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lo più mnemonico, scritto in un latino ormai distante dalla lingua corrente) e studiare quei libri e cominciò ad

insegnare mentre studiava facendo partecipi altri studiosi.

è considerato “lucerna perché a partire da lui si può parlare di diritto come scienza e disciplina

Irnerio iuris”

autonoma, anche se la sua figura è avvolta nella leggenda.

Uno dei meriti di Irnerio è quello di aver trovato le parti mancanti centrali del Digesta.

La tradizione ricorda che Irnerio avrebbe però scoperto il testo in fasi successive. Ma solo dopo il 1400 si

cercò di fare luce sul modo in cui veramente Irnerio avrebbe riscoperto il Digesto; si mise appunto sotto

inchiesta questo fatto per vedere se si stesse studiando la versione originale o una copia non autentica.

Il testo Irneriano del Digesto è conosciuto come Littera Bononiensis o VULGATA (studiata nelle scuole di

diritto) ed è differente dalla Littera Pisana o FIORENTINA ( altro famosissimo manoscritto non studiato

nelle scuole) in cui sono tramandati i passi greci originari del Digesto trascurati in ambiente bolognese

(graeca no leguntur).

Abbiamo anche in questo periodo e per merito di Irnerio una risistemazione del Corpus Iuris Civilis in 5

volumi:

 Digestum vetus: 1-24.2

 Infortiatum: 24.3-38

 Digestum novum: 39-50

 Codex: primi 9 libri

 Volumen parvum: Tres libri del Codex, Institutiones, Novellae (divise in 9 collationes)

Con Irnerio finalmente si può parlare di scientia iuris.

Il diritto acquisisce finalmente autonomia rispetto alle altre arti del trivium e del quadrivium e si distingue

dall’etica, dalla morale e dalla logica; Irnerio donò un’autonomia al fenomeno giuridico.

quindi

Inoltre si ha una distinzione tra la scienza e il foro, tra la scienza dei dotti e quella dei pratici: i dotti si

occupano esclusivamente dei diritto giustinianeo.

Tra gli allievi di Irnerio le fonti attestano i nomi di Bulgaro, Martino, Iacopo e Ugo.

Si dice che Irnerio in punto di morte si sia ricordato dei suoi allievi ricordandone le peculiarità.

 Bulgaro dalla bocca d’oro

 Martino conoscitore perfetto delle leggi

 Ugo mente delle leggi

 Iacopo quello a lui più simile

Bulgaro e Martino diedero vita a due diverse scuole di diritto con idee contrapposte; si scontrarono per

alcune questioni ma la scuola di Bulgaro avrebbe avuto la meglio.

Durante una dieta a Roncaglia nel 1154 Federico Barbarossa convocò gli allievi di Irnerio per interrogarli

spettanti all’imperatore.

riguardo a quali fossero i diritti imperiali (iure regalia )

Il Barbarossa nel 1156 per ringraziare i quattro dottori della loro consulenza istituì con una costituzione

privilegi rivolti ai professori e agli allievi dell’università.

imperiale (autentica Habita) dei

Con queste concessioni l’imperatore riconosce tacitamente un immenso valore alle scuole di diritto.

Questa costituzione verrà inserita all’interno dei libri legales e successivamente estesa a tutte le scuole della

cristianità presenti sul territorio dell’impero.

Questi sono: in ogni parte dell’impero

1. Privilegi fiscali→ e a prescindere dalla nazionalità degli studenti.

→dispone

2. Foro privilegiato che professori e studenti siano sottratti al giudice ordinario e siano

invece giudicati da studenti e professori stessi.

3. Libera circolazione→ con una sorta di salvacondotto (passaporto) studenti e professori potevano

muoversi liberamente all’interno dell’impero senza bisogno di pagare dazi e pedaggi.

4. Divieto di rappresaglia→ non potevano inoltre essere esposti a rappresaglia (istituto secondo il quale

un creditore può rifarsi contro un qualunque concittadino del proprio debitore).

Da Irnerio a Accursio si sviluppa la scienza della glossa.

XII l’attività didattica e scientifica è connotata da un forte attaccamento al testo giustinianeo

Nel corso del

che si traduce nelle GLOSSE.

Il desiderio di conoscere in modo perfetto il diritto giustinianeo porta però ad un allontanamento dei

contemporaneo. Nonostante l’autonomia didattica e scientifica assunta dal diritto,

glossatori stessi dal diritto

l’attività dei glossatori tradisce infatti ancora evidenti nessi con gli studi letterari e filosofici; la cultura

letteraria serve ancora all’argomentazione legale.

Le glosse sono definibili come annotazioni interlineari o marginali al testo giustinianeo.

Al centro di una glossa c’è il testo manoscritto e intorno un corredo di annotazioni al margine.

I glossatori riportano sempre il testo giustinianeo stesso, a differenza di ciò che si farà nel 1400-1500, e poi

riportano commenti di vari giuristi al margine; solitamente firmano i commenti ai testi con una lettera o con

una sigla (B. o Bul. per Bulgaro).

Il complesso di glosse si chiama apparatus; con il tempo apparati si aggiungono ad altri apparati.

A partire dalla metà del XII gli apparati tendono a cristallizzarsi e le additiones sono quindi solo le eventuali

nuove aggiunte.

La storiografia per quanto riguarda l’attività dai glossatori si divide.

 Alcuni dicono che i glossatori abbiano subito solo una ricezione passiva dei libri legales.

 Altri affermano invece che i glossatori abbiano compiuto una manipolazione attiva dei libri legales.

L’attività ermeneutica di tutti i giuristi medievali si definisce interpretatio.

La scienza giuridica si assunse il compito di ordinare giuridicamente la società, cercando soluzioni (norme)

convenienti ai tempi (“momento di effettività”). I testi giustinianei reinterpretati sono la base autorevole su

di validità”).

cui poggiare tali soluzioni (“momento

Il giurista cerca di adattare un testo vecchio alle esigenze moderne che nel frattempo sono mutate.

Si sviluppano a partire da Irnerio (1100-1200) progressivamente nuove tecniche ermeneutiche che

consentono di adattare il Corpus Iuris Civilis alle esigenze della realtà medievale.

Le tecniche sviluppate sono quattro:

1. Distinctiones: il testo viene scomposto analiticamente come viene scomposto il punto del diritto

esaminato.

2. Regulae iuris o Brocarda: i glossatori cercano di riunire proposizioni singole sintetizzanti principi di

diritto (sono utilizzate ancora oggi).

3. Casus: i glossatori, per meglio comprendere leggi e passi giurisprudenziali, si inventano fattispecie

pratiche

4. Dissensiones dominorum: individuazione delle diverse opinioni dottrinali discordanti su un punto di

diritto.

Nel tempo cambiano anche i generi letterari del genere della glossa.

Troviamo infatti:

 SUMMAE : trattazioni sistematizzanti, compendi per singoli titoli o libri o argomenti (specie sul

Codex).

 QUAESTIONES DISPUTATE : da tecnica didattica (pro, contro e solutio) diventano un modo di

speculazione scientifica. Riassumono le discussioni usate all’interno delle lezioni per usi didattici.

 TRACTATUS : raccolte di quaestiones disputate su uno specifico argomento.

Gli argomenti generalmente riguardano istituti o problemi di diritto privato, ai glossatori non interessano

infatti diritti che sono a rilevanza pubblicistica oppure diritti minori (es. notarile, statutario).

I glossatori più importanti sono gli allievi di Irnerio: Bulgaro, Martino, Iacopo e Ugo.

(fondatore dell’università

Ricordiamo anche Rogerio, il Piacentino, Giovanni Bassiano, Pillio da Medicina di

Azzone de’ Porci.

Modena) e

Azzone de’ Porci, allievo di Giovanni Bassiano e maestro di Accursio, autore di una Summa Codicis ovvero

l’opera avviata da Irnerio per

di una sistematizzazione dei primi 9 libri del Codex conclude anche

l’autonomia della scienza del diritto. per l’argomentazione

È convinto del fatto che la cultura letteraria non serva più al retore o al giurista legale.

Inoltre sostiene che il diritto sia una vera e propria filosofia di vita

Tra 1100 e 1200 i professori, ovvero gli interpreti del diritto, sono protagonisti di una vertiginosa scalata

nei secoli. L’opera di Azzone verrà stampata fino

sociale e politica e la loro fama rimane immutata e gloriosa

al 1700 (“chi non ha Azzo non vada a palazzo”).

Nei primi anni del XII Bologna è già celebre per le sue scuole di diritto; esistono poi altre scuole di diritto

minore. In queste scuole minori in Italia si insegna il diritto longobardo e quello processuale (che non si

studiano nell’Alma Mater); in Francia invece si insegna il diritto canonico.

Come i comuni così anche gli Studia si istituzionalizzano col passare del tempo, dandosi degli statuti

universitari e tenendo un elenco degli studenti che frequentavano una certa scuola (matricula).

bolognese, uno dei più importanti ha una struttura e un’origine ben definita.

Lo Studium

Cambia però progressivamente nel tempo il rapporto tra docenti e discenti e tra essi e le istituzioni politiche.

Il primo ad interessarsi di questo studium fu il Barbarossa che concesse a studenti e professori ampi privilegi.

La scuola di Bologna è frutto di un iniziativa privata tra maestri e studenti, che lo ricompensano con la

il professore chiama “mei i suoi studenti.

collecta. Fra tutti si costituisce una comitiva: socii”

L’organizzazione iniziale era piuttosto semplice:

 Non esistevano prerequisiti o esami

 Chi voleva imparare doveva essere in grado di comprendere le lezioni del maestro

 Non esistono problemi di tipo burocratico

 Non vi sono titoli di studio da esibire ne iscrizioni; i primi elenchi di studenti saranno compilati più

tardi, dopo la metà del 1200, e saranno chiamati matricolae.

Lo sviluppo della scuola bolognese fu veloce e prestigiosa.

 Il numero degli studenti crescevano rapidamente

 Gli studenti provenienti dalla stessa area si riunivano in gruppi detti nationes.

