PARTE GENERALE
Crisi dell’Impero romano: dalla metà del III sec-IV sec
Contesto storico: 117 d.C. sotto Traiano. L’impero in questo periodo raggiunse la massima espansione.
Fare l’imperatore nel III secolo d.C. non era certo uno dei ruoli più invidiabili al mondo. Verso la metà del
III secolo la situazione nell’impero era critica. Quattro problemi:
1) problema demografico: a causa della vastità del territorio difficile da governare. Mentre i confini
dell’impero venivano minacciati dalle pressioni delle popolazioni barbariche (germaniche).
2) Problema politico dovuto alla successione: c’è una grave instabilità politica a causa di un mancato
meccanismo che regoli il passaggio da un imperatore all’altro e ciò provocava lotte, dissidi, congiure e
guerre civili. La maggior parte degli imperatori che venivano via via proclamati dalle legioni non riuscirono
nemmeno a mettere piede a Roma, né tanto meno a mettere mano a riforme interne durante i loro brevissimi
regni, perché permanentemente occupati nelle lotte contro altri pretendenti al trono imperiale.
3) Problema politico dovuto alla crisi militare (anarchia militare durata 50anni) si ha un indebolimento della
forza militare, una volta grandiosa, proprio mentre ai confini i nemici pressavano, l’esercito mancava di una
guida stabile, capace di risolvere il problema. I cittadini dell’impero non si dedicano più alle armi. Infatti la
società cambia e loro diventano meno spartani, intraprendendo una vita più borghese.
4) La diffusione del cristianesimo che è una religione rigorosamente monoteista e incline al proselitismo.
Nella Roma politeista, il cristianesimo monoteista non è disposto ad accettare la pluralità dei culti presenti a
Roma. In questo periodo, inoltre, si manifesta nell’impero un “dislocamento del sacro”: nasce l’idea che Dio
sia rappresentato in terra da uomini eccezionali, incaricati di comandare gli altri. Si sviluppa il culto
dell’imperatore. A questo punto il cristianesimo inizia ad assumere una posizione scontrosa nei confronti
dell’imperatore, che cerca di diffondere il culto della propria persona, equiparandosi ad un Dio, adottando i
simboli tipici delle divinità: inizia a farsi vedere meno, impone il rituale della genuflessione al suo cospetto,
indossa il mantello di porpora. Si rifiutano di adorare l’imperatore e la divinizzazione della sua persona,
offrono l’adoratio solo a Dio.
Diocleziano (244-311): ultimo persecutore dei cristiani che cercò di difendere ed esaltare l’antica
religione romana contro ogni culto moderno e ristabilire la grandezza romana. Soluzioni di Diocleziano ai
quattro problemi:
1) Confini: per risolvere i problemi dei confini, non potendosi basare sulla forza del proprio esercito,
l’imperatore decise di assoldare dei mercenari (parliamo di interi popoli, non singoli individui), provenienti
dai cosiddetti popoli barbari con i quali l’impero stipulò dei “contratti” in base ai quali in cambio di
pagamento loro dovevano gestire i confini.
2) La religione cristiana rappresentò per D. un grande ostacolo al suo regno in quanto:
- era monoteista e quindi in contrasto con il paganesimo dei romani;
- era in grande espansione: era un a religione di grande successo;
- non era aperta al panteismo;
- destava sospetto il fatto che adorasse un unico Dio;
- i cristiani non erano disposti a scendere a compromessi per ragioni di carattere politico.
In quel periodo l’imperatore era pagano e ricopriva anche la carica di pontefice massimo ma i cristiani non
accettavano questa dimensione contestando quindi l’autorità imperiale proprio nel momento in cui essa si
trovava in forti difficoltà. Diocleziano tentò di risolvere la situazione attraverso una persecuzione che aveva
alle basi ragioni di carattere politico: i cristiani avevano un effetto destabilizzante sull’impero.
3) Essendo però l’impero troppo grande, decise di adottare la cd tetrarchia: un sistema di 4 autorità dove
l’impero era uno ma diviso in 4 grandi partizioni, ognuna con un suo governatore (4 capitali
amministrative).
- Due territori, i maggiori, cd Augusti: Diocleziano per la parte orientale ( Nicomedia e Sirmio) e
Massimiliano per l’Italia (Milano: segnale della perdita di importanza di Roma) e la zona di Cartagine
(Treviri);
- Due territori governati invece dai cd Cesari: i quali sono designati dagli Augusti. Ogni Cesare è infatti
successore dell’Augusto che lo aveva designato. Questo sistema di regolamentazione della successione e la
persecuzione dei cristiani, entrò in crisi in breve tempo poiché i Cesari litigavano molto dopo la morte degli
Augusti.
