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Storia del cristianesimo

Gesù e le origini del cristianesimo

I Vangeli e altri testi dei primi cristiani costituiscono le principali fonti per la conoscenza di Gesù, nato durante il regno di Erode e scomparso sotto Ponzio Pilato. Le prime testimonianze si concentrarono su alcuni passaggi decisivi della sua vita e furono trasmesse dapprima oralmente. Dal II secolo si accesero dispute sui testi da considerarsi divinamente ispirati; la selezione di alcuni testi portò alla formazione di un canone biblico cristiano. Dalla seconda metà del XVIII secolo si è cercato di distinguere il Gesù della storia dal Cristo della dogmatica; progressivamente la ricerca storica si è svincolata da precomprensioni dogmatiche. Ultimamente si è arrivati a ridurre l'originalità dell'insegnamento del Cristo rispetto alla pluralità delle esperienze giudaiche. Dal rilievo attribuito alla novità e alla specificità dell'esperienza di Gesù dipende in ultima analisi l'inizio del cristianesimo. La fede in Cristo non escludeva il culto di altre figure e potenze sovrumane. Già dal I secolo vi erano discepoli del nazareno ben consapevoli della novità delle proprie credenze dottrinali.

Le convinzioni di Gesù sono sintetizzate nel Padre Nostro: Gesù si rivolge fiduciosamente a Dio Padre; invoca la venuta del suo regno; si abbandona alla sua volontà; gli chiede pane quotidiano e remissione dei debiti; impegna i discepoli a condonare ai propri debitori; invoca la liberazione e la tentazione dal male. Gesù iniziò il suo percorso pubblico sotto il segno di Giovanni Battista, facendosi battezzare, ma se ne allontanò indicando la remissione reciproca dei peccati come elemento decisivo per la purificazione. Il perdono tra gli uomini si pone in diretto rapporto col perdono di Dio. Gesù predica l'imminenza del Regno. In un certo senso esso è già presente: è la Signoria di Dio sul mondo, da lui stesso manifestata con parole e atti. Fra i discepoli, Gesù ne sceglie dodici, il numero delle tribù di Israele prima della divisione: sono gli apostoli che sono inviati perché sia restaurata la casa di Israele, non come entità politico-nazionale, ma come unità religiosa, che riconosca l'unico vero Dio.

In tre anni Gesù percorse con i discepoli Galilea e Giudea, egli parlava l'aramaico. Si trattò di un'esperienza socialmente marginale, ma dal forte impatto grazie al carisma e alla predicazione di Gesù affidata a detti e a brevi racconti istruttivi, detti parabole. Come i destinatari privilegiati, Gesù indica poveri, umili, affamati e assetati di giustizia, operatori di pace; li chiama beati, in quanto destinatari privilegiati della promessa divina di salvezza. Presto si diffuse l'annuncio della resurrezione, ossia il convincimento che il Padre non avesse abbandonato Gesù nella morte, ma lo avesse chiamato a nuova vita.

La prima comunità stabile di cui si abbia notizia fu quella di Gerusalemme. Gli Atti sono un testo narrativo di fondamentale importanza per la conoscenza delle origini. Luca voleva fornire un modello di vita, caratterizzato dalla piena condivisione di alimenti, di beni e di ricchezze. Fra gli anni Trenta e Quaranta del I secolo, a Gerusalemme, i nazorei, cioè i giudei credenti a Gesù, si attengono alle prescrizioni ebraiche, osservando la Torah e frequentando di sabato il tempio. I nazorei rappresentavano una piccola eresia all'interno del giudaismo, essi erano internamente premuti dagli ellenisti. Stefano è considerato martire, cioè il primo fra tutti i testimoni della fede. Ad Antiochia, dove nel frattempo erano giunti i primi nazorei, gli ellenisti di origine cirenaica e cipriota avevano coinvolto dei greci, cioè dei gentili, proprio loro furono i primi ad essere indicati come cristiani all'incirca tra 35 e 38.

Paolo e le comunità cristiane

Le principali notizie di vita e attività di Paolo sono contenute negli Atti degli Apostoli. L'apostolo delle genti, Paolo inizialmente si rivolse ai giudei. Era convinto di avere un compito più ampio, suscitare l'obbedienza alla fede in tutte le genti. In tre lunghi viaggi con differenti compagni Paolo percorse Siria, Asia Minore e Grecia. Il termine greco ekklesía significa adunanza, assemblea. Organizzatore instancabile, viaggiava per annunciare Gesù, avviare o visitare comunità precedentemente create, raccogliere offerte per quella di Gerusalemme. A Roma fu infine messo a morte, come Pietro. Paolo fu, oltre che un instancabile missionario e organizzatore, un teologo di eccezionale acutezza e densità. Scrisse: Lettere ai Corinzi, Tessalonicesi, Efesini, Colossesi, Ebrei, Lettera a Tito, Timoteo. Nelle ultime diede direttive e disposizioni di comportamento rivolte ai credenti, definite solitamente pastorali.

