Storia del cristianesimo
Appunti lezioni prof. Luigi Canetti
Gli strumenti e le conoscenze istituzionali
Introduzione
Cristianesimo e Chiesa: un approccio storico
Il termine “cristianesimo”
La prima attestazione del termine cristianesimo (christianismos) si trova nelle lettere inviate alle comunità di Magnesia, Philadelphia e Roma da Ignazio di Antiochia, ed atabili agli anni 115-120 d.C. Tale sostantivo assume qui il proprio significato identitario, in senso religioso, attraverso la contrapposizione polemica a ioudaismos (giudaismo), un termine già presente, intorno al 55 d.C., nella Lettera di San Paolo ai Galati (Gal 1, 13-14).
Soprattutto a partire dal IV secolo, e per tutta l'età bizantina, gli scrittori cristiani avrebbero contrapposto polemicamente christianismos anche ad hellenismos (letteralmente: ‘ellenismo’), traducibile impropriamente con paganesimo, e che verrà a connotare quell'universo linguistico, culturale e religioso dei culti tradizionali bollati come idolatrici (cioè falsi e ingannevoli) già a partire dal II secolo della nostra era.
Il termine ‘pagano’ (lat. paganus) riferito ai culti idolatrici, è invece attestato nella lingua latina cristiana e nel diritto romano-cristiano a partire dagli ultimi decenni del IV secolo, e la sua etimologia è tuttora vivacemente discussa dagli studiosi.
L’aggettivo “cristiano”
L'aggettivo ‘cristiano’ appare invece per la prima volta negli Atti degli Apostoli (At 11, 26: «fu per la prima volta ad Antiochia che i discepoli vennero chiamati cristiani»), attribuiti all'evangelista Luca, e redatto intorno all'80 d.C. Come “cristiani” venivano identificati, a partire dagli anni 50-60 d.C., i seguaci di Gesù di Nazareth, ormai designato come Christòs (dal greco Messia e dall’ebraico Unto, Consacrato da Dio).
Questo aggettivo però non era rivolto soltanto ai Giudei della terra d’Israele, ma anche alla comunità della diaspora, cioè quelle comunità giudaiche di lingua greca disperse in tutte le maggiori città del Mediterraneo, ed ai Gentili, ossia i pagani, alcuni dei quali, i cosiddetti ‘timorati di Dio’, già simpatizzavano per il monoteismo giudaico. Quindi possiamo dire che il cristianesimo non nasce dunque come tale, ma si sviluppa all'interno del tronco del giudaismo per distinguersi pienamente da esso, in senso dottrinale e istituzionale, proprio nel corso del II secolo.
Ekklesia e Chiesa
L'aggettivo ‘cristiana’, riferito alla Chiesa, è quasi superfluo, poiché il termine greco ekklesía da cui il calco latino ecclesia (= assemblea, comunità, e più tardi, a partire dal IV secolo, anche ‘edificio di culto’), sconta la sua precomprensione cristiana, che risale ai prodromi dell'ellenizzazione linguistica e sociologica del messaggio salvifico di Gesù di Nazareth (seconda metà del I secolo, come si è detto).
Meno ovvia, invece, l'espressione chiesa cattolica, intesa nell'accezione confessionale (e dunque polemico-apologetica), che è valida in contrapposizione alle chiese ortodosse e a quelle protestanti. Il termine “cattolica” è pressoché sinonimo di “chiesa universale”, così come ci viene trasmesso dalla tradizione apostolica e, successivamente, definito dogmalmente dai concili ecumenici fino a Nicea II (787 d.C.).
Chiesa o Chiese?
Sarebbe storicamente più corretto utilizzare il plurale (cristianesimi, chiese), considerate tutte le epoche oggetto di indagine storico-ecclesiastica. L’espressione singolare di chiesa, così come quella di cristianesimo, vale più dal punto di vista teologico, legato soprattutto a scelte della chiesa latina e romano-papale, che voleva intendere un unico modello di chiesa perfetta. Parlare di chiesa antica, chiesa medievale, chiesa moderna, chiesa contemporanea, significa scambiare l'ombra per la sostanza della vita storica: non è mai esistito un oggetto/realtà chiesa, quasi nato bell'e fatto, come Atena dalla testa di Zeus, che avrebbe poi attraversato la corrente dei secoli, influenzato superficialmente dagli eventi esterni ma non intaccato nella sua sostanza provvidenziale di popolo di Dio in cammino dalla Pentecoste verso la parousía (il ritorno del Signore) e la fine dei tempi.
