Storia del design
Capitolo 1. La stampa come design
Nel tentativo di individuare dei precedenti dell’industrial design, potremmo risalire ad un’industria primitiva, fino alle più sofisticate lavorazioni dei secoli 15, 16, 17esimo. È opinione diffusa che non si può parlare di disegno industriale riferendosi a prima della rivoluzione industriale (1760-1830).
Rivoluzione industriale = spartiacque tra la produzione artigianale e quella industriale.
La stampa = atto di nascita dell’industria. La stampa a caratteri mobili deriva direttamente dalla silografia, che impiegava una tavoletta di legno con le lettere incise. Si ebbe l’idea di incidere caratteri isolati, che si potessero accostare in modo da formare un testo. Un nuovo passo avanti fu sostituire il legno col metallo.
Gutemberg (1394-1468) = inventore della stampa. Da alcuni documenti risulta che a Strasburgo, già nel 1436, si sarebbero effettuati i primi esperimenti tipografici. Gutemberg risolse il problema dell’allineamento dei caratteri.
Il nocciolo dell’invenzione della stampa sta nell’ideazione dell’unità minimale grafica, isolata e mobile. Fu possibile la correzione di un testo in un preciso punto e l’introduzione del pezzo intercambiabile. Il libro nasce anche come merce, portando alla concorrenza.
La maggior parte dei testi anteriori al 1500 erano scritti in latino (→ commercio del libro a scala internazionale) ed erano a carattere religioso.
Considerazioni del progetto
Le considerazioni del progetto si addicono perfettamente alla stampa in due cose:
- Il disegno dei caratteri (derivante dalla scrittura manuale corsiva, stilizzato esemplificato)
- Le regole combinatorie dei caratteri e le immagini
La seconda generazione di stampatori dà inizio ad una ricerca stilistica relativa al disegno dei caratteri e all’impaginazione. I referenti sono:
- L’epigrafia antica
- L’architettura
- Il gusto rinascimentale
Evoluzione dello stile: gotico (Gutemberg) → italici (Rinascimento ovvero di derivazione romana) → Rinascimento francese.
Un nuovo elemento: il frontespizio, indice precedente il testo che anima con ornamenti tipici dell’architettura (frontoni, portali, colonne, intere facciate).
Ritornando al disegno dei caratteri, Christoffel van Dyck elabora un tipo di carattere che poteva essere stampato in corpi piccolissimi, portando alla creazione di libri di modesto formato.
Rococò e neoclassicismo
Nel 17esimo secolo il frontespizio abbandona gli ornamenti di tipo architettonico e si avvale di motivi più liberi e fantasiosi a base di nuvole, di drappeggi e di amorini.
Nel neoclassicismo, Giovanbattista Bodoni riporta l’arte della stampa alla sua propria funzione, quella più facile e gradevole alla lettura. Questo porta a una severa eleganza dei frontespizi, dai quali è escluso ogni elemento che non abbia una natura tipografica.
Capitolo 2. Negli anni della rivoluzione industriale 1760-1830
Negli anni della rivoluzione industriale i cambiamenti non furono soltanto industriali ma anche sociali e intellettuali. La moderna tecnologia nasce in Inghilterra negli anni della produzione industriale, dove alla base c'è un nesso fra scienza e tecnica.
Gli esiti delle innovazioni tecnologiche portarono a costituire la cosiddetta civiltà urbana. Nella prima metà del settecento l'industria ha sede soprattutto in campagna, e l'industria tessile è basata sull'organizzazione del lavoro a domicilio.
Per la lavorazione del ferro:
- Carbon fossile → energia idraulica
- 1768: filatura e tessitura → macchina a vapore
- 1769: la concentrazione delle fabbriche può avvenire in qualsiasi luogo anche lontano dai fiumi
Una prima implicazione col design si può riscontrare nelle stesse macchine industriali con quella modesta pretesa estetica. Infatti, alla grande esposizione di Londra del 1851 saranno proprio i macchinari ad essere esposti.
Nuovi materiali come ghisa, ferro e acciaio sostituiscono molti manufatti prima realizzati in legno e pietra. Si può parlare di design anche per prodotti unici per i quali sono indispensabili notevoli impegni progettuali, il concorso di vari specialisti ecc.
Primo vero design: l'industrializzazione della ceramica
Wedgwood e Bentley affrontano il problema della divisione di compiti e diritti di proprietà delle idee dell’artista. La loro produzione imitava i modelli del passato cinesi, etruschi, neoclassici copiando gli antichi prototipi e adattati agli usi moderni. Era l’architettura che si doveva adattare a questi invadenti prodotti.
Obiettivi:
- Trovare il modo di rendere sempre più aderente la forma alla funzione dei prodotti ceramici quantificandone il numero e riducendo nel prezzo così come impone una lavorazione seriale
- Assoluta precisione e quantitativi limitati
- Approvvigionamento della materia prima in Europa e in America ma soprattutto in Cornovaglia
- Uso, fin dove era possibile, di macchinari per i processi preliminari della lavorazione
- Evitare gli sprechi
Wedgwood attribuì grande importanza all'addestramento della manodopera, alla collaborazione di artisti e designers. La domanda del mercato aumentava sia per il più alto tenore di vita degli abitanti sia per il perfezionamento di molti prodotti dovuto alle nuove macchine.
Nuovo senso del tempo
L'importanza della moda nella seconda metà del 18º secolo era importante indovinare le oscillazioni del gusto dell'opinione pubblica per anticipare il mutamento e influenzare la moda con un continuo flusso di novità. Wedgwood allora aveva intuito che la produzione non poteva restare un livello elitario.
