Estratto del documento

STORIA DEL DESIGN E DELLA TECNICA

Definizione base di Industrial Design

INIZIO XX SECOLO arti minori, arte decorativa, arte applicata all’industria, arte industriale

DOPO LA II GUERRA MONDIALE industrial design (in Italia disegno industriale)

Il termine “Industrial Design” è piuttosto recente, si diffonde uniformemente dopo la Seconda guerra

mondiale e viene usato le prime volte in America alle fine degli anni ’20 e si diffonde nel mondo dopo la II

guerra mondiale. In passato non vi erano i designer come li intendiamo noi oggi ma era comunque sempre

presente una persona che supportava e collaborava con le aziende, già a partire dalla seconda metà del

‘700, erano gli artisti oppure gli architetti che indicavano i prodotti da fare, queste figure non facevano

parte di proprio tutte le aziende ma solo di quelle più avanzate, non veniva dato troppo rilievo a questa

figura, esistevano ma non si sanno i nomi perché era normale usarli ma non pubblicizzarli. Il fatto che il

termine “designer” si diffonda in particolar modo tra gli anni ’30 e gli anni ’50 sta a significare che allora

l’attività diventa più frequente e si capisce che si può promuovere questa figura come se fosse un biglietto

da visita per l’azienda.

Quindi c’è sempre stato chi progettava oggetti e li realizzava. Prima della riforma luterana un artista faceva

sia un quadro che un oggetto che uno stendardo per un ospedale, dopo la riforma luterana si fece

distinzione tra arti maggiori, quali la pittura, la scultura e l’architettura e arti minori, ossia tutte le altre, che

venivano considerate meno importanti, questo perché il protestantesimo dava importanza al lavoro, era

visto come mezzo di riscatto e avvicinamento a Dio e quindi i cattolici per distanziarsi fecero questa

distinzione in campo artistico.

Design letteralmente significa progetto. In italiano veniva tradotto come

disegno industriale ma questa traduzione è riduttiva.

Ci sono diversi tipi di design: industrial design, product design, urban design,

graphic design, cad design, architectonical design, furniture deign, jewels

design, fashion design…

Fino alla riforma protestante le botteghe degli artisti facevano di tutto, dalle

commissioni importanti per chiese, ospedali o signori oppure oggetti minori

come per esempio i deschi da parto: oggetti con cui si presentavano alla

puerpera, la donna che ha appena partorito e stava a letto per riposarsi dalla fatica del parto, le vivande

così che poteva mangiare, era quindi una sorta di vassoio liscio dalla parte sulla quale si appoggiavano le

vivande e decorato sull’altro lato da artisti più o meno famosi a seconda del livello sociale della donna. Gli

artisti facevano di tutto, dal decorare i piatti agli stendardi, tutto ciò che veniva loro richiesto. anche gli

oggetti antichi avevano quindi un ideatore e un realizzatore. Nel caso di oggetti realizzati in cristallo di

rocca veniva pagato di più colui che incideva il materiale piuttosto che chi ha ideato l’oggetto perché si

riconosceva l’abilità e la capacità dell’artigiano, vista l’importanza e il valore del materiale.

Jacopo Ligozzi era un pittore entrato a servizio di due gran duchi,

diventò pittore di corte a Firenze e oltre a quadri realizzava disegni

anche per le manifatture di corte o per eventi particolari. Queste sono

tavole, dei piani realizzati da un ubificio delle corti gran ducali, l’ubificio

delle pietre dure (esiste ancora oggi come museo e come centro di

formazione). Si tratta di una manifattura fondata nel 1588 dal Gran

Duca Ferdinando I; si tratta di un lavoro complicatissimo detto

“commesso fiorentino”, è un intarsio di pietre dure molto più

complicato dell’intarsio del legno. Serviva una grande abilità da parte del realizzatore, accanto al nome

dell’ideatore Ligozzi vi era anche il nome del realizzatore proprio per riconoscerne la capacità. Nel passato

esistevano manifatture ben organizzate e venivano “organizzate” da un direttore, solitamente un artista

estremamente importante che si occupava sia di logistica che di aspetti di carattere produttivo.

Nel corso dell’800 e del ‘900 questo sistema ha contrassegnato le produzioni sia

artigianali che industriali. Jacques-Emile Ruhlmann non era un ebanista, non

sapeva lavorare il legno, lui era solamente il proprietario dell’azienda e poi gli

esecutori realizzavano questi prodotti in serie limitatissima, per i ricchi del paese.

La figura del progettista quindi è sempre esistita.

