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Storia del diritto medievale e moderno I modulo appunti

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Esame di Storia del diritto medievale e moderno docente Prof. D. Rossi

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Napoli  1224  studio napoletano, Federico II lo crea chiamando gli studenti e pagando lui i professori,

professori che avevano studiato a Bologna e che erano tornati nelle loro terre.

Parigi  il bando dell’insegnamento è la concentrazione dello studio della teologia.

1235  viene autorizzato ad Orleans l’insegnamento giuridico.

1312  il regno si regge sulla consuetudine.

Il diritto romano non vige in ragione dell’impero ma solo per i principi razionali che esso contiene. Il diritto

romano è utile solo perché si possano apprendere i principi razionali di giustizia e le regole tecniche che

servono a comprendere meglio le consuetudini.

Lo ius scriptum è solo per concessione romana.

1155  Constitutio Habita.

11 novembre 1158  Federico Barbarossa presiede la Dieta di Roncaglia.

Dieta di Roncaglia: constitutio de regalibus (1158)

Regalie complesso di pertinenze e diritti a contenuto giurisdizionale e fiscale rivendicate dall’Impero.

Alla dieta di Roncaglia parteciparono i 4 dottori con funzioni esecutive. Stabilirono che agli imperatori e ai

successori dei cesari spettava la piena responsabilità/sovranità dei comuni italiani, cioè aveva il potere di

nominare i consoli e podestà, di amministrare la giustizia, imporre tributi e coniare moneta.

Le regalie, come scritto sopra, sono un complesso di pertinenze e di diritti a contenuto giurisdizionale e

fiscale rivendicate dall’impero. Nel definirle partecipano i 4 dottori, i quali promuovono il ritorno al diritto

romano come diritto territoriale generale sia in Italia sia nell’Impero d’Occidente, quindi per loro

l’imperatore è lo strumento per realizzare questo disegno.

Insieme alla Constitutio Habita vennero emanate altre costituzioni:

• Constitutio Pacis (1158 a Roncaglia)  aveva la funzione di proibire che venissero stipulate delle

leghe tra le città e i comuni.

Federico I non fa alcun cenno delle consuetudini all’interno dei comuni perché era interessato a

riaffermare la vigenza del diritto pubblico romano e lo faceva attraverso i 4 dottori e la compilazione

giustinianea.

• Constitutio Omnis  ogni giurisdizione o potere amministrativo risiede presso il principe e tutti i

giudici e funzionari devono ricevere da lui il potere e prestare apposito giuramento secondo la legge.

Viene ribadito il principio della superiorità dell’imperatore, sancito poi nella Pace di Costanza (1183)

come investitura ai consoli delle città da parte dell’imperatore o di un suo rappresentante, da

rinnovarsi ogni 5 anni.

• Constitutio Palatia  il sovrano può stabilire i propri palazzi e le proprie residenze dove vuole 

questo perché c’erano stati dei validi tentativi di eliminare le sedi dell’imperatore le quali erano un

simbolo del potere.

• Constitutio Tributa  riguardava i tributi. Questa costituzione prospetta un quadro succinto del

sistema tributario romano prevedendo sia le imposte sulle terre che sulle persone. E’ derivata dal

materiale contenuto nei Tres Libri.

“Le regalie sono le seguenti  le arimannie, le vie pubbliche, i fiumi navigabili e quelli dai quali derivano

canali navigabili, i porti, i tributi che si percepiscono sulle rive dei fiumi, le esazioni che si chiamano telonie,

le monete, i compendi delle multe e delle pene, i beni vacanti e quelli che per legge vengono tolti agli

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indegni, eccetto quelli che sono conferiti a qualcuno con speciale provvedimento e i beni di coloro che

contraggono nozze incestuose nonché i beni dei proscritti e dei condannati, secondo quanto dispongono le

recenti costituzioni, le prestazioni di angarie e parangarie, di carri e di navi e le imposizioni straordinarie a

favore della maestà regia, la potestà di creare magistrature per amministrare la giustizia, le zecche e i

pubblici palazzi nelle città in cui esistono per tradizione i redditi della pesca e delle saline, i beni dei rei di

lesa maestà e la metà dei tesori trovati in luogo sacro o in terre di pertinenza dell’imperatore se questi non

avrà collaborato al loro ritrovamento; s avrà collaborato, tutto spetta a lui.”

25 giugno 1183  pace di Costanza, la quale pone fine alla lotta tra l’Impero di Federico I e i comuni del

centro-nord Italia, che si erano alleati in difesa delle proprie libertà contro le regalie imperiali riaffermate con

la forza del diritto (Roncaglia 1158) e poi delle armi dal Barbarossa.

La nascita della Lega lombarda, con il giuramento di Pontida del 7 aprile 1167, segnò una svolta decisiva nel

conflitto. Infatti a Legano (1176) i comuni, sempre più coscienti della propria autonomia politico-economica,

sconfiggono l’esercito imperiale e dopo lunghe trattative diplomatiche Federico I accetta di riconoscere le

magistrature comunali in cambio del formale diritto di legittimare l’elezione.

Il diritto romano era il diritto positivo (Corpus Iuris)  il libro caduto dal cielo e per questo doveva essere

sempre applicato.

Il problema delle scuole minori  studio fuori da Bologna.

Gli allievi dei 4 dottori (al vertice vi è Irnerio  maestro di arti liberali  trivio e quadrivio) via via se ne

vanno da Bologna e ciascuno di loro fonda nuovi centri, portando il pensiero e sviluppando anche delle

caratteristiche proprie. Ci sono vari centri di studio e queste sono le scuole minori  in Provenza, Avignone,

Montpellier, ove è attivo Piacentino negli anni ’60 del XII sec.

Queste scuole minori sono scuole la cui produzione di opere è destinata alla pratica forense con attenzione

alla procedura giudiziaria. Il tutto seguendo le regole processuali della compilazioni e al sistema delle azioni

del diritto romano. Queste scuole hanno un grandissimo interesse per la prassi; prassi che riguarda il diritto

canonico, il diritto feudale, diritto locale e la procedura. All’interno di queste scuole diventano molto

importanti le tecniche delle quaestiones, cioè risolvere i dubbi dei casi, e per risolvere queste quaestiones ci

si serviva delle opinioni differenti che i diversi maestri avevano su quella determinata questione; infine si

arrivava alla solutio (soluzione).

Fuori Bologna c’è un apprendimento meno critico al testo, ma soluzioni basate sulle fattispecie concrete.

Questi casi concreti ci fanno capire che c’era una fortissima attenzione alla procedura. Questo non vuol dire

che si tralasciavano però le altre tecniche.

Le quaestiones vennero raccolte nelle somme e nei trattati monografici.

Azzone  fa parte della quarta generazione dei glossatori.

Accursio  quinta generazione  Magna Glossa.

Fuori da Bologna l’apprendimento era diverso. Era necessario dare delle soluzioni razionali che si basavano

sulla fattispecie concrete, come le quaestiones che avevano una relazione con i tribunali. Si usavano poi le

Distinctiones. Con il tempo questi generi letterali divennero sempre più raffinati, le quaestiones furono

inserite nelle summe formando i generi letterari.

Rogerio (terza generazione di glossatori)  allievo di Bulgaro. Insegna a Bologna negli anni 1150, e da

Bologna si sposta in Provenza e qui compone le due Summae: summa al Codice e summa alle Istituzioni.

Piacentino  si forma a Bologna poi va a Mantova a insegnare; qui compone la Summa Cum essem Mantuae

(Libellus de actionum varietate), legata alle esigenze della pratica processuale. In seguito, da Mantova si reca

in Provenza tra 1162 e 1164 e a Montpelier redige due summae  Summa Codicis e Summa Institutionum.

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Ritorna poi a Piacenza e quindi insegna a Bologna e di nuovo nella città natale, per terminare poi la vita a

Montpellier.

20.04.2016 (Natalia)

Piacentino inizia la summa ai Tres Libri (sono il libro 10, 11, 12 del codice ed erano dedicati al diritto

amministrativo e tributario). Piacentino scrive anche il Sermo de Legibus  sulle leggi e sulla giurisprudenza,

è ricco di richiami teologici e filosofici (perché il suo maestro Martino era studioso di filosofia e teologia).

Carlo di Tocco  allievo, come Azzone, di Giovanni Bassiano. Originario di Benevento, scrive una glossa alla

lombarda  una raccolta anonima della legislazione longobarda e franca compilata alla fine del XI sec. Nelle

scuole minori quindi c’era anche un’attenzione per il diritto non romano (per i testi diversi dal Corpus Iuris

come ad es per il libro feudorum). Nel sud Italia diventa forte lo studio dei Tres libri, quindi uno studio non

soltanto dedicato al diritto feudale ma anche al diritto amministrativo e tributario, il quale era contenuto nei

Tres libri. (diritto feudale  raccolta nel medioevo dei libri feudorum che conteneva le consuetudini alla fine

dell’XI secolo). Nell’XI sec. si comincia a dare importanza allo studio dei Tres libri e ai libri feudorum. Nel

Mezzogiorno più che altrove si coltiva il filone di studi dedicati ai feudi e ai Tres libri  si ricordano i

commenti di Andrea Bonello, Niccolò Spinelli e Luca da Penne e i commenti ai Libri Feudorum di Andrea

d’Isernia. Dagli anni ’70 del ‘400 anche la materia feudale diviene oggetto di corsi nello studio di Napoli 

legami con il mondo della pratica attuati dai funzionari della curia e dell’amministrazione giudiziaria.

Guido da Suzzara  anch’egli è un autore che si rivolge alla pratica. Guido insegna a Modena, Padova,

Napoli e Bologna. È autore del testo ordo iudiciaris  raccolta di osservazioni e consigli diretti agli avvocati.

Il suo interesse per la prassi lo porta anche a lanciare il genere delle “Quaestiones Statutorum”  sono tutte

quelle questioni che nascevano dagli statuti.

Pillio da Medicina, fa parte della terza generazione ed è allievo di Martino  emigra a Modena dove insegna e

compone la summa Cum essem Mutine (articolata come una serie di Quaestiones) e un apparato di glosse ai

Libri feudorum. Soprattutto Pillio elabora la teoria del “dominio diviso”  spaccatura della proprietà in due,

legittimando il diritto reale del vassallo sul beneficio (un dominio diretto del proprietario e un dominio utile

del vassallo che aveva il godimento). Continua in seguito a fare una summa e delle glosse ai Tres libri e

prepara a Modena il Libellus disputatorius  è destinato ai pratici, quindi alla processualistica. Il Libellus

disputatorius è una rassegna di principi tratti dalla compilazione giustinianea e corredati da elenchi di fonti

normative pro e contro. Ha scritto inoltre le Quaestiones Auareae  quaestiones dove ci sono dei grandissimi

richiami al diritto longobardo, allega fonti canoniche e usa pure costituzioni di Federico I.

Rolando da Lucca  fine 1300. Oltre alla Summa incompiuta di Piacentino-Pillio ai Tres Libri vi è anche la

quella di Rolando, la quale è una delle più importanti appunto perché completa e considerata di carattere

pubblicistico composto nell’età della Glossa. Nel Proemio dichiara che l’approfondimento delle materie

contenute nei TL serve a conoscere i diritti fiscali dovuti all’imperatore per rispettarne le prerogative e far sì

che egli a sua volta non ecceda nel rivendicare i propri diritti. La Summa di Rolando da Lucca ha un

dichiarato intento politico, riflettendo l’orientamento filoimperiale del suo autore.

