Storia giuridica medievale
Alto medioevo V-X sec. d.C.
Regno barbarico.
Basso medioevo XI-XV sec. d.C.
Umanesimo giuridico.
L'impero e la chiesa dopo Costantino
Costantino muore a Nicomedia nel 337 d.C. Dopo di lui, l'Imperatore inizia ad impersonare una nuova Maiestas, che andava assumendo altissimi contenuti di ideali e sacertà. Il crimen laesae maiestatis, individua non solo l'alto tradimento e l'oltraggio alla persona sacra del monarca, ma anche l'attentato ai suoi consiglieri e ai membri del concistoro e del senato.
Giustiniano, diventato sempre più tiranno, dopo la fallita rivolta di Nika del 532 (protagonisti della rivolta furono i commercianti, i borghesi, che erano i Verdi oppressi dalle tasse sempre più pesanti, contro gli Azzurri invece, protetti dall’Imperatore, che rappresentavano i latifondisti), non esiterà a proclamare che Dio aveva assoggettato a tal punto le leggi all'imperatore, da fare di quest'ultimo la “legge animata in terra”.
Lo svolgimento storico attestato, si rispecchia anche nel sistema delle fonti del diritto. Il binomio leges-iura continuò a caratterizzare la dinamica interna dell'ordinamento, almeno fino alla promulgazione del Digesto (533) di Giustiniano, che unificò leges e iura. Le leges sono le costituzioni imperiali, cioè norme emanate dall'Imperatore. Gli iura non erano leggi, ma principi idonei all'applicazione nella prassi, tratti sia dagli Editti pretori, sia dalle opere di giureconsulti: i giuristi avevano quindi la capacità di emanare pareri aventi la stessa efficacia della legge.
Da Costantino in poi, malgrado la presenza sempre più ingombrante del monarca nella produzione del diritto, nessuno si sognò d'interrompere formalmente la tradizione dei gloriosi iura. Fu soltanto necessario disciplinarla per adattarne l'uso ai tempi nuovi segnati da grande decadenza culturale. L'Imperatore non può permettersi che i giuristi, lo contraddicano con le loro opere, perciò permette loro di emanare norme solo se egli stesso gli ha conferito lo ius respondendi.
La Legge delle Citazioni e le istituzioni di Gaio
Nel 426, l'Imperatore Valentiniano III indirizzò al senato di Roma la Legge delle Citazioni, dove si stabiliva che potessero essere utilizzati in giudizio, solo le opere di cinque autori stimati: Papiano, Paolo, Gaio, Ulpiano e Modestino; in caso di discordia tra i pareri degli autori, vinceva il parere della maggioranza; in caso di parità numerica, prevaleva il parere di Papiano. Quanto agli altri giuristi, li si poteva allegare solo se citati dai cinque grandi, e solo esibendone i testi originali.
Gli iura continuarono nel basso Impero ad avanzare faticosamente per la loro strada; tra questi verranno annoverate le Istituzioni di Gaio (180). Esse confluirono più tardi nell'Epitome Gai, che era una parafrasi e commento delle Istituzioni. Vita lunga ebbero anche i Tituli ex corpore Ulpiani (V secolo) di Ulpiano. Sempre in quest'epoca viene composta anche la Fragmenta Vaticana, ch'era un manuale istituzionale scolastico. Ma gli iura non affidano la loro sopravvivenza soltanto alla volgarizzazione di qualche opera antica risalente ai tempi gloriosi del principato.
Vi sono, fin quasi alle soglie del medioevo, segni di qualche produzione nuova. Ad esempio troviamo la Lex Dei, un manualetto di comparazione tra legge biblica, e quella di Roma. Gli iura, nell'era del dominato, erano comunque la parte dell'ordinamento ormai al tramonto. Rappresentavano la vecchia tradizione occidentale; dacché il centro dell'Impero aveva traslocato a Costantinopoli, le idee d'Oriente avevano fatto presto a spostare l'asse portante del diritto sulle leges, ossia sui comandi del monarca onnipotente.
Codificazione e primi codici
Nasce in quest'epoca un certo gusto per la “codificazione”. I codici non erano altro che collezioni di norme vecchie e nuove. I primi codici entrano in scena ai tempi di Diocleziano (284-305). Troviamo il Codice Gregoriano (293), che esibiva rescritti dall'età di Adriano in poi; il Codice Ermogeniano, che raccoglieva rescritti Dioclezianei. Nel 438 nasce il Codice Teodosiano (438), voluto da Teodosio II d'Oriente e che era una raccolta normativa intesa come seguito del Codice Gregoriano ed Ermogeniano; gli iura furono tralasciati, vennero codificate solo le costituzioni imperiali vigenti, in 16 libri.