 Le nationes eleggono un capo detto rector

 Nasce così l’universitas scholarium (università degli studenti) diretta da un rector

 Si organizzarono due universitates:

o Citramontani : campani, romani, toscani, lombardi.

o Ultramontani : spagnoli, francesi, tedeschi, provenzali.

Fonti importanti per comprendere gli studia sono gli statuti universitari formalizzati e messi per iscritto.

impongono i propri statuti ed impegnano i professori all’insegnamento, concordano con costoro i

I rectores

corsi da svolgere, la durata di essi e i giorni che questi potevano allontanarsi per affari privati.

l’onere economico degli stipendi; i professori iniziano così ad

Trasferiscono inoltre al commune civitatis

essere pagati dal comune e non più dagli studenti.

Un collegio di giuristi dottori è istituito a Bologna verso la metà del 1200.

I collegia dei doctores di diritto civile e dei doctores di diritto canonico sono ben distinti dagli studenti e

distinti pure dalle scuole attive nella città, diventando così una corporazione esclusiva che tende a chiudersi.

Anche i collegia dei giuristi dottori hanno regole interne, organi assembleari e capi (i Priores).

L’organizzazione delle lezioni diventa di tipo burocratica e tecnica.

Si introduce un numero minimo di anni da frequentare e le lezioni sono divise in due parti: de mane e de

sero. La mattina si studiano letture ordinarie del Digesto Vetus e del Codex; il pomeriggio invece si hanno le

l’Infortiatum,

letture straordinarie riguardanti le parti rimanenti dei libri legales: il Digesto Novum, le

Institutiones, i tres libri e le Novellae. Si inizia ad insegnare anche il diritto canonico.

L’interesse delle scuole di diritto porta anche alla nascita di nuove attività commerciali come ad esempio

quelle delle stationarii o venditores librorum, che affittavano testi delle leggi che poi gli studenti ricopiano o

li vendevano. Ve ne sono di due categorie:

1. Possessori di esemplari originali o copie autenticate delle leggi e delle opere dottrinali; gli exempla

per essere copiati in fretta sono spesso portatori di errori. Sono divisi in fascicoli detti peciae.

2. Quelli che organizzano la riproduzione degli originali per mezzo di un lavoro di copiatura affidato ad

esperti amanuensi e commerciano sia le nuove copie prodotte sia le copie usate ricevute dagli

studenti.

L’organizzazione non prevede l’obbligo

degli studi nel 1300 come agli inizi del XII sec. di sostenere esami.

Perché il profitto dello studente era controllato quotidianamente a scuola. Solo successivamente si

introducono esami molto difficili che consentono di ottenere titoli diversi.

Lo studente giunto agli ultimi due anni deve affrontare prove impegnative e durante questi anni diventa

l’aiuto di un

Baccalarius in actu legens. Con promotor, che ha dovuto trovare da solo, lo studente poi

intraprendeva un tentamen che permetteva di continuare gli studi e sostenere un esame. Si diventava così

licentiatus dopo aver sostenuto il baccalarius privatam ammissus.

Si può insegnare solo dopo aver passato un esame pubblico, di solito tenuto nella cattedrale della città, che si

concludeva con l’attribuzione, fatta dall’autorità ecclesiastica, del dottorato e la consegna dei simboli (anello

della sapienza, toga e berretto). Questo lungo processo permetteva di diventare appunto doctor.

È inoltre importante ricordare che solo se si studia in alcune scuole che sono raccolte in uno Studium

generale (es. Bologna) si avrà il proprio titolo dottorale riconosciuto legalmente da tutte le popolazioni

cristiane. Il titolo vale ovunque ed è quindi ovunque riconosciuto.

Questo riconoscimento è un chiaro esempio dell’universalità acquisita dalla civilis scientia.

L’evoluzione degli studi universitari si può così riassumere:

I. Societas tra maestro e allievo

Si forma l’universitas

II. articolata in nationes

Nei primi del 1200 gli studenti divisero in due l’originaria

III. universitas: ultramontani e citramontani

IV. Gli studenti abbandonano Bologna per trasferirsi in università di dimensioni più modeste come

Modena, Vicenza e Padova.

Dal 1400 in poi l’università diventa degli studi e non più degli studenti.

V. dell’Italia settentrionale e

Gli statuti sono tutte quelle leggi scritte che si danno gli ordinamenti comunali

centrale. La maggior parte degli statuti sono andati perduti e solo di alcuni ci è pervenuta qualche traccia.

Si può comunque dire che in quella grande età che fu l’età basso medievale tutti i comuni si diedero delle

leggi scritte di tipo statutario.

Lo statuto comunale ha una data formazione, un rapporto particolare con i giuristi e un evoluzione propria.

La vita dello statuto è abbastanza lunga anche perché spesso subisce i dovuti mutamente dovuti sempre più

spesso all’evoluzione giuridica. si ha grazie al lavoro di un” legislatore comunale” (questo termine

La costituzione dello statuto comunale

comprende tutti quei soggetti che concorrono alla formazione dello statuti) che si impegna su 3 fronti:

 Formalizza registrandoli i giuramenti prestati dai reggitori e dagli amministratori del comune detti

brevia. Questi sono le norme più antiche introdotte nello statuto comunale. Sono scritti in latino ed in

prima persona; a partire dal 1200-1300 si abbandona la formula dei breve e sono scritti in terza

persona.

 Mette per iscritto anche le nuove disposizioni legislative adottate dai nuovi organi dal governo

statuale; queste sono le deliberazioni consiliari più importanti. Il consiglio comunale si riuniva

sistematicamente nel tempo e spesso prendeva decisioni non riportate negli statuti ma riportate

altrove. Il diritto nuovo prodotto dal legislatore comunale forma gli STATUTI IN SENSO

STRETTO.

 È ritornata infatti l’esigenza di consolidare usi

Formalizza molte consuetudini locali (mores).

formalizzandoli e mettendoli per iscritto.

In questo periodo esistono due tipi di consuetudini:

- all'origine dello statuto, inserite all'interno dello statuto stesso

- integrative o suppletive dello statuto, ovvero non riportate

Se non si trovava una soluzione si andava a vedere nello statuto dei comuni dominanti.

La consuetudine conserva tuttavia il ruolo che aveva e si guadagna un secondo posto nella gerarchia delle

fonti.

Per quanto riguarda il problema dei giuristi e della potestas condendi statuta si parte dal presupposto che

all’inizio dell’attività legislativa comunale esistevano scuole di diritto dove si insegnava solo il diritto

romano giustinianeo perché questo diritto era ritenuto il diritto universale.

I primi statuti comunali erano invece testi rozzi, scritti magari non da un giurista di scuola ma dal notaio del

luogo incaricato di registrare le consuetudini e trascrivere giuramenti dei consoli.

Quello che non accettano i giuristi è il potere di legiferare dei comuni (potestas condendi statuta).

Sono i professori che elaborano alcune teorie che danno fondamento alla potestas condendi statuta dei

comuni. I giuristi di scuola ritengono indispensabile trovare un modo per conciliare lo ius commune ( i diritti

universali, romano e canonico interpretati dai giuristi) con gli iura propria (diritti particolari come il diritto

statutario, diritto regio).

I giuristi, molti dei quali vengono reclutati dal comune per dar vita ai testi statutari, si trovano così di fronte a

due ostacoli teorici; si deve superare :

1. Lo scoglio giuridico della validità dello statuto, ovvero di chi avesse autorizzato il comune a

legiferare e perché le norme dovessero essere applicare prima di altre

2. Lo scoglio politico della loro dignità, ovvero considerare se gli statuti fossero degni di

considerazione.

I giuristi si pongono quindi a difesa dello statuto e vengono allora elaborate nel tempo tre teorie che sono

di accettazione attiva verso gli statuti realizzando teorie volte a dimostrare che i comuni hanno potere di

legiferare e che gli statuti sono un diritto vigente:

1. La teoria della permissio viene elaborata da vari giuristi e sposata dalla comunità scientifica del

tempo. È fondata sulla famosa pace di Costanza. I giuristi suppongono che in quella data

l’imperatore abbia voluto concedere ai comuni con la permissio il potere di legiferare. Poi però si

pensa che la vita dello statuto sia troppo legata all’arbitrio dell’imperatore. I giuristi vogliono

e la volontà dell’imperatore.

elaborare una teoria che combini la potestas condendi statuta se l’imperatore ha una giurisdizione

2. La teoria della iurisdictio di Bartolo da Sassoferrato afferma che

massima è anche vero che gli ordinamenti minori (comuni) hanno una giurisdizione analoga ma in

scala ridotta. Questa teoria viene sostituita dalla successiva.

o “sublime sillogismo”. Baldo è allievo di Bartolo e impiega

3. Infine la teoria di Baldo degli Ubaldi

poche parole per dimostrare la fondatezza della potestas condendi statuta dei comuni. Sostiene con

un sillogismo che se una comunità esiste deve darsi delle regole che devono essere scritte. Quindi gli

statuti sono validi.

Il legislatore comunale teme che i giuristi di scuola non interpretino lo statuto secondo la sua volontà in

quanto sono esperti del diritto romano e creatori di diritto nuovo.

Si assiste quindi alla difesa dello statuto nei confronti dei giuristi. La mutevolezza delle norme statutarie

porta lo statuto a essere modificato continuamente attraverso l’emanazione di nuove norme per evitare che

l’invecchiamento delle norme statutarie possa dare spazio al diritto romano.

Un secondo espediente è quello di prevedere all’interno di ogni testo statutario una norma che prevede

l’obbligo dell’interpretazione letterale dello statuto stesso, perché non si vuole che il giurista crei diritti sul

testo statutario. Infine in alcuni casi assistiamo alla fissazione di una gerarchia delle fonti; questa norma è

rivolta soprattutto agli operatori del diritto ai quali si impone di applicare in primis statuti, poi consuetudini

e, infine, il diritto comune (romano e canonico) che diventa quasi esclusivamente suppletivo.

