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Storia del giornalismo - Prof. Piazzoni 3° lezione - 22/02/2018

Il giornalismo a Milano nel 1848-49

Rivolgiamo l'attenzione principale a Milano, dove furono raggiunti i vertici qualitativi del giornalismo del 1848-49, perché la vita politica fu intensissima in un periodo molto breve (dalle cinque giornate al ritorno degli austriaci). In questa fase, i giornali furono il principale strumento di dibattito.

Correnti politiche a Milano

A Milano è molto chiara e netta la distinzione tra la corrente democratica-repubblicana e la corrente libera-moderata-monarchica. Quindi, il problema della nazionalità si presenta con un doppio quesito: unirsi alla monarchia sabauda o creare una repubblica a sé stante? La corrente democratico-repubblicana e quella conservatore-monarchica erano contrapposte su tutti i nodi politici del momento: guerra con l'Austria; annessione al Piemonte e gli orientamenti del governo provvisorio che si era formato dopo le cinque giornate di Milano.

Giornali principali di Milano

I giornali principali sono:

  • 22 Marzo: fu il giornale principale a Milano in questo periodo. È un quotidiano ed è l'organo ufficiale del governo provvisorio che si insedia a Milano dopo la cacciata degli austriaci. Dal punto di vista editoriale sceglie un formato moderno: ha un formato grande ed è su 4 colonne. Fu pubblicato dal 26 marzo al 3 agosto 1848; la sua storia può essere divisa in due fasi.

La direzione di Carlo Tenca

In un primo tempo fu un foglio di dibattito, quindi era neutrale, obbiettivo, cercava di unire le componenti discordanti, e soprattutto aveva una sua omogeneità conferita dal suo direttore Carlo Tenca. Fu un letterato liberale, di orientamento democratico-repubblicano, vicino alle idee di Mazzini e legato a Clara Maffei, altro punto di riferimento dell'Italia del tempo, che teneva un famoso salotto letterario-politico, uno dei fulcri del Risorgimento in Italia, animatore di importanti iniziative culturali e giornalistiche. Carlo Tenca, infatti, era stato il direttore della Rivista Europea dal 1845 al 1848; era però anche un uomo molto demarchevole, che cercava di unire le differenze. Il giornale 22 Marzo si giovò quindi molto della presenza del suo direttore, che tenne molto ad avere nella redazione giornalisti di diversi orientamenti politici (Angelo Fava, filo-sabaudo; Gabriele Rosa, intellettuale democratico mazziniano e forse anche più a sinistra).

La seconda fase del giornale 22 Marzo

Agli inizi di maggio inizia una seconda fase della vita del giornale, questo perché proprio a maggio il governo provvisorio vota per l'annessione al Piemonte, il giornale perde la collaborazione dei pensatori repubblicani, assolutamente contrari all'annessione, e vede il prevalere di opinioni più moderate e tendenti a una posizione filo-monarchica e filo-sabauda.

Il contesto dei giornali a Milano

Il 22 Marzo, essendo l'organo del governo autonomo, ebbe però una storia a sé rispetto agli altri giornali, che si divisero tra giornali moderati, favorevoli all'annessione al Piemonte, e giornali repubblicani, contro l'annessione al Piemonte.

  • Il Pio IX: nato il 25 marzo come trisettimanale e che subito dopo diventa un quotidiano, esprimeva posizioni moderate neo-guelfe (unità sotto il potere del papato); gradualmente aderì al programma dell'annessione al Piemonte. Era quindi annessionista ma ferventemente anti-repubblicano. Il suo fondatore era Vincenzo de Castro, animatore di molti altri giornali lombardi. Questo giornale era annessionista e moderato, non per motivi strategici o tattici, ma per una convinzione profonda, ideologica.

Altri giornali annessionisti e repubblicani

Ci furono altri giornali annessionisti ma per motivi tattici. Uno di questi era animato da Cristina Trivulzio di Belgiojoso, donna importantissima che si colloca su posizioni democratiche, molto aperta all'ipotesi di una repubblica italiana. Ma il giornale che fonda a Milano in quel periodo, Il Crociato, (uno dei tanti a cui collaborò, perché collaborò a molti giornali anche europei) portò avanti l'ipotesi dell'annessione al Piemonte, ma non per motivi ideologici, ma per motivi strategici. Cristina Trivulzio di Belgiojoso aveva capito che l'ipotesi repubblicana era la più perdente, quindi pur essendo una repubblicana vicina a Mazzini, aveva capito che per fare l'Italia Unita era essenziale cogliere l'occasione monarchica. Dal giornale si rivolse anche a Mazzini dicendo: «ambedue portiamo in petto un cuore per l'Italia che batte, lasciate però il passo alla monarchia, perché la monarchia già esiste e poiché esiste è superiore e preferibile alla repubblica che in Italia non esiste ancora».

Giornali repubblicani

Poi c'erano i giornali di tendenza repubblicana. Questi giornali, in particolare, distinguono il giornalismo milanese da quello piemontese, cioè il fatto che ne esistevano in quantità elevatissime. A Milano nacquero molti fogli d'ispirazione repubblicana; questa forte presenza si spiega sia con la persistente influenza di Mazzini nella Lombardia e soprattutto a Milano sia con la presenza a Milano della prestigiosa e affascinante figura di Carlo Cattaneo, anti-sabaudo e anti-monarchico.

  • La Voce del Popolo: quotidiano a 5 centesimi, era un giornale molto popolare ma fatto molto bene grazie ai suoi due fondatori, che avevano grandi capacità redazionali, e che erano grandi intellettuali: Romolo Griffini e Pietro Maestri. Romolo Griffini era un grande esperto di medicina, molto vicino a Carlo Tenca, non a caso negli anni successivi sarebbe stato uno dei collaboratori più importanti del giornale Il Crepuscolo, e soprattutto avrebbe fondato e diretto gli Annali Universali di Medicina; Pietro Maestri era un grande economista ed esperto di statistica, tant'è che dopo l'Unità d'Italia avrebbe avuto un ruolo fondamentale nel dare impulso agli studi statistici in Italia. Il loro giornale aveva una interessante peculiarità: era un giornale popolare, quindi scritto in maniera semplice e chiara, però gli articoli erano di grande qualità nei contenuti. Per esempio, il giornale si distinse per la grande attenzione alle questioni economico-finanziarie; è un'eccezione nei giornali dell'epoca, dove quando si parlava di economia si parlava di commercio, non delle questioni economiche. Non a caso un altro importante collaboratore di questo giornale fu Antonio Allievi, che era un filosofo del diritto ma anche un grande esperto di economia politica; anche lui ruotante attorno alla cerchia di Carlo Tenca e di Clara Maffei.

Dal punto di vista politico, agli inizi, afferma la propria fedeltà al governo provvisorio, pur avendo simpatie mazziniane, non a caso nei primi numeri si insiste molto sulla necessità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silvia.p92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piazzoni Irene.
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