La chiesa, e il cristianesimo (o meglio, le chiese e i cristianesimi), come tutte le realtà umane e sociali, sono prodotti storici.
Approccio alla disciplina
Ogni altra valutazione, che non sia di ordine empirico, cioè con fondamento scientifico, non compete agli scopi dell'indagine storica che si occupa dell’interpretazione e studio di dati accertabili (resti di materiali archeologici, economici, testuali, ecc.). Altre considerazioni, di carattere ideologico e culturale, restano confinate al piano delle convinzioni personali e non possono condizionare più di tanto l'approccio al passato, pur tenendo conto che anche lo storico, figlio del proprio tempo e della propria tradizione culturale, non può mai separarsi completamente dalle proprie convinzioni e dai propri condizionamenti, ma deve sforzarsi semmai di rendersene cosciente, in positivo e in negativo: è questo il senso profondo della celebre massima crociana per cui ogni storia è storia contemporanea.
Processo della trasmissione
Pertanto, lo storico che non voglia confondere le apparenze di continuità con la sostanza concreta e molteplice della vita storica dovrà partire dal presupposto che il processo stesso della trasmissione crea e modifica incessantemente il proprio oggetto. Così, anche per lo storico della chiesa non c'è alcun oggetto ‘chiesa’ che sia già dato o fondato all'origine. Un oggetto “chiesa” che, in quanto tale, sarebbe il vettore necessario di contenuti sostanziali e/o accessori che non intaccano la struttura e la natura intrinseca dell'edificio.
Sono, al contrario, i vettori culturali, i mezzi base di socializzazione degli individui (come ad esempio la lingua) che plasmano e ricreano incessantemente, nel processo di trasmissione e diffusione del messaggio, le forme e gli istituti in cui inevitabilmente (storicamente) si è data una possibile, determinata coniugazione del messaggio stesso, che non poteva esistere indipendentemente dalle sue articolazioni storiche.
Possiamo quindi dire che per lo storico non è mai esistito, né mai potrà esistere, un oggetto/contenuto/funzione ‘chiesa’, che possa fare astrazione dalle peculiarità storiche dei soggetti e delle società che di volta in volta l'hanno definita, pensata, praticata, trasformata, investendola di funzioni, aspettative, ruoli che non sono mai astrattamente riconducili alle definizioni rassicuranti e normative che possiamo illuderci di trovare in un'enciclopedia di diritto canonico o in un manuale di ecclesiologia.
Scrittura apologetica e/o genere storiografico?
La storia del cristianesimo e delle chiese è anche un genere letterario e un ambito epistemologico del sapere storico. I vecchi manuali si compiacciono di farla risalire, se non agli Atti degli Apostoli, quantomeno al teologo Eusebio, vescovo di Cesarea di Palestina, consigliere e biografo dell'imperatore Costantino il Grande, che nella prima metà del IV secolo, redigendo un'importante Ekklesiastiké historía, sarebbe stato il creatore di questo nuovo genere o sottogenere storiografico.
Eusebio, a differenza degli altri storici antichi, introduce il metodo innovativo del citare le proprie fonti d'informazione, facendo innanzitutto opera di apologia, cioè dimostrare la continuità della chiesa imperiale del proprio tempo, vittoriosa sotto Costantino, con la primitiva comunità apostolica di Gerusalemme (criterio della parádosis episcopale ossia della continuità della successione vescovile a partire dagli Apostoli).
La disciplina accademica denominata Storia del cristianesimo e delle chiese, che ancor oggi si professa nelle università d'Europa e d'America, è figlia della grande tradizione erudita che si sviluppò in séguito alle polemiche interconfessionali tra cattolici e riformati nella seconda metà del Cinquecento. Allora, la posta in gioco era la dimostrazione, su base storico-erudita, dell'apostolicità e della piena ortodossia rispettivamente dei cattolici e dei riformati, che investì i maggiori stati europei fino alla metà del secolo XVII, e che affonda le proprie radici nel grande dibattito conciliarista e negli scismi che lacerarono la cristianità medievale a partire dagli ultimi decenni del Trecento.
