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Giustiniano vietò espressamente che i giudei leggessero la loro Deutérosis, in quanto si dava un

secondo insegnamento nell'Halakha, tramandata oralmente e fissata infine in forma scritta nel

Talmud. I giudei non si limitavano a restare entro i confini fossilizzati in cui li si voleva tenere, ma

continuavano a produrre nuove dottrine, conosciute e tramandate lungo percorsi sfuggenti.

Dalla fine del V secolo buona parte dell'Italia centrosettentrionale era divenuta dominio degli

Ostrogoti, il cui re Teoderico si era insediato a Ravenna. Teoderico era però un ariano, in un

territorio abitato da cristiani legati alla confessione di fede cattolica di Nicea. Mentre in Gallia la

fede cristiana funse da fattore di coesione tra invasori franchi ed elemento indigeno galloromano, in

Italia le divergenze confessionali acuirono le reciproche differenze tra invasori e invasi. Alla fine

Teoderico si convinse che l'aristocrazia romana e i vertici ecclesiastici si fossero attivati contro di

lui presso l'imperatore. Ne fece quindi incarcerare gli esponenti più autorevoli, accusandoli di

tradimento. In De Consolatione Philosophiae di Boezio, viene rappresentata la Filosofia, che

compare in vesti femminili al prigioniero, consolandolo e invitandolo ad accettare con serenità il

rapido capovolgimento del suo destino: è la ruota della fortuna. Si dà una progressiva liberazione

dalle grandezze terrene per elevarsi all'unico vero bene, il Sommo Bene che regge l'universo nella

sua imperscrutabile Provvidenza. Cassiodoro riuscì a sfuggire alle epurazioni di Teoderico

mantenendo un ruolo defilato.

Si devono a Leone I le prime forti affermazioni a sostegno del primato della Chiesa Romana sulle

altre chiese. Fra VI e VII secolo chi era eletto papa doveva mandare a Costantinopoli la propria

professione di fede, e solo dopo aver ottenuto l'approvazione imperiale poteva essere consacrato.

Nella loro condizione precaria, i papi si adoperarono per accrescere il proprio prestigio

internazionale e l'esercizio effettivo del governo pastorale nella penisola. Dopo il breve dominio

ostrogoto, nel 540 Ravenna tornò in mani bizantine. Da quel momento iniziò la competizione con

Roma che nel VII secolo culminò nella dichiarazione ravennate di autocefalia. Vanno compresi in

tale contesto i libri pontificali, in cui vennero registrati nomi, date e principali gesta dei pontefici.

La giurisdizione della Chiesa Romana sulle chiese italiane consisteva nella supervisione dei

candidati alle sedi episcopali vacanti. Nel 569 i longobardi ariani erano discesi dal Friuli lungo la

penisola, nel 593 assediarono Roma. Gregorio riuscì da un lato a esprimere una produzione

letteraria ampia e di eccezionale livello dottrinale, dall'altro ad aumentare il prestigio e l'influenza

della Chiesa Romana. Uno dei motivi della fortuna della sua produzione letteraria sta nella varietà

dei registri che Gregorio padroneggiava. Tra i laici l'analfabetismo era notevolmente cresciuto, e lo

stesso livello culturale degli ecclesiastici era regredito rispetto a quello dei due secolo precedenti.

Le città andavano spopolandosi e si poneva urgente la questione della sopravvivenza del

cristianesimo in campagne in cui era ancora largamente estraneo. Da uomo di governo, Gregorio

puntò innanzitutto al rafforzamento patrimoniale della Chiesa Romana. Le somme ricevute a Roma

erano usate per i salari del clero e dell'apparato amministrativo, per pagamenti a cimiteri locali, per

costruzioni, monasteri, ospizi, attività caritative. Gregorio fu abile ad annodare legami, appianare

conflitti per via diplomatica, estendere il prestigio della Chiesa Romana al di qua e al di là delle

Alpi, fondamentale risultò il legame stretto coi longobardi. Adaloaldo fu battezzato secondo il rito

cattolico. L'adesione dei longobardi al cattolicesimo romano fu completata alla fine del VII secolo.

Gregorio cercò inutilmente di opporsi all'uso del titolo di patriarca ecumenico da parte del patriarca

di Costantinopoli.

Sul piano dell'evangelizzazione Gregorio ottenne risultati soprattutto in Inghilterra, dove inviò nel

596 il monaco Agostino, primo vescovo di Canterbury. L'inizio della gerarchia episcopale in

Inghilterra è dunque legato all'arrivo di monaci di Roma. A partire dal VI secolo il monachesimo

irlandese si era diviso nella contrapposizione tra il culto di San Patrizio e quello di Sant Brigida. Tra

VII e VIII secolo ci fu un ampio movimento migratorio dei monaci irlandesi verso la Gallia e oltre.

Li accomunava la prospettiva della peregrinatio, pellegrinaggio ed esodo, ben divergente da quella

della stabilitas loci teorizzata da Cassiano e Benedetto. Sotto i domini merovingi emerse un modello

misto, per cui si parla in genere di monasteri doppi: uomini e donne vivevano in prossimità.

Fondare un monastero significava dotarlo di beni, in primo luogo di un patrimonio terriero, atti ad

assicurare il sostentamento dei residenti, in modo che potessero dedicarsi alle finalità di

contemplazione e di preghiera secondo le intenzioni stabilite dal fondatore o dalla fondatrice.

L'arrivo dei monaci irlandesi sul continente comportò una maggiore attenzione alla disciplina dei

peccati e alla prassi liturgica. In linea generale, un peccato commesso nel pensiero era considerato

dello stesso rilievo di uno effettivamente compiuto. La penitenza veniva stabilita nella confessione,

accanto alla penitenza pubblica in uso fin dai primi secoli, cominciò nell'Alto Medioevo la pratica

della penitenza segreta e privata.

Anche nella penisola iberica il passaggio dei barbari invasori dalla confessione ariana a quella

cattolica ebbe implicazioni sociopolitiche. I primi occupanti, gli svevi, lasciarono l'arianesimo alla

metà del VI secolo. Dopo averli sconfitti nel 585, i visigoti aderirono a loro volta al cattolicesimo

nel 589 al III Concilio di Toledo con re Recaredo. Sisebuto ebbe il sostegno della gerarchia

ecclesiastica di Isidoro di Siviglia, che al IV Concilio di Toledo nel 633, sancì il consolidarsi

dell'alleanza tra l'episcopato ibericoromano e la monarchia visigota: il celebre canone 75 affermava

esplicitamente il carattere sacro dei re, sancito dalla loro unzione. Il progetto di cattolicizzazione

dovette misurarsi con la presenza nella penisola iberica di comunità giudaiche ben radicate.

In Persia si era consolidata nel V secolo una Chiesa avversata da Costantinopoli in quanto

nestoriana e guardata con ostilità dai persiani, inoltre emerse la concorrenza dei missionari

manichei. Quanti erano stati condannati a Calcedonia come monofisiti si insediarono in Siria

occidentale e in Egitto. Baradeo, metropolita di Edessa, costituì nel 542 una chiesa anticalcedonese.

Eraclio aspirava invece alla cristianizzazione del mondo, concepita come vittoria sui persiani al

termine di un conflitto ultraventennale. Venne ribadito il legame fondamentale tra Impero e la

croce, fondamento e legittimazione del potere imperiale e insieme simbolo della duplice natura del

Cristo. Eraclio, destinato a sua volta, dopo i trionfo sui persiani, a creare l'impero universale e a

portare all'ortodossia, fu in realtà colpito da una serie di insuccessi. Cercò un compromesso coi

monofisiti avanzando le formule del monoergismo, in Gesù vi sono due nature e una sola energia

divina, e quindi del monotelismo, due nature e una sola volontà divina. Quasi dimezzato nella sua

estensione, l'impero doveva rinunciare ai disegni di cristianizzazione universale: da romano

l'impero diveniva bizantino.

L'espansione islamica e la condizione dei cristiani nei territori conquistati

Nel 636 gli arabi si scontrarono coi bizantini. Comunità cristiane erano fiorenti in Yemen e

nell'Arabia orientale. Secondo una leggenda gli arabi sono discendenti di Ismaele, primogenito di

Abramo avuto da Agar. L'Islam si pone infatti come la restaurazione della fede abramitica da cui

ebrei e cristiani si sono allontanati. A questo scopo Allah ha inviato Muhammad, suo messaggero e

ultimo dei profeti, manifestandogli il Corano, la terza e ultima rivelazione divina dopo Torah e

Vangelo. Si dà il rilievo simbolico e fondativo di Gerusalemme in quanto città sacra, come tale

crocevia di potenziale incontro interreligioso, ma anche spazio conteso fra le tre religioni. Recenti

studi hanno ipotizzato che il Corano abbia avuto origine in un contesto giudeo-cristiano.

L'occupazione islamica di Palestina, Siria, Persia ed Egitto non comportò tentativi di conversione

forzata delle popolazioni locali. Cristiani ed ebrei dei territori conquistati furono sottoposti a un

patto di protezione, la dhimma, per cui gli arabi esigevano un'imposta personale e assicuravano in

cambio diritto di residenza, mantenimento dei rapporti giuridici vigenti, rispetto dei patrimoni, degli

edifici sacri e delle pratiche di culto. Con l'innalzamento delle imposte tributarie un certo numero di

cristiani si convertì all'Islam. Nacque la retorica dell'ultimo imperatore del mondo, destinata ad

alimentare speranze e nostalgie fino all'età contemporanea. Sin dai primi decenni dell'VIII secolo si

affermò invece un nuovo genere letterario: le dispute tra cristiani e mussulmani, si colloca in tale

contesto la produzione letteraria di Giovanni Damasceno, il quale concepì lo stesso Islam al pari di

un'eresia cristiana.

Dagli inizi dell'VIII secolo i mussulmani accusarono di idolatria i cristiani dei territori conquistati.

Leone III avviò l'iconoclastia, ossia la distruzione delle icone. Anastasio stabilì che la venerazione

delle icone era una forma di idolatria. Al di là della singolare coincidenza temporale, le iniziative

iconoclaste in ambito mussulmano e cristiano avevano prospettive diverse: i califfi, impedendo la

diffusione di ogni immagine sacra, compresa la croce, colpivano nei suoi simboli pubblici il

cristianesimo nei luoghi dov'era stato a lungo dominante. Leone III intendeva invece sradicare il

culto delle icone, per sostituire ad esse fondamentalmente la croce. I pauliciani erano una setta

dualistica ed egualitaria, che prestava fede al Nuovo Testamento e rifiutava l'Antico, il battesimo e

ogni forma di gerarchia ecclesiastica.

Tolta ai bizantini Cartagine nel 695, i mussulmani raggiunsero Gibilterra nel 711 invadendo poi

gran parte della penisola iberica. La loro espansione europea venne bloccata se si eccettua la

successiva occupazione della Sicilia, tolta ai bizantini tra l'827 e il 902. Anche nei territori iberici i

cristiani e gli ebrei furono sottoposti alla protezione del dhimma. Nei secoli successivi mercanti

ebrei, a volte in società con islamici o cristiani, profittarono dei vantaggi offerti dall'unificazione

dello spazio commerciale mediterraneo. I cristiani iberici sotto la dominazione islamica erano detti

nazarei, attualmente sono definiti mozarabi. I cristiani continuarono a disporre delle chiese che

avevano, senza poterne, però costruire di nuove. Tali comunità erano rette da un comes coadiuvato

da un censor.

Il cristianesimo nell'Europa dominata dai Franchi

Carlo Martello, il vincitore di Poitiers, faceva parte della famiglia più potente dell'Austrasia, i

Pipinidi. Il cambio dinastico, macchiato dall'infedeltà di Pipino verso il suo re Childerico III esigeva

una manifesta legittimazione. Pipino si fece eleggere re dei Franchi ed ungere dal metropolita di

Soissons Bonifiacio. Nel 754 Stefano II si recò a Parigi per proclamare Pipino patrizio dei romani e

ne ripeté l'unzione. La duplice unzione sembra rifarsi al modello di Davide. Dotata di un valore

simbolico costituente, l'unzione rappresentò da quel momento il sigillo della sacralità regia,

conferita secondo un rituale rigorosamente determinato. L'unzione in quanto consacrazione del

nuovo Davide esprimeva l'idea che il re fosse scelto personalmente da Dio.

La consacrazione di un re, la celebrazione di un concilio, la stipula di un accordo esigevano

nell'Occidente altomedievale comportamenti rigorosamente formalizzati, la comunicazione orale e

la cultura visiva avevano un rilievo eccezionale. Il predominio dell'oralità e l'estendersi dei processi

di ritualizzazione andarono di pari passo: occorreva che la sacralizzazione del potere avvenisse in

forme visibili e teatrali. Termini quali popolo, re, regno avevano inoltre significati diversi da quelli

attuali. Nei regni romano-barbarici i rapporti tra istituzioni facevano interamente perno sulle

persone che ne erano a capo. I re avevano rapporti diretti solo con le loro clientele armate, la fedeltà

di queste era legata fondamentalmente alla riconoscenza. La preoccupazione fondamentale comune

alle gerarchie era mantenere l'ordo, il rigoroso ordinamento gerarchico che si pretendeva voluto e

fissato dal Dio biblico. La lettura delle Scritture era filtrata comunque dall'esperienza degli autori

cristiani dei primi secoli. L'adozione del modello ebraico di popolo e di sovrano enfatizzava

l'interconnessione tra ordinamento politico-militare e ordinamento ecclesiastico. Si dava un sistema

di reciprocità e di interferenze reciproche, per cui l'ordinamento ecclesiastico agiva in vista degli

interessi del re, venendo però a sua volta potenziato dalla monarchia.

L'unzione papale di Pipino segnò l'instaurarsi di un legame di mutuo sostegno tra il nuovo re

desideroso di riconoscimento e il papa che mirava a sottrarsi al potere amico dei longobardi, che lo

avevano anche liberato dai bizantini conquistando Ravenna, si spiega così la duplice richiesta di

intervento franco tra 754 e 774, che annientò l'entità longobarda in Italia settentrionale. L'intesa con

la nuova dinastia franca si tradusse infine nell'incoronazione di Carlo Magno a imperatore nel

Natale dell'800 per mano di Leone III. L'incoronazione fissava nuovi assetti geopolitici e

geoecclesiastici dell'Europa, accentuando la lacerazione tra Occidente e Oriente apertasi da secoli.

Si diede la translatio imperii, cioè la tesi dell'avvenuto trasferimento del potere imperiale dai

bizantini ai franchi. Da allora l'unzione e l'incoronazione imperiale rimasero una prerogativa del

papa. Il suo ruolo insostituibile fu rafforzato da un falso prodotto in quel periodo: il Constitutum

Constantini, secondo cui Costantino avrebbe concesso a papa Silvestro il cosiddetto patrimonium

sancti petri e la supremazia patriarcale.

Un primo effetto della stretta alleanza fra pipinidi e papi fu rappresentato dal comune impegno

evangelizzatore verso territori fuori dai domini dei franchi: i più celebri missionari furono

Willibrord, e Wynfrith Bonifacio. L'azione di cristianizzazione si estese quindi verso zone di più

recente acquisizione, determinandovi innanzitutto una graduale trasformazione delle norme

giuridiche in vigore. Emerge la cifra missionaria delle stesse imprese militari dei franchi, in

particolare Carlo Magno condusse le sue campagne annuali in nome della fede cristiana. I danesi

conobbero pacificamente il cristianesimo. Nei primi decenni del IX secolo quasi tutti i popoli

dell'Occidente europeo avevano accolto il cristianesimo, a eccezione dei bretoni, sfuggiti alla

dominazione franca.

Per indicare la cifra politica, culturale e religiosa della dinastia carolingia si è fatto uso di termini

quali rinascita carolingia, intesa come spinta al rinnovamento istituzionale e culturale. Oggi si tende

piuttosto a mettere in primo piano l'intento di disciplinamento e correctio di comportamenti e

costumi. I sovrani poterono contare sul sostegno di un episcopato la cui forza crebbe notevolmente

grazie a loro, fra VIII e IX secolo. L'intesa fra imperatore e papa comportò la convocazione regolare

di concili, si mirò soprattutto ad accentuare la distanza dai laici. I canonici erano chiamati a vivere

con il vescovo all'interno di spazi comuni a ridosso della cattedrale, a dormire in uno stesso

dormitorio, a mangiare nel medesimo refettorio, a celebrare insieme le ore della preghiera

quotidiana.

Il progetto di adottare ovunque la forma di vita benedettina non fu immediatamente realizzato, ma

la disposizione avviò un percorso di uniformazione in senso benedettino dei numerosi centri ancora

sottoposti a regole miste e consuetudini locali. Nel 910 Benedetto di Aniane fondò l'Abbazia di

Cluny, che si caratterizzò sul piano spirituale per il rilievo dato alla preghiera comunitaria e alla

memoria dei morti; sul piano istituzionale per l'adozione di un modello organizzativo nuovo. I beni

immobili di fondazioni o chiese private godevano in genere dell'immunità. Le pretese papali di

esercitare su Cluny autorità e giurisdizione effettive furono limitate, sicché l'abbazia poté

svilupparsi col suo peculiare modello. L'ordo Cluniacensis ebbe straordinaria fioritura nei primi

due secoli di vita; alla fine dell'XI secolo Cluny governava non meno di mille insediamenti.

L'esenzione dalla tutela laicale e dall'autorità vescovile, il legame diretto con Roma e il modello

centralistico di governo rappresentarono elementi di innovazione rispetto ai modelli monastici

esistenti e aprirono la strada a quella rivendicazione della libertas ecclesiae che sarà propria della

Chiesa Romana dell'XI secolo in poi.

