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Storia del giornalismo appunti lezione 13 16/03/2018

Appunti dettagliati. Il corso si rivolge agli studenti dei seguenti corsi di laurea: Lingue e letterature europee ed extraeuropee; scienze umanistiche per la comunicazione; filosofia; storia; scienze umane dell'ambiente, del territorio e del paesaggio; scienze storiche.

Esame di Storia del giornalismo docente Prof. I. Piazzoni

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ESTRATTO DOCUMENTO

naturalmente ci sono i giornali nazionalisti che voglio tutto e si distinguono per toni

estremamente violenti ed è proprio in questo momento che viene lanciato lo slogan della

vittoria mutilata e della pugnalata alla schiena da parte degli alleati. Quello che stupisce è la

posizione della stampa liberale: inizialmente appoggia il principio

IL CORRIERE DELLA SERA

della nazionalità, e quindi di rinunciare a qualche richiesta e di prendere solo Fiume, ma man

mano che le trattative vanno avanti Albertini lascia trapelare la sua delusione, e inizia a

mostrare segni di rancore verso gli alleati, fino a quando il C attacca direttamente il

ORRIERE

presidente Wilson, accusandolo di essere complice e spettatore passivo del disegno

imperialistico franco-inglese, destinato a mortificare gli italiani; quando si consuma la frattura

definitiva tra l’Italia e gli alleati, Albertini si allinea al coro e non si distingue più la posizione

del e la posizione dell’ , tranne che per i toni. Per quanto

CORRIERE DELLA SERA IDEA NAZIONALE

riguarda poi la conquista dannunziana di Fiume che è un gesto eversivo (sanato da Giolitti nel

"natale di sangue” del 1920), la stampa assume delle posizioni ambigue: i giornali nazionalisti

e il popolo d’Italia sono divisi, i nazionalisti salutano con giubilio il gesto forte di D’Annunzio,

lo ritengono un primo passo per una decisa evoluzione verso destra della situazione politica

nazionale; Mussolini teme che D’Annunzio gli rubi la scena, quindi da una parte vede

l’episodio come un fatto positivo, ma è attento a non considerare la presa di Fiume come il

luogo cruciale della battaglia liberale, perché il luogo cruciale è Roma, quindi dopo il suo

giornale non concede spazio alla notizia il suo scopo è quello di ridimensionare il ruolo di

dannunaziano. Quello che più ci stupisce è l’avanti, perché in questo momento è diretto dai

massimalisti, e giudica positivo il gesto di D’Annunzio perché è un esempio per il suo carattere

rivoluzionare. Molto più incerta è la posizione della stampa liberale, perché d’annunzio è molto

amato come personaggio e quindi non è possibile condannarlo apertamente, però si rende anche

conto che il suo gesto era fortemente illiberale; Albertini non è d’accordo e in maniera

intelligenza, ma in modo molto addolorato, si segnerà la divisione tragica e drammatica

D’Annunzio, che era stato il fondatore della terza pagine del Corriere.

3) B , : in questo caso le

IENNIO ROSSO OCCUPAZIONE DELLE FABBRICHE E MOTI NELLE CAMPAGNE

posizioni sono nette e chiare. La stampa di destra e di centro condanna scioperi e occupazioni

delle fabbriche e chiede la restaurazione dell’ordine; la stampa socialista e radicale appoggia i

moti. Peccato che dietro queste note prese di posizione ci sia un’interpretazione fallace della

situazione, perché da una parte si teme e dall’altra si spera nella rivoluzione; peccato però che

nessuno sta preparando o lontanamente pensando a fare una rivoluzione, gli scioperanti, infatti,

chiedono delle precise rivendicazioni e una volta ottenute anche in parte la situazione torna alla

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normalità. Chiaramente però queste interpretazioni sbagliate alimento il terrore dell’opinione

pubblica della rivoluzione; in questo caso il risultato dell’insufficienza di comprensione della

situazione ha il risultato di alimentare lo squadrismo fascista.

