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Storia del giornalismo appunti lezione 12 15/03/2018

Appunti dettagliati. Il corso si rivolge agli studenti dei seguenti corsi di laurea: Lingue e letterature europee ed extraeuropee; scienze umanistiche per la comunicazione; filosofia; storia; scienze umane dell'ambiente, del territorio e del paesaggio; scienze storiche.

Esame di Storia del giornalismo docente Prof. I. Piazzoni

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ESTRATTO DOCUMENTO

data sa che l’Italia entrerà in guerra, a questo punto invece di mettersi su posizioni di

LA STAMPA

aspra critica con il governo, come dovrebbe fare un giornale liberale, la stampa lancia la parola

d’ordine che resterà per tutti gli anni della guerra: «per concordia e disciplina nazionale» bisogna

essere a favore della guerra, viene perduto il senso critico della stampa.

Mario Isnenghi «da quel momento e negli anni successivi, la stampa passerà dall’essere quarto

potere all’essere quarta arma»; emblematico è un’editoriale che esce sulla dal tutolo «

STAMPA TUTTI

», firmato da Frassati che era contrarissimo alla guerra, e stupisce per le parole usate «l’ora

UNITI

suprema è giunta ci sta davanti una nuova condizione di esistenza ed essa comporta un solo dovere:

la disciplina, vi furono tra noi differenze e contrasti nella valutazione di elementi e metodi, oggi

cessa per tutti gli italiani la legittimità della discussione e della critica, cessa anche per noi per i

quali il pubblico ufficio e dovere essere disciplinati. Da oggi entriamo nelle file dei semplici

cittadini, non più dato curante che di esaltarne l’anima nazionale e di appoggiare l’autorità del

governo».

Sulla stessa posizione si schierano anche gli altri giornali, anche quelli giolittiani che avevano

continuato a professarsi neutrali, è una sconfitta storica per la stampa, per l’Italia e per tutto il fronte

socialista e democratico, e l’A ! lo capisce benissimo, manifestando però tutta la propria

VANTI

impotenza, e infatti il 6 maggio 1915 pubblica un editoriale in cui si dice «noi stessi, per ora vinti ,

riconosciamo la necessità di subire la dura legge del più forte, lasciamo che la borghesia faccia la

sua guerra. Da oggi l’Avanti! Non è più quello che dovrebbe e che vorrebbe essere, è solo quello

che può essere». Da questo momento inizia per la stampa un periodo eccezionale che porta alla

censura.

A vincere sono i nazionalisti, esaltati dalla decisione di entrare in guerra e legano fortemente la

politica estera alla politica interna premendo sul governo e il parlamento per velocizzare l’entrata in

guerra, non sapendo che il governo aveva già firmato un patto per l’entrata in guerra: l’ IDEA

del 15 maggio scrive «l’urto è mortale o il parlamento abbatterà la nazione o la nazione

NAZIONALE

rovescerò il parlamento, spezzerà i banchi dei barattieri, purificherà col ferro e col fuoco le alcove

dei ruffiani e in faccia al mondo che aspetta lo proclamerà la volontà della sua vita, la moralità della

sua vita, la bellezza augusta della sua vita immortale. […] se il parlamento italiano è putrido, l’Italia

nuova lo spazzerà dal suo cammino».

La stampa cattolica fece esattamente lo stesso cammino della stampa liberale, cioè prima neutralisti

poi interventisti, e soprattutto tutti i giornali cattolici mettono l’accento sul dovere dei cittadini e dei

patrioti cattolici di schierarsi in favore della guerra.

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C ?

OSA AVVIENE NEGLI ANNI DEL CONFLITTO ALA STAMPA

La guerra aggrava la situazione della stampa e contribuisce ad interrompere quel trend positivo di

crescita delle vendite dei giornali che c’era stato ad inizio secolo.