Lo statuto spesso viene anche protetto in un modo fisico; solitamente le raccolte di diritto sono manoscritte e

si hanno due copie, una nascosta e una pubblica per la consultazione di chiunque. La copia pubblica veniva

incatenata in un luogo pubblico per evitare che qualcuno se ne impossessasse. Per far si che tutta la

popolazione fosse a conoscenza delle leggi, queste venivano lette in latino e spesso spiegate pubblicamente.

Verso il 1400 si hanno anche volgarizzazioni dei testi in latino che però portano le leggi ad essere più

complicate.

Solitamente gli statuti delle città più grandi hanno una sistemazione interna propria e sono divisi per materia

e in libri; presentano inoltre un proemio a cui seguono le norme in generale (civili di procedura civile, penali

e di procedura penale).

Gli statuti si possono distinguere anche per tipologie e contenuti:

o Cittadini / urbani e feudali

o Cittadini / urbani e statuti rurali

o Largiti /concessi e posti / autoprodotti

o Delle corporazioni mercantili e professionali (simili all’attuale diritto costituzionale).

Genova ha una storia statutaria complessa e le norme dette regule

Gli statuti del 1500 saranno in vigore fino al 1700 grazie al rinnovamento.

L’evoluzione dello statuto si ha tramite riforme (parziali o totali), processi imitativi e la circolazione dei testi

statutari. Si ha poi la cristallizzazione della normativa civile e la volgarizzazione del testo statutario.

Per quanto riguarda gli ordinamenti monarchici nel basso medioevo il più importante in Italia è il Regnum

Siciliae. Nei secoli VI- VII la Sicilia, occupata dai Vandali, fu restituita a Odoacre e quindi a Bisanzio.

Giustiniano stabilisce

 che l’isola sia retta da un praetor o iudex, detentore di ampi poteri giurisdizionali e fiscali.

 Che debba essere considerata quale patrimonio pertinente direttamente all’imperatore.

 Che il praetor deleghi dei suoi rappresentanti ad esercitare la giurisdizione sul territorio.

 Che i poteri militari siano riservati al dux.

L’Italia meridionale nel XI secolo è così divisa:

Puglia, Basilicata e Campania erano ancora soggette all’Impero e al diritto di Bisanzio

1.

2. In Campania i Ducati di Napoli, Gaeta, Sorrento, Amalfi, Benevento, Salerno e Capua erano ormai

indipendenti

3. La Sicilia soggiaceva già da due secoli sotto la dominazione araba

Per quanto riguarda la costituzione del Regnum Siciliae i protagonisti sono i normanni e in particolare

Roberto il Guiscardo. I Normanni iniziarono la loro occupazione circa nel 1050, appoggiati dalla chiesa di

Roma, interessata a togliere agli arabi la Sicilia e a rilatinizzare il meridione dopo lo scisma del 1054.

Nel 1059 il pontefice Niccolo II a Melfi con una investitura feudale legittima i normanni del loro dominio.

Il Guiscardo è nominato Duca della Puglia e della Calabria.

Il fratello di Roberto il Guiscardo, Ruggero, riconquista la Sicilia e distrugge gli ordinamenti bizantini

(introduce il feudo); nel 1088, morto il Guiscardo (1085), Ruggero I è il Gran Conte di Sicilia e di Calabria.

Ruggero I restaura la gerarchia della Chiesa in Sicilia annullando la dominazione araba, anche grazie ad un

fondamentale privilegio detto della apostolica legazia concessogli dal papa Urbano II con una bolla del

1098; vengono conferiti cosi ad un laico poteri prima solo riservati al pontefice.

Ruggero II, figlio di Ruggero I, conte di Sicilia e di Calabria dal 1127, duca di Puglia dal 1129 e principe di

Capua decide di unificare in un unico regno i vari ordinamenti locali.

Nella notte di Natale del 1130 viene quindi incoronato re nella cattedrale di Palermo.

Questo continua ad utilizzare il privilegio della Apostolica Legazia.

Vuole infatti promuovere, approvare o disapprovare le nomine dei vescovi e giudicare in sede di appello i

prelati condannati in primo grado; inoltre vuole estendere a tutto il Regnum Siciliae il privilegio dato da

Urbano II a Ruggero I per le terre della contea di Sicilia e Calabria.

I principali cambiamenti della politica legislativa sia anno nel 1140, quando durante una assemblea popolare,

vengono promulgate le Assise di Ariano (Puglia). Questo testo è promulgato dal Re senza la partecipazione

di altri poteri. È un corpo normativo che raccoglie diritto nuovo: leggi regie ma anche un complesso di

frammenti e parti del Codex di Giustiniano con intercalati passi del Digesto.

Nel proemio delle Assise di Ruggero II il sovrano dichiara di voler adempiere nel migliore dei modi il

compito che Dio gli aveva affidato. Afferma in sostanza che la funzione primaria della monarchia è quella di

fare giustizia e che per fare ciò il re deve intervenire sul diritto vigente eliminando le consuetudini locali

inique e superate.

Federico II regna dal 1220 al 1250.

Si arriva al suo regno attraverso complicati avvenimenti:

- Nel 1194 la corona di Sicilia passa da Enrico VI di Svevia, figlio di Federico Barbarossa e marito

della figlia di Ruggero II.

- Nel 1197 muore Enrico VI

Nel 1198 muore Costanza D’Altavilla e quindi Federico II, nato nel 1194, diventa imperatore.

-

Nel 1220 Federico II promulga le Assise di Capua con le quali porta avanti la politica feudale iniziata dai

Normanni e conferma la giurisdizione dei giustizieri provinciali regi sia nelle terre demaniali che nelle terre

signorili. Si restaurano inoltre sotto Federico II tutte le regole maturate nel periodo normanno, primo fra tutte

l’obbligo delle città di rispettare le loro consuetudini in quanto approvate dal sovrano.

Il liber Augustalis o Liber Constitutionum Regni Siciliae del 1231 è promulgato durante una assemblea

generale (parlamento) tenuta a Melfi. Fu incaricato di partecipare a questa opera il grande giurista Pier delle

Vigne. Il testo è un tentativo di riorganizzare il diritto vigente in quel tempo.

Questa compilazione si articola in 3 libri:

1. Uffici del regno (74)

2. Processo (49)

3. Diritto sostanziale (81)

La consitutio puritatem contiene la formula del giuramento (sacramentum) che doveva essere prestato dagli

officiali del regno aventi giurisdizione(magistrati): dovevano giurare di giudicare secondo le costituzioni del

regno. l’università di Napoli

Un altro grande merito di Federico II è quello di aver fondato nel 1224.

perché era la città più importante vicina allo stato pontificio e perché l’imperatore

La scelta cadde su Napoli

voleva probabilmente ingraziarsi gli abitanti della città.

Può essere definita come la prima università pubblica che nasce come università di professori e non di

studenti, a differenza dello studium bolognese. I docenti chiamati ad insegnare erano in genere ufficiali e

magistrati regi; l’università di Napoli nasce quindi con l’intento di formare i futuri funzionari del regno.

È quindi una scuola per futuri magistrati e burocrati.

Federico II vuole una scuola di diritto che sia uguale didatticamente a quella bolognese e quindi vuole che a

il diritto romano giustinianeo secondo i programmi adottati dall’università di Bologna.

Napoli si insegni e visto che nell’università napoletana si

Dal momento che ci sono giunte delle glosse al Liber Augustalis

studiava solo il diritto romano, possiamo ipotizzare che esistesse una scuola di pratici indipendente da quella

napoletana (paragone con l’Expositio ad Librum Papiensis di Pavia).

nell’alto medioevo si ha la recezione del diritto romano nei testi canonistici

Con il diritto canonico

specialmente tra il IX e il XI. Ne è un esempio la Lex Romana Canonice Compta.

Quello che è più importante è che si afferma una sorta di equivalenza tra legge canonica e legge civile (leges

romanae). Questa equipollenza viene portata avanti affermando che queste due leggi sono entrambe

emanazioni di Dio e per indicare queste due leggi si usa il termine utraque lex (entrambe le leggi).

Si avviano negli ambienti più diversi in Europa, soprattutto nei conventi, studi canonistici.

Ivone di Chartes (XI-XII sec.) e Abelardo sono i massimi esponenti per quanto riguarda gli studi canonistici.

Abelardo (1079-1142) è autore di un importante trattato intitolato Sic Et Non.

Affronta 150 problemi teologici raggruppati per temi per dissolvere e ridurre le apparenti contraddizioni

proposte dalla tradizione.

Lo studio del diritto canonico inizia a Bologna nel XII.

Chi pone in essere la pietra miliare del diritto canonico è Graziano; egli infatti è il fondatore di una scuola.

Muore intorno al 1160 e non si esclude quindi la possibilità che Irnerio abbia assistito a sue lezioni.

Della sua vita si hanno poche informazioni certe: nativo del territorio di Chiusi, fu un monaco camaldolese

nel convento dei santi Felice e Naborre a Bologna, fu maestro di teologia.

Il suo merito più grande è quello di aver distinto il diritto canonico dalla teologia, dalla filosofia e dai dogmi,

così come Irnerio aveva distinto l’etica dal diritto.

La sua opera più importante è il DECRETUM scritto tra il 1140 e il 1142; il titolo originale è Concordia

e anticipa l’obbiettivo dell’opera stessa (concordare i canoni discordanti).

Discordantium Canonum

È importante sottolineare che Graziano non è un legislatore e non ha l’autorità di emanare leggi; l’opera

quindi nonostante il titolo non è una raccolta di leggi.

È una raccolta non ufficiale e sistematica di fonti canoniche di diversa origine (diritto divino ed umano).

Graziano si serve quindi di fonti eterogenee e riporta sempre le leggi a cui si riferisce e la sua opera è

sicuramente la racconta di diritto canonico più completa che sia mai stata confezionate fino a quel momento.

anche se non sarà mai una raccolta ufficiale della Chiesa, verrà inserito all’interno di quel

Il Decretum,

Corpus Iuris Canonici realizzato nel 1500 da un editore francese insieme a dei documenti papali.

Questo Corpus verrà ufficializzato nel 1560 con una bolla pontificia.

