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un atto legislativo fondamentale con il passaggio alla forma scritta Editto di Rotari (643), in cui il re assunse

l’iniziativa di far codificare le consuetudini del suo popolo, usando la forma latina. È costituito da 388 capitoli in

prevalenza di diritto penale, in merito alle ammende inflitte per ciascun illecito, con un’enumerazione analitica

dell’ammontare di ciascuna in base alla gravità del danno che giunge sino a differenziare la multa per la frattura di

ciascun dito della mano. Le ammende andavano per metà all’offeso o alla sua famiglia e per metà al re. Vi furono

alcune norme più evolute: es. per il tentativo di reato si valuta l’elemento soggettivo e si punisce l’atto esterno

conquista di civiltà. L’Editto contiene anche importanti disposizioni volute dal re a tutela del potere monarchico.

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Proemio: inizia con “Nel nome del Signore” i longobardi erano ancora ariani ma si usava sempre questo 

inizio. Si riferisce al re Arduino. Lo scopo per cui si legifera è per i poveri e contro chi detiene troppo potere

funzione sociale. Detiene anche i nomi di tutti i re. Alcune frasi sono desunte da testi giustinianei, pur in un

contesto germanizzante che include non pochi termini propri del linguaggio dei longobardi;

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Compositio: stratificazione sociale diverse pene a seconda del rango e del sesso colpito. La libertà è il valore

fondamentale (es. in merito al portare le armi se qualcuno lo vieta dovrà pagare 2/3 del valore della persona

come se l’avesse uccisa). Tra i mezzi di prova, i soli inclusi sono il duello e il giuramento chi veniva

accusato di un atto illecito poteva scagionarsi mediante un giuramento di purificazione di dodici sacramentali

(5 scelti dall’accusatore, 5 dall’accusato che si aggiunge ad essi come terzo occorreva l’unanimità dei 12 per

ottenere l’effetto liberatorio).

Termini longobardi: cavarfrede (consuetudini della stirpe), wergeld (composizione pecuniaria per omicidio), faida

(vendetta), faderfio (dote portata dalla sposa), morgengabe (donazione nuziale del marito), matrimonio (compravendita

della donna). Liutprando (712 – 744) influenza della religione cattolica (il re si era convertito). Importanza della

Chiesa: manomissione del servo davanti all’altare, migliora la manomissione successoria della figlie in assenza di figli

maschi, si riconosce l’asilo ecclesiastico, recepiscono alcuni impedimenti matrimoniali propri del diritto canonico,

permettono di disporre una parte dei propri beni a favore dell’anima attraverso lasciti pii… Leggi di Liutprando: gli

scrivani devono scrivere secondo la legge longobarda o romana altrimenti vanno incontro ad una compositio. L’unico

caso accettato è quando scrivano secondo altre leggi, ma di comune accordo con l’altra parte (tranne per l’eredità).

Dagli anglosassoni ai normanni: testi di legge redatti in lingua germanica precedenti del Common law (si sviluppa

nel XII secolo). Normanni: dopo il 1066 nasce il regno normanno d’Inghilterra (battaglia di Hastings) e il Common

law. Redissero anche le Leges Henrici Primi (XII secolo) contenenti in prevalenza consuetudini anteriori alla conquista.

Età carolingia e feudale

Eventi determinanti:

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732 Carlo Martello sconfigge gli Arabi a Poitiers;

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751 Pipino il Breve diviene re dei Franchi;

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768 il figlio Carlo Magno diviene re dei Franchi;

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774 Carlo Magno conquista il regno longobardo ed estende nel tempo il suo dominio;

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800 la notte di Natale, Carlo Magno è incoronato imperatore dal Papa Leone III.

La Chiesa e il Papato hanno grande importanza. Nell’incoronazione il Papato dimostra la sua superiorità, mentre Carlo

sostiene il contrario continuo conflitto tra Impero e Papato.

Da un punto di vista delle riforme delle strutture interne del regno, si arriva ad una struttura ordinata, divisa in 400

contee con 400 conti, nominati a vita dal re e titolari del potere di banno comando militare e civile (si tratta di piccoli

sovrani che prima sono controllati, poi assumono più autonomia fino a diventare sovrani). Ai conti, insieme agli scabini

(sapienti che studiano le leggi orali per poi poterle applicare), spettava anche di presiedere le udienze per

l’amministrazione della giustizia, che essi esercitavano trattenendo un terzo delle ammende dovuto al re dai litiganti.

Con il tempo, si rilevarono i vizi di una giustizia gestita in modo scorretto e le prepotenze dei conti nei confronti dei

sudditi soluzione: Carlo Magno affidò a dei suoi rappresentanti, persone di fiducia laiche o ecclesiastiche, poteri di

controllo sull’operato dei conti. Erano i missi dominici. I sudditi maschi prestavano un giuramento di fedeltà, in modo

da essere più legati all’obbedienza verso il sovrano. Il giurista dell’età medievale è religioso.

Legge dell’Impero franco:

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Consuetudini predominanti. Il feudalesimo è fondato su di esse;

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Capitolari prime leggi scritte;

• Capitolari generali (rivolti a tutti – elemento territorialità) o a parte dell’Impero (rivolto a genere che porta in

sé il principio della personalità);

• Capitolari mundana (affari temporali) e ecclesiastica (Chiesa). 

Tra personalità e territorialità del diritto nascono, però, tendenze all’unitarietà sentimento di unione nell’819 sotto

Carlo Magno. L’oggetto dei capitolari è molto vario: prescrizioni sulla giustizia, disposizioni penali e amministrative,

rapporti dell’autorità civile con i vescovi, con le chiese e con i monasteri…

Età feudale: Feudo compenetrazione di due elementi:

• Vassallaggio: carattere personale, rapporto di natura pattizia tra due soggetti liberi (il vassallo poteva anche

non aderire) di diversa posizione stretto per garantire al superiore l’aiuto in ogni circostanza e all’inferiore una

protezione e uno stabile mezzo di sostentamento. Il carattere personale si manifesta attraverso il valore di

fedeltà che il vassallo doveva al signore e viceversa. La rottura della fedeltà (fellonia) costituiva il reato più

grave. Il patto veniva stretto con la cerimonia dell’omaggio es. stringere le mani con quelle del signore,

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come sottomissione giuramento di fedeltà poteva avvenire tramite commendatio affidamento del

vassallo al potere del signore. Obblighi del vassallo:

− Auxilium: aiuto in guerra, assegnamento o svolgimento di un ufficio affidato dal sovrano;

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Consilium: vassallo dà il suo parere al sovrano fa parte della Corte giudiziaria del sovrano.