Il passo successivo fu caratterizzato dal rovescio della prospettiva: si cercò di farsi “amico” il
Cristianesimo prevedendo a questo scopo l’editto di Milano (Milano 313, anticipato nel 311 da Galerio). Fu
un editto di tolleranza da parte di Costantino che servì per l’affermarsi della religione Cristiana: un
provvedimento a favore dei cristiani concedendo loro libertà di culto. Divento cosi una religione lecita, di
grande successo e con facilità di espansione grazie al suo proselitismo e riconosciuta dall’impero.
Per quanto riguarda l’Editto di Milano, è importante anche ricordare la figura di Licinio: egli era Augusto
d'Occidente quando si incontrò a Milano con Costantino, a quel tempo ancora Cesare in Occidente, ma di
fatto uomo forte dell'intera tetrarchia. Costantino e Licinio si accordarono per quello che va appunto sotto il
nome di Editto di Milano anche se per lo più gli storici ritengono che l'iniziativa dell'editto venisse
comunque da Costantino. Licinio dovrà poi muovere verso Oriente, dove sconfiggerà Massimiano, un altro
dei candidati al trono imperiale e a quel punto Licinio estenderà anche ai territori orientali le norme
dell'Editto di Milano. Alla fine, comunque, anche Licinio e Costantino entrarono in conflitto e sarà il
secondo ad uscire vincitore.
Ad ogni modo, successivamente all’emanazione dell’editto, si inaugurò cosi l’alleanza tra Chiesa e Impero
anche se Costantino ancora non si converte, resta fedele al paganesimo ma vede nell’utilizzo della religione
cristiana una grande mossa politica (per ristabilire l’equilibrio politico mancante in precedenza a causa
dell’avversione degli imperatori verso i cristiani. Costantino I pensa che possa tornare lui utile averli come
alleati per rafforzare l’impero, rendendosi conto che la chiesa cristiana si stava trasformando in una grande
forza sociale, che non mirava a rivoluzionare l’impero ma piuttosto a stabilizzarlo, aiutando i più umili e gli
schiavi). A dimostrazione della sua religione pagana (anche se prima della sua morte Costantino si convertirà
all’arianesimo) nel 330 fonda una Nuova Roma: Costantinopoli, sul sito dell’antica città di Bisanzio (oggi
Istanbul, Turchia) che diventa la nuova capitale dell’impero romano, e che contiene numerosi templi pagani
e fu consacrata da sacerdoti pagani.
Se pur riconosciuto dall’Impero e quindi pur ricevendo l’approvazione imperiale, l’Impero stesso non rimase
indifferente a ciò che succedeva all’interno della Chiesa: Costantino infatti istituì al suo interno una funzione
di vigilanza la quale aveva il compito di verificare che all’interno degli ambienti ecclesiastici, l’esercizio del
culto non creasse disordini di ordine pubblico e che i vicari fossero persone adeguate. Egli inoltre con
l’intento di vigilare sui dogmi della Chiesa, convocò un concilio, il cd concilio di Nicea, nel quale si
affrontarono queste specifiche questioni ed furono definiti i dogmi stessi oltreché la struttura organizzativa.
Nel 313 tutto procedeva bene: con il tempo la Chiesa iniziò ad acquisire sempre più importanza e nel 380
Teodosio il Grande con l’editto di Tessalonica, rese il Cristianesimo religione ufficiale dell’impero.
L’accordo con l’istituzione ecclesiastica si fece cosi ancora più stretto fino a che l’impero decide di abdicare
gradualmente alla sua posizione di superiorità. Teodosio accettò questa subordinazione alla Chiesa (si
inginocchiò come peccatore di fronte ad Ambrogio, il Papa: episodio simbolo di giustificazione di
“sottomissione” dell’impero alla Chiesa. Il fatto fu: nel 390 Teodosio arrabbiato con la popolazione di
Tessalonica per aver impiccato il governatore di una città, ordina una rappresaglia che si risolve nello
sterminio di 7 mila persone. Venuto a sapere dell’accaduto, Ambrogio vescovo di Milano scrive a Teodosio
invitandolo a pentirsi e a chiedere pubblicamente perdono prima di poter entrare nuovamente in chiesa: cosi
per la prima volta il grande imperatore si sottomise alla chiesa per poter festeggiare il Natale) ed in poco
tempo il paganesimo ne uscì sconfitto, divenendo la religione delle campagne/ fuori dai centri di potere.