Certo, in un primo momento le vendite aumentarono perché l’evento eccezionale della guerra aveva

portato a un’aumento delle tirature, ma pochissimo dopo l’entrata in guerra dell’Italia le vendite

iniziarono a diminuire, questo perché la stampa si era fatta sempre più monotona e uniforme, per

due ragioni fondamentali: pesante censura di guerra e per il tema della disciplina.

C : scattò da subito e fu aggravata dalla rigidità con cui fu applicata dai comandi

ENSURA DI GUERRA

militari. Per esempio fu imposto che i corrispondenti dei giornali fossero graditi ai comando

militare; fu imposto che le spese dei corrispondenti fossero pagate dalle redazioni e non dai

comandi di guerra; non furono ammessi giornalisti e corrispondenti nelle zone di guerra, cioè

potevano stare solo nelle retrovie; fu vietata la pubblicazioni di lettere di soldati o notizie ricavate

da lettere di soldati.

Spontaneamente i giornali utilizzarono un tono di patriottismo di maniera e si appiattì su questo

tono fornendo una visione edulcorata, artificiale, virtuale e ottimista della guerra, non furono mai

forniti fatti, notizie e analisi della situazione; per non parlare del lessico, che fu molto letterario,

molto di colore, per esempio si rispolverarono tutti i miti patriottici risorgimentali. Ci fu poi la

necessità di fornire anche all’estero una certa idea dell’Italia, veniva offerta l’immagine di una

nazione coesa, di soldati vogliosi di morire per la patria, i comandi militari sono i migliori.

Questa fu la posizione assunta da tutti i giornali europei.

Unica eccezione fu l’ , che negli anni della guerra fu un bel giornale, interessante, peccato

AVANTI!

per la debole posizione assunta dal partito del « »; quello che successe al

NE ADERIRE NE SABOTARE

giornale fu che iniziò ad essere tartassato dalla censura che portò il giornale ad uscire con gli spazi

praticamente tutti bianchi.

Un bel giornale fu L .

A DIFESA DELLE LAVORATRICI

A lamentarsi della censura di guerra furono principalmente i giornali più filo governati, in

particolare , Albertini mandò moltissime lettere al presidente del consiglio

IL CORRIERE DELLA SERA

Salandra chiedendo notizie sulla guerra; è in effetti a un certo punto ci fu da parte del comando

militare una riflessione sulla stampa italiana e la guerra.

Il comando militare, nell’autunno del 1915, scelse 36 testate (l’A ! no, venne addirittura

VANTI

proibita la vendita nelle zone vicine al conflitto) per compiere delle perlustrazioni guidate nelle

zone di guerra, e si accetto la presenza stabile, sulle zone di guerra, di 9 giornalisti italiani e tre

stranieri. ! 7

Intanto però i soldati mandavano lettere ai famigliari, che venivano censurate, ovviamente non si

poteva censurare tutto e alle famiglie arrivavano notizie terrificanti, che discordavano

completamente con le notizie date dai giornali.

Di fronte a questa contrapposizione di notizie, la stampa tutta iniziò a esercitare la funzione di

, cioè un’azione di sostegno del morale del paese, invece di fornire informazioni la

QUARTA ARMA

stampa iniziò a confortare e sostenere il morale della nazione in cambio di informazioni sulla

guerra.

Quello che più stupisce, non è tanto questa volontà di tacere le informazioni, ma è lo sguardo miope

e la scarsa consapevolezza della stampa del tempo su quella drammatica congiuntura, cioè non

viene compresero lo snodo epocale che quella guerra rappresentò; la stampa non comprende le

cause del conflitto, non si comprende la guerra stessa e le modalità del suo svolgimento, le

conseguenze che la guerra avrebbe portato, no si comprendono i protagonisti, l’entrata in guerra

degli Stati Uniti viene accolta con felicità e non si comprendono le finalità di questo ingresso; tale

insufficienza appare anche dal punto di vista della comprensione militare; non si compresero le

implicazioni delle novità tecnologiche della guerra. [è interessante il fatto che se ne fosse accorto di

più Kant nella sua “per la pace perpetua” del 1795].