Obblighi del signore:

− Protezione;

− Mantenimento: a volte si attua mediante l’investitura feudale.

• Beneficio: carattere patrimoniale. Può consistere in:

− Concessione di una terra;

− Concessione di una carica pubblica;

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Concessione di una somma di denaro feudo de borsa;

− Feudo oblato: il titolare di una proprietà libera da vincoli cede ad un feudatario (abazia, istituzione

ecclesiastica) la sua proprietà ed essa gli ritorna sotto forma di beneficio diviene un bene feudale;

− Feudo ligio: il vassallo può raccogliere varie terre e, quindi, ha più rapporti vassallatici con diversi

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signori problema di fedeltà nasce tale feudo in cui predomina la fedeltà verso un solo signore.

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Immunità: terzo elemento ricorrente il feudo è immune. Elemento frequente nel rapporto feudale. Contenuto

negativo divieto di introitus (accesso: il vassallo può vietare l’ingresso delle truppe del signore), exactio

(divieto di subire pesi fiscali da superiori), districtio nel beneficio giudiziale (divieto di subire imposizioni

dall’amministrazione). Contenuto positivo titolarità del vassallo dei corrispondenti poteri, sottreaendoli al

sovrano (all’interno del suo territorio);

• Natura consuetudinaria: all’interno del feudo. 

Gerarchia feudale: sovrano, vassalli, vassalli minori, uomini liberi, servi della gleba, schiavi rapporto di fedeltà.

Non bisogna compiere atti ostili verso il sovrano e bisogna proteggerlo contro ogni ostilità altrui.

Il feudo tra consuetudine e legge:

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877 capitolare di Quierzy – sur Oise di Carlo il Calvo sull’ereditarietà dei feudi maggiori;

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1037 editto di Milano di Corrado II il Salico sull’ereditarietà dei feudi minori: i figli dei vassalli potevano

proseguire il titolo feudale e il connesso beneficio;

• Libri Feudorum: testo di riferimento in Europa per le consuetudini feudali.

La Chiesa feudale e il suo diritto: numerose collezioni di canoni si succedettero dal VII secolo al XI, rivelando le varie

tendenze dell’epoca. In particolare, le maggiori raccolte furono:

• Hispana (VII secolo): vasta collezione dell’età visigota;

• Dionysiana (VIII secolo): collezione che poneva in evidenza le prerogative della Chiesa, fu inviata a Carlo

Magno nel 774 da papa Adriano I;

• Falsificazioni canonistiche (IX secolo): avevano l’intento di limitare l’ingerenza sul clero e sui beni delle

chiese da parte dei signori locali e delle autorità ecclesiastiche locali di grado superiore. Consistevano

nell’inserire in alcune collezioni canoniche (ad esempio nelle Decretales Pseudoisidorianae)una serie di testi

artefatti, attribuiti a papi o a concili dei primi secoli. Il mezzo impiegato per rivendicarli consisteva nel

riformularli ex novo attribuendoli ad autorità che mai li avevano emanati;

• Decretum di Burcardo di Worm (1025): collezione canonica in cui veniva messo in maggior rilievo il potere

del vescovo rispetto al metropolita e al papato.

Cultura giuridica

Tra il IX e l’XI secolo convivevano in Europa più ordini di giudici, che avevano competenze e procedure differenti:

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Giudici pubblici: conti, missi dominici, corte del re-giudice le riforme carolinge hanno modificato sia la

composizione delle corti pubbliche sia le regole procedurali, limitando la facoltà di fungere da testimoni in

giudizio ai soli possidenti;

• Giudici ecclesiastici: vescovi e papa;

• Giudici feudali: corte dei pari, composta da vassalli per le questioni di diritto feudale;

• Giustizie signorili: esercitate dal signore nei confronti del coloro.

Problema i giudici pur intenzionati a fare chiarezza, non sempre riuscivano ad ottenere prove certe. Spesso i testimoni

non si trovavano, trattenuti dal presentarsi in giudizio per timore di ritorsioni. Spettava allora ai giudici di decidere il

caso attribuendo il giuramento decisorio alla parte che in assenza di prove documentarie o testimoniali sembrasse

presentare le migliori ragioni. La presenza di personaggi autorevoli in missione, permetteva ai sudditi di denunciare

davanti ai missi imperiali le malefatte del conte o del duca del luogo. Negli atti giudiziali del Regno italico si affermò

nei secoli X e XI un singolare formalismo processuale che apparentemente eliminava ogni contrapposizione tra i

litiganti e si concretava nel riconoscimento delle ragioni dell’attore da parte del convenuto, spesso in seguito alla

presentazione di un documento prodotto dall’attore medesimo (ostensio chartae) procedura che si trovava applicata

con stesso Formulario presse le diverse corti del regno attesta una condizione di debolezza dei poteri pubblici.

Ceti: quasi tutti i rapporti regolati dal diritto sono contraddistinti dalla assoluta prevalenza della consuetudine.

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Servi: nell’alto medioevo si configura in forme molto differenziate servizi prestati al padrone nella sua terra,

abitando in una casa adibita a suo uso, secondo una consuetudine germanica risalente. Stato giuridico: il servo

non aveva libertà di movimento né di godimento dei beni comuni, era legato al padrone anche nelle scelte

familiari. Aveva, però, il diritto di acquistare in proprietà beni con il proprio lavoro e il diritto di formare una

famiglia, ma non poteva sposare una donna libera;

• Coloni: liberi che lavoravano una terra non propria ed erano tenuti a dazioni in prodotti agricoli o in danaro a

favore del proprietario. Tra i contratti agrari che stabilivano diritti e obblighi del colono, il “livello” aveva una

durata di 29 anni, stabilita per evitare il rischio dell’usucapione trentennale della terra da parte di un colono.