I sovrani pipinidi e carolingi si consideravano personalmente investiti, oltre che delle funzioni di

comando militare e politico, di responsabilità religiose, disciplinari e culturali nei confronti dei

sudditi, secondo un modello di religiosità cristiana imperniato sulle figure di Agostino, Gregorio

Magno e Isidoro. Smaragdo insistette sul fondamento divino dell'autorità del sovrano; Giona di

Orléans pose invece l'accento sul ministerium cui è chiamato il re. I sovrani, d'intesa con i loro

consiglieri ecclesiastici, fecero grande affidamento sulla scrittura per l'opera di disciplinamento e

correzione. Fino al IX secolo nei territori già facenti parte dell'Impero Romano la lingua latina

parlata era normalmente compresa senza che agli ascoltatori occorresse una particolare formazione

culturale. Dalla fine dell'VIII secolo l'uso della lingua volgare cominciò a essere raccomandato nella

catechesi. La cultura dei laici, anche degli aristocratici, era divenuta prevalentemente orale. Le

disposizioni ecclesiastiche di fine VIII secolo esplicarono un disegno ecclesiastico di censura

dell'oralità ludica e di rilancio della cultura scritta.

Per assicurare la comprensione delle Scritture occorrevano scuole. In età carolingia furono

fondamentalmente di due tipi: scuole cattedrali e scuole monastiche. Gli aristocratici destinati a

rimanere laici hanno potuto frequentare scuole esterne collegate alle scuole monastiche. Lo studio

iniziava dalle sette arti liberali, suddivise in trivium (grammatica, retorica e dialettica) e

quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia, musica). I Salmi costituivano il testo base per

l'alfabetizzazione di monaci e monache, attraverso la ruminatio si assimilavano le Scritture.

L'esigenza di leggere e trascrivere passi biblici rispondeva dunque pel monaco a finalità devozionali

e liturgiche prima che di erudizione. Il lavoro di trascrizione, che richiedeva una specifica

competenza, avveniva negli scriptoria. Alcuino allestì sei esemplari corretti di Bibbia, furono

preferite le versioni di Girolamo, ciò condusse all'affermazione della Vulgata in Occidente.

Il livello di conoscenza delle lingue e della ricerca teologica crebbe notevolmente all'epoca di Carlo

il Calvo. Nel Periphýseon di Giovanni Scoto si dà una grandiosa visione del mistero divino,

imperniata sulla concezione dell'uscita e del ritorno, per cui gli enti molteplici, creati attraverso la

mediazione delle cause primordiali, sono destinati a rientrare nell'Uno, in chiave neoplatonica.

Gotescalco di Orbais considerò la dispensazione della grazia divina agli uomini come una decisione

eterna assunta da Dio con un solo atto di duplice predestinazione. Rabano Mauro e Incmaro lo

condannarono a vita nel Concilio di Quierzy dell'849. I dibattiti del IX secolo interessarono la

nozione stessa di verità. Radberto era convinto che la verità avesse a che fare con l'oggetto, e poiché

nella consacrazione eucaristica di Cristo è veramente presente, pane e vino consacrati sono

veramente corpo e sangue di Cristo. Al di là del latino e del greco, altre lingue cominciavano ad

affermarsi nella sfera pubblica dell'Occidente europeo. L'importanza di avviare le prime traduzioni

di testi cristiani in lingue vernacolari non fu tuttavia colta dai sovrani carolingi, bensì qualche

decennio più tardi da Alfredo il Grande, re del Wessex, che valorizzò il plurilinguismo come una

potenziale ricchezza.

Un effettivo accesso alla Scrittura e a testi religiosi da parte di strati significativi di laici avvenne in

Occidente solamente dal XII secolo. Nell'Alto Medioevo le forme di vita religiosa e di devozione

del popolo cristiano passavano lungo altri percorsi, in primo luogo i pellegrinaggi di santuari. Il

profilo di un santuario meta di pellegrinaggi si proietta sullo sfondo di un evento o di una serie di

eventi politico-militari. In Spagna emerse l'idea della Reconquista, cioè della convinzione di

puntare a recuperare territori già propri e quindi di combattere una guerra giusta contro gli islamici.

Divenne una lotta etnica e religiosa cui l'intero Occidente doveva sentirsi chiamato. Santiago

divenne meta di pellegrini provenienti da paesi a volte lontani. Il lungo viaggio del pellegrino,

generalmente compiuto a piedi, si completa nello spazio interno della chiesa, nel punto dove sono

custodite le reliquie del santo.

Strutture ecclesiastiche, missioni e cultura fra IX e XI secolo

Nel 962 Ottone I emise il Privilegium Othonis, che poneva formalmente l'elezione del papa sotto il

controllo imperiale, attribuendo così al sovrano germanico una responsabilità e un potere nei

confronti della Chiesa Romana ancora più marcati rispetto alla protezione esercitata da pipinidi e

carolingi. Dopo la rimozione del patriarca di Costantinopoli Ignazio il papa affermò il proprio

diritto di intervento nella questione del legittimo patriarca e la propria supremazia sul patriarca

stesso e sull'imperatore d'Oriente. Lo scisma di Fozio fu percepito da Costantinopoli come un

inaccettabile tentativo di intromissione in affari interni e contribuì al processo di reciproco

allontanamento tra Oriente e Occidente. La rottura fu acuita sul piano dottrinale dalle differenze sul

Credo, cui i latini avevano aggiunto, con intento antiariano, un termine inaccettabile per i greci:

filioque, per cui lo Spirito Santo procede non solo dal Padre, ma anche dal Figlio. Inoltre fu

accentuata la concorrenza missionaria nelle zone comprese tra Bulgaria e Croazia. In stretta intesa

col papa Niccolò I, Cirillo e Metodio, per cristianizzare gli slavi, inventarono un apposito alfabeto,

il glagolitico, derivato da quello greco. Pur considerandosi centro della Chiesa universale, la curia

romana non rappresentava in verità neppure il centro effettivo di governo delle chiese occidentali.

Debolezza istituzionale e localismo sono confermati dalla mancanza di convocazione di concili

generali nel periodo tra la fine dell'VIII secolo e gli inizi del XII. Le campagne militari condotte da

Ottone I in Europa centrale, coronate dalla vittoria sugli ungari, avevano posto le condizioni per

nuove iniziative missionarie ed ecclesiastiche d'intesa con Roma. Tra X e XI secolo il cristianesimo

giunse in Ungheria, col battesimo di re Stefano. Nel X secolo fu consolidata la cristianizzazione

della Danimarca, nell'XI quella della Norvegia e della Svezia. Nel frattempo missionari bizantini si

spingevano verso l'Europa nordorientale, dove i vareghi avevano costituito il Principato di Kiev, la

conversione di Vladimir avvenne alla fine del X secolo. Nei territori di recente cristianizzazione i

confini tra cristianesimo e paganesimo rimasero a lungo fluidi.

Sul piano territoriale da secoli la Chiesa era ripartita in province. Il metropolita, detto arcivescovo

dal X secolo, esercitavano nei confronti dei vescovi della loro provincia funzioni di controllo e di

mediazione in caso di conflitto. Il centro del governo ecclesiastico era la diocesi, comprendente

cattedrale e edifici collegati, pievi e parrocchie rurali, oratori, cappelle e monasteri privati.

L'organizzazione non era territorialmente omogenea. La trasformazione delle pievi urbane in

parrocchie cittadine avvenne a partire dal XII secolo, con differenze da regione a regione. Sinodi

diocesani miranti all'istruzione, al controllo e al giudizio nei confronti di clero e popolo, erano

riuniti con frequenza discontinua. I preti di campagna erano economicamente e socialmente i più

svantaggiati, la principale rendita era costituita dai terreni parrocchiali. La dissoluzione del potere

centrale dei franchi occidentali aveva aperto la strada al proliferare di violenze contro enti

ecclesiastici e strati indifesi delle popolazione. Il movimento per la pace mirava a tutelare i beni

mobili e immobili della diocesi e soggetti indifesi. Dagli anni venti dell'XI secolo si tennero poi

sinodi ecclesiastici, che emisero appelli alla tregua di Dio.

Due ordinamento ideali della Chiesa, e quindi della società, risultano dominanti tra X e XII secolo.

Il primo era la partizione in tre ordines dei monaci, chierici e coniugati. Adalberone di Laon ideò lo

schema dei tre ordini dei monaci, dei guerrieri e dei lavoratori. Tali schemi ideali, simili a un

sistema di caste chiuse, non si realizzarono mai come tali. Dagli inizi del cristianesimo si era

affermata la pratica di interpretare i passi biblici secondo differenti piani di lettura e di analisi:

fondamentali erano il senso storico-letterale, preoccupato di comprendere il significato proprio dei

testi e delle vicende narrate; e il senso spirituale, interessato ad attingere i significati più profondi,

sviscerando i misteri dello spiritus nascosti entro la corteccia della littera. Puntare al significato

spirituale di un passo implicava che lo si considerasse dal punto di vista allegorico e anagogico. I

monaci ebbero pure un ruolo decisivo nella storiografia e prima ancora nella trasmissione della

memoria del tempo cristiano. Fino al Medioevo centrale, i monaci si ritennero assolutamente

privilegiati rispetto agli altri cristiani in vista del conseguimento della salvezza. La stessa

ripartizione degli spazi del monastero poteva manifestare tale convinzione.

Tra la fine del X secolo e gli inizi dell'XI nuove forme eremitiche presero vita tra Toscana e

Marche, spiccava Camaldoli.

La Chiesa romana dell'XI secolo e i suoi nemici

Enrico III, re di Germania, Italia e Borgogna, trovò tre papi in conflitto fra loro. Li fece dimettere o

li depose nel 1046 e al loro posto nominò Clemente II, confermando il Privilegium Othonis. Enrico

mirava a liberare la sede papale da condizionamenti e intromissioni locali, scelse anche altri due

papi, Leone IX e Niccolò II. Con Leone IX la Chiesa Romana cominciò a organizzarsi in forme

nuove, attraverso l'istituzione di sinodi pasquali annuali nella basilica del Laterano e la

stabilizzazione dell'istituto dei legati papali. Il papa si adoperò per introdurre e affermare ovunque

l'ordinamento liturgico romano. La linea riformatrice di Leone IX si espresse soprattutto nella

campagna contro simonia e concubinato. Il termine simonia indica sia la pratica di compravendita

dei sacramenti che, in quanto dono spirituali, non possono invece essere commerciati, sia la

compravendita degli uffici ecclesiastici. Poiché i sacramenti sono strumenti della salvezza divina, la

simonia era bollata non solo come un peccato di corruzione, ma anche come sacrilegio. La

campagna di purificazione del clero da contaminazioni mondane raggiunse risultati effettivi e

consistenti solo in Italia, Francia e Germania, ma contribuì in modo decisivo a mutare il volto della

Chiesa Romana e poi delle chiese occidentali. Gli ambienti riformatori romani puntarono a istituire

una netta separazione fra clero e monaci da una parte e laici dall'altra. Per loro, la Chiesa era

innanzitutto e fondamentalmente il suo clero, cui si volevano imporre purezza e disciplina

monastiche. Leone IX cercò altresì di consolidare la potenza della Chiesa Romana sul territorio,

contrastando l'insediamento dei normanni nel Mezzogiorno. La situazione del Mezzogiorno era

cambiata, dopo secoli di dominio, i bizantini venivano scacciati o assoggettati da nuovi occupanti,

per la Chiesa Romana i normanni costituirono un nuovo interlocutore. Morto Leone IX, mentre il

successore non era ancora stato eletto, a Costantinopoli tre legati, fra cui Umberto di Silva Candida,

si affrettarono a scomunicare il patriarca Michele Cerullario, che rispose scomunicandoli a sua

volta: fu il Grande Scisma del 1054. A seguito della rottura, i successivi tredici concili considerati

ecumenici dalla Chiesa Romana si tennero tutti in latino e in Occidente, su convocazione del papa.

Niccolò II emise nel sinodo pasquale del 1059 un decreto sull'elezione papale mirante a

regolarizzarne la procedura, l'elezione doveva spettare ai cardinali vescovi della Chiesa Romana.

Niccolò II attribuiva ai cardinali vescovi il ruolo decisivo precedentemente spettante ai sovrani,

senza però precisare la procedura da seguire in caso di divergenze. Tale decreto nominò due gruppi:

cardinali e preti. I primi, oltre a governare le proprie diocesi nella provincia romana, avevano il

compito di assistere il papa nel servizio liturgico al Laterano la domenica e i giorni festivi. I secondi

erano preti titolari delle antiche chiese romane poste all'interno delle mura e aventi funzione di

parrocchie. Si profilò anche un terzo gruppo, i cardinali diaconi, che sovrintendevano a funzioni

caritative ed economiche per i bisogni dei quartieri dell'Urbe. Per affermarsi contro la nobiltà

romana, Niccolò II fece appello alla potenza militare dei normanni. Essi, considerati fino ad allora

usurpatori e intrusi, ricevevano dal papa una qualche legittimazione delle loro conquiste; a sua

volta, il papa otteneva una protezione utile a controbilanciare la tutela germanica sulla Chiesa

Romana. Fu consolidata la posizione papale. Da un lato fu attenuata la pressione del re di Germania

e delle famiglie romane, facendo perno sui cardini dell'alto clero, dall'altro si otteneva dai nuovi

invasori una protezione militare, che risultò decisiva anche pel successore Alessandro II. Fu dalla

metà dell'XI secolo che si dà il termine papato per indicare il vertice della Chiesa Romana, inteso

come istituzione che si mantiene nel tempo, al di là della persona del papa regnante.

Nuova e prorompente era la volontà di riforma della società religiosa, con richiami alla forma della

chiesa primitiva, cioè al modello di condivisione comunitaria dei beni. Là dove i riformatori non

riuscirono a creare legami più ampi, furono isolati e liquidati come eretici. Milano fu teatro del

movimento della pataria, movimento composito che rifletteva la stessa stratificazione sociale della

città; la sua forza iniziale dipese proprio dall'apporto di ceti differenti. Facendo leva sui patarini e

condividendone gli intenti moralizzatori, il papa perseguiva il suo disegno di ridimensionamento di

potere dell'arcivescovo di Milano e del ruolo del sovrano nel conferimento delle cariche

ecclesiastiche. La campagna contro la simonia del clero aveva dunque aperto la strada a una

radicale messa in discussione della prassi vigente in materia di norme episcopali. L'atto di

vestizione in senso traslato significa l'atto con cui viene attribuito a qualcuno il potere di disporre di

una cosa, un ufficio o una funzione, un bene oppure un potere su una collettività. In ambito

ecclesiastico il sovrano investiva un vescovo con anello e pastorale, il signore investiva il parroco.

Il diritto del re di compiere l'investitura poggiava sul fondamento, già ricordato, per cui a essa era

unita la concessione di un bene di proprietà del concedente oppure di un ufficio svolto per utilità e

in nome del sovrano.

Al nome di Gregorio VII, papa dal 1073, è tradizionalmente associato il concetto di riforma

gregoriana, ma per sintetizzare la sua linea di governo sarebbe più appropriato parlare di

centralizzazione romana, da lui promossa e rivendicata in nome del primato del trono di Pietro. Nel

1075 emanò le ventisette tesi del Dictatus Papae, un breve testo in cui si esaltano in modo lapidario

le prerogative esclusivamente spettanti al papa. La fede divenne obbedienza. Furono convocati

sinodi che emisero sospensioni e scomuniche di vescovi non in linea coi suoi orientamenti. Il

rapporto decisivo fu con Enrico IV, re di Germania, Italia e Borgogna. Enrico dovette arginare la

minacciosa e sempre rinnovata ostilità dei principi tedeschi; Gregorio le opposizioni episcopali in

Italia e Germania. La loro lotta fu amplificata da un'amplia produzione propagandistica. A Worms,

nel 1076, Enrico accusò il papa di averlo privato del privilegio paterno di intervento nell'elezione

papale, di aver cercato di strappargli il regno d'Italia e di avergli messo contro i vescovi, e lo

depose. Gregorio scomunicò Enrico, lo depose e sciolse i sudditi dal giuramento di fedeltà nei suoi

confronti. Enrico, minacciato militarmente dai principi sassoni e abbandonato dall'episcopato

tedesco, per non perdere il regno, cercò la riconciliazione col papa, la ottenne nel 1077 a Canossa.

La tregua fu di breve durata, alla seconda scomunica papale nel 1080 Enrico replicò dichiarando

nuovamente deposto il pontefice e contrapponendogli come proprio papa l'arcivescovo Guiberto,

Clemente III. Gregorio VII, asserragliatosi a Castel Sant'Angelo, fu liberato dai normanni; trasferito

a Salerno, vi morì meno di un anno dopo. C'è chi ha voluto vedere Gregorio VII come precursore

della moderna laicità occidentale, in virtù della netta distinzione tra spirituale e temporale. In verità

egli voleva spostare equilibri e modificare processi decisionali a favore del clero e in special modo

del papato. L'intento basilare fu di ridefinire i confini del sacro entro la Chiesa, la cristianità,

desacralizzando la figura del re ed esaltando la sacralità del papa. Fra regnum e sacerdotium fu

introdotta allora una dialettica che rese i rapporti fra i rispettivi rappresentanti molto più dinamici e

conflittuali rispetto a quelli intercorrenti fra imperatore e patriarca di Costantinopoli. Il quadro

geopolitico era nel frattempo mutato a danno dell'imperatore nel Mezzogiorno, a causa

dell'affermazione dei normanni, su cui il papato contava come alleati, o meglio come vassalli. Le

posizioni gregoriane sulla questione delle investiture furono ribadite da Urbano II nel Concilio di

Clermont del 1095. Il papa ordinava ai vescovi di restituire la regalia, cioè i beni materiali e

immateriali di cui erano detentori, in piena continuità con la linea gregoriana di affermazione papale

sugli episcopati. L'accordo fu infine trovato col Concordato di Worms tra Enrico V e Callisto II

nel 1122: si affermò il principio della non ingerenza del sovrano nell'elezione dei vescovi e dei

grandi abati. L'imperatore rinunciava alla concessione di anello e pastorale, riservandosi di

intervenire per la sola concessione di beni temporali.