Queste lacerazioni confessionali degli ultimi decenni del Cinquecento portarono per la prima volta ad approntare nuovi strumenti d'indagine sistematica sui documenti scritti e sui resti monumentali del passato, preludio ai grandi sviluppi sette-ottocenteschi della filologia, dell'archeologia, e delle discipline storico-erudite in genere, così come noi le intendiamo ancor oggi.
Chiesa medievale?
L'istituzione medievale denominata Ecclesia era una realtà completamente diversa da quella che gli europei, a partire dalla grande frattura intellettuale dell'Illuminismo, si compiacciono d'immaginare. Anche se i medievisti lo sanno da tempo, nella quotidiana attività di ricerca essi in genere fingono d'ignorare che la chiesa medievale inglobava tutti gli aspetti della società esercitando un controllo più o meno diretto sulle norme che regolavano la vita degli individui e delle comunità.
Come ha scritto il medievista inglese Richard Southern, «l'identificazione della Chiesa con l'insieme della società organizzata è la caratteristica che distingue fondamentalmente il Medio Evo dalle epoche anteriori e posteriori della storia. Si tratta inoltre di una caratteristica della storia europea tra il IV e il XVIII secolo, da Costantino a Voltaire».
Come ricorda Alain Guerreau: «L'ecclesia era la vera spina dorsale dell'Europa medievale, concentrava il sapere, i principi normativi e una parte considerevole della ricchezza. L'uomo del Medio Evo non aveva modo di porsi la questione della sua appartenenza, e a fortiori quello della sua adesione; tutt'al più egli aveva fino a un certo punto, limitato, la possibilità di scegliere il suo posto; ogni ruolo sociale era eo ipso un ruolo all'interno della Chiesa».
Conclusioni
Se già la Riforma protestante aveva introdotto all'interno del sistema dell'ecclesia medievale alcuni germi cruciali d'instabilità (sacerdozio di tutti i fedeli, libero esame delle Scritture, critica dei Sacramenti ecc.), fu soprattutto a partire dal Settecento che si produsse la scossa decisiva, quando l'intellettualità europea, erede della rivoluzione scientifica ed epistemologica del Seicento, minò per sempre l'idea di verità unica, oggettiva e definitiva.
Ne sarebbe così scaturita l'idea cruciale della non fissità, cioè della storicità delle culture, connaturata a quella di progresso: la storia non fu più vista come l'insieme delle circostanze superficiali che costellavano la parabola terrena dell'uomo in quanto essere dotato di proprietà generali immodificabili; essa non era più la schiuma superficiale delle epoche e dei popoli che si succedevano senza intaccare la sostanziale intangibilità dello spazio dell'esperienza e dell'orizzonte d'attesa degli uomini.
Il movimento orientato divenne così un attributo delle società umane e degli individui, non più soltanto la ricaduta necessaria e ineluttabile di un piano metastorico tracciato sulla figura teologica di provvidenza. È dall'Illuminismo in poi che noi europei abbiamo iniziato a sapere che le società del passato possono darsi come oggetto d'indagine storica proprio in quanto strutturalmente differenti dalla nostra.
Da questo punto di vista, noi storici del XXI secolo siamo ancora per molti versi gli eredi di Voltaire, di Gibbon e di Muratori, e solo molto superficialmente possiamo pensarci come colleghi e continuatori di Tucidide, Tacito, Eusebio di Cesarea e di Ottone di Frisinga.
Bibliografia e fonti – strumenti preliminari
La conoscenza della bibliografia su un determinato argomento è premessa necessaria per sapere quanto altri hanno già detto, per individuare gli aspetti che esigono un approfondimento e per comprendere verso quale direzione è opportuno orientare la propria indagine. Se non si premette uno spoglio bibliografico, si corre il rischio di lavorare inutilmente.