Una gran parte delle terre (pars dominicia) era lavorata da coloni massari che la tenevano in locazione. Il

colono affittuario conquistò nel tempo la facoltà di disporre la cessione della terra ad altri coloni teoria del

dominio diviso;

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Liberi: divisi in gruppi dotati di status diversi oltre ai liberi proprietari di terre libere, si hanno in Italia gli

arimanni (tenuti a servizi militari e di guardia e legati al re da un rapporto diritto), in Germania e altrove i liberi

del re (concessionari di terre fiscali);

• Nobili: aristocrazia suddivisa in più fasce. Alla nobiltà più alta e più potente il re franco poteva affidare la

carica di conte e spesso anche di vescovo. La nobiltà locale minore, legata alla maggiore con il vincolo di

fedeltà feudale e titolare di autonomi poteri signorili, potenziò le sue prerogative quando le ondate di incursioni

degli Ungari e dei Saraceni provocarono la costruzione di castelli muniti di mura per difendersi dalle

predazioni. Ai signori dei castelli la popolazione si affidò non solo per la difesa ma anche per l’esercizio di

importanti funzioni pubbliche. Il potere di giudicare, già tenuto dai conti, si estese ai signori locali. Le signorie

rurali, ecclesiastiche e laiche avevano potere di giurisdizione civile e penale, arrogandosi la facoltà di alienare

a terzi questi stessi poteri e diritti.

Consuetudini locali: dal IX all’XI secolo in Europa vi fu la crisi della personalità del diritto. Nel capitolo 91 dell’editto

di Liutprando (727) si ha un esempio precoce di commistione delle leggi consente nei contratti di abbandonare la

legge di stirpe e di adottare quella dell’altro contraente. Per il diritto penale, Pipino sancì il criterio di far pagare

l’ammenda in base alla legge personale dell’offeso e, a più riprese, i carolingi ribadirono il principio della personalità.

Le differenze tra le varie leggi potevano essere di mera forma o di sostanza. Si diffuse allora, in molte regioni, la prassi

di dichiarare nei negozi la propria legge di appartenenza, per stabilire quale diritto si intendesse applicare.

La convivenza sullo stesso territorio di nuclei di popolazione appartenenti a stirpi differenti provocò il fenomeno della

formazione delle consuetudini locali, comuni a tutti coloro che vivevano in quel luogo passaggio dalla personalità alla

territorialità del diritto. Si devono sottolineare tre aspetti: il pluralismo raggiunge in Europa il suo livello più intenso, in

ragione della frammentazione delle consuetudini locali tale uniformità si deve al fatto che la società altomedievale

europea è unita da una comune fede religiosa e da un’economia sostanzialmente omogenea perché prevalentemente

contadina; il principio della personalità della legge non scompare, perché le consuetudini operano là dove i testi delle

leggi non dispongono; il processo di formazione delle consuetudini locali è accompagnato da una riaffermazioni di

regole e di istituti propri della tradizione romana. 

Le leggi germaniche erano scritte in latino, così come i documenti privati e gli atti giudiziari un diritto che si pratica

per mezzo della scrittura contiene elementi di natura culturale. La cultura di questi secoli è la cultura dei giudici, degli

scrittori delle cancellerie laiche ed ecclesiastiche, dei notai rogatari dei negozi voluti dai privati.

• Notai: grazie a loro si sono conservate le formule degli atti giuridici propri del diritto antico e quelli che

applicavano le norme delle leggi germaniche. Per opera loro si sono trasfuse nella prassi anche consuetudini

giuridiche non scritte. Particolarmente indicativi sono i formulari notarili. Gli atti negoziali e processuali sono

spesso privi di sostanza giuridica. Alcuni possono avere la qualifica di notaio del sacro palazzo, attribuitigli

dall’autorità imperiale;

• Giudici: quelli attivi nei singoli luoghi del regno italico, appartengono di norma all’aristocrazia locale e sono

giudici professionali, qualificati come giudici del sacro palazzo perché di nomina imperiale e perché collegati

al Palatium di Pavia, sede del tribunale superiore del regno.

La cultura giuridica di questo periodo è primitiva e semplificata, caratterizzata dalla propensione per le forme

epitomate, come, ad esempio, la glossa torinese alle Istituzioni, la Summa Perusina al Codice (secolo VIII), l’Epitome

Iuliani (secolo VI). Dopo cinque secoli di silenzio, si manifesta, in Italia, la presenza di una nuova cultura giuridica

rivolta allo studio dei testi di legge es. testo giunto a noi attraverso un singolo manoscritto di scrittura beneventana del

secolo XIII. L’ignoto autore, ha scritto nel 1070 un commentario analitico alla raccolta degli editti longobardi e dei

capitolari franchi, ordinata in senso sistematico, destinati all’Italia tale raccolta prende il nome di Lombarda.

Nello stesso anno, l’Expositio ad Librum Papiensem prende in esame il Liber Papiensis: di ciascun capitolo si sforza

anche di raccordare il contenuto con quello degli altri capitoli che trattano la stesa materia per stabilire quale sia la

disciplina da applicare. In esso si trovano centinaia di rinvii specifici ai testi della compilazione di Giustiniano. L’autore

ricorre alla Lex generalis omnium del diritto romano là dove una questione non trova soluzione nelle leggi longobardo –

franche, ciò in caso di lacuna del Liber Papiensis che le contiene. Quest’ultimo è una raccolta degli editti longobardi e

dei capitolari granchi ordinata in senso cronologico usa un metodo interpretativo moderno per risolvere il contrasto

tra le fonti presenti nella raccolta e si desume l’esistenza di correnti dottrinarie a testimonianza della presenza

congetturata di un centro culturale quale la scuola di Pavia.

La riforma della Chiesa (tra X e XI secolo)

La riforma si mosse a favore della censura del concubinato ecclesiastico (soprattutto all’interno, come il monachesimo)

che portava a nascite illegittime e della censura dei comportamenti simoniaci, tanto che i battesimi compiuti da un

sacerdote simoniaco potevano essere annullati. Nel 1059 ci fu il decreto di papa Niccolò II sulla designazione del

vescovo di Roma da parte dei cardinali: a tale decreto si arrivò attraverso una serie di atti e l’elezione coinvolse anche la

base della Chiesa, ovvero il popolo. Nel 1059 – 1060 i canoni conciliari decretarono la condanna della simonia.

