Storia del giornalismo - Prof. Piazzoni
Prima lezione - 14/02/2018
Non c’è storia del giornalismo senza storia della libertà di stampa, e in questa prospettiva la storia del giornalismo italiano inizia proprio con la conquista della libertà di stampa, che è un frutto del Risorgimento. Le lotte del Risorgimento porteranno alla promulgazione di una carta costituzionale, lo Statuto Albertino, che sarà, fino all’avvento del fascismo, il punto di riferimento del nostro paese.
Con lo Statuto Albertino inizia la libertà di stampa nel nostro paese; sarà adottato dallo Stato Italiano alla sua formazione nel 1861 e sarà smantellato pezzo dopo pezzo dopo la Marcia su Roma, nel 1922, dal primo governo Mussolini - una delle prime cose smantellate sarà proprio la libertà di stampa. Durante la dittatura fascista non esisterà libertà di stampa, anche se ci sono giornali e anche se nascono proprio in quel periodo il cinegiornale, con l’Istituto Luce, e il giornalismo radiofonico. La libertà di stampa riprenderà con il 1944, dopo la liberazione di Roma con la nascita dei primi organi liberi, e poi verrà sancita nell’art. 21 della Costituzione (gennaio 1948) che governa tutt’ora la materia della libertà d’espressione.
Come si arriva allo Statuto Albertino?
Vale a dire, come si arriva alla libertà di stampa? In quel momento, a metà 800, sono pochissimi gli stati europei che hanno libertà di stampa: Inghilterra e Francia. In Francia è condizionata però dalla carta costituzionale del 1830; quindi l’unica ad avere una libertà di stampa “come si deve” è l’Inghilterra; nel resto del mondo solo gli Stati Uniti. Quindi quando l’Italia nel 1848 giunge allo Statuto Albertino, non è l’ultima, ma tra le prime nazioni a raggiungere il rango di stato civile. Allo Statuto Albertino si arriva nel biennio 1846-47.
Qual era la situazione dell’Italia?
L’Italia era divisa in vari stati, in nessuno però esiste libertà di stampa. Esistono giornali, ma non a tema politico; ogni stato ha la sua Gazzetta Ufficiale, controllata direttamente dal governo. Ciò che la caratterizza dagli altri stati, in generale, è l’esistenza di una doppia censura:
- Laica: censura di stato, governativa;
- Religiosa: sulle materie religiose.
Nello Stato Pontificio le due censure coincidono. In generale comunque la censura è molto rigida; questo quadro implica l’inesistenza di una stampa politicizzata.
Una polveriera di idee
In realtà l’Italia è una polveriera, perché esistono moltissimi gruppi liberali che aspirano all’indipendenza dal gioco dell’Impero Austroungarico, all’unità e ad avere una costituzione, quindi alla libertà. Sono gruppi molto articolati e diversi, che pure aspirando allo stesso fine si differenziano per l’ispirazione: ci sono quelli più progressisti e quelli più moderati, poi alcuni sono repubblicani e altri sono monarchici; tutti sono però d’accordo che l’Italia deve essere fatta, e che deve essere libera secondo i principi della rivoluzione francese.
Come si esprimono questi gruppi liberali?
Lo fanno attraverso le stampe clandestine. È impressionante la quantità di fogli (massimo quattro facciate), era un fenomeno dirompente, tanto che le autorità preposte al controllo avevano una grande difficoltà a controllare questo tipo di fenomeno; era quasi impossibile arginare il fenomeno della stampa clandestina. Il centro di maggiore diffusione di questo fenomeno è il Granducato di Toscana, che è anche il cuore pulsante del liberalismo italiano per la presenza di molti patrioti, e anche perché il Granducato, rispetto agli altri stati, ha un apparato repressivo relativamente più mite.
L’impulso maggiore alle stampe clandestine e al movimento per la libertà di stampa è dato da Giuseppe Montanelli, uno dei principali protagonisti del Risorgimento italiano. Era un professore universitario di diritto all’università di Pisa, e nel 1846 era un liberale moderato (poi si sarebbe spostato verso l’ala progressista) e guarda al progetto di Vincenzo Gioberti, autore del pamphlet Del primato morale e civile degli italiani, che concepiva un’Italia federale in cui avrebbe giocato un ruolo fondamentale il papa.
Cosa chiedevano questi fogli clandestini?
In genere per prima cosa chiedevano riforme politico-amministrative. Tra queste riforme, la prima richiesta era la libertà di espressione (quindi liberalizzazione della censura); un’altra richiesta era quella di una consulta per redigere una costituzione; e poi un riordinamento del sistema fiscale in senso di una maggiore equità fiscale; i più radicali chiedevano inoltre l’indipendenza e l’unità.
Con l’elezione di Pio IX (16 luglio 1846) inizia una nuova fase segnata da una cauta politica di riforme. Lo Stato Pontificio diventa il centro più vivo del dibattito politico, svolta che ebbe un immediato riflesso sulla vita del giornalismo nello Stato Pontificio. Non esistevano fogli politici, ma solo periodici artistici e letterari; ma è proprio durante e grazie a questa svolta che assistiamo alla nascita del primo foglio politico dell’Italia del tempo, nel gennaio del 1847. Si tratta di un settimanale, Il Contemporaneo, un azzardo, un primo tentativo di foglio politico in uno stato che non garantiva la libertà di stampa.
Il Contemporaneo: un esempio di progresso moderato
Il Contemporaneo si proponeva di essere un giornale di progresso moderato che si richiamava al papa. Il progresso a cui si riferiva era economico-tecnico, si intendeva sostenere le conquiste tecniche e scientifiche dell’epoca come la macchina a vapore, le ferrovie, l’istituto delle società anonime; quindi si sosteneva la necessità per lo Stato Pontificio di progredire nel senso economico e scientifico.
Per quanto riguarda la società, sosteneva la necessità di una azione in favore delle classi popolari attraverso un’attività filantropica (società di mutuo soccorso, casse di previdenza, scuole per il popolo notturne o domenicali). In realtà non sono vere e proprie tematiche politiche, eppure l’idea che in Italia fosse nato un giornale del genere fu una novità per tutta la penisola, tanto è vero che il giornale ebbe un enorme successo e acquistò subito una grande quantità di abbonati.
Il giornale con il tempo si fece sempre più audace, attirando l’attenzione di alcuni patrioti e intellettuali italiani non dello Stato Pontificio ma di altri stati, iniziarono a scrivere così Montanelli e anche altri intellettuali soprattutto toscani, Giovanni Pietro Vieusseux e Gino Capponi, fondatori della rivista l’Antologia, rivista culturale ed economica fiorentina, pubblicata dal 1821 al 1833. Sulla scia del Contemporaneo iniziarono ad essere creati nuovi giornali di questo tipo, principalmente nello Stato Pontificio.
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