La città di Bologna esercita una supremazia nel campo dello studio del diritto, che si esprime riflettendo una

matrice di interessi e di metodi che influenza anche la produzione realizzata nelle “scuole minori”, proprio

perchè essa si richiama concretamente a modelli legati al magistero e all’interesse scientifico coltivato a

Bologna.

Giovanni Bassiano, fa parte della terza generazione, allievo di Bulgaro  insegna a Mantova, Cremona e poi

Piacenza. Quando va a Bologna crea un grande allievo  Azzone. A Bologna compone un Ordo iudiciorum

(collocabile per alcuni riferimenti interni tra 1167 e 1181) dedicato alle azioni romane, quindi con un intento

processualistico. 26

26.04.2016

Diritto della chiesa dopo l’anno 1000

Come si glossarono i testi giuridici romani, si glossarono anche i testi di diritto canonico, stessi metodi tanto

didattici quanto scientifici della scuola della glossa vengono usati anche su altre tipologie di testo.

Decreto di Graziano fu scritto nel 1140. Graziano si formò proprio a Bologna , imparando il metodo lo

applicò anche ai testi di diritto canonico.

Parole chiave del diritto della chiesa dopo l’anno 1000:

1. Dominio delle falsificazioni (es. la donazione di Costantino) su cui si fonda il potere temporale della

Chiesa.

2. Ampia autonomia dei vescovi.

3. Movimenti monastici V-VI sec. riforma benedettina, movimenti Clory, francescanesimo.

4. Libri penitenziali, unione tra la dimensione del diritto e dimensione della fede, sono opere in cui

venivano catalogate le singole colpe e a cui si affiancavano le rispettive pene canoniche, impartire

dallo stesso sacerdote che impartiva la penitenza.

5. Mancanza di concili generali ed ecumenici, prevalgono i sinodi che riuniscono i vescovi dele singole

province ecclesiastiche. Ci sono i concili locali, le lettere papali e le disposizioni dei singoli vescovi

che decidevano solo a livello locale queste non altre erano le fonti (soprattutto locali) di produzione

del diritto. In questa fase nasce lo scontro tra Chiesa e Impero, fino ad arrivare alla riforme

Gregoriana  scontro tra Gregorio VII e Enrico IV  1075 dictatus papae, con cui vengono fissate

delle prerogative del Papa e della gerarchia ecclesiastica:

• Primato del Papa: i vescovi, le norme canoniche, la giurisdizione;

• Il fatto che il Papa non possa essere giudicato; gli scomunicati; l’accentramento della

Chiesa;

• Nell’ambito della riforma gregoriana il diritto ha un ruolo fondamentale.

6. 1076 Enrico IV decide l’elezione dell’antipapa (Clemente VII); nel 1077 si assiste al riconciliazione

con l’incontro a Canossa (tra Enrico IV e Gregorio VII), le ostilità però riprendono e nel 1085 si

assiste all’incarcerazione di Gregorio VII. Nel 1119 Irnerio viene scomunicato appoggiando

l’antipapa, nel 1122 vi è il concordato Worms  l’imperatore rinuncia all’investitura dei vescovi,

riservandosi però di essere presente personalmente o con un suo delegato all’elezione.

E’ una Chiesa che si accentra sempre di più e che ha necessità di coordinarsi sempre più.

Quello che è avvenuto a Bologna per la scienza giuridica è avvenuto anche nel diritto canonico (la caduta dal

cielo dei testi giustinianei).

Da uno scritto di Burcardo si ritrova che ciò che ha fatto Irnerio per il diritto civile, lo ha fatto Graziano per il

diritto canonico  Graziano ha sistemato il diritto canonico ed è stato il promotore di una prima raccolta di

testi sul diritto canonico.

Graziano è un monaco e lavora a Bologna. Il decreto di Graziano  Concordia discordatium canonum 

concordare i canoni discordanti  si tratta di una raccolta di oltre 4000 testi, che coprivano ad ampio spettro

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tutti quelli che erano i rapporti giuridici della Chiesa. Vi sono più livelli  le nomine e i poteri del clero, le

norme di procedura nella cause ecclesiastiche, i reati e le sanzioni di natura religiosa, la disciplina giuridica

dei sacramenti compreso il matrimonio il matrimonio resterà per secoli di dominio della Chiesa. Pluralità

della diversità fonti giuridiche presenti della raccolta.

E’ stata accertata una doppia relazione del decretum ad opera di Graziano, in cui sono raccolti, sia concili che

i sinodi locali della Chiesa, sia testi che derivano da padri della Chiesa (tra cui Sant’Agostino).

Una seconda stesura in cui ci sono molti più apporti romanistici per quanto riguarda la procedura, in questo

assetto convive un diritto teologico, regole giuridiche e regole morali-religiose; infatti ci sono sia i testi delle

sacre scritture, sia le argomentazioni fatte dai padri della Chiesa, il diritto dialoga con una sfera morale.

Tutti i testi sono accompagnati da una commento dottrinale, e sono detti dicta (pensati con lo scopo di

chiarire il significato del testo, chiarire le possibili contraddizioni che il testo può avere con altri passi)

(simile alla distinctio). L’obiettivo di Graziano è quello di armonizzare le fonti, che derivano da regole,

nomine del clero, derivano dai padri della Chiesa, da sinodi.

Al lavoro di Graziano si aggiungeranno i lavori dei suoi successori, i suoi stessi discepoli riporteranno

ulteriori aggiunte (la stessa cosa che avevano fatto i glossatori)  questi commenti successivi si chiamano

palee in onore del discepolo Pao Kapalea (discepolo di Graziano).

Ius vetus delle Chiesa  raccolta di materiali diversi ed è la prima pietra del Corpus Iuris Canonici. È

un’opera complessa e contiene i testi e le riflessioni sui testi stessi. Dicta ha un carattere privato e la Chiesa

non lo recepì mai ufficialmente, ma entra nel circuito delle scuole e della scienza giuridica. Compresenza di

fonti tra diritto civile e diritto canonico

L’influenza (?) fu importante sia nella dottrina del diritto canonico sia nella pratica, al punto tale che si

sviluppò un metodo di studio e analisi che fu identico a quello che Irnerio iniziò a Bologna. I decretalisti

erano tanto presenti nella penisola italiana ma anche in territori come Inghilterra, Francia e Germania. Dal

1200 si era avuta la fioritura di grosse summe, apparati, trattati di diritto canonico e di procedura  tutti

fondati sul decreto (i decretalisti  quelli che partono dall’opera di Graziano  commentatori dell’opera di

Graziano). Nei primi anni del 1200 Giovanni Teutonico compose a Bologna quella che divenne la glossa

ordinaria al decreto e più tardi questa glossa fu rivista da Bartolomeo da Brescia. Nasce una scienza diversa

che non è legata alla teologia e non è legata al diritto romano ma si basa sul decreto e sul diritto canonico. Il

Decretum è una grande opera che ha permesso la consolidazione del diritto della Chiesa perché c’è una

sistemazione sistematica dei testi. Tutte i passi sono collocati sotto una inscriptio che dichiara la loro fonte in

modo da orientare il lettore sul tipo di auctoritas che i vari passi possono pretendere.

Al centro del decreto di Graziano c’è l’uso del metodo dialettico. Per ogni principio veniva individuata una

norma centrale e vincolante e questa norma veniva confrontata con quelle divergenti. In questa

scomposizione logica si riconduceva a tutti i ragionamenti al contrario che le arti liberali avevano insegnato

all’epoca. Questa armonizzazione veniva fatto attraverso l’uso delle distictiones  quindi distinzione tra

significati, termini, concetti in base ai contesti specifici. Tutto veniva logicamente chiarito e logicamente

spiegato, nulla era lasciato alla contradizione, per far fronte all’esigenza di certezza che anche nel contesto

del diritto canonico si faceva sentire.

La distinctio veniva attuata attraverso 4 criteri di base:

1. ratione temporis  si valuta la cronologia delle fonti in base al principio che la legge successiva

abroga la precedente sul medesimo oggetto;

2. ratione loci  valuta la gerarchia di autorità: un concilio ecumenico ha sempre la precedenza su

provinciale;

3. ratione significationis  valuta il senso specifico della norma  la specificità della norma ha la

precedenza su quella che può avere una generale;

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4. ratione dispensationis  vengono valutati i criteri secondo i quali una regola generale preveda alcune

eccezioni (in questo modo si storicizza il diritto canonico).

Il fine non era fare un’opera di teologia ma sviscerare i problemi interni della Chiesa che poteva attenere al

governo delle anime e quello che era il foro giurisdizionale della Chiesa.

Le parti del Decretum  3 parti + aggiunte posteriori:

1. È divisa in 101 distinctiones che a loro volta sono divise in capitoli in cui vengono trattati i problemi

generali di diritto, il governo ecclesiastico e la sua disciplina.

2. È divisa in 36 cause  sono controversie figurate, cioè casi fittizi che introducono una discussione

giuridica, discussioni giuridiche che vertono su vari temi  diritto penale, processuale, matrimonio.

Queste 36 cause sono divise in quaestiones  trattazione di un singolo problema giuridico; le

quaestiones erano divise in capitoli.

3. Divisa in 5 distinctiones  si riferivano ad un trattato sui sacramenti che è stato aggiunto dopo.

27.04.2016

Le decretali e i decretalisti fanno parte dello ius novum (diritto nuovo) il quale viene ad instaurarsi nel

momento in cui il potere papale viene rivestito da papi che hanno avuto una formazione giuridica; il fatto che

i papi studiassero diritto determinava un forte accrescimento delle norme canonistiche. Il ricorso al Papa si

aveva non solo dopo la sentenza definitiva ma anche quando c’erano delle decisioni interlocutorie dei

vescovi o dei provvedimenti dei giudici ordinari nelle singole diocesi. C’erano ricorsi a Roma anche per

decisioni amministrative assunte in tema di benefici. Era permesso che ci si poteva rivolgere direttamente al

Papa senza passare dal vescovo che aveva in capo la diocesi. Era possibile chiedere al Papa un preventivo

parere giuridico. Quindi a Roma arrivavano molte richieste e questo toglieva al Papa di fare il suo vero

lavoro da pastore. Il carico si fece molto consistente durante il pontificato di Alessandro III (1159-1181). Fu

Alessandro III che cercò di mettere dei margini a questi arrivi di richieste, e aveva messo la clausola per cui

non si potesse impugnare a Roma una decisione effettuata da un delegato papale. La procedura che proseguì

la curia fu quella di redigere un breve scritto che venne denominato Lettera Decretale  in questa lettera un

vescovo o un altro prelato, veniva delegato dal Papa per decidere il caso. Il caso veniva deciso attraverso una

regola di diritto che era esplicitata nella decretale stessa. Il numero dei decretali diventava alto e succedeva

che queste avessero una portata autoritativa. I casi simili venivano ricondotti alla decretale stessa.

Queste decretali cominciano ad essere raccolte  raccolte decretali. Nel XII sec. si attua una prima fase di

raccolta e ha un motivo di rapida consolidazione.