Riforma gregoriana: Gregorio VII fu Papa dal 1073 al 1085. Nel 1075 emanò il Dictatus Papae, in cui, attraverso

affermazioni apolitiche, decretò i poteri validi per il Papa non solo nei confronti della Chiesa (primato interno) ma

 

anche dell’imperatore il Papa può deporre e scomunicare l’imperatore la scomunica porta alla cessazione del

giuramento di fedeltà dei sudditi che potevano giurare fedeltà ad un altro signore.

Lotta per le investiture il 22 febbraio 1077 scomunica l’imperatore Enrico IV (nel 1072 aveva assegnato la diocesi di

Milano divenuta vacante) che aveva contrastato la Chiesa sull’ordine delle precedenze sulle investiture ecclesiastiche.

Solo il pentimento di Enrico fece revocare la scomunica a Canossa, grazie alla mediazione della regina Matilde di

Canossa. La lotta per le investiture terminò nel 1122 con il Concordato di Worms.

Collezioni canoniche: la vittoria delle posizioni riformatrici si coglie nelle collezioni canoniche dell’età gregoriana e

post – gregoriana. La Collezione in 74 titoli si diffuse in tutto il territorio della Chiesa. Successivamente, venne formata

la Collezione di Anselmo da Lucca, poi la Collezione di canoni del cardinale Deusdedit… A sua volta, Ivo di Chartres

(1094 - 1095) scrive tre collezioni a cui attingeranno le varie opere del XII secolo:

• 

Decretum: criteri di risoluzione dei conflitti tra i canoni fondati sul principio della distinzione bisogna

analizzare le varie fattispecie, frammentarle e, poi, riunirle avendo, così, avuto una visione completa;

• Panormia: raccoglie canoni conciliari e decretali;

• Tripartita: raccoglie canoni conciliari e decretali.

Si gettano le basi per la successiva organizzazione della Chiesa e del suo diritto.

L’età del diritto comune classico (secoli XII – XV)

In questo periodo la società, la cultura e le istituzioni si trasformarono radicalmente. Innovazioni:

• Riforma della Chiesa e degli ordini monastici;

• Spostamento dalla campagna alla città, la quale risorge diventando il centro delle attività economiche

nell’epoca dei Comuni cittadini e rurali (tale fenomeno si sviluppa nel centro–nord, perché al sud vi era il

Regno di Sicilia che non accetta i Comuni) tali centri si sviluppano anche in Inghilterra;

• 

Le città aprono i confini per potersi espandere, richiamando anche i servi e concedendo loro dei privilegi

prendono il nome di cives (trasformazione dei rapporti feudali). Si ha, in questo modo, una prima forma di

democrazia; i cives si riunivano in assemblee dove potevano approvare leggi;

• Si sviluppa il commercio a breve e lunghe distanze, aprendo le rotte commerciali;

• L’artigianato è una caratteristica dei Comuni che daranno origine alle corporazioni (a differenza del 700 in cui

le corporazioni erano mal viste, nel 1200 questo cambiò statuto corporativo molto fiorente);

• Si formano forti monarchie in Italia meridionale, Francia e Inghilterra;

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Nel XII e XII secolo cambiano le tecniche di coltivazione dei campi si aumentano i cicli produttivi dei campi

per sfamare maggiormente.

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Importante è la cultura, non solo nel campo del diritto nascono le università;

• 

Nasce una nuova scienza del diritto matrice del “diritto comune” in cui convivono il diritto civile (VI secolo

va aggiornato) e canonico (diritto nuovo il Papa emana norme in relazione alle esigenze della società).

I Glossatori e la nuova scienza del diritto: segnano l’origine della nuova cultura giuridica. Nell’XI secolo si scorgono i

segni di rinascita dell’Impero romano. Si ha l’impiego del diritto romano in alcune vertenze celebri. Il Corpus iuris

civilis assolve il ruolo di diritto positivo non deve avere contraddizioni, le quali devono essere risolte dagli interpreti.

Placito di Marturi (1076) il nome di una sentenza che ribadisce l’incapacità del sistema di trovare un modulo di

amministrazione della giustizia che porti ad una soluzione (neanche con il duello) espresso nel Placito di Garfagnolo.

Scuola di diritto a Bologna: nei primi anni del XII secolo nasce a Bologna la prima università europea per il diritto

(anche se la data istituzionale risale al 1088). Le origini sono avvolte nell’oscurità. Verso la fine del secolo XI, inizia,

forse, ad insegnare a Bologna il giudice Pepo (indicato come Aurora iuris o Lucernia iuris sistema d’illuminazione).

Fondatore della scuola è considerato, con maggiore certezza, Irnerio (1112 – 1125). Egli si fa portavoce della frase

“studendo coepit docere” (ricerca e didattica) che diventa la caratteristica dell’università europea molte università,

infatti, fanno o ricerca o didattica con lui si ha, invece, un’unione. Tale sostanza dell’università è ancora attuale.

Egli è un causidico, giudice, maestro di arti liberali (scienza del diritto nasce nelle arti liberali) e forse chierico.

Studia ed insegna il Digesto (che compare adesso, nel medioevo non c’era), il Codice, le Istituzioni e le Novelle: redige

migliaia di glosse. Molte opere (dal Summa Codicis pseudoirneriana alla Summa Institutiones pseudoirneriana, dalla

Quaestiones de iuris subtilitatibus ad un Formulario notarile) gli sono attribuite, pur non essendo sue.

Oggetto esclusivo della scuola di Bologna è il Corpus iuris civilis, vengono disprezzati tutti gli altri atti normativi.

Gli allievi di Irnerio: sono 4 dottori che segnano la continuità con la scuola di Bologna.