Gli obbiettivi e gli strumenti che Graziano inserisce nella sua opera sono:

 Isolare la norma vincolante intorno ad un determinato problema confrontando le varie regole

dell’opera)

tramandate e divergenti fra loro (da qui il titolo originale

 La soluzione viene offerta attraverso riflessioni (dicta magistri) svolte mediante i quattro strumenti

della dialettica:

1. Ratione significationis l’applicazione di certe norme

2. Ratione temporis: ragione in termini cronologici; esclude

perché emanate in tempi più antichi.

3. Ratione loci: ovvero applica alcune norme su base territoriale.

l’eccezione alla regola in ambito canonistico si chiama dispensa ( se

4. Ratione dispensationis:

ci si vuole sposare e non si ha la cresima il prete può dare una dispensa e sposare una coppia

a patto che la cresima sia presa successivamente).

è complessa. L’opera è divisa in tre parti:

La struttura del Decretum

1. Vi sono 101 distinctiones suddivise in canones.

2. Graziano si inventa 36 causae (fattispecie) suddivise in quaestiones, a loro volta divise in canones.

3. Si termina con 5 distinctiones suddivise in canones.

La causae sono fattispecie fittizie; le quaestiones invece formulazioni di problemi giuridici.

Graziano si inventa fattispecie spesso assurde per tentare di risolvere problemi giuridici concreti, come ad

esempio se sia valido un matrimonio tra non credenti, se possa un convertito già sposato contrarre nuove

nozze oppure se un bigamo possa ottenere gli ordini ecclesiastici più alti.

Il Decretum è originale perché Graziano intuisce forse per primo la necessità di separare il diritto canonico

dalla teologia, come Irnerio aveva separato il diritto dalla retorica.

Dante lo colloca nel paradiso in quanto la sua opera “l’uno e l’altro foro aiutò si che piace in paradiso”

(Paradiso, X, 104-105).

Insegnò il diritto canonico e questo dopo di lui fu insegnato nelle suole, così come fecero il loro ingresso

nelle scuole come materia di insegnamento le Decretalis pontificie. Si ebbe così tra il 1100 e il 1200 un

esplosione di legislazione ecclesiastica (2000 decretali nell’arco di 100 anni); si formarono così collezioni

autonome di decretali e gradualmente il Decretum divenne un mero deposito di ius vetus.

Decretisti Decretum

Decretalisti Decretalis

più importanti sono le cosiddette “Quinque

Le collezioni di decretali compilationes antiquae”.

1. La prima compilatio antiqua di un privato è il Breviarium extravagantium di Bernardo Balbi da

Pavia tra il 1188 e il 1191.

Distingue le decretalis per materia con una sistemazione che verrà mutuata da altri, pontefici e non.

o iudex (giudice)

o iudicio (procedura)

o clerus (clero)

o connubia (matrimoni)

o crimen (materia criminale).

2. Giovanni di Galles tra il 1210 e il 1215 scrisse una compilatio privata.

3. Papa Innocenzo III tra il 1209 e il 1210 ne emanò invece una ufficiale.

4. Giovanni Teutonico tra il 1216 e il 1217 ne fece una privata

5. Papa Onorio III nel 1226 circa ne promulgò una ufficiale, opera del canonista Tancredi.

È importante ricordare che tre delle più importanti raccolte di decretali pontificie sono opere di privati e

quindi non ufficiale, mentre solo due sono state promulgate da autorità pontificie.

Gregorio IX realizza una raccolta di decretali detta Liber Extra del 1234.

In quattro anni di lavoro Raimondo di Penafort, donemicano e cappellaio del pontefice, realizza questa

compilazione legislativa che vuole essere una raccolta di decretali. Segue la distinzione in 5 punti di

Bernardo Balbi e abroga le compilazioni precedenti.

Altro pontefice legislatore è Bonifacio VII che realizza il Liber Sextus nel 1298, così chiamato perché si

di Gregorio IX. L’ultima parte sarebbe stata composta da uno dei maggiori

aggiunge ai 5 libri del Liber Extra

civilisti del tempo, Dino del Mugello.

l’ordine dei Templari)

Clemente V (il pontefice che abolì scrisse le Clementinae nel 1317, che però avrebbe

dovuto chiamarsi Liber Septimus.

L’opera fu completata dal pontefice successivo, Giovanni XXII (1316- 1334).

Si chiude con quest’ultima opera la stagione delle raccolte ufficiali di norme pontificie.

Uscirono poco dopo alcune decretali con carattere non ufficiale, le Extravagantes Iohannis XXII e le

Extravagantes communes.

Tutto questo processo storico determina il Corpus Iuris Canonici del 1500 formato da:

1. Decretum di Graziano del 1140 circa (unica opera non ufficiale)

2. Liber Extra di Gregorio IX del 1234

3. Liber Sextus di Bonifacio VIII del 1298

4. Clementinae di Clemente V del 1317

5. Extravagantes di Giovanni XXII

6. Extravagantes communes nell’alto medioevo e nasce dal basso.

Il feudo come istituto politico e giuridico nasce

Questa istituzione porterà i giuristi delle scuole del diritto a fermarsi su questo istituto e a confrontarsi con

quest’ultimo, utilizzano gli strumenti del diritto romano.

Ma come è possibile fare ciò dal momento che questo istituto è di origine germanica?

Il trattato di Quierzy del 877 e il provvedimento di Corrado il Salico sono gli unici due che apportano

modifiche all’interno dell’istituto feudale.

Gli arbores feudorum sono tipici della trattazione dei giuristi dei tempi; per comodità e per fare chiarezza

all’interno della materia i giuristi non solo prendono spunto dai brocardi ma costituiscono questi schemi che

semplificano la trattazione. Ricavano così dalla prassi molte tipologie feudali e la incanalano in modo

analitico con gli strumenti dialettici di cui dispongono.

Il feudo entra nell’ambito di studio dei glossatori civilistici sicuramente dopo Irnerio.

L’istituto feudale ha una straordinaria diffusione nelle realtà comunali e in quelle signorili dell’Italia

settentrionale. Viene utilizzato dagli stessi comuni per legare a se i proprietari terrieri.

Viene utilizzato anche dai Normanni nel Regnum Siciliae.

I glossatori civilisti indagano e ravvisano da subito una forte analogia tra la situazione del feudatario

e quella dell’usufruttuario (che gestisce i beni con poteri analoghi a quelli del proprietario).

(inferior) che darà validità all’istituto feudale

Un giurista inventerà la teoria del potere diviso, espunta dal corpus iuris,

che formalmente non è stato creato da nessuna autorità che abbia un potere legislativo pieno.

Appare chiaro come i giuristi non possano più ignorare in alcun modo il diritto feudale.

Obero dall’Orto

Le lettere indirizzate dal giudice milanese al figlio Anselmo, che studiava a Bologna, fanno

si che si intuisca la lacuna delle università riguardo al diritto feudale.

Oberto scrisse così due lettere di risposta al figlio, contenti gli usi milanesi riguardo al diritto feudale.

Queste lettere si chiamano LIBRI FEUDORUM, di cui esistono due redazioni:

“obertina” che matura fra gli studiosi del diritto franco-

1. longobardo

“ardizzoniana” risalente alla fine del XII; appartiene all’ambito dei romanisti.

2.

Pillio da Medicina fondò nel 1182 a Modena la seconda scuola di diritto, dove insegnò tra il 1180 e il 1200.

Dimostrò un certo interesse per il diritto pubblico, forse proprio perché allievo del Piacentino che scrisse una

summa ai Tres Libri. È inoltre il primo glossatore che si occupa di diritto feudale; scrisse una summa e un

apparatus di glosse ai Libri Feudorum. Grazie ai suoi studi finalmente si ha la ricezione della materia

feudale in ambito romanistico.

nel 1200 si ha la trascrizione dell’intero

Con Ugolino de Presbiteri testo dei Libri Feudorum nel Corpus Iuris

in cui erano state suddivise le novelle dell’Authenticum.

come appendice alle nove collationes

Quindi a partire dal 1200 si ha la seguente sistemazione del corpus iuris:

1. Digestum Vetus: 1-24.2

2. Infortiatum: 24.2- 38

3. Digestum Novum: 39-50

4. Codex: primi nove libri

5. Volumen Parvum: tres libri, Institutiones, Novellae (divise in 9 collationes), decima collatio.

Proseguendo nel tempo sono degni di nota alcuni esponenti della scuola della glossa come Accursio.

Le premesse sono che a partire da Irnerio nel XII il diritto romano viene copiato e studiato in tutta Europa

soprattutto grazie agli studenti stranieri che, tornando in patria, si portano a casa appunti delle lezioni e libri

di testo. Inoltre con la svolta azzoniana lo studio del diritto romano diventa una disciplina sempre meno

ai tradizionali studi delle arti del trivio. Infine il diritto canonico attraverso l’opera di

legata Graziano diventa

progressivamente materia di insegnamento nelle scuole al pari dello ius civile: si inizia a parlare quindi di

utrumque ius e non più di utraque lex.

Accursio, giurista fiorentino, nasce tra il 1181 e il 1185 e muore tra il 1259 e il 1263.

Fu uno dei maggiori maestri della scuola di Bologna la cui fama superò le mura della sede dell’Alma Mater.

Tra il 1230 e il 1240 compose la MAGNA GLOSSA o Glossa ordinaria a tutte le parti del Corpus Iuris Civilis.

Quest’opera si presenta come un apparatus corredata da una serie di glosse riportate attorno al testo.

Per fare ciò Accursio riporta anche le migliori glosse di altri maestri, selezionandole e studiandole, mai

limitandosi ad una mera trascrizione.

La MAGNA GLOSSA o Glossa ordinaria tecnicamente è un apparatus ed è il risultato di 96000 glosse

raccolte e vagliate da Accursio. Con questa redazione Accursio giunge al suo apogeo e sostanzialmente si

l’età dei glossatori, si parla quindi di serrata della glossa.

chiude

Per sottolineare l’importanza della Magna Glossa si può dire che sino alla fine del 1700 ogni giurista che in

Europa utilizzava il Copus Iuris nel proprio quotidiano lavoro di avvocato, consulente o di giudice, lo fece

con l’ausilio costante del grande apparato accursiano.