4) S : la questione è molto complessa. Tra il 1921 e il 1922 si stanno

QUADRISMO FASCISTA

moltiplicando le azioni violente da parte dei fascisti, ma dal momento che ci troviamo nella

coda del biennio rosso, queste azioni violente vengono lette come una reazione nei confronti

delle proteste nelle campagne e nelle fabbriche. Naturalmente i quotidiani liberali manifestano

delle incertezze nel valutare il fenomeno squadrista perché inizialmente viene letto come

reazione nei confronti dei rossi; per i socialisti invece la contrapposizione è forte e condannano

e denunciano questi atti fin da subito. Quel che sorprende e che a eccezione della i

STAMPA

giornali liberali non parlano molto degli atti squadristi, non c’è una forte enfasi come ci si

aspetterebbe, però man mano che il fenomeno cresce e si diffonde l’interesse della stampa

cresce. Soprattutto nel 1921 lo spazio dedicato sui giornali è sempre più importante, però anche

qui le valutazioni del fenomeno sono pesantemente influenzate dall’orientamento politico di

ciascun quotidiano e quindi sono pregiudiziali. I quotidiani schierati e destra naturalmente

guardano con favore al fenomeno squadrista, alcuni lo ritengono un fenomeno positivo tout-

court, altri lo ritengono un fenomeno con qualche tratto negativo ma necessario per dare una

lezione ai rossi nelle campagne e nelle città. I quotidiani liberali si collocano invece in una

posizione estremamente ambigua, e questo è evidente nel modo in cui giudicano gli squadristi,

tutti i giornali liberali concordano su un punto, il legame tra la guerra e lo squadrismo; LA

dice che i fascisti sono la continuazione di certi fenomeni patologici lasciati dalla

STAMPA

guerra, perché il fascismo raccoglie giovani disoccupati ex combattenti abituati alla violenza,

ma man mano che i problemi della guerra rientreranno, anche lo squadrismo passerà; i

quotidiani più a destra guardano sì a questo legame ma lo fanno in maniera positiva e affermano

che i fascisti sono rappresentanti dell’Italia nuova forgiata dalla guerra perché sono italiani

coraggiosi, nuove forze forgiate dalla guerra, rappresentano i nuovi eroi italiani; l’ vede

AVANTI

anche questo legame con la guerra però sono relitti di violenza e delinquenza, nonché guardia

del capitalismo contro i lavoratori; il ha una posizione ambigua, perché

CORRIERE DELLA SERA

Albertini si renderà tardivamente conto dello squadrismo e del fascismo, per il quotidiano i

fascisti sono l’ala estrema del blocco nazionale (tutta la compagine politica-parlamentare che

comprende tutti i libera di centro e di destra e poi all’estremo ci sono i fascisti), gli eccessi dello

squadrismo sono da deplorare ma comunque sono utili, perché il fascismo è uno strumento per

la difesa dello stato liberale contro i rossi. Quindi di fatto questa è l’interpretazione dello

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squadrismo che corrisponde all’interpretazione che il da del fascismo, non lo vede

CORRIERE

come un fenomeno eversivo dello stato liberale, ma come un’ala estrema del liberalismo; quindi

per il C era un fenomeno passeggero destinato ad esaurirsi, perché man mano che si

ORRIERE

restaurerà l’ordine e si rafforzerà lo stato liberale lo squadrismo cesserà solo.

Nella primavera/estate 1921, è già finito il biennio rosso, non ci sono più scioperi, manifestazioni

od occupazioni di fabbriche, ma lo squadrismo fascista non cessa, e lì cade l’interpretazione dei

giornali, perché il fascismo non era contro i rossi ma contro i liberali.

A quel punto inizia a manifestarsi le prime perplessità nei confronti del fenomeno fascista, LA

e il finiranno per ammettere il fallimento del progetto di

STAMPA CORRIERE DELLA SERA

assorbimento del fascismo all’interno dell’alveo liberale, inizieranno a sottolinearne il carattere

eversivo, ma ormai è troppo tardi, la comprensione del fenomeno è arrivato troppo tardi.

Un’altro spartiacque è costituito dalla marcia su Roma, anche perché già prima della della marcia su

Roma la stampa aveva perso la possibilità e la capacità di esercitare la libertà di espressione, perché

nel frattempo gli squadristi avevano bruciato le sedi di molti giornali socialisti e sindacali di

provincia e quindi molti giornali avevano chiuso a causa delle continue violenze o incendi, oppure

per non subire lo squadrismo si autocensuravano.