• Bulgaro: autore di glosse, di un trattatello De iudiciis e di Quaestiones (stemma bulgaricum) favorevole ad

un’interpretazione rigorosa della legge. All’interno dell’università – scuola di Bulgari, si ha un rapporto

intenso tra docenti (dominus) e studenti (soci o comitiva), la cui collaborazione dà origine a scritti. Veniva

rilasciata una licenza per insegnare, non c’erano esami periodici, ma solo finali che potevano essere prove

private e pubbliche. Docenti e studenti potevano vivere insieme: il docente dava delle stanze vicino alle aule e

gli studenti potevano chiedere pareri a Bulgaro nello studio. Amministrava la giustizia anche all’interno della

scuola. Gli studenti dovevano pagare delle mazzette che potevano servire per pagare, ad esempio, le toghe;

• Martino: autore di glosse, di un trattatello De dote favorevole ad un’interpretazione equitativa.

• Jacopo e Ugo: sempre autori di glosse e di trattatelli non strettamente attribuitigli.

La terza generazione di glossatori: allievi di Bulgaro:

• Rogerio: autore di una Summa al Codicis, accanto al Codice ci sono novelle che ne modificano la struttura;

• Guglielmo da Cabriano: autore di una raccolta di Casus Codicis;

• Giovanni Bassiano: autore di glosse e di una Summa al Codicis inedita.

Le glosse possono essere: marginali (circondano il testo) o interlineari (linea a linea), oppure grammaticali (possono

anche essere interlineari) o interpretative. Quando si fa pulizia, tutte le glosse interlineari diventano marginali.

Allievi di Martino:

• Piacentino e le sue Summa Codicis e Summa Institutionum;

• Pilio da Medicina (probabile allievo di Piacentino in Provenza): Libellus disputatorius e Quaestiones

Sabbatinae (questioni che si disputano il sabato), apparato (insieme coordinato di norme in un testo) alle

consuetudini feudali.

La quarta generazione di glossatori:

• 

Azzone: fine XII secolo, allievo di Giovanni Bassiano, scrive la Summa Codicis, insuperata nel suo genere è

un genere letterario capace di dominare tutto il Corpus iuris civilis;

• Ugolino dè Presbiteri.

C’è prima l’apparato, poi la lettura e infine la Summa Codicis.

La quinta generazione di glossatori:

• Accursio e la Glossa ordinaria al Corpus iuris civilis: la Glossa Magna – ha validità per 5 secoli, è l’opera di

più persone che possono considerarsi come una sola – (circa 100000 glosse: 1210 – 1250 circa) voce del

testo. Quando si cita il testo romano in giudizio esso è sempre accompagnato da Accursio senza la Glossa

Magna, infatti, si considera nudo. La Glossa Magna determina la parziale scomparsa dei manoscritti

preaccursiani la pergamena costa troppo, quindi, si raschiano quelle con glosse preaccursiane e si ricicla la

pergamena, scrivendo la glossa accursiana;

• Odofredo: glossatore e memoria storica della scuola.

Metodo didattico: lectio = lezione = lecture al centro della lezione c’era la lettura del Corpus iuris civilis (oggetto

della lezione): vi è un legame tra l’indagine scientifica e l’attività didattica. Il Corpus iuris civilis, nella tradizione

medievale, è diviso in 5 parti:

1) 

Digestum Vetus: libri 1 – 24.2 riferimento alla dote;

2) 

Digestum Infortiatum: libri 24.3 – 38 terzo libro ad essere stato ritrovato;

3) 

Digestum Novum: libri 39 – 50 secondo libro ad essere stato ritrovato;

4) Codex: libri 1 – 9 vertenti essenzialmente sul diritto privato;

5) 

Volumen o Volumen parvum: contiene Codex (libri 10 – 12 vertenti essenzialmente sul diritto pubblico);

Istituzioni giustinianee; Authenticum (versione integrale delle Novelle); Libri feudorum (tra il XII e il XIII

secolo); alcune costituzioni degli imperatori medievali; talora la Lombarda.

C’è una base molto antica (giustinianea) fondata sulla legislazione romana (primi 4 libri).

Il diritto statutario dei Comuni è estraneo all’insegnamento universitario basato sul corpus (solo alcune parti).

La lettura del testo avveniva in varie fasi, le quali avevano una base unitaria:

1) Posizione del casus: chiarifica il significato del frammento di legge letto. La scienza giuridica si sviluppa come

casistica del principio giuridico affermato dalla legge e ciò è prioritario;

2) Esegesi: spiegazione delle singole parole partendo dal casus;

3) Individuazione dei passi paralleli: è un’interpretazione combinata che tiene in considerazione i vari passi

combinati, in modo da trovare una soluzione che raccordi anche passi contrastanti ciò perché il Corpus è

portatore di verità e non può contenere contraddizioni è diritto positivo, ovvero il diritto in vigore in quel

periodo;

4) Solutio contrariorum: soluzione dei contrasti contenute nei passi paralleli delle norme prese in esame. Essa

poteva realizzarsi mediante distinctiones, ovvero la distinzione usata per convalidare diverse fonti;

5) Il frammento poteva includere proposizioni di portata generale, espresse in forma sintetica, tali da prestarsi ad

essere utilizzate come argomentazioni di diritto in una causa (notabilia, generalia). Il maestro le poneva in

evidenza e formulava altre enunciazioni generali che sintetizzavano la portata di più fonti parallele, ovvero

proponeva coppie di principi generali tra loro in opposizione (brocarda), ciascuno dei quali era riconducibile a

fonti che venivano espressamente richiamate, arrivando, così, ad una soluzione;

6) Infine, il frammento in esame veniva assunto come spunto per proporre una o più questioni ipotetiche o

 

concrete quaestiones questioni predominanti che fondano un metodo basato sulla contrapposizione dei

testi. Il maestro (giudice) offre la soluzione del contrasto agli studenti (parti). Lo strumento della quaestio

diventerà fondamentale per il commento alla singola legge.

Glossatori e commentatori mancavano di senso storico, erano ignoranti, ma erano in grado di arrivare alla risoluzione.

Generi letterari: tra essi si può distinguere:

• Apparatus glosarum: raccolta sistematica di glosse che si riferiscono ad altre le cui interpretazioni sono

coordinate;

• Lectura: compendio delle glosse intorno ad un frammento per ottenerne una lettura coordinata;

• Summa: esposizione sistematica, non solo del Codice, ma di tutte le opere giuridiche, in modo che attraverso

una sola opera si conoscesse il diritto;

• Tractatus: trattato in cui si inserisce tutto ciò che si deve sapere su un certo istituto. Contenuto gigante di tutte

le fonti del diritto su quella data materia. 

