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Storia del giornalismo - Prof. Piazzoni

11ª lezione - 14/03/2018

Giovanni Giolitti agli inizi della sua stagione politica migliore, cioè agli inizi del ‘900, aveva avuto l’appoggio di alcuni quotidiani che lo avevano sostenuto, tra i quali: Il Secolo (Milano), La Stampa (Torino) e La Tribuna (Roma). La Tribuna fu protagonista della stampa romana nei primi anni del ‘900, uno dei giornali più letti nel centro e sud d’Italia.

Dal 1900 viene rilevata da Luigi Roux, che era lo stesso editore della Stampa di Torino, quando la rileva alla morte di Attilio Luzzatto, che aveva trasformato La Tribuna in una grossa impresa industriale. Era un quotidiano molto autorevole schierato a sostegno di Giolitti. Questo appoggio politico però si appanna negli anni successivi e subisce una battuta d’arresto soprattutto dopo lo sciopero generale del 1904 (primo in Italia), un momento dirimente perché una parte dell’opinione pubblica che sosteneva Giolitti, terrorizzata dallo sciopero, si sposta a destra, e così anche La Tribuna inizia a tentennare.

La stessa difficoltà incontra Il Secolo, che intanto stava iniziando il periodo del suo tramonto tanto che nel 1909 era sceso a 70.000 copie di tiratura. Questo accade per due ragioni:

  • Ascesa del Corriere della Sera di Albertini;
  • Risente delle divisioni che attraversano il movimento politico di cui è espressione, vale a dire il movimento democratico radicale, che in questi anni si frantuma e inizia la sua decadenza;
  • Sonzogno, il suo editore, è sempre più spesso a Parigi, dove poi si trasferisce abbandonando un po’ il panorama milanese, anche la sua casa editrice vive un momento difficile.

Tra il 1904 e il 1910 Il Secolo è sempre meno importante sul piano dell’influenza dell’opinione pubblica, e quindi anche il sostegno a Giolitti inizia ad essere meno forte.

Nel corso degli anni successivi al 1904 Giolitti perde alcuni elementi di appoggio nella stampa, quegli elementi che erano stati invece fondamentali all’inizio del ‘900, ed è a questo punto che decide di riprendere le fila del rapporto con La Tribuna di Roma. Per L’operazione Tribuna chiede aiuto al mondo finanziario e al mondo industriale: i pilastri di questa operazione sono da una parte la Banca Commerciale e dall’altra gli industriali: zuccherieri, acciaio e armatori; in sintesi rappresentavano le forze economiche legate a Giolitti e alle sue mire di espansione industriale.

Viene fondata una nuova società editrice e grazie a questi enormi finanziamenti, nel 1910 La Tribuna viene rilanciata e Giolitti riesce a far valere la candidatura di un suo direttore, Olindo Malagodi. Malagodi era un giornalista de La Tribuna, corrispondente da Londra dal 1895. Si era formato alla scuola del giornalismo britannico, proprio come Albertini, e aveva un’idea del giornale liberal-progressista, ed era un sostenitore critico del progetto giolittiano.

Tuttavia, siamo però nel 1910, ed è vero che il giornale sostiene il programma progressista giolittiano, ma è altrettanto vero che il panorama internazionale è cambiato e gli umori nazionalisti stanno iniziando a scorrere tra l’opinione pubblica del nostro paese. È evidente che all’interno del giornale, pur sostenendo Giolitti, iniziano a farsi strada voci discordi che prendono corpo soprattutto nella colonne di Astignac.

Astignac, al secolo Vincenzo Morello, prese sempre più piede nel giornale, grazie anche al suo stile pungente, polemico e molto vivace, e di fatto, attraverso la sua penna, iniziano a scorrere anche nella tribuna umori nazionalistici. La stessa cosa si può dire di Maffio Maffii (futuro direttore del Corriere della Sera) che si afferma come editorialista e che apporta alcuni temi e slogan di sapore nazionalista al giornale.

Questi umori emergono principalmente nella terza pagina del giornale, oltre che in alcuni editoriali, perché qui si ospitano voci che effettivamente sono di intellettuali antisocialisti e in odore di nazionalismo, come Francesco Coppola, Scipio Sibele e Emilio Cecchi, che senza dubbio spostano a destra il baricentro politico del giornale che in questi anni si mostra quindi a due facce, cioè da una parte il giolittismo di Malagodi, dall’altra l’antisocialismo e il nazionalismo di alcuni collaboratori e redattori del giornale.

Emblematico è una terza pagina del maggio 1911, un lungo articolo di Coppola su due intellettuali presi a riferimento come nuovi astri Nietzsche (individualismo aristocratico) e Sorel (ideale collettivistico venato di violenza politica) quanto di più distante dal liberismo si potesse pensare, entrambi esprimono una sensibilità irrazionalista e vitalista che porterà argomentazioni alla corrente nazionalista. Infine, bisogna ricordare che sulle colonne della Tribuna, Pascoli pubblicherà il suo articolo “La grande proletaria si è mossa”, diffondendo il mito del colonialismo dei poveri.

La cronaca giudiziaria e nera

Diverso è il discorso per quel che riguarda l’interessante uso della cronaca giudiziaria e nera, anche in questo giornale abbiamo un uso disinvolto della fotografia e dell’immagine.

La Stampa

La Stampa: diverso il discorso per La Stampa di Alfredo Frassati (che è anche proprietario di una parte delle azioni del giornale), che è senza dubbio il giornale su cui Giolitti poteva contare di più per un appoggio sincero.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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