Storia del design grafico e del design industriale II
Ricostruzione
La ricostruzione, tanto più materiale quanto valoriale, è uno dei temi fondamentali nel secondo dopoguerra. Case, territori, famiglie accomunati dall'esigenza di ricostruire, di ricomporre e rimettere insieme una certa normalità dopo il caos della guerra. Stando ad un’inchiesta del 1951-52, “inchiesta sulla miseria italiana”, vi è un problema di sovraffollamento nelle città italiane, con una stima di dodici persone per vano. Da queste premesse nascono i vari progetti per l’edificazione di nuove case, finanziate per la maggior parte dagli USA e dalle più grandi aziende italiane.
Due mesi dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, l’8 settembre 1943 Badoglio firma l’armistizio che vede la caduta prima della Linea Gustav, poi della Linea Gotica nel 1945, arrecando gravissimi danni al territorio. Il 9 novembre del 1943 nasce il piano UNRRA-CASAS (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) per la costruzione di nuovi vani abitativi combinabili di derivazione vernacolare.
Intanto in Svizzera (nazione neutrale), per sfuggire alle persecuzioni belliche, si trasferiscono un gran numero di architetti, progettisti e ingegneri, come Fanfani, Ernesto Nathan Rogers, Adriano Olivetti, Vico Magistretti e altri, che tengono fra l’altro dibattiti sui temi della ricostruzione postbellica. In particolare a Losanna viene istituito il “centro studi per l’abitazione”, dal quale vengono emessi, fino all’8 aprile 1945, una serie di bollettini sull’edilizia e sulla progettazione per addetti ai lavori.
Fra il 1949 e il 1963 viene lanciato il piano INA-CASA, facente parte del piano Marshall (ERP: European Recovery Plan), regolato da un decreto legge che prevede la costruzione di nuovi vani abitativi e l’occupazione operaia, con finanziamenti statali, aiuti dai datori di lavoro e dagli stessi operai, per mezzo di trattenute sul salario, in nome della solidarietà.
Neorealismo e design artigianale
In questo contesto nasce il Neorealismo, accompagnato in letteratura dalla tendenza dello Strapaese, che in architettura consiste in una riscoperta dei canoni vernacoli, della casa tradizionale, con tetto a falde e ballatoi comuni. Classici esempi sono i quartieri Tiburtino e San Basilio a Roma.
In quest’ottica il design si avvicina molto ad una matrice artigianale, si diffondono manuali pratici per la ricostruzione, come il manuale dell’architetto del 1953; nel numero 209 di Domus del 1946, Luigi Fratino espone il concetto del mobile come cellula della casa, coniugando architettura e arredamento nei mobili a parete.
Infrastrutture e motorizzazione
La costruzione di nuove infrastrutture, come ponti e viadotti in cemento armato, stimola gli spostamenti di massa nei fine settimana, i weekend, ma non solo, vede la nascita delle reti autostradali (Autostrada A1 1964), dei motel, delle stazioni di servizio Agip, nella continua tensione di avvicinare un’Italia divisa fra Nord e Sud. 500, 600, Vespa, Lambretta, Isetta e altri sono i nuovi mezzi di trasporto, economici, acquistabili anche da un operaio col suo salario, che caratterizzano la motorizzazione del paese.
L’arch. Mario Bacciotti sviluppa una serie di tipologie di stazioni di servizio in cemento armato per Agip. Gian Casè sviluppa fra il 1944 e il 1945 il mobile in scatola che offre diverse combinazioni in un’unica scatola, composta da legno, compensato, metallo, rispondendo così a criteri di flessibilità, modularità, intercambiabilità, ecc.
Azucena e innovazioni nel design
Nel 1947 nasce a Milano l’azienda Azucena, fondata da Caccia Dominioni, Gardella e Corradi dell’Acqua, che fornisce una sorta di struttura d’appoggio che coordinava il lavoro di un gruppo di artigiani, producendo oggetti come la lampada Sasso di Luigi Caccia Dominioni, del 1948, composta da un sasso di fiume, oppure la seduta Catilina del 1957-1958.
Comunicazione e brevetti
Nel campo della comunicazione fra i temi principali spicca quello politico, con rappresentazioni a sfondo bianco o nero con figurazione centrale e didascalie. Diverse agenzie occupano il mercato: Lintas, anglo-olandese del 1948, JWT, americana del 1949, CPV, inglese, 1952.
Viste le numerose sperimentazioni a cui aziende e progettisti si dedicano fra gli anni ’40 e ’50, diventano molto importanti i brevetti, con cui è possibile proteggere il contenuto intellettuale delle nuove invenzioni. Esistono due tipi di brevetti, che garantiscono il diritto d’uso in esclusiva, per modello di utilità, valido 10 anni e per modello di disegno ornamentale, valido 15 anni. È necessario registrare il prodotto presso l’ufficio brevetti o presso la camera di commercio; lo storico Giedion parla dei brevetti come di testimoni storici oggettivi. Fra i brevetti più famosi vi è quello della Moka Bialetti, depositato negli anni ’50.