In Occidente, nella seconda metà dell'XI secolo il dominio islamico nell'area mediterranea subì la

perdita della Sicilia nel 1072 e di parte della penisola iberica. Dopo due secoli di dominazione

islamica, il cristianesimo non era sparito dalla Sicilia. Il papato ristabilì la propria autorità

giurisdizionale sulla Sicilia sostituendosi al patriarca di Costantinopoli, ma non riuscì ad assumere il

controllo sulle nomine episcopali. In Sicilia vivevano soggetti etnici, culturali e linguistici disparati.

I normanni si comportarono con prudenza, cercando di tenere in vita antichi insediamenti monastici

greci, promuovendo nuovi centri latini e rinunciando a massicci tentativi di cristianizzazione forzata

dei mussulmani. La Caduta di Toledo nel 1085 fu una vittoria emblematica nel quadro della

propagandata Reconquista. Nei territori sotto dominazione islamica si era affermata la nuova etnia

dei selgiuchidi che, sconfitto l'esercito bizantino a Manzikert nel 1071, avevano occupato buona

parte dell'Anatolia, togliendo nel contempo ai califfi del Cairo il Levante e Gerusalemme. Si ritiene

che le finalità di Urbano II a Clermont fossero più ampie, puntando sulla linea di Gregorio VII, alla

liberazione dell'intero Oriente cristiano dalla dominazione mussulmana. I pellegrinaggi avevano

raggiunto un notevole sviluppo nella seconda metà dell'XI secolo. L'appello di Clermont si

caratterizza con la pretesa di raccogliere e orientare le forze dei cristiani d'Occidente, in primo

luogo dei franchi.

È interessante notare che Urbano II fece leva sul richiamo alla pace fra i cristiani per tradurlo

immediatamente in un appello alla guerra contro gli infedeli. Il concetto di guerra santa si pone al

culmine di un lungo sviluppo teorico e pratico, comportando la massima sacralizzazione dell'idea di

guerra giusta, già teorizzata da Agostino. L'appello papale alla CROCIATA non era il primo

passo compiuto in ambito cristiano per la sacralizzazione della guerra, difatti si deve considerare

l'esperienza bizantina di Eraclio. La novità sta nel soggetto principale che conferisce alla guerra il

suo carattere sacrale: non l'imperatore, ma il papa, che rivolge l'appello non ai sovrani, bensì al

popolo e cavalieri. Una propaganda irredentista presentava la Terra Santa come un territorio

cristiano, occupato da infedeli ma destinato a essere restituito da Dio ai suoi legittimi possessori.

Nell'immediato, valevano per i crociati le promesse di indulgenza, cioè di perdono per i peccati

compiuti, e di protezione dei familiari e dei patrimoni in loro assenza. Pietro l'Eremita riuscì a

coinvolgere strati popolari in un'esaltazione religiosa di massa. Il papato ebbe un funzione di argine

della violenza fin da Alessandro II, che intervenne per prevenire massacri nella penisola iberica. Il

concetto di crociata è di per sé talmente generico e polisemico da poter essere riferito ai nemici più

disparati, estesa dal XIII secolo anche alla guerra contro gli eretici all'interno della stessa cristianità.

La Conquista di Gerusalemme favorì l'intensificarsi dei pellegrinaggi, mai interrotti prima. Fu

costituito un cordone di minuscoli stati, comprendente Contea di Tripoli, Principato di Antiochia,

Contea di Edessa, retti da principi cristiani e facenti capo al Regno di Gerusalemme.

Movimenti religiosi e intellettuali del XII secolo

Fin dalle origini le scuole avevano rappresentato un centro di vita e di cultura cristiane, ma solo

dall'Alto Medioevo si era consolidato il duplice pilastro rappresentato da scuole cattedrali e scuole

monastiche. Il dinamismo intellettuale che dall'XI secolo percorre le società occidentali si lega allo

studio della logica (dialettica), incrementato dalle nuove conoscenze dell'aristotelismo. Il termine

sacramentum, prevalentemente inteso in epoca antica e altomedievale come segno di un mistero

nascosto, assume un significato più tecnico e circoscritto: dal sacramentum ai sacramenti intesi

come gli strumenti di salvezza di cui la Chiesa dispone. Tra X e XI secolo il papato non ebbe

solamente una funzione di freno rispetto al nuovo movimento intellettuale, ma cercò di tenersi

collegato a esso, valorizzandone le figure di rilievo. Bruno avvia la Chartreuse, non crea un ordine

religioso, affida la sua intenzione di vita ascetica ad alcune lettere, non scrive una regola. Nel XII

secolo il temine ordo ha ancora una molteplicità di significati, in questi casi indica l'ordinamento

cui più case di religiosi erano legate in forza della medesima osservanza e disciplina canonica.

Anselmo d'Aosta si impegnò ad applicare la logica alla teologi, nella convinzione che l'incontro

potesse giovare a una migliore comprensione del dato di fede. I processi di crescente

razionalizzazione in atto nel cristianesimo occidentale, in connessione con lo sviluppo delle scuole,

marcarono il suo progressivo divergere da quello orientale. Nell'Occidente dei secoli XI e XII

diverse nuove esperienze di vita religiosa ravvivavano istituti invecchiati. Il proposito di vita

comune assunto dai canonici come punto di riferimento normativo fu la cosiddetta Regola di

sant'Agostino. La predicazione della vita apostolica ed evangelica comportava pratiche di

accoglienza e una nuova consapevolezza che occorreva passare dalla generosità verso i poveri a una

condivisione di vita.

Come i predicatori, anche i maestri dei primi decenni del XII secolo si spostavano seguiti dai

discepoli. Abelardo ricorse ad autori pagani per scavare nella teologia trinitaria. L'essere umano è

incline a compiere il male, ma lo compie davvero solo quando la sua coscienza esprime un

consenso ad esso. Le auctoritates spesso divergono; spetta pertanto alla ratio scegliere la soluzione

giusta. Il Sic et non incrinava la presunta compattezza della tradizione, affidando una funzione

dirimente alla ragione: testimonianza fra le prime di una teologia modellata secondo i nuovi

procedimenti argomentativi. Le divergenze tra Bernardo di Chiaravalle e Pietro di Cluny

emersero sulla concezione stessa di carità: per Bernardo questa presuppone l'unanimitas, cioè

l'uniformità di giudizi e di scelte; per Pietro esige invece la discretio, cioè l'esercizio equilibrato e

prudente del discernimento. La vicenda di Abelardo rivela il peso che Bernardo aveva assunto nella

Chiesa di Francia, grazie alla sua martellante strategia di denuncia e di lotta contro ogni novitas. Fu

decisivo il suo profilo di polemista attento alla comunicazione e alla propaganda.

Cîteaux fu un'abbazia di nuovo tipo, avviata cioè per iniziativa di un monaco o di un maestro, e non

istituita da un sovrano o signore. I cistercensi posero al centro della loro vocazione la solitudine e il

lavoro. La novità principale si verificò con l'abbandono del tradizionale impianto monocentrico,

imperniato sul governo di una sola abbazia, per uno policentrico, imperniato su un'abbazia madre e

quattro abbazie figlie tra loro sorelle. Inoltre si dà anche l'incontro col mondo cittadino. Bernardo

valorizzò in modo speciale il rapporto con il papato, da cui ebbe copertura e appoggio e di cui

influenzò decisioni e orientamenti dottrinali. Si diede il comune impegno nel ridefinire l'orizzonte

della crociata, per trasformarla in fattore identitario costitutivo per la Chiesa e la cristianità

occidentali. Bernardo teorizzò la militia christi come impegno attivo dei cristiani nella lotta contro

mussulmani ed eretici. Bernardo proponeva il modello militante anche ai cistercensi, chiamati a

sostener le congregazioni di cavalieri e insieme a combattere ogni deviazione dottrinale in

Occidente. La II Crociata fu indetta nel 1147 in seguito alla Caduta di Edessa, e fu affidata al

comando di Louis VII e Corrado III. Bernardo vi esaltò il ruolo del pontefice in quanto unico

vicario di Cristo, che deve presiedere a tutti i popoli nella sfera spirituale. Nel XII secolo i

cistercensi si espansero in tutta Europa e in Medio Oriente.

Contro le pretese dei logici di penetrare nel mistero, Bernardo propose un'altra strada di

comprensione del divino: la via dell'amore mistico, per cui l'anima del fedele, memore dell'impronta

divina che ha in sé, tende a ricongiungersi a Dio attraverso un percorso che, lungo i gradi dell'umiltà

e della verità, giunge fino all'estasi. Accanto ai cistercensi, altri ambienti monastici e canonicali

cercarono linguaggi diversi da quelli dei logici. Il ricorso in opere teologiche ed esegetiche a figure

e a diagrammi era una pratica in uso fin dall'Alto Medioevo. Nel XII secolo essa raggiunse la

maggiore diffusione e le realizzazione più complesse. Ugo di San Vittore propose di accogliere e

integrare le scienze profane entro un nuovo albero del sapere culminante nella mistica, ambito in cui

si manifesta per lui l'intimo significato della natura.

Il numero di trattati antigiudaici allestiti nel XII secolo fu superiore al numero di quelli prodotti da

parte cristiana in tutti i secoli precedenti. Pietro è il primo autore cristiano a usare in modo esteso e

sistematico testi rabbinici in chiave antiebraica. Rimarcando la distanza fra Bibbia e giudaismo

rabbinico, imprime forza e argomenti nuovi alla polemica contro gli ebrei. La leggenda

dell'omicidio rituale si fonda sulla convinzione che agli ebrei occorra il sangue di un cristiano per

impastare il loro pane pasquale nella settimana santa. La questione dell'atteggiamento da tenere da

parte dei cristiani nei confronti degli ebrei impegnò gli esponenti più in vista degli ordini monastici.

Solo William di Malmesbury si rese conto che gli islamici consideravano Muhammad un semplice

profeta, rivelando così l'infondatezza dell'accusa di idolatria tradizionalmente rivolta dai cristiani.

La fiducia nella ratio quale criterio e principio di discernimento rispetto alla tradizione si affermò

innanzitutto nell'ambito della scienza giuridica. Risalgono all'XI secolo i primi significativi sforzi di

ordinamento di canonici ecclesiastici. Il Decretum Gratiani mirava a raccogliere, confrontare e

armonizzare la legislazione canonica stratificatasi nei secoli. I primi centri di studi giuridici furono

Bologna e Parigi, cui dal 1170 circa si aggiunse Oxford. Nel contempo cresceva da parte papale la

produzione di decretali. Imprese analoghe miranti alla razionalizzazione furono compiute

nell'ambito degli studi teologici ed esegetici. L'abitudine di glossare testi biblici, cioè di

commentarli in margine ai fogli dei codici o fra le righe del testo manoscritto, fu molto diffusa nel

Medioevo. I processi di razionalizzazione non erano fini a se stessi, ma miravano a finalità in senso

lato pastorali. Si andava nel frattempo precisando la dottrina divenuta poi classica dei sette

sacramenti. Pietro Comestore trasformò la parola Purgatorio da aggettivo a sostantivo. A chi si

accostava al sacramento erano richieste preparazione interiore, confessione orale e penitenza

adeguata.

I CATARI si ritenevano spiriti caduti: precipitati nel mondo, diabolico in quanto creato da Satana,

artefice di ciò che è visibile e transitorio, come i corpi; mentre invece Dio ha creato ciò che è

permanente e invisibile, come le anime. Passat in Occidente, tale concezione fu articolata in due

versioni diverse e concorrenziali, una moderata (per cui Satana è l'angelo di Dio, caduto perché

infedele) e una radicala (per cui Satana è un dio, identificabile col Dio creatore dell'Antico

Testamento in lotta col Dio redentore del Nuovo, predicato da Gesù): inizialmente si diffuse la

prima, ma si affermò poi la seconda tesi. Entrambe promossero un messaggio di ascetismo e di lotta

interiore. Per gli uomini buoni il testo fondamentale era il Nuovo Testamento, visto quale annuncio

di salvezza, da perseguire lungo un percorso di purificazione imperniato sul disprezzo ascetico del

mondo, sul rifiuto della sessualità e su un'alimentazione vegetariana. Al III Concilio Lateranense fu

emanato un canone contro i catari. Il canone 27 colpiva gli eretici diffusi in Guascogna, nelle

regioni di Albi e di Tolosa e altrove. L'equiparazione fra catari e patarini liquidava la memoria

dell'antico movimento riformatore milanese assimilandolo alla nuova eresia, di cui si denunciavano

allusivamente i rischi di sovvertimento sociale.

I papi del XII secolo dovettero misurarsi con numerosi soggetti impegnati a contrastarne il potere.

La prima rivolta cittadina culminò nell'elezione di un senato insediatosi sul Campidoglio nel 1143.

Arnaldo da Brescia fu un critico intransigente della gerarchia, della corruzione e della ricchezza

ecclesiastiche, fuggì da Roma, ma, catturato dalla parte imperiale e consegnato al papa, fu

condannato a morte. Si riaprì il conflitto con l'imperatore, Federico Barbarossa intendeva

riaffermare le antiche prerogative imperiali sul papato. Alessandro III dovette così affrontare tre

antipapi imperiali succedutisi in un ventennio, tra 1159 e 1178. In Inghilterra Thomas Becket rifiutò

di riconoscere le Costituzioni di Clarendon e fu assassinato dai sicari di Henry II nel 1170, fu

proclamato l'interdetto sull'Inghilterra, cioè il divieto per i chierici di partecipare a qualsiasi forma

di culto e di liturgia pubblica. Il papa estendeva il proprio potere sulle procedure di canonizzazione,

e Canterbury divenne meta di pellegrinaggio.

L'estendersi nel XII secolo di nuove forme di vita religiosa ispirate a modelli apostolici ed

evangelici fu notevole. Si registrò un coinvolgimento crescente dei laici nella vita religiosa, in

primo luogo nelle fondazioni assistenziali, patrocinate da soggetti e famiglie benestanti e tenute in

vita da fratelli e sorelle personalmente impegnati nel servizio a malati e bisognosi. Gruppi di laici

cominciarono a leggere la Bibbia in volgare e a predicarne il messaggio. Secondo la tradizione, solo

i chierici potevano predicare in pubblico. La questione della parola ai laici, insorta nell'ultimo

quarto del XII secolo, colse la Chiesa Romana impreparata. Al III Concilio Lateranense del 1179

parteciparono trecento vescovi e numerosi abati. Fu inasprita la linea di sostanziale chiusura della

chiesa. Di fatto, valdesi e umiliati continuarono a predicare, incuranti delle diffide romane. Lucio III

emise nel 1184 la bolla Ad Abolendam, che rappresentò una pietra miliare nella lotta antiereticale,

per la convergenza che si instaurò allora tra papa e imperatore. Iniziò la repressione del dissenso

religioso, visto come minaccia dell'ordine costituito.

Nell'ottobre 1187 i crociati dovettero abbandonare Gerusalemme per mano del Saladino, la capitale

divenne San Giovanni d'Acri. Cominciò nel 1189 la III Crociata, il suo peso venne assunto

principalmente da Federico Barbarossa. La pace stipulata tra Saladino e Richard Lionheart nel 1192

consentì ai pellegrini di accedere ai luoghi santi. Gioacchino da Fiore concepì una complessa

visione della storia, suddivisa in tre stati successivi parzialmente sovrapposti, del Padre, del Figlio e

dello Spirito Santo; fu esaltato il ruolo del papa, a cui fu assegnato un ruolo messianico. Le ragioni

della lotta contro i catari e i mussulmani venivano riportate ed esaltate entro una grandiosa

prospettiva escatologica ed apocalittica.

Il secolo dei frati

Eletto papa nel 1198, Innocenzo III operò con determinazione per imprimere una nuova forza al

primato papale. Diversamente dai predecessori che si definivano vicari di Pietro assunse il titolo

inedito di vicario di Cristo. Innocenzo III sottolinea che solamente al papa spetta quella plenitudo

potestatis che Bernardo aveva riconosciuto alla Chiesa. In quanto vicario del signore, il papa

esercita il suo primato su tutti gli altri vescovi, le cui prerogative sotto il suo pontificato vengono

ridimensionate a favore di una maggiore centralizzazione romana. Modalità e procedure sono

strettamente codificate ed è accentuato il carattere inquisitorio. Innocenzo III affermò il suo diritto

di controllare gli equilibri delle forze al potere e le eventuali ricadute sulla Chiesa Romana.

Nel suo disegno di proteggere la Chiesa da ogni sorta di nemici, politici e religiosi, rientrano anche

le numerose iniziative militari a cui Innocenzo chiama i fedeli. Le più importanti furono le crociate

contro islamici e catari. La IV Crociata del 1201 avrebbe dovuto riprendere Gerusalemme, invece

divenne un attacco diretto a Costantinopoli, che condusse alla nascita dell'Impero Latino d'Oriente.

Si trattò di un'impresa strategicamente discutibile, poiché indebolì un pilastro fondamentale

dell'assetto del Mediterraneo e dell'Oriente europeo. Il dominio dei bizantini non era stato d'altronde

annientato: in Asia Minore sopravvissero i piccoli imperi di Trebisonda e Nicea; nel 1262 Nicea

recuperò Costantinopoli e l'Impero Latino collassò. Durante il pontificato di Innocenzo III gli unici

risultati significativi contro i mussulmani furono raggiunti in Spagna con la vittoria a Las Navas nel

1212 contro gli Almohadi. Il processo di affermazione militare dei crociati spagnoli segnò una

tappa decisiva con la presa di Siviglia nel 1248.