L'idea del bello: Nel 1757 David Hume non si preoccupa di definire l'idea del bello ma di trovare i fondamenti del giudizio estetico, del gusto che alla base del piacere e del dispiacere. La bellezza non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente e ogni mente percepisce una diversa bellezza. L'analisi di Hume mira a un livellamento medio-alto del gusto.
Nel secolo scorso l'antico ideale estetico scadeva e la bellezza iniziava a dipendere dalla perfezione tecnica e dall’aderenza ad una funzione pratica. L'idea del bello si connette al fare e non più al contemplare.
Capitolo 3. L’età vittoriana - Mobili brevettati
Negli anni della regina Vittoria, dal 1837 al 1901, la Gran Bretagna è al primo posto nel campo delle invenzioni, della tecnica e del commercio. L’attività industriale non è più l’iniziativa di pochi, ma una professione di routine.
Principi del liberalismo: produrre molto nel più breve tempo possibile, anche a scapito della qualità. Era anche facile smerciare i prodotti dato che il consumatore non aveva tradizione né educazione. L’abile lavoro dell’artigianato venne sostituito dalla routine meccanica.
Henry Cole è il maggior esponente della cultura vittoriana nell’ambito del nascente design. Il progetto di Cole, a partire dal 1845, postula la più stretta collaborazione con l’industria (art manufacter). Cole diede importanza al problema della forma. I principi dell’opera di Cole furono elaborati nei fascicoli del Journal of Design and Manifactures (1849-1852).
Riformulazione del concetto di funzionalità
L’esigenza di imparare a vedere: Owen Jones, uno dei compagni di Cole, sostiene che il fondamento di tutte le cose è la geometria. I colori vanno usati in funzione spaziale e percettiva. Owen confronta oggetti di varie epoche per evidenziare i caratteri invarianti dei periodi trascurando i materiali diversi e riducendoli a pure superfici colorate. La ricerca di una metodologia progettuale può essere definita strutturalista.
Il progetto di Morris può definirsi invece storicista, sia nelle forme che nei contenuti. Arts and crafts diventerà il nome del movimento morrisiano. Il primo effetto degli insegnamenti di Morris fu che sotto il loro influsso molti giovani artisti, architetti e dilettanti decisero di dedicarsi all’arte applicata. Ciò che per oltre mezzo secolo era stata considerata un'occupazione inferiore, diventò nuovamente un compito nobile e degno.
Alla bottega artigiana sostituirono una rete di laboratori e organizzazioni, ed ammisero esplicitamente la possibilità della produzione meccanica accanto al lavoro fatto esclusivamente a mano.
Al di là delle differenze, del loro diverso sporsi rispetto alla produzione industriale, delle loro differenti sfere d’influenza, sia Cole che Morris riconoscono gli stessi valori: gli useful objects, le esigenze del vasto pubblico, l'azione propagandistica, la preferenza per le arti applicate rispetto alle altre, la chiara visione di un'artisticità diffusa che, come si è detto, è considerata uno dei principi base del design.
Componente vendita
La componente vendita trova il suo punto centrale nella Great Exhibition del 1851. Le esposizioni avevano intenti conoscitivi e propagandistici del progresso sociale tecnologico, stimolavano l'emulazione fra gli imprenditori e, aggiornando lo spirito delle antiche fiere, conferendo ad esse è quello di un grande festival popolare, favorivano il commercio e gli scambi. Queste grandi esposizioni erano il prodotto della concezione liberale dell’economia.
Integrazione fra l'industria e le arti: il famoso Cristal Palace di Joseph Paxton, primo edificio prefabbricato nella storia dell’architettura. La maggior parte di questi paesi esponevano loro prodotti tipici artigianali che in quanto erano tali erano, fuori tema e non ponevano il problema del rapporto arte-industria.
Due direzioni di esposizione
- Stati Uniti → esposizione di macchinari oppure oggetti d'uso che affidavano la loro forma quasi esclusivamente alla loro funzione
- Inghilterra → eclettico panorama di motivi stilistici conferendo una patina di artisticità agli stessi macchinari
La Great Exhibition del 1851 è ricordata non per il buon disegno degli oggetti che vi erano esposti, bensì per il loro atroce cattivo gusto.
Componente consumo
Sarebbe stata proprio questa tendenza di vendere di più e a poco prezzo la causa delle concessioni al gusto del pubblico incolto ed ineducato, il quale esigeva la presenza della decorazione in ogni oggetto almeno e l'apparenza di essere eseguiti a mano. Ogni oggetto è più favorevolmente accolto se si richiama ad un referente già noto (fotografia → pittura, stampa → manoscritto).
La finzione oltre che alla forma degli oggetti si estende anche alla natura dei materiali. Si tende a rivestire le superfici con materiali che imitino e somiglino ad altri (galvanoplastica). Simili artifici furono applicati alla volumetria degli oggetti. La falsificazione lo si applicava ai prodotti di primaria necessità, ma a quelli di natura estetica e/o voluttuaria richiesti e consumati dal ceto medio alto.
Accanto a questi oggetti sfoggiati esistevano grande produzione di altri che erano semplicemente foggiati, prodotti semplici ed essenziali ad uso e consumo delle classi povere. Questi prodotti erano un'imitazione dell'arte estremo orientale, per sua natura semplice ed essenziale.
Il caso Thonet
Michael Thonet (1796-1871): Tecnica che...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.