Lezione 1
Storia del design
Lezione 1
Solitamente quando sentiamo utilizzare la parola storia di storia ci riferiamo ad un
racconto di una successione cronologica di eventi (con date, personaggi, protagonisti,
ecc).
La storia diventa un materiale morto.
Nel 2025 abbiamo la necessità di guardare la storia come un materiale VIVO, ovvero la
storia come una sorta di archivio vivente che proviamo a proiettare, a rendere utile alla
contemporaneità. Il processo della nostra idea di storia come materiale vivo diventa
utile nella contemporaneità attraverso tre parole: Tradizione, traduzione e tradimento.
Queste tre parole sembrano sconnesse tra di loro: la tradizione è qualcosa che
attraversa delle culture, tecniche, saperi, riferimenti, visioni di film, immagini ecc che
con l'occhio della contemporaneità sembra qualcosa di distante, ma in realtà anche le
tradizioni sono qualcosa di vivo. Diventano vive nel momento in cui avendole come
riferimento le proiettiamo nella contemporaneità, ovvero le adattiamo alle sensibilità, ai
gusti, alle necessità culturali del tempo che stiamo vivendo, facciamo un'operazione di
traduzione. Chi determina la storia? Il traditore, colui che opera il tradimento. (di solito
siamo abituati a vedere la figura del traditore come una figura negativa, in realtà il
traditore è colui che conosce la tradizione, la proietta nella quotidianità ma innesta di
questo processo una nuova visione, crea nuovi immaginari. Il traditore siamo noi, che
lavoriamo nel mondo della comunicazione.
Noi innestiamo nel mondo della comunicazione nuove visioni e nuovi immaginari, siamo
i nuovi ‘traditori’.
Queste tre parole: tradizione, traduzione e tradimento sembrano sconnesse ma in realtà
molto spesso andando ad analizzare l’etimologia delle parole, si scoprono delle strane
connessioni che generano anche dei materiali utili per la nostra visione della storia, e
queste tre parole sono connesse da una radice comune latina ‘tradere’, che significa
trasmettere. Quindi queste tre parole ci permettono di guardare alla tradizione e quindi
anche alla storia come un materiale vivo che non aspetta null’altro che essere tradotto
nella contemporaneità e utilizzato per creare nuovi mondi possibili, nuove visioni. Quindi
quello che vediamo non è una successione cronologica di eventi ma vediamo dei
materiali utili, quindi la storia è un materiale da utilizzare nella contemporaneità per
rinnovare gli immaginari contemporanei.
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Conoscenza e studio della storia della grafica nell'Industrial Design per sviluppare una
competenza critica. Grafica intesa come espressione visiva al pari di quella letteraria,
un vero e proprio linguaggio, con regole, declinazioni e applicazioni e con costruzioni
lessicali.
Significato di 'grafica’: l'enciclopedia Treccani indica un primo significato nelle due
definizioni che seguono:
GRAFICA: Disciplina che si occupa di ciò che è attinente alla trascrizione o alla
descrizione mediante segni convenzionali.
La rappresentazione schematica di un fenomeno o di un meccanismo mediante un
disegno convenzionale. Vi è un legame tra le due definizioni, dato dal termine
'convenzionale', ovvero dato dalla consapevolezza che si Sta trattando di un tema che
ha le sue radici non sulla rappresentazione istintiva, spontanea e soggettiva, bensi sulla
redazione di immagini - anche semplicemente ottenute con segni - che fondano su un
codice, che può essere più o meno accessibile a seconda dello sviluppo dato.
Non arte, ma tecnica comunicativa, linguaggio visivo.
Testi di riferimento:
Manuale di storia del design, Domitilla Dardi e Vanni Pasca
Studio formafantasma- il design degli iperoggetti, Marco Petrone
La storia del design in qualche modo è anche la storia del ‘moderno capitalismo’, è la
storia di alcune innovazioni tecniche che impattano sul nostro quotidiano.
Paradossalmente se guardiamo indietro nasce prima come disciplina il graphic design
prima dell’industrial design. Solitamente la storia del design parte da quella che viene
definita dagli storici come ‘la prima rivoluzione industriale’ in Inghilterra con l’invenzione
della prima macchina a vapore di James Watt, ma in realtà un'innovazione tecnica e
una prima rivoluzione industriale nella storia umana c’è già stata con la fine del 400 con
la creazione, l’ invenzione della stampa a caratteri mobili di gutenberg.
