Storia del giornalismo - Prof. Piazzoni - 10ª lezione - 09/03/2018
Le redazioni dei giornali, proprio per il mutamento delle mansioni, cambiano volto e vedono un forte aumento degli organici (sia collaboratori interni che esterni). Si approfondì e accentuò la diversificazione delle mansioni, inoltre prese corpo anche una più rigida selezione professionale. Vale a dire che se prima fare il giornalista era una cosa casuale, adesso invece le cose cambiano e inizia a configurarsi proprio la professione del giornalista e si delinea anche un percorso attraverso il quale si arriva a fare il giornalista.
In realtà in questi anni non nascono scuole di giornalismo, e fallirà anche il tentativo fascista, ma all’inizio del secolo prenderà corpo anche il percorso ideale di tirocinio e pratica.
Gerarchizzazione e sindacalizzazione
Altrettanto importante è il processo di gerarchizzazione dei ruoli all’interno dei giornali; sempre all’inizio del secolo vengono introdotti i rapporti contrattuali, cosa che prima non esisteva. Siamo quindi agli albori del processo di sindacalizzazione della categoria: nel 1910 nasce l'Unione, che raggruppava tutti gli editori dei giornali quotidiani, e abbiamo i primi accordi sindacali in materia di rapporti tra redattori e proprietà. Nel 1911 nasce l’Associazione della Stampa Periodica, cioè il raggruppamento degli editori di giornali non quotidiani.
In questi anni assume crescente rilievo la figura del direttore, non che prima non fosse importante, però in questi anni diventa ancora più forte il suo ruolo; questo ruolo era ancora più importante nel caso di direttori comproprietari, cioè coloro che avevano sia la carica di direttore sia delle azioni di proprietà, per esempio è il caso di Luigi Albertini (Corriere della Sera), Alfredo Frassati (La Stampa di Torino), Alberto Bergamini (Il Giornale d’Italia).
Industrializzazione della stampa
È evidente che siamo al cospetto di una industrializzazione della stampa, cioè passiamo da un’attività artigianale, fatta da poche persone in redazione o in tipografia, a una vera e propria impresa commerciale che richiedeva una intensa specializzazione e preparazione. Tutto questo aveva dei costi chiaramente, ma il prezzo del giornale rimaneva sempre lo stesso, 5 centesimi, ovviamente rimaneva invariato perché altrimenti si sarebbe disperso quel patrimonio di lettori in più guadagnati nell’ultimo periodo, anche perché abbiamo un aumento delle tirature, e questo aiutava a mantenere il costo invariato e i conti in regola; aiutò anche la trasformazione in società anonime.
Nonostante tutto questo il giornale rimaneva sempre un’impresa fragile, e fu così che divenne un fenomeno costante il passivo pianificato, in pratica si accettava che anche per periodi piuttosto lunghi il bilancio fosse in rosso.
Prospettive per l'innovazione
Diventavano sempre più importanti due possibili prospettive per assicurarsi i mezzi adeguati per sostenere le necessarie innovazioni e per reggere l’urto della concorrenza:
- Politica di concentrazione editoriale: è una politica progressiva che ha lo scopo di abbracciare segmenti di diffusione sempre più ampi; vale a dire che i giornali maggiori cercano di espandere il più possibile gli spazi di diffusione di provincia, ovviamente a scapito dei giornali locali (in questi anni infatti assistiamo a una contrazione dei numeri di tiratura dei giornali locali). Soprattutto i giornali delle grandi città (Milano, Torino, Roma) cercarono di diventare giornali regionali e macro regionali; assistiamo dunque a una nazionalizzazione della stampa (a differenza del periodo precedente dove abbiamo invece una predominanza di stampa locale).
- Pubblicità commerciale: era sempre stata importante ma in questi anni diventa fondamentale, una colonna portante del giornale. Naturalmente più un giornale era importante e vendeva, più attirava pubblicità. Fu così che iniziò un processo, che è comunissimo nella contemporaneità, per il quale la pubblicità rende di più delle vendite stesse del giornale. In questi anni abbiamo un aumento del 10% degli spazi pubblicitari. Iniziano a configurarsi proprio in questi anni i primi elementi di un’estetica della pubblicità, basterebbe guardare una quarta pagina del 1890 e poi una ottava pagina di un giornale del 1905 o 1910 e mettere a confronto gli annunci pubblicitari, prima avevamo dei brevissimi comunicati molto anodini, dopo abbiamo una vera e propria tecnica pubblicitaria (1928 giornali pubblicizzano i fornelli a gas e fanno un elenco delle catastrofi).
Nonostante questi tentativi di trovare maggiori finanziamenti, la situazione dei giornali rimaneva sempre abbastanza precaria, e il legame con il potere politico ed economico era sempre molto importante; è vero che alcuni giornali erano forti e indipendenti, ma era anche vero che questi giornali erano pochi, erano quindi eccezioni. Le cose però andarono bene fino al 1907/1908, dopo inizia un cambiamento, perché in...
-
Storia del giornalismo appunti lezione 8 07/03/2018
-
Storia del giornalismo appunti lezione 11 14/03/2018
-
Storia del giornalismo appunti lezione 9 08/03/2018
-
Storia del giornalismo appunti lezione 6 01/03/2018