La parusía è la presenza di Gesù, che, crocifisso e risorto, si manifesterà di nuovo nella pienezza della gloria in un tempo assolutamente imminente. Per Paolo, la memoria di Gesù e l'attesa della parusia vanno celebrate innanzitutto nella cena del Signore, l'eucaristia, indicante la celebrazione nel suo complesso. Paolo attribuisce a Gesù il titolo di Signore, la fede in lui comporta quella resurrezione di quanti gli si sono affidati: il loro corpo, seminato come corpo animale, risorge corpo spirituale. Le prime ekklesíai sono stanziali, formate da uomini e donne generalmente residenti in un luogo determinato. La Prima Lettera ai Corinzi presenta un'ekklesía percorsa da tensioni e conflitti, poiché alcuni, convinti di aver ricevuto un proprio carisma profetico, tendono a prevaricare gli altri. Paolo teme che l'entusiasmo prevalga sull'intelligenza, mentre invece occorrerebbero intelligenza e chiarezza, in modo che il messaggio comunitariamente proclamato sia compreso da tutti. Il regime è assembleare.

Nella Lettera ai Corinzi vengono distinti due tipi di legge: quella mosaica, rispetto a cui Paolo afferma di essere sotto la Legge, e quella messianica, per cui, pur non essendo senza la Legge di Dio, è nella Legge di Cristo. Paolo annovera la Legge fra le benedizioni ricevute da Israele, ma la considera in una prospettiva nuova, spirituale, e non carnale. La questione per lui fondamentale è come sia possibile uscire dal peccato e avere da Dio salva la vita. È la giustizia divina a giustificare gli uomini per mezzo della fede in Gesù. I giudei, secondo Paolo, corrono il rischio di Esaù, i quali continuando a definirsi sulla sola Legge, non potranno che perdere la primogenitura a vantaggio di altri. Il termine cristiano non compare in nessuna sua lettera. Paolo prospetta l'immagine dei due ulivi.

Accanto alle ekklesíai ricordate, altre erano nate o stavano nascendo, prevalentemente nel grembo del giudaismo. Fino al II secolo il cristianesimo prese piede soprattutto in Siria, Asia Minore e Grecia, inoltre mancarono forme di governo dottrinale. Clemente mirava a riconciliare le parti, facendo leva sull'autorità di Paolo e sul suo lascito letterario. La Lettera di Clemente rivela l'esistenza a Corinto di figure di spicco nella comunità: presbiteri e vescovi, sono le figure incaricate di garantire la retta trasmissione del messaggio ricevuto dagli apostoli. Ciascuna comunità era allora il soggetto principale delle decisioni che la riguardavano.

Le comunità volevano conoscere Gesù e apprenderne gli insegnamenti, innanzitutto per farne memoria nelle assemblee di preghiera. Vangelo significa buona novella. Nell'antichità era abituale che il ricordo di parole e gesti fosse accuratamente memorizzato dai discepoli, per essere conservato e tramandato da una generazione all'altra. I rapporti tra i tre Vangeli sono comunemente detti sinottici, perché li si può leggere in sinossi, tanti sono i punti in comuni, sono fra i temi più discussi nella storia della moderna esegesi biblica. Secondo la teoria delle due fonti: il vangelo di Matteo e quello di Luca dipendono da quello di Marco. I testi evangelici e le altre testimonianze successivamente canonizzate come Nuovo Testamento furono scritti nel greco diffuso allora nel bacino Mediterraneo, la cosiddetta koinè. Ciascun testo presenta caratteristiche proprie dal punto di vista linguistico e culturale. I vangeli sinottici attribuiscono a Gesù una profezia apocalittica riguardante gli eventi finali, il cui inizio coincide con la caduta di Gerusalemme. Paolo presenta Gesù come il Signore, sinottici lo indicano come il Messia, ora come figlio dell'uomo o figlio di Dio: termini che mostrano differenti consapevolezze e comprensioni del mistero della sua identità. Il Vangelo di Giovanni si distacca dai precedenti dal punto di vista della genesi e della dottrina. Il prologo rappresenta un passaggio fondamentale per il ripensamento della figura di Gesù. Giovanni lo presenta come il Logos, il Verbo, che era in principio stesso Dio e per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza cui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Gli ebrei ritenevano che la funzione mediatrice fra Dio e il creato svolta dalla Sapienza divina avesse assunto forma storicamente visibile nella Legge. Gesù ha dunque rimpiazzato la Legge. La presa di distanza dal giudaismo è dimostrata anche dalla polemica di Giovanni contro il Tempio. Per Giovanni il Regno è già presente nella storia. Per entrarvi, non resta che seguire il Verbo incarnato e risalire con lui alla dimensione divina da cui è sceso. Occorre rinascere non secondo la carne, ma a una vita riformata dall'incontro con lo Spirito divino: il cristiano sa di non essere del mondo, in quanto la sua vera patria è divina. Si deve piuttosto pensare che il nome di Giovanni indichi non l'autore in senso proprio, ma il capostipite della tradizione dottrinale fissatasi in quel testo.