Compilatio I, redatta da un canonista operante nella curia di Roma, Bernardo da Pavia, verso il 1190

preparando una raccolta di circa 900 pezzi. A questa prima Compilatio se ne aggiungono altre 4 e tutte queste

5 insieme formano le Quinque compilationes antique. Ognuna di queste compilazioni è suddivisa al in 5

grandi argomenti che corrispondono ai 5 libri. Il primo libro riguarda le autorità giudiziarie e

l’organizzazione dei tribunali ecclesiastici. Il secondo riguarda il processo, sentenze e procedura. Il terzo

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riguarda gli ecclesiastici e i loro diritti e privilegi. Il quarto riguarda il matrimonio. Il quinto la procedura e il

diritto penale. Il secondo e il terzo libro sono del 1209 compilato da Pietro da Benevento; venne fatta prima

la terza e poi la seconda perché si erano messe delle decretali non raccolte in precedenza. La quarta viene

raccolta da Giovanni Teutonico e raccoglie i 71 canoni del quarto concilio lateranense effettuata nel 1215. La

Compilatio V viene redatta dal canonista Tancredi nel 1224 su ordine di Onorio III. Il papa Onorio III

dispone che i testi delle raccolte vengano citati nei tribunali e quindi questo non viene soltanto studiato nelle

scuole ma diventa qualcosa ad uso dei tribunali e quindi uno strumento giuridico. Da queste 5 compilazioni

antiche, qualche anno più tardi, Gregorio IX incaricò il domenicano e il canonista spagnolo Raimondo di

Penafort al quale dice di raccogliere e riunire le 5 compilazioni antiche in una sola. Nel 1234 nasce il Liber

Extra  lavoro di codificazione in senso stretto, unito alla esplicita abrogazione delle precedenti compilazioni,

promulgato con la bolla Rex pacificus e inviato ufficialmente agli Studia di Bologna, Padova e Parigi

mettendolo a disposizioni per l’insegnamento. Questa raccolta è importante perché riunisce tutte le decretali

in una cornice sistematica e faceva sì che queste diventassero legge generale delle Chiesa. La struttura 

diviso in 5 libri, le fonti erano organizzate in maniera sistematica. Raimondo raccoglie lo ius novus del

diritto canonico. Se il decreto di Graziano è rappresentazione dello ius vetus, questo è la rappresentazione

dello ius novus. Coloro che studiavano queste decretali erano chiamati decretalisti.

Summe imponenti al LE sono composte da Goffredo da Trani, Sinibaldo Fieschi (diventerà papa Innocenzo

IV) ed Enrico da Susa. Nasce un nuovo filone giuridico che è quello che si forma dalle interpretazioni delle

decretali. Abbiamo accanto al LE, ulteriori raccolte che si susseguono nel tempo e andranno a comporre il

Corpus Iuris Canonici. Nel 1298 Bonifacio VIII promulga il Liber Sextus  anche in questo caso alla raccolta

delle decretali abbiamo una risposta da parte dei giuristi, quindi ulteriori canonisti che apportano le loro

glosse. Giovanni d’Andrea fa un apparato ordinario di glosse al Liber Sextus. C’è una successiva raccolta 

Clementine, raccolta di decretali di papa Clemente V  questa raccolta viene promulgata in seguito alla sua

morte (1314) da Giovanni XII nel 1317. Anche in questo caso siamo davanti a una risposta dei giuristi e

dopo vengono fatti gli apparati di glosse.

C’è una successiva raccolta  Extravagantes, raccolta di decretali di Giovanni XXII. Questa raccolta

raccoglie sia quelle di Giovanni XXII sia dei suoi successori(1316-1334). Tutte queste raccolte di decretali

formano il Corpus Iuris Canonici, sistemato nel 1500 e valido sino al 1917. Queste decretali formano un

metodo di lavoro utilizzato dai decretalisti  lavoro di interpretazione e lavoro creativo del testo.

Questa commistione tra diritto civile e diritto canonico darà vita al processo romano canonico, disciplina

processuale che prende vita in questo periodo che scaturisce tra l’incontro del diritto romano e del diritto

canonico. Nasce nei tribunali ecclesiastici e fu esteso in quelli civili. Tratti salienti: la forma scritta del

procedimento e il processo diviso in fasi e atti ben separati.

2.05.2016

Irnerio ha un approccio scientifico alla giurisprudenza che permane fino ai giorni nostri. Si dice che lui studi

in modo scientifico il diritto. Il suo metodo d'approccio ai testi è il più banale poiché pone come riferimento

ad ogni parola un vocabolo che tutti conosciamo. La sua fama deriva dal fatto che tantissime glosse riportano

il suo nome (lucerna iuris). Sullo stesso testo studiavano tantissime persone. Lo studente interpreta a modo

suo l'interpretazione del suo professore. Glossa è lo strumento giuridico che da il nome al periodare da

Irnerio ad Accursio con la sua Magna Glossa del 1240 con la quale, la glossa raggiunge il massimo apice

dell'importanza e allo stesso tempo ha inizio la sua crisi poiché si era giunti ad aver glossato tutti i testi con

le 95000 glosse di Accursio. Attorno al 1260 altri comuni capiscono l'importanza di avere degli studia,

chiamati in senso dispregiativo dai bolognesi scuole minori e chiamati dagli studiosi scuole alternative. In

quest'ultime si sviluppano nuovi metodi giuridici: maggiore attenzione alla pratica nella forma del processo

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e della procedura, attenzione al diritto processuale, studio dei traslibri, utilizzo delle quaestiones sabatine in

cui troviamo il metodo aristotelico preso da Abelardo con cui si raggiunge la soluzione del caso tramite tesi,

antitesi e sintesi. Le QUAESTIONES si dividono in:

• quaestiones legittime  derivano dalle incongruenze che il professore trova tra un passo del corpus

iuris civilis e un altro testo;

• quaestiones ex facto  il professore inventa dei casi che si trasformano in vere e proprie quaestiones;

• quastiones ex facto emergentes  sono quelle che emergono dai casi pratici tipo quelli forensi quindi

presi dai tribunali e proposte dal prof alla sua classe.

Inizialmente ogni scuola poteva vantare delle caratteristiche differenti che gli permettevano di accattivarsi

gli studenti anche per questo le scuole minori creano nuovi metodi giuridici e glosse differenti che col tempo

finiscono per espandersi anche a Bologna. A partire dal 1230 si ha un unico modello di studio. Se uno

studente è bravo, può finire più velocemente gli studi poiché al prof interessa che gli allievi apprendano

quindi non serve che aspetti la fine dei cinque anni come accade ai giorni nostri.

Dopo il periodo della glossa, vi è una fase intermedia che porta all'ETA' DEL COMMENTO fine 1200/fine

1400. Tale periodo prende il nome dallo strumento giuridico del commento. La glossa rimane ancora in voga

poiché un testo per essere interpretato e commentato deve essere sottoposto allo studio con la glossa. Adesso

abbiamo i comuni che sono delle realtà più aperte dei castelli che portano ad una modifica dell'economia

della società. La città è il motore dei rapporti economici. Il mercante è il protagonista di questo periodo. I

comuni non sono dei semplici agglomerati di case come le città, il loro rapporto con le uni è molto

importante poiché come esse crescono di importanza, lo fanno anche i comuni che le ospitano e viceversa.

Entrano in conflitto con i due poteri universali, Papa e Imperatore. Vi è un rapporto dinamico tra centro e

periferia. In una prima fase i comuni non vengono nemmeno presi in considerazione poi come elemento di

fatto poi tollerati ed infine devono legittimare la loro esistenza ai comuni. Si passa, quindi da inesistenza a

totale autonomia che porterà con se la possibilità di produrre diritto. Le città diventano comuni che ospitano

studia nel Nord Ita. Adesso ci troviamo in una fase dialogica con le uni poiché si continuano a studiare le due

sfere universali quindi diritto romano e canonico. Essi sono considerati diritti metafisici/storici tipo il corpus

iuris è un bacino di diritto a cui il giurista deve attingere e rielaborare con il suo studio. Essendo universali

possono essere studiati da tutti ed infallibili quindi il giurista deve captare le differenze che ci possono essere

nel testo e cercare di risolvere con il suo studio poiché la colpa non è del testo ma di chi legge. Le

incongruenze che si possono incontrare derivano dal fatto che il diritto romano è molto antico. DIRITTO

COMUNE  insieme del corpus iurisi civilis e canonici quindi diritto romano degli imperatori e diritto

canonico dei pontefici. SISTEMA DI DIRITTO COMUNE  rapporto tra i diritti universali e gli altri

chiamati particolari che si modifica continuamente poiché dipende dal rapporto con le città quindi quando

vincono i comuni, vincono i diritti particolari mentre quando vincono gli imperatori, vincono i diritti

universali. Nasce dal rapporto tra centro e periferia Nel modello medievale il punto di riferimento non è la

legge ma il giurista ossia lo studente di diritto che ha il potere di assemblare i diritti quindi di trovare una

soluzione ai casi con l'interpretazione dei testi. Si tratta del bacino sapienziale (=bacino di sapienza

giuridica). Tale capacità del giurista è rimasta tale anche adesso ma si trova in contrasto con mille corti

diverse e normative differenti. Il diritto, essendo un fenomeno sociale, cambia continuamente con la società.

Il pontefice è l'unico che crea diritto novus. L'unica produzione imperiale è la CONSTITUTIO HABITA del

1158. Essa introduce delle regole tra studente e prof rendendoli esenti dalle tasse. Nasce nel periodo della

dieta di Roncaglia. Vi erano grandi scontri tra comuni e diritti universali, i quattro dottori sviluppano la

soluzione nelle università poiché loro avevano il permesso di itinerare. Il legame privatistico tra studente e

prof è sempre più stretto. Gli studenti per i loro atti negativi, venivano giudicati dal prof che era molto

clemente dato che veniva pagato da quest'ultimi. I pontefici nelle loro produzioni hanno una fonte singola e

31

l'altra comunitaria. Il pontefice e giurista GRAZIANO raggruppa tutte le fonti principali nel DECRETO che

viene studiato dai decretalisti. È coevo ad Irnerio, ciò ci fa capire come la zona settentrionale dell'Ita sia

interessata al diritto. Egli sintetizza tantissimi testi partendo da tantissime fonti canoniche con l'uso del

criterio. La fortuna della sua opera deriva dalla fortuna del criterio con il quale si coordinano i canoni

discordanti. Vi sono 4 criteri: temporiis valuta cronologicamente le fonti così quella più recente abroga la

precedente, lociis valuta l'ente del soggetto che emana la norma ossia gioca sull'autorità di colui che produce

la norma, significationis valuta se la norma ha portata generale o speciale, dispensationis valuta il senso

specifico della norma. Il diritto diviene tale quando viene introdotto nel corpus iuris. Storicizza il diritto

quindi non lo crea, dipende molto da come lo sistema. Noi interpretiamo il diritto come Graziano, quindi lo

interpretiamo per applicarlo ai casi concreti. Lui si forma nel diritto universale poiché sarà sempre

applicabile. I 4 criteri sono presi dal Sic et non di Abelardo. Natalino dice che il codice civile ha funzione di

principi non normativa. PRINCIPIO DELL'EQUITAS. È uno strumento giuridico più reietto. Nel codice,

nella parte degli arbitrati, si parla di equità. Tramite i quattro criteri, il giurista sviluppa una soluzione che

contiene gli interessi. Al centro troviamo il giurista e l'equitas.

3.05.2016 

Un nuovo soggetto ordinamentale comune civitatis.

Nascita dei Comuni.

La realtà comunale ha alla base un pirncipio (fondamento di tutta l’età di mezzo) di collettività, ciascuno

esiste solo quando appartiene ad un insieme di persone legati da determinati caratteri comuni.

Un soggetto appartiene contestualmente a più realtà.

La partecipazione è spinta a livelli massimi nel Medioevo (la coniuratio). Ciascuna corporazione al suo

interno ha un rappresentate, oneri di giustizia, oneri di tutela.

Il comune nasce come struttura di associazioni, spontaneamente per esigenza di persone dello stesso

territorio che cercano, insieme di svilupparsi.