Innocenzo III cercò di risolvere la duplice questione delle richieste di partecipazione dei laici e della

diffusione delle eresie, che i suoi predecessori non avevano affrontato; in questa prospettiva puntò a

valorizzare i laici obbedienti e quanti erano disposti a dissociarsi dagli eretici, reprimendo invece gli

eretici irriducibili. Distinguendo fra aperta (gli insegnamenti morali accessibili a tutti) e mysteria

(gli insegnamenti riguardanti i misteri, cioè la dottrina della fede), permise a laici fidati di esortare

pubblicamente al bene mentre vietò loro ogni forma di predicazione teologica e dottrinale. L'eresia

fu definito un crimine di lesa maestà. Si cominciava a procedere contro di essa per inquisitionem,

veniva cioè consentito di condurre indagini su individui sospetti senza che esistesse un formale capo

d'accusa nei loro confronti. Nell'autunno del 1207 il papa chiamò allora re, conti, baroni, cavalieri e

tutti i fedeli di Francia alla guerra contro gli eretici del Midi, qualificandola come crociata e

assicurando a chi vi avesse preso parte l'indulgenza dai peccati commessi, appello raccolto da

Simon de Monfort.

Sul fondamento delle scuole preesistenti, intorno al 1200 sorsero per iniziativa ecclesiastica le

prime università, unione di maestri e studenti di una città, associati secondo un modello

corporativo, per promuovere, controllare e incanalare l'attività intellettuale di scuole e maestri. Le

università furono ambito di conflitti e di ripetuti interventi delle autorità ecclesiastiche, volti a

impedire o limitare l'ingresso in Occidente di dottrine considerate pericolose per la dottrina della

fede.

Innocenzo III dedicò gli ultimi anni del suo pontificato alla preparazione di un concilio indirizzato

sui grandi temi della riforma e della liberazione delle Terra Santa. Nel 1215 si tenne così il IV

Concilio Lateranense, che però non riuscì a riaprire il dialogo coi greci, traumaticamente interrotto

dalla IV Crociata. Furono normalizzate le regole monastiche imperniate su quella benedettina e

agostiniana. Domenico di Guzmán aveva fondato i domenicani, i cosiddetti frati predicatori. Il

concilio rivolse specifica attenzione a teologia e pastorale sacramentali, dando vita a una normativa

sacramentale su cui i vescovi furono chiamati a vigilare attraverso visite pastorali. Si fece leva sul

massiccio impegno pastorale dei nuovi ordini religiosi. Il precetto della confessione annuale offriva

ai confessori possibilità di controllo capillare.

La devozione eucaristica ebbe dal XIII secolo un incremento notevole, divenendo il fulcro di un

rinnovato rapporto fra gerarchia, clero e fedeli, motivo di consolidamento delle comunità

ecclesiastiche e civili e fattore di contrapposizione rispetto a eretici ed ebrei. Il termine beghina, che

nelle fonti compare a inizio Duecento, deriva dal panno di lana non tinta dell'abito che portavano.

Esse combinavano autosantificazione nella preghiera, ascesi e contemplazione con attività caritative

esterne, vivendo del loro lavoro. Nacque in questo periodo la festa del Corpus Domini.

I rapporti di Francesco d'Assisi con la gerarchia non furono in realtà facili come si può pensare,

non si giunse comunque mai alla rottura. Alla sua scelta di vita penitenziale si legò Chiara. Nel

1219 Francesco partì a sua volta per l'Egitto, dove incontrò il sultano Malik al-Kamil. La sua

fraternità assunse il profilo giuridico e istituzionale di ordine dei frati minori. I francescani si

insediarono lungo le grandi vie di comunicazione e nelle città, inizialmente fuori le mura e poi

all'interno di esse. Lo stringersi e il consolidarsi dei legami con i ceti cittadini emergenti furono

facilitati dalla stessa composizione sociale dell'ordine ampia e differenziata. Nella seconda metà

degli anni trenta del secolo i frati minori si affacciarono infine al mondo delle università, dove

erano già arrivati i domenicani. Ne derivò una trasformazione della cultura dei vertici.

Nel frattempo la chiesa romana aveva costituito in ordini altre esperienze comunitarie sorte nei

primi decenni del secolo: domenicani, francescani, agostiniani, carmelitani e servi di Santa Maria

costituirono nel complesso gli ordini mendicanti perché si qualificarono e legittimarono per la

scelta della povertà volontaria e conseguentemente della mendicità. La condizione di povertà di

ciascun ordine fu regolata da norme e consuetudini differenti. Si davano rapporti fitti e spesso

disinvolti con soggetti e pratiche economiche correnti, talvolta in conflitto con le disposizioni

regolari. Nelle città il dominio della parola, assicurato dalla retorica, aveva assunto un rilievo

pubblico precedentemente sconosciuto, come dimostra l'esperienza di Antonio da Padova. Un caso

emblematico è la vicenda del cosiddetto movimento dell'Alleluia nel 1233, un fermento

inizialmente spontaneo e popolare di entusiasmo civile e religioso, che fu controllato poi da

domenicani e francescani. I frati minori svolsero una vasta opera di propaganda e mobilitazione a

sostegno del papato contro l'imperatore Federico II. Gioacchino da Fiore celebrò il ruolo dei nuovi

ordini, argine contro la figura imperiale nemica della Chiesa Romana. Federico II praticò una

strategia di rottura del mondo ecclesiastico facendo leva su privilegi e donazioni a favore di abbazie

e conventi. La potenza imperiale cominciò a incrinarsi dopo il Concilio di Lione convocato da

Innocenzo IV, che depose Federico nel 1245. Innocenzo IV, giurista, giunse a teorizzare

l'illegittimità di qualsiasi potere che non si fondi su Cristo passando attraverso il riconoscimento

papale.

I frati minori erano uniti nella lotto comune contro il clero diocesano, la cui rilevanza pastorale, la

potenza sul territorio e la stessa raccolta di offerta ed elemosine era minacciata dalla crescente

presenza dei frati,a bili nella predicazione ed estranei alle istituzioni diocesane. Il terreno più aperto

di lotta divenne l'università. Per i secolari la Chiesa è un corpo gerarchicamente ordinato, in cui

ciascun membro nell'esercizio delle sue funzioni deve far capo al membro che lo precede; per i

mendicanti è un corpo completamente subordinato al papa, suo capo. I secolari tenevano fermo il

ruolo dei vescovi in quanto successori degli apostoli, i mendicanti esaltavano con vigore l'assoluto

primato papale in quanto successore di Pietro.

A pochi anni dagli inizi gli ordini dei frati predicatori, dei frati minori e successivamente dei

carmelitani ricevettero dal papato la missione di inquisire gli eretici. La Ad Extirpanda del 1252

stabilì che il giudizio sugli eretici spettava insieme al vescovo e a inquisitori di nomina papale.

Nelle fonti dell'epoca il temine inquisitio risulta riferito al compito dei singoli inquisitores e non a

un'istituzione. Fra i primi obiettivi degli inquisitori vi era l'intento di istituire un nuovo rapporto, da

posizioni di forza, con i gruppi dirigenti cittadini, nel complesso le élite cittadine mantennero il

potere.

Per individuare gli eretici e confutarne le dottrine la Chiesa si fece spesso aiutare dagli ex eretici

che, avvicinatisi ai frati o divenuti tali, li guidarono nella conoscenza del linguaggio e delle dottrine

degli eretici, presentandole e discutendole in propri trattati. Un fenomeno analogo avvenne per le

relazioni con gli ebrei, che dal Duecento segnarono un progressivo peggioramento. Cambiava anche

il profilo pubblico degli ebrei, costretti in misura crescente a esercitare l'attività di prestatori di

danaro. Il nesso, affibbiato agli ebrei, danaro-prestito a interesse-usura, non giovò certo alla loro

immagine. Nel clima di crescente risentimento si inserirono alcuni neoconvertiti, per denunciare le

insidie ebraiche, esemplare la vicenda di Donin, che avviò la prima disputa forzata sul Talmud: una

pubblica discussione cui sapienti ebrei furono costretti a partecipare per difendere i propri testi.

Louis IX era fautore di un cristianesimo intransigente e militante, partecipò così alla VI Crociata del

1248 e la VII Crociata, in cui morì nel 1270 dopo aver assediato Tunisi. Il Talmud rimase

condannato in quanto ritenuto non correggibile, mentre cadde l'accusa agli ebrei di essersi discostati

dalla legge mosaica.

La creazione di ordini militari a sostegno dei crociati comportò la messa in opera di strutture e

apparati militari che poterono poi essere facilmente utilizzati per scopi e imprese differenti. Si dà la

parabola dei cavalieri teutonici, che ebbero una funzione notevole nella colonizzazione dell'Europa

Orientale e nella sua cristianizzazione. Presenti in Europa settentrionale dai primi decenni del

Duecento, furono chiamati dal re ungherese e il duca polacco per combattere contro i pagani prussi

e i turchi curmani. Conquistata la Prussia i teutonici furono riconosciuti dal papa signori di essa. Si

volsero allora contro il Rus di Novgorod, legato religiosamente all'Oriente bizantino, ma furono

sconfitti da Aleksandr Nevsky nel 1242 nella Battaglia del Ghiaccio. La Lituania venne

cristianizzata solo dopo l'unione con la Polonia nel 1386. Il progressivo ritiro dei cristiani dal

Mediterraneo orientale comportò una dislocazione definitiva degli ordini militari: San Giovanni

d'Acri cadde definitivamente nel 1291. Dai primi del Trecento i teutonici intrapresero nuove

campagne militari, volgendo le proprie milizie contro territori abitati e governati da cristiani

cattolici, contro l'arcivescovo di Riga.

Presa e distrutta Kiev nel 1240 i mongoli invasero l'Europa Centrale, spargendo terrore. Emerse il

mito del Prete Gianni, che si rivelò infondato. Furono organizzate le prime spedizioni in Estremo

Oriente, di cui furono protagonisti i mendicanti. Giovanni di Pian di Carpine giunse al Karakorum.

Al papa, che si era proposto come interlocutore a nome dell'intera cristianità, Güyük-Khan replicò

in termini di netta chiusura. Nell'Impero Mongolo esistevano ancora cristiani nestoriani. Alla fine la

sperata conversione del Khan al cristianesimo non avvenne. La vicenda medievale della presenza

cattolica in Cina si concluse però fra isolamento e ostilità già prima della metà del Trecento.

Alberto Magno e Ruggero Bacone si dedicarono allo studio e alle parafrasi dei testi aristotelici da

poco entrati in Occidente, nella convinzione che fossero integrabili nei quadri teologici cristiani. In

Summa Contra Gentes e Summa Theologiae, compendi dottrinali, TOMMASO D'AQUINO

concepisce il mistero cosmico in chiave neoplatonica, come incessante movimento di uscita delle

creature da Dio e di ritorno a lui. Prevedeva scienze di due tipi: quelle che procedono da principi

noti per lume naturale e quelle che procedono fondandosi sui principi forniti da altre scienze. La

teologia si fonda sulla scienza superiore della Rivelazione, che fornisce alla teologia i principi da

cui partire e su cui lavorare. Tommaso, identificato il motore immobile aristotelico col Dio

cristiano, si rese conto che era impossibile confutare su di un piano puramente filosofico la

concezione aristotelica del mondo come eterno e sostenne quindi che solo la Rivelazione consente

di affermare che il mondo fu divinamente creato dal nulla e avrà il suo destino finale in Dio. Poiché

gli uomini sono un composto sostanziale di anima e corpo, l'anima è la forma propria del composto

umano, il principio di vita e di unità immanente a esso, incorruttibile e immortale. La conoscenza

umana avviene attraverso l'astrazione. Bonaventura da Bagnoregio passò poi a denunciare i pericoli

insiti nell'affermazione filosofica dell'eternità del mondo e nella concezione dell'anima come unica

forma sostanziale del composto umano. I martellanti allarmi dei settori più conservatori si

concentrarono contro alcuni maestri accusati di praticare un relativismo dottrinale, in quanto

avrebbero preteso di affiancare alla verità teologica della Chiesa una contrastante verità filosofica

aristotelica, la cosiddetta teoria della doppia verità, imperniata sulla filosofia averroista. Il progetto

neoagostiniano mirava a riproporre dottrine tradizionali a partire dalla dottrina agostiniana della

conoscenza per illuminazione divina.

Il II Concilio di Lione del 1274 fu convocato principalmente per ratificare la riunificazione

ecclesiastica coi greci, che si erano piegati nella speranza di sottrarsi all'incombente minaccia di una

nuova invasione da Occidente. Fu emesso il divieto di dare vita a nuove congregazioni religiose

rispetto a quelle già organizzate. Pietro di Giovanni Olivi fu in stretto contatto con ambienti laici

devoti inseriti nel mondo mercantile e finanziario della Provenza e di Firenze. Il danaro non è di per

sé peccaminoso. Chi si limita a tesaurizzarlo va condannato, perché mettendo da parte le ricchezze,

toglie al danaro la capacità sua propria di riprodursi, di circolare e così di generare ricchezza. Chi

invece se ne serve per produrre ricchezza sociale va sostenuto. Consapevole delle potenzialità del

nascente capitalismo commerciale, l'Olivi si preoccupa di sottoporre il mercante a una rigorosa

disciplina morale: nella sua prospettiva, un contratto stipulato ha un valore vincolante analogo a

quello di un voto religioso. Olivi cercò di stabilire i confini tra usura e prestito a interesse. Ponendo

le condizioni per la riflessione morale sulla sfera socioeconomica, all'altezza delle impetuose

trasformazioni legate all'avvento della borghesia.

Il Papato avignonese. Inquisitori ed eretici, mistici e profeti

La richiesta di intervento contro gli Svevi che il papa rivolse alla monarchia francese, ebbe

conseguenze di lunga portata per la penisola e la stessa Chiesa Romana. Charles de Anjou, fratello

di Louis IX, sconfisse gli svevi e trasformò il Mezzogiorno in un dominio angioino. Quasi subito,

però, la Sicilia fu occupata dagli aragonesi, e il papato fu quindi coinvolto nella Guerra Angioino-

Aragonese. Il rapporto con la monarchia francese è testimoniato dai tre papi francesi Clemente IV,

Innocenzo V e Martino IV, tra 1265 e 1281. Vi fu invece una temporanea rottura con Bonifacio

VIII, dal 1294 al 1303, il cui conflitto col re francese Philippe IV si risolse in un ulteriore

rafforzamento della pressione francese sul papato. Nella Unam Sanctam del 1302 il papa ribadì la

plenitudo potestatis universale di cui rimaneva depositario. La sua indizione del primo giubileo nel

1300 va intesa sullo sfondo di tale altissima coscienza di sé. Il nesso fra giubileo e indulgenza fu poi

definitivamente fissato da Clemente VI. Il giubileo, come peraltro la crociata, garantiva

l'indulgenza plenaria, cioè l'eliminazione di ogni debito nei confronti di Dio: una sorta di contratto

stipulato con Lui tramite la mediazione ecclesiastica. La plenitudo potestatis non resse alle

circostanze: nel 1303 fu perpetrato lo Schiaffo di Anagni, il papa morì poco dopo l'oltraggiosa

aggressione. Nel 1305 venne eletto Clemente V, che nel 1309 trasferì il papato, cominciò la

Cattività Avignonese, che sarebbe durata fino al 1377. Il papato era ormai pienamente entrato

nell'orbita del sovrano francese. Clemente V aderì significativamente alla campagna di Philippe IV

di eliminazione dei templari nel 1307. Il passaggio della sede papale ad Avignone è stato a lungo

inteso come fattore di rottura e segnale di crisi nel percorso storico della Chiesa Romana. Dalla fine

del XIII secolo la curia papale aveva cominciato a intervenire su nomine ecclesiastiche di ogni

grado, avocando a sé, alla morte dei titolari, benefici ecclesiastici legati a chiese ed enti anche

minori, da ridistribuire dietro compenso. Dal XIV secolo tutte le lettere bollate prodotte dalla

cancelleria furono incluse nei registri delle lettere papali. Dal pontificato di Giovanni XXII in poi il

controllo della tesoreria si estese a tutte le entrate e le uscite. Mente i papi di maggior peso dei

secoli XII e XIII erano stati esperti canonisti formatisi in curia, nei primi decenni del Trecento

ascesero al papato canonisti e teologi profilatisi nel governo di organizzazione complesse e nella

repressione dell'eresia.

Nella storia del cristianesimo le forme di vita e di cultura si rinnovano nel corso del tempo anche in

relazione al mutare dei centri propulsivi. Nel XIII secolo fortemente innovative erano state le

università e gli studia generalia; nel XIV secolo nuovi centri di vita intellettuale e religiosa fiorirono

in Italia settentrionale, Provenza, Brabante e lungo il Reno. L'uso del volgare comportò

semplificazioni concettuali, ma conferì maggiore capacità e intensità comunicativa ai testi. Le prime

tracce del passaggio dall'omelia al sermo modernus risalgono già al XIII secolo. Mentre l'omelia ha

per oggetto un passo della Scrittura, il sermone moderno si concentra su di un singolo versetto, il

tema del giorno. La sua rigidezza strutturale risulta alleggerita dall'inserimento di exempla,

ingredienti letterari diffusi fin dal XII secolo. Ciascun predicatore disponeva di raccolte di sermoni

già pronti per le ricorrenze dell'anno liturgico oppure per occasioni specifiche. La stessa trattatistica

teologica assunse come modello i sermoni. La redazione finale dei sermoni del XIII secolo e di

buona parte di quelli del XIV ci è pervenuta in latino; ma non pochi dovettero essere predicati in

volgare. Dal Duecento le chiese sia cattedrali sia conventuali si erano arricchite del pulpito. Emerse

la superiorità intellettuale del latino ma anche la vivacità creativa del volgare.