Il miracolo economico italiano
I tratti principali del boom, anche detto miracolo economico italiano, sono l’ampia manodopera a basso costo, complice anche la migrazione interna dal Mezzogiorno, i bassi prezzi legati a salari e materie prime, le nuove tecnologie estere (anglo-americane) e la presenza di un ricco tessuto aziendale e progettuale che sperimenta senza sosta.
Livio, Achille e Piergiacomo Castiglioni
Ai fratelli Castiglioni dobbiamo alcuni fra i pezzi più importanti del design italiano e mondiale. Si laureano come architetti al Politecnico di Milano durante la seconda guerra mondiale. Livio è un appassionato di elettronica, Piergiacomo è quello dei tre più rivolto all’architettura, mentre Achille incarna l’anima del designer.
Nel 1937 Livio con Piergiacomo e Caccia Dominioni fondano il primo studio che chiude nel 1940. A quest’ultima data corrisponde il Radioricettore 547 in bachelite per Fonona, spesso affiancato alle macchine per scrivere Olivetti, per forma e funzione, con comandi sulla parte centrale e possibilità di uso sia su tavolo che su muro.
Pochi anni dopo, nel 1944, Achille si laurea e nel 1945 apre lo studio di Piazza Castello col fratello Piergiacomo. Dal 1969 fino al 1981 Achille, già vincitore di cinque Compassi d’Oro, insegna al Politecnico di Torino, strutturando le lezioni come analisi di oggetti, spesso anonimi, che esso stesso portava, volte alla comprensione del rapporto forma-funzione.
Nel 1955 Achille e Piergiacomo progettano la lampada da terra Luminator (dal latino) a luce indiretta, per Flos. Lo stelo è un tubo di alluminio verniciato e sostenuto da tre tendini (3 minimo per equilibrio) e la lampada riceve il Compasso d’Oro.
Del 1962, ad esempio, la lampada Arco, uscita grazie ad un concorso indetto dalla Rinascente, fra i primi arredi mobili, è composta da un profilato in parte a U di in acciaio inox. Alla base di marmo di Carrara, provvista di un’apertura cilindrica per spostare la stessa, il profilato inox, non è agganciato con viti ma vi scorre semplicemente dentro. All’altra estremità una semisfera presta la forma al diffusore, composto da 2 calotte appoggiate, di cui una forata per la dispersione del calore. Questa lampada straordinaria, come altre, è prodotta da Flos.
Dello stesso anno è Toio, per Flos, la cui base accoglie il trasformatore, mentre un telaio leggero in ferro si snoda ergonomicamente in un elemento maniglia, fino alla sommità, dove trova alloggio un faro di automobile. Parentesi, del 1970, per Flos, rappresenta forse la summa della progettazione Castiglioni. In collaborazione con Pio Manzù, Parentesi è composta da un tubolare d’acciaio sagomato, con su un portalampada, che scorre su un cavo di acciaio inox, agganciato da un’estremità al soffitto e ad un peso dall’altra. La tensione del cavo tiene il tutto in equilibrio, ed è possibile modificare altezza ed orientamento della lampada senza problemi. Interessante anche questa proposta di packaging trasportabile. Vince il Compasso d’Oro nel 1979.
Oltre alle lampade è interessante ricordare anche la seduta Mezzadro del 1957, per Zanotta, costituita dal sedile forato (per lasciar scolare l’acqua) di un trattore agricolo, con balestra di sostegno in acciaio inox e piede di faggio evaporato; si tratta di ready-made design nel quale gli oggetti sono decontestualizzati e inseriti in un altro sistema, secondo una modalità che ricorda il Dadaismo. Con lo stesso principio viene realizzata Sella nel 1957, commercializzata nell’83 da Zanotta. In questa seduta si uniscono il sellino da bici, il tubolare metallico rosa, che ricorda la Maglia Rosa appunto, e un basamento in ghisa con mezza sfera plastica. Questi oggetti rivelano un’altra caratteristica del design Castiglioni, ovvero l’ironia che pervade i progetti, al contrario di chi si prende un po’ troppo sul serio.
Nel 1958 progettano una macchina fotografica per bambini e nel 1962 l’allestimento della birreria Splugen a Milano, collocando i corpi illuminanti a sospensione. Successivamente prende vita il progetto Servi, una serie di oggetti di servizio prima per Flos e poi per Zanotta in acciaio verniciato a fuoco e base in ABS. Nel 1960 Achille e Piergiacomo sviluppano la seduta Sanluca per Gavina, Knoll nel 1969, Bernini nel 1990 e Poltrona Frau nel 2004. Si pone come una reinterpretazione della sedia Berger del 1800, ripresa con linee peculiari che sembrano riferirsi all’opera Forme Uniche nella Continuità dello Spazio di Boccioni.
