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Great exhibitions

Le esposizioni erano vetrine del progresso culturale che consentivano di evidenziare ogni nazione come potenza industriale, avevano intenti conoscitivi e propagandistici. In questo ambito furono importanti a Londra Henry Cole e il principe consorte Albert (significativo per lo sviluppo dell’industrial design). Era infatti utile essere protetti dalla casa regnante per ottenere un’approvazione generale (re + popolo).

Il principe Albert sostenne le esposizioni perché era fervente di portare sviluppo e innovazione in Inghilterra: considerava inaccettabile spostare le merci con i vecchi sistemi (da qui nacque il suo amore per le locomotive) ≠ dagli altri regnanti che non erano interessati alla causa. Lui invece lo era perché la monarchia inglese è sempre stata presente nella vita dei sudditi e perché voleva diminuire l’ignoranza.

Caratteristiche delle esposizioni

Le esposizioni prima avevano un carattere nazionale: avevano scopi propagandistici e conoscitivi del progresso sociale e tecnologico, stimolavano l’emulazione fra imprenditori e favorivano i commerci e lo scambio. Le esposizioni erano il risultato della concezione liberale dell’economia, ora l’illuminismo permea tutti gli strati sociali.

Le prime esposizioni erano delle raccolte di prodotti e delle fiere campionarie di design, nelle quali veniva messo in mostra il livello di sviluppo della tecnica di allora. Innovazione in materiali e tecnologie rappresentava un momento di passaggio in cui mutarono le condizioni di vita e del lavoro.

Evoluzione delle esposizioni

Le successive esposizioni furono a intervalli irregolari e dal '900 Parigi divenne la loro sede. Altre importanti furono quella del 1873 a Vienna e del 1876 a Philadelphia. Nelle esposizioni veniva evidenziato il cattivo gusto degli oggetti: alcune delle più grandi realizzazioni dell’Età Moderna venivano accompagnate da oggetti di cattiva realizzazione e gusto estetico discutibile. Questo provocò un movimento polemico che affrontò la cultura del prodotto e il rapporto tra il prodotto industriale, la società e cultura.

Queste problematiche sono alla base del moderno disegno industriale. Gli oggetti erano di cattiva produzione, perché tentavano di riprodurre con le macchine la stessa forma che avevano quando venivano prodotti artigianalmente.

Esposizione del 1851

L'esposizione del 1851 è considerata una data spartiacque. Essa si svolse nel Cristal Palace (progettato da Paxton), costruito in pezzi prefabbricati di ghisa, vetro e ferro su base delle serre. Venne utilizzato il vetro per la luce poiché non c’era ancora la luce elettrica. La produzione delle lampadine era confinata a Francia e Germania, che ne avevano il monopolio.

Il Cristal Palace venne definito arca di vetro nella quale viene poi tutto raccolto; viene riconosciuto come prototipo del modo di produzione industriale del XIX secolo. Tutti i componenti del Cristal Palace vennero eseguiti in luoghi diversi e montati sul posto e al suo interno troviamo prodotti delle più svariate fogge. All’interno si trovavano i macchinari, che erano alimentati a vapore. È per questo motivo che poi bruciò, venne spostato e ristrutturato e infine bruciò di nuovo e non venne più ricostruito (in origine era simile alle serre dei Kew Gardens).

Quella del 1851 inaugura la dimensione internazionale delle esposizioni (fino a quel momento nazionale) e visitatori di ogni classe sociale vedono presentata una produzione eclettica. Importante fu che le arti applicate nel corso dell’800 divennero protagoniste di un dibattito molto ampio: è l’industria che deve cambiare la società o viceversa?

La grande varietà di oggetti presenti fa ravvisare ai teorici (come Ruskin, Cole, Morris) come sia necessario valutare un discorso della qualità e rapportarlo alla produzione e alla società, perché su questo concetto del gusto si inizia a valutare il bisogno d’intervenire sui progetti. Le arti applicate erano esposte a tutti gli effetti negativi della produzione industriale: i prodotti industriali erano presentati come la versione meccanica di oggetti artigianali e non come una realtà nuova ed autonoma. Inoltre, la produzione artigianale veniva percepita come di più alta qualità perché controllata direttamente.

Nel 1851 sono già presenti prodotti provenienti dal Giappone, dalla Cina e dal resto d’Europa.

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