Tommaso presenta quattordici lóghia di Gesù: detti segreti, destinati a una circolazione esoterica e iniziatica, e come tali a volte oscuri e paradossali. Il mistero è quello del Regno, realtà che sfugge a qualsiasi previsione, che irrompe e all'improvviso svanisce. Il Vangelo di Tommaso sottolinea la presenza del divino come la luce e vita vera del mondo. Di Gesù: «Io sono la luce che è al di sopra di ogni cosa. Io sono ogni cosa. Ogni cosa è uscita da me ed è a me che ogni cosa è venuta».

Il confronto con la tradizione ebraica

Negli stessi anni in cui morivano Paolo e Pietro, la comunità di Gerusalemme abbandonava la città, insediandosi a Pella, nel 62, oppure in occasione della Guerra Giudaica del 70. A quel punto i romani decisero di annettersi l'irrequieto regno, formalmente ancora indipendente; Gerusalemme fu assediata, occupata e per buona parte distrutta. Sono stati distinti tre grandi gruppi di matrice giudeo-cristiana: nazorei in Giudea e Palestina; ebioniti in Palestina; elcasaiti in Mesopotamia. A questi ambienti giudeocristiani risalgono narrazioni della vita di Gesù del II secolo.

La caduta di Gerusalemme e la distruzione del tempio furono percepite dal complesso dei giudei, compresi i nazorei, come eventi drammatici. Il termine apocalisse deriva dal greco apokálypsis e significa rivelazione, i testi apocalittici si presentano in genere come trascrizioni di una visione o di una serie di visioni. In ambito cristiano, i primi ricorsi all'apocalittica sono documentati dalle piccole apocalissi o apocalissi sinottiche. Dalla fine del II secolo l'Apocalisse di Giovanni fu considerata una profezia riguardante l'intera storia della salvezza e in particolare dei tempi finali. Il disegno provvidenziale si dà nel conflitto cosmico che oppone gli angeli di Dio alle potenze del male, destinato a risolversi con la vittoria definitiva delle forze del bene. Il testo denuncia le persecuzioni subite a opera sia di ambienti giudaici sia di funzionari romani e oligarchie locali, sostenitori del potere imperiale e partecipi dei suoi soprusi. Per Dio mille anni sono come un giorno. Giovanni vede infine un cielo nuovo e una terra nuova e una Gerusalemme nuova scendere dal cielo.

Il termine zelota equivale a zelante e come tale è genericamente riferibile a tutti i giudei impegnati a praticare e far praticare la più rigorosa osservanza della Legge, essi ebbero ruolo nella nuova rivolta antiromana del 132-135. Il territorio del regno giudaico fu ridotto a provincia romana, detta Siria Palestina.

L'opera di Giustino aiuta a chiarire i rapporti fra giudei e cristiani negli anni e nei luoghi della rivolta. La produzione dottrinale di Giustino si inserisce nel filone apologetico comune ad altri scrittori cristiani dell'epoca. La tesi di Giustino è quella per cui i cristiani sono ormai divenuti il vero Israele. Giustino afferma che il Regno atteso dai cristiani sarà instaurato a Gerusalemme, nella stessa città terrena da cui i giudei erano appena stati scacciati. Nel dialogo con Trifone obietta che i giudei non capiscono che le Scritture annunciano una duplice venuta del Messia. Si rivela quindi un nuovo terreno di scontro, riguardante non più solo la Legge, ma la Scrittura nel suo complesso. La narrazione biblica diviene davvero comprensibile solo se riferita a Gesù, il Messia già venuto e destinato infine a tornare.