Parliamo di prima rivoluzione industriale perché questa innovazione tecnica, che
chiamiamo prima rivoluzione industriale determina un’accellerazione del processo
produttivo di stampa e quindi la creazione di un mercato, ovvero il mercato della cultura,
della conoscenza.
I libri iniziano a diventare delle merci. La storia del design o del prodotto è sempre
legata alla ‘merce’, ai prodotti. Ma in realtà se appunto vediamo questa prima
innovazione tecnica come prima rivoluzione industriale che porterà alla nascita della
concorrenza, quindi avviene che si lavora sull’ immagine e sul prezzo, si vince sul
mercato se si ha il prezzo più
competitivo ma anche la miglior immagine, il linguaggio visivo che è capace di far
vendere quella merce. La grafica si forma prevalentemente attorno questo tema, prima
di tutto una grafica pubblicitaria. Ma prima ancora la grafica è un linguaggio visivo
editoriale, partecipa al rendere più belli i libri, iniziano a nascere appunto i caratteri
mobili, i caratteri prevalentemente gotici.
Quando parliamo di grafica non parliamo di un’arte ma di una tecnica comunicativa: una
parola composta, da una parte comunica e dall’altra fa un’azione, quindi è un
messaggio che arriva, cattivo. Per operare una comunicazione abbiamo bisogno di
costruire un linguaggio visivo. Quindi la grafica per noi è una tecnica comunicativa ma
soprattutto un linguaggio visivo.
Il linguaggio è composto da regole e immagini/suoni, la grafica non è esente da questo.
I primi prodotti grafici quindi sono dei prodotti editoriali.
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L'AVVENTO DELLA STAMPA
Nella prima metà del Cinquecento si afferma l'invenzione di Johannes Guttenberg e la
conseguente possibilità di comporre pagine con caratteri mobili.
Nonostante una certa difficoltà nella produzione di carta la possibilità di stampare in
maniera più veloce introduce la formazione di giornali e gazzette all'interno delle quali,
proprio in ragione del
numero crescente di persone che potevano raggiungere, trovano spazio i primi annunci
pubblicitari.
Dapprima realizzati solo con una forma verbale e mero enunciato di attività, luogo e
tipologia di prodotto ben presto si arricchiscono di un apparato figurativo che evidenzia
e rende più evidente il messaggio proposto.
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E I PRODOTTI EDITORIALI
Il panorama cambia sostanzialmente con l'avvento della prima Rivoluzione Industriale:
nuovi scenari produttivi, nuovi orizzonti commerciali e la crescita veloce ed intensa delle
città portano ad un nuovo assetto delle esigenze di coloro che offrono prodotti e servizi.
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La cultura Illuminista, la nascita delle prime scuole professionali, la diffusione delle
università e la proliferazione delle imprese di esplorazione geografica danno impulso
alla associazione alla gestione delle immagini in parte testuale: la descrizione verbale di
prodotti, luoghi, così come accadimenti o nuove scoperte in ambito scientifico rendono
in necessario lo sviluppo di immagini, facilmente riproducibili con lo tecniche di
rappresentazione e riproduzione disponibili all'epoca, por esporre secondo un approccio
quanto più possibile approfondito e metodico quanto esposto e descritto. La produzione
su scala industriale della carta sul finire del 700 contribuisce notevolmente alla
proliferazione di testi divulgativi di vario genere in cui la presenza di immagini diviene un
elemento distintivo.
L' 'enciclopedia di Denis Diderot e Jean Baptiste ‘Le Rond D'Alambert’ è l'esempio di
questo nuovo atteggiamento, la collezione di nozioni e immagini pubblicata nella sua
prima edizione tra il 1750 e il 1781, rese accessibili, e organizzate secondo un metodo
vicino alla logica del catalogo, indicazioni e nozioni adattate ad ụn vasto ambito di
produzione. Non solo l'approccio scientifico che muove la produzione di un certo tipo di
stampa: la crescita delle città e una sempre più complessa articolazione sociale danno
vita a torme di informazione satirica o scandalistica in cui testo e illustrazione trovano
un connubio.
La diffusione delle pubblicità diviene presto così popolare da rendere necessaria la
creazione di vere e proprie agenzie deputate alla vendita e alla organizzazione degli
spazi pubblicitari sulle varie testate giornalistiche.