Con Industrial Design quindi intendiamo le industrie che fanno dei prodotti d’uso

che tutti devono usare, realizzati con mezzi meccanici che sono,

oggetti funzionali che hanno un prezzo per così dire “giusto”.

La Mason Jar inventata da John Landis Mason 1859 fu dei prodotti di Industrial Design.

Quindi l’industrial design indica la produzione, nata da un progetto, con valenze funzionali

ed estetiche, di oggetti pensati per essere riproducibili, grazie alle tecniche industriali, in

una serie illimitata.

Artigianato versus Industria

Artigiano:

“chi esercita un’attività (anche artistica) per la produzione (o anche riparazione) di beni, tramite il lavoro

manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie, svolta generalmente in

una bottega”

“chi esercita un’arte manuale, per proprio conto e in locali propri, lavorando da solo o con la collaborazione

dei familiari o di pochi aiutanti”

Non sono definizioni veritiere, un esempio è la sedia Chiavarina.

La sedia Chiavarina è un prodotto artigianale e viene prodotta a partire dal 1807 e per gran parte del ‘900,

fino agli anni ’70 quando le produzioni si interruppero, e recentemente, una decina di anni fa sono riprese,

mantenendo le caratteristiche di artigianalità sebbene negli ultimi modelli alcune

parti della sedia siano prodotte ovviamente con macchinari. La Chiavarina era una

sedia nata per la volontà di un nobile signore ligure, più precisamente di Chiavari, il

suo ruolo era quello di promuovere arti e commerci della zona. Egli va a Parigi, in

quel periodo la Francia dettava la moda, e riporta a Chiavari con sé una sedia e la fa

vedere all’artigiano Giuseppe Chiavaro de Scalzi, detto campanino e gliela fa

riprodurre, comincia a rinnovarsi la nostra offerta merceologica. Questo artigiano

decide di usare i legni del luogo come il nocciolo e il frassino che sono piuttosto

elastici, ristudia la sedia, la semplifica e ridimensiona i vari componenti basandosi

sulle caratteristiche del nuovo legno. La sedia poteva avere o meno i braccioli e avrà

un successo incredibile, nel tempo avrà sempre le stesse caratteristiche, gli stessi

legni elastici, la seduta fatta con un intreccio di salice palustre però a seconda dei gusti del periodo ebbe

delle rivisitazioni per esempio di tornitura delle gambe, dello schienale… ebbe delle varianti ma con

Chiavarina si intende questa sedia fatta nella zona di Chiavari con legni particolarmente elastici,

estremamente leggera proprio grazie a questi legni che ebbe un successo incredibile. Campanino aveva 600

operai che lavoravano nella sua azienda, la vendevano anche all’estero. Gio Ponti per la sua superleggera

era partito dall’idea della Chiavarina.

La sedia Thonet n.14 invece è un prodotto industriale nato nel 1859, è la prima

sedia industriale. Michael thonet nasce in Germania, era abile nel fare parquet di

legno preziosi; aveva scoperto un nuovo metodo per curvare il legno, un pezzo di

legno pieno, non fu il primo perché in America già un altro signore era riuscito a

curvare il legno nell’800, ma Thonet passa come il primo. Thonet viene contattato

dal primo ministro dell’impero asburgico il quale vuole implementare artigianati e

industrie in Austria e lo convince a trasferirsi lì. Thonet in Austria comincia a

produrre mobili, sedie, basi di tavoli, appendiabiti, sedie a dondolo, portaombrelli…

con appunto il legno curvato

Ha fatto moltissime sedie diverse, la più famosa è la numero 14, per farla c’è un

determinato processo di produzione. Usava il legno di faggio, un legno povero e di

facile approvvigionamento, perché è duro, a fibra lunga, duraturo e non si scheggia

nemmeno, anche piuttosto economico. Crea dei “tubi” di legno, componenti torniti e lisci e dopo di che li

sottopone in un’autoclave al vapore acqueo in maniera che il legno acquisisca flessibilità. Dopo di che i

“tubi” di legno sono diventati flessibili e gli operai possono dargli la forma desiderata, morsettano quindi il

pezzo di legno bloccandolo all’interno di una forma. Successivamente viene essiccato in un forno, viene

sottoposto a delle operazioni di finitura, laccatura… i pezzi sono pronti per essere assemblati tra di loro.

La sedia thonet costava tre fiorini che erano l’equivalente di tre dozzine di uova, quindi pochissimo e ne

vennero prodotte 50 milioni in 70 anni. Scomposta nelle sue componenti ben 35 sedie riuscivano ad essere

messe in un pack del volume di un metro cubo.

