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Storia del giornalismo - prof. Piazzoni 13° lezione - 16/03/2018

Il caso di Mussolini

Un caso a parte è di Mussolini. Il giornale aveva conosciuto un’iniziale affermazione grazie alla posizione interventista e alla bravura del direttore con i suoi titoli roboanti, poi però nel 1916 era incappato in serie difficoltà e aveva vivacchiato durante guerra, anche perché non si era più distinto tanto dagli altri fogli.

Nel 1918 abbiamo una svolta, prima attraverso dei grossi contratti pubblicitari degli zuccherieri (Eridania), poi erano intervenute anche aziende come la Breda, l’Ilva e alcune banche, dopo di che c’era stato anche l’intervento dell’Ansaldo.

Il 1° agosto 1918 cambia il sottotitolo e da “giornale socialista” diventa “organo dei combattenti e dei produttori”, è molto importante il sottotitolo perché dà già il programma dei fasci prima ancora della loro nascita, c’è in nuce il programma più importante del fascismo, il corporativismo; ma chi sono i produttori? È un termine interclassista, perché non indica né i lavoratori né i proprietari, ma usa un termine generico che può indicarli entrambi; ma soprattutto c’è un cambiamento di sostanza, il giornale cambia completamente posizione nei confronti della classe lavoratrice.

Finanziamenti e reazioni nel mondo editoriale

Questi finanziamenti sempre più forti dell’industria e delle banche ai giornali, preoccupò molto la stampa che non era finanziata da questi poteri, vale a dire i giornali socialisti che stavano attraversando un momento di grande difficoltà finanziaria.

Fu così che i socialisti in parlamento presentarono nell’aprile del 1918, poco prima della fine della guerra, un importantissimo disegno di legge che non avrà successo (proposta che ricomparirà con la Costituente del 1947, e anche in questo caso non viene approvato): questa proposta prevedeva la promozione di un’inchiesta sulle fonti dei finanziamenti ai giornali, anche su quelli occulti, perché non erano pubblici (perché i giornali non sono costretti a rendere pubblici né i loro finanziatori né i loro bilanci), e soprattutto di rendere pubblici i finanziamenti, cioè tutti i giornali dovevano dichiarare chi erano i loro finanziatori.

I socialisti chiedevano questo, perché avrebbe avvertito il lettore dell’orientamento del giornale e dei finanziatori del giornale, quindi era una questione di limpidezza e anche di giustizia nei confronti dei lettori. Naturalmente questo progetto di legge si arenò e non se ne fece più nulla, oltre tutto il Ministero dell’Interno continuava a finanziare giornali provinciali, e quindi il governo era il primo a non voler rendere pubblici i bilanci dei giornali.

Nascita dei giornali di partito

C’è però un elemento positivo in questa fase, che è dato dalla nascita dei giornali di partito, o meglio del moltiplicarsi di questi giornali, perché l’unico giornale di partito fino a quel momento era stato l’Avanti!

Nel dopo guerra, nascendo nuovi partiti, nascono anche nuovi giornali a questi legati, e tutti guardano all’Avanti! come modello: nel 1921 nasce La Voce Repubblicana, organo del partito repubblicano; nel 1923 nasce Il Popolo, organo del partito popolare italiano di don Sturzo; nel 1924 nasce L’Unità, organo del partito comunista, fondato da Gramsci.

In questi anni si mette a punto il modello di “organo di partito”, con un particolare bacino di lettori, particolari finanziamenti; si mette a punto anche la struttura di questi giornali, che si presentano come dei fogli politici, che facciano da cassa di risonanza e laboratorio teorico del partito, ma che siano anche punto di raccolta per i militanti, gli elettori e i simpatizzanti. I giornali di partito non presentano grosse novità dal punto di vista editoriale, non ci sono particolari sperimentazioni, ma piuttosto consolidano una formula precisa che sarà ripresa nel dopoguerra. La formula adottata è quella di concedere tanto spazio al dibattito politico e culturale, mentre viene concesso poco spazio alla cronaca e alla varia, e poi soprattutto non hanno pagine sportive.

Trasformazioni dei giornali nel dopoguerra

Dal punto di vista dei contenuti si possono notare alcuni fenomeni che caratterizzano tutti i giornali:

  • Dal 1919 vediamo restringersi notevolmente lo spazio dedicato alla politica estera, che più o meno dal 1908 era stato molto consistente. Certamente è dovuto alla fine della guerra, ma è chiaro che i problemi del dopoguerra sono problemi internazionali, questa diminuzione caratterizzerà e caratterizza tutt’ora la stampa italiana. Questa lunga tradizione si radica proprio adesso, è dovuta a diverse ragioni, che tra l’altro sono solo ipotesi: sicuramente l’esigenza da parte dei lettori di ritornare ai fatti di politica interna dopo gli anni della guerra, dove la politica estera aveva praticamente monopolizzato la stampa; un’altra ipotesi interessante è che il paese è letteralmente attraversato da umori nazionalistici sempre più radicati e diffusi, e evidentemente che questo genera un ripiegamento autoreferenziale sulle questioni interne; altro punto importante è che il nostro paese è estremamente periferico, quasi ignorato, una perifericità evidente anche dalla conferenza di Parigi, e la stampa ne percepisce i segni.
  • In questi anni si amplia molto lo spazio dedicato alla cronaca cittadina, senza dubbio questo è dovuto alla curiosità dei lettori per fatti e notizie che durante la guerra erano stati messi in disparte, abbiamo quindi un ritorno d’interesse per le realtà locali. Altro fattore legato specificamente alla cronaca nera è che la guerra, non si sa il perché, provoca una forte attrazione per la cronaca nera intesa nella sua valenza evasiva, è un fenomeno che si fa strada in questo periodo, che verrà represso durante il fascismo, ma che si riproporrà dopo il secondo conflitto mondiale.
  • La terza pagina viene rinnovata nel primo dopoguerra, negli anni della guerra era stata una pagina quasi sempre retorica e letteraria, e dopo l’ubriacatura degli anni della guerra subisce un cambiamento, da meno spazio alla letteratura, all’arte e ai resoconti di viaggi e aumenta lo spazio dedicato alle notizie locali e culturali.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silvia.p92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piazzoni Irene.
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