La grafica è anche linguaggio visivo di massa: nel corso della storia, dove abbiamo
come riferimento le due rivoluzioni industriali, con la rivoluzione della stampa a caratteri
mobili e l’innovazione tecnica prodotta dalla macchina a vapore, non si fa altro che
accellerare il processo produttivo.
(Il capitalismo gioca molto sull’ accelerare ed è un sistema da mettere anche in
questione)
Nella Bauhaus si diceva "L'arte non si può insegnare ".
Si può insegnare ad accendere delle sensibilità, a stimolare delle sensibilità, si può
educare ad avere uno sguardo sul mondo. Ritorna il termine ‘educare’, che significa
dare forma attraverso un modello. Educare viene dal latino ‘ex. ducere’ che non
significa altro che ‘portare fuori’,significa costruire attraverso la storia, l’educazione un
sapere critico, quando parliamo della storia come materiale vivo non stiamo dicendo
altro che è uno degli elementi fondamentali per educarsi ad un un sapere critico.
Per un progettista la condizione di crisi è anche una condizione di 'possibilità'. (dal
greco ‘crisi’: punto di rottura, punto di azzeramento. Punto di rottura: il mondo crolla,
es.Futurismo, costruttivismo).
Il sapere critico è sempre molteplice, non si accontenta, un atteggiamento ‘tentacolare’.
Interdisciplinarietà, ovvero che i momenti di crisi, come fallisce il mondo, falliscono
anche i linguaggi, quindi c’è bisogno di riscrivere e immaginare, ma nell’intreccio stra i
linguaggi.
Il design è di sua natura interdisciplinare, rispetto all’arte.
In realtà tutto cambia a seconda dei contesti Es.duchamp (orinatoio), dove prende dei
sanitari, lo firma con uno pseudonimo e lo porta in un contesto museale, il contesto
determina il valore e il messaggio dell’oggetto. L'arte e il design sono dei territori vicini
che spesso dialogano e si intrecciano.
La differenza tra l’arte e il design si gioca su un piano delle referenze filosofiche: l'arte è
trascendentale, ovvero aspira a bucare, ad uscire fuori dal tempo, aspira all'eternità; il
design hanno come referente l'immanenza del quotidiano, agiscono nella quotidianità,
hanno presa sul quotidiano, non si esauriscono nel quotidiano.
Quindi, l’arte aspira in alto, mentre il design il mondo reale.
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JOSEPH PAXTON (English,1801-1864)
Crystal Palace, London, England, 1850-1851. Photo from Victoria and Albert Museum,
London. Moved in 1852, burned down in 1936. Marks the beginning of "Modern"
architecture.
Il design in generale, in particolare la grafica/la comunicazione si legano sempre da una
parte all’innovazione tecnica e dall’altra ad un prodotto, cioè attivano un messaggio che
agisce ovvero, portare a se, fare entrare quel messaggio nel quotidiano perché si lega
ad una merce.
Design, non è una parola italiana, può molteplici significati provenendo dall’inglese, può
significare disegnare, progettare… se trasferiamo la parola design nella lingua italiana
diventa immediatamente "progetto".
Allora chiariamoci sulla natura del design e del progetto, ci aiuta l’etimologia della
parola, progetto o progettare ancora una volta ha una doppia radice latina ‘pro-iettare’
non significa altro che "gettare oltre", ovvero progettare significa creare un'azione
trasformativa, il design per sua natura ha questa capacità trasformativa.
Il progettista aggiunge qualcosa al mondo, che sia un oggetto, che sia un messaggio,
che sia un comportamento nello spazio pubblico (social designer) quindi trasforma, il
designer ha questa capacità è un'azione trasformativa. Progettare non significa altro
che creare qualcosa che modifica un contesto, delle relazioni, dei comportamenti, degli
acquisti, degli usi, delle funzioni.
Quindi per noi la parola design significa "progetto" con questa natura, con questo
carattere trasformativo.
Con questa visione del design, del design come ‘progetto’, in realtà questo concetto
diventa un concetto estremamente molteplice che non si riferisce solo all'immagine o al
prodotto
ma guarda in qualche modo ad una dimensione trasformativa del quotidiano, quindi il
nostro referente è ‘cambiare’.