Ci sono poi delle volte determinati eventi non vengono interpretati nel modo corretto portando poi a

nefande conseguenze:

1) La G dell’agosto del 1916, questo evento viene raccontato come se l’Italia

PRESA DI ORIZIA

stesse vincendo la guerra, e l’opinione pubblica fu galvanizzata e si diffuse la speranza che la

guerra fosse ormai alla fine; peccato che la presa di Gorizia fosse un evento insignificante nel

complesso della guerra;

2) R , che scoppia in due tempi (15 giorni di differenza con il calendario latino,

IVOLUZIONE RUSSA

quindi febbraio in Russia è marzo, ottobre è novembre):

1) febbraio 1917: la Russia zarista è alleata dell’Italia, gli unici a rendersi conto che sta

succedendo qualcosa sono i socialisti che sono anche a primi a sapere qualche cosa, grazie

soprattutto a un esule russo, Vasilij Sukomlin, (legato a Kerenskij) in Italia, che si firmava

; grazie agli articoli di Junior, in Italia, si inizia a sapere qualcosa di Lenin, Kerenskij

JUNIOR

e della situazione russa. Quando scoppia la rivoluzione e si instaura il governo Kerenskij, in

realtà l’atteggiamento della stampa italiana è quello di rassicurare l’opinione pubblica,

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sostenendo che nonostante la rivoluzione la Russia restava alleata e continuava la guerra

con l’Italia. Questo atteggiamento è tipico della stampa in quel periodo, cioè invece di dire

quello che realmente stava accadendo si tende solo a rassicurare il lettore.

2) Ottobre 1917: la Russia abbandona il fronte di guerra, questo implica il fatto che l’Austria

non combatte più su tre fronti ma solo su due.

3) C : l’atteggiamento dei giornali in questo frangente è impressionante, non vengono

APORETTO

mai diffuse notizie o fatti su quello che sta accedendo a Caporetto. Abbiamo l’evocazione di

Caporetto, ma l’evento in sé non viene mai nominato o raccontato. L’evento Vine evocato dal

tono degli editoriali che è concitato è preoccupato, dalla ripetizione della necessità di difendere

il suolo nazionale, ma l’evento non viene spiegato, creando un'esorcizzazione e mistificazione

dell’evento. I motivi di questo atteggiamento erano due: il primo era che effettivamente non

arrivavano notizie, l’unica cosa su cui si poteva contare era Il comunicato, il bollettino militare

che doveva poi essere interpretato.

Dopo la rotta di Caporetto ci fu la ripresa e naturalmente di fronte agli aventi che seguirono nel

1918 tutta la stampa si schierò compatta a sostegno del governo Orlando-Sonnino nello sforzo

finale contro il nemico, in questa fase la stampa raggiunse il massimo dell’uniformità nelle notizie,

nei titoli e nei toni. Si aderì completamente al clima di concordia nazionale.

Alla fine della guerra la stampa ha in eredità grossi passivi, altre difficoltà erano legate

all’economia di guerra, per esempio la contrazione della pubblicità, l’impennata dei costi delle

materie prime, quindi della carta, mancanza di maestranze legata all’arruolamento di molti

giornalisti.

La conseguenza ulteriore fu che i giornali furono messi in condizione da stringere legami sempre

più stretti con i grandi gruppi economici, finanziari e industriali.

Tre punti principali:

1) Si fa sempre più forte il ruolo dell’industria pesante, in particolare dell’industria siderurgica

legata ai gruppi bancari: quelle che avranno più peso sui giornali saranno l’Ansaldo e le

acciaierie Terni, vere protagoniste della scalata dei siderurgici alla stampa; per quanto concerne

il mondo finanziario, fu la Banca di Sconto la protagonista legata a questi gruppi. Questo

gruppo riuscì a creare un trust di giornali legati a loro, ben 14 quotidiani finirono nelle mani dei

siderurgici, tra questi c’erano giornali importantissimi come (Roma),

IL MESSAGGERO IL

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silvia.p92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Piazzoni Irene.

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