Successivamente viene poi fondata da Cino da Pistoia la scuola del commento che porta avanti i metodi

ermeneutici della scuola dei glossatori.

Le glosse ordinarie iniziano così a far parte di un nuovo genere letterario a cui Accursio da vita forse in

modo inconsapevole. Il sistema di mantenere un apparatus fisso intorno a un corpus normativo diventa un

sistema generalizzato per la scienza giuridica.

In campo canonistico troviamo alcuni esempi:

 Una glossa ordinaria al Decretum di Graziano di cui sono autori Bartolomeo da Brescia e Giovanni

Teutonico.

 Una glossa ordinaria alle Decretales di Gregorio IX ad opera di Bernardo da Parma.

 Giovanni d’Andrea.

Una glossa ordinaria al Liber Sextus di Bonifacio VII ad opera di

In campo civile invece:

 Per la Lombarda vi è una glossa ordinaria di Carlo di Tocco.

 Per i Libri Feudorum ve ne è una di incerta paternità: Accursio o Iacopo Colombi.

Dopo Accursio si apre con la età del 1200 un periodo di transizione per la dottrina giuridica.

Si tratta di un periodo in cui non sono più protagonisti i giuristi di suola, dal momento che iniziano a

circolare opere di teorici. La produzione scientifica è accostata alla pratica.

Questo vuole dire che si incomincia ad occuparsi sistematicamente di ius proprium (diritto statutario), di

diritto criminale, processuale o notarile. Inoltre tra 1250 e 1300 non troviamo più nuovi apparati o summe sul

corpus iuris civilis ma iniziano a diffondersi nuovi generi letterari: tractatus e formulari.

Uno tra i più importanti notai di questo tempo è Rolandino de Passaggieri che scrisse la SUMMA ARTIS

NOTARIAE (somma arte notarile) con la quale realizza un imponente formulario e individua una serie di

all’interno del sistema di diritto

schemi negoziali. Si pone poi il problema di inglobare lo ius proprium

comune a differenza di Salatiele, autore di una Ars Notariae, che realizza uno strumento pratico basato però

solo sul dritto romano, quindi inutilizzabile dal punto di vista pratico.

Ultimo esempio di giurista post glossatore, espressione di quei 50 anni di transizione, è Alberto da Gandino.

Fu un giurista di Crema, primo grande trattatista di successo della materia penalistica, giurista pratico e

giudice dei tribunali podestarili di varie città. Questa attività gli permette di conoscere molti statuti comunali.

Non fu mai professore ed è quindi anche conosciuto come magnus practicus.

Scrive due opere importanti che sono una raccolta di quaestiones basati sugli statuti, le Quaestiones

statutorum, e il Tractatus de maleficiis, trattato di diritto criminale.

Con la caduta dell’impero d’Occidente nel 476 non si registrano imporranti cambiamenti nell’ambito

processuale. Le modalità di un processo infatti rimasero le stesse di quello romano.

Dopo l’invasione operata dai Longobardi nel 569 si ha un cambiamento per quanto riguarda il processo.

Il processo longobardo:

 Orale e non scritto

 non è presente una distinzione tra processo civile e penale

 all’interno

il giudice non ha un ruolo principale dei processi.

 i contendenti solitamente si sfidano per vedere chi ha ragione e il giudice si limita a confermare il

vincitore della sfida.

A realizzare il nuovo modo di procedere sono i giuristi glossatori e la chiesa.

I primi perché studiano quello che era il vecchio processo per azioni del diritto romano e modellano i

principi giuridici di quel diritto al loro tempo; la seconda perché aveva utilizzato i principi provenienti dal

diritto romano. Questi passaggi danno vita al processo romano canonico che si applica allo stesso modo sia

per il diritto civile che per quello canonico.

Le caratteristiche principali sono:

 La prevalenza della scrittura sulla oralità.

 Netta distinzione tra procedimento civile e procedimento penale.

 Svolgimento più sintetico sia per le cause civili che per quelle criminali detto processo sommario.

Il procedimento in civilibus, anche detto ordinario, si distingueva in tre fasi:

1. Introduttiva il processo aveva inizio con la presentazione di un atto scritto detto libello, con cui

l’attore spiegava il motivo del contendere.

2. Litis contestatio è il momento essenziale del dibattito processuale.

esposta la materia del contendere da parte dell’attore e vi è la resistenza da parte del

Viene In questa parte il giudice stabilisce quelli che sono i termini

convenuto alla domanda fatta dall’attore.

della controversie, riappropriandosi di un ruolo centrale.

Veniva spesso chiesto alle parti di prestare giuramento per la buona fede e gli si dava un termine di

tempo per presentare le prove e per preparare le domande da farsi vicendevolmente.

Domande e risposte erano verbalizzate da un notaio; le domande rivolte alle parti erano in latino e le

risposte date dalle parti invece in volgare.

Le prove possono essere testimoniali o documentali.

Spesso il giudice si rivolge a dei giuristi di fama per avere dei pareri riguardo al motivo del

contendere; questo tipo di parere è detto consilium sapientis iudiciale.

Si forma poi il consilium pro parte con il quale una parte chiede ad un giurista illustre di scrivere un

parere per difendere la posizione della parte. La letteratura consiliare è quella che raccoglie i consigli

dati dai giuristi ai giudici. →

3. Decisione da parte del giudice il giudice si ritira, valuta e prende la propria decisione.

La pronuncia della decisione si ha in forma solenne e orale; dopo averla proclamata la consegna per

iscritto.

Ma a partire dal XIII gli istituti comunali si rendono conto che per le accuse commerciali questo tipo di

processo ha tempi troppo lunghi e provoca ritardi e danni ingenti; creano così il procedimento sommario.

Papa Clemente V è colui che da con due decretali, la Saepe e la Dispendiosa, formalizza questo tipo di

processo.

In questo processo si ha:

 La procedura orale preferita a quella scritta (la scrittura del libello è successiva e affidata ad un

notaio)

 L’eliminazione della litis contestatio.

 Il giudice ha più discrezionalità nell’assunzione delle prove

Il processo esecutivo prevedeva che la sentenza espressa fosse poi eseguita nel suo contenuto; affinché ciò

potesse accadere bisognava espletare delle procedure.

Il processo di esecuzione poteva anche essere indotto attraverso un documento notarile (a cui era attribuito

valore probatorio).

L’esecuzione è solitamente prima reale, ovvero sui beni del debitore, e solo successivamente si procedeva

con l’esecuzione personale, ovvero con l’incarcerazione della persona stessa o il bando.

L’esecuzione reale colpisce i beni mobili e in mancanza di questi i crediti del debitore. Per quantificare il

valore di questi beni serviva il parere di periti chiamati estimatori.

L’esecuzione invece prevedeva l’incarcerazione e si rifaceva alla tradizione romana (riduzione in

personale

schiavitù della persona del debitore). Questo procedimento anche se non ben visto era praticato e comunque

accettato dalla società. con il quale si poteva fermare l’esecuzione della

Come tutela processuale si introdusse il giudizio in appello

di tempo per rivolgere l’appello erano

sentenza di primo grado. I termini fissati per legge ed erano piuttosto

brevi.

Si concludeva con una certa sentenza che confermava oppure negava la sentenza di primo grado.

Altri mezzi di appello sono:

 Il giudizio di revisione: mezzo usato quando non si poteva ricorrere in appello

 Il giudizio o querela di nullità: sta sostanzialmente alla base di quello che è il moderno giudizio di

cassazione (errore o errata applicazione delle norme).

Nelle cause penali risultano essenziali le riforme volute da papa Innocenzo III che nel 1215 dichiarò fuori

legge le ordalie e diede il via ad un processo di tipo inquisitorio.

Questo è caratterizzato da:

 Iniziativa di ufficio del giudice

 Scrittura e segretezza

Si svolgeva in due fasi: finalizzata all’accertamento dell’esistenza del crimine e al

1. Inquisitio generalis: fase preparatoria

reperimento degli indizi.

Il notaio ha importanti compiti come la verbalizzazione del processo.

I modi più comuni per dare inizio a questa fase sono:

o la presentazione della querela fatta da una parte

o la consegna al giudice di un referto medico da parte del medico curante di una persona ferita

o la consegna al giudice da parte della polizia di verbali di un delitto

o denunce anonime e dell’opinione pubblica

o la conoscenza della commissione di un reato da parte del giudice

2. Inquisitio specialis: sulla base delle testimonianze riferite al giudice, la persona ritenuta colpevole

deve essere essa stessa sottoposta ad interrogatorio.

Se il reato è grave si procede inoltre con la cattura preventiva del colpevole.

all’uso

Spesso si ricorre di tortura durante gli interrogatori, ritenuta la regina delle prove.

Il principio delle prove legali non richiede che il giudice sia convinto dei fatti, me che siano

raccolte determinate prove ritenute vere ex lege, ovvero dalla legge.

Il giudice non aveva perciò discrezionalità in questo caso.

La confessione sotto tortura doveva essere confermata in un luogo pubblico alla presenza di un

notaio; se questo non avveniva si procedeva nuovamente a interrogatorio, ovvero a tortura.

Nel caso di condanne gravi si richiedeva ad un giudice superiore di confermare la condanna.

Con il passare del tempo anche nei processi penali abbiamo un processo più breve.

Il processo rimane invariato fino al XVIII sec ma viene meno con l’avvento dell’Illuminismo la pratica delle

Con l’opera “dei

torture. di Beccaria delitti e delle pene” si ha una formale condanna alla tortura.

Gli esponenti della scuola del commento sono anche detti Bartolisti da Bartolo da Sassoferrato.

Si parla anche di mos italicus iura docendi.

La scuola del commento nasce in Italia ma probabilmente non sarebbe mai nata se Cino da Pistoia non fosse

mai passato dalla scuola di Orléans. In questa zona non si utilizzava il diritto romano ma quello germanico.

Nella scuola di Orleans non si studiava il diritto ma solo la teologia.

