Storia del giornalismo - Prof. Piazzoni
6° lezione - 01/03/2018
Il secolo continuazione
Tutto questo apparato era sostenuto da un’organizzazione all’avanguardia, dal punto di vista giornalistico per quegli anni, tanto che il secolo era forse l’unico giornale ad avere una vera e propria redazione. Al suo interno si fecero le ossa Carlo Romussi, capo redattore e nel 1896 il nuovo direttore, ed Eugenio Torelli Viollier, fondatore del Corriere della Sera, che fu nel 1871 assunto dal giornale e qui capì come funzionava una macchina giornalistica moderna.
Il giornale aveva poi un’altra caratteristica, cioè che era legato a tutta una produzione libraria e periodica di Sonzogno che divenne intorno agli anni ’80 dell’800, insieme a Treves, il più importante editore italiano. Pubblicava principalmente collane di libri popolari, soprattutto da traduzioni francesi e pubblicava anche una serie di periodici illustrati di viaggi, di varietà, di moda, di novelle, venduti a prezzi molto bassi; oltretutto molti dei suoi libri erano a loro volta illustrati, proprio perché pensati per un pubblico adulto popolare.
Il secolo si giovò di questa filosofia editoriale di Sonzogno, e fu il primo giornale ad utilizzare molto bene l’illustrazione, anche in prima pagina; non solo, fu anche il primo giornale a dotarsi di supplementi a loro volta molto illustrati, un esempio era il Carnevale italiano, numero speciale per l’occasione.
Altra cosa importante della rivista, dovuta alla sinergia con la casa editrice, era l’uso del romanzo d’appendice, in particolare di grandi scrittori popolari francesi come Dumas, Verne e Hugo. Questi romanzi a puntate erano gli stessi che pubblicavano su Il secolo; molto probabilmente furono queste appendici a fare la grande fortuna del giornale perché erano fortemente fidelizzanti, cioè il romanzo a puntate generava il bisogno di comprare il giornale per vedere come proseguiva il racconto.
Anche altri giornali sfruttarono questo espediente per vendere più copie; per esempio il giornale di Fortis, Il Pungolo, cercò di resistere alla concorrenza di Sonzogno, usando il romanzo d'appendice, proponendo Boito o Praga, scrittori della scapigliatura milanese; a questo punto Il secolo decise di raddoppiarne il numero, mettendo due scritti a numero, perché aveva un grande serbatoio a disposizione.
Operazione di marketing
Altra cosa importante è l’operazione di marketing che fu adottata per primo da Sonzogno. Il secolo cercò di fidelizzare i suoi lettori con espedienti che non avevano nulla a che fare con un giornale politico. Per esempio, fu il primo ad adottare la sottoscrizione a premi per gli abbonati, cioè ogni tanto c’era un premio destinato solo a loro come una sorta di lotteria. Organizzava molti incontri o corsi serali per gli abbonati, in modo da creare una comunità di lettori. Espedienti molto moderni, mutuati certamente dall’esperienza francese.
Chiaramente tutto questo era sostenuto da una grande attenzione per le novità tecnologiche, infatti Sonzogno fu il primo a dotarsi di una rotativa in grado di fornire 250 copie al minuto. Fu inoltre il primo ad abbandonare quelle a vapore per quelle più moderne con motore a gas.
La stampa torinese
Torino: aveva vissuto il momento più alto fino al 1850, dal 1865 in poi, cioè da quando perde il suo ruolo di capitale, inizia una fase di riflusso e progressivo isolamento. La notizia dello spostamento della capitale, prima a Firenze e poi a Roma, aveva creato molti disordini nella città piemontese, e il culmine fu raggiunto nel 1864, quando la stampa torinese si fece portavoce della polemica e alimentando il malcontento.
Il panorama giornalistico era abbastanza desolato, si distinguono solo due giornali, che sono le uniche eccezioni:
- La Gazzetta del Popolo, diretta dal 1861 da Giovanni Battista Bottero, che rimase direttore fino al 1897. Rimase per tutto il tempo il giornale più letto di Torino, tirando circa 20.000 copie al giorno. Bottero entrò nella leggenda sia come giornalista che come uomo politico, prima di tutto perché era stato un grande patriota (fu il giornalista del 1848) e poi perché era una figura molto autorevole e forte, paladino dell’emigrazione politica a Torino. Oltretutto fu il successore di Cavour, alla sua morte, nel collegio elettorale del centro di Torino; divenne un protagonista della sinistra storica e godette delle simpatie di Garibaldi. Lentamente si sposta su posizioni più moderate, un primo segnale di questa svolta, fu proprio in occasione del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, quando Bottero e il suo giornale cavalcarono la protesta ponendo l’accento sulla retorica piemontesista.
- La Stampa, che nasce con il nome di Gazzetta Piemontese, diventerà La Stampa nel 1895. Fondata nel febbraio 1867 da Vittorio Bersezio, portavoce della piccola e media borghesia torinese. Naturalmente la sua nascita è legata al trasferimento della capitale, perché nasce per dare voce al malcontento e al disagio della borghesia torinese, irritata dal trasferimento della capitale a Firenze. Chiaramente, dato che era stata la destra storica a decidere per lo spostamento, la Gazzetta fu fin dall’inizio un giornale della sinistra, oppositore della destra storica e per un paio di anni il giornale appoggiò Agostino De Pretis, quando però inizia la politica del trasformismo, la gazzetta diventa anche un fervente oppositore di De Pretis, perché contraria al trasformismo. All’inizio il giornale raccolse la polemica piemontesista, facendo leva sulla nostalgia per il vecchio Piemonte e sulle reminiscenze del passato. Grazie a questa posizione politica iniziò a guadagnarsi subito circa 8.000 copie di tiratura. Oltretutto Bersezio fu il primo ad adottare due edizioni del giornale, uscendo al mattino con una edizione normale e al pomeriggio con una edizione speciale a due facciate per le notizie della sera, che aveva quasi sempre la cronaca musicale della serata e poi le ultime notizie.
Nel 1880 la gazzetta fu acquistata da un deputato liberale Luigi Rouz che sostituì Bersezio, fino al 1897 quando sarà rilevata da Alfredo Frassati, il grande direttore fino agli anni del fascismo.
La stampa toscana
Firenze: visse gli anni migliori negli anni post-unitaria. La stampa toscana visse un grande momento grazie all’emergere della Destra (la Destra storica era composta per la maggior parte da toscani).
-
Storia del giornalismo appunti lezione 8 07/03/2018
-
Storia del giornalismo appunti lezione 11 14/03/2018
-
Storia del giornalismo appunti lezione 7 02/03/2018
-
Storia del giornalismo appunti lezione 9 08/03/2018