Storia del giornalismo
Prof. Piazzoni - 5° lezione - 28/02/2018
Uno dei giornali più belli usciti in Europa in quegli anni, ed era di Carlo Tenca; Il Crepuscolo uscì in un periodo decisamente grigio, perché esce negli anni Cinquanta dell'Ottocento nel Lombardo Veneto, dove, come abbiamo detto, la situazione per la stampa era difficilissima.
Il Crepuscolo nasce nel gennaio 1850, quindi proprio all'inizio del decennio, come settimanale, e prosegue le pubblicazioni fino al dicembre 1859, quindi per tutto il decennio di preparazione. Si fa alla grande tradizione del giornalismo culturale lombardo che ha il suo primo modello ne Il Caffè dei fratelli Verri, e anche in altre riviste come Il Conciliatore di Confalonieri.
Il suo ispiratore fu Carlo Tenca, uomo dalla forte personalità che si dedicò per dieci anni a questa rivista anima e corpo, perché di fatto fu lui a sostenere tutto il lavoro redazionale della rivista; il suo punto di riferimento era la concezione di giornalismo come missione, come opera civilizzatrice, perché attraverso il giornale si poteva realizzare un'opera civile, più ancora che politica; inoltre credeva anche nella collaborazione, per cui il giornale fu ispirato e diretto da lui, ma fu anche un'opera collettiva e raccolse la collaborazione di tanti intellettuali e letterati cercando sempre, con grande intelligenza, di raggiungere un'armonia.
Infatti, Il Crepuscolo è un giornale molto omogeneo, un'omogeneità data dai contenuti che in generale sono culturali ma con un messaggio politico e civile indiretto e dal taglio e dal tono molto uniforme, medio alto con grande chiarezza e grande cultura; sono articoli molto leggibili e godibili anche oggi.
Tenca fondò questo giornale dopo la grande sconfitta del biennio rivoluzionario. Come personaggio politico era stato sempre in prima linea, e la sconfitta e il ritorno degli austriaci erano stati cocenti, perché ci si era fatta l'illusione di una risoluzione della questione italiana e invece dopo poco tempo si era avuta una restaurazione totale del vecchio sistema. Tenca guardava a questa sconfitta in modo molto costruttivo, aveva capito del pericolo che quella sconfitta poteva determinare, vale a dire una ritirata di tutto il fronte rivoluzionario, e la cosa che temeva di più era che la cultura tornasse a essere una cosa per specialisti.
Giornalismo culturale militante
Era quindi essenziale per Tenca riproporre un modello di giornalismo culturale militante, ma senza che gli austriaci se ne accorgessero troppo. Nel Crepuscolo c'è dunque un giornalismo culturale militante, per questo tutte le questioni culturali dovevano essere sempre considerate alla luce di principi generali, cioè non dovevano essere confinate nello specialistico o nelle «frivolezze intellettuali», perché altrimenti sarebbero state vuote e inservibili.
Bisogna anche considerare che siamo negli anni della cultura positivista che non vedeva una separazione tra materie scientifico-tecniche e discipline umanistiche (cosa molto importante); quindi in questa rivista le questioni scientifiche, economiche, giuridiche, amministrative e tecniche non sono slegate dalle questioni artistiche e letterarie, cioè il positivismo aveva una concezione a 360° della cultura e quindi anche la tecnica è cultura, l'economia è cultura, la scienza è cultura, cioè non vedeva una separazione netta tra scienze umane e scienze pure.
Questa è un'altra caratteristica di questa rivista: l'omogeneità della visione del sapere.