Giustino mostra notevole familiarità con la Bibbia, come quasi tutti i cristiani del II secolo, la conosceva nella versione greca detta dei Settanta. L'opera fu denominata Settanta con implicita allusione ai settanta anziani che accompagnarono Mosè al Sinai. La Lettera di Aristea è un'opera del giudaismo ellenistico, composta con intenti apologetici tra la prima metà del II secolo e gli inizi del I secolo, il lavoro fu terminato prima del 116. I traduttori della Settanta resero la Torah col nome greco Nómōs, da cui la denominazione poi affermatasi di Legge, anche se più che di legge si trattava di un ammaestramento. Prima della controversa ellenizzazione del cristianesimo vi era dunque già stata un'ellenizzazione dell'ebraismo. Essa permise a quanti parlavano greco, lingua franca del tempo nel bacino Mediterraneo, di familiarizzarsi con una tradizione religiosa ricca e originale. Nella Settanta furono infatti inclusi libri non compresi nella Bibbia ebraica custodita e utilizzata a Gerusalemme. L'ostilità aumentò quando essa fu adottata dai cristiani come testo biblico di riferimento.

La Didachè riporta gli insegnamenti dei dodici apostoli. Aristide affermò che i cristiani, più di tutti gli altri popoli della terra, hanno trovato la verità, infatti riconoscono Dio fattore e creatore di tutto e non adorano altro dio al di fuori di questo. I cristiani svolgono la stessa funzione; dell'anima nel corpo. L'anima è diffusa in tutte le membra del corpo; anche i cristiani sono sparsi per le città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; anche i cristiani abitano nel mondo ma non sono del mondo. Il cristianesimo è una religione fra le altre dell'impero, la religione di un popolo unito su base spirituale e non strettamente etnica.

Mistero divino ed esegesi gnostica

Intorno all'anno 200 nei territori dell'impero dovevano vivere circa 200k cristiani, su un totale di circa 60m di abitanti. Un secolo più tardi, i cristiani rappresentavano una cifra compresa fra il 5 e il 10% della popolazione dell'impero. Le chiese modularono l'annuncio di salvezza imperniato su Gesù, fornendo risposte e orientamenti sulla genesi dell'universo, sulle ragioni del male e della sofferenza, sul comportamento morale e sul destino finale degli uomini. Il cristianesimo promette salvezza eterna ed è rivolto senza preclusioni a etnie e ceti differenti. La liturgia della parola è aperta a tutti, mentre dalla preghiera eucaristica in poi è necessario essere stati lavati dal battesimo. La credenza in potenze celesti, attive nella storia delle nazioni e capaci di sia comunicare agli uomini i piani divini sia di opporsi ad essi, è comune nelle culture del Mediterraneo e del Vicino Oriente antichi. Il sacramento era somministrato a quanti erano ritenuti idonei a riceverlo.

Dagli inizi del II secolo si delinearono le prime scuole teologiche cristiane. Allegoria indica un metodo di interpretazione, per cui in un passo biblico si individuano significati spirituali più profondi, preclusi a una lettura superficiale. Poiché Dio è concepito come il soggetto stesso che si rivela nella Scrittura, ciascun passo è in teoria suscettibile di infinite interpretazioni allegoriche, in quanto infiniti sono i misteri divini nascosti. Il termine gnosi è già presente in Platone, indicava una forma di conoscenza capace di condurre chi la pratica a penetrare nei misteri divini. In ambito cristiano essa viene negativamente contrapposta alla pístis, credenza. Il concetto risponde a esigenze classificatrici di natura polemica. La scomparsa delle opere va fatta risalire alle accuse di eresia mosse nei confronti degli gnostici. In generale, lungo l'intera storia del cristianesimo la condanna degli eretici comporta tentativi, più o meno riusciti, di cancellazione della loro memoria storica e dottrinale. La crisi nella pienezza delle potenze divine è superata grazie all'intervento di Limite, che riporta la Sophía nella sua condizione. Il divino è concepito come unità precaria di sostanze molteplici, derivate dai processi generativi e fra loro gerarchicamente ordinate. Per Tolomeo il Demiurgo non è né buono né malvagio, svolge il compito affidatogli dall'alto, esso assolve alla funzione di gettare un ponte fra il divino e l'umano. Gettati nella lontananza dal Pléroma, gli uomini sono divisi in tre categorie: i materiali, gli psichici e gli spirituali. L'esistenza umana è concepita come un percorso di liberazione dalle passioni e dal male. Anche il cuore, finché è oggetto di cura, è impuro, abitazione di molti demoni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/07 Storia del cristianesimo e delle chiese

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