Era una sedia estremamente flessibile nell’uso, andava bene in casa, nei bar… era molto semplice, fatta da

un elemento che faceva da schienale e gambe posteriori che era continuo, subito sotto lo schienale c’era un

altro elemento curvilineo che serviva a rafforzare lo schienale non era un elemento decorativo, l’anello

sottostante il piano di seduta serve da contenimento per le gambe.

La Thonet ha viaggiato come azienda fino alla II guerra mondiale, dopo la guerra è stata rifondata dopo che

l’impianto era stato bombardato, si trovava in quella che era la Germania orientale. Nel ’53 viene ricostruita

e nel ’76 la società viene divisa tra quella tedesca e quella viennese. La parte viennese viene acquistata da

un gruppo americano, l’azienda tedesca invece esiste tutt’ora. Sul sito della Thonet tedesca troviamo la

frase “l’uninone tra le più moderne tecnologie di produzione e l’artigianato tradizionale”, questo perché

negli ultimi 15 anni l’artigianato è tornato di moda, l’aspetto artigiano della produzione fa lusso, fa garanzia

di qualità e permette di vendere le cose ad un prezzo più alto. Ci sono foto sul sito che testimoniano

l’artigianalità, in realtà erano gli stessi processi che inizialmente venivano fatti passare per “altamente

industriali”.

La Richard Ginori è un’azienda italiana che nasce a fine ‘800 con la fusione di altre due aziende una toscana

e una lombarda che entrambe si occupavano di prodotti ceramici, la Richard faceva un prodotto di basso

livello mentre la Ginori di alto e medio-alto livello. Facevano un po’ di tutto, dal servizio da caffè alle stufe…

Richard compra Ginori e unisce i nomi, l’azienda continua a lavorare nel corso del ‘900 e pur avendo

collaborato con designer importanti stava per chiudere, nel 2013 era sull’orlo del fallimento ma aveva in

ogni caso delle maestranze eccezionali e viene acquistata dalla Gucci. La Gucci salva l’azienda, era un

grande azienda del comprensorio fiorentino e quindi decide di salvare un’altra azienda del comprensorio

fiorentino, anche se Gucci era di una famiglia francese. Gucci compra Richard Ginori e lo rinomina Richard

Ginori Firenze 1735, prima faceva prodotti medio-bassi acquistabili da tutti, ora invece è proiettata solo sul

mondo del grande lusso proprio come la Gucci. Recupero di linee del passato, di stilemi del passato e

sistemi artigianali del passato, soprattutto nella decorazione di piatti.

L’artigianato ritorna prepotentemente in questi due primi decenni del secolo corrente. Dagli anni Zero, cioè

il primo decennio del secolo, vi è una rivalutazione e una nuova interpretazione dell’artigianato. Patrizia

Moroso scopre che nel paese nativo del marito senegalese esiste un modo di tessere dei tessuti con fili di

plastica, decide quindi di mettere a frutto queste abilità per realizzare piani di seduta e schienali. Per

quanto riguarda l’artigianato tradizionale, l’azienda bresciana Rivadossi produce mobili con materiali e

lavorazioni di qualità. La Vuitton pubblicizza il suo prodotto come un prodotto d’eccellenza d’artigianato,

l’artigianato in questo è visto come equivalente di eccellenza della lavorazione e dei materiali e quindi

hanno la possibilità di spuntare prezzi alti. Il designer, Martino Gamper, di Merano che ha fatto fortuna in

Inghilterra, usa e reinterpreta dei pezzi rotti di sedute di design rotte e gli dona una nuova vita creando

nuove sedie, non li butta via quindi c’è anche un aspetto ecologico. C’è poi un sito dove i designer mettono

a disposizione i loro progetti e lui li realizza con tecniche usuali o con le stampanti 3D, ci sono anche dei

progetti di auto-progettazione che vengono realizzati da dei fab-lab. Anche prodotti uscenti da questi

sistemi con stampanti 3D e fab-lab vengono definiti prodotti artigianali.

Di fronte alle difficoltà che ha avuto il mondo del design e il mondo dell’industria

con la delocalizzazione e altre difficoltà, Giulio Iacchetti ha trovato il modo di

creare un sito dove vendono oggetti progettati da Iacchetti o da altri suoi amici

realizzati da un artigiano ogni volta diverso, il migliore o il più adatto per quel

prodotto, che successivamente viene venduto online. Gli oggetti sono

carini, come questo divano “Meda” che può diventare un letto di fortuna,

ma hanno una criticità: i prezzi, questo divano per esempio costa 2928

euro. Quindi è bene recuperare l’artigianato per i prodotti di lusso, ma in

questo caso dei prezzi così consistenti fanno la “non fortuna” del sito.