Di fronte alla Marcia su Roma quello che sorprende di più è la posizione dell’avanti, perché si

assesta su una posizione disfattista e quasi distaccata, come se fosse una situazione che non

riguardava i socialisti, la loro posizione in sintesi è che se lo stato liberale era morto pazienza, tanto

era uno stato borghese; non comprendono che morendo lo stato liberale muore anche il socialismo

è di cecità.

La stampa italiana durante il ventennio fu sottoposta alla censura, perché il regime fascista era un

regime illiberale che non vede nella libertà di stampa un valore, si costruì un sistema di censura che

non fu improvviso, come per il nazismo, ma gradualmente.

Il regime fascista non è un’ideologia autoritaria tradizionale, ma è un’ideologia autoritaria moderno,

è un’ideologia reazionaria, quindi non si limita alla censura ma si impegna negli anni trenta nella

pare construens (che è tipica dei regimi totalitari), cioè l’ambizione di plasmare la stampa e di farne

uno strumento di costruzione di una nazione coesa attorno al regime, quindi la costruzione della

nazione e del cittadino fascista. Da qui deriva l’ambiguità della stampa fascista: perché da una parte

è una stampa censurata e mortificata, dall’altra è coccolata e messa al centro dell’attenzione; così

come i giornalisti che da una parte sono una categoria mortificati perché non esercitano la libertà,

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ma dall’altra sono innalzati perché gli fu dato il ruolo fondamentale di costruttori del nuovo stato e

del nuovo cittadino.

Il ruolo della stampa nel ventennio parlando di costruzione di un nuovo cittadino trovò ostacoli e

limiti grandissimi, il progetto fallì per molti motivi:

1) primo ostacolo è legato al mercato della stampa nel dopo guerra, questo è un problema

strutturale: nel 1921 erano ancora analfabeti totali il 38,3% delle donne e il 33,4% degli uomini,

e poi permanevano grandi sacche di analfabetismo di ritorno o alfabetismo superficiale;

soprattutto le aree rurali del paese e al sud non erano sfiorati dai messaggi della carta stampata

(es. “Fontamara” di Silone, i contadini devono dire “Viva il duce” e invece dicono “Viva il

pane” o simili perché non sanno nemmeno chi sia il Duce; “Cristo si è fermato ad Eboli” di

Levi il popolo deve ascoltare la radio e non vogliono perché non capiscono l’italiano) quindi

buona parte della nazione era totalmente fuori dal discorso della propaganda.

2) Il secondo limite è la censura che non fu monolitica e uguale: si posso individuare sacche e aree

del giornalismo che non furono quasi mai prese in considerazione, ad esempio tutta la stampa

d’evasione sfuggì al controllo, si tratta di tantissimi giornali, soprattutto quelli a rotocalco, che

erano i giornali d’attualità varia o i femminili, non viene presa in considerazione perché non è

una stampa politica, ma attraverso questa stampa non politica passarono motivi che non erano

fascisti (ad esempio i modelli di donna americana); soltanto tardivamente, soprattutto intorno al

1937 dopo la costruzione del MINCULPOP, iniziò ad essere controllata anche questo tipo di

stampa.

3) Altro ostacolo era la stampa cattolica che rappresenta un caso di estrema attenzione perché

questa stampa non fu censurata, questo era dovuto al fatto che il partito popolare era morto e nel

frattempo la chiesa si era schierata con il fascismo, si può anzi parlare di un fenomeno che è il

clerico-fascismo. Tutto questo di rispecchia nella stampa, infatti quasi tutti i giornali

appoggiano il fascismo e molti sono clerico-fascisti, oltretutto molti di questi giornali si

giovarono della eliminazione dei giornali socialisti e liberali, acquisendo il loro pubblico ma

anche nuovo pubblico. Però i giornali cattolici non coincidono con il fascismo, erano a sé,

potevano appoggiare il fascismo ma non erano assimilabili, la stampa cattolica, proprio per

questo, minava il disegno totalitario del fascismo, è evidente che questa stampa era protetta dal

Vaticano ed era indipendente.

4) L’ultimo punto riguarda le proprietà dei giornali, perché naturalmente lo stato fascista non era

in grado di nazionalizzare la stampa; quindi il problema delle proprietà è una cosa importante

perché è evidente che riguarda i rapporti tra stato fascista, industriali e banche; è un problema

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PAGINE

9

PESO

5.09 MB

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silvia.p92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Piazzoni Irene.

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