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Lo scenario medio orientale nella seconda metà del Novecento

Radici europee della conflittualità del Medio Oriente

Nel tentativo di risolvere a proprio favore i problemi posti agli Stati occidentali dalla presenza ottomana nei Balcani,

nell’Asia minore, nella Siria e nella Mesopotamia (Questione d’Oriente), Austria e Russia si scontrarono, interessate l’una

alla conquista dei territori ottomani nei Balcani, l’altra alla ricerca di uno sbocco nel Mar Mediterraneo, mentre Inghilterra

e Francia miravano invece a conservare l’Impero turco nella sua condizione ormai non più pericolosa, impedendo

l’espansione delle altre due potenze.

Le radici dell’endemica conflittualità che ha trasformato il Medio Oriente in una delle regioni più instabili del mondo

affondano nelle scelte operate dalle potenze coloniali europee alla fine del primo conflitto mondiale, da cui l’Impero

Ottomano uscì distrutto. L’Inghilterra, che si era fatta paladina del nazionalismo arabo, considerato una forza in grado di

indebolire se non di abbattere il secolare dominio turco, finì per deludere le speranze di quei popoli quando, anziché

favorire la costituzione di Stati arabi in Siria, Iraq e Arabia occidentale, decise di lasciare la Siria alla Francia e di

sostenere la causa nazionale ebraica in Palestina (Dichiarazione di Balfour, 1917). Nel primo dopoguerra la Società delle

Nazioni, accettando l’opzione britannica, attribuì la Siria alla Francia e affidò in mandato al Regno Unito sia la Palestina

che l’Iraq.

Sionismo

Nel momento in cui la questione mediorientale sembrava avviarsi a soluzione con la conquista dell’indipendenza

da parte della maggioranza dei Paesi arabi, avvenuta tra gli anni Trenta e Quaranta, la crescente immigrazione ebraica in

Palestina, sorretta dal movimento sionista internazionale (da “Sion”, Gerusalemme antica, movimento fondato da Herzl

alla fine del XIX secolo, con lo scopo di fondare in Palestina il nuovo Stato ebraico secondo il “programma di Basilea”,

fissato dal I Congresso mondiale del 1897), attizzò un nuovo focolaio di crisi. La corrente migratoria crebbe dopo la

seconda guerra mondiale, alimentata da migliaia di Ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista e guardata con favore

dall’opinione pubblica occidentale, che considerava l’ipotesi sionista della creazione di uno Stato ebraico in Palestina un

legittimo risarcimento per un popolo passato attraverso la tremenda esperienza dell’Olocausto. Una delle prime

risoluzioni di rilievo dell’ONU fu proprio il voto a favore della divisione della Palestina fra Ebrei e Arabi, preludio alla

fondazione dello Stato di Israele, proclamato nel 1948 non appena, terminato il loro mandato, gli Inglesi si ritirarono dalla

Palestina.

Espansione israeliana

Radicalmente contrari a tale divisione, gli eserciti di Egitto, Siria, Giordania, Libano e Iraq (Lega Araba) attaccarono

Israele, che, seppur non disponesse di un apparato militare ben organizzato e rifornito, riuscì non solo a neutralizzare gli

avversari, ma anche a lanciare una controffensiva vincente che portò all’armistizio firmato con i Paesi arabi nel 1949. Per

questi ultimi, il risultato di quella che sarà ricordata come la prima guerra arabo-israeliana fu disastroso, perché consegnò

a Israele un territorio molto più vasto di quello che le era stato assegnato due anni prima dall’ONU. Iniziò da quel

momento la diaspora del popolo palestinese che fuggì in Giordania e negli altri Stati vicini. Negli anni seguenti le tensioni

riaffiorarono ciclicamente per sfociare in diversi conflitti fra Israele, sostenuto dagli Stati Uniti (in cui vi è una forte lobby

ebrea), e le coalizioni di Paesi musulmani, appoggiati dall’Unione Sovietica, scesi in campo in appoggio ai palestinesi. Le

guerre del 1956, del 1967 (guerra dei Sei giorni), del 1973 (guerra del Kippur) si conclusero tutte con la vittoria degli

Israeliani. Nel 1967 lo Stato di Israele espanse i propri confini con l’annessione del Sinai, della Cisgiordania, del Golan, di

Gaza e della parte orientale di Gerusalemme (la parte occidentale era israeliana dal 1948).

Pan-arabismo e oro nero

Parziali prospettive di pacificazione dell’area parvero aprirsi nel 1974-75, quando il governo israeliano consegnò

una piccola parte dei territori strappati a Egitto e Siria e consentì la riapertura del canale di Suez, chiuso dal tempo della

guerra dei Sei Giorni. In seguito, con le trattative tra Egitto e Israele favorite dalla mediazione del presidente americano

Jimmy Carter (accordi di Camp David del 1978), fu avviata la restituzione del Sinai all’Egitto.

Ciononostante altri conflitti insanguinarono la regione negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta. Essi videro gli

interventi di Siria e Israele nel Libano che, già lacerato da una guerra civile a sfondo religioso, finì per perdere la sua

sovranità e divenire terra di conquista per Siriani, Israeliani e per le molteplici fazioni interne. Durante questo periodo, la

dirompente rinascita del fondamentalismo islamico, avvenuta dopo la rivoluzione khomeinista in Iran, soffiò sul fuoco

della questione mediorientale. Restava sempre vivo il problema di fondo del Medio Oriente, ossia come conciliare il

bisogno di confini sicuri per lo Stato ebraico, circondato e minacciato dagli altri Stati arabi, con la necessità di ridare una

patria al popolo palestinese, che viveva sotto occupazione straniera o profugo nei Paesi arabi. Atteggiamenti di netta

intransigenza continuavano a caratterizzare le posizioni delle diverse parti in causa: lo Stato di Israele, i governi arabi e le

forze militari e politiche della resistenza palestinese, perlopiù unite nell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della

Palestina) guidata da Yasser Arafat. Questa organizzazione, che dal 1969 aveva cominciato a compiere operazioni

militari contro Israele, godeva di un vasto consenso in Cisgiordania e nel resto del Medio Oriente.


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia del Medio Oriente con analisi dei seguenti argomenti trattati: lo scenario mediorientale nella seconda metà del Novecento, le radici europee della conflittualità del Medio Oriente, il sionismo, l'espansione israeliana, il pan-arabismo e l'oro nero, lo storico annuncio della graduale restituzione ai Palestinesi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del Medio Oriente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Torri Michelguglielmo.

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