Si inizia poi una produzione di serie con componenti intercambiabili, quindi i prodotti devono essere

scomponibili in parti che devono essere interscambiabili, ossia che ogni componente realizzato da una

macchina vada bene nella composizione finale.

La differenza sta nella gestione del progetto: se io faccio un progetto industriale il progetto sta all’inizio del

processo e sulla base del progetto inizia la produzione e così si mantiene, a meno che nell’ambito del

progetto stesso non sia prevista una possibilità di variazione in corso produttivo. L’artigiano invece

controlla in prima persona il processo in tutte le sue fasi e quindi anche all’ultimo può cambiarlo, cosa che

nel processo industriale non esiste. Nelle pratiche poi sono simili perché sia per produrre un oggetto di

artigianato che industriale vengono usate le macchine e parti fatte a mano, quindi non si differenziano poi

così tanto.

Nel processo industriale esistono delle fasi artigianali. Un prodotto industriale è fatto da componenti

intercambiabili, ciò significa che quando metto insieme questi componenti essi si incastrano, si collegano

facilmente. Però non è sempre così perché a volte ci sono dei macchinari complessi fatti da pezzi meccanici

che devono essere accoppiati ma questo accoppiamento risulta un po’ difficile, spesso non si riescono ad

avere delle componenti intercambiabili così precise e quindi per alcune di queste componenti va ricreato

l’accoppiamento. Ciò si presenta in prodotti molto complicati, per esempio aerei o macchine estremamente

sofisticate, macchine particolari…

L’artigiano “artista”: non in senso estetico, ma in qualità tecnica, cioè l’operaio addetto all’aggiustaggio:

colui che sa mettere a punto dei pezzi meccanici che devono essere accoppiati, un’operazione che si

denomina “aggiustaggio”.

Aggiustaggio: si designa con questo vocabolo l’insieme delle operazioni, di ritocco e di adattamento, che si

compiono, prevalentemente a mano e a freddo, nel montaggio di complessi meccanici o di macchine. Il

nome di aggiustaggio si adopera anche per indicare accoppiamenti di parti meccaniche. Tutta la lavorazione

di aggiustaggio richiede grande abilità manuale nell’esecutore e solo una maestranza scelta, e quasi di

eccezione, può giungere alle grandissime precisioni.

L’aggiustaggio è quindi una fase “artigianale” che si verifica nelle realtà industriali.

Un altro momento artigianale nel mondo dell’industria è la fase personificata dal modellista o prototipista,

quei personaggi che studiano il modello capostipite di tutta la serie produttiva, che viene proprio fatto a

mano.

Nella produzione in serie, tutti i pezzi di uno stesso tipo devono avere le stesse dimensioni affinché possano

essere accoppiati o montati con pezzi corrispondenti senza necessità di ritocchi o aggiustaggi.

I pezzi che soddisfano queste esigenze sono detti intercambiabili.

Oltre alla loro dimensione, devono essere uguali anche le caratteristiche geometriche (planarità,

cilindricità, parallelismo, ecc…) delle loro parti.

Perché i pezzi siano intercambiabili occorre che siano fabbricati con precisone.

inventata

La catena di montaggio da Ford nel 1913. Taylor mette a punto un sistema di produzione del ciclo

produttivo in maniera che venga affidato al lavoratore più adatto un compito specifico da svolgere in un

determinato tempo e in un determinato modo, eliminando anche gli sforzi e dandogli la migliore

postazione di lavoro. Questo ha caratterizzato la prima fase dell’industrializzazione. Poi ci sono stati altri

modi di organizzare il lavoro in fabbrica meno pesanti e incalzanti e quindi negli anni ’30 si decide di

mettere a punto un nuovo modello che fosse più partecipe delle necessità degli operai, si voleva creare un

clima di lavoro più gradevole, in maniera che la soddisfazione psicologica dell’operaio, il quale era più

coinvolto e con colleghi con i quali poteva instaurare rapporti più armonici, improntasse in modo migliore

tutta la produzione. Entrano nella fabbrica le cos&igra

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 163
Storia del Design e della Tecnica Pag. 1 Storia del Design e della Tecnica Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 163.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia del Design e della Tecnica Pag. 41
1 su 163
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/17 Disegno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicole1908 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del design e dell'architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Tonelli Maria Cristina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community