Il diffondersi della scrittura e dei libri al di fuori dei centri di studi universitari e il crescente

allestimento di testi e traduzioni in lingue volgari comportarono un'estensione dei soggetti

interessati alla cultura religiosa nel senso più lato del termine. Margherita Porete distinse fra Santa

Chiesa la Piccola, la chiesa come istituzione visibile, e Santa Chiesa la Grande, formata dalle anime

elette, che nessuno conosce tranne Dio, in quanto abita in loro. Dall'ultimo scorcio del Duecento si

moltiplicarono in Occidente i percorsi di vita e di perfezione cristiani lontani dalle mediazioni

pastorali consuete.

L'identificazione di Avignone con Babilonia si affermò nella pubblicistica teologica, politica e

letteraria. Anche le eresie di più antica data erano lungi dall'essere state annientate. Dal XII secolo il

termine eresia era riferito a un'ampia gamma di posizioni di diversa consistenza teorica e

organizzativa. In quanto disobbedienti alla Chiesa Romana e posti al di fuori di essa, gli eretici

erano quasi sempre considerati membri di una secta e ciascuno di loro era ritenuto un servitore del

diavolo. Le ossa di quanti fossero stati riconosciuti eretici dopo morti dovevano essere esumate e

disperse. Nei confronti degli inquisitori si registrarono numerosi tentativi di resistenza organizzata,

anche violenta.

Giovanni XXII si inserì in maniera più decisa nelle controversie teologiche. Egli affermò che per

giungere alla piena visione divina faccia a faccia le anime dei santi dovevano attendere la

riunificazione ai propri corpi risorti, dopo il giudizio universale. Ockham era celebre come esegeta,

logico e filosofo della natura. In particolare, aveva rigettato la concezione della teologia come

scienza, restituendo alla Rivelazione la funzione di fonte della conoscenza divina, e alla Bibbia, la

funzione di riferimento fondamentale per la teologia e per l'assetto della Chiesa. Giovanni XXII

valorizzò i domenicani canonizzando Tommaso d'Aquino. Eckhart fece perno sulla nozione del

distacco dalla volontà propria in vista dell'incontro con Dio. L'uomo deve allontanarsi dal peccato,

cui è naturalmente incline, attraverso il pentimento divino. Eckhart spiegò che per l'uomo spirituale

Dio nasce nel fondo dell'anima.

La condanna di Eckhart impresse un duro colpo alla mistica speculativa dei domenicani,

spingendone alcuni verso soluzioni di sorvegliato ripiegamento. La devotio mistica prendeva il

posto della teologia mistica, la Passione prendeva il posto della dottrina. Il termine devotio è da

intendersi come un atteggiamento profondamente religioso di pietà, offerta, sacrificio, dedizione,

preghiera, definito devotio moderna in quanto esige la preghiera del cuore e non solo delle labbra. Il

diffondersi di tali pratiche è legato al nome di Geert Groote. La nuova devozione alla figura di

Gesù, fondata sulla meditazione della sua passione e del mistero della sua morte, sorresse i tentativi

di rinnovamento delle congregazioni religiose e delle forme di pietà fra XIV e XV secolo.

Le dottrine aristoteliche contribuirono alla revisione della tradizionale concezione ecclesiastica del

potere del papa e dei chierici. Un contributo decisivo alla formazione di una nuova coscienza

ecclesiologica e politica fu fornito da intellettuali laici formatisi entro le città dell'Italia

centrosettentrionale. Dante cercò di ripensare i rapporti tra sfera civile e sfera ecclesiastica,

rilanciando la centralità dell'impero e la sua missione universale anche attraverso il ricorso alle

categorizzazioni aristoteliche. Il papa ha la missione di condurre gli uomini alla vita eterna,

l'imperatore di condurli alla felicità temporale. Marsilio da Padova propose una concezione della

società politica per cui soggetto della sovranità è il popolo, che l'affida all'imperatore. Solo Dio

toglie davvero i peccati e solo il governante umano ha il potere di scomunicare e colpire gli eretici,

in quanto trasgressori dell'ordine civile. Le posizioni di Dante, Marsilio e Ockham sono state

considerate un potente segnale della nascita dello spirito laico dell'occidente moderno, in verità tutti

e tre rimasero entro un orizzonte confessionale e cristiano, riservando però il potere coercitivo al

legislatore e al governante umano. Si diffuse una concezione della vita sociale e politica cristiana

interamente dominata dai sovrani e criticamente esigente nei confronti dei chierici, a partire dal

papa e dai vescovi. Nel 1356 fu emanata la Bolla d'Oro, per cui l'elezione imperiale era riservata a

sette principi elettori di Germania. I vertici ecclesiastici andavano maturando la decisione di

rientrare a Roma da Avignone e così sottrarsi alla crescente dipendenza dal re di Francia. Il ritorno a

Roma divenne possibile grazie alla raccolta di mezzi finanziari adeguati e di un vasto consenso a

livello europeo.

Tra conciliarismo e monarchia papale. Riforma, profetismo e devozione nel XV secolo

Urbano VI venne eletto nel 1378, entrò immediatamente in disaccordo coi cardinali che lo avevano

eletto, che gli contrapposero subito come antipapa Clemente VII, il quale riportò la curia ad

Avignone, innescando il Grande Scisma d'Occidente, protrattosi fino al 1417. Per la prima volta si

scontravano non due papi con due curie, ma due intere organizzazioni ecclesiastiche, ciascuna delle

quali scomunicava l'altra come eretica. Lo scisma cristallizzava i conflitti politico-militari in corso,

fissando la divisione dell'Europa in zone d'influenza. Sostennero Clemente VII Francia, Savoia,

Borgnogna, Scozia, Castiglia, Aragona, Germania; Urbano VI fu sostenuto in Italia, Europa

Centrale, Europa Settentrionale, Europa Orientale e Inghilterra. Non si fecero passi avanti per circa

vent'anni. Il Concilio di Pisa si propose come supremo organismo giudicante del papato per

attestare pubblicamente la condizione di due sedicenti pontefici, che con i loro comportamenti si

erano palesemente macchiati di eresia. Dichiarati decaduti i due contendenti papali, venne eletto

Alessandro V, che di fatto fu solo un terzo papa affiancatosi sulla scena ai due precedenti, per nulla

disposti a ritirarsi. Alla sua scomparsa la linea pisana fu proseguita da Giovanni XXIII. Il Concilio

di Costanza fu convocato nel 1414, esso avrebbe dovuto rispondere a esigenze generali di riforma

della Chiesa. Si impose la questione della reformatio, cioè la riforma complessiva e strutturale

della chiesa intera, a partire dai suoi vertici. Il concilio delineò un progetto di governo ecclesiastico

più partecipato e condiviso, da sottoporre a periodiche verifiche collegiali. Occorreva affrontare due

situazioni fortemente conflittuali: il movimento di riforma boemo e lo scisma dei tre papi inerente

alla questione della legittimità.

Il movimento nazionale e religioso affermatosi in Boemia e Moravia all'inizio del XV secolo fu la

riforma prima delle riforme, la rivoluzione prima delle rivoluzioni. Esso infranse in pochi anni un

collaudato sistema di poteri e di gerarchie, con implicazioni di grande portata per tutto l'Occidente.

La genesi dell'hussitismo va compresa in relazione sia ai precedenti popolari sia all'aprirsi degli

ambienti universitari a nuove dottrine ecclesiologiche e politiche. Dalla metà del XIV secolo si

erano profilati in Boemia predicatori il cui messaggio, incentrato sulla denuncia della simonia e su

appelli alla penitenza e alla devozione rivolti ai laici nell'imminenza dell'Anticristo e delle fine,

raggiunse un pubblico ampio. Fondamentali furono le prediche in lingua ceca di Jan Kromeriz. Il

movimento riformatore boemo, partito dall'università, mostrò una specifica attenzione per le

posizioni del teologo di Oxford John Wycliff, fondate sulla contrapposizione tra chiesa visibile ed

invisibile: la prima è rappresentata dalla gerarchia, corrotta con l'ausilio della sua stessa legge non

evangelica, il diritto canonico; la seconda è fondata sulla Scrittura ed è costituita dagli eletti

predestinati da Dio alla salvezza. Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento il suo

messaggio fu accolto e radicalizzato dai lollardi, perseguitati perché partecipi alla rivolta contadina

del 1381. I lollardi rigettavano la dottrina eucaristica vigente e la plenitudo potestatis papale, cui

contrapponevano il sacerdozio universale dei fedeli e la diffusione della Scrittura in lingua volgare,

per renderla accessibile a tutti. Hus denunciò le indulgenze dubbie e fallaci di un papa moderno, in

seguito si ritirò e compose il De Ecclesia. Diversamente da tanti maestri delle scuole e delle

università condannati da concili ecclesiastici dei secoli precedenti, durante il processo e la prigionia

Hus ricevette un forte e diffuso sostegno popolare e nazionale, in primo luogo della nobiltà

riformatrice boema e morava. Hus assunse il profilo di martire della vera fede divenendo soggetto

di una lotta nazionale e religiosa contro concilio, vertici ecclesiastici e potere imperiale.

La Haec Sancta, emanata nel 1415, affermò la superiorità del concilio sul papa e il diritto a

procedere nella reformatio anche senza di lui. Veniva evocata l'esigenza della riforma della Chiesa

in capite e in membris. Tentativi di riforma si profilarono piuttosto dal basso e in sedi locali, là dove

il modello conciliare di governo collegiale incrociava istanze di autogoverno sociale e religioso.

Con la deposizione e l'arresto di Giovanni XXIII nel 1417 si chiuse definitivamente il Grande

Scisma.

Dopo il rogo di Hus, il movimento riformatore boemo trovò un motivo unificatore nell'utraquismo,

cioè nell'affermazione dottrinale e pratica della comunione sotto le due specie a tutti i fedeli. Il

movimento riformatore fu costituito da soggetti diversi, in conflitto con l'imperatore, la grande

nobiltà cattolica e la Chiesa cattolica, ma profondamente divisi tra quanti rigettavano la dottrina dei

sacramenti e quanti non volevano abbandonare del tutto liturgia e riti canonici; tra forze radicali che

puntavano a sovvertire l'ordine sociale e politico vigente e forze utraquiste socialmente

conservatrici e moderate. L'idea dell'avvento del millennio usciva da cerchie ristrette di esegeti e

visionari, diventando fermento di un movimento popolare sospinto dall'idea dell'imminente stato di

perfetta soddisfazione e gioia, del ritorno alla condizione edenica anteriore al peccato e priva di

ogni forma di dominio e di proprietà. Jan Capek organizzò la resistenza armata a Tabor, che si

organizzò come città-stato. La Chiesa Romana chiamò più volte alla crociata contro i taboriti. In

Boemia si realizzò la prima forma medievale di biconfessionalità cristiana, con sudditi cristiani di

confessione utraquista e di confessione cattolica sotto re, Giorgio di Podiebrad. Non si affermò

comunque la tolleranza verso ogni forma di cattolicesimo.

Appelli all'osservanza, cioè al rispetto rigoroso delle regole e delle discipline della propria

congregazione religiosa risuonarono entro gli ordini sia monastici sia mendicanti. Martino V tentò

nel 1429 di riportare l'intero ordine sulle posizioni dell'osservanza. Nella predicazione i frati

osservanti insistevano sulla preghiera più volte al giorno e sulla necessità di estirpare inimicizie

private e di fazione, ricercare la concordia civile e familiare, rinunciare a lusso e vanità, rispettare

festività e riposo domenicale, non bestemmiare. Mentre i conventuali rimanevano piuttosto legati ai

vecchi ceti magnatizi, gli osservanti intercettarono meglio i nuovi ceti emergenti. I predicatori

osservanti intervennero significativamente nei campi dell'economia e della morale sociale. Il

richiamo alle origini riecheggiò nel XV secolo anche in ambienti benedettini e certosini.

Il Concilio di Basilea fu convocato nel 1431 da Eugenio IV. Pel CONCILIARISMO al concilio si

attribuisce la promessa di infallibilità divina e la pretesa di sottomissione papale. Niccolò Cusano

affermò una concezione della Chiesa come unio fidelium, unione dei fedeli, e non come congregatio

fidelium, congregazione dei fedeli. La crisi del movimento conciliarista con Niccolò V segnò una

svolta di lunga durata nel governo centrale della chiesa. La curia organizzò i propri apparati in

modo da renderli più adatti a governare sia la chiesa universale sia quella romana. Antiche logiche

di potere familiare furono trasformate in strategie di affermazione dinastica. I cardinali fungevano

sempre più da collegio di aristocratici di corte nell'orbita del papa-re. La nuova pratica del

nepotismo puntò quindi a includere i familiari del papa nei gangli effettivi del governo curiale. A

partire da Niccolò V il papa fu occupato in misura crescente dalle questioni legate al suo ruolo di

sovrano di uno stato territoriale di media grandezza. A prima vista, i due piani comportavano un

reciproco potenziamento, e di questo il papato rimase convinto fino a Porta Pia. In realtà ne derivò

una pressione crescente nei confronti delle popolazioni sul piano finanziario ed economico. La

pressione fiscale aumentò con Sisto IV, e la grave situazione debitoria di Callisto III fu sanata solo

da Pio II nel 1458. Nonostante le resistenze romane, alcuni capisaldi della concezione medievale del

potere del papa cominciavano a cadere. Lorenzo Valla dimostrò nel 1440 la falsità della Donazione

di Costantino, che incorse nella condanna papale. Cusano ravvisò matrici cristiane nel Corano, di

stampo fondamentalmente nestoriane.

Il Concilio di Basilea rappresentò un passaggio importante nella ridefinizione dei rapporti fra Stati e

Chiesa. Carlo VII emanò nel 1438 la Prammatica Sanzione di Boirges, ponendo le basi pel

movimento gallicano. L'ordinanza accolse le decisioni assunte a Basilea riguardo i benefici

ecclesiastici, riducendo le riserve papali, ristabilendo procedure elettive alle cariche episcopali ed

escludendo la possibilità di imposte statali su di esse. All'affermazione conciliarista di Basilea

Niccolò V rispose col Concordato di Vienna del 1448, stipulato col re di Germania, tramite cui

rinunciò alle pretese di investiture e lo incoronò come Federico III. Nel clima di riunificazione della

Chiesa e di rilancio del collaudato asse con l'impero, la nuova stagione del papato fu trionfalmente

aperta dal giubileo del 1450. Il rinnovato legame con l'Urbe, reso visibile da progetti e realizzazioni

di grandi e costose opere pubbliche, la valorizzazione della nuova cultura umanistica, le imprese

artistiche nel segno di un nuovo mecenatismo rappresentarono la cifra più vistosa del papato della

seconda metà del XV secolo. Grazie al Piccolomini e al Della Rovere il papato riacquistò una nuova

centralità. Dopo la Caduta di Costantinopoli del 1453, in Occidente circolarono nuovi fermenti

crociati, Pio II, addirittura propose la conversione, con una lettera mai inviata, al sultano Mehmet II.

Nella realtà Pio II indisse una crociata a cui si rese disponibile solo Carlo il Temerario.

Nell'Italia del XV secolo i vescovi furono nel complesso più deboli rispetto ai secoli precedenti,

essendo sottoposti alla pressione sia della curia romana sia dei poteri territoriali e cittadini. Chi

riceveva la carica episcopale era preoccupato innanzitutto della redditività del beneficio acquistato,

prima che di esercitare il connesso ufficio pastorale. Nel XV secolo la Chiesa Romana vide limitato

il proprio potere di designare vescovi oltre le Alpi. In Italia non vi erano però concordati in vigore, e

Roma rimase così il crocevia di tutti i traffici ecclesiastici. Venezia, Firenze e Milano erano

talmente forti da mantenere saldamente la presa sulle norme episcopali nei propri territori. In tutta

Europa il tessuto connettivo del laicato delle città era costituito dalle confraternite, autentico

interfaccia tra vita religiosa e vita civile, ambiti di partecipazione liturgica e insieme di mutua

solidarietà. Le confraternite rappresentarono un fattore potente nel consolidarsi della cosiddetta

religione civica. Nel XV secolo tale processo toccò il culmine: processioni e liturgie erano ritmate

dalle ricorrenze della vita pubblica; reliquie miracolose e santi patrono erano venerati come il

simbolo stesso della città; corporazioni di artigiani e produttori, confraternite e famiglie di nobili si

facevano costruire chiese, altari e cappelle gentilizie; milizie cittadine combattevano sotto i vessilli

dei santi patroni. La città divenne ormai nel suo complesso uno spazio sacro, si tratta di uno spazio

conteso, innanzitutto fra chierici e laici. Esemplare in tal senso la vicenda del Savonarola a Firenze,

che cercò di piegare la religione civica ai suoi disegni di cristianizzazione e moralizzazione della

società cittadina. Il V Concilio Lateranense, convocato nel 1512 da Leone X, emise provvedimenti

miranti a porre religiosamente sotto controllo profetismo e apocalittica.