Colui che sta svolgendo un’attività di praticantato di un mestiere fa parte della corporazione di quel

mestiere? Da qua parte una disputa giuridica che in realtà è viva ancora oggi.

I Comuni nascono come nascono le corporazioni perché a un certo punto si modifica la cultura economica e

sociale ed alcune persone si insediano formando insieme nuove comunità. Alcune rimangono normali città

altre riescono ad ottenere una struttura giuridica diversa diventando comune civitatis.

Queste citta sorgono:

• Sulle vie di traffico più importanti;

• Alla base vi sono vecchi insediamenti di città romane, sorgono in una sorta di continuità di municipi

romani “siamo comunità indipendenti perché per 200, 1000 anni fa c’è stato un altro municipio” la

storia come legittimità contemporanea;

• Altre sorgono su insediamenti vescovili.

Non c’è origine chiara e univoca dei comuni, pluralità di città che diventano comuni per cause e modalità

differenti.

Questa nuova societas si basa sul senso di appartenenza. Il personaggio più importante oltre al giurista è il

mercante che ha bisogno di strumenti giuridic peri suoi impieghi.

L’impero e il papato ovviamente non vedono di buon occhio la nascita di questi comuni, le città cercano fin

da subito di rendersi legittimi davanti ai poteri universali.

32

Poco per volta si sviluppano queste realtà territoriali da sé, spontaneamente perché non volevano avere nulla

a che fare con i due poteri universali.

Dal 1000 al 1300 la storia dei comuni dipenderà dai rapporti che instaurano tra queste realtà ed i poteri

universali, i rapporti dipendono ovviamente dalla forza.

A mano a mano che i comuni cominciarono a prevalere cercarono di guadagnare legittimazione.

Si vengono a formare diverse fazioni anche all’interno dei comuni a seconda che una fosse pro papato o pro

impero (guelfi e ghibellini).

Il giurista è colui che riesce a mediare all’interno di tutto il particolarismo giuridico protagonista dell’età del

Medioevo; la decisione è sempre supportata da un principio ed è importante che sia equa.

Il diritto romano e canonico servono come bacini di principi. Le città sono molto diverse fra loro e ogni

comune poteva scegliere le modalità con cui regolamentarsi.

Come sempre nel Medioevo, tutte le istituzioni che vengono a crearsi nel tempo non sostituiscono la

precedente, ma si aggiungono ad essa.

Tendenzialmente in questi comuni abbiamo un forte movimento assembleare  grandi piazze.

L’assemblea di tutti i membri

Assemblee più ridotte a cui partecipavano i componenti di spicco delle grandi famiglie.

In queste assemblee potevano partecipare 3 tipologie di soggetti. La città quindi si stratifica, come?

• Magnati

• Cives mediani

• Populus

Queste 3 stratificazioni insieme non facevano il 7/8 % della popolazioni. Non c’è una partecipazione

collettiva totale, ma il 5/6 %. I magnati sono quei proprietari terrieri che hanno anche una “casa in città” e

sono chiaramente pochi.

I cives mediani (no borghesia!) sono le classi sociali che stanno cercando di fare l’ascesa (mercanti ad es.).

Il populus si intende l’espressione dei piccoli e medi rappresentanti delle altre corporazioni (artigiani,

pellicciai…), i servi della gleba non partecipavano.

Questo momento assembleare a un certo punto aveva bisogno di una struttura.

Al vertice istituzionale troviamo i consoli (età consolare).

L’istituto dei consoli è un istituto collegiale, gestiscono assieme il potere.

Il console dura in carica poco (1-2 anni).

La fase consolare prende la sua radice dal mondo romano e si caratterizza per essere:

• Collegiale

• Temporale

Questo struttura consolare cerca di resistere ma ad un certo punto ai consoli vengono affidate cariche

specifiche; in alcuni comuni sono affiancati da un consiglio di credenza. E’ chiaro però che il numero ampio

e pari rende difficoltose le decisioni.

Nel mondo medievale si cerca di trovare una scelta condivisa, forse si scontenta tutti però si trova una

decisione in base all’equitas ( non si vota, non vi sono scelte di maggioranza).

Nel momento in cui i comuni sconfiggeranno l’impero, diventeranno più forti e quindi bisognosi di

magistrature più forti. Il cambio istituzionale, quindi è contestuale al momento in cui i comuni stessi

diventano più forti, economicamente più rilevanti. 33

I consoli utilizzano un potere (iuris dictio) che gli permette di amministrare, giudicare , creare diritto (non vi

è separazione dei poteri). Iuris dictio è un termine non traducibile (tutta una serie di facoltà con cui si

sviluppa il sistema di governo).

Il potere in sè è un potere misto.

Il momento consolare entra in crisi perché i consoli sono spesso in conflitto.

Per risolvere questi conflitti alcune città presenta la figura dell’arbiter.

Sull’esempio di questo arbiter si formerà la seconda magistratura (monocratica  accompagnata da un’altra

caratteristica  il soggetto che la svolte è un forestiero).

Anche in questa magistratura rimane in carica per un tempo ridotto.

Fase podestarile questa è la fase podestarile, il forestiero è detto podestà. Forestiero perché deve essere un

soggetto estraneo alle dispute locali e familiari (tra le grandi famiglie).

Questo podestà dura in carica 6 mesi forse 12 ma non può essere rieletto.

Il podestà si professionalizza, se nei 6 mesi di carica lavora bene avrà esito positivo dal comune perciò altri

comuni lo chiameranno.

Familia  squadre di governo del podestà al cui interno troveremo giuristi. Lo studio della tecnica del diritto

diventa fondamentale all’interno delle realtà dei comuni. I podestà potranno poi anche essere giuristi e

questo ci fa capire il motivo dello studio del diritto universale.

Intorno all’inizio del 300 i podestà migliori ad esportare i modelli strutturali e giudici migliore da comune a

comune (soluzioni giuridiche ripetute in tutti i comuni più importanti). Nel Medioevo c’era un forte

spostamento sapienziale soprattutto per i giuristi.

Il sindacato è un altro elemento fondamentale dell’età podestarile  sono coloro che controllano l’operato del

podestà, la magistratura destinata a questo scopo.

Ad un certo punto le corporazioni del populus diventano sempre più importanti perché il populus riesce a

imporre un proprio rappresentante.

Questa magistratura si chiamerà capitano del popolo e fase popolare.

In alcune realtà il capitano del popolo va a costituire il podestà migliore; in altre realtà può convivere con il

podestà e addirittura in alcuni comuni possiamo ritrovare consoli, podestà e capitani del popolo.

Siamo nel 300 (massimo splendore del comune)  fase istituzionale del comune.

4.05.2016

Istituzioni e diritto dei luoghi che diventano fondamentali nel Medioevo  costruzione giuridica dei comuni

che diventano da una parte modello istituzionali, dall’altra svilupperanno del diritto che dovrà dialogare con

le altre forme polisemiche di diritto presenti, quindi con quelli universali. Non c’è un’unica storia del

comune, ognuno ha una storia cittadina, propri tempi, ecc. Si sviluppa in modi differenti, e ha rapporti con

papato e impero differenti. Serie di elementi ricorrenti. Stratificazione istituzionale, tipica espressione

medievale; nel Medioevo tutto si conserva, nulla si disperde; è proprio un modo di affrontare le cose. Quindi

abbiamo visti una serie di istituzioni che non è che una subentra all’altra, ma si sommano. Fase consolare,

fase podestarile.

Le magistrature non hanno una professionalità giuridica, c’è qualcuno che è giurista, però non è un obbligo; i

giudici, non sono per forza conoscitori di diritto  è un elemento che caratterizza il mondo anglosassone. E’

un retaggio tipicamente medievale. In verità ad un certo è l’Europa continentale a chiudere con il passato,

quello anglosassone è ancorato con il passato.

Fase popolare  attorno inizio del ‘300, si sviluppa nel momento in cui prende vigore la classe del populus -

34

quando le corporazioni minori all’interno del comune diventano sempre più importanti. Il popolo dal punto

di vista economico e politico, ha sempre più importanza. Compagnie che sono strutturate tramite una logica

che è la stessa del comune. Queste corporazioni cercano di esprimere una magistratura che coltivi il suo

interesse è il capitano del popolo. Rimane in carica poco e risponde agli interessi del popolo. Si somma alle

magistrature precedenti. Rappresenta il ceto popolare.

Elemento fondamentale nel comune  temporaneità delle cariche. Nella mentalità medievale più un potere

rimaneva stabile in una persona più questo diventava meno funzionale (completamente diverso è oggi 

stabilità offre garanzia)  la temporaneità offriva garanzia, perché era garantita non dalla magistratura stessa

ma dalla presenza delle corporazioni. Infatti il sistema comunale andrà in crisi quando andranno in crisi le

corporazioni. A San Marino funziona così, come i comuni medievali  deriva da un privilegio concesso

direttamente dall’impero e si struttura secondo un modello di diritto comune (elegge ogni 6 mesi 2 consoli 

le decisioni sono prese all’unisono). Non è importante che un sistema duri tanto, ma che offra una stabilità.

Dal ‘400 in avanti abbiamo queste costituzioni presenti consoli, podestà, capitani del popolo, sindici che

vanno a valutare l’operato di queste magistrature, e intorno nei primi 30 anni del ‘400 il sistema inizia ad

andare in crisi  difficoltà di gestione del potere, gestione istituzionale  situazione economica va in crisi;

l’organizzazione politica quindi ne risente. Le corporazioni non rispondo più a quel modello che era stato

strutturato nel 111’-1200. Sempre di più i comuni tendono a chiamare un feudatario, signore feudale terzo-

quarto genito di una famiglia che si inurba, che poco per volta avoca a se tutta una serie di poteri  facoltà

che prima erano suddivise nelle varie magistrature. Maggiormente si sviluppa il potere di questo signore, più

potere egli ha, tanto che riesce a fare in modo che il suo potere venga a trasferirsi ai suoi eredi 

trasformazione dei comuni in signorie. In alcune zone, alcune signorie riusciranno ad estendere la propria

delimitazione territoriale, in un femone più ampio, quindi assorbire altri comuni; in queste zone dove avviene

questo passaggio assistiamo alla formazione dei principati, cioè di un signore che esonda dal proprio comune

e riesce a controllare un territorio più ampio. Questo passaggio da comune a signoria, ed eventualmente a

principato, bisogna immaginarlo secondo una logica medievale  all’interno di una prospettiva medievale,

non logiche contemporanee. I giuristi prenderanno coscienza di questo cambiamento e non è un caso che

Bartolo da Sassoferrato e i suoi discepoli si occuperanno e studieranno la tirannide  tema più affrontano è

l’istituto della tirannide, perché è quell’istituto che distingue la legittimità o meno del potere del signore, cioè

il signore che si instaura su un comune se ha costruito il suo potere legittimamente è un signore, altrimenti se

lo usurpa è un tiranno. Tiranno in 2 modi  ex defetto tituli (in difetto di titoli  usurpatore del potere) o ex

parte esercitii (la sua porzione di potere deriva da una delega di potere che egli ha ricevuto, egli sta

legittimamente utilizzando i poteri  il signore è vero che riunisce veri poteri, ma che astrattamente il popolo

può avocargli quei poteri, così come glieli ha concessi). Cerca legittimità attraverso l’istituto

dell’acclamazione, cioè fa riunire il popolo e chiede al popolo tramite acclamazione la sua elezione a

signore; rimane forte il valore della legittimità dell’utilizzo del potere. Spesso il signore dopo essere stato

acclamato diceva “non sono venuto per togliere a voi la iurisdictio (potere delle magistrature), ma piuttosto

per difendere voi e i vostri diritti”  non c’è la logica di un signore che impone la sua volontà, ma per

difendere il diritto del popolo, cercava un sostegno. Egli parla in nome del popolo. Il principio dove si

muovono i giuristi è l’equitas. Signorie e principati vs tirannia, è ancora un visione medievale.