Metodo scientifico: sviluppo del ragionamento mediante l’uso di modi arguenti modi di far progredire il

ragionamento traendo risultato da principi consolidati. Ad esempio:

• Argumentum a contrario: ciascuna parte presentava la sua questione e si trovava un punto in comune per

arrivare alla soluzione;

• 

Argumentum a simili: le regole per il dolo possono valere anche per la frode si estendono per via analogica a

casi simili;

• Argumentum a genere in speciem: il genere comprende la specie, quindi una legge applicata al genere vale

anche per la specie;

• se

Ubi eadem ratio, ibi idem ius: analogia la ratio della norma è uguale, lo sarà anche la disciplina giuridica.

[ Caratteri glosse: tondo (carattere romano), corsivo, corpo minore e corpo superiore. Bartolismo: Bartolo occuperà la

scena politica con le opinio – Bartoli, sue opinioni che prevalgono su tutti se si citano in giudizio si ha sempre la

verità. Solo quando i giudici acquisiranno una certa competenza tecnica, allora essi potranno far prevalere le loro

ragioni (portano all’invenzione dei Codici)].

Quaestiones de iuris subtilitatibus (anni ’60 del XII secolo): risolve i dubbi degli studenti. È la tendenza a dare

importanza alle consuetudini germaniche. Hanno la forma di dialogo.

Quaestiones legitimae: nascono dai contrasti tra le parti. Il dilemma è concepito in termine filosofici, basato sull’unità

(ci deve essere un unico impero). La prima fonte è il diritto romano, le altre lo possono integrare. Il diritto romano è un

diritto sussidiario (ruolo che ha dal XII al XVIII secolo a livello europeo).

Diritto canonico

Esso ha un ruolo preminente. È un’altra branca del diritto comune con funzione sussidiaria in ambito privatistico.

Decretum Gratiani (circa 1140): insieme di decreti di varia natura. Prima pietra militare del Corpus iuris canonici

composto da sei opere che guardano la situazione del momento:

• Compilazione non ufficiale: (3 opere) al suo interno ci sono testi disposti in modo abbastanza ordinato, ma vi

sono dissensi, in quanto i testi appartengono ad epoche diverse bisogna risolvere queste contraddizioni;

• Concordia discordantium canonum: opera ufficiale. Brevi commenti di chiarificazione (dicta) che

accompagnano i testi, concepiti allo scopo di superare le contraddizioni presentate tra questi testi;

• Raccolta di testi di varia provenienza (non ufficiale): si dividono in:

− Canoni;

− Decretali e testi di origine pontificia: derivano da lettere di Gregorio Magno in rapporto agli ideali

della Chiesa cattolica;

− 

Scritti dei padri della Chiesa patristica;

− Diritto romano: la Chiesa lo ricorda tra le sue fonti perché integra le sue leggi.

[ Compilazione ufficiale: ha la patente dell’autenticità e, quindi, non può avere contraddizioni nella citazione in

giudizio. Compilazione non ufficiale: se di origine privata può sempre essere messa in dubbio la sua autenticità, anche

in giudizio. Il Corpus iuris canonici varrà fino al 1917 e nel 1983 si avrà una nuova revisione dei Codici].

Il Decretum era accompagnato da Dicta (quasi delle glosse, commenti di chiarificazione per superare i contrasti tra le

fonti attraverso determinati criteri e mediante l’uso della distinctio) es. ratione loci (il giudice è scelto in base al luogo

ove si sono svolti i fatti da giudicare), ratione temporis (temporale, quella recente prevale su quelle precedenti; in base

alle epoche), ratione dispensationis (quando non si trova una soluzione si attinge alle dispense).

I giuristi che analizzano il decreto di Graziano si chiamano decretisti (usano lo stesso metodo d’indagine dei glossatori

civilisti, unendo il metodo didattico a quello scientifico, le glosse, la Summae al Decretum – frequente riferimento al

diritto romano – di Paucapalea, di Rufino, di Rolando e di Uguccione da Pisa, la Glossa ordinaria di Giovanni teutonico

riveduta da Bartolomeo da Brescia nei primi decenni del XIII secolo). I decretisti non si devono confondere con i

decretalisti, compilatori e interpreti delle decretali posteriori al Decretum.

[Utrunque ius: due diritti perfettamente integrati, non c’è uno senza l’altro].

Le decretali e lo ius novum

La Riforma gregoriana, la centralizzazione della Chiesa, il frequente ricorso in appello al Papa (decide spesso mediante

lettera decretale con cui delega a decidere il caso sottoposto al suo giudizio, un vescovo o un altro prelato sulla base

della regola di diritto espressa nella decretale stessa il processo diventa parallelo tra la legislazione laica ed

ecclesiastica nasce nel caso concreto e poi diventa generale) portano ad un accrescimento delle norme canonistiche

provenienti dalla curia romana. La decretale pontificia, analogamente al rescritto imperiale, muta la sua efficacia nel

tempo fino a divenire vincolante con caratteri di generalità. Le decretali vennero trascritte privatamente in numerose

collezioni, che vennero disposte in forma sistematica per facilitarne la consultazione:

• Compilationes antique: cinque raccolte di decretali pontificie (dal 1190 al 1226). Si dividono in:

− La Compilatio prima: curata da Bernardo di Pavia, divide la materia in 5 parti (1190);

− 

Liber extra (X sigla): (1234) più importante insieme alla quarta. Prima composizione ufficiale del

Corpus iuris canonici (la I, il Decretum, non è ufficiale). Il nome deriva da liber extravagantium

(decretali vaganti fuori dal Decretum). Diviso in 5 libri per materia e seguita nelle raccolte successive:

− Iudex: organizzazione giudici ecclesiastici;

− Iudicium: più importante con la seconda. Processo romano canonico;

− Clerus: diritto e doveri del clero;

− Connubium: matrimonio, oggetto di giurisdizione esclusiva della Chiesa;

− Crimen: diritto penale canonico.