Nel 1219 il pontefice Onorio III emana un provvedimento con cui si vieta di studiare il diritto romano a

dichiara che l’insegnamento e lo studio

Parigi. Nel 1235 il pontefice Gregorio IX (liber extra) del diritto

sono tollerati ad Orleans. Questa scuola è organizzata e frequentata da ecclesiastici e ciò giustifica la sua

presenza nella Francia di “droit coutumier”.

Che non interessi il diritto romano ai pratici è chiaro dalla struttura stessa della scuola di Orleans. Il motivo

della formazione di questa scuola è garantire una cultura giuridica.

Ad Orleans insegnano Jacques de Revigny e Pierre de Belleperche.

Questi due maestri ci hanno lasciato un importante testimonianza; si intuiscono richiami alla scuola dei primi

glossatori, poiché operano un esegesi precisa dei testi giuridici giustinianei.

Jacques de Revigny nel 1260 è baccelliere ed insegna fino al 1280.

Scrive:

o Ripetitiones

o Lecturae

o Quaestiones disputates tipiche della scuola della glossa.

o Dictionarius Iuris (Alphabetum)

Pierre de Belleperche fu al servizio di Filippo il Bello come funzionario, divenne in seguito vescovo e poi

cancelliere nella scuola di Orleans.

Scrive:

o Lecturae

o Repetitiones

Le opere di entrambi si presentano come analitici studi sul diritto giustinianeo. Dal momento che poi il

diritto romano non era applicato in quella zona, nella scuola si hanno analisi per lo più teoriche e più ampie

di quelle della scuola dei glossatori.

Le caratteristiche scientifico-didattiche della scuola di Orleans sono così riassumibili:

 Le analisi sono più approfondite e più lunghe.

 Si ha una valorizzazione della dialettica aristotelica dal momento che era stata da poco ritrovata la

Logica Nova di Aristotele appunto

 Si tengono in ampia considerazione i glossatori delle prime generazioni (Baldovino, Odofredo),

quando in Italia essi sono in gran parte superati: la mentalità rimane quella legata alle arti liberali

 Si ha un insegnamento teorico

 La tesi che si vuole sostenere è la perfezione del diritto giustinianeo, che non presenta lacune.

 I docenti della scuola si fanno ancora chiamare magistri, come i maestri delle arti liberali, quando a

Bologna questo epiteto è rifiutato dai maestri di diritto.

 Nella Francia del nord i diritto è consuetudinario e quindi si studia il diritto romano con intenti

culturali e non tecnico-forensi.

Quindi la scuola di Orleans nata per il clero, forma invece giuristi destinati più che altro alla carriera nell’alta

giustizia e nell’alta amministrazione. Il diritto romano diventa “cultura

una di funzionari”.

La scuola dei commentatori prende vita dall’esperienza che Cino di Pistoia aveva avuto assistendo alle

Cambia così l’approccio ai testi giustinianei.

lezioni di Pierre de Belleperche.

Scrive tra il 1312 e il 1314 un opera nuova dal punto di vista dei contenuti: Lectura super Codice che ha per

oggetto il quarto volume del codex iuris civilis.

proposto da Cino all’interno dei codici e più in generale a tutti i

Ciò che cambia è il metodo di esegesi

L’impegno di Cino

giuristi. è quello di ricerca della ratio legis, attraverso uno studio sistematico.

Attraverso questo lavoro di analisi testuale arriva alla ratio legis, staccandosi dal testo giustinianeo stesso; i

commentatori quindi, più dei glossatori, attraverso questo processo lungo e complesso creano diritto nuovo.

può essere riassunto in un versetto “dividam,

Il metodo esegetico di Cino da Pistoia ponam casum,

colligam, opponam, quaeram”.

1. DIVISIO LEGIS: individuazione delle parti che componevano la norma.

2. EXPOSITIO: spiegazione sintetica del suo contenuto e formulazione di fattispecie concrete (positium

casuum)

3. COLLECTIO NOTABILIUM: indicazione dei rilievi principali che potevano essere formulati in

merito alla norma.

4. OPPOSITIONES (o CONTRARIA): elencazione dei possibili contrasti tra prassi parallele.

5. QUAESTIONES: individuazione dei problemi aperti dalla norma.

6. SOLUTIO: soluzione di alcuni di questi ultimi problemi.

La parte più importante a parte la solutio sono tutti i passaggi intermedi che rivelano un approccio ai testi

ormai mutato attraverso le generazioni. Cino suggerisce questo metodo per capire ogni passo del corpus iuris

giustinianeo.

Bartolo da Sassoferrato, allievo di Cino a Perugia, superò il maestro.

Nacque nel 1313 e morì nel 1357 poco più che quarantenne.

Nel 1333 va a Bologna come baccalarius in actu legens.

Nel 1334 supera il tentamen e ottiene il titolo dottorale e con questo ottiene il privilegio di insegnare

dappertutto con una licentia ubique docendi. A 26 anni inizia ad insegnare a Pisa.

Le sue opere sono:

 Commentaria a tutto il Corpus Iuris Civilis

 Trattati riguardanti alcuni istituti giuridici o materie (tirannide, regime delle città, regime delle

acque).

 Quaestiones

 Alcune centinaia di consilia, ovvero pareri legali (che ci testimoniano il fatto che svolgesse la

professione forense).

Le sue opere si diffusero in tutto il mondo cristiano in poco tempo.

Baldo degli Ubaldi (1327-1400), allievo di Bartolo da Sassoferrato a Perugia, fu professore a Bologna,

Perugia, Pisa, Firenze e Pavia.

Le sue opere sono:

 Una raccolta di consilia molto più ampia di quella del maestro

 Lectura al Liber Extra (primo commento ad un testo di diritto canonico)

 Studio dei Libri Feudorum

Oltre alla professione di maestro fu anche un grande pratico. Il metodo da lui usato è quello di Cino.

Le caratteristiche della scuola del commento rispetto a quelle della scuola dei glossatori:

 Scomposizione sistematica del testo normativo, da cui tuttavia ci si allontana.

 Il testo non è riportato, è quasi dato per conosciuto

 Maggiore attenzione per gli iura propria.

 Congiunto interesse per il diritto romano e quello civile; si perde quindi la distinzione tra civilisti e

canonisti e si parla più in generale di giuristi.

 l’inquadramento della materia è

I generi letterari formalmente sono quelli dei glossatori (i titoli), ma

“logico-sintetico”.

 Si arriva ad una figura di giurista più libera rispetto a quella del giurista glossatore.

STORIA DEL DIRITTO MODERNO

Le premesse della giurisprudenza consulente sono che:

 A partire dalla metà del Trecento, con Bartolo da Sassoferrato, il giurista ricorda la legge senza

riportare il testo e la commenta.

 Su singoli problemi giuridici iniziano a formarsi complessi di opinioni condivise dai vari dottori cioè

accreditate dalla tradizione. Queste vengono indicate con il nome di communes opiniones. Queste

non sono verità assolute, ma ipotesi sempre perfettibili di un problema giuridico.

Si ragiona così sull’argumentum ab auctoritate.

Si utilizza l’opinione del giurista più autorevole che si fonda sulla teoria romana dell’exemplum

(corrispondente circa al precedente giudiziale) ma ne stravolge le regole, infatti Giustiniano aveva precisato

“exemplis non est iudicandum, sed legibus”

che il precedente non era vincolante (necessarium): (C.7.14.15)

fatta eccezione per la sentenza del principe.

La scienza giuridica tardomedievale nella prassi risolve i casi dubbi con l’opinio di un auctoritas.

Chi sono in questo caso le autorità? Alcuni giuristi diventano con il tempo delle autorità.

cattedra che sono anche notai, avvocati e magistrati; è comune che l’attività

Spesso queste sono i giuristi di

di maestro rimanga quindi in ombra.

I sistemi giuridici tardo medievali si distinguono notevolmente in Europa.

 Nell’Europa continentale di Civil Law i giuristi dottori interpretano e completano le norme del

legislatore indicando opzioni e soluzioni che eliminano i dubbi.

 Nel sistema inglese di Common Law sono i giudici a svolgere quella funzione di completamento

delle lacune legislative che nell’Europa continentale svolgono i dottori universitari.

Le ragioni che portano ad una considerazione diversa sono l’amministrazione della giustizia e la

considerazione data al corpus iuris civilis interpretato dai giuristi.

La scienza giuridica alla fine del quattrocento si divide in due movimenti:

 Mos gallicus: tendenza di pensiero che si consolida in Francia (umanesimo giuridico) e che si

sviluppa al di fuori delle scuole.

 Mos italicus: pragmatismo giuridico, produzione eminentemente legata alle esigenze forensi

(Bartolismo, rinvio acritico alle opinioni di Bartolo).

Tra i nuovi generi letterari del Mos italicus spiccano:

1. TRACTATUS che da raccolte di quaestiones (es. Alberto da Gandino) diventano vere e proprie

trattazioni di approfondimento monografico in un istituto giuridico.

2. CONSILIA sono i pareri richiesti a i giuristi; sono motivati ad esempio nella prima età comunale da

un insufficiente livello di cultura giuridica deli consoli.

Nel Duecento i podestà richiedono pareri a giudici professionisti, a giuristi di altre città o a professori,

probabilmente per evitare un processo per sindacato al termine del loro mandato, nonostante fossero spesso

persone competenti giuridicamente.

L’autore del parere legale nel 1200 si limita ad esprimersi in modo breve e conciso, senza supporto di

testuali. Solo in pochi casi l’autore del

argomentazioni consilium si appoggia a citazioni di testi romanistici,

di norme statutarie o di opinioni dottrinali autorevoli come Azzone. Fino al 1500 le sentenza non riportano

una motivazione che le supporti.

elettive finiscono con abdicare all’esercizio del potere giudiziario, affidandolo ai membri

Le magistrature

delle corporazioni dei giurisperiti. Solo nel 1300 quando si esaurisce la fase popolare del comune medievale

e si affermano le signorie, alla giustizia cittadina si affiancherà la giustizia del signore, esercitata attraverso

giudici di sua scelta costituiti in tribunale di ultima istanza, ovvero in appello.

corti sovrane dell’età moderna.