Jeanne d'Arc fu la prima che in piena autonomia piegò il suo carisma profetico e visionario a scopi

direttamente politico-militari, fu condannata al rogo nel 1431 come eretica relapsa. La sua vicenda

segnò un passaggio importante nel grande dibattito dottrinale riapertosi nei decenni precedenti sulla

questione del discernimento degli spiriti. Dagli inizi del XV secolo si diffuse l'idea che uomini e

donne si riunissero in adunanze notturne in cui Satana, comparendo nelle sembianze di un gatto

nero, presiedesse atti osceni. Le prime avvisaglie della caccia alle streghe si diedero tra 1428 e il

1436 in zone alpine. La caccia alle streghe non fu che uno dei fenomeni più vistosi di esclusione e

persecuzione nei confronti di individui o gruppi etnici e religiosi considerati una minaccia per la

compattezza della cristianità. L'impegno dei frati contro gli ebrei favorì anche la propagazione di un

nuovo strumento finanziario, che ne mise rapidamente fuorigioco il collaudato sistema del piccolo

credito sul pegno. Nella seconda metà del secolo gli osservanti furono infatti tra i promotori del

nuovo istituto dei Monti di Pietà, una novità importante nel sistema creditizio. Il Monte di Pietà si

fonda sul principio che il prestito è per così dire garantito dalla comunità cittadina nel suo

complesso, i cui rappresentanti sono chiamati a farne parte, Pregiudizi antigiudaici attecchirono con

maggior forza nelle società iberiche e si manifestarono in ricorrenti ondate di violenza. La diffusa

convinzione che i marrani e i moriscos continuassero a seguire le antiche credenze alimentò

crescente ostilità nei loro confronti. Chi nasceva ebreo o mussulmano non poteva che restare tale,

né aveva modo di essere integrato nella comunità cristiana. I mussulmani residenti nella penisola

iberica rifiutarono a lungo l'assimilazione linguistica, culturale e religiosa, come dimostrarono

ripetute rivolte scoppiate nel XV secolo.

Nel 1455 Johann Gutenberg aveva inventato la stampa a caratteri mobili, rivoluzionando per sempre

editoria e informazione. I paesi di lingua tedesca rappresentarono il principale bacino della

produzione di xilografie. Crebbe il numero dei laici alfabetizzati e in grado di accedere direttamente

a testi biblici e spirituali. Ebbe notevole fama l'Imitatio Christi di Tommaso da Kempis. L'imitatio

christi si caratterizza come un invito al combattimento spirituale, in cui l'anima si impegna,

partendo dal disprezzo del mondo e della vana scienza, alla sequela di Gesù attraverso la pratica

delle virtù e degli esercizi spirituali. Si tratta di amare Gesù disprezzando se stessi fino a trovare la

consolazione interiore in Dio. Nella vita di casa, i momenti forti dal punto di vista cristiano erano

rappresentati dalle tappe fondamentali dell'esistenza: il battesimo, il matrimonio e la morte. Fra i

ceti elevati e colti non era rara l'abitudine di tenere libri di famiglia che consentono di gettare uno

sguardo più profondo sulla religiosità e spiritualità dei singoli. Le immagini come veicolo di

istruzione religiosa e tramite di meditazione e di preghiera erano d'altronde particolarmente

importanti per quanti non sapevano leggere né scrivere. Comune a tutti i ceti era la preghiera,

fondamentalmente di due tipi: di invocazione e di rendimento di grazie, rivolta a Dio Padre oppure

al Cristo, alla Vergine, agli angeli e ai santi. In Italia, dal XV secolo sia afferma l'uso della

preghiera personale extraliturgica, recitata in dialetto in vari momenti della giornata, e sempre

prima di coricarsi.

Verso le Americhe: la nascita di un nuovo cristianesimo

Dalla seconda metà del XV secolo Spagna e Portogallo promossero viaggi di esplorazione e

campagne di conquista miranti da un lato all'insediamento di scali commerciali lungo le coste

dell'Africa, dell'India e della Cina, dall'altro all'assoggettamento dei popoli e delle civiltà

dell'America e al saccheggio e allo sfruttamento delle ricchezze della terra e del sottosuolo. Non si

comprende l'impresa della conquista dell'America Latina, se si prescinde dall'ideologia della

Reconquista della penisola iberica, né si comprende la prolungata avversione all'idea di promuovere

i nativi al sacerdozio, se si prescinde dall'ossessione per la limpieza de sangre. Le bolle di

Alessandro VI e di Giulio II legittimavano il sistema del patronato, che lasciava al re

l'organizzazione e la direzione della Chiesa nel Nuovo Mondo. Nella fase iniziale i sovrani spagnoli

preferirono valersi principalmente dei tre grandi ordini religiosi dei francescani, domenicani e

agostiniani, dalle cui file vennero dunque i primi evangelizzatori dell'America Latina. Martín de

Valencia instaurò in Messico la Provincia del Santo Vangelo, convinto di preparare in America

l'instaurazione del regno messianico millenario.

Cortés mirava a sostituire la cultura iberica a quella locale, senza smembrarne l'organizzazione

amministrativa e tributaria. I frati minori cercarono invece di installarsi su terreni vergini, per

realizzarvi più liberamente i propri ideali, secondo un modello urbanistico mirante alla costruzione

di piccole città. I frati minori introdussero la pratica dei battesimi collettivi, abbreviando al massimo

la catechesi.

La lotta all'idolatria fu la preoccupazione principale dei primi frati giunti in Messico. Bernardino

de Sahagún rivela la cifra più intima di un'attitudine evangelizzatrice che puntava alla

disintegrazione dei culti indigeni, considerati forme idolatriche e inganni diabolici, e alla loro

integrale sostituzione con i dogmi della religione cristiana. Nella sua missione di sradicamento, il

frate sentiva su di sé il peso di una responsabilità non inferiore a quella divinamente attribuita agli

apostoli. In tale progetto pedagogico lo studio della cultura mexica si combinava con quello della

Bibbia e della traduzione ecclesiastica. I primi frati produssero grammatiche, dizionari in lingue

indigene, catechismi, libri di spiritualità, classici, non solo in nahuatl, ma anche in tarasco, in otomí

e in maya. Emerse l'idea della corona che la propagazione della verità cristiana dovesse avvenire

solamente nella lingua e secondo i codici dei conquistatori.

Bartolomé de Las Casas mise in luce i limiti intellettuali e morali di Colombo. Nella sua Brevísima

Relación de la Destrucción de Las Indias rappresentò la situazione di effettiva schiavitù in cui

versavano gli indios sottomessi alla pratica dell'encomienda. Tale istituto comportava la cessione in

usufrutto da parte delle autorità spagnole di una porzione di terra ai conquistadores, che ne

divenivano signori. L'istituto comportava l'obbligo di proteggere i nativi affidati agli encomenderos.

L'attività storiografica di Las Casas du attraversata da radicali interrogativi su natura, diritti ed

educazione dei nativi. Paolo III affermò che gli indios erano veri uomini, che non dovevano essere

ridotti in schiavitù. Juan Ginés de Sepúlveda arguiva che i popoli americani, selvaggi e primitivi,

fossero per natura destinati a essere assoggettati dagli spagnoli. Las Casas sostenne che i nativi

erano dotati di ragione e non erano affatto destinati naturalmente alla schiavitù. Las Casas aveva di

fatto avviato il primo lavoro di etnologia comparata, e nel contempo aperto una breccia nel

poderoso sistema di legittimazione giuridica della schiavitù. Le Leyes Nuevas del 1542 abolirono la

schiavitù, i lavori forzati, soppressero l'encomienda, diedero libertà di residenza, disponibilità di

beni e il diritto di autogoverno e di signoria per gli indios. L'opposizione dei cabildos, i municipi, e

degli encomenderos ostacolarono notevolmente l'implementazione di tali disposizioni.

Francisco de la Cruz, partecipe alla fondazione di Lima, concepì una visione millenaristica

imperniata sull'annuncio degli imminenti castighi divini nei confronti dell'Europa, egli fu infine

processato e condannato nel 1578. Giunti a Lima, i gesuiti erano intenzionati a seguire percorsi di

evangelizzazione analoghi a quelli che la Compagnia stava sperimentando in Europa. Riuniti gli

indios nella chiesa principale, i missionari iniziavano un ciclo di prediche, riguardanti ogni giorno

un argomento differente.

Henrique de Coimbra guidò i frati minori nella spedizione di Álvares Cabral in Brasile. La prima

diffusione del cristianesimo in Brasile fu di fatto merito dei gesuiti, sorretti dall'appoggio della

Corona portoghese e avversati da coloni e bandeirantes, che vedevano insidiato dai religiosi il

proprio dominio sui popoli locali. La conoscenza della lingua e la capacità di farsi accettare in

primo luogo come terapeuti e guaritori furono i canali lungo cui i gesuiti riuscirono ad affermarsi.

La Riforma Protestante

Il problema della riforma della Chiesa, nei termini di un ritorno al modello della comunità

apostolica delle origini, era stato posto già dai primi del Quattrocento. Il susseguirsi di carestie

spinse i contadini tedeschi, dalla fine del Quattrocento, a ripetute sollevazioni violente, in genere

non segnate da rivendicazioni politiche. Gran parte dell'Europa risultava profondamente segnata

dall'affermazione visibile del cristianesimo, dei suoi riti, dei modelli sociali e delle pratiche che esso

ispirava. Accanto a una minoranza dotata di una ricca cultura religiosa sussisteva in ambito rurale e

tra i ceti popolari, ma talvolta pure nel clero, una religiosità che intrecciava elementi devozionali,

sedimentate pratiche idolatriche e superstiziose. Il ritorno alle fonti classiche promosso

dall'UMANESIMO mise ampiamente in discussione le metodologie di acquisizione e i contenuti

del sapere dell'epoca. Le critiche degli umanisti e il loro recupero della Bibbia accelerarono il

declino della Scolastica. Erasmo da Rotterdam tentò di favorire il rinnovamento religioso

attraverso una nuova valorizzazione degli scritti del primo cristianesimo, sorretto dalla volontà di

conciliarlo con l'umanesimo. Egli si auspicava il ritorno al modello della chiesa apostolica,

l'aspirazione alla perfezione cristiana senza distinzioni tra clero e laici, la sobrietà dei

comportamenti, la concordia, la tolleranza e la pace. Il ricorso alla filologia da parte degli umanisti

aprì la via all'esercizio sistematico del dubbio e contribuì a sottrarre ai regolari il controllo sulla

cultura. Attraverso le istanze riformatrici si canalizzò in larga parte un movimento di critica della

corruzione in cui erano cadute la corte e la curia romane. Il papa si trovò al vertice di un processo di

accentramento, supportato sul piano strumentale dall'incremento di un apposito apparato

burocratico che presto raggiunse dimensioni abnormi. Fu ricorrente l'utilizzo della dimensione

spirituale del papato al servizio di quella politica. La crescita del papato come principato era stata

caratterizzata in termini non dissimili da quanto accadeva negli altri stati alle soglie dell'età

moderna. Si ebbe un netto sviluppo delle pratiche nepotistiche, reiterate anche secondo modalità

simoniache.

Si avvertiva la necessità di riorganizzare la rete dell'attività pastorale, in modo da conseguire

un'adesione meno incerta delle popolazioni alla fede cristiana. Il Libellus ad Leonem X propose una

restaurazione interna della Chiesa come base della futura azione volta a unificare il mondo sotto

l'unica Chiesa cristiana. Si intensificò la lotta contro la stregoneria, esemplare la vicenda del

Malleus Maleficiarum, e contro gli ebrei. La lotta alla stregoneria, come pure quella alla

superstizione, sarebbe stata considerata all'interno della riaffermazione del controllo ecclesiastico

sulle devozioni e della clericalizzazione della religione. L'adozione di misure sempre più coercitive

verso gli ebrei riproponeva la necessità di attribuire a un nemico interno gli insuccessi politici e

religiosi della Chiesa. Il Concilio Lateranense V del 1512 fu uno strumento a servizio

dell'affermazione del potere papale di Giulio II sulla Chiesa, contro i risorgenti tentativi

conciliaristi.

Nel 1517, poco dopo la conclusione del concilio, LUTHER fece circolare le 95 Tesi, episodio

considerato l'avvio della Riforma. Se il ricorso alla confessione sacramentale comportava il perdono

del penitente, non lo scioglieva però dalle pene temporali. In età tardorinascimentale il ricorso alla

concessione di indulgenze fu sempre più vincolato, oltre che alle consuete penitenze, al versamento

di una somma di denaro, cosicché la pratica era diventata una delle forme di finanziamento della

Chiesa, e in particolare del papato. Lutero sostenne che le indulgenze non eliminavano le

conseguenze del peccato e che soltanto il perdono gratuito di Dio poteva provvedervi. Le opere

buone degli uomini non erano la causa della salvezza, ma una manifestazione concreta di

ringraziamento spontaneo conseguente alla salvezza ricevuta da Dio. Il contributo del fine umanista

tedesco Melantone avrebbe concorso a offrire una formulazione più moderata di alcuni concetti

luterani. La RIFORMA costituì il vasto e articolato movimento di rinnovamento del cristianesimo

e della Chiesa, diffusosi in larga parte dell'Europa, che va collocato all'interno di un lungo processo

di cambiamento cominciato già nel corso del tardo Medioevo, i cui effetti si sarebbero prolungati

fino quasi alla metà del Settecento.

La Rivelazione è interamente contenuta nella Sacra Scrittura. La salvezza compiuta da Dio in Gesù

Cristo è unica e completa, perciò le chiese della riforma rifiutano il culto dei santi. Soltanto la

grazia divina opera salvezza, solo la fede in Dio permette la giustificazione dell'uomo. Emersero

diversi filoni nel contesto riformistico: movimenti che fecero esplicito ricorso al potere politico per

raggiungere i propri obiettivi, come Zwingli, Bucero e Calvino; riforma radicale, articolata in

anabattismo e antitrinitarismo; anglicanesimo, mediatore tra cattolicesimo e protestantesimo;

esperienza dello spiritualismo di Pole e Valdés. L'elemento chiave del fenomeno della Riforma, che

metteva in rapporto le nuove correnti teologiche con l'impulso alla trasformazione della società, fu

il sacerdozio universale: un concetto che prevedendo il rapporto diretto fra Dio e ogni credente,

rendeva inutile l'intermediazione del clero ai fini della salvezza e minava la dimensione gerarchica

della Chiesa. Si accoglieva una delle istanze fondamentali della modernità, ossia la propensione

all'autodeterminazione dell'uomo nell'ambito della vita individuale. Le chiese riformate introdussero

un corpo di pastori dotato di poteri e prerogative limitate, e attivarono forme di ministero all'interno

di un modello sinodale di Chiesa, che prevedeva il concorso delle diverse componenti della

comunità alla sua gestione. L'abbandono del culto dei santi da parte del protestantesimo privò la

religiosità riformata della possibilità di rivolgersi a modelli femminili. Lutero espose la dottrina

sulla giustificazione per sola fede, ammetteva i soli sacramenti del battesimo e dell'eucaristia,

rifiutando però il valore sacrificale della messa e la dottrina della transustanziazione.

L'organizzazione della cristianità esigeva che i capi dotati solo di funzione spirituale e non di poteri

di giurisdizione, il cui ruolo non necessariamente andava definito sul modello delle monarchie. Per

Lutero la Chiesa era una comunione spirituale, composta da cristiani autentici. Secondo la teologia

della croce, per cui Dio, in modo umanamente incomprensibile, ha sacrificato gratuitamente suo

Figlio sulla croce per salvare gli uomini, corrotti dal peccato. La fede era la sola risposta con la

quale l'uomo poteva accogliere la salvezza, abbandonandosi alla misericordia divina. Leone X

scomunicò Lutero nel gennaio del 1521 e la Dieta di Worms lo dichiarò eretico e lo bandì dal Sacro

Romano Impero. Negli anni successivi scoppiarono disordini ed episodi di iconoclastia. Thomas

Müntzer fu sostenitore della Guerra dei Contadini nel 1524, una rivolta diffusasi nella Germania

centromeridionale e caratterizzata dalle richieste degli antichi diritti comuni dei villaggi,

dell'abolizione della servitù della gleba. Nel 1525 si compì anche la frattura tra Erasmo e Lutero,

che contribuì ad alienare le simpatie di una parte degli umanisti verso il riformatore tedesco. In De

Servo Arbitrio Lutero asserì che la volontà dell'uomo non è libera, ma soggetta a Dio o al peccato, e

la salvezza viene solo da Dio.

Nella seconda metà degli anni venti la diffusione del luteranesimo trasse vantaggio dalla debolezza

di Carlo V dovuta a cause politico-militari. Proprio alle proteste avanzate alla dieta di Spira nel

1529 contro le misure oppressive assunte verso i luterani si deve la genesi remota del temine

protestantesimo. Alla Dieta di Augusta del 1530 furono esposte la Confessio Augustana e la Fidei

Ratio di Zwingli. Nel 1531 fu fondata la Lega Smalcaldica, gli ambienti romani erano timorosi di

una ripresa delle posizioni conciliariste. Momento chiave fu la Dieta di Regensburg del 1541,

durante la quale si raggiunse un'intesa sulla giustificazione, subito smentita. La vittoria di Carlo V a

Mühlberg nel 1547 sui luterani non bastò per rimediare a un trentennio di circolazione delle dottrine

protestanti, che ormai si erano radicate nella popolazione. La PACE DI AUGUSTA del 1555 pose

per sempre fine all'unità religiosa del Sacro Romano Impero. Carlo V fu costretto a riconoscere il

luteranesimo, ma non la versione di Zwingli né il calvinismo né l'anabattismo, sulla base del

principio ubi unus dominus, ibi sit una religio, che prevedeva che la confessione religiosa dei

sudditi dovesse corrispondere a quella dei governanti.

Tre città e tre figure simboleggiano più di altre lo sviluppo del protestantesimo riformato:

Strasburgo con Bucero; Zurigo con Zwingli; Ginevra con Calvino. Gli elementi fondamentali della

corrente riformata rimasero quelli definiti da Lutero, ma diverse ne furono l'interpretazione e

l'applicazione. Nella Confessio Tetrapolitana di Strasburgo si dà ima dottrina intermedia tra quelle

luterana e zwingliana. Bucero delineò una chiesa collegiale e dotata di quattro ministeri: dottori,

pastori, anziani e diaconi. La nuova situazione creatasi dopo Mühlberg portò, nel giro di pochi anni,

alla fine dell'esperienza strasburghese. Bucero andò esule in Inghilterra.