Riconoscimenti e diffusione
Su queste basi Tenca riuscì a fare del Crepuscolo «il miglior giornale d'Italia» [cit. Carlo Cattaneo], giornale significativamente diffuso, visto che gli abbonati erano circa 2500, che erano omogeneamente distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Contenuti della rivista
Per quanto riguarda i contenuti della rivista vi prevalevano articoli letterari, cioè la letteratura era senza dubbio il tema più toccato (quantitativamente parlando). Questo era dovuto alla formazione di Tenca che era un letterato, e che oltretutto si era molto formato sulle idee estetiche di Mazzini, ed era molto sensibile al richiamo di una letteratura nazionale, cioè di una letteratura italiana, ma anche una letteratura che si svincolasse dall'Arcadia, cioè dalle cose antiche, e che fosse invece una letteratura contemporanea, cioè molto legata all'attualità.
Tenca aveva quindi una visione molto avanzata della civiltà letteraria, per questo egli aborriva «l'arte per l'arte», cioè l'arte fine a se stessa, era quindi contrario alle «torri d'avorio» nel quale spesso gli intellettuali si confinavano, per lui l'arte era vita contemporanea, quindi il letterato doveva essere un uomo impegnato, non doveva richiudersi negli studi, ma fare vita civile, dibattito.
Concezioni letterarie
- Concezione di una letteratura nazionale, ma non in una visione autarchica, cioè non in difesa della cultura e della letteratura italiana, ma al contrario in continuità con il pensiero mazziniano, una letteratura nazionale legata a filo doppio a tutte le letterature europee contemporanee.
- Il Crepuscolo è la prima rivista italiana a porre una grande attenzione alle letterature straniere contemporanee. In questa rivista vengono quindi pubblicati molti articoli sulla letteratura straniera contemporanea, vi erano addirittura articoli sulla letteratura russa, che in quel momento è quasi sconosciuta.
- Forte insistenza sulla letteratura popolare. Ma cosa vuol dire "popolare" a metà Ottocento? Il popolo era qualcosa di grande, non era i contadini, ma tutti coloro i quali iniziavano ad apprendere la lettura e la scrittura e iniziavano a inserirsi grazie a queste conoscenze nel dibattito culturale e civile. Quindi popolare inteso in senso molto lato e molto aperto, con una visione molto avanzata. Quindi letteratura popolare voleva dire una letteratura indirizzata al popolo, per il popolo ed espressa tra il popolo, cioè Tenca sosteneva che la letteratura doveva essere qualcosa che tutti sentissero come propria, quindi rappresentasse tutti. In Italia ancora non esiste questo tipo di letteratura, l'unico scrittore che aveva incarnato questo tipo di letteratura era Manzoni, che per Tenca era il padre di questo tipo di letteratura.
- Attenzione forte per gli aspetti linguistici, cioè per le questioni e i problemi linguistici. La rivista si impegnò a contrastare l'esclusività del fiorentino; Tenca si batteva per la formazione dell'Italiano medio che facesse perno sul fiorentino ma si aprisse all'apporto anche dei diversi dialetti.
Collaboratori e contributi
Preziosissimo per questo giornale fu l'apporto delle firme, sul Crepuscolo si leggono infatti tutte le firme dei grandi intellettuali del tempo: Giulio Carcano (che aveva tradotto tutte le opere di Shakespeare), Caterina Percoto (una delle prime grandi scrittrici di novelle popolari), Tullio Ullom (conosceva benissimo il tedesco e aveva tradotto Heinrich Heine), Eugenio Camerini (critico letterario).
Non mancano poi interventi nel campo della storia, collaborò al Crepuscolo Carlo Cattaneo (pubblicò un importantissimo saggio dedicato alla città); non mancarono poi articoli di indagine economico-sociale, per esempio nel 1851 compare un saggio, fondamentale per gli storici, di Giovanni Cantoni intitolato Sulle condizioni economiche e morali della bassa Lombardia; erano poi presenti moltissimi articoli economici.
A questi bisogna poi aggiungere le cosiddette corrispondenze letterarie e politiche, che giungevano dall'Italia (solo da Torino arrivavano quelle politiche) ma anche dall'estero; e poi c'era la rubrica, forse più importante di tutte anche perché era diretta dallo stesso Tenca, dove si parlava, ad ampio raggio.
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