Design per noi significa ‘progetto’ e viene da ‘proiettare’, cioè gettare oltre, modificare lo
status.
Anche quando parliamo di storia del design in realtà l'uomo ha sempre
"progettato".
Quindi si fa partire la storia del progetto o storia del design, in realtà l’uomo ha sempre
progettato. Se torniamo indietro vediamo degli esempi di design straordinari, come la
‘ruota’, questo è un progetto. Però se guardassimo in questo modo anche alla storia del
progetto non ne verremmo più a capo quindi si fa partire la storia del design (industrial
design) con la seconda rivoluzione industriale siamo alla metà del 700 in Inghilterra e
James Watt inventa la macchina a vapore, un’innovazione tecnica che cambierà il
mondo. Sfruttando la forza del vapore questa macchina produce "energia ". Questa
innovazione tecnica determinerà un accelerazione dei
processi produttivi e anche degli spostamenti, vi è una sorta di nascita del moderno
capitalismo.
Infatti vedremo come l’epicentro della seconda rivoluzione industriale è l’inghilterra ,
determinerà un passaggio fondamentale del mondo. Sostanzialmente da una civiltà
agricola e aristocratica, nasce una moderna civiltà industriale, nascono anche nuove
classi sociali (la borghesia industriale e il proletariato).
L’evento che in qualche modo fotografa la nascita di questo nuovo modo di intendere la
produzione quindi la nascita dell’industria, è un evento che viene in qualche modo
organizzato a Londra con la partecipazione di una figura estremamente importante per
l’industrial design: Henry Cole. Consulente del principe, suggerisce di realizzare un’
esposizione universale, ovvero una mostra di tutte le innovazioni produttive e tecniche
dell’epoca con uno sguardo globale; l’inghilterra oltre ad essere una delle prime
economie industriale è anche uno dei primi colonizzatori. Quindi si decide di fare
un’evento che mostri al mondo tutte le innovazioni prodotte dalla seconda rivoluzione
industriale. Si bandisce un concorso, lo vince Joseph Paxton, un progettista di serre per
le piante, il progetto che propone ha il nome di ‘Crystal Palace’, ovvero il palazzo di
cristallo, un progetto che ha delle caratteristiche estremamente innovative: è fatto dei
materiali della modernità, di metallo e di vetro, proprio come una serra, ma vince
perchè: abbatte i costi, è modulare, può essere realizzato direttamente in cantiere,
assemblato (Joseph Paxton non fa altro che mandare i disegni ai produttori dei vari
moduli, dei vari elementi che vengono poi assemblati direttamente nel cantiere),
un’opera estremamente geniale dal punto di vista della realizzazione ma anche
dell’immagine.
Qui vediamo apparire una delle qualità che Italo Calvino riconosce alla modernità,
quella della “leggerezza” ma anche della “trasparenza”. All’interno dell’evento possiamo
vedere di tutto da un primo esempio di design dell’arredo straordinario “la sedia per
caffe modello 14” (michael thonet chair n 14) che ancora oggi è diffusissima (seduta in
paglia di Vienna ed il legno curvato), oppure le “pistole a ripetizione” della colt, o le
sedute per cavalcare nei paesi colonizzati gli elefanti, c’è di tutto all’interno, tutte le
produzioni.
Facciamo partire la storia del design dal Crystal Palace perché ha due caratteristiche
che definiscono l’industrial design (il design industriale):
La serialità, questi moduli che paxton disegna possono essere replicati all’infinito, il
padiglione dell’esposizione universale del 1851, la storia del design inizia da qui poiché
già questa architettura ha le caratteristiche che differenziano il design dall’artigianato,
ovvero la potenziale serialità, produzione infinita di un oggetto, perché è disegnato e
facilmente replicabile.
La modularietà, un’altro elemento estremamente fondamentale e importante per il
design.
Con questo evento, con la nascita dell’industrial design, con l’esposizione universale del
1851 oltre a parlare di civiltà industriale, iniziamo a parlare di civiltà dei consumi. Sono
nate nuove classi sociali (la borghesia sociale del proletariato), che hanno la possibilità
economica e nascono nuove merci. La civiltà dei consumi non è altro che questo anche
al giorno d’oggi.
La modernità, a differenza della storia dell'arte, la facciamo coincidere con la nascita del
industrial design. Quindi la nostra modernità,
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