Massima espressione cittadina  creare diritto, crearsi delle norme. E’ qualcosa che non vogliono però i poteri

universali. Questo diritto viene chiamato statuto  statuti comunali. In parallelo alla formazione del comune

si sviluppa il potere di creare il diritto dei comuni. Più il comune si autonomizza nei confronti dei poteri

universali, maggiore è la sua capacità di creare diritto. Rinascimento giuridico  sia perché Irnerio e i

glossatori scoprono il diritto romano, sia perchè i comuni possono creare il loro diritto. Non sono

paragonabili ad alcun codice  espressione giurdica della realtà territoriale del comune  norme sono limitate

a quel territorio e quindi agli abitanti di quel territorio. Risveglio del comune, alla vita politica del comune,

nuova conoscenza civile, risveglio della capacità per cui i cittadini producono norme. Quali sono queste

norme che vengono prodotte? 1. Epsressione della massima fonte del diritto medievale  consuetudine, come

fatto normativo; 2. Brevia  parte normativa epsressione dei consoli o dei podestà, all’interno della quale

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queste magistrature esponeva il programma politico  promesse politiche. Parte normativa sopra la quale

giurano le magistrature. 3. Statuta  parte di attivitò normativa deliberata dall’assemblea, è la parte minore

degli statuti. Ci sono alcune norme che vengono emanate attraverso il consenso dell’assemblea (unione delle

3 classi); deriva dal modo in cui si votava  in piazza si urlava “sciat”  scio in latino vuol dire approvare.

Inizialmente sono tutte norme orali, poi diventano scritte. Lo statuto scritto si forma su base casistica e

riflettono il modo in cui le fonti nascono. Vengono formati volta per volta gli statuti. I primi statuti

ovviamente sono più confusi nella loro formazione, poi diventano più articolati ed elaborati. Quest’attività

crea una serie di mestieri  reformatores,son quelle poersone che devono mantenere aggiornati gli statuti;

correttores, coloro che correggono alcune parti dello statuto (emendatores); conciatores, coloro che redigono

il libro. Di solito accade che nella maggior parte dei asi il testo ha una copia segreta, rinchiusa nella sale del

potere; poi una seconda copia viene legata con delle manette nella piazza del comune  simbologia  colui

che arrivava nel comune e aveva un dubbio, poteva vedere la capacità di fare gli statuti, solo simbolico

perché nessuno sapeva leggere, ma era per far sapere che c’era un libertà giuridica a coloro che venivano da

fuori. Grida  andavano in giro per la città urlando per far conoscere il nuovo contenuto giuridico.

Nella cultura giuridica medievale il giurista si forma sempre sui due diritti principali.

Negli statuti non ci sono mai definizioni (es di proprietà), ma solo casi risolti  chi legge lo statuto dà tutto

questo per presupposto.

1110  all’inizio abbiamo un impero e un pontificato, che hanno strutturato ormai da un secolo tutta una serie

di reticolati feudali e si sono scontrati questi 2 poteri tra di loro per la lotta delle investiture. Alcune ittà

iniziano a crearsi autonomamente  accade che Federico Barbarossa è costretto a scendere dalla Germania ed

entrare in lotta con queste città (Italia settentrionale) e le sconfigge  ciò crea che non permette a queste città

di considerarsi comuni, cioè questi comuni non riescono ad avere un riconoscimento ufficiale. 1167 i comuni

riprovano, ciolè questa volta si alleano attraverso la lega lombarda e nuovamente sfidano l’impero  accade

che questa volta i comuni costringono alla resa l’imperatore che non riesce ad espugnare nessuna di queste

realtà comunali  è una vittoria istituzionale giuridica. 1183 pace di Costanza, le cose cambiano perché

l’imperatore deve considerare i comuni come qualcosa di esistente. Cavillo giuridico che utilizza

l’imperatore per cercare di legarli a lui  i comuni scelgono magistrature e statuti, ma poi devono chiedere

conferma l’approvazione. L’autonomia rimane inizialmente ancora minima, nel tempo riescono man mano a

sdoganarsi dal potere imperiale. Nel ‘300 si arriverà a definire che il potere comunale è un potere in sé

legittimo  cioè quella sorta di privilegia che l’imperatore aveva concesso 2 secoli prima era diventato l’atto

originale del potere comunale. Sono passaggi lenti, consuetudinari, che avvengono con l’introduzione dei

poteri di forza, non ci sono norme, per questo la situazione è così lenta.

Diritti particolari  tutte le corporazioni si strutturano in maniera simbiotica al comune  hanno un

rappresentante, uno statuto che deve compararsi con quello del comune, giurisdizione interna  è un

particolarismo giuridico esasperato.

9.05.2016

Età medievale  polisemica, poliforme, al contrario dell’età dei codici che è sistematica. Ciò rende lo studio

più difficile.

Il Medioevo conosce un’evoluzione casistica, più difficilmente comprensibile della giurisprudenza ma più

attinente alla realtà.

Nel Medioevo non c’è una piena cancellazione del passato, tutto si stratifica.

Abbiamo delle serie di fasi  si forma il comune e avviene dove c’è un vescovo o per un vincolo associativo,

secondo cui alcune persone sentivano l’esigenza di mettersi insieme.

Fase consolare  si vuole dare voce a tutti gli interessi, non solo a quelli della maggioranza. E’ una

Fase podestarile  crea la professionalizzazione di un mestiere  il podestà

Fase popolare  all’interno delle varie stratificazione popolari, il popolo (artigiani ecc.)  capitano del popolo.

36

Comuni si strutturavano per una serie di corporazioni strutturate come il comune, rispecchiavano

l’esperienza comunale. Massima espressione della libertà  fare le leggi.

Nascita dello statuto  statuto, brevia e consuetudini orali. Anche le corporazioni si strutturano con i propri

statuti. All’interno di un sistema insistono molti diritti, ciascuno legittimato, propria origine, propria storia, e

il cittadino è l’uomo sottoposto.

E’ presente un pluralismo giuridico. E’ il giurista a dove mettere assieme tutte le sfaccettature e poi valutare

il caso.

Tutto questa sommatoria di diritti, caratteristica del Medioevo, funzionava ed era il giurista che trovava la

soluzione al caso avendo tutte queste serie di diritti (il giurista medievale ragionava per principi, attraverso i

diritti universali il giurista estrapolava il principio adatto al caso in linea d’onda con i diritti particolari 

sistema di diritto comune.

Il giurista è studioso del diritto universale, lo interpretava ed eliminava apparenti contraddizioni.

Il sistema di diritto comune, arrivo dal 1100 fino al 1700.

Evoluzione delle scuole dei giuristi.

La glossa entra in crisi perché Accursio glossa tutto ciò che si poteva glossare. All’inizio la glossa è solo un

piccolo frammento, spiegazione sopra a una parola, poi aumentano, le spiegazioni dei giuristi sono sempre

maggiori. Di generazione in generazioni si veicolavano queste informazioni. Ad un certo punto non c’è

nemmeno più spazio dove scrivere le glosse. Alla fine della glossa c’è una firma. Infatti il passaggio da

un’età all’altra sarà un passaggio di metodologia all’interno della quale poco per volta sparirà il testo, cioè

nella fase successiva il giurista non avrà più sottocchio il testo. Non è che la glossa viene accantonata, è il

primo approccio dello studente, poi fa il resto.

Dopo le raccolte di glosse nascono i manuali interpretazione di uno studioso che ci offre la sua chiave di

lettura  ha studiato prima le glosse, poi dà la sua versione. In un manuale non troviamo il riferimento

legislativo  dobbiamo avere un codice oltre al manuale. Nel manuale c’è solo il riferimento per dove andare

a cercare il passo del codice spiegato. Lo scrittore non ha più davanti il testo, lo dà presupposto.

Il Corpus Iuris Civilis e il Corpus Iuris Canonici era il prodotto di Dio. In essi non poteva esserci qualcosa di

sbagliato, in caso erano gli uomini che non riuscivano a leggerli nella maniera corretta. Ricordiamo che

essendo libri caduti dl cielo non potevano contenere errori o contraddizioni.

Invece, non essendo stati fatti da Dio, contenevano errori e contraddizioni, poiché fatto da uomini e in

diverse epoche storiche, in svariati anni potevano essere diverse. Queste contraddizioni però divennero la

forza dei giuristi, poiché potevano modellarle a situazioni contemporanee.

Età dei commentatori  età dove il prodotto giuridico per eccellenza è il commento  capacità del giurista che

si è già formata di spiegare il diritto per istituti  non abbiamo più il testo, ma un titolo (ad esempio la

famiglia ecc).

Ciascuna parola ha connotati diversi, è il giurista che deve capire come leggere le norme e costruire un

ragionamento giuridico.

Il passaggio da un’età all’altra è un passaggio lento (dall’età della glossa a quella dei commentatori)  vi sono

dei passaggi. Tra una fase e l’altra vi è una fase intermedia che va dalla metà del 200 fino alle fine ‘200,

primi del ‘300  fase dalla glossa al commento (o anche i postaccursiani)  vi è lo sviluppo dei trattatus, cioè

le monografie (approfondisce un tema nello specifico)  elaborazione di una materia nello specifico. Alcuni

giuristi iniziano a staccarsi dalla glossa per sviluppare temi specifici.

Serrata della glossa  avviene a Bologna  alcuni prof non vedevano bene questo cambiamento, quindi si

chiudono su stesso e continuano a studiare il metodo vecchio  filone di giuristi che cerca di rimanere

ancorato ai vecchi metodi di studio. Le tombe dei giuristi erano le tombe più importanti ed erano pagate dagli

studenti.

Com’erano sviluppati i trattati  un titolo ed un tema, all’interno del quale si ragionava per queastiones 

37

ragionava per opposti  ad es: secondo Gaio le successioni sono queste, secondo Giustiniano sono altre, ecc.

Si usavano vari principi  temporali, gerarchici, ecc e con essi il giurista formulava il proprio pensiero sulla

materia.

Sviluppano questi giuristi dell’età di mezzo, si specializzano sulle tematiche penali e processuali.

I giuristi postaccursiani sviluppano e si specializzano anche sulla tattiche penali e processuali  il diritto

criminale. Si sviluppano tanti testi sulla dottrina criminalista, vengono chiamati  trattatus de maleficis. Era

considerato un settore minore, poiché era molto poco sviluppato dal diritto romano (che si concentrava tanto

sul diritto privato) e molto sviluppato dal diritto cittadino (che si occupa tanto del mantenere l’ordine).

Più il comune cresce, più cresce la produzione del diritto, specialmente del diritto criminale. Prima era

ineccepibile poiché i comuni non erano abbastanza rilevanti, esistevano solo se esisteva l’imperatore, quindi

valeva solo il diritto dell’imperatore. Adesso che i comun sono più importanti e autonomi, possono creare un

diritto comunale.

I Trattati nascevano con una modalità garantistica, cioè si stabilivano delle pene.

Il sistema processuale dell’epoca veniva chiamato sistema Romano-Barbarico si struttura come elemento di

sintesi tra peculiarità del mondo romano e del mondo barbarico. La prova principe era la confessione e la

tortura non era vista come una sanzione, ma era vista come un mezzo di prova. Questo sistema si mescolava

con il diritto divino. Processi romani-canonici che seguiranno una modellistica speculare.