Di qui nasceranno le

I consilium richiesti dai consoli, podestà e signori possono essere di due tipi:

1. Consilium sapientis iudiciale quando il parere è richiesto dai giudici al giurista-dottore.

2. Consilium sapientis pro veritate quando il parere del giurista-dottore è prodotto in giudizio per la

parte (in aggiunta all’allegatio). Sono ben distinti dalle “allegazioni” degli avvocati: chi li

sottoscrive dichiara che nelle vesti di giudice, tale sarebbe la sua decisione.

Nel consilium il giurista-dottore impegna la propria responsabilità scientifica e giuridica in modo

rispetto all’avvocato (il cui compito è difendere il cliente al meglio delle sue

differente sia

possibilità, senza obbligo morale sulla coerenza con le tesi sostenute in un diverso processo) sia

rispetto allo stesso giudice (considerato che non vi era obbligo di motivare in diritto le decisioni).

Si ha così un trionfo del pragmatismo.

Fino al 1400 l’attività consiliare per i giuristi di cattedra era secondaria, ma a partire dal 1400 questa diventa

l’attività principale dei giuristi di cattedra. è il metodo utilizzato all’interno delle scuole

Il mos gallicus non entra nelle scuole e il mos italicus

universitarie per l’insegnamento del diritto.

Giuristi di maggior rilievo di questi anni sono Paolo di Castro, allievo di Baldo a Perugia, professore ad

Avignone, Siena, Bologna, Perugia, Padova e Firenze ed autore di commentari e consilia.

Sono degni di nota anche Francesco Accolti, Giason del Maino e Filippo Decio.

L’umanesimo giuridico (mos gallicus iura docendi) è una corrente di pensiero che si contrappone alla scuola

dei commentatori detta mos italicus iura docendi.

Il rinascimento giuridico prende avvio con l’opera di Irnerio, l’umanesimo giuridico invece inizia nel 1400.

Il 1400 è il secolo della piena maturità della scienza del diritto comune; si chiude l’età del “diritto comune

classico” compreso dal XII al XV.

Con il 1500 si apre l’età e per quanto riguarda il diritto l’età del

moderna tardo diritto comune.

Si sviluppano altri generi letterari ulteriori e diversi dal “commento” ovvero i consilia.

Le università e i centri di formazione scolastica dediti al diritto propongono una didattica ripetitiva e stanca:

si utilizza la magna glossa di Accursio ma il metodo è quello coniato dalla scuola dei commentatori.

Si ripetono nel tempo gli stessi interessi e le stesse attenzioni per il diritto romano interpretato dai giuristi e

per il diritto canonico.

Fuori dalle aule delle scuole i giuristi utilizzano ampliamente l’argumentum ab auctoritate; le ragioni e le

decisioni prese nei tribunali sono supportate dalle communes opiniones.

Ci giungono da alcuni letterati come Dante e Petrarca pesanti accuse contro i giuristi.

Affermano che si ha:

L’umanesimo letterario è caratterizzato da questi punti:

 È un movimento culturale estraneo alle scuole

 Ripropone un prepotente ritorno alle arti liberali, in primis alla grammatica

 La dialettica, abusata da teologi e giuristi, che aveva deturpato le fonti classiche

“La maggior parte dei nostri legisti poco o nulla curando il conoscersi delle origini del diritto e

Da Petrarca

padri della giurisprudenza né ad altro fine mirando che a trar guadagno dal suo mestiere […] non

dei primi

pensa che il conoscersi delle arti e i primordi e gli autori è di aiuto grandissimo all’uso pratico delle

medesime” (1355-1359).

L’umanesimo giuridico ha rappresentanti in Italia, Germania e in Spagna, ma si sviluppa soprattutto in

Francia. Coloro che aderiscono a questo movimento sono indicati come membri della SCUOLA CULTA,

pur non essendo l’umanesimo giuridico una scuola vera e propria ma una corrente di pensiero.

I Culti si contrappongono ai Bartolisti ovvero degli esponenti della scuola del commento.

Tuttavia in Italia vi sono giuristi che hanno una doppia personalità.

I motivi della scuola culta sono i seguenti: nel campo dell’antico linguaggio giuridico romano.

1. Compaiono i primi studi di critica filologica

2. Il corpus iuris civilis inizia ad essere non più considerato come il testo sacro delle leggi bensì un

puro monumento dell’antichità romana. Si abbandona l’idea che sia una fonte di diritto vigente.

criticano i metodi interpretativi e l’atteggiamento dei giuristi medievali.

3. Si

Si criticano inoltre l’opera di

4. Giustiniano e Triboniano colpevoli di aver deturpato la giurisprudenza

classica; questo affronto non era mai stato mosso prima, dal momento che questo diritto era

considerato perfetto.

I letterati più famosi che si dichiararono contro i giuristi e contro Giustiniano sono:

1. Lorenzo Valla, autore del:

o Libellus (1433)

o Elegantiae latine linguae (1435)

“Meritano quei sommi antichi [autori classici] che qualcuno li esponga secondo verità … e li

difenda da quanti li interpretano male … E non dico ciò per attaccare gli studiosi di diritto

ma piuttosto per esortarli e convincerli che senza una cultura letteraria non possono

acquistare perizia nella disciplina cui aspirano, se vogliono rassomigliare a giuristi piuttosto

che a legulei”.

2. Maffeo Vegio, che scrisse:

o De verborum significatione (1433)

Angelo Poliziano (1454-1494) ebbe il merito di progettare un lavoro di comparazione analitica fra la littera

pisana o fiorentina (ovvero il più antico manoscritto del Digesto) e la littera Bononiensis o vulgata, il testo

utilizzato da glossatori e commentatori. Amico di Lorenzo il Magnifico ottenne il permesso di poter

consultare la littera pisana o fiorentina.

Fanno parte del Triumvirato:

1. Andrea Alciato (1492- 1550)

Insegnò prima ad Avignone e a Bourges, poi a Pavia, Bologna e Ferrara.

Fu giurista di cattedra molto famoso e anche pratico. Con lui si ha la penetrazione degli indirizzi storico-

filologici dell’umanesimo letterario nel mondo del diritto.

Tra le sue opere più famose troviamo:

 Paradoxa nel quale si prefigge gli stessi fini e polemizza per gli stessi motivi che erano stati propri

di Vegio e di Valla

 con la quale continua l’opera di Poliziano

Praetermissa

2. Ulrich Zasius (1461-1535)

Tedesco, è più conservatore rispetto agli altri membri del triumvirato.

Scrive le Lucubrationes nel 1518

3. Guillame Budé o Budeo (1468-1540)

Francese, auspica l’intervento del legislatore per sistemare il diritto e limitare l’interpretazione

princeps

dei giuristi. Può essere definito un giurista umanista progressista e sicuramente non conservatore.

Scrive:

 Annotationes in Pandectas (1508)

 De asse (1515) operetta nella quale si interroga su storia ed evoluzione del sistema monetario

romano.

Nell’ambiente al passaggio dall’universalismo politico

politico francese tra 1400 e 1500 si assiste

medievale al particolarismo statuale moderno.

Questo cambiamento si ha anche in Inghilterra e in Spagna ma non in Italia.

e privati devono essere scritti in francese: vi è l’obbligo di usare la lingua

Dal 1539 tutti gli atti pubblici

nazionale. Il diritto romano deve essere utilizzato solo se recepito dal sovrano: “diritto nazionale”.

Nell’esercizio di tutti i poteri il re acquista sempre più poteri.

In altri paesi la lingua latina continua ad essere applicata al diritto.

Si può quindi parlare a livello politico e giuridico di un antitesi profonda e marcata tra il mos gallicus

(cultismo) e il mos italicus (bartolismo). massima “rex

1. Si ha una diversa interpretazione della superiorem non recognoscens in regno suo est

imperator”. dall’impero.

o Per i francesi i regni sono indipendenti de iure e de facto

indipendente dall’impero; tuttavia

o Per Bartolo nessun regno può dirsi de iure de facto

realtà che non riconoscono l’autorità dell’imperatore.

possono esistere delle

2. Si discute anche il concetto di diritto romano come diritto comune.

o Per i francesi non ha senso parlare di diritto romano comune in quanto essi trasformano le

norma romane in norme di diritto nazionale.

o Per Bartolo esiste un vero diritto romano comune, ovunque applicabile e la cui validità non è

condizionata dall’autorizzazione di poteri locali.

Un importante giurista che si occupa di questi problemi è François Hotman (conosciuto anche come

l’Ottomanno). Nasce nel 1524 e muore nel 1590.

È giurista di cattedra protestante e professore in molte università. Scrive l’Antitribonianus in francese, poi

tradotto in latino. È opera postuma stampata del 1603 nella quale critica i Bartolisti e gli stessi Triboniano e

Giustiniano.

Scrisse anche il trattato Franco-Gallia nel 1573 innovativo perché propone una visione di un monarchia non

assoluta; delinea la figura di un monarca che utilizzi il suo potere in maniera anti assolutistica.

I meriti a lui attribuiti sono:

 Aver ripreso i motivi della scuola culta

 Aver auspicato l’autonomia di un diritto nazionale francese

 Aver formulato una proposta di “codificazione” all’allora cancelliere francese M. de l’Hospital

quindi indirettamente al princeps, cosa che nessuno prima di lui aveva osato fare.

Non troveremo mai autori italiani che si esprimono alla maniera di Hotman ma comunque il mos gallicus

arriva in Italia. Il mos gallicus è un movimento che porta a criticare il diritto giustinianeo e che propone un

rinnovamento radicale del diritto.

Si svolge cosi contemporaneamente su due tipici filoni fondamentali:

Da un lato attraverso l’impiego dell’esegesi filologica tende ad una storicizzazione e a una

1. relativizzazione del diritto romano

Dall’altro genera una spiccata tendenza

2. alla costituzione sistematica del diritto inteso come un

edificio dogmatico di principi, norme, istituti da coordinarsi secondo un metodo razionale.

Le critiche italiane al mos italicus si hanno da parte del cardinale Giovanni Battista de Luca (1613-1683).