Al 1960 appartengono le lampade Taraxicum e Visconte, esempio di trasferimento tecnologico, realizzate in cocoon, una resina protettiva usata durante la guerra per coprire e proteggere i camion. Anche le lampade Gatto e Gatto Piccolo sono fatte con lo stesso processo.
Successivamente progettano il tavolino mobile Basellone, caratterizzato dalla grande flessibilità d’uso e nel 1962 la lampada da parete Giovi, omaggio a Giovanna, figlia di Achille, la cui forma deriva da un bicchiere in metallo ripiegatile per pescatori a forma di palmo di mano, corredata da astine in metallo che sviluppano effetti di ombra e luce. Del 1998 è Diablo, lampada saliscendi. Del 1966, invece, la seduta per esterno Allunaggio, con le tre gambe lontane e sottili dalla seduta in modo da non sviluppare ombre che possano impedire all’erba di crescere.
Contemporanea di Arco e Toio è Taccia, dapprima pensata in plexiglass, poi in vetro per problemi legati alle temperature. Il corpo in metallo ricorda una colonna classica ma in realtà la forma obbedisce solo alla funzione di disperdere il calore prodotto. Nel 1962 nasce il cucchiaio per maionese Sleek, prodotto come gadget per Kraft, divenuto poi rappresentativo anche del panorama culinario italiano.
Tantissime sono ancora gli oggetti che segnano, come per Munari e Mari, una vastissima produzione che copre moltissimi settori merceologici dell’industria design: dalla lampada Papavero del 1965, passando per l’RR126 per Brionvega e il mobile multifunzione Rampa del 1965, fino alla seduta ortopedica Primate per Zanotta. Altro esempio di ready-made è Lampadina, che unisce una bobina forata per poter essere appesa, un portalampada con tasto e filo elettrico ad una lampada con una porzione satinata.
Nel 1977 è la volta di Cumano, un tavolino appendibile in tondino d’acciaio e giunti in nylon. Frisbi è un lampadario sospeso che presenta un disco forato; la luce cade sul tavolo e viene riflessa anche nell’ambiente. Nel 1980 Achille progetta la lampada da comodino-lettura Cibigiana che sfrutta un sistema di specchi e può essere aperta e chiusa. Altra lampada interessante è Teraxacum, un icosaedro composto da un modulo triangolare con struttura ad incastro.
I fratelli Castiglioni curano inoltre una serie di allestimenti come quello per la Triennale e quello di Villa Olmo a Como.
Albe Steiner
Nel 1913 nasce Albe Steiner da una famiglia socialista, di padre cecoslovacco (lavora per Atala) e madre toscana. Si dedica alla ragioneria e dal 1928 è il grafico autodidatta, collaborando con Domus, Casabella (Pagano - Persico), Campo Grafico nel 1933, e altri. A causa della colorazione politica la famiglia Steiner fu perseguitata dal regime fascista; Albe era nipote di Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, ucciso dal governo di Mussolini nel 1924. Perciò Albe diventa dal ’43 fino al 25 aprile 1945 un partigiano, ritrovandosi a Losanna insieme agli altri architetti, ingegneri e progettisti fuggiti dai regimi.
Dal 1943 si occupa di comunicazione visiva e compone la copertina per il bollettino “centro studi sull’abitazione”. Nel 1954 egli disegna il logo per il Compasso d’Oro, in linea con il logo de La Rinascente progettato dall’amico Max Huber nel 1950. Nel 1954 Steiner compone il manifesto per la ricostruzione “C.N.L. al lavoro”, ritraendo un traliccio con vista dal basso. Dal 1945 al 1947 si occupa della veste grafica della rivista Il Politecnico, di stampo politico. Egli adotta un formato a nove colonne, tipico dei giornali broadsheet (a grande formato), come ad esempio il New York Times, utilizza caratteri bastone, con poche immagini a funzione asseverativa, fumetti e richiami alle avanguardie russe. Del 1948 è la copertina di Interiors. Nel 1954 è la volta della copertina di “Stile Industria”, mentre dal 1946 in poi lavora con Meyer (ex Bauhaus) e Diego Rivera (murales), in Messico, ad una campagna di alfabetizzazione.
Lavora dunque per diverse testate nazionali come Milano Sera, la cui impostazione ricorda quella de Il Politecnico, e produce diversi manualetti e prontuari per costruire e progettare (Costruzioni Casabella, Cantieri, ecc.). Nel 1964 progetta il manifesto per i quarant’anni de L’Unità, ribaltando la cifra 40. Del 1953 è la mostra de La Rinascente sull’estetica del prodotto industriale, per la quale Albe progetta la veste grafica.