Per la storia del cristianesimo e delle chiese se ne devono indicare almeno quattro, allo scopo di raggiungere un'informazione di base piuttosto sicura:
- Revue d'histoire ecclésiastique (= RHE)
- Rivista di storia della Chiesa in Italia (= RSCI)
- Archivum historiae pontificiae (= AHP)
- Medioevo Latino (= MEL)
Revue d’histoire ecclésiastique (=RHE)
Si tratta della bibliografia più completa ed aggiornata, che si pubblica dal 1906 presso l'Università Cattolica di Lovanio. Il materiale bibliografico raccolto è abbondante: annualmente, tra libri ed articoli, vengono segnalati più di 10.000 titoli, provenienti da tutto il mondo. Questa bibliografia riguarda tutta la storia della Chiesa ed è divisa per grandi epoche: antichità, medioevo, tempi moderni, ma anche in base a temi di ampio respiro: fonti letterarie, filosofiche e teologiche, diritto canonico, storia delle chiese locali, storia degli ordini religiosi, storia delle missioni, e altri ancora.
Il materiale raccolto è corredato di un annuale indice degli autori; ma se non si conoscono i nomi degli studiosi, è necessario ricercare con pazienza all'interno delle singole sezioni le principali pubblicazioni o altre iniziative (Convegni, Settimane di studio, Seminari, ecc...) attinenti alla storia ecclesiastica. Si tratta dello strumento bibliografico più completo nell'ambito della nostra disciplina.
Rivista della storia della Chiesa italiana (=RSCI)
È una Rivista dedicata all'area italiana che si pubblica a Roma dal 1947. Ogni fascicolo della rivista è accompagnato da una Bibliografia, divisa in secoli (per contributi a carattere generale) e in regioni (per quelli a carattere locale). Le segnalazioni superano, annualmente, il migliaio. La caratteristica di questa Rivista è che offre anche un primo orientamento sul contenuto del saggio segnalato. Per l'Italia si può considerare uno strumento fondamentale, non solo in vista di un continuo aggiornamento, ma anche per raggiungere quei contributi di carattere locale che altrimenti sfuggirebbero alla comune attenzione. È corredata di un indice dei nomi degli autori degli scritti annualmente segnalati.
Archivum historiae pontificiae (=AHP)
È un altro importante strumento bibliografico che ogni anno si pubblica a Roma dal 1963. Riguarda in particolare: la storia dei papi. I singoli contributi sono riportati nell’ordine cronologico della successione pontificale, da san Pietro a Benedetto XVI e, quindi, può succedere che un determinato argomento possa venire segnalato più volte se ha riguardato pontificati diversi.
Medioevo Latino (=MEL)
È la bibliografia che riguarda il medioevo occidentale ed è pubblicata dal 1980 dal Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo con sede a Spoleto, mentre a partire dal 1998 viene pubblicata a cura della Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino. Composta mediamente da oltre 7.000 segnalazioni, si divide in più parti, facilmente individuabili attraverso l'indice generale premesso ad ogni volume. Ogni parte, poi, segue propri criteri di ordinamento interno: il materiale bibliografico è suddiviso per 'voci' in ordine alfabetico, relative ad autori o a testi.
Per la storia del Cristianesimo è uno strumento bibliografico di fondamentale importanza, poiché è divisa in numerosi paragrafi: agiografia, liturgia, concili e sinodi, diritto canonico, monachesimo e ordini religiosi, papato, eresie, chiese cattedrali e locali, spiritualità, ecc. Oltre al solito indice degli studiosi, compaiono altri tre indici: geografico, lessicale e codicologico.
Altri strumenti fondamentali: riviste e periodici
Oltre che gli strumenti bibliografici, le riviste ed i periodici offrono agli studiosi la possibilità di aggiornamento e consentono di fare il punto sulla ricerca relativa alla presenza storica della Chiesa in Italia e nel mondo, secondo criteri di metodo e rigore scientifico in dialogo con la storiografia. Le riviste dedicano la loro attenzione alle più varie articolazioni della storia della Chiesa, dai primi secoli all'età contemporanea, adeguando nel tempo gli interessi e gli orientamenti al divenire degli studi storici.
Articoli, note e documenti, rassegne, recensioni e cronache, permettono agli studiosi di esaminare tematiche particolari, di pubblicare documenti importanti e significativi, di discutere tesi storiografiche e di presentare convegni.
Cristianesimo nella storia (=CrST)
Fondata da Giuseppe Alberigo nel 1979, è una rivista quadrimestrale curata dalla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna. Ogni anno un numero viene dedicato ad un argomento monografico. La rivista ospita ricerche storiche, esegetiche, teologiche sull'intero arco cronologico del cristianesimo dai momenti iniziali della predicazione di Gesù sino ad oggi, con attenzione ai contesti storico-culturali.
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