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Storia del giornalismo - Prof. Piazzoni 4o lezione - 23/02/2018

Fino ad adesso ci siamo imbattuti su figure molto ibride, non di giornalisti professionisti, sono personaggi politici che fanno giornalisti o usano il giornalismo per fare politica. La prima figura di giornalista puro, in Italia, si ha in questi anni ed è Ferdinando Petruccelli della Gattina. Egli fondò un giornale a Napoli, di orientamento radicale, che fu tra i più venduti nella Napoli del 1848-49, Mondo Vecchio e Mondo Nuovo, venduto a pochi centesimi, di formato piccolo ma quotidiano; fu venduto tra il febbraio e il settembre 1848.

Questo giornale è fra i più interessanti nati nel biennio rivoluzionario, perché risente della personalità e della professionalità del suo creatore. Ferdinando Petruccelli della Gattina è considerato dagli storici un vero e proprio precursore del giornalismo moderno; era figlio di un medico mazziniano iscritto alla Carboneria, quindi proveniva da una classe borghese, e anche lui si era laureato in medicina a Napoli, era poi patriota, di idee liberali, fortemente anticlericale, molto colto ma anche molto anticonformista e molto spregiudicato, e un grande conoscitore delle lingue straniere. Seguì da subito la sua vocazione per il giornalismo, e collaborò ad alcuni giornali napoletani di cultura, negli anni precedenti al 1848, poi però fu corrispondente per altri giornali stranieri in Francia, Germania e Gran Bretagna. Si iscrisse poi nella Giovane Italia mazziniana, e proprio per questa sua militanza, nel 1846, fu arrestato e messo sotto sorveglianza. Quando poi nel 1848 scoppiò la rivoluzione egli tornò pienamente libero e svolse un ruolo da protagonista a Napoli, fu eletto deputato nel parlamento napoletano, e proprio in questa veste fondò il suo giornale.

Caratteristiche del giornale Mondo Vecchio e Mondo Nuovo

Mondo Vecchio e Mondo Nuovo era composto da un articolo di fondo a tema politico dai toni molto vivaci, e poi da brevi note polemiche dal tono agguerrito e diretto, nelle quali si rendeva esplicito il programma radicale del giornale che si batteva per una costituente che avrebbe dovuto dare basi autenticamente liberali al sud d’Italia; le note erano anche piene di invettive contro i Borboni e accuse per i conservatori napoletani che stavano frenando la rivoluzione. Uno dei caratteri salienti del giornale fu poi la preoccupazione per un ritorno imminente alla restaurazione, cosa che poi sarebbe avvenuta; questa preoccupazione era accresciuta dalla consapevolezza del distacco, molto forte, esistente nel sud d’Italia tra i liberali e il popolo, sia contadino che cittadino.

Petruccelli non aveva una grande considerazione del popolo napolitano, sosteneva che in realtà era «una plebe ignorante, ghiotta, chiacchierona, piena di curiosità e goffamente religiosa», e dunque si chiedeva come poteva un popolo così poco strutturato, dal punto di vista politico culturale, esprimere idee liberali, essere a favore della costituente, ci vuole una certa maturità politica e sociale per potere comprendere e appoggiare tali concetti, quindi è evidente che questo distacco porterà alla restaurazione. Petruccelli era dunque consapevole del destino fallimentare che le idee liberali avevano al sud; tanto che l’unità sarebbe stata importata dal nord e non espressa dal sud. Però attenzione, perché Petruccelli non si ancorava al disprezzo per la classe popolare, al contrario diceva che era fondamentale investire sull’istruzione delle classi popolari e sul lavoro per sopperire alla piaga dell’ignoranza, perché finché c’è disoccupazione c’è ignoranza. Le sue non erano però sterili ragionamenti, faceva delle proposte concrete su politiche e lavori pubblici.

Eventi successivi al 1848 e l'analisi di Petruccelli

Con la sospensione della costituzione e il ritorno dei Borbone a Napoli, Petruccelli partecipò a quella breve sommossa napoletana del 1848, che fallì, ma su questa rivoluzione egli nel 1859 pubblicò un famoso libro di analisi di questa rivoluzione La rivoluzione di Napoli del 1848. Chiaramente subito dopo questa sommossa egli dovette lasciare Napoli, ma sempre nel 1848 guidò i moti dei contadini in Calabria e Basilicata, anche questi fallimentari, e a quel punto per un anno visse nella clandestinità. Tra il 1849 e il 1859 fu protagonista di altre due stagioni giornalistiche, prima si recò prima in Francia e poi a Londra, dove lavorò per il giornale di Charles Dickens Daily News.

Allo scoppio della seconda guerra d’indipendenza, naturalmente Petruccelli tornò in Italia e seguì Garibaldi come combattente e corrispondente, e alla proclamazione dell’Unità d’Italia venne eletto; quest’ultima esperienza lo deluse molto e pubblicò il primo libro italiano dal malcostume dei politici, nel 1862 esce questo pamphlet I moribondi di Palazzo Carignano.

Nel 1849, si spensero quindi tutti i focolai di resistenza e ovunque furono aboliti gli Statuti e le leggi sulla stampa, ad eccezione degli Stati Sardi; il Granducato di Toscana la conservò fino al 1852, ma in realtà già tra 1850 e 1852 pubblicare in Toscana era diventato molto difficile. Il Piemonte divenne quindi il laboratorio politico e giornalistico per l’Italia futura. A proposito della libertà di stampa negli stati sardi, bisogna ricordare che fu mantenuta formalmente, ma messa in pericolo più volte dai governi che succedettero, con tentativi di soffocare alcune voci, soprattutto quelle delle opposizioni estreme: da una parte l’opposizione repubblicana e dall’altra l’opposizione liberale clericale.

Ci furono anche due momenti in cui la libertà di stampa fu limitata. Le motivazioni del primo momento sono strettamente legate alla situazione politica francese, perché gli stati sardi erano molto legati e influenzati dalla Francia, tutto quello che succedeva in Francia aveva delle ripercussioni sulla politica sabauda; in questo momento la Francia sta attraversando un periodo di forti turbolenze, perché Luigi Napoleone nel dicembre del 1851 fa un colpo di stato e proclama il secondo impero, moltissimi giornali piemontesi iniziano ad offendere Luigi Napoleone, e a quel punto lo stato interviene restringendo la libertà di stampa su questo punto, vale a dire l’offesa contro i sovrani o i capi di altri stati.

Abbiamo poi una seconda restrizione nel 1858, quando il 20 giugno Felice Orsini fa l’attentato a Napoleone III, questo è un momento molto delicato per i rapporti con la Francia, anche perché la monarchia sabauda sta cercando di stringere un accordo proprio con la Francia in funzione anti-austriaca; la restrizione introdo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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