A questo punto Teodosio cercò di risolvere la situazione provando a dividere in due l’Impero romano ma
ciò avvenne solo alla sua morte nel 395.
- La parte orientale, con Giustiniano: con capitale a Bisanzio, dura fino al XV sec. Parte più ricca e forte
militarmente
- parte occidentale: con capitale inizialmente a Milano (fino al 402) e poi a Ravenna fu invece la parte meno
ricca e fortunata, vita più breve, non dura neanche 1sec. Roma perse sempre di più la sua centralità anche nel
campo religioso chef sarà fatta salva solo dal fatto che ci risiede il Papa che salderà per Roma un ruolo
universale, per staccarsi dal potere imperiale. Oltre al cattolicesimo che crede nella trinità delle persone
divine, c’erano altre posizioni come l’arianesimo (sosteneva che la natura divina del figlio fosse inferiore a
quella di Dio e che fu creato da quest’ultimo in seguito).
invasioni barbariche ossia grandi gruppi etnici di stirpe germanica/barbari (Goti, Visigoti, Vandali,
Burgundi, etc) che si muovevano in massa cercando un posto in cui insediarsi; lo scontro non sempre fu
militare. All’inizio del V secolo abbiamo detto che l’Occidente era in forte declino: Roma per far fronte alla
mancanza di legioni cominciò ad assoldare dei gruppi barbari, vista la loro natura di fare guerre. Quindi si
creò una sorta di collaborazione tra i due. Essi combatterono per Roma, ma con la disgregazione dell'impero
finirono, in certi territori, per prenderne il posto.
Questi barbari furono chiamati milites foederati = mercenari (da foedus=trattato, quindi erano popoli uniti a
Roma da una sorta di trattato di alleanza, popoli ingaggiati dall’impero dei Goti per trovare equilibrio con i
barbari): l'imperatore forniva loro dei sostentamenti periodici a patto che questi difendessero i confini e
mantenessero una tregua con i romani, che mai del tutto, nei precedenti tentativi di conquista ed espansione
dell'impero, erano riusciti a sottometterli.
Dopo la caduta dell’Impero romano d'Occidente, alcuni milites foederati continuarono a servire sotto le
bandiere della parte orientale dell'impero. Altri, invece, diedero origine ai regni c.d. romano-barbarici (i
visigoti in Gallia e in Iberia, gli Ostrogoti in Italia...).
Essi avevano grande cultura nelle armi, erano più efficienti dei romani. ma spesso l’impero non li pagava o
lo faceva con troppo ritardo approfittandosene.
I rapporti che avevano con l'impero erano quasi sempre legati ad interessi economici: venivano pagati
secondo il sistema dei consorti (legato alle sorti del terreno): 1/3 dei raccolti andava ai milites e 2/3 ai
cittadini del luogo. A volte questi milites si ribellavano agli imperatori, a causa di qualche promessa non
mantenuta, o perché volevano essere pagati meglio: chiedevano di essere spostati in territori più fertili e
dove le condizioni climatiche erano maggiormente favorevoli, quindi c’erano raccolti più ricchi il che
voleva dire migliori risorse per il pagamento; dal canto loro gli imperatori cercavano di pagare sempre il
meno possibile. Nacquero così dei conflitti, scontri tra milizie per la sostituzione dell’imperatore: il generale
a capo dei milites finì per avere molta influenza politica e spesso l’imperatore d’Occidente fu costretto a
trovare un equilibrio con il capo barbaro del momento. L’arruolamento di questi popoli nomadi finì infatti
per avere un ruolo fondamentale per ciò che riguarda la carica dell’imperatore. Poiché dipendenti dai milites
barbari, gli imperatori romani spesso si trovarono costretti a rispettare le richieste dei generali barbari. I
barbari non erano nemici dell’impero ma al contrario erano molto affascinati e rispettosi della cultura
romana, quindi si trattava solo di controversie con colui che governava.
Nel 410 assistiamo al Sacco di Roma: Alarico (capo dei Goti, popolo barbaro ed ex generale romano),
dopo il fallito tentativo di ottenere una provincia italiana in cui stabilirsi saccheggiò la città per rivalsa in
quanto ingannato dai poteri romani. Dopo aver guidato per conto dell'impero le guarnigioni di confine
dislocate nei Balcani, era venuto in urto con l'imperatore d'Occidente Onorio. Alla fine, l'imperatore
convinse Alarico a desistere dalla richiesta di un miglior stanziamento per i suoi Goti, prospettandogli
l'assegnazione di territori in Spagna, se Alarico fosse riuscito a scacciarne i Vandali che vi si erano stabiliti.