Tribunale dell’Inquisizione  sanzione divina. L’esilio e successivamente la scomunica era la sanzione

peggiore, perché significava essere fuori dal sistema, sia quello di Dio che quello delle tutele.

Altro elemento importante in questa fase di trapasso  formazione di una scuola notarile  in verità il mondo

notarile, era rimasto arretrato. Il mondo notarile aveva avuto nella fase del Medioevo, rendeva scritto un serie

di elementi giuridici. Ma poi non era riuscito nel circuito delle glosse. Attorno alla metà del ‘200 abbiamo lo

sviluppo di una scuola notarile che vede al centro due giuristi  Salatiele e Rolandino dei Passeggeri 

entrambi vivono intorno alla metà del ‘200; entrambi nascono alla corte di Bologna. Il salatiele scrive una

“Ars Notariae”  opera monografica è sostanzialmente scientifica, contenuto legato al diritto romano.

Differente è l’opera del Passeggeri “Summa Artis Notariae” e si costruisce attraverso una serie di formulari 

risvolto pratico con riferimenti ai diritti statuari. La scuola che farà da maestra sarà quella del Passeggeri.

Giuristi che escono da questa scuola:

Alberto da Gandino  giudice a Perugia, Siena, Firenze, Lucca e Bologna. Fa grande utilizzo di quaestiones 

soprattutto statutorum e de factus statutorum (nascono dai fatti). Scrive un celebre trattatus de maleficis  un

capitolo è dedicato alla tortura, che diviene un tema così importante e così ben fatto, che questo capitolo

diviene un libro a parte.

Guglielmo Durante (metà ‘200)  origine provenzale, ma studia a Bologna e si occupa di diritto canonico

tanto che è assodato che fosse un ecclesiastico. L’opera maggiore è lo “Specuum iudiciale”  tratta di temi

processuale legati al diritto canonico diviso in 4 parti ed ebbe un enorme successo in particolare nel ‘500 

quando viene inventata la scrittura questa opera verrà fatto girare.

Dino del Mugello  studia anch’egli a Bologna ed elabora un testo intitolato “De regulis Iuris “  verrà

inserito alla fine del liber sestus di Bonifacio VIII.

Evoluzione dei giuristi del sud Italia  sono legati ad una storia tipica del Regno di Sicilia.

A Napoli nel 1234 nasce un’università voluta da Federico II.

Il commento non nasce in Italia, ma in Francia, ad Orleans. La dottrina francese sviluppa la nuova

metodologia dei commenti, i giuristi francesi poi porteranno questa metodologia in Italia e qui avrà le sue

massime scuole.

10.05.2016

Il commento trova la sua radice non in Italia bensì in Francia. La Francia aveva avuto una storia particolare

poiché si sviluppano degli studi di matrice umanistica (c’era anche però lo studio della medicina),come

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l’interesse del diritto della Chiesa, tanto che nel 1219 papa Onorio III prevede addirittura il divieto di

studiare il diritto di civile, a favore di una propensione dello studio del diritto canonico. L’approccio degli

studiosi francesi è teorico, con poca rilevanza nei confronti della pratica, tendenzialmente legato al mondo

della Chiesa. Nell’arco di 20 anni, papa Gregorio IX, costretto dall’imperatore concede non a Parigi, ma ad

Orleans, la possibilità di tollerare lo studio del diritto civile. La Francia sentirà sempre in maniera ampia

l’influenza della Chiesa. I giovani studenti di diritto che non possono permettersi di studiare in Italia (a

Bologna), si spostano ad Orleans visto che il diritto civile era tollerato. Orleans diviene un punto di

riferimento per gli studi giuridici. Il connubio tra i due mondi, da una parte di matrice religiosa e dell’altra di

matrice civile  metodo del commento (darà il nome all’età). Studiano in modo approfondito la scuola

tomistica, rivisitazione in chiave religiosa del pensiero di Aristotele. Dall’inizio del 1200 in avanti, nella

Francia meridionale erano state riscoperte copie di testi arabi, greci, della filosofia aristotelica; alcuni testi di

Aristotele e altri dei suoi allievi. In particolar modo era stato riscoperto l’Organon (testo base della filosofia

aristotelica)  viene tradotto ed inizia a circolare, prima nel circuito delle arti liberali (minimo studio del

diritto, ancora oggi è una scienza sociale nella giurisprudenza) e una trasposizione nel modello giuridico.

L’Organon è stato strumento di approfondimenti da parte dei domenicani o comunque nell’ambiente

ecclesiastico. Alla base della filosofia aristotelica vi è il metodo sillogistico  i giuristi però non lo applicano

alle sole parole, ma a tutta la scienza giuridica. Tutta la glossa viene data per presupposta, lo studente ha già

studiato, conosce già i verba, conoscendo tutta la scienza giuridica può spostare la sua attenzione sui principi,

quindi viene applicato non solo alle parole, ma anche ai principi  sono contemporaneamente principi

giuridici e metastorici (incontestabilmente veri). Crea un modo completamente diverso di approcciarsi al

diritto. I principi espressi dal corpus giustinianeo  rationes. Infatti come definiranno la loro attività i

commentatori  come un’attività di analisi di quello che è il senso dei principi giuridici  il principio è

l’anima della legge (ratio est anima legis)  l’anima della legge non sta nelle parole, ma nei principi  la ratio

legis è la sostanza interna dei rapporti giuridici (Bartolo), capacità di capire qual è il motivo per cui è stato

posto quel principio. Celsio diceva  Vim ac potestatem.

Metodo del sillogismo è suddiviso in 6 passi:

1. 

il professore prendeva un passo  diviso legis individuazione delle varie parti in cui la norma si

codifica;

2. vi è una sintetica spiegazione della norma  espositio;

3. si cerca di capire se è applicabile al caso concreto  positio casuum;

4. 

fase della colletio notabilium le osservazioni che si possono fare avendo collegato il fatto alla

norma;

5. 

l’oppositiones obbiezioni con cui il giurista deve confrontarsi quando si accorge che ci possono

essere altri principi uguali ed opposti applicabili deve capire il motivo per cui ci sono i contraria;

6. 

quaestiones individuazione delle problematiche.

Il ragionamento sillogistico non doveva portare lo studente a risolvere i problemi, bensì a sviluppare in esso

la capacità di individuare i problemi. Sviluppava una serie di capacità metodologiche.

Scire leges conoscere il testo della legge non è tener in mano le parole, ma nell’avere la forza. Più sono

bravo a ragionare più il trattato diviene famoso. La forza deriva dall’autorità di colui che fa quel testo. Noi

siamo in un mondo in cui la forza del diritto, passa dalla forza di colui che fa quella norma la legge è legge,

a prescindere dal resto. Nel Medioevo invece si sviluppano dei principi in base al fatto che abbia convinto gli

altri del suo ragionamento sillogistico. Nel Medioevo il potere deriva dalla ragionevolezza del potere

giuridico. Il giurista diviene un uomo di fama. Il Corpus iuris è una miniera di rationes all’interno del

corpus i giuristi trovano tanti principi che trasformano il diritto. Ad esempio è in questo periodo che si

39 

strutturano la totalità dei principi giuridici che oggi conosciamo. Nasce il concetto di causa come causa

civile, naturale, in astratto, come causa impulsiva (i motivi sono irrilevanti). I commentatori inventano il

concetto di fondazione per tutelare il patrimonio dei monaci, questo era un modo per la Chiesa di evitare la

restituzione dei beni.

Quando nel ‘300 i comuni sono autonomi dall’impero si applica al loro interno il diritto particolare.

Giurista è la massima espressione del sistema.

Da un certo punto in avanti nelle scuole minori e nell’età del commento i libri di diritto vengono

accompagnati da un preambolo allegorico con un punto in comune ovvero che la lex, la ratio devono sempre

essere accompagnate da un principio superiore che è l’equitas. 

Tra 2 principi il giurista deve sceglierne uno, secondo una formula di ragionevolezza ed equitas. Equitas

ponderazione.

Argomento ad forzorium  il fatto che non ci sia un principio, quello si piò desumere al contrario. Anche la

mancanza crea una capacità giuridica, di ragionare, per il fatto che non possono sussistere lacune. E’ il

giurista che deve colmare quella lacuna; il giurista trova sempre una soluzione .

Jacque de revigni uomo ecclesiastico , probabilmente un domenicano, vescovo a Verdun. Studia ad

Orleans, di origine ecclesiastica; vescovo nel 1289, muore nel 1296 durante il pellegrinaggio che facevano i

vescovi verso Roma. Ha studiato sia diritto canonico che ecclesiastico, ma non diventa dottore, si ferma un

passo prima della laurea. Accompagnerà la sua carriera ecclesiastica a quella di docente ad Orleans, pur non

essendo laureato. La sua produzione dottrinaria possiamo datarla 1260-1280. Le opere si occupa di sicuro

di applicare un nuovo metodo, compie una lectura (interpretazione) sul codice, sul digesto e sull’autenticuum

 sviluppa questa attività soprattutto nelle ripetitiones, fuori dall’orario di lezione, che superano l’orario

didattico. Ad un certo punto i commentatori capiscono che la quaestiones può essere un modo utile per

applicare i principi. Se penso di conoscere tutta la scienza giuridica, posso fare una sorta di dizionario

 

giuridico jacque fa un dizionario iuris, un’analisi giuridica che si costruisce attraverso voci giuridiche

segue l’ordine dell’alfabetum, e la costruzione del sapere attraverso l’alfabetum è tipico degli artisti delle arti

liberali. 

Pier Belleperque probabilmente è un uomo di chiesa, forse è stato vescovo. Muore nel 1238. Certamente è

anche un uomo pratico, perché addirittura è cancelliere di Filippo il Bello. Sviluppa il pensiero del maestro,

quindi applica in modo preponderante il principio della distintiones, cioè la scomposizione di un dettato

normativo e la costruzione di un inquadramento logico sistematico; sempre seguendo lo studio del maestro

ha un occhio particolare anche al diritto feudale (espressione del diritto dell’imperatore).

Lentamente quindi anche nella Francia viene sempre di più tollerato ed ammesso lo studio del diritto

 

romano. Nella Francia vi sono due costruzioni di diritto diritto al nord e diritto al sud al nord vi è la

preponderanza delle consuetudini galle, quindi non scritto; al sud vi è una mescolanza di elementi delle

consuetudini galliche insieme ad elementi di diritto romano teodosiano-pregiustinianeo. Ma per i francesi

questa commistione di diritto romano e consuetudinario, diritto scritto, crea una sorta di diritto romano

gallico; i franchi prendono il diritto romano e lo trasformano come una loro consuetudine.

Dal punto di vista della metodologia vi sono strutture diverse tra il nord e il sud della Francia. 

Come arriva in Italia la scuola del commento? A fare da cerniera tra i due mondi è un altro giurista Cino da

Pistoia, probabilmente nasce intorno agli anni ’70 del 1200 e muore tra 1336-1337. Cino è un giurista che

studia a Bologna, allievo di Dino da Mugello; conosce a Roma Bellperque. Partecipa alla disputa giuridica

tra Bellperque e il figlio di Accursio, Francesco Francesco fa una figura di merda, e molti rimangono

affascinati dal modo di ragionare del Bellperque.