L'assunzione della gestione della Riforma da parte dell'autorità politica fu un modo di procedere

assunto da Zwingli a Zurigo. In Commentarius De Vera et Falsa Religione si provvede

all'abolizione della liturgia cattolica, all'introduzione di un culto fondato sulla Sacra Scrittura letta

in lingua corrente. A differenza di Lutero, Zwingli fu assertore dell'unicità del Regno, che non

limitava alla dimensione interiore e spirituale, ma di cui riconosceva anche una dimensione

esteriore, politica. Ottenuta la fondazione delle prime chiese evangeliche, si impegnò per

l'allargamento della riforma all'intera Confederazione Elvetica e oltre, suscitando la reazione dei

cantoni cattolici: Zwingli morì nel 1531 nella Battaglia di Kappel, la guida della chiesa zurighese fu

presa da Bullinger, che promosse la teologia del patto federale, dell'unica alleanza di grazia tra Dio

e l'umanità.

La prima predicazione a Ginevra fu opera di Guillame Farel. Nel 1536 la città, dopo essersi liberata

dai Savoia e dal vescovo-principe, adottò un governo repubblicano, il cui consiglio generale si

impegnò ad attuare i precetti evangelici. Giunse un esule francese, Calvino, che aveva da poco

pubblicato la Institutio Christianaer Religionis. La teologia di Calvino insisteva sull'assoluta

sovranità di Dio e la totale subordinazione dell'uomo, che era liberamente salvato in Cristo a

prescindere dalle opere. La Chiesa invisibile era formata dai predestinati alla salvezza, mentre

quella visibile, nella quale era comunque necessario entrare per poter sperare la salvezza,

comprendeva i chiamati alla salvezza e i predestinati alla dannazione. La chiesa era governata

secondo un criterio di collegialità e da un concistoro formato da una rappresentanza delle

componenti ecclesiastica e civile. La vicenda dell'antitrinitario Michele Serveto fu controversa, egli

fu infatti condannato a morte dallo stesso Calvino dopo una dura requisitoria. Ginevra diventò il

punto di riferimento ideale del protestantesimo riformato, anche grazie all'unificazione con gli

zwingliani. In Francia, dopo una fase segnata da una pluralità di orientamenti religiosi, i gruppi

riformati, detti ugonotti, sottoposti a dure misure statali antiereticali, emersero dalla clandestinità e

si radunarono per la prima volta nel 1559. Nel 1562 scoppiarono le violente GUERRE DI

RELIGIONE: gli ugonotti si arroccarono soprattutto nella Francia meridionale e gli scontri

cessarono solo con l'emanazione dell'Editto di Nantes nel 1598. La terza posizione di Henri IV si

orientò a favore di una soluzione politica del conflitto, fondata sulla reciproca tolleranza civile da

parte dei due antagonisti garantita dalla monarchia. Le Province Unite divennero de facto

indipendenti nel 1579 grazie a Guglielmo d'Orange, vi si stabilì definitivamente la Chiesa riformata.

L'opera di John Knox risultò decisiva per l'adesione della Scozia alla Riforma nel 1560. L'Ungheria

e la Polonia aderirono prima al luteranesimo e poi al protestantesimo riformato, Sigismondo III

Vasa però rese la Polonia baluardo del cattolicesimo romano in Europa Orientale. Nel 1532 la

Chiesa Valdese si ispirò al modello riformato, mantenendo però una posizione critica nei confronti

delle compenetrazioni politico-religiose previste da Calvino.

Gli anabattisti furono fautori del battesimo in età adulta secondo la consuetudine dei primi tempi

del cristianesimo e si opponevano nettamente al mantenimento del nesso tra comunità religiosa e

comunità civile. Ma proprio il rifiuto del modello costantiniano fu la causa principale

dell'opposizione violenta con cui i movimenti radicali furono drasticamente combattuti dalle

autorità ecclesiastiche e civili. Infatti contro essi si attivarono anche le chiese luterane e riformate. Il

rifiuto di qualsiasi forma di sovversione dell'ordine costituito sollecitò anche il convinto,

sanguinoso concorso del potere politico nella repressione dei movimenti radicali. Uno degli episodi

più drammatici fu la vicenda di Münster nel 1535, dove fu instaurato un governo teocratico

millenarista, sradicato e massacrato dai principi tedeschi.

L'avvio della riforma in Inghilterra nel 1531 comportò soprattutto uno scisma tra la Chiesa

d'Inghilterra e la Chiesa Romana. Più dell'iniziativa del clero inglese fu quella del Parlamento,

abilmente guidato da Thomas Cromwell, che spinse verso la rottura dei rapporti col papa. Nel 1534

nacque l'anglicanesimo con l'Act of Supremacy emanato da Henry VIII. I Six Articles del 1539

confermavano la volontà di ortodossia del monarca, anche se dal punto di vista della politica

ecclesiastica egli ordinò la distruzione di monasteri e santuari e cercò l'alleanza della Lega

Smalcaldica. Thomas Cranmer promosse un luteranesimo moderato, abolì i Six Articles ed emanò

nel 1549 il Book of Common Prayer, libro liturgico in lingua inglese che segnò un passaggio

decisivo verso l'anglicanesimo. Edward VI approvò i Forty-Two Articles nel 1553, con

formulazioni sia luterane sia riformate. Mary I Stuart, sovrana dal 1553 al 1558, comportò una quasi

completa restaurazione del cattolicesimo. Fu però il lungo regno di Elizabeth I che favorì il

definitivo assestamento della Riforma grazie all'azione del ministro William Cecil: nel 1571 furono

emanati i Thirty-Nine Articles, Elizabeth era stata anche scomunicata l'anno prima. James I

provvide, a inizio Seicento, a una nuova traduzione della Bibbia in inglese. Proprio il carattere di

compromesso assunto dalla Riforma in Inghilterra suscitò due tipi di opposizione speculare:

cattolici contro l'elizabethan settlement; puritani, per la realizzazione del protestantesimo riformato

e l'eliminazione del cattolicesimo. Fu proprio la moderazione che contribuì al successo della

politica ecclesiastica regia in Inghilterra.

La reazione cattolica alla Riforma

L'iniziale, prolungata sottovalutazione e incomprensione della portata del luteranesimo da parte di

Roma, e il dilagare della Riforma oltre i confini imperiali resero via via più difficile la lotta pel

ristabilimento dell'ortodossia cattolica. Non pochi erano stati i vescovi che avevano avviato una

riforma della disciplina e un programma di più intensa formazione religiosa del clero e del popolo.

Paolo III inserì al centro del suo programma la convocazione del concilio e promosse al cardinalato

alcuni assertori di un'ampia azione di riforma. Con Contarini elaborò un programma volto a

rimuovere gli abusi che caratterizzavano la chiesa. Ignacio de Loyola fondò la Compagnia di Gesù,

una nuova esperienza religiosa avviata con scopi missionari, a sostegno di un settore in forte

espansione. Infatti nel 1537 Paolo III aveva riconosciuto la dignità degli indios e conseguentemente

la necessità di evangelizzarli. L'attività missionaria si allargò all'Asia e all'Estremo Oriente

soprattutto grazie ai gesuiti, che operarono ricorrendo a un metodo di adattamento del Vangelo, dei

testi cristiani e dei riti liturgici alle culture locali. Quella intrapresa dai missionari fu un'opera di

inculturazione che allora e nei secoli successivi non di rado suscitò interventi e sanzioni delle

autorità romane, nella preoccupazione che attraverso di esse venissero intaccati elementi

fondamentali della dottrina; mentre localmente si scontrò con reazioni antioccidentali che portarono

a moti anticristiani e persecuzioni. Si provvide all'istituzione di un episcopato nelle nuove aree

evangelizzate. La Compagnia di Gesù, dopo aver ottenuto l'approvazione papale nel 1540,

raggiunse ben presto dimensioni considerevoli e diventò un pilastro a servizio della formazione

religiosa della popolazione europea e uno straordinario strumento per la diffusione delle concezioni

controriformistiche.

L'inizio degli anni Quaranta fu cruciale per i vertici cattolici. Nel 1541 si tenne la Dieta di

Regensburg, dotata di una funzione di contrappeso al potere imperiale. Si rafforzò il l'intransigenza

nella lotta contro l'eresia, di cui la Congregazione del Sant'Uffizio divenne subito il motore

principale. Ma in quella fase, nonostante tutto, l'esito del confronto interno alla Chiesa non era

segnato. Gli spirituali contavano ancora significative presenze nel collegio cardinalizio. Giulio III

mantenne la linea intransigente e l'Inquisizione finì per imporsi non solo nella lotta antiereticale, ma

anche nella repressione del dissenso ai vertici ecclesiastici. La bolla Llicet ab Initio fece

dell'Inquisizione Romana un potente strumento di repressione ideologica di ogni dissenso politico-

religioso. Di fatto, il Sant'Uffizio finì per agire al di là delle sue prerogative istituzionali di tribunale

delle coscienze, riuscendo via via a proporsi come strumento capace di influire sui rapporti politici

tra Roma e gli stati. L'azione del Sant'Uffizio concorse al rafforzamento dell'autorità papale nei

confronti dei principi. Da un lato andò a scapito dei vescovi, dall'altro lato favorì l'assunzione di una

progressiva autonomia da parte dell'Inquisizione ai vertici delle istituzioni ecclesiastiche. Paolo IV

giunse a privare i cardinali sospetti di eresia del diritto di voto attivo e passivo al conclave. Il

sistema inquisitoriale favorì lo sviluppo di un clima ossessivo di sospetto e il ricorso alle delazioni e

alle denunce spontanee. Si selezionava il personale in base alla congruità alla retta dottrina.

Il 13 dicembre 1545 si aprì il CONCILIO DI TRENTO, i lavori si svolsero in tre fasi: dal 1545 al

1548 a Trento e Bologna sotto Paolo III; dal 1551 al 1552 sotto Giulio III; dal 1562 al 1563 sotto

Pio IV. In Laetare Jerusalem furono fissati gli obiettivi del concilio nell'eliminazione della frattura

dottrinale, nella riforma del popolo cristiano, nel ristabilimento della pace tra i popoli occidentali,

nel recupero della Terra Santa. Gli obiettivi furono largamente mancati. L'assise finì per

formalizzare la divisione interna al cristianesimo in Occidente, aprendo così il tempo delle

confessioni. L'opera di riforma promossa dal concilio risultò caratterizzata dalla prospettiva della

salvezza delle anime, e conseguentemente alla cura pastorale, come criterio fondamentale per la vita

della Chiesa. Nel 1547 il concilio si espresse sul problema della giustificazione: i padri conciliari

stabilirono che la virtù che muoveva poi alle buone opere era assegnata precedentemente da Cristo

agli uomini per grazia, ma che il loro retto agire doveva essere considerato utile al conseguimento

della vita eterna. Il concilio stabilì che le fonti della Rivelazione per i cattolici erano due, la Sacra

Scrittura e la Tradizione. Fu fissato il numero di sette sacramenti: battesimo, confermazione,

eucaristia, penitenza, estrema unzione, ordine, matrimonio. Della celebrazione eucaristica furono

definiti il carattere teologico preminente di sacrificio e la dottrina della transustanziazione. Circa la

riforma della disciplina, il concilio previde l'istituzione dei seminari, per assicurare una migliore

formazione religiosa, culturale e morale del futuro clero, ai fini di renderlo all'altezza di svolgere

l'attività pastorale. Importanti furono le decisioni riguardo al matrimonio. In una società nella quale

il celibato costituiva lo strumento ordinario di regolazione della crescita demografica, dall'inizio del

Quattrocento alla metà del Cinquecento gli ordini religiosi femminili vissero un impetuoso sviluppo

istituzionale. L'ingresso coatto rimase una pratica diffusa nella realtà monastica femminile. Pio VI

riorganizzò nel 1566 la clausura, rendendola rigida e obbligatoria per tutte le religiose. Fu approvata

la definizione che confermava la superiorità dei vescovi sui sacerdoti senza però menzionare il

fondamento divino. Alla fine del concilio i padri decisero che tutti i decreti pubblicati fossero

sottoposti all'approvazione papale. Era una chiara conferma di come in poco più di un secolo il

concilio avesse ceduto il passo all'autorità papale. La scelta operata dal concilio di collegare l'opera

riformatrice al potenziamento dei vescovi come capi supremi delle diocesi nella pratica si scontrò

con lo sviluppo verticistico della Chiesa centrato sul papato. L'attività pastorale dell'episcopato

risultò gravemente condizionata dalle interferenze romane. Si dava la persistenza di abusi nella

gestione delle rendite, che causarono notevoli difficoltà finanziarie a non pochi vescovi; dalla

significativa espansione degli ordini regolari esenti dalla giurisdizione episcopale; da conflitti di

giurisdizione tra vescovi e autorità civili. Dopo la fase iniziale, il concilio stesso, soprattutto per

l'azione della curia romana e del Sant'Uffizio, finì per costituire uno strumento a sostegno del

rafforzamento dell'assolutismo papale, impegnato in una vasta azione antiereticale e nell'estensione

del proprio controllo sulla società. Emerse la figura del vescovo dedito all'istruzione del popolo, alla

solerte organizzazione della cura delle anime, alla promozione di un'azione missionaria, di

riconquista religiosa. Col passare degli anni Roma riuscì a inserire saldamente i vescovi all'interno

del progetto controriformistico, attraverso un graduale ridimensionamento delle loro prerogative a

tutto vantaggio del papa e della curia. Il pontificato di Gregorio XIII, dal 1572 al 1585, mostrò

come il vertice papale fosse ormai profondamente influenzato dall'ideologia dell'Inquisizione. Il

Sant'Uffizio approfittò del crescente ricorso dei papi ai suoi servizi per allargare i propri poteri.

Gli stati regionali italiani, la Spagna, il Portogallo, la Polonia accettarono di applicare i decreti

conciliari. Ma la Francia e l'Impero vi opposero riserve o resistenze. Era stata attribuita al papa la

soluzione di alcuni problemi: la preparazione di un catechismo, la riforma dei libri liturgici,

l'adozione di un nuovo Indice dei libri proibiti (dopo il primo del 1558). Il Catechismo Romano

del Concilio di Trento è imperniato sull'impianto tomistico. L'avvio della Riforma suscitò un

animato confronto testuale e teologico intorno alla Bibbia. La lettura diretta della Bibbia cancellava

il ruolo di mediazione del clero e la distinzione tra chierici e laici. La Professione di Fede

Tridentina del 1564 affermava che la Sacra Scrittura doveva essere accolta solo secondo

l'interpretazione della Chiesa. La Vulgata detta sisto-clementina diventò la versione di riferimento

per la Chiesa Cattolica fino al primo Novecento. La riforma della curia realizzata da Sisto V nel

1588 favorì un ulteriore accentramento del governo della Chiesa Cattolica nelle mani del pontefice,

sempre più monarca assoluto, a scapito del concistoro. Fu rafforzato il controllo romano sull'operato

dei vescovi tramite la relatio ad limina apostolorum.

All'inizio del XVI secolo il regnum da tempo non si identificava più con l'impero a causa della

nascita degli stati moderni. Solo il papato, uscito rafforzato dallo scontro con il conciliarismo,

continuava a proporsi come guida universale della cristianità. La Riforma mise fine a questa

pretesa. La divisione postò alla confessionalizzazione e alla sottrazione del potere politico al

controllo ecclesiastico. La Pace di Augusta stabilì un criterio di confessionalizzazione del territorio

imperiale. La confessionalizzazione dell'Europa centro-occidentale portò a maturazione il processo

di formazione di chiese nazionali. Solo in un'epoca più tarda si sarebbe avuta un'ampia

affermazione del concetto di tolleranza religiosa. La Riforma, spezzando l'unità religiosa della

Chiesa Latina attorno al papa, creò le condizioni perché gli stati moderni potessero esercitare, in un

territorio limitato, quella pienezza di poteri, dall'ambito politico a quello religioso, che in

precedenza erano stati rivendicati dal romano pontefice a livello universale. Si sviluppava un lungo

processo che più tardi avrebbe trovato compimento nella secolarizzazione del potere politico. Nel

complesso la confessionalizzazione della società europea e la progressiva sottrazione del potere

politico al controllo ecclesiastico comportarono il superamento della concezione medievale del

corpus christianum come compenetrazione tra comunità religiosa e comunità civile e sconfissero

definitivamente le pretese universalistiche papali.

Il «lungo Seicento» delle Chiese cristiane

Nel Cinquecento le Chiese Orientali rimasero ai margini della Riforma. Un momento decisivo pel

cristianesimo ortodosso fu la Caduta di Costantinopoli, il suo baricentro si spostò allora nel mondo

slavo orientale, in cui si sviluppò gradualmente la sede moscovita, in contrasto col patriarcato di

Costantinopoli. Il crollo dell'Impero Bizantino fu preceduto dalla tormentata unione fiorentina con

la Chiesa Romana. Le Chiese Slave rifiutarono l'unione e iniziò un processo di allontanamento da

Bisanzio accelerato dal 1453. L'episodio che segnò l'autocefalia della Chiesa Ortodossa Moscovita

fu il concilio del 1459 che pose il metropolita di Kiev e di tutta la Rus' alle dipendenze del principe.