Lavorò moltissimo come avvocato e come giudice della Rota romana, magistratura che prende vita in antico

regime. Sostiene che in linea teorica la legge del principe è il vero diritto comune all’interno di ciascun

ordinamento; propone quello che sarà definito come il diritto patrio. Afferma inoltre che il diritto romano

deve essere applicato con l’assenso del principe.

Secondo il cardinale è necessaria una profonda riforma per giungere ad un nuovo sistema giuridico.

Realizza la prima opera di diritto in volgare in Italia chiamato Dottor Volgare, ovvero compendio di tutta la

legge civile, canonica, feudale e municipale del 1673; è versione ridotta del Theatrum Veritatis et Iustitie in

15 volumi. Afferma la necessità dell’uso della lingua italiana per gli usi giuridici.

È significativo un passo nel quale De Luca riprende i pensieri della scuola del culto.

Dal Dottor Volgare, L. XV, 10, 18 “… Manifesto è l’errore di coloro i quali dopo quattordici o quindici secoli

col perdimento totale della lingua latina, restituita artificialmente in quella maniera che si è potuto, con la

mistura di tanti barbarismi e con la mutazione così grande de’ costumi, [sostengono] si abbia da ubbidire così

in quei tempi”.

rigorosamente alla lettera, non sapendosi quello che veramente significasse

Dal XVI al XXVIII si parla di tardo diritto comune.

Si apre nel 1500 l’età moderna e una nuova fase politica per gli stati che da strutture proto statuali diventano

veri e proprio stati.

Si accentua il particolarismo giuridico che porta ad una moltiplicazione dei soggetti del diritto e delle

norme stesse. I giudici in sede processuale più che applicare la legge tendono ad utilizzare la communis

opinio in caso di assenza di una norma specifica per la fattispecie in esame; scavalcano il particolarismo

giuridico ed applicano la dottrina.

Il particolarismo giuridico si traduce in:

1. Inevitabili conflitti di norme

2. Conseguenti conflitti giurisdizionali in quanto a più fonti giuridiche (normative o consuetudinarie) si

ricollegavano più giurisdizioni (sovrane, feudali, cittadine, corporative, ecclesiastiche).

In teoria le leggi hanno valore e devono essere applicate ma in pratica i giudici non applicano le leggi e si

servono invece di un sistema giurisprudenziale applicando la dottrina.

Ne consegue una diffusa incertezza del diritto in vari casi, ovvero:

Nel coordinamento delle fonti cioè nell’accertamento del diritto preminente applicabile al caso.

a)

b) Nel ritrovamento della norma in quel diritto.

Nell’interpretazione della norma medesima.

c)

Si afferma una dicotomia tra lex ed interpretatio.

Quando si parla di lex si fa riferimento a tutto ciò che promana da chi detiene il potere legislativo;

l’interpretatio è l’interpretazione dei giuristi dottori di quel tempo.

Si propongono e talvolta si realizzano provvedimenti anti giurisprudenziali del potere pubblico: da un

sistema “giurisprudenziale” (dottrinale) si vuole passare ad un sistema “legale”.

Si inizia così a voler tutelare la legge a dispetto della dottrina. La legislazione regia e i diritti particolari

mantengono la loro importanza nel sistema delle fonti del diritto dell’età moderna.

Il diritto romano giustinianeo infatti risultava ormai un diritto troppo vecchio e rovinato dalle interpretazioni

dei giudici.

Il ruolo del princeps assume sempre più rilevanza.

Alcuni giuristi auspicano un suo intervento per ridurre nella prassi (tribunale) la quantità delle communes

Si hanno così nuove “leggi delle citazioni” che, rifacendosi a quella del 426 d.C, regolava le

opiniones.

interpretazioni delle leggi.

In Spagna nel 1499 abbiamo una legge di questo tipo che indica come maggiori autorità di cui seguire le

Giovanni d’Andrea

interpretazioni Bartolo e Baldo per il diritto civile; e Nicolò Tedeschi per il canonico.

In Portogallo nel 1521 si dovevano seguire le opinioni di Bartolo e la Glossa.

In tutta Europa si iniziano a formare rigidi elenchi di auctoritates.

Si parla, in riferimento alle auctoritates citabili, di tribunale dei morti perché sono i vecchi e illustri giuristi

ormai deceduti a decidere nei fori.

Anche in Italia c’è qualche giurista che propone una riforma del diritto gestita non dai giuristi ma dal

Giovanni Nevizzano d’Asti,

sovrano. professore a Torino e autore della Sylva Nuptialis è uno di questi.

Delinea un programma di semplificazione del diritto vigente: propone di nominare una commissione di 10

esperti che in 4 anni avrebbero dovuto ridurre in un solo volume le interpretazioni alla compilazione

giustinianea e realizzare quindi un volume dove i pratici avrebbero potuto ritrovare le interpretazioni

utilizzabili. Risultò però impossibile semplificare l’interpretatio e sarebbe stato più semplice ridurre le leges.

Tuttavia la maggior parte dei giuristi oppone una strenua resistenza a questi tipi di riforme per difendere i

privilegi di casta e il loro potere. A partire dal 1500 si avvia un processo di accentramento giudiziario,

legislativo e amministrativo.

Una buona amministrazione della giustizia serve anche alla propaganda politica: si afferma il binomio pax et

iustitia. Si ha un cambiamento del concetto di giustizia: alcuni atti illeciti non possono più essere gestiti dai

privati e dall’infra-giudiziario come nell’età medievale.

Assistiamo nel 1500 all’accentramento giudiziario che porterà alla formazione dei grandi tribunali.

In Italia si assiste alla creazione di tribunali centrali che assumono quasi ovunque il nome di ROTE.

Il termine indica sia il tribunale che le singole sezioni di esso.

Ne abbiamo a Firenze e Cesena nel 1502, a Siena nel 1503 e a Genova e Lucca nel 1529.

Le Rote hanno le seguenti più importanti caratteristiche:

 Tribunali collegiali formati da doctores giuristi (giudici togati). Si vuole creare un organo che

amministri la giustizia formato da esperti del diritto.

 l’imparzialità.

Normalmente i giuristi sono scelti forestieri per garantire

 La carica dei doctores è limitata temporalmente.

 L’operato dei giuristi è sottoposto a sindacato per valutarlo.

In alternativa alle Rote troviamo i SENATI.

I giudici però:

 non sono necessariamente togati

 non sono forestieri

 sono inamovibili

 sono controllati direttamente dal sovrano

Nelle vecchie comunità comunali italiane si sceglie il modello delle rote, invece in quelle a stampo signorile

quello dei senati (→ Milano). comunque si tratta di “progetti di

Si inizia in molti grandi tribunali a motivare le sentenze (decisiones):

motivazione”. Questo cambiamento da vita ad un genere letterario nuovo, ovvero le raccolte di decisiones, in

opposizione con le raccolte di consilia.

Più moderna dal punto di vista della motivazione della sentenza fu la Rota Fiorentina.

Fin dall’inizio si stabilisce che la motivazione è necessaria:

quando i giudici decidono a maggioranza (manca l’unanimità).

1.

2. quando una parte ne fa esplicita richiesta.

3. inoltre le decisioni redatte venivano custodite con cura e messe a disposizione di tutti.

Possiamo quindi dire in sintesi che le decisiones iniziarono ad assumere funzioni aggiunte:

 fissano la gerarchia delle fonti intorno ad un particolare problema giuridico

 non vietano l’uso della dottrina e quindi dell’interpretatio

 si inizia a parlare dello stile di giudicare di questi diversi tribunali e si può individuare il trend

giurisprudenziale della rota fiorentina attorno a date materie. Si ragione sulle argomentazioni: stylus

iudicandi (usus fori) e communis opinio.

 si ha una progressiva prevalenza della giurisprudenza giudicante su quella consulente; acquistano

importanza sempre più rilevante le raccolte di decisiones.

Si iniziano a pubblicare dappertutto raccolte di decisiones.

Le sentenze della Rota genovese in materia commerciale, edite per la prima volte nel 1582, furono utilizzate

dai giuristi e citate dalla dottrina in tutta Europa in ragione non solo dell’importanza commerciale bancaria

della città ligure, che era la più potente e ricca piazza bancaria del mondo tra 1500 e 1600.

Il lavoro di raccolta delle decisiones viene svolto dai giudici e dai giuristi di spicco.

l’istituzione di tribunali centrali

Una grande conquista dello stato moderno è il cui compito è amministrare

le cause più importanti e quelle in appello.

Esistono due modelli più importanti:

1. la Rota

2. il Senato

Si inizia inoltre a motivare le sentenze.

È nella Rota fiorentina che troviamo delle regole più precise riguardo a quando i giudici dovevano fornire

delle motivazioni. Queste assumono un ruolo endo-processuale e aiutano i giuristi a capire la scelta del

giudice.

Nel 1723 e poi nel 1729 attraverso le Regie Costituzioni, il sovrano sabaudo Vittorio Amedeo II vieta agli

avvocati e ai giudici di avvalersi dell’interpretatio rispettivamente nelle allegazioni e nelle decisioni (il

ricorso alla dottrina era già stato limitato nel 1723).

Potevano essere usati gli statuti, le decisioni dei grandi tribunali e il diritto comune.

Non si poteva usare solo l’interpretatio.

Questa compilazione è stata scritta in italiano e poi in francese. si introdusse l’obbligo per i giudici

Anche nel regno di Napoli nel 1774 attraverso un dispaccio napoletano

dei tribunali maggiori di motivare le sentenze solo con le “leggi del Regno” senza avvalersi delle “nude

autorità dei dottori”.

I sovrani adottano dei provvedimenti anti giurisprudenziali; si percepisce che non si può più motivare un

giudizio con le sole communes opiniones.

Nascono così le concezioni di diritto e stato in età moderna.

Studiosi e storici si dividono per quanto riguarda la nascita dello stato moderno.

1. La storiografia più recente sostiene che di stato moderno si possa parlare solo per gli stati otto-

novecenteschi cioè per gli stati post rivoluzionari

 Dopo la rivoluzione francese gli elementi dello stato moderno sono:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sailor420 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Braccia Roberta.

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