E’ molto probabile che Cino si rechi anche in Francia a studiare. E’ sensibile a queste metodologie che

arrivano dalla Francia. I giuristi si spostano tantissimo. Cino sarà insegnante a Siena, Pistoia, Perugia. Il

giurista è una categoria mobile. Nella sua scuola spiega questo nuovo metodo del commento. Cino è anche

celebre perché è un uomo del suo mondo, contemporaneo di Dante, è in contatto epistolare e ha relazioni con

Guido Cavalcanti. Non ha timore di confrontarsi con gli eruditi dell’epoca, e lo eredita da questa nuova

tipologia di studio che è il commento, studio molto erudito. E’ anche un assessore, svolge anche funzioni

40

pratiche. Cino elabora una fortunatissima lectura sul codice  diverrà uno dei volumi celebri dell’epoca, era il

testo del corpus iuris più utilizzato dai commentatori; inizia anche una lectura sul Digesto vetus che però non

verrà conclusa. All’interno di queste opere parte sempre da un presupposto ormai dell’incapacità della

glossa ad offrire delle risposte adeguate la glossa è uno strumento fortunato, ma superato. E’ lui

sostanzialmente a strutturare il pensiero in quei 6 punti in verità ne costruisce 5, il sesto verrà fatto dopo.

Cino diceva ai suoi allievi Primo dividere, secondo accostare i principi ai casi, terzo collegare i vari

principi, quarto collegare i contraria, quinto …

11.05.2016

Infine fa ricorso ai consiglia  sono uno strumento che utilizzano i commentatori con cui banalmente si

chiede al giurista di spiegare la sua opinione in merito a un preciso istituto, a una precisione questione

giuridica. Non sono altro oggi che i pareri; quando ci sono situazioni complesse, o i qualche situazione

professionale particolare, o anche gli stessi avvocati, chiedono a uno studioso di quella materia una sua

interpretazione. Strumento che si può utilizzare solo all’interno del commento, perché è solo il commento

che sviluppa una capacità interpretativa; solo quando conosco bene la ratio della legge che posso

approfondire. C’è una domanda e il giurista offre una risposta attraverso l’applicazione dei principi; il

consiglia diventerà uno strumento particolarmente utilizzato  unisce parte speculativa e parte pratica; posso

manifestare la mia conoscenza, dall’altra è una risposta ad un problema pratico e quindi spesso all’interno di

fattispecie concrete si paga quel giurista per dare il suo parere. Saranno le stesse magistrature a chiedere

questi consiglia. Il giurista può ricoprire una magistrature (all’epoca non è un giudice), organo che

amministra  interviene nel processo, non in maniera diretta, ma vengono sempre più coinvolti (possono

essere anche coloro che avevano funzioni pubbliche). Non siamo in un sistema legale, non c’è la legge,

questi consiglia godeva di rispetto per la persuasione .. All’interno della sentenza il magistrato portava pari

passo il parere il consiglia del giurista, lo faceva proprio e gli dava forza (forza del ragionamento giuridico,

la persuasione). Con il tempo accade che se le magistrature sono itineranti, il potestà che si sposta da un

comune all’altro, quando ha davanti a sé un caso simile di un altro luogo, va a riprendere quel ragionamento

giuridico che può essere ben applicato anche a quell’altro caso che gli vien sottoposto  si forma una

circolazione di giuristi in sé come ceto, ma anche dei consiglia  offrono una modalità di ragionamento che

gira. Ad un certo punto accade che più il ragionamento giuridico è fine, ben strutturato, maggior fama viene

attribuita al giurista che ha fatto quel ragionamento. Iniziano a veicolare in Europa e seguono il loro percorso

che è legato alla persuasione del ragionamento giuridico. Quindi all’interno dei processi, delle decisioni

amministrative del comune, sono le stesse parti che immettono nel processo decisionale dei consiglia. Quindi

da una parte la “classificazione” dei giuristi (criterio qualitativo  parere fatto da un giurista famoso ad

esempio) e dall’altra un criterio quantitativo. Cosa aiuterà la diffusione di questi consiglia? Veicolare per

tutta Europa dei volumi che contengono consigli. Erano legati a dei casi, quindi veniva percepito da una

sentenza e circolava; se vengono veicolati attraverso una sentenza, e nei successivi giudizi cito le precedenti

sentenze, si sta formando un sistema di veicolamento giurisdizionale. Con la maturità del diritto comune si

forma in Europa un diritto che veicola attraverso le decisioni dei tribunali, che non hanno una valenza

comunale, ma una valenza statale (base die ragionamenti è il corpus iuris civilis). Dal ‘500-‘600 in avanti

tutta l’Europa applica un modello, che è un modello giurisprudenziale. E’ stato il modello continentale a

rompere con il passato; il modello inglese è un modello prettamente medievale  sul precedente vincolante, è

la tecnica della distinzione. Il giurista inglese inizia a studiare i precedenti dal ‘300, perché se non è stato

modificato quel precedente vuol dire che è un precedente valido. Distinzione tra common law e civil law è

recente. I giuristi inglese cercano di rintracciare il precedente più datato, poiché più difficile da mettere in

discussione. Si usa una valutazione numerica o qualitativa del ragionamento.

E’ il giurista che fa il sistema poiché il diritto inglese non ha una costituzione; nel modello continentale 

codice. Matrice comune  è nell’età del diritto comune, con il modello del commento. E’ il modello

41

dell’Europa continentale che dà una cesura alla propria storia modificando il modo di fare diritto; modello

anglosassone rimarrà quello del giurista medievale.

Allievo di Cino  Bartolo da Sassoferrato  ha una vita breve, muore a 43 anni nel 1357, nato nel 1313. Ha la

possibilità di studiare con Cino quando passa da Perugia. E’ uno studente precoce, a 14 anni studiava già

diritto, a 21 aveva già concluso la sua carriera studente. Diventa un celebre professore soprattutto a Perugia,

ma ha una forte vocazione per la pratica; svolge molti ruoli pratici, assessore a Pisa, diventa una sorta di

avvocato comunale a Macerata, consigliere dell’imperatore Carlo IV, svolge anche attività di magistrato.

Fama  enorme produzione giuridica, commento su tutto il Corpus Iuris Civilis (a 28 anni). Oltre a questo,

sviluppa moltissimi trattati su temi di attualità dell’epoca; compie ad esempio dei trattati sulla tirannide, sul

regime delle città (ordinamenti cittadini), rapporto tra guelfi (chiesa) e ghibellini (impero). Bartolo è visto

come uno dei primi che inizia a costruire il concetto di diritto pubblico che inizia a delinearsi appunto nel

1300. Trattato famoso sul regime delle acque (ciò che circola intorno alle acque). Si occupa della

rappresaglia e quindi del concetto di guerra (quando una guerra è giusta o quando è rappresaglia invece?).

Studia la struttura dell’esiliato, quali sono i suoi diritti. Quindi argomenti di attualità del tempo. Oltre a

questi commentari e questi trattati, a Bartolo vengono attribuiti centinaia di consiglia. Attorno alla sua figura

si sviluppa una sorta di aurea immagine; viene chiamato dalla città di Firenze e gli viene data la possibilità di

guardare, studiare la copia della “Littera pisana fiorentina” (raro per i giuristi). Viene paragonato a Irnerio 

Bartolo viene chiamato “Immagine del diritto”. Partecipa a tutte le discussioni giuridiche del suo tempo. La

fama di Bartolo diviene così grande che nelle università, nelle extra ordine si studia il pensiero di Bartolo. Il

suo pensiero diviene così celebre che si inizia a dire  “nisi giurista nisi bartolista” (non sei giurista se non sei

bartolista). Dal ‘400 in avanti si parla di un fenomeno  Bartolismo. Aveva dei pro e dei contro  aiuterà lo

sviluppo del diritto, ma creerà anche dei problemi.

Allievo di Bartolo  Baldo degli Ubaldi, nato forse nel 1327 muore il 28 aprile del 1400. E’ di famiglia

nobile, figlio di un celebre medico dell’epoca Francesco, fratello di Angelo (giurista) e Pietro (canonista).E’

il primo dei più celebri allievi di Bartolo, pur avendo solo una decina anni di differenza. Incontra Bartolo a

Perugia. Nel ‘300 Perugia sostituisce Bologna come scuola di riferimento del diritto. Baldo non si ferma a

Perugia, ma diviene prof a Bologna, Pisa, Firenze e infine a Pavia. E’ un pratico, e diventa un celebre

consigliatore, tant’è che si ipotizza abbia scritto oltre 1000 pareri (si è anche contraddetto  famoso per essere

avido). E’ un civilista; commenta le decretali di Gregorio IX, e quando sceglie di andare a Pavia studia il

diritto feudale; compie una lettura sulla Pace di Costanza, che nel ‘500 diviene molto di moda (è il primo ad

occuparsene). Baldo diventa un giurista molto citato per la grande produzione consigliare, però si inizia a

percepire che o un giurista è molto bravo a fare consiglia, oppure rischia di cadere in contraddizione. Per

essere commentatori bisogna essere grandi giuristi, grande capacità intellettuale argomentativa. Sono giuristi

mobili, che partecipano attivamente alla vita pubblica. Sono considerati intellettuali.

Bartolo e Baldo  massima espressione dell’età del commento.

16.05.2016

#cheschifoipoveri

#cheschifoladoccia

#vivalapovertà 42

Bartolo e Baldo  giuristi fondamentali, delineate caratteristiche peculiari dell’età del commento. Conoscono

il diritto comune, hanno a che fare con il diritto speciale, conoscono il diritto feudale, mescolando diritto

canonico e civile, sintetizzano gli aspetti del particolarismo giuridico. Commentano tutto il corpus iuris

(soprattutto Bartolo); sviluppano il consilium  sorta di parere pro veritatae.

Si contano oltre 4000 di consilia di Bartolo.

Il giurista si fa pagare per emettere questo parere. Spesso sono le stesse magistrature che chiedono dei

consigli legali, per chiedere il confine legale.

Baldo conclude la sua carriera a Pavia e si occupa di diritto feudale, ormai fa parte integrante del diritto

comune (nella decima collatio entrano i libri feudorum); compie anche una vera e propria esposizione sulla

Pace di Costanza, la quale torna di moda perché si fonda la libertà comunale (i giuristi giocano su quei testi),

viene commentato da tantissimi giuristi, chiaramente uno dei motivi per cui vengono studiati questi testi da

Baldo perché Pavia vi erano scuole che si basavano su ..

Baldo e Bartolo, affianco a loro ricordiamo Luca da Penne 1340-1380; è celebre per aver compiuto il

commento ai Tres Libri (hanno una tematica che non va di moda all’epoca), di una tematica che sta tornando

di moda. Insieme a lui possiamo ricordare Alessandro Tartagni 1420-1450 è un commentatore che ci

dimostra come i giuristi giocassero tra diritto canonico e civile, i suoi studi spaziano tra questi 2 diritti. La

sua conoscenza è ormai universale. Bartolomeo da Saliceto  giurista che compie il più importante

commentario sul Codice. Francesco Zabarella  cardinale 1335-1417 celebre per aver commentato le

Clementine. (giuristi legati sempre alla realtà, che intervengono su temi più importanti). Giovanni D’Andrea

inizi 300-1348. Sono tutti commentatori che portano a piena maturazione il modello del commento.

Anche l’età del commento all’inizio del ‘500 entra in crisi e sostanzialmente si sviluppa in 2 strade  mos

italicum iura dicendi e mos gallicus iura dicendi  2 esiti della scuola del commento  quello che avrà più

fortuna sarà quello francese (mescola la parte migliore del commento con la nuova consapevolezza storica

che offriva il ‘500)  cercherà di carpire i presupposti migliore dell’età del commento, cercando di mescolare

le tecniche giuridiche con le nuove innovazioni culturali, con la consapevolezza che la storia poneva in esso.

