri interessi strategici.
I bizantini e i Sassanidi si contendevano lo Yemen, e per questo si adoperarono attivamente per un’influenza in Arabia settentrionale, esportando così tecniche militari. A partire dal XII e XIII sec a.C. e fino alla nascita dell’Islam (VII sec), le piccole comunità locali avevano avuto un peso preponderante rispetto alle forze unificanti dell’impero. La famiglia e il clan erano le unità fondamentali della società, erano popoli nomadi e migravano in cerca di pascoli per i propri cammelli (beduini).
I clan erano indipendenti e legati da stretti vincoli di solidarietà: se un membro subiva un torto, il gruppo lo vendicava; se era un membro a commettere un torto, il gruppo ne era responsabile. Il clan in nome di questa solidarietà (asabiyya) non riconosceva nessuna autorità esterna. Il capo, shaykh, veniva scelto tra i più anziani e componeva le controversie secondo le tradizioni del gruppo, ma non poteva crearne di nuove.
In certe condizioni i beduini potevano integrarsi in entità più ampie, spesso stratificate, soprattutto nello Yemen e lungo i margini settentrionali (parti fertili contigue al deserto), si creavano confederazioni per organizzare carovane e traffici. Questi potevano integrarsi anche sulla base della religione. (haram=santuario comune).
Solo nelle zone periferiche si formarono monarchie e regni: nel V sec lo Yemen era organizzato in regni con monarchi, templi e il popolo praticava l’agricoltura, pastorizia e i traffici. L’élite politica controllava vasti patrimoni terrieri e i cittadini venivano organizzati in clan per fornire prestazioni agricole e militari all’élite.
Al nord i regni erano meno istituzionalizzati, come ad esempio il regno dei Nabatei, che era governato da un re che proclamava l’origine divina della sua autorità e che amministrava il regno in modo centralizzato, ma che in realtà dipendeva da una coalizione di clan. Nell’85 a.C. il nuovo regno, con Petra capitale, controllava gran parte della Siria e della Giordania. A Petra successe Palmira che estese il controllo sui deserti e sulle aree limitrofe, assicurando l’ordine politico ed economico nell’intera regione.
La storia dell’Arabia è dominata dalle tensioni fra le zone colonizzate e quelle della pastorizia nomade:
- I regni predominarono fino al III sec d.C., quando l’apertura di vie marittime per il commercio internazionale determinò il disastro finanziario e politico dello Yemen.
- Nel V sec. Nello Yemen fu ricostruito il regno di Hayamarita e si estese ai beduini dello Heggiaz e dell’Arabia centrale, con la mediazione della confederazione tribale di Kinda. I romani invece, cercarono di proteggere le province di Palmira e Petra. Allo stesso modo si creò il regno dei Ghassan, una popolazione arabo-cristiana e il regno dei Lakhmidi, limitati dal controllo dei Sassanidi.
- Nel VI sec tutti i regni periferici si disintegrarono: i Sassanidi cercarono di difendere lo Yemen dagli abissini ma non riuscirono ad arginare il declino del Sud, mentre a Nord romani e persiani cercarono di assorbire l’Arabia settentrionale.
Soltanto la Mecca si opponeva alla frammentazione politica e sociale e costituiva il punto di riferimento per l’ordine sociale e economico. Era un santuario religioso, che con la sua reliquia (Ka’ba) attraeva pellegrini da tutta l'Arabia. Questo pellegrinaggio religioso, infatti veniva utilizzato anche per le attività economiche. (fiere meccane) La gente dei Quarysh, che assunsero il controllo della Mecca nel V sec, avevano una particolare abilità nella vendita al dettaglio e nel traffico delle spezie, favoriti dalle difficoltà sorte nell’utilizzazione delle altre rotte commerciali. Infatti, verso la metà del VI sec la Mecca raccolse l’eredità di Petra e Palmira e divenne una delle principali città carovaniere del Medio Oriente. Lo svolgimento di tali traffici rendeva necessario diversi tipi di accordi con i funzionari bizantini e con i beduini, e si venne a formare una confederazione di tribù clienti, in particolare la tribù Tamin, grazie alla quale si stabilì un’informale egemonia diplomatica meccana nel deserto.
Il tardo VI sec è caratterizzato da una migrazione di beduini, che liberati dalle limitazioni politiche e commerciali dei regni limitrofi, riconvertirono al pascolo le regioni situate ai margini dello Yemen, dell’Iraq e della Siria. La cultura religiosa dei clan rimase un elemento fondamentale della vita beduina, in particolare erano politeisti, credevano che tutti gli oggetti ed eventi naturali fossero spiriti viventi, tra cui i jin (diavoli), che andavano esorcizzati. Anche le religioni delle confederazioni e dei regni erano politeiste, ma dividevano più nettamente il mondo divino da quello umano, gli dei andavano propiziati con sacrifici. Ciò che li accomunava erano i luoghi di culto, tra cui la Mecca, che servivano ad orientare le manifestazioni religiose delle popolazioni tribali verso culti comuni. Un’identità collettiva, basata sulla religione e istituzioni che regolavano i pascoli, la guerra, il commercio. Inoltre erano accomunati dalla stessa concezione della persona, della società e dell’universo. Nell’arabo antico non vi è un termine specifico che designi la persona (qualb=cuore, ruh=spirito, nafs=anima, wajh=volto), nessuno dei quali corrisponde alla personalità compiuta. La molteplicità degli dei si identificava con la frammentazione della realtà, della società e dell’universo.