Alarico accettò, ma giunto sotto le Alpi fu attaccato da truppe romane e di altri gruppi di goti guidate da un
suo rivale, Saro. Comprensibilmente irritato per lo scherzo giocatogli da Onorio, Alarico adottò una serie di
rappresaglie, tra cui il sacco di Roma. Decise di saccheggiarla con moderazione, senza incendiarla e senza
toccare i luoghi sacri; la sua fu un’azione dimostrativa. Dimostra come il saccheggio sia solo una mossa
contro l’imperatore (va detto che per i barbari il re è solo un comandante supremo, limitato solo alla sfera
militare, perciò si sentono autorizzati a decidere le sue sorti e anche degli imperatori romani).
Nel 476, a causa di queste invasioni per opera di popoli barbarici, cadde l’Impero Romano d’Occidente.
Ciò che rimase fu il concetto stesso di impero: i barbari (Ostrogoti in Italia), pur conservando le proprie
abitudini, mantennero vigenti le leggi romane. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente segnò l’inizio
dell’Medioevo (V -XV secolo): si trattò di una “Caduta senza rumori” nella quale Odoacre, re barbarico e
generale dell’esercito romano, depose l’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo. Dopo aver deposto
l’imperatore decise che non ci sarebbe stato bisogno di un altro sovrano al suo posto (in effetti esercitava
solo formalmente il potere) e spedì le insegne imperiali all’imperatore d’Oriente, in segno di rispetto per la
cultura romana. Zenone riconobbe a Odoacre l'autorità legale per governare in Italia. Un episodio a cui i
contemporanei non diedero alcun peso, per questo si parlò di “caduta senza rumori” considerandolo come
l’ennesimo cambiamento.
Di fatto nulla cambia: né il nome d’impero, né la religione ufficiale. Odoacre essendo molto rispettoso
della romanità lascia intatte le sue istituzioni. Finisce l’impero ma non l’idea di romanità. E iniziano i regni
romano-barbarici. Odoacre chiese a Zenone, il titolo di Patricius romanorum (titolo di grande prestigio, che
stava ad indicare che la persona che lo porta era un grande comandante; è solito dei romani arricchirsi di
questi titoli e anche per i barbari diventa segno di fierezza) un altro punto a dimostrazione della posizione
favorevole nei confronti dell’impero.
Egli lasciò il governo nelle mani dei romani e si limitò ad immettere nel possesso delle terre (di 1/3 delle
terre d’Italia) i suoi milites federati.
Odoacre però ebbe una brama smodata d’espansione che gli fu fatale: inizialmente mantenne il potere con il
tacito consenso di Zenone (imperatore d’Oriente), successivamente però la sua politica espansionistica nel
Norico, in Sicilia ed in Dalmazia suscitò la preoccupazione ed il malcontento dello stesso Zenone il quale
consentì agli Ostrogoti, capeggiati dal re Teodorico, di marciare verso l’Italia e di dare inizio ad un’opera di
conquista (488-494). Assediarono dapprima Ravenna e nel 493 lo fece uccidere.
Nel 493 finisce il cortissimo regno di Odoacre. Con Teodorico (493-526), re degli Ostrogoti e secondo re
barbaro di Roma diamo inizio al secondo regno romano-barbarico nella nostra penisola. Egli pose l’Italia al
centro di un sistema di alleanze esercitando un ruolo di primo piano tra i vari popoli barbarici. Ravenna e si
collocò li (non è chiaro se arrivò in Italia per richiesta di Zenone o viceversa fu lui a chiedere a Zenone di
prendere il posto di Odoacre, in modo da ripristinare il legame tra l’Italia e l’impero).
Instaura il suo regno imitando quello dell’impero di Costantinopoli (es: nel 505 fa erigere il suo Palatium -
chiesa palatina per l’uso della sua corte- di culto ariano, ad imitazione del Palazzo di Diocleziano; oggi
Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna): scrisse a Zenone “il nostro regno è imitazione di ciò che fa
l’imperatore” (“Regnum nostrum imitatio vostra est”) sia dal punto di vista artistico sia istituzionale (rispetta
e imita le istituzioni romane). Nonostante fossero ariani gli ostrogoti sono sempre stati rispettosi della
religione ufficiale dell’impero, come del diritto romano e delle altre istituzioni.
In politica interna egli si sforzò di consolidare una fusione tra Romani e Goti puntando a collaborare con la
parte romana della popolazione. La convivenza tra queste due popolazioni fu organizzata attraverso la
ripartizione delle specifiche competenze: i barbari mantennero il diritto all’uso delle ar
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