Corpus iuris canonici: è composto da:

• Decretum Graziani (1140): non ufficiale;

• Liber extra (1234): ufficiale;

• 

Liber sextus (1298): dopo i 5 libri del Liber extra, promulgato da Bonifacio VIII ufficiale (diviso in 5 libri);

• 

Clementinae: di Clemente V del 1313 ufficiale;

• 

Extravagantes: di Papa Giovanni XXII del 1323 non ufficiale;

• 

Extravagantes communes: 1484 non ufficiale.

L’età d’oro va dal XII al XV secolo.

Decretalisti: usarono un metodo esegetico analogo a quello dei civilisti. I primi decretalisti della metà del ‘200 furono:

• Goffredo da Trani: autore della Summa alle decretali gregoriane;

• Enrico da Susa: detto l’Ostiense, fu autore della Summa Decretalium;

• Sinibaldo dei Fieschi: papa dal 1243 al 1254 con il nome di Innocenzo IV: autore della Lectura al Liber Extra.

Decretalisti tra fine ‘200 e 400:

• Guido da Baysio: detto l’Arcidiacono (1250 – 1313): commento al Decretum e al Liber Sextus;

• Giovanni d’Andrea (1270 - 1348): apparati ordinari di Glosse al Liber Sextus e alle Clementinae; In Primum –

Sextum Decretalium librum novella commentaria;

• Nicolò dei Tedeschi (1386 – 1445): noto anche con l’appellativo di Panormitano. Importanti sono i commentari

al Liber Extra, al Sextus e alle Clementinae, i Consilia;

• Felino Sandei (1444 – 1503): commentaria subtilissima…in quinque libros decretalium.

Principi canonistici e peculiarità: a differenza di quanto avveniva nel diritto romano comune, vi è una componente

legislativa cospicua di diritto nuovo (ius novum) prevalentemente di origine giurisdizionale (genesi delle decretali

parallela a quella dei rescritti), che integra il patrimonio delle collezioni canoniche antiche; Corpus iuris civilis; Corpus

iuris canonici; pluralità dei livelli normativi; gerarchia di fonti che ha il suo vertice invalicabile nella rivelazione

consegnata nelle Scritture dell’Antico e del Nuovo testamento; concili ecumenici; decretali pontificie; sinodi locali;

fonti dottrinali; simbiosi di fonti strettamente giuridiche e di fonti autoritative ma di origine pastorale, derivanti in

buona parte dagli scritti dei grandi Padri della Chiesa, anzitutto Agostino, un’osmosi che dà al diritto canonico un

profilo particolare, in quanto sottolinea la presenza di un sostrato etico – religioso che animo le regole formali del

diritto; compresenza di regole rigide e inderogabili e di un atteggiamento opposto di flessibilità che permette di

superare ostacoli, come avviene in tema di ordinazioni sacerdotali (es. tesi agostiniana volta a riconoscere la validità del

battesimo pure se amministrato da un sacerdote indegno o illegalmente ordinato); frequente ricorso al potere persuasivo

della metafora; norme legate alla concezione propria del tempo nel quale videro la luce, quali quelle dettate dalla

Chiesa in ordine dei rapporti tra poteri secolari e poteri ecclesiastici (decretale del papa Lucio III sulla necessaria

consegna degli eretici al braccio secolare o alle sanzioni fulminate da Innocenzo III contro gli eretici, il peccato è

equiparato a quello di lesa maestà e nei confronti dei quali viene stabilita la confisca di tutti i beni assegnandoli al

principi di cui essi sono sudditi); influì sui diritti secolari, favorendo il ricorso alla prova testimoniale e alla prova

scritta, la norma, del 1215, che pose un argine alle procedure ordaliche (abolizione del duello); molte norme

canonistiche si basano su regole destinate a lunga fortuna; la nozione di ufficio è distinta dalla persona che

temporaneamente lo esercita ed è legata ad una funzione e ad un vincolo di continuità che si prolunga nel tempo;

struttura gerarchica del potere e connessione tra giurisdizione e controllo delle autorità di livello inferiore attraverso il

meccanismo degli appelli; azionabilità del patto nudo, cioè della semplice promessa, che la tradizione romanistica

negava, mentre i decretalisti, ricorrendo al principio per il quale i patti debbono essere osservati (pacta sunt servanda),

sostennero che poichè davanti a Dio la promessa era vincolante indipendentemente dalle forme, essa doveva essere resa

vincolante anche davanti ai giudici; dottrina della buona fede; rescissione per lesione; teoria della persona giuridica,

diversa dalla persona fisica, si fa portatrice di certi interessi; concetto di rappresentanza diretta non presente nel diritto

romano prima era sempre indiretta, ora c’è una diretta imputazione dei diritti del rappresentato al rappresentante;

delibere organi collegiali: principio maggioritario la major pars ha la possibilità di fare approvare al di là della

volontà della minoranza; il matrimonio è oggetto di una legislazione esclusiva del diritto canonico, nell’Illuminismo

una politica statale toglie questa esclusività alla Chiesa. Ha come requisito il consenso anche se ciò è enfatizzato la

 

maggioranza avveniva con il consenso delle famiglie diventavano dei promessi sposi c’erano disposizioni precise

 

per i matrimoni clandestini legge tridentina nasce dall’esigenza di un’ufficialità. Impedimenti: un ecclesiastico non

può contrarre matrimonio, parentela. Ipotesi di nullità: vizio del consenso, verginità; influenza straordinaria sul diritto

secolare fino all’età illuministica ed oltre.

Il processo romano – canonico: è presente nel secondo libro del Liber extra (iudicium). Il processo è regolato su base

romanistica integrata da canoni e decretali e da dottrine e fonti normative particolari. Fasi del processo:

• Fase introduttiva: vi è il libello (domanda giudiziaria fatta per iscritto, querela) con indicazione della

controparte, il petitum (oggetto della domanda presentata in giudizio) e causa pretendi (motivo per cui la

pretende), con o senza indicazione della specifica azione a fondamento della pretesa. Numero ristretto di azioni

e pretese richiedibili;

• Litis contestatio: contestazione della lite; le parti esprimono la volontà di contendere;

• Giuramento di calunnia e spesso idonea cauzione;

• Enunciazione scritta (nell’alto medioevo era orale) e razionale delle domande rivolte all’avversario tramite

positiones;

• Sistema probatorio del processo: prova testimoniale raccolta per iscritto da notai o ufficiali a ciò delegati;

documenti (o erogati dal notaio o di altra provenienza);

• 

Allegazioni (da 2/3 pagine a tantissime) dei difensori ed eventuali consilia di esperti (doctor iuris ha concluso

gli studi giuridici e può dare giudizi);

• Sentenza: per lo più motivata.

