Storia del giornalismo
Prof. Piazzoni 2° lezione - 21/02/2018
Il Lombardo-Veneto era uno stato dell’Impero Austro-Ungarico. Il 18 marzo 1848 scoppia l’insurrezione a Milano, sono le famose 5 giornate di Milano, dopo insorge Venezia. Vi fu la liberazione temporanea dal dominio austriaco e si affermò la libertà di stampa. Questa fase di grande esuberanza del rinascimento italiano è fondamentale per la nascita del giornalismo politico in Italia.
Il giornalismo politico in quegli anni ebbe una missione fondamentale e tutti i giornalisti del tempo sottolinearono questa missione del giornalismo: guida e orientamento ideale; questo ruolo del giornalismo, nato nel 1847-49, sarebbe poi proseguito fino alla nascita del regno d’Italia: cioè il giornalismo come missione.
Questo passo, preso dal Lombardo, giornale nato subito dopo le cinque giornate il 25 marzo, ci fa capire cosa s’intende per missione del giornalismo: «Incontrastabile è la somma influenza che esercita, sull’andamento della cosa pubblica, il giornalismo condotto con saggezza di principi ed esercitato con santo scopo di giovare al proprio paese», c’era poi un riferimento ai paesi civili, cioè tutti coloro che davano vita a riviste in questo momento erano dei fari, dei modelli, ed erano gli unici paesi civili di tutto il mondo «basta dare un’occhiata all’Inghilterra, alla Francia e agli Stati Uniti d’America per convincersi che dove il giornalismo è forte e diffuso le azioni avanzano rapidamente nelle vie del progresso e della civiltà».
In quel momento tutti i liberali d’Italia ritenevano che il liberalismo convenisse al progresso di una nazione e che la reazione invece fosse un elemento non modernizzante di arretratezza; tutte le nazioni “civili” erano anche le nazioni più forti e più ricche, c’era un nesso tra libertà di stampa e modernità, progresso e sviluppo economico, e i liberali italiani lo avevano capito; continua l’articolo «il giornalismo è il sole che dirada le nebbie dell’ignoranza, che svolge e matura i grandi sistemi della civilizzazione, il giornalismo è la luce che scopre e addita i bisogni della società, la forza che spinge i governi a provvedervi» quindi giornalismo come stimolo per i governi «la spada che uccide la tirannide, il faro che guida per il vasto cielo della politica, dell’economia pubblica, della scienza, dell’arte».
Buona parte della stampa rivoluzionaria, tra il 1848-49, fu caratterizzata anche da forti accenti polemici, a volte anche violenti, soprattutto in Sicilia dove - come abbiamo visto nella scorsa lezione - per un anno ci fu una libertà di stampa assoluta che si trasformò in una licenza di poter dire tutto quello che si voleva; questi accenti violenti spaventarono gli ambienti conservatori, perché era evidente che la libertà poteva facilmente diventare una licenza e portare a dei travisamenti dell’opinione pubblica.
Tuttavia molti ambienti liberali mantennero saldo il principio della giustezza della libertà di stampa, cioè a dire che non si doveva avere paura delle diffamazioni ma che bisogna contenerle attraverso giuste regole (regolare la libertà di stampa e non abolirla). Negli ambienti ultra-reazionari si iniziò ad attaccare la libertà di stampa, in Italia i principali ambienti sono quelli illiberali cattolici.
Nella politica contro il giornalismo si distinse il periodico dei gesuiti, che diventerà famosissimo, La Civiltà Cattolica, che avrà un ruolo fondamentale nella storia d’Italia. Nasce nel 1850, come periodico dei gesuiti e divenne un punto di riferimento per i cattolici e per l’opinione pubblica intera. Nell’anno della fondazione viene pubblicato un articolo sul giornalismo, intitolato “Il giornalismo moderno ed il nostro programma”, nel quale il giornalismo veniva definito una piaga perniciosa da eliminare e sanare perché era uno strumento di perpetua agitazione fra i popoli. Questo atteggiamento riassume la posizione presa dagli ambienti reazionari e soprattutto cattolici più retrivi, che sarà mantenuta molto a lungo nell’Italia del tempo.
Il fenomeno del giornalismo politico
Nel periodo in cui la stampa rimase libera - periodo più o meno lungo a seconda delle zone -, nacquero in Italia molte centinaia di giornali - tanto che nessuno è riuscito a farne un censimento completo -, è un fenomeno impressionante, se si considera che fino all’anno prima 1847 non esisteva il giornalismo politico:
- Milano dal 18 marzo 1848 al 4 agosto 1848: 50 giornali;
- Venezia dal marzo 1848 all’agosto 1849: 100 fogli;
- Toscana dal maggio 1847 al maggio 1852: più di 100 giornali;
- Palermo dal 12 gennaio 1848 al maggio 1849: 140 giornali.
Si trattava per lo più di foglietti effimeri, ma alcuni si distinsero per la solidità, per una fisionomia più definita e per una maggiore capacità di orientamento.
Come erano fatti questi giornali
Avevano diverse periodicità: quotidiani, settimanali, bisettimanali, trisettimanali; la periodicità cambiava in base al successo, solitamente nascevano con una periodicità più larga per poi cambiare in settimanale o quotidiano.
Quelli di più rilevante peso politico e di maggiore durata erano in genere di quattro fogli, mentre gli altri a volte erano anche di sole due facciate, raramente ci sono fogli di sei pagine. Dal punto di vista del formato in genere quasi tutti avevano il formato in folio, cioè un giornale che ha un’altezza che può variare dai 35 ai 38 cm, quindi abbastanza piccoli. Erano composti generalmente su due o tre colonne; il primo ad adottare un formato moderno, con quattro colonne, sarà l’Italia del Popolo di Mazzini.
I settimanali preferivano però dei formati minori, in quarto (28-30 cm) o in ottavo (20-28 cm), ed erano quasi tutti su due colonne. Il formato grande, che è tipico del giornalismo moderno, in questo periodo sarà un’eccezione.
Naturalmente sono giornali che non hanno una particolare attenzione per “l’attrazione”, cioè non devono attrarre con la grafica, come i giornali contemporanei, erano infatti abbastanza monotoni: spesso non c’erano titoli o se c’erano erano molto descrittivi.
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