Il fatto si inserì in un movimento più ampio di ridefinizione degli equilibri e degli ordinamenti del

cristianesimo ortodosso. Si concretizzò la definizione di Mosca come Terza Roma, destinata a

succedere definitivamente alle decadute Roma e Costantinopoli. Nel 1625 fu deciso dal potere

politico di estendere la giurisdizione patriarcale su tutti i beni delle istituzioni ecclesiastiche

dipendenti dalla sede moscovita, si manifestò il sostegno concerto delle autorità zariste al vertice

della chiesa russa. La deposizione di Nikon da parte di Alessio I segnò la sottomissione della Chiesa

Moscovita allo zar, dando corpo a un processo che si sarebbe completato con l'abolizione del

patriarcato decisa da Pietro I nel 1721. Le vivaci opposizioni dei vecchi credenti legati alle

precedenti forme di ritualità sfociarono nello scisma, combattuto con estrema violenza dalle autorità

zariste. Mentre la Russia assurgeva a soggetto politico di riferimento per l'ortodossia slava, le chiese

e la cristianità postbizantine cadute sotto il dominio ottomano continuarono a guardare a

Costantinopoli. Il periodo fanariota, da metà Seicento, fu caratterizzato dal prevalente reclutamento

di personale amministrativo e diplomatico da parte del governo ottomano tra gli abitanti del

quartiere di Fanar, si sviluppò una graduale ellenizzazione della liturgia ortodossa slava. Nel 1582

Gregorio XIII, senza interpellare il patriarca di Costantinopoli, decise la riforma del calendario

giuliano per correggere errori noti da tempo. I ruteni tornarono nel 1596 sotto l'obbedienza romana.

I cristiani latini presenti sul territorio delle Chiese unite non mancarono di ostacolarne lo sviluppo:

nella prima metà del Seicento la Chiesa Unita Rutena fu duramente osteggiata in Polonia dalla

monarchia e dalla Chiesa Latina.

La Controriforma trovò la sua principale elaborazione ideologica nella teologia politica del gesuita

Roberto Bellarmino. Egli prese atto della formazione degli stati moderni e della situazione

postriforma, derivava l'impossibilità di riproporre una prospettiva teocratica. Ciononostante

l'indiscutibile superiorità del fine servito dal potere spirituale (la salvezza eterna) rispetto a quello

cui si dedicava l'autorità civile (la felicità terrena) garantiva l'illimitata sovranità papale. Nel 1610

fu canonizzato Carlo Borromeo, anche la politica di canonizzazione fu condizionata dall'esigenza di

affermare il potere papale; nel 1634 Urbano VIII stabilì l'assegnazione al papato della facoltà di

riconoscere la santità. La Controriforma ottenne l'applicazione più pervasiva in Italia. Nel Seicento

l'attenzione dell'Inquisizione si spostò dalle eresie alle manifestazioni di devianza. L'articolato

disciplinamento della società nei paesi cattolici, e soprattutto nella penisola italiana, fu

caratterizzato anche dallo sviluppo della pietà barocca. Notevole fu l'incremento della devozione

eucaristica promossa e regolata da papi e vescovi. La Santa Sede attuò un controllo più stretto della

santità, sottoposta via via a regole e procedure tese a evitare ogni forma di superstizione e di culto

da parte delle popolazioni. Nel Seicento la percentuale dei santi di genere maschile crebbe

notevolmente a scapito delle sante. In tutto il secolo la caccia alle streghe si sviluppò

parossisticamente sia in ambito cattolico sia protestante. L'ottica controriformistica incise a fondo

sulla definizione dei rapporti del papato con gli stati, soprattutto quelli italiani. Nel 1606 Paolo V

scagliò l'interdetto su Venezia, vietandovi ogni funzione religiosa, nel patriziato veneto prevalse

allora l'orientamento giurisdizionalista. Lo scontro si risolse con la mediazione della Francia, ma

segnò il fallimento delle speranze veneziane di dare vita a una Chiesa nazionale e di abbattere il

predominio papale e spagnolo sull'Italia. La conclusione delle guerre di religione francesi, con

l'abiura del protestantesimo di Henri IV e l'emanazione dell'Editto di Nantes, aveva restituito al

papato un ruolo di primaria importanza sul piano internazionale, tra Francia e Spagna. Gregorio XV

intraprese un impegnativo disegno politico di ricattolicizzazione dell'impero. Nel 1622 fu istituita la

Congregazione de Propaganda Fide a sostegno delle missioni cattoliche d'Oltremare, della

restaurazione cattolica dei paesi protestanti, dei rapporti coi cristiani orientali uniti a Roma. Essa

assunse il compito di provvedere alla formazione del clero indigeno, allo studio e alla divulgazione

delle lingue, alla costituzione di episcopati locali, anche attraverso l'istituzione a Roma di appositi

collegi nazionali per la preparazione del futuro clero locale e del Collegio Urbano per i seminaristi

dei paesi di missione. Innocenzo X approvò il decreto di Propaganda Fide nel 1645 contro i riti

cinesi e, sebbene Alessandro VII si mostrasse più disponibile nel 1656, giungendo anche a

consentire che i missionari indigeni potessero sostituire l'ufficio delle letture in latino con preghiere

in cinese, la questione fu ripresa fino alla condanna definitiva nel secolo seguente. Durante il

pontificato di Urbano VIII, dal 1623 al 1644, ci furono alcune aperture alla cultura europea barocca,

Roma assunse un ruolo decisivo nel controllo dell'iconografia cristiana. La decisione della cattolica

Francia di schierarsi coi protestanti nella Guerra dei Trent'Anni nel 1635 segnò emblematicamente

il processo di distacco della politica dalla religione. E la Pace di Vestfalia pose fine alle grandi

guerre di religione e comportò il fallimento del progetto di restaurazione controriformistica

dell'Europa, aprendo la via alle prime forme di tolleranza religiosa. Fu un ulteriore segno del

fallimento del tentativo di restaurazione cattolica dell'impero intrapreso dalla santa sede. Con

Innocenzo X, dal 1644 al 1655, il papato visse una grave crisi, si orientò in direzione filofrancese e

il Sant'Uffizio adottò una linea rigida verso quietismo e giansenismo. Nuove controversie

teologiche erano nate, centrate sul rapporto tra la grazia e la libertà dell'uomo, esse concorsero a

fornire una definizione dell'uomo moderno. Un aspetto unificante fu dato dalle modalità della

repressione intrapresa dalle autorità romane, ispirata ai criteri della lotta antiereticale. La più

importante querelle sorse intorno all'Augustinus di Cornelis Jansen, influenzato da dottrine di

derivazione agostiniana. Il giansenismo aveva una concezione pessimistica dell'uomo, che, senza la

grazia divina, riservata solo ad alcuni eletti, era incapace di compiere il bene. La predestinazione

gratuita alla salvezza concessa da Dio all'uomo chiedeva però a quest'ultimo un assoluto impegno

ascetico. Ai gesuiti, sostenitori della monarchia assoluta, si opposero i giansenisti con le loro

tendenze gallicane e le resistenze sia a Richelieu sia a Mazzarino. L'impiego della confessione da

parte dei gesuiti si situava all'interno di un processo di individualizzazione della pratica

sacramentale, svincolata dai ritmi dell'anno liturgico, fino ad approdare a un ricorso quotidiano alla

comunione eucaristica. La confessione sacramentale, resa frequente, era utilizzata come strumento

per controllare la popolazione e perseguire gli eretici e i criminali. Fu Louis XIV a riprendere la

lotta contro i giansenisti, considerati nemici dello Stato. Ma la repressione, accompagnata da un

duro intervento di Papa Alessandro VII, suscitò la resistenza gallicana. Clemente IX approfittò

dell'impegno bellico di Louis XIV contro le Province Unite e riuscì ad attenuare i contrasti tramite

un'accorta azione diplomatica che ottenne la sottomissione formale dei vescovi francesi. Alle

correnti mistiche è riconducibile il quietismo, denominazione polemica con cui si intendeva colpire

un articolato movimento diffusosi dalla seconda metà del XVII secolo sulla base della dottrina

elaborata dallo spagnolo Miguel de Molinos. Nella Guía Espiritual del 1675 concepì un nuovo

metodo di contemplazione, fondato sull'orazione mentale, volto a favorire un'intima relazione

personale e un contatto diretto con Dio. Il quietismo, che si diffuse considerevolmente in Italia,

Spagna, Francia, fu combattuto soprattutto in quanto proponeva un'esperienza religiosa autonoma,

che induceva i credenti a sottrarsi al controllo e al disciplinamento esercitato da confessori, direttori

spirituali, inquisitori. Innocenzo XI condannò il Molinos nel 1687, il quale abiurò e rimase a vita in

carcere. François de Sales, in Introducion à la Vie Dévote del 1609, è sorretto da una visione serena

ed equilibrata sulle possibilità dell'uomo di conseguire la salvezza, con linguaggio semplice indicò

che il cristianesimo, attraverso un assiduo impegno quotidiano nella pratica delle virtù evangeliche,

poteva trovare piena realizzazione nei diversi stati di vita e non solo nel clericato.

L'opera riformatrice di Innocenzo XI si inseriva in un contesto nel quale, alle crisi

socioeconomiche, alle carestie ed epidemie, si era aggiunta nella seconda metà del secolo la crisi

della coscienza europea, col superamento dell'Europa cattolica. Innocenzo XI impresse una svolta

pastorale al papato avviando una selezione più rigorosa dei vescovi. Fu ridimensionato il

Sant'Uffizio, ai cui debordanti poteri i sovrani europei avevano già imposto decise limitazioni con le

proposte giurisdizionalistiche. Nel 1692 Innocenzo XII pose fine a una prassi sospetta di deviazioni

simoniache che ebbe lo scopo di rilanciare il prestigio internazionale del papato. Il passaggio al

Settecento comportò una ridefinizione geopolitica in Europa. Innocenzo XII attuò un

riavvicinamento alla Francia e sul piano interno si mosse in continuità col riformismo, fondato sul

richiamo alle norme tridentine e sull'esempio concreto del vicino pontificato di Innocenzo XI. Il

lungo pontificato di Clemente XI, dal 1700 al 1721, fu caratterizzato da fallimenti politico-militari.

La sua politica portò alla perdita da parte dello Stato Pontificio di alcuni territori a vantaggio degli

austriaci, dall'altro all'esclusione dai Trattati di Utrecht e Rastatt. Nel 1713 condannò duramente il

giansenismo con la bolla Unigenitus, il fenomeno non scomparve, ma anzi si diffuse ancor di più a

livello popolare. Emersero le prime istanze razionalistiche illuministiche. Ludovico Antonio

Muratori sollecitò a un rinnovamento nelle forme della devozione; il suo invito alla moderazione

civile e religiosa che ispirò il primo decennio del pontificato di Benedetto XIV. Egli, papa dal 1740

al 1758, tentò di giungere a una riconciliazione coi giansenisti di Utrecht e cercò di evitare lo

scontro coi philosophes anche grazie all'influenza di alcuni cardinali legati alla corrente

dell'Illuminismo cristiana, sostenitrice di una visione della società caratterizzata da un

cristianesimo evangelico, umanistico e solidaristico. Nel 1751 fu vietato ai cattolici di appartenere

alla massoneria. Inoltre Benedetto XIV emanò norme tese a limitare la possibilità di adattare la

dottrina e i riti liturgici alle culture delle popolazioni indigene delle aree teatro

dell'evangelizzazione missionaria cattolica. Frequente fu il ricorso allo strumento del concordato

per dirimere i contrasti con gli stati, negli anni in cui si affermava il giurisdizionalismo come linea

caratterizzante i rapporti delle istituzioni civili con quelle ecclesiastiche. Il drastico ripiegamento

della seconda parte del pontificato benedettino mise fine al ciclo riformatore avviato nella seconda

metà del Seicento.

Nel 1688 giunse a realizzazione l'ortodossia protestante, un processo segnato dalla

sistematizzazione delle dottrine delle chiese riformate dopo la fase di effervescenza che ne aveva

segnato la genesi. Quanto all'ortodossia riformata, l'elemento peculiare del suo sviluppo fu

costituito dalla dottrina della predestinazione. Il Sinodo di Dordecht del 1618, svoltosi alla presenza

di un'ampia rappresentanza delle chiese riformate europee, condannò l'arminianesimo segnando

l'avvio della persecuzione dei suoi membri. Durante la prima fase della Guerra dei Trent'Anni si

ebbe la cancellazione della nazione boema e della sua Chiesa evangelica, ma il Seicento conobbe

anche le violente persecuzioni cattoliche dei protestanti di Polonia e di Ungheria, e dei valdesi

italiani, ripetutamente massacrati ed esiliati dai Savoia. In Francia Louis XIV varò misure

discriminatorie contro gli ugonotti, culminate nell'Editto di Fontainebleau del 1685. James I Stuart

impose una linea che ribadiva le distanze dalla Chiesa Romana e dai puritani, nel 1620 iniziarono

una serie di migrazioni di pilgrims puritani verso il Nord America. Il battismo fu erede su posizioni

moderate dell'anabattismo, rientrati in Inghilterra, essi, sostenitori della libertà religiosa e politica,

diedero vita a numerose Chiese, mentre negli anni Trenta raggiunsero le colonie nordamericane. Le

tensioni, alimentate dal filocattolico William Laud, degenerarono nel 1642 nella Guerra Civile

Inglese, tra i sostenitori monarchici e quelli del Parlamento, orientato su posizioni puritane. Oliver

Cromwell instaurò la dittatura nel 1653 e si proclamò lord protettore. La restaurazione monarchica

del 1660, con Carlo II, di sentimento filocattolico, comportò il ristabilimento dell'anglicanesimo

come religione di stato e l'introduzione di misure ostili ai puritani, battisti e quaccheri, volute dal

nuovo parlamento. Il Test Act del 1672 riservava agli anglicani l'accesso alle cariche pubbliche.

James II tentò di restaurare il cattolicesimo nel 1685, ma la Chiesa Inglese gli sottrasse il proprio

appoggio, appellandosi a Guglielmo III d'Orange, il quale sbarcò in Inghilterra e mise il re in fuga

nel 1688. La Gloriosa Rivoluzione si concluse col conferimento della corona a Guglielmo e alla

moglie Maria, figlia di James II, e pochi mesi dopo con l'approvazione parlamentare del Toleration

Act, con cui fu ammesso il culto dei non-conformisti. Furono esclusi i cattolici, gli antitrinitari e gli

atei.

Le guerre di religione favorirono un riorientamento del luteranesimo e del protestantesimo riformate

dalle controversie teologiche alla mistica, alla pietà interiore, all'impegno morale. A partire

dall'ultimo terzo del Seicento queste istanze furono raccolte nel pietismo. Il movimento fu

caratterizzato da una rigenerazione morale, dal ritorno alla lettura diretta della Bibbia e a una

religiosità interiore. Nel Settecento il pietismo trovò il suo più stabile territorio di radicamento in

Prussia. Si operò una saldatura tra il paternalismo autoritario del monarca e il rigorismo morale dei

pietisti, per poi allargarsi e radicarsi maggiormente nella Chiesa luterana territoriale del

Württemberg. Non privo di connessioni col pietismo fu l'emergere di un'ampia corrente di risveglio

del fervore religioso, articolata in movimenti diversi. L'awakening americano finì per caratterizzare

lo sviluppo del cristianesimo evangelico, in particolare dei battisti e dei quaccheri che si

impegnarono nel riscatto degli afroamericani e si batterono per l'abolizione della schiavitù. Verso la

metà del Settecento la Chiesa Anglicana, ma anche i movimenti battisti e quaccheri, denotavano una

sostanziale incapacità di offrire risposte efficaci ai problemi materiali, morali e religiosi che

affliggevano i nuovi ceti operai, sviluppatisi nell'ambito della prima industrializzazione. Il nuovo

movimento del metodismo intraprese da un lato un'intensa opera di predicazione itinerante del

Vangelo presso gli strati più umili della popolazione inglese e delle colonie americane, dall'altro

una sistematica azione formativa, che tennero entrambe in diretta considerazione i problemi

socioeconomici tipici della prima società industriale, traducendo il tema della carità in forme di

accentuato impegno sociale, e si avvalsero, dal punto di vista pratico, anche del concorso dei laici.

Nel 1811 si giunse alla formazione della Comunione Anglicana.

Il primo confronto con la modernità. Dall'Illuminismo all'età napoleonica

L'arco di tempo che si sviluppa dalla metà del Settecento al primo quindicennio dell'Ottocento è

caratterizzato da un primo significativo indebolimento del processo di confessionalizzazione

dell'Europa che era stato avviato nel corso del Cinquecento. I processi di secolarizzazione

iniziarono ad allargarsi dal mondo della cultura. Con la locuzione ancien régime si intende definire

la monarchia assoluta francese e la società che essa governava, e per estensione tutti gli stati

assoluti in età precedente al 1789. La Rivoluzione Francese segnò l'affermazione, nel contesto

europeo, di quel modello di società moderna in gestazione dal XVI secolo. La Chiesa Cattolica

reagì secondo una linea di rigida chiusura ai cambiamenti in corso. Fu proseguito il lungo

movimento di accentramento dei poteri intorno all'ufficio papale, in rapporto alla parallela perdita

di autonomia degli episcopati dei principali paesi. Si assistette a un processo di relativo

rafforzamento dei vescovi e alla progressiva riduzione delle molte peculiarità locali. Il riformismo

illuminato settecentesco concorse coi suoi interventi a ridurre drasticamente la presenza degli

ordini regolari e di fatto favorì la concentrazione della pratica pastorale, della predicazione, della

gestione del culto nelle mani del clero secolare e in particolare attorno alla parrocchia. La riforma e

la riduzione degli spazi per i regolari aprirono contemporaneamente al problema della cultura

scientifica.

Il pontificato di Clemente XIII, dal 1758 al 1769, fu caratterizzato dalla mobilitazione

dell'episcopato attorno al papa per la difesa intransigente dell'ortodossia dottrinale e la lotta contro il

mondo moderno. Il nuovo devozionalismo svolse una funzione consolatoria di fronte alle calamità.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher axelgalenda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Bettiolo Paolo.

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