Processo penale: sviluppo del principio accusatorio (primato muove un’accusa che poi viene esaminata) al principio

instimatorio (triade del giudice: accusa, giudica e cerca materiale in difesa dell’imputato) diffuso tra fine ‘200 e ‘300

negli statuti italiani e in Europa. Il sistema delle pene si trasforma dal secolo XII al XIV: per i reati più gravi si passa dal

banda e dalla confisca dei beni alla pena capitale. Un furto di grande entità o tre furti piccoli potevano dar luogo alla

pena capitale. La pace privata, strumento di revoca o diminuzione della pena, perde gran parte del suo ruolo, a

vantaggio di un potere esercitato dalle autorità politiche.

Concetto di diritto naturale e il suo sviluppo: da diritto superiore e oggettivo si colora di una valenza soggettiva

destinata a rafforzarsi e a caratterizzare il gius – naturalismo sei – settecentesco.

Origini e organizzazione università. Il modello bolognese: è lo studio universitario del diritto strutturato sul Corpus

iuris civilis. Non è solo uno studio teorico, i testi venivano sempre aggiornati. È composto da tre parti: gestum vetus,

codice e istituzioni parti del Corpus che vanno studiate per forza. Nasce uno specifico ceto di giuristi professionali

impegnati in una molteplicità di ruoli e attività (es. scuola Bulgari tutte le attività di professori e studenti erano svolte

insieme). Vi è un collegamento con la nascita e lo sviluppo dell’università non occorre laurearsi per svolgere

professioni giuridiche ma bastavano solo le nozioni di base per poter gestire attività minori o di famiglia. Inizialmente,

il maestro con gli studenti prende il nome di schola. Successivamente, maestro + studenti = comitiva. Si formano dei

moduli organizzativi a vario livello istituti. L’internalizzazione dell’insegnamento universitario bolognese, che attira

masse di studenti da varie parti d’Italia e d’Europa, porta alla formazione di nationes, che riuniscono gli studenti della

stessa provenienza (es. nationes dei romani, toscani, campani, lombardi). Natio hispanica, germanica, flandrensis (delle

fiandre) accanto alle nationes dei provenzali, dei borgognoni, degli inglesi…

Universitas: persona giuridica termine usato per designare diverse comunità organizzate, dal comune alla

corporazione di mestiere, al Regno… Nel ‘200 si formano due Universitates distinte, rette da Rettori eletti dagli studenti

 Universitas dei Citramontani (al di qua delle Alpi) che riunisce le nationes dell’area italiana e l’Universitas degli

Ultramontani (al di là delle Alpi) che riunisce le nationes degli studenti stranieri l’università deve interagire con tutte

le istituzioni dei Comuni.

Constitutio Habita (istituzione normativa imperiale) del 1158: emanata da federico Barbarossa per gli “exules amore

scientiae”, volta a garantire agli studenti una serie di privilegi e di poteri: autonoma giurisdizione speciale dei professori

(o del vescovo) e dei rettori nelle cause civili e penali con studente come convenuto (le discussioni di laurea venivano

fatte davanti ai vescovi). Essa è generale (vale per tutti) e valevole per sempre. Elimina la rappresaglia, perversa

consuetudine (malvagia, prava e quindi può essere disapplicata).

Divieto di rappresaglia: la rappresaglia era un istituto che faceva si che se un convenuto non pagava, allora ci si poteva

rifare su un altro studente della stessa nazione. Con il divieto non ci si può più rifare su un’altra persona.

Nasce l’industria libraria stimolata dalla crescente domanda di testi: il professore era ben pagato e lo studente pagava

tanto per studiare. Attività degli stationari (possessori e noleggiatori di testi più usati) copiavano i libri a mano in

pecie (16 pagine a testa) affidate a diverse scrivani (scriptones o amanuense) e poi i librari unificavano le pecie e

confezionavano i libri: ligatores. Accanto operano gli extimatores, i miniatori, i cartolari o pergamentari (addetti alla

fornitura del materiale scrittorio). Il rapporto tra professori e studenti da privatistico (sistema delle collectae studenti

danno dei soldi ai professori) si trasforma in pubblicistico con un salarium ai professori pagato dal Comune concorda

con i professori le condotte. I diritti e i doveri degli studenti e dei professori sono garantiti da pegni e dall’eventuale

mancato pagamento di parte dello stipendio.

Corso studi giuridici: cattedre ordinarie (Lecturae) del Digestum vetus e del Codex; cattedre straordinarie (Lecturae)

del Digestum Infortiatum e Digestum Novum, delle Istituzioni e delle Novelle, talora nei libri feudorum.

La disciplina si irrigidisce e impone ai professori obblighi crescenti e ben determinati.

La durata degli studi è variabile: 7/8 anni per la laurea in iure civili, 6 per la laurea in iure canonico. Molti studenti non

terminano gli studi e non si devono dare esami periodici. Alla fine del ciclo di studi, lo studente, previo accordo con i

professori è ad privatum admissus ammesso a sostenere un esame privato a porte chiuse, davanti al Collegio dei

dottori giuristi su un punctum estratto a sorte poco prima e approvato dalla maggioranza dei professori. Segue un esame

pubblico licenza docenti. Vi è un’eterogenea provenienza cetuale dei laureati, anche se soprattutto studiano nobili e

borghesi appartenenti a famiglie con risorse economiche adeguate. La laurea è un mezzo di ascesa sociale, canale

privilegiato di mobilità sociale il dottore poteva essere considerato nobile. Il modello bolognese ha una lunga durata

nel tempo (fino al 600-700) che si impone in tutta l’Europa continentale.

Comuni


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19fede93

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 19fede93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Di Renzo Villata Gigliola.

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