Le religioni monoteiste vennero introdotte in Arabia da insediamenti ebrei e cristiani, da predicatori e mercanti e dalle pressioni politiche provenienti dall’Abissinia e dall’impero bizantino. I cristiani erano numerosi nello Yemen e nelle zone settentrionali. I monoteisti predicavano un’unità dell’universo e soprattutto un significato etico all’azione umana, dove gli uomini sono accomunati dalla ricerca della salvezza divina.
La Mecca, come luogo di incontro, favorì la creazione di uno spirito critico e consapevole, capace di sperimentare nuovi valori, anche se tutto ciò portò a un disordine morale, soprattutto per quanto riguarda l’identità all’interno del clan.
La vita del profeta
Ci sono differenti fonti sulla vita di Maometto, il profeta che trasformò in modo permanente la religione del suo popolo:
- Corano: la scrittura che racchiude la parola e la volontà divina, rivelate direttamente da Dio a Maometto tramite l’arcangelo Gabriele. I passi del Corano recitati da Maometto vennero trascritti, molto probabilmente fu proprio lo stesso Maometto che istruì gli scribi affinché ordinassero i versi della rivelazione. La compilazione del Corano giunse a termine dopo la morte di Maometto e il califfo Othman (644-56), ne promulgò la versione ufficiale.
- Hadith, detti del profeta: espressioni di Maometto genuine, trattano la liturgia, la morale e altre questioni religiose.
- Biografia: compilata da Ibn Ishaq (curate e riviste da Hisham): apprendiamo che il Corano fu scritto negli ultimi due decenni della vita di Maometto (610-32).
I versi del Corano trattano del dibattito di Maometto con i meccani e del modo in cui egli affrontò i problemi politici e sociali del tempo. Le rivelazioni ebbero inizio verso il suo quarantesimo anno di vita.
Maometto nacque nel 570 nel clan dei Banu Hashim, un tempo influente alla Mecca, fu allevato dal nonno e dallo zio e fece il carovaniere. A 25 anni sposò Cadigia, una ricca vedova per cui lavorava ed ebbero molti figli. Maometto aveva una naturale inclinazione per la religione e spesso si recava sui monti per pregare in solitudine. Hisham parlò di un hanif (monoteista arabo) che lo convinse della futilità di pregare più dei, così che si mise in cerca della verità religiosa. Nel 610 ebbe le prime rivelazioni, che consistevano nella visione di un Dio grande e giusto, Allah, che nel giorno del giudizio avrebbe pesato la vita di ogni uomo per condurlo poi alla dannazione o beatitudine. Al culto di Dio e al rispetto dei propri doveri, si opponevano la presunzione e l’attaccamento alle cose terrene. Maometto oltre a predicare ciò, istituì la preghiera rituale. La similitudine del giudizio universale con il cristianesimo è evidente, così come quella con le idee ebraiche della rivelazione da parte di un profeta, inviato a un popolo eletto.
Inizialmente Maometto diffuse le sue rivelazioni solo nella sfera privata, amici e familiari, così che un piccolo gruppo si unì attorno a lui per recitare e ascoltare il Corano. Solo nel 613, alla rivelazione delle parole "Alzati e ammonisci" iniziò a diffondere le idee nella società, a lui si unirono i membri più insoddisfatti del clima morale e sociale della Mecca, tra cui i poveri, i clan più deboli e i figli di clan forti. Durante i primi anni le sue idee vennero sprezzate soprattutto dai mercanti che dominavano la vita meccana (Quaraysh), e seguirono insulti, molestie e boicottaggi economici nei confronti dei suoi seguaci. Questo perché la predicazione religiosa era una minaccia per tutta la vita economica e sociale dominante. Affinché la sua missione progredisse Maometto avrebbe dovuto trovarsi in una posizione di maggior prestigio, e nel 619 capì che era necessario creare una sorta di base politica.
Operò le prime conversioni a Medina, un luogo privo di leggi, dilaniato da faide tra i gruppi tribali dominanti e da cambiamenti sociali che rendevano obsoleta la forma fondamentale di società beduina, inoltre era popolata da molti ebrei. Nel 620 diversi uomini di Medina si prepararono a riceverlo in città stringendo il patto di Al-Aqaba, ossia quello di difendere Maometto. Maometto nel 622 iniziò il viaggio con i suoi fedeli verso Medina (anno uno per l’Islam, migrazione=egira). L’egira viene anche considerata la transizione dal mondo pagano a quello musulmano.
A Medina Maometto e i suoi uomini raggiunsero anche un accordo politico formale, creando un unico clan (umma), costituito da meccani e medinesi che avrebbero dovuto difendere Maometto da attacchi esterni, inoltre non avrebbero dovuto aiutare i Quaraysh, così come tutte le dispute sarebbero state sottoposte a Maometto. Un ulteriore passo fu quello di eliminare i clan ebraici ostili alla sua missione, in quanto Maometto aveva il compito di ridare purezza alla fede già rivelata. Gli ebrei si opposero a una conversione così che il Corano li denunciò e fece nuove rivelazioni su Abramo, il Profeta per eccellenza, dicendo che fu il primo hanif, il costruttore della Ka’ba e il progenitore degli arabi.
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