Dieci anni dopo sarà la volta del primo punto vendita Coop1 a Reggio Emilia e del logotipo (1985 restyling Bob Noorda), raffigurante quattro cerchi accostati, simbolo di unità. Nel 1968 si occupa della veste grafica per la Triennale 14.
Erberto Carboni
Altra figura di rilievo in campo grafico è l’architetto Erberto Carboni (1899-1984). Egli si occuperà maggiormente di alcune aziende, come Rai (da fine anni ’40), Barilla, Pavesi, Olio Bertolli e altre. Nel 1937 e il 1939 collabora con due riviste, Natura e Snia Viscosa; nella prima si trovano richiami alla metafisica di De Chirico.
Nel 1950, il figlio del fondatore Pietro Barilla, parte per gli USA e, fatto tesoro delle innovazioni d’oltreoceano, dal 1952, fino al 1960, affida la grafica a Carboni; la differenza con le prime confezioni illustrate del 1916 è abissale. Dal 1953 al 1954 Carboni disegna le confezioni per la pasta all’uovo Barilla, raffigurando le cinque uova in maniera stilizzata, con l’obiettivo di convincere le famiglie a comprare un prodotto industriale.
Nel 1954 Carboni introduce il formato da 500 gr (cambiano le necessità e le dimensioni), contenuto in un packaging che ne lascia vedere il contenuto tramite un’apposita apertura. Nel 1956 egli elabora il logo cosiddetto ad “unghia”, con la scritta Barilla nel mezzo. Molti dei manifesti pubblicitari di Carboni per Barilla contengono riferimenti allo Studio Boggeri.
Inoltre per la formulazione di slogan efficaci Carboni collabora con letterati e intellettuali, trova modo di inserire gli ingredienti e si richiama a quella tradizione grafica degli anni ’30 e ’40 in cui compare spesso la figura della mano. Del ’54 è il manifesto con la galline e le cinque uova su sfondo color carta da zucchero. Dello stesso anno il manifesto con sfondo blu, logotipo e claim “la pasta del buon appetito”.
Nel 1955 si dedica all’Olio Bertolli, rifacendosi a modelli classici. Nel 1949 progetta il primo logo Rai, dai tratti monumentali, ammorbiditi dal cerchio che forma il puntino sulla i; nel ’53 è la volta del logo Rai TV, mentre il 3 gennaio del ’54 nasce la sigla col globo per il Telegiornale Rai e il monoscopio, un’immagine fissa per verificare la qualità delle apparecchiature.
Realizzerà inoltre allestimenti a cannocchiale per Rai e nel 1979 siglerà il suo ultimo lavoro per la televisione nazionale, sigla e logo della terza rete, a colori. Nel 1957 idea il claim per i Pavesini di Pavese “è sempre l’ora dei Pavesini”.
Olivetti
Camillo Olivetti si diploma in ingegneria al Politecnico di Torino nel 1891. Nel 1893 compie un viaggio negli Stati Uniti, visitando aziende, città e l’Expo di Chicago. Rientrato in Italia, fonda prima la C.G.S. (centimetro-grammo-secondo) di Ivrea, azienda che si occupa di strumenti per misurazione, e nel 1908 la Olivetti & C, prima industria italiana che produce macchine per scrivere. Camillo era rimasto molto colpito dal contesto delle piccole città degli USA e dalle loro relazioni con le aziende circostanti, ammirandone l’organizzazione. Egli entra in contatto con le grandi aziende statunitensi di macchine per scrivere (Underwood).
Nel 1908 brevetta la macchina per scrivere M1, simile ad una Underwood, la cui produzione comincia nel 1911. Questa macchina possiede un corpo in ghisa e tasti in acciaio, più leggeri e veloci da premere. La campagna pubblicitaria della M1 del 1912, in cui Dante indica la macchina, è affidata all’artista Teodoro Wolf Ferrari. Nel 1930 viene presentata l’Olivetti M20; dal 1925 anche Marcello Dudovich progetterà alcuni manifesti per l’azienda di Ivrea incorporandovi il logo del 1910. Si ricorda anche il manifesto pubblicitario di Pirovano in cui la M20 viene paragonata ad un treno che sfreccia.
Nel 1932 l’azienda passa nelle mani di Adriano Olivetti, figlio di Camillo, laureatosi presso il Politecnico di Torino, socialista e cattolico, che seguendo le orme del genitore, decide, nel 1925, di recarsi negli Stati Uniti. Adriano visita le grandi aziende statunitensi, in particolare quelle che producono automobili, come Ford e Cadillac, ma anche aziende di macchine per scrivere come Underwood e Remington, rimanendo molto colpito dai metodi di produzione e dall’organizzazione delle aziende e del lavoro (fordismo). Tornato ad Ivrea nel 1932 diventa...
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