Diocleziano, fu un grande riformatore che aspirava alla conservazione del passato; fu l'Imperatore che ambiva a restaurare la magnificenza antica e finì con l'ergersi a difensore della gloriosa romanità pagana; se la prese quindi prima con i manichei d'Egitto, poi con i Cristiani, scatenando contro di loro l'ultima persecuzione. Tanto è fosca l'immagine che la tradizione cattolica ci ha tramandato di Diocleziano, tanto è luminosa invece quella che ci ha consegnato di Costantino: da lui è cominciata la storia del millenario Impero Cristiano Bizantino.
Costantino e il cristianesimo
Il 313, è l'anno della svolta per i cristiani; si ha infatti l'Editto di Milano, nel quale fu sancita la fine della persecuzione dei cristiani e fu proclamata la neutralità dell'impero verso ogni religione. Tra il 318 e il 321 vedono poi la luce alcuni importanti istituti della chiesa: Episcopalis Audientia, il giudice ordinario lasciava le cause al giudizio vescovile, qualora le parti l'avessero richiesto concordemente; la Manumissio in Ecclesia, corrispondente alla manussio inter amicos, che veniva celebrata prevalentemente da pagani.
Altro merito che i cristiani danno a Costantino è quello della concessione alle loro chiese della capacità di riceve eredità e legati, le cosiddette “donationes pro anima”. Nel 330 nacque Costantinopoli, la nuova Roma, che ebbe il marchio di città pagana (la religiosità di Costantino è ambigua, da una parte si dimostra con molti suoi atti favorevole al Cristianesimo, dall'altra è adoratore del re sole).
Il Concilio di Nicea (325), fu un evento grandioso; la chiesa cattolica vi si auto-affermò ufficialmente di fronte all'eresia. Gettò anche il primo seme dell'organizzazione gerarchica della chiesa universale. Nel Concilio venne condannata la dottrina ariana, secondo la quale solo il Padre aveva natura divina, mentre il Figlio era creato; fu enunciato il nuovo dogma della “identità della sostanza divina” di Padre e Figlio. Nel 381 poi, nel concilio di Costantinopoli, anche lo Spirito Santo fu assunto nella consubstantia divina.
Cesareopapismo e il potere normativo del Pontefice
In quest'epoca si affaccia lo spettro del cesaropapismo, cioè la tendenza del potere imperiale a sovrapporsi a quello religioso. Ad alimentare il cesaropapismo contribuì di sicuro l'arianesimo. Diventò ariano anche Costantino, che si fece battezzare sul letto di morte da Eusebio di Nicomedia, vescovo ariano. Eretico fu suo figlio Costanzo II, il quale si adoperò per trasferire alla Chiesa ariana, la patente di “cattolica”, e poco mancò che ci riuscisse.
La vittoria del cattolicesimo romano fu sanzionata nel 380, anno in cui Teodosio I il Grande, emanò il celebre Editto di Tessalonica, che impose a tutti i sudditi dell'Impero di seguire la religione insegnata dall'apostolo Pietro e professata dal pontefice di Roma; il Cattolicesimo fu quindi elevato a religione di Stato, giuridicamente obbligatoria per tutti.
Il problema dolente fu però l'unità del comando della chiesa; anche se già nel Concilio di Costantinopoli (381), si ebbe il riconoscimento del primato papale, il problema fu solo in apparenza risolto. Trascorsero infatti 70 anni, e Costantinopoli non tollerò più di passare dopo Roma; nel Concilio di Calcedonia (451), la sede di Costantinopoli e quella di Roma furono messe allo stesso livello; il Papa perse quindi il suo primato.
Sant'Ambrogio, sta dietro a tutte le vicende di fine secolo (fine 300), in cui si sono trovati di fronte Chiesa e Impero. Egli ottiene da Graziano, che rinuncia al titolo di Pontifex Maximus, e da Teodosio, riesce a ottenere una clamorosa penitenza pubblica. Per la prima volta, il più grande dei sovrani, si sottomise alla Chiesa.
Papa Gelasio I (492-496), difese il primato del Papa e combatté il cesaropapismo. Gelasio lo fa discendere dal primato che Cristo aveva inequivocabilmente attribuito a Pietro; principio riscontrabile nel Decretum Gelasianum. Quanto al secondo punto, cioè il cesaropapismo, il famoso proclama gelasiano del dualismo delle dignità e della divisione delle competenze tra il potere spirituale e temporale, ha costituito il fondamento della dottrina della Chiesa; il Papa l'ha formulato nel trattatello De anathematis vinculo.
Di fronte alla fiammata violenta del cesarismo bizantino, il Papa si decise ad ammonire Anastasio (che sedeva sul trono di Costantinopoli), dicendogli appunto che il predominio sul potere spirituale spettava alla Chiesa (auctoritas), mentre su quello temporale era competente l'Imperatore (potestas).