Porterà una consapevolezza storica, anche del corpus iuris civilis. Da questo approccio prenderà il via il c.d.

l’umanesimo giuridico  attraverso il mos gallicum proterà modifiche sistematiche, cioè giuristi torneranno a

parlare dal punto di vista della sistematica non solo attraverso le divisioni irneriane ma anche lo schema

Gaiano (cose, persone, lex) e porranno i diritti particolari. Recupera della modellistica tipicamente della

romanità classica, che era stata messa da parte da Irnerio.

Diversa sarà la strada del mos italicum in quanto attraverso questo si arriverà ad una sorta di generazione

dell’età del commento, che porterà con il tempo a quella crisi del ‘700  perché si arriva a questo? Bisogna

soffermarsi dal punto di vista della produzione dei consilia  i consilia vengono ad un certo punto iniettati

all’interno delle sentenze che i giudici emettono e queste sentenze grazie anche che gli stessi tecnici del

diritto circolano molto, iniziano a circolare anche queste; attorno alla figura di Bartolo si iniziano studi sul

suo pensiero; all’interno del tribunali si cercano nei precedenti risposte ai casi concreti quindi un magistrato,

o tecnico, andava a valutare se quella medesima situazione era stata risolta (modo più banale)  da una parte

citare giuristi più celebri dall’altra parte si cercava di introdurre l’elemento quantitativo. Cosa crea nel tempo

questo? Le università lentamente iniziano ad insegnare sempre meno la glossa, a studiare sempre meno i

commentari, e spostare il pensiero verso i giuristi (ma fatti su casi giuridici)  il mos italicus viene anche

definito opinio communis  opinione comune o opinione del diritto comune, quindi studiare il pensiero di

altri, ma qualcosa di rischioso se non si ha la base  si studia attraverso un’applicazione matematica (5

giuristi hanno detto questo ecc.)  si perde di vista il dato giuridico (argomentum ab auctoritate 

argomentazione che si basa sulla bravura del giurista  ma se lo faccio perdo di vista l’elemento giuridico che

è la base di qualsiasi elemento  se all’inizio è un vantaggio la lettura di questi consiglia, con il trapasso dei

secoli, diviene un elemento degenerativo  i giuristi ragionano solo per schemi, che sono schemi di

applicazione di precedenti pensieri e quando si conforma un giurista a precedenti pensieri rischia di non

pensare più lui e adagiarsi su quello che hanno detto giuristi precedenti  degenerazione età del commento,

dove sostanzialmente si perde la creatività. Sarà l’Europa continentale con Napoleone che romperà con il

43

passato, il modello anglosassone no.

Quando nelle università si inizia a studiare non più il corpus iuris civilis e canonici, o si dà poco spazio, ma

si studia il consiglio, il pensiero di altri giuristi, il giurista si formerà sul pensiero di altri  quindi l’apice dl

commento diverrà la sua degenerazione.

Ritorniamo ai glossatori: da una parte abbiamo la linea dei due poteri universali che hanno 2 diritti

universali.

Si dirà che i giuristi giocano con le fonti del diritto, non hanno una gerarchia delle fonti chiara e legiferata

come abbiamo noi, ma modificheranno i rapporti tra le varie fonti in relazione ai cambiamenti di forza dei

poteri sottesi  quindi possiamo dire che i due diritti universali dal punto di vista logico si contrappongono ai

diritti particolari, in quanto i 2 diritti universali hanno una valenza erga omnes e l’idea di unità; dal punto di

vista operativo i diritti particolari presuppongono sempre ‘esistenza dei due diritti universali perché trovano

al loro interno i riferimenti, le spiegazioni  rapporto di contrapposizione e di presupposizione. Nel

Medioevo non esiste una gerarchia delle fonti, noi invece siamo abituati. Sono due realtà che non possono

esistere l’una senza l’altra (oggi invece una fonte può esistere senza l’altra). Nel sistema medievale i due

estremi si presuppongono e contrappongono. Sarà l’interpretazione dottrinale ad offrire dogmaticità al

sistema (unitarietà). I diritti universali, particolari, rimangono sempre gli stessi  è l’interpretazione dei

giuristi che fa cambiare il rapporto tra le due identità  e visto che tutti studiano dagli stessi maestri e poi

tornano ad operare nelle loro realtà, ecco perché parliamo di un Europa di diritto comune. Non vi era

unitarietà dal punto di vista della lingua, ma dal punto di vista giuridico si.

Cosa succede all’inizio? Abbiamo solo l potere universale, i comuni si strutturano dal punto vista concreto 

rimangono un mero fatto; in una prima fase iniziale (1110-1150) i comuni sono una sorta di fatto. Poi accade

che i comuni cercano di darsi una propria giurisdizione, Federico Barbarossa scende dalla Germani e

sconfigge i comuni; dieta di Roncagli a1158 che definisce i comuni sono un mero fatto quindi il diritto

rimane un fatto, una consuetudine locale che non è autorizzata dai giuristi; in questa fase l’imperatore

utilizza questi giuristi, la constitutio Habita. Stiamo parlando di fatti, il comune non è altro che un fatto,

stessa cosa le consuetudini. Accade che ad un certo punto, pace di Costanza, passa qualche anno, la Lega

lombarda sconfigge l’imperatore anni 70-80.-90 del ‘1100  l’imperatore scende dalla Germania e non riesce

a sconfiggere le città e deve scendere a patti  pace di Costanza principio della permissio  principio

all’interno della quale il giurista giustifica il fatto che l’imperatore permette ai comuni di avere proprie

magistrature  è una sorta di concessione. Si trova una sorta di amediana  dal punto di vista giuridico i

comuni non esistono, ma in quanto sono i poteri universali a concedere a loro di esistere. Dal punto di vista

delle magistrature avevamo detto che in questa fascia temporale accadeva che le magistrature venivano

scelte dal punto di vista tecnico delle persone. Teoria della iurisdictio di Bartolo  termine che non si può

tradurre. Si arriva con questa a definire la piena autonomia dei comuni, di dirsi originali. Cosa differenzia la

iurisdictio dalla permissio? La permissio si riferiva solo a quei comuni che facevano parte della lega

lombarda, cioè l’imperatore rinunciava a una seria di facoltà non definire rispetto a un altro soggetto, ma era

una sua decisione; la permissio è un elemento ri revocabilità; la iuri ha una forza diversa, ciascuna si lega a

ciascun comune  non trova la forza e la spiegazione nel potere imperiale o in quello del papa, ma trova il

proprio fondamento su un passo di Gaio nel Digesto 1.1.9  (dp) tutti coloro che hanno la possibilità di

gestire una propria porzione territoriale su quella porzione territoriale possono far valere i propri costumi e le

proprie leggi. Cosa fa Bartolo andando alla ricerca di questo principio? Trova la giustificazione teorica

dell’autonomismo comunale; cioè e i commentatori ancora presuppongo il diritto comune, i diritti universali,

contestualmente legittimano l’autonomia universale. Quando i comuni si sentono autonomi da parte dei

diritti e dei poteri universali. Baldo farà un altro passo avanti  introdurrà una sorta di ulteriore specificità,

parlerà dello ius gentium porterà agli estremi sviluppi le teorie del suo maestro, che uno studioso definirà

sublime sillogismo  dicendo che le realtà comunali sono ius gentium si arriva a dire che … si va a

legittimare l’autodeterminazione di tutti i poteri presenti nell’Europa del secolo, in quanto ciascun potere si

costruisce attraverso una legittimità a specchio di quella dell’impero; quindi Baldo nello spiegare l’omnes

44

populi dice che ogni popolo non esiste per il diritto universale, ma per una sorta diritto naturale (non quello

che intendiamo oggi) Bartolo ragionava per un diritto universale, Baldo per un diritto naturale. A quel punto

Baldo legittima l’esistenza di ciascun ordinamento, qualsiasi e legittima la possibilità che ciascun

ordinamento sviluppi un proprio diritto. L’atteggiamento dei giuristi p legato alla giurisdizione teorica

dell’assetto die poteri  tendono a razionalizzare le modificazione i giuristi.

Costruzione del sistema  costruzione di una sistema che si regge su una prospettiva astatuale (senza stato); il

sistema si autolegittima, cioè sono i giuristi che costruiscono la legittimazione giuridica del sistema;

valutazione pattizia dei rapporti consuetudinari, si sviluppa sul particolarismo consuetudinario.

Diritto patrio  consuetudini che hanno l’applicazione territoriale di tutto il principato; il diritto patrio non è

altro che una sorta di diritto universale nei confronti delle altre consuetudini più particolari e una sorta di

diritto particolare nei confronti dei diritti universale.

17.05.2016

Diritto patrio  è uno, ma in relazione a dove noi ci mettiamo (prospettiva) possiamo classificarlo in un modo

o nell’altro (chiavi di lettura diverse).

Marius Bricoli (morto recentemente) in suo libro scritto a 26 anni ha cercato di dare (interpretazione dello

statuto comunale) una chiave di lettura nei rapporti tra istituzioni comuni, diritti universali, uni, e giuristi.

Egli suddivide questo periodo (1110-1400) in 5 fasi che sono la lettura delle divisioni che abbiamo

affrontato ieri (guarda su). Egli parte dal presupposto comunale, è ovvio che lo statuto è l’espressione

massima delle libertà comunali.

1. 

La prima fase di questi rapporti egli la definisce “nascita del comune e reciproco sospetto tra i

giuristi e le istituzioni comunali” in quella curva relazionale con cui mettiamo assieme tutto questa

prima fase è quella che abbiamo delineato con comuni che cercano di nascere, i poteri universali che

sono ancora estremamente presenti, le uni che studiano unicamente i diritti universali; nella dieta di

Roncaglia i giuristi diranno “solo l’imperatore può fare legge/diritto”.

2. 

La seconda fase Marius Bricoli crescita del comune e generica collaborazione tra giuristi e

istituzioni (va dal 1150-1200, da Roncaglia a Costanza) i comuni si sdoganano, non sono più un

mero fatto, c’è il principio della permissio (2 fasi una nella quale sceglievano magistrature, e una

dove le magistrature vengono scelte e si dava per scontato che l’imperatore approvasse le

magistrature), i giuristi iniziano a collaborare con i comuni non più solo con l’imperatore.

3.  

Terza “la maturità del fenomeno comunale e l’identificazione dei giuristi nella classe dirigente”

tutto il ‘200. da una parte la fioritura del comune e dall’altra i giuristi essere maestri dell’università

ma al tempo stesso dirigenti

4. 

Quarta fase “Decadenza dell’esperienza comunale e al coinvolgimento diretto nelle trasformazioni

istituzionali” ‘300 avanzato, giuristi sono ormai passati dalla glossa al commento, i giuristi sono

coloro che intervengono nel dare corpo alle istituzioni (Bartolo e Baldo si occupano della tirannia),

legittimando il potere attraverso la sua scienza, il giurista mette la sua scienza per le spiegazioni

teoriche di quanto accade e all’interno di questa il giurista veicola quelli che sono i rapporti tra diritti

particolari e diritti universali.

5.  

Quinta fase ‘400, che ci porterà alla conclusione dell’età del commento “Fine dell’esperienza

comunale e il tentativo di far rientrare lo ius propium nell’ambito del diritto comune”  percepirle

queste realtà non con la logica contemporaneamente, ma realtà medievali  rapportarsi il centro alla

periferia. 45


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jack1296

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DETTAGLI
Corso di laurea: Giurisprudenza
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jack1296 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Rossi Davide.

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