Il potere normativo del Pontefice aveva cominciato a manifestarsi sistematicamente a partire dal IV secolo; si esprimeva in lettere, attraverso le quali venivano decise fattispecie concrete (decretales). I canoni degli apostoli, invece, comprendevano regole conciliari sul culto, sull'ordinazione sacerdotale e sulla vita dei vescovi e dei chierici.
A Roma, tra il V ed il VI secolo, vi fu un’esplosione di iniziative compilatorie; la più importante fu la Collezione Dionisiana; ne fu autore il monaco Dionigi, e diventò il codice “ufficioso” della Chiesa di Roma. Tale codice, passati circa 200 anni, fu molto modificato, e ne fu cambiato persino il nome in collezione Dionysio-Hadriana. Tale collezione, aveva una temibile concorrente oltr'Alpe: la collezione Isidoriana o Hispanica.
I materiali delle due raccolte sono simili, sicché non vi è rischio di collisione; spira però sulla Collezione Isidoriana, un'aria nuova e medievale per via dell'aggiunta di canoni dei recenti concili gallici e iberici.
Regni e leggi romano-barbariche
Le invasioni barbariche furono solo eccezionalmente campagne militari ordinate alla conquista dei territori Romani; per lo più erano infatti scorrerie di tribù che varcavano la frontiera, a fini di saccheggio. La carica dirompente delle “invasioni”, esplose in realtà solo dopo che i barbari si erano stabiliti al di qua dei confini, sui territori romani, con l'assenso di Bisanzio, in quanto furono arruolati per scopi militari. Avvenne però col tempo che alcune unità germaniche si ribellassero, e forti della forza delle armi, s'impadronissero gradualmente del potere; ma non agirono da nemici veri e propri dell'impero, erano mercenari o milites federati.
Esempio emblematico sotto questo aspetto, è quello dei Visigoti; nel 410, guidati da Alarico, i Visigoti penetrarono sino a Roma, e la saccheggiarono (sacco di Roma). Alarico, era un generale federato. Tale sacco, è stato determinato più da spirito di vendetta nei confronti di Onorio l’Imperatore d'Occidente.
Dopo il sacco Alarico proseguì il suo cammino verso l'Africa, ma giunto in Calabria, morì sempre nel 410. Gli succeddette Ataulfo, che guidò i Visigoti in Gallia. Ogni re visigoto, fino a Reccesvindo, assunse il nome di Flavius; nome che evocava l'appartenenza fittizia alla “famiglia imperiale”.
I Burgundi, erano entrati in Gallia, con propositi feroci e da nemici dei Romani; ma nel 437, il generale Ezio, aveva stroncato i loro sogni di grandezza; ne fece poi milites federati; il processo di Romanizzazione fu rapido, e ruota tutto intorno al re Gundobado; egli continuò per tutto il lungo regno, a professare fedeltà all'impero e la trasmise anche ai suoi successori.
Anche qui vi fu una doppia legislazione: la Lex Burgundionum, che doveva essere applicata per i Burgundi, e la Lex Romana Bungundionum, da applicare ai Romani. La doppia legislazione non toccò invece ai Franchi, che diventarono padroni della Gallia; grazie a Clodoveo (481-511), qui entrò in vigore il Pactus Legis Salicae, complesso di norme di marca germanica; esso consisteva in una serie di capitoli quasi tutti diretti a stabilire pene pecuniarie per i reati.
Nel 506 Alarico II fece comporre la Lex Romana Wisigothorum, una ricca antologia di fonti normative romane vigenti, tutte riprodotte nel testo originale. Si divide in una prima parte di leges, e una seconda parte di iura. Nel 507 Alarico II, muore nella battaglia contro i Galli, che li costringono a varcare i Pirenei ed a rifugiarsi in Iberia.
La legislazione alariciana, si pose affianco ad un complesso di norme già esistente: la Lex Visigothorum; per un secolo e mezzo, nel periodo del regno iberico, i visigoti ebbero 2 leggi. La Lex Romana Wisigothorum, sarebbe stata utilizzata solo dai Romani, mentre la Lex Visigothorum (più semplice e rozza), solo dai Goti.
È uso datare la caduta dell'impero romano d'Occidente nel 476 d.C. Giulio Nepote Imperatore nel 474, nel 475 era già stato deposto dal patrizio Oreste per permettere a suo figlio Romolo Augustolo di governare. Ma nel 476, Odoacre, chiamato a combattere contro i Visigoti, chiese a Oreste uno stanziamento di terre in Italia; Odoacre si oppose e venne ucciso; il giovane Romolo fu invece deposto e mandato in esilio.
Quanto mancava ad Odoacre, che aveva ottenuto il titolo di Rex dai suoi Germani, e aveva occupato l'Italia, era il riconoscimento del patriziato da parte bizantina, Zenone, Imperatore d’Oriente gliela rifiutò. All'atto pratico, comunque, Odoacre esercitò certamente i poteri con pienezza, ma lo fece nel rispetto di Roma e delle istituzioni preesistenti, collocandosi anch'egli, come e forse più di altri, all'interno dell'Impero.
Teodorico, re degli Ostrogoti, riuscì nel 493 a chiudere Odoacre entro le mura di Ravenna, e successivamente lo uccise. Teodorico rispettò sempre l'ordinamento e l'amministrazione dei Romani; ai Romani affidò le alte cariche dello stato, e rispettò le Chiese cattoliche. Come i Visigoti, e i Burgundi, anche gli Ostrogoti avrebbero avuto la loro sintesi di diritto volgare, diretta a regolare i rapporti tra barbari e romani.
Le difficoltà tuttavia non mancarono, e Teodosio redasse l'Editto, nel quale ha molta importanza il diritto penale; su un paio di capitoletti è opportuno soffermarsi: il Patrocinum, in base al quale persone potenti stavano in giudizio al mio posto; abbiamo poi i servi della gleba (servi della terra), ed i collegia, i figli sono obbligati a fare il lavoro del padre.
Giustiniano
Giustiniano nasce nel 482, in Macedonia; sale al trono dell'Impero d'Oriente nel 527 e vi resterà fino al 565. La sua politica si è sviluppata lungo 3 linee direttrici:
- Codificazione del diritto
- Restaurazione con le armi, del potere di Costantinopoli all'interno dell'Impero
- Unificazione della Chiesa cattolica (obiettivo fallito)
1 - Appena salito al potere, ordinò la rielaborazione dei codici Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano e di preparare un nuovo codice, snello e aggiornato: il Corpus Iuris Civilis. Viene fatta quindi una 1° edizione del codice, del quale però ci sono giunti solo alcuni frammenti; la 2° edizione è invece composta da 4 libri: Codex (raccolta di costituzioni imperiali), Digesto o Pandette (frammenti di opere giuridiche romane), Istituzioni (manuale per la scuola) e Novelle (leggi Giustinianee posteriori alla pubblicazione del Codice).
Il codice dopo breve tempo, sembrò incompleto, dato che non prendeva in considerazione numerose nuove norme, ed in particolare le quinquaginta decisiones; si decise così di farne un'edizione aggiornata: il Codex Repetitae Praelectionis. Dopo la morte di Giustiniano le novelle vengono divise in 2 parti: l'Epitome Iuliani, riassume, rimaneggia e traduce in latino 124 novelle, per scopi pratici; l'Authenticum è una raccolta fedele di 134 novelle rese tutte in latino.
2. - L'obiettivo ambizioso di Giustiniano era quello di riconquistare l'Occidente. Nel 533, il Generale Belisario, salpò per l'Africa e sconfisse i Vandali e tornò a Costantinopoli da trionfatore; fu poi il turno dell'Italia, sbarcato in Sicilia, l'ebbe tutta in mano; passò poi alla Calabria cercando di risalire la penisola, ma prima di conseguire la vittoria definitiva, dopo anni di campagna, gli Unni piombarono a minacciare la Tracia e la Macedonia, e ancora più grave, Cosroe ruppe la tregua; Belisario lasciò l'Italia, ed i Goti lentamente si ripresero e le sorti della guerra volsero decisamente a loro favore; ma ecco che un nuovo armistizio coi Persiani, consentì la riscossa; l'eunuco Narsete condusse un secondo esercito attraverso la Dalmazia ed ebbe in mano la penisola.
3. - Giustiniano estese la sua compilazione all'Italia riconquistata. L'Italia diventò quindi formalmente terra di diritto Giustinianeo attraverso una Pragmatica Sanctio portata da Papa Vigilio nel 554 a Roma. A differenza del resto d'Europa che conservò le leggi romano barbariche, e quindi il diritto teodosiano.
Nel 569, l'esercito longobardo condotto da re Alboino, dopo aver abbandonato la Pannonia, si affacciò sul Friuli e sulla pianura padana; era un popolo originario della Scandinavia. Clefi, successore di Alboino, massacrò molti cittadini Romani, ed altri li esiliò; a qualche anno di distanza, anche Auturi, figlio di Clefi, diede il via ad una ecatombe di nobili Romani.
La stessa strategia adottata nel corso dell'occupazione militare del territorio, aveva finito col disperdere i conquistatori in tanti distretti fortemente autonomi. Sin dall'inizio, Alboino aveva infatti staccato gruppi di farae, corpi di spedizione, a occupare singoli distretti. Gruppi tanto poco disposti all'obbedienza, che dopo l'assassinio di Re Clefi (575), si rifiutarono di eleggere un successore